Cose meravigliose, Statue

LA STATUA DELLA VERGOGNA

A cura di Andrea Petta

Nel 1878 si tiene a Parigi la sesta “Esposizione Universale delle opere dell’industria di tutte le Nazioni”. Non è ancora quella del 1889, in cui verrà realizzata la Tour Eiffel, ma è comunque un grande evento. Monsieur Peugeot viene premiato, ma non ancora per le automobili bensì per le macchine da cucire.

Per l’occasione viene realizzato un “Parc Egyptian” per celebrare le scoperte nella Terra del Nilo in cui la Francia ha avuto e sta avendo un ruolo determinante. Si decide di celebrare ovviamente anche Champollion, morto da quasi 50 anni ma ormai universalmente noto come il decifratore dei geroglifici, e viene chiesto a Frédéric Auguste Bartholdi di scolpire una statua in marmo in cui Champollion è raffigurato in posa pensierosa su una pietra. La posa assomiglia un po’ a quella del più famoso “Pensatore” di Rodin; una sorta di moda in quegli anni. Bartholdi, peraltro, espone anche la testa cava (visitabile all’interno per soli 5 centesimi!) di un’altra statua che diventerà enormemente più famosa al suo completamento nel 1886…

Solo 5 centesimi per visitare la testa cava di questa statua di Bartholdi. Chissà se riuscirà a finirla e dove verrà installata?

Finita l’Expo, la statua dovrebbe essere trasportata a Figeac, paese natale di Champollion, ma non si trovano i soldi per il trasporto e la statua rimane a Parigi, collocata nella sua posizione attuale nel cortile del Collège de France, probabilmente il centro di ricerca principale in Francia in campo storiografico e filologico.

Vi rimane indisturbata per ben 138 anni, probabilmente accarezzata dalle mani di studenti in cerca di sorte favorevole e un po’ dimenticata dagli altri.

Fino a quando nel 2011, all’alba dell’era “social”, un musicista egiziano, Hicham Gad, in tournée a Parigi, si accorge che la “pietra” su cui appoggia il piede di Champollion è una testa di Ramses II abbattuta al suolo. Gad si indigna pubblicamente (“mi scandalizza in quanto essere umano”; “immaginate una statua di Ramses con il piede sulla testa di Champollion davanti all’ambasciata francese al Cairo”), pubblica un video su YouTube in cui accusa la Francia di “una visione razzista e coloniale, che vuole sottolineare con arroganza che i francesi sono passati di qui con le chiavi della civiltà”.

La statua viene ribattezzata “la statua della vergogna”. I francesi con la solita spocchia un po’ ci ridono su, un po’ prendono per i fondelli gli egiziani (“senza di noi non sapreste leggere i vostri stessi papiri”), poi i toni si alzano. L’ambasciatore egiziano a Parigi inoltra una protesta formale; il Ministro delle Antichità egiziano Mohamed Ibrahim minaccia di bloccare tutte le spedizioni di ricerca francesi in Egitto. La cosa va avanti un paio d’anni, poi torna “in soffitta” fino al giugno 2020 sull’onda antirazzista sorta sulla corrente di “Black Lives Matter” e la statua viene rispolverata in grande stile, con annessa la ricorrente pretesa di restituzione delle opere “trafugate” in passato (noi l’avevamo buttata un po’ sul ridere anni prima: “…e adesso ridacci la nostra Gioconda/perché siamo noi i campioni del mondo/Alé-oh-oh, Materazzi ha fatto gol!” ma tant’è anche da noi la Gioconda a Parigi non va giù – e se c’è perché è stata comprata direttamente a Leonardo poco importa).

Vedremo come andrà a finire.

Io personalmente considero ogni pretesa di estrapolare opere ed azioni al di fuori del loro contesto storico come insopportabili censure culturali, ma è, appunto, un’opinione personale, e molte questioni rimangono aperte.

Da qui un invito alla riflessione, anzi, a due:

– È giusto “obliterare” ogni riferimento a idee e azioni non più considerate legittime dalla nostra società attuale?

– E sarebbe “giusto” restituire le opere a quei Paesi che le hanno generate?

Forse non sono domande che abbiano una risposta univoca, ma costituiscono uno spunto di riflessione per chi, come noi, è appassionato o studia una civiltà antica

1 pensiero su “LA STATUA DELLA VERGOGNA”

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