Donne di potere, Nefertiti

NEFERTITI: RITRATTI FEDELI O BELLEZZA IDEALIZZATA?

A cura di Luisa Bovitutti

Naturalmente gli studiosi si sono chiesti se il celebre busto di Berlino fotografi in modo fedele il suo aspetto, oppure se il suo viso sia stato trasfigurato ed idealizzato dall’artista in ossequio a precisi canoni artistici.

A me piace pensare che Nefertiti fosse proprio così, ma non dobbiamo farci condizionare da romantici sentimentalismi; per questo ho fatto una piccola ricerca e vi sottopongo una serie di post che illustrano il punto di vista di vari studiosi e l’analisi iconografica pubblicata sulla sua pagina Facebook dal prof. Maurizio Damiano, che gentilmente mi ha autorizzata a condividere da noi.

Gli egittologi tedeschi Dorothea Arnold (ex curatrice del settore egizio del Metropolitan Museum di New York) e Rolf Krauss sono convinti che il viso di Nefertiti che noi conosciamo attraverso il busto di Berlino, simmetricamente perfetto, sia un ritratto ideale, un prototipo costruito su base numerica; il prof. Krauss ha infatti accertato che le proporzioni del viso della regina sono state stabilite in modo matematicamente esatto, sulla base di un’inedita unità di misura pari ad un dito, ossia 1,875 cm., mentre fino ad allora era stato utilizzato il palmo, ossia 7,5 cm).

Nell’immagine, la griglia predisposta dal prof. Krauss, che dimostra che la perfetta simmetria del volto della regina è stata realizzata artificiosamente – da Rolf Krauss – “Nefertiti – A Drawing-Board Beauty? The ‘most lifelike work of Egyptian art’ is Simply the Embodiment of Numerical Order”, Amarna Letters.

Molti studiosi affermano che non vi è ragione di credere che Nefertiti, nota per la sua bellezza, non assomigliasse al ritratto del busto, anche se è possibile che lo scultore ne avesse ingentilito i lineamenti; l’arte amarniana infatti si caratterizzava per il superamento degli antichi canoni artistici e la nascita di un nuovo stile, che dava grande attenzione al dato naturalistico ed esprimeva amore per la vita, descrivendola con realismo nella sua essenza più intima e individuale.

Il prof. Marc Gabolde, studioso dell’epoca amarniana, riconosce la perfetta e matematica regolarità del viso di Berlino e quindi il carattere idealizzato del ritratto della regina, che corrisponderebbe ai canoni di bellezza celebrati dalla poesia amorosa del Nuovo Regno, tuttavia evidenzia che i tratti sono distintivi e la fisionomia del viso è quella di Nefertiti:

« Bisogna paragonare questo ritratto alle copertine delle riviste femminili, dove, si sa, le modelle sono ben riconoscibili ma sono state largamente migliorate grazie a photoshop. Thutmosis era un po’ il photoshop dell’epoca ».

Una TAC eseguita nel 2006 da Alexander Huppertz, direttore dell’Istituto di scienza per immagini di Berlino, i cui risultati sono stati pubblicati su Radiology dell’aprile 2009, ha rivelato infatti che la statua di calcare originaria era stata ritoccata dall’autore mediante l’apposizione di strati di stucco di spessore variabile che hanno eliminato le lievi rughe ai lati della bocca e agli occhi e la piccolissima gobba alla radice del naso che caratterizzavano il ritratto originario, forse per adeguare l’immagine della regina agli ideali estetici dell’epoca (ecco il link per l’articolo completo: https://pubs.rsna.org/doi/pdf/10.1148/radiol.2511081175).

Quindi i lineamenti della vera Nefertiti, sebbene molto belli, sarebbero stati meno perfetti di quanto si è creduto fino ad ora.

Nelle immagini: sopra a sinistra ed al centro il viso interno in calcare, nel quale cono visibili le rughe ai lati della bocca e vicino agli occhi, e a destra il volto come appare esternamente, dopo i ritocchi di stucco.

Sotto altre immagini della TAC; in quella a destra si nota la piccola gobba alla radice del naso.

FONTI:

LA TESTA IN QUARZITE DEL CAIRO – FORSE NON FU OPERA DI THUTMOSE

La testa incompiuta del Cairo è unanimemente attribuita alla regina anche se nel momento in cui venne rinvenuta si pensò potesse raffigurare una delle principesse.

Questo capolavoro viene da molti attribuito alla mano di Thutmose, come il famoso busto di Berlino, rinvenuto il 6 dicembre 1912 nel magazzino del laboratorio del capo scultore (edificio P 47), durante gli scavi condotti ad Amarna dalla Società Orientale Tedesca diretti da Ludwig Borchardt.

In effetti le analogie stilistiche tra le due opere sono notevoli, ma come ci ha riferito il nostro prof. questa paternità non è assolutamente scontata, tenuto conto che la testa incompiuta venne rinvenuta ben vent’anni dopo il busto, nel corso della campagna di scavi condotta per conto della Egypt Exploration Society da John Devitt Stringfellow Pendlebury, e soprattutto non nell’atelier di Thutmose, come taluni scrivono, ma in una zona differente di Amarna.

Durante questa missione l’archeologo fu affiancato da Sir Hilary Waddington del Dipartimento delle Antichità della Palestina e da sua moglie (anch’ella archeologa) che investigarono una piccola area stranamente rimasta vergine tra la casa di Ramose e la zona precedentemente scavata da Petrie.

Come riferisce Pendlebury, mentre passeggiava in quest’area la signora Waddington sollevò un mattone e un coccio su una delle pareti dell’originario abitato già portato alla luce e scoprì parte di una testa di gesso; gli scavi effettuati permisero di scoprire altre pietre scolpite e di capire che l’area era stata anticamente sede della bottega di uno scultore.

Da un articolo di Marie Grillot, La belle est venue au musée, in https://egyptophile.blogspot.com

L’ANALISI ICONOGRAFICA DEL PROF. DAMIANO

La questione è stata analizzata dal Prof. Damiano in una serie di post tratti dal suo volume su Amarna, che esaminano e comparano diverse rappresentazioni scultoree della regina.

Per risolvere l’interrogativo, scrive l’egittologo,

“occorre comparare la testa più celebre di Berlino con altre, in primo luogo con quella in quarzite bruna; alt. 35,5 cm; scavi dell’Egypt Exploration Society (1932). Museo Egizio del Cairo, JE 59286. In effetti, poiché quest’opera non è frutto della stessa mano di Djehutymose ma è opera di un altro scultore, ciò ci permette di riflettere sulla fedeltà del ritratto, perché pur essendo opera di altro artista, la somiglianza è stupefacente. Infatti, a fronte dell’opera di Berlino, che è quasi completa, colpisce come questa, pur incompleta, sia simile. Qui siamo di fronte alla Testa incompiuta di Nefertiti trovata ad Amarna, nel laboratorio di uno scultore (rimasto ahimè anonimo); questa testa è uno dei più splendidi ritratti della regina, ancorché incompiuto”.

Un altro manufatto significativo per individuare i tratti della regina, secondo il prof. Damiano, è “la Testa di Nefertiti; anni 14-17. Quarzite gialla, pigmento rosso sulle labbra; pigmento nero sulle sopracciglia, intorno agli occhi, su nuca, orecchie, collo; riparazioni con gesso sul tenone; h. 30 cm; da Amarna, casa dello scultore Djehutymose, P 47,2, stanza 19. Ägyptische Museum und Papyrussammlung, Berlin (inv. N. 21220)”.

Qui la Bella viene raffigurata molto giovane, con tratti adolescenziali, in particolare il naso che non ha ancora raggiunto l’aspetto definitivo dell’età adulta.

Fondamentale per ricostruire i tratti della regina è questo “Calco in gesso del volto di Nefertiti (Ägyptische Museum und Papyrussammlung, Berlino; n. inv. 21 349); trovato nello studio di Djehutymose, potrebbe essere il modello da cui lo scultore ha tratto il celebre busto di calcare dipinto, ugualmente a Berlino.

La morbidezza delle labbra, ben visibile in questo calco, sarebbe stata moderata per una maggiore e formale regalità nelle labbra del celebre busto calcareo. Anche se mutilo, il calco permette di vedere come le fattezze della regina fossero davvero di straordinaria bellezza; inoltre permette di poter comparare i tratti con altre sculture e rilevarne l’evidente somiglianza”.

Stupefacente anche la somiglianza di questa testa con il busto:

“Testa incompiuta di Nefertiti, in calcare (eseguita prima degli anni di regno 8-12). Molto probabilmente fu realizzata come modello per una testa in quarzite per una statua composita; sono evidenti le dentellature per incastrare la corona, come il foro rettangolare per il tenone; l’incompiutezza permette di apprezzare la finezza del lavoro in ogni fase, nonché la tecnica, che fece abbozzare con grande precisione i tratti, su cui fase dopo fase venivano nuovamente disegnati i tratti (qui sopracciglia e occhi); analogamente, le macchie di colore non sono casuali ma volute dallo scultore per segnalare i punti da sbozzare ulteriormente.

Può darsi che, come nella più celebre testa, lo scultore intendesse ricoprire la scultura litica con uno strato di gesso, che ne avrebbe permesso una raffinata modellazione finale e la colorazione più realistica; stilisticamente, sembra essere attribuibile al primo periodo di Djehutymose; da Amarna, casa dello scultore Djehutymose, P 47,2, stanza 19; h. 29,8 cm. Ägyptische Museum und Papyrussammlung, Berlin (inv. N. 21 352)”.

Questo testo è stato pubblicato con l’autorizzazione dell’autore.

1 pensiero su “NEFERTITI: RITRATTI FEDELI O BELLEZZA IDEALIZZATA?”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...