Filosofia

IL “REN” – IL NOME

A cura di Ivo Prezioso

Anche il nome costituisce una componente fondamentale dell’individuo sia che si tratti di un dio, re, uomo o animale. Nella nostra mentalità il linguaggio è inteso come un codice di comunicazione per cui pronunciando il nome di un oggetto anche in idiomi diversi, abbiamo la consapevolezza di alludere univocamente ad esso. Per gli egizi le cose non stavano esattamente così: per loro tra il nome evocato e ciò che era nominato esisteva una precisa identità. Ne conseguiva che anche la scrittura assumeva un carattere di sacralità in quanto dava vita alle entità scritte. E così, pronunciare o scrivere il nome di una persona, equivaleva a farla vivere (o rivivere) esercitando su di essa un notevole potere. Questo spiega ampiamente perché gli dei stavano ben attenti a non permettere che si conoscesse il loro nome vero (segreto): rivelarlo significava dare ad altri dei la possibilità di assoggettarli al proprio volere. Per precauzione utilizzavano una serie infinita di nomi che insieme costituiscono quello completo. E’ noto il mito di Iside che, per conoscere il vero nome di suo padre Ra, lo fa mordere da un serpente da lei creato e rifiuta di guarirlo finché non gli abbia rivelato il suo nome segreto. Già a partire dai Testi delle Piramidi dell’Antico Regno, sono menzionate serie di formule magiche che hanno lo scopo di permettere al defunto di venire a conoscenza del nome segreto delle varie divinità, al fine di poter trattare da pari a pari e diventare uno di loro. Al momento della nascita ciascun egiziano riceveva un nome denso di significati magico-religiosi. Ad esempio Padiaset significava “Colui che Iside ha donato” (probabile antenato, attraverso il greco, del nostro Isidoro), Ramesse “Ra lo ha generato” e così via. Poiché perdere il proprio nome comportava l’annientamento dell’identità, il proprietario della tomba lo faceva scrivere ossessivamente sia sulle pareti che sugli oggetti del corredo funebre. Gli egizi erano convinti che la cancellazione del nome fosse una condanna peggiore della morte stessa e riservavano questa punizione ai peggiori malfattori, come i violatori di tombe i cui nomi venivano cancellati o persino cambiati dopo il processo. Anche il nome di un re poteva subire questa sorte, come nell’arcinoto caso di Akhenaton, il cosiddetto “faraone eretico”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...