Tutankhamon

IL TRONO D’ORO

A cura di Andrea Petta

Legno placcato in oro e argento con intarsi di paste vitree, altezza 104 cm, Museo Egizio del Cairo, JE 62028 e 62046, Carter 90 e 91

Lo abbiamo già visto in tutte le salse, ma non smette mai di stupirci. È uno degli oggetti più belli e maggiormente simbolici del delicato periodo post-amarniano.

Fu posizionato nella tomba sotto uno dei letti funebri, quasi nascosto, come se fosse stato aggiunto furtivamente. Su di esso furono trovati resti di un tessuto di lino, probabilmente una copertura, ad avvalorare l’ipotesi che non facesse parte dell’arredo funebre “ufficiale”.

Fu trovato così, sotto uno dei letti funerari, con il poggiapiedi appoggiato sulla seduta ed un mucchio di oggetti sparsi intorno e sotto ad esso – come potremmo mettere noi una vecchia sedia in cantina

La celeberrima scena sullo schienale mostra la regina che spalma un unguento profumato al consorte, un temo intimo e lontano dalla retorica faraonica classica anche se comunque carica di significati legati alla figura del Faraone e del suo viaggio ultraterreno.

Tutankhamon e Ankhesenamon nella scena familiare rappresentata sullo schienale

I raggi del sole si irradiano verso la coppia reale e terminano con delle mani, di cui quelle rivolte al Faraone e sua moglie portano due simboli “ankh” di vita nella classica iconografia di Aton.

Il re, seduto su un trono sotto un’edicola con pilastri floreali e una cornice di urei a fiori, indossa una corona “atef” e un ampio pettorale, mentre la regina indossa un copricapo piumato con diadema di urei e corna a forma di lira. I corpi e le parrucche di entrambi sono intarsiati con squisiti vetri colorati e le loro vesti di lino sono rappresentate con l’argento.

Gli intarsi sono in pasta vitrea rossa per il corpo ed in faience blu per i copricapi.

Il retro dello schienale è decorato con quattro grandi urei.

Due teste di leone sporgenti proteggono la seduta del trono mentre i bracci assumono la forma di serpenti alati che indossano la doppia corona e custodiscono i nomi del re, a sinistra il prenomen Nebkheperure, mentre a destra il nomen è ancora Tutankhaton, come anche sullo schienale.

Il poggiapiedi in legno abbinato è inciso con figure soggiogate dei nemici del nord e del sud, conosciuti come i “nove archi”, che giacciono legati (ne sono raffigurati 6).

Il bordo è decorato con uccelli “rekhyt”, simili ai nostri grifoni e simboleggianti il popolo d’Egitto, anch’esso sotto il controllo del re.

Fonti:

  • Howard Carter, Tutankhamon. Mondadori, 1985
  • Museo Egizio del Cairo
  • Henry James, Tutankhamon – Edizioni White Star
  • The Griffith Institute, Tutankhamun: Anatomy of an Excavation. The Howard Carter Archives
  • O’Neill, B. The Grave Goods of Tutankhamun – Expectations of a Royal Afterlife

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