Età Predinastica, Kemet

L’EGITTO: NASCITA DI UNO STATO UNITARIO PARTE II, ORIGINI DELL’AGRICOLTURA E DELL’ORGANIZZAZIONE SOCIALE

La nascita dello stato egizio è fortemente legata allo sviluppo dell’agricoltura e alle grandi potenzialità offerte dalla Valle del Nilo. Le prime comunità rurali coltivavano orzo e grano. Affiancavano a quest’attività l’allevamento del bestiame (pecore, capre, maiali). La pesca e l’uccellagione procuravano ulteriori fonti di sostentamento. Gli studi più recenti sembrano evidenziare che le prime comunità agricole stanziatesi nel Delta (Merimde Beni Salama), risalgano all’incirca al 5000 a.C., mentre quelle dell’Alto Egitto al 4400 a.C. Nel 3800 a.C. le comunità erano ormai ben insediate in gran parte della Valle e del Delta. Gli studi effettuati sui manufatti in pietra e sul vasellame rinvenuto nelle varie regioni, indicano che all’epoca esistevano diverse aree culturali. Sembra, inoltre che le zone più settentrionali del Delta fossero ancora abitate da popolazioni dedite quasi esclusivamente alla caccia e alla pesca. Il ritrovamento di utensili in rame, presso Badari, indica che le popolazioni dell’Alto Egitto intrattenessero scambi commerciali con le culture del Sinai e della Palestina.

L’agricoltura giunse in Egitto dal Medio Oriente, attraverso il Sinai, dove integrò caratteri tipici del Sahara egiziano (allora più umido di oggi) quali, ad esempio, l’allevamento del bestiame. La recente scoperta di piccoli, ma ben organizzati insediamenti, risalenti circa al 6000 a.C. conferma che i primi segni dello sviluppo dell’organizzazione sociale dovettero manifestarsi tra le comunità del deserto. Periodi di siccità, sopravvenuti durante il corso del sesto e quinto millennio a.C., dovettero gradualmente spingere le popolazioni ad avvicinarsi alla Valle del Nilo. E stato accertato che gli abitanti della regione di Badari nei pressi di Assyut, erano riuniti in villaggi già nel 4000 a.C. se non prima. Lo sviluppo dell’organizzazione sociale, contemporaneo alla diffusione dell’agricoltura, fu reso possibile dal nuovo tenore di vita che veniva condotto, grazie all’allargamento delle comunità. Le società agricole della Valle si trovarono a dover affrontare le problematiche relative al mutevole regime delle inondazioni del Nilo, cui era strettamente legata la produzione di sostentamento. Esondazioni troppo scarse provocavano siccità, mentre quelle troppo abbondanti comportavano la distruzioni delle dighe naturali con alluvioni devastanti. Altri fenomeni che avevano effetto rovinoso sulla produttività erano le tempeste di sabbia, malattie infettive, invasione di erbacce, semine o raccolti intempestivi. I primi insediamenti erano piuttosto piccoli (da quaranta a cento persone circa), ma alcuni di questi si ingrandirono molto rapidamente, come dimostrano gli strati superiori di Merimde Beni Salama. Le comunità confinanti erano legate da vincoli di parentela e vicinanza (alleanze matrimoniali, discendenze comuni, celebrazioni rituali ecc.), pertanto questi legami costituivano un substrato ideale per lo scambio di cibo e la creazione di alleanze strategiche per la difesa comune. L’utilizzo dell’asino come bestia da soma, inoltre, permetteva il trasporto e lo scambio di cibo ed altre merci, rendendo così possibili traffici commerciali anche a notevole distanza. Versò il 3500 a.C. cominciò a essere largamente utilizzato l’impiego di imbarcazioni, che, rapidamente, divennero il mezzo di trasporto ideale per il commercio e la comunicazione fra gruppi più lontani. Asini sono raffigurati sulla Tavolozza del Tributo Libico (conservata al Museo del Cairo), su oggetti provenienti da Maad e dalla necropoli protodinastica di Tarkhan. Le imbarcazioni compaiono con regolarità sulle ceramiche del Gerzeano (Naqada II) e, più raramente, già su manufatti della cultura del Naqada I (circa 3800 a. C.).


Merimde Beni Salama è un importante sito di insediamento neolitico sul margine occidentale del Delta, a circa 60 km a nord-ovest del Cairo. Il sito è la prima e più grande testimonianza nota di insediamento egiziano.

“Merimde”, identifica anche la relativa fase della cultura predinastica del Basso Egitto. è un importante sito di insediamento neolitico sul margine occidentale del Delta, a circa 60 km a nord-ovest del Cairo. Il sito è la prima e più grande testimonianza nota di insediamento egiziano. “Merimde”, identifica anche la relativa fase della cultura predinastica del Basso Egitto.

Durante la recente stagione di scavo 2014, la missione dell’Egypt Exploration Society ha scoperto nuove evidenze scientifiche che rivelano che i confini di questo insediamento neolitico si estendono per altri 200 metri verso Sud-Ovest. E’ stato esplorato, a partire dal 1928 dall’archeologo tedesco Herman Junker i cui appunti, sfortunatamente, sono andati in gran parte distrutti durante il secondo conflitto mondiale. Le datazioni al carbonio hanno confermato che il sito è stato occupato dal 4880 al 4250 a.C. Il primo livello è caratterizzato da un’ampia gamma di ceramiche, decorate con motivi a spina di pesce. Il livello intermedio rivela tracce di complesse strutture, probabilmente in legno, ceramiche e molte sepolture. Sono stati rinvenuti anche strumenti di selce inseriti in manici di legno osso e avorio. L’ultimo livello, ha fornito prove che doveva trattarsi di un grosso agglomerato di capanne e aree di lavoro. L’elevato livello di organizzazione dei villaggi è dimostrato dalla presenza di numerosi silos e granai sotterranei per immagazzinare i cereali che probabilmente erano associati alla singole abitazioni. Tutto ciò suggerisce che in questa fase evolutiva la popolazione fosse costituita da gruppi familiari economicamente indipendenti integrati in una vita di villaggio già fortemente strutturata.

Fonte: Ahram on line*, 9 Aprile 2015.

*Ahram Online è il sito web di notizie in lingua inglese pubblicato da Al-Ahram Establishment, la più grande organizzazione di notizie dell’Egitto, e l’editore del quotidiano più antico del Medio Oriente, il quotidiano Al-Ahram, in pubblicazione dal 1875.


Tavolozza del Tributo Libicoframmento

Di questa tavolozza si è conservata solo la parte inferiore decorata a rilievo. Su un lato (non è possibile stabilire il recto e il verso, in quanto mancante della parte contenente l’incavo per stemperare il cosmetico), sono visibili, disposte in registri, tre file sovrapposte di animali domestici (dall’alto in basso: buoi, asini, arieti) che insistono sopra degli alberi (forse ulivi) alla cui estremità destra è visibile un carattere geroglifico che si legge Tjehnu (Libico). Sull’altra faccia sono raffigurate sette città fortificate i cui nomi sono scritti con geroglifici all’interno delle cinte murarie. Ogni città è sormontata da un animale, orientato a destra, dotato di una zappa piantata in corrispondenza dell’angolo destro di ciascuna fortificazione. Tra gli altri, vi è anche uno scorpione che sovrasta la città al centro in basso e il cui nome è rappresentato da un edificio (o santuario?) .L’interpretazione di questo reperto è ancora oggetto di discussione. Sono state avanzate più ipotesi, tra cui quella che rappresentasse divinità dall’aspetto animale poste al fianco del sovrano che, con tutta probabilità, doveva essere raffigurato nella parte andata perduta; oppure una confederazione di alleati che distruggono alcune città nemiche. L’opinione oggi più diffusa è che, invece si sia voluto descrivere la fondazione di queste città piuttosto che la loro distruzione. Resta ancora tutto da chiarire cosa rappresentino gli animali con la zappa, anche se il riferimento a re Scorpione o a Hierakonpolis sembra plausibile. E’ da notare come in questo reperto vadano perfettamente delineandosi alcuni capisaldi dell’arte figurativa egizia: la suddivisione in registri, la simmetria e l’ordine e la stabilità compositiva.

Scisto Altezza cm. 19, larghezza cm. 22. Provenienza Abydo. Naqada III (Predinastico 3300-3000 a.C.). Il Cairo, Museo Egizio


L’Abito di Tarkhan 

Che fosse molto antico lo si sapeva già grazie al luogo di provenienza, l’omonima necropoli predinastica scoperta nel 1912-13 da Flinders Petrie circa 50 km a sud del Cairo; ora, però, arriva la conferma dalla datazione al C14 che ne fa il più antico indumento tessuto del mondo, fino ad oggi noto.

Questa massa di lino, conservata presso il Petrie Museum di Londra, fu riconosciuta solo nel 1977 quando, decenni dopo il ritrovamento, fu ripulita, restaurata e montata su un supporto di seta dagli esperti dell’Albert and Victoria Museum. Il risultato di questo paziente lavoro fu un vestito perfettamente conservato con collo “a V” e maniche plissettate.

La datazione, invece, è stata effettuata nel 2015 in occasione del centenario della collezione egizia. La curatrice Alice Stevenson si è affidata a Michael Dee (Research Laboratory for Archaeology and the History of Art della University of Oxford) che ha prelevato un campione di 2,24 mg datandolo a oltre 5000 anni fa, 3482-3102 a.C., quindi tra il periodo Naqada III e l’inizio della I dinastia


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