Tutankhamon

IL COFANETTO DIPINTO CON SCENE DI BATTAGLIA

Di Andrea Petta

Legno dipinto, 44x43x61 cm, Museo Egizio del Cairo, JE 61467/Carter 21

È lui. È stato il primo oggetto ufficialmente estratto dalla tomba. Lo vediamo nelle primissime foto di Burton, messo un po’ di traverso davanti al foro praticato dalla “Banda Carter” per entrare nella Camera del Sarcofago.

La posizione in cui fu ritrovato nell’Anticamera, vicinissimo al muro di divisione con la Camera del Sarcofago

Fu il banco di prova per le procedure messe in atto da Carter per trattare immediatamente i reperti appena usciti dalla tomba. Lucas riporta:

Pulito con una spazzola morbida e benzina: riempito le piccole crepe e vescicole con cera di paraffina sciolta in benzina mediante una pipetta: spruzzato con una soluzione di celluloide in amilacetato ed infine rivestita l’intero cofanetto internamente ed esternamente con cera di paraffina fusa”.

Sui fianchi del cofanetto il Faraone viene ritratto in due scene immaginarie di battaglia contro nemici nubiani (“distruggendo questa terra di codardi di Kush, lanciando i suoi dardi contro i nemici”) e siriani, mentre sul coperchio sono raffigurate due scene di caccia.

Il coperchio con le scene di caccia

Con il suo carro Tutankhamon travolge immense quantità di nemici (“calpestandone centinaia di migliaia e creando lo scompiglio tra di essi”), protetto da un doppio simbolo “shen”, ciascuno tra le zampe dell’avvoltoio di Nekhbet. Dietro al re, i carri dei suoi squadroni lo seguono mentre i nemici giacciono in una massa disordinata, con i cani del Faraone che li dilaniano (nubiani su un lato e siriani sull’altro in una rappresentazione quasi simmetrica).

Riproduzione della scena di caccia al leone sul coperchio di Nina Davies, da “Tutankhamun’s Painted Box”, di Nina M. Davies e Alan Gardiner (Oxford: Griffith Institute, 1962). © Griffith Institute, Ashmolean Museum Oxford.

Nelle scene di caccia, si vedono dipinte gazzelle, struzzi ed una iena attaccate dai cani del re, mentre il Faraone caccia un leone secondo l’iconografia tipica. L’iscrizione riporta che “trovò grandi quantità di animali selvatici del deserto, e la sua Maestà li ha catturati in un attimo” e “combattendo i leoni ne ebbe successo, il suo potere è quello del figlio di Nut”.

Gli animali nella scena di caccia (particolare)
I Siriani travolti dal Faraone nelle foto di Burton

Sui lati Tutankhamon, rappresentato come la sfinge reale, calpesta i nemici caduti.

Le due sfingi araldiche che sottomettono i nemici sui due lati del cofanetto

Tutte le rappresentazioni di questo cofanetto hanno il significato di mostrare il Faraone nel suo ruolo cosmico di garante della Maat, l’ordine e l’organizzazione stabiliti dal demiurgo all’inizio della creazione contro le forze del caos simboleggiate dai nemici e dagli animali del deserto.

Il Faraone, senza auriga, tiene le redini legate ai fianchi per poter usare il suo arco. È stato ipotizzato che i ventagli dietro al Faraone (incongruenti con una scena di battaglia) costituissero delle insegne di battaglia portate da prigionieri di guerra o che avessero un significato esoterico di presenza della divinità accanto al faraone.

Carter lo apprezzò soprattutto per i dettagli straordinari: i disegni della pelliccia degli animali, le decorazioni delle bardature dei cavalli, particolari dei nemici caduti.

Particolare dei carri che seguono il Faraone
I Nubiani travolti dal caos

Fu aperto e saccheggiato nell’antichità: all’interno fu ritrovato dell’abbigliamento da bambino, compreso dei guanti da arciere, un poggiatesta in legno dorato e dei sandali da adulto probabilmente provenienti da un altro contenitore.

L’interno del cofanetto: si vedono bene a destra un paio di sandali ed il poggiatesta

Fonti:

  • Museo Egizio del Cairo
  • Howard Carter, Tutankhamon
  • Henry James, Tutankhamon – Edizioni White Star
  • The Griffith Institute, Tutankhamun: Anatomy of an Excavation. The Howard Carter Archives
  • Foto: Museo Egizio del Cairo, Merja Attia, The Griffith Institute
Tutankhamon

TUTANKHAMON: CHI ERA COSTUI?

Di Chiara Ba; revisione e aggiornamento del prof. Maurizio Damiano

All’epoca della scoperta della sua tomba, di Tutankhamon si sapeva solo che era esistito, aveva regnato ed era morto. In pratica, aprendo il suo sepolcro, Howard Carter stava tracciando le prime righe su un foglio bianco.

Ritratto di Tutankhamon, dal suo personale manichino. Da Wikipedia

Sembra assurdo a dirsi, ma a cent’anni da allora, dopo studi eseguiti con i più sofisticati mezzi a nostra disposizione, sono più gli interrogativi che non le risposte. Le iscrizioni sui vari oggetti presenti nella tomba sono tante, gli oggetti stessi sono appartenuti a varie persone, oltre al giovane re stesso, ma non ci aiutano molto a capire chi effettivamente fosse Tutankhamon, né la sua effettiva parentela con gli altri membri della sua famiglia, salvo qualche eccezione. Per queste informazioni si è dovuto cercare altrove. Aggiungiamo anche svariate credenze inesatte su di lui formatesi al di fuori dell’ambito degli studiosi, in seno ai media e ai social, frutto non della ricerca scientifica ma della voglia di stupire, di lanciare la notizia-bomba di certi dilettanti (spesso si autoproclamano “studiosi indipendenti”) amanti del sensazionalismo, e la confusione sarà completa.

Cominciamo comunque a sfatare alcuni miti.

Tutankhamon, il re fanciullo:

no; è morto giovane, certo, intorno ai diciotto anni. In Egitto, un maschio era considerato adulto verso i quindici, quindi Tutankhamon non era affatto un fanciullo, ma un uomo.

Tutankhamon come dio Nefertum che emerge dal fiore di loto.
Ritratto del re in età infantile. Museo Egizio del Cairo

Tutankhamon non era di sangue reale, e regnò solo perché aveva sposato una principessa:

assolutamente falso; sua moglie Ankhsenamon era la terzogenita della coppia Akhenaton e Nefertiti. Tutankhamon era assolutamente di sangue reale: un blocco di pietra trovato a Ermopoli lo definisce “figlio del re, del suo corpo”, quindi figlio carnale, non adottivo. Purtroppo, il blocco non riporta il nome del re. L’esame del DNA poi toglie ogni dubbio: Tutankhamon era effettivamente un membro della famiglia reale.

Tutankhamon e Ankhesenamon: la regina sparge un profumo sul pettorale del marito. Immagine scolpita sullo schienale del trono. Una curiosità: il nome scritto nel cartiglio è già Tutankhamon, mentre in altri posti del trono è ancora Tutankhaton. Museo Egizio del Cairo

Tutankhamon è figlio di Akhenaton e Nefertiti:

no; la teoria è stata sostenuta in passato da molti egittologi in mancanza di altre prove e a causa degli oggetti col nome di Tutankhaton rinvenuti nel Palazzo Nord di Amarna, una delle sedi della famiglia reale e un tempo creduta specialmente di Nefertiti. L’avanzare delle ricerche scientifiche, con i test del DNA, oggi hanno permesso di stabilire con una probabilità superiore al 99,90% che i genitori sono identificabili con due mummie: quella maschile della KV55, che molti ritengono sia lo stesso Akhenaton (convinzione rafforzata dallo studio dei geroglifici abrasi e del DNA di Amenhotep e Tiye, suoi genitori), e la Younger Lady rinvenuta nella KV35YL, che alcuni hanno ipotizzato essere Nefertiti, ma la cosa è lungi dall’essere provata. Il DNA prova che i genitori di Tutankhamon erano fratelli carnali, che erano figli di re Amenhotep III e della sua regina principale Tiye, e che forse morirono relativamente giovani. Non entro in particolari perché il discorso può farsi davvero lungo; comunque, per età e, per quanto riguarda solo lei, per DNA, le due mummie non possono essere identificate con Akhenaton e Nefertiti. L’Egittologo Maurizio Damiano, curatore della mostra inaugurata in questi giorni a Venezia (Palazzo Zaguri), specifica: “Attenendoci ai fatti, possiamo ricordare che l’unica sorella di Akhenaton che ha i titoli di: “Erede Regale”, “Figlia di Re, Sorella di Re, Moglie di Re e Madre di Re” è Sitamon. E in effetti solo lei è: “Erede Regale” (era la maggiore delle figlie di Amenhotep III e Tiye; inoltre aveva sposato il padre divenendone la regina), “Figlia di Re (di Amenhotep III), Sorella di Re (di Akhenaton), Moglie di Re (di Amenhotep III; poi di Akhenaton?) e Madre di Re (di Tutankhamon?)”: Sitamon è dunque l’unica per cui tali titoli possano essere giustificati, se generò Tutankhamon, e il DNA completa il quadro, andando ad aggiungersi ad altre prove, quelle trovate in uno dei palazzi reali.”

In ogni caso, Tutankhamon era di sangue reale.

Statua colossale che rappresenta Tutankhamon e Ankhesenamon nelle vesti degli dèi Amon e Mut. Successivamente usurpata da Horemheb. Tempio di Luxor. Da Wikipedia.

Tutankhamon fu assassinato con un colpo in testa:

no, assolutamente no. Il trauma cranico esiste, ma è stato sicuramente inferto post mortem, in sede di mummificazione.

Tutankhamon fu assassinato dal suo successore Ay, che usurpò il trono:

assolutamente no. A parte il fatto che oggi sappiamo che Tutankhamon non fu affatto ucciso, le ricerche storiche hanno appurato che Ay non solo non fu un assassino (tesi da romanzo e non di storia) né un usurpatore, ma che al contrario cercò in ogni modo di salvare la dinastia. Ay infatti fu molto probabilmente parente di Tutankhamon (prozio, in quanto fratello della nonna, la regina Teye). Alla morte del giovane re, che non aveva figli, l’ultrasessantenne Ay era il parente maschio più prossimo al trono, il primo in linea di successione e la carica più alta da molti anni. Quindi, NON un usurpatore.

Il nuovo faraone Ay (a destra) effettua la cerimonia dell’Apertura della Bocca sulla mummia di Tutankhamon (a sinistra). Tomba di Tutankhamon. Da Wikipedia

Tutankhamon era deforme, con un piede assai torto, larghi fianchi femminei e denti sporgenti che fuoriuscivano dalle labbra:

si tratta di una ricostruzione famosa, ma del tutto fantasiosa, volta solo al sensazionalismo mediatico. Basta osservare la mummia per capire: la torsione appare molto meno pronunciata di quella mostrata nella ricostruzione. Il re aveva poi una struttura esile, con fianchi stretti. Quanto ai denti, presentavano un certo prognatismo, carattere di famiglia, ma non tale da giustificare lo sporgere degli incisivi dalle labbra. In realtà, la mummia presenta questo aspetto per il naturale ritirarsi postmortem dei tessuti.

Da sinistra a destra: La mummia di Tutankhamon, statua raffigurante Amenhotep IV–Akhenaton, la ricostruzione dell’aspetto fisico di Tutankhamon.
Immagine tratta dal blog La civiltà egizia, per gentile concessione del prof. Maurizio Damiano

Come si sia arrivati alla presunta ricostruzione fisica di Tutankhamon ce lo ha spiegato il prof. Maurizio Damiano proprio in un articolo di questo blog (https://laciviltaegizia.org/2021/01/11/ma-alla-fine-vogliamo-ragionare-davvero-sul-povero-tut/): l’operazione commerciale (e non scientifica) eseguita è stata fatta unendo la mummia (a sinistra) con il singolare aspetto fisico presentato dalle statue di Amenhotep IV – Akhenaton, e accentuando i problemi fisici realmente esistenti. Si prega di osservare il piede sinistro: nella ricostruzione, appare con una torsione inesistente nella realtà. Tutankhamon soffriva di piede equino, un’anomalia che rende fastidioso poggiare il tallone, e si manifesta dunque in un lieve fastidio che non dà neanche una vera zoppia.

Torniamo poi alla singolarità delle statue più antiche di Akhenaton, periodo cui appartiene questa riprodotta qui sopra: si trattava di raffigurazioni molto simboliche, non certo dei ritratti. Il faraone era considerato padre e madre insieme dei viventi, una sorta di Divino Androgino (rifacendosi al dio Hapy, spirito della piena nilotica): la statuaria di Akhenaton rispetta appunto questi canoni, mostrando il faraone con fianchi ad anfora e un accenno di seno. I tratti somatici erano stati molto accentuati perché la statua, di proporzioni colossali, era destinata ad essere vista da vari metri più in basso, e le proporzioni si sarebbero corrette automaticamente con la visione di scorcio. Nelle statue più tardive, e comunque in quelle di dimensioni più ridotte, destinate ad essere viste da un’altezza normale, Akhenaton presenta dei tratti non così esasperati.

Un’assurda “ricostruzione” fantasiosa, dunque, cui la scienza e la realtà storica sono del tutto estranee.

Akhenaton, con in capo il Khepresh, la corona blu. Notare che i tratti del re appaiono molto più realistici. Da Wikipedia.

Tutankhamon fece scolpire una maledizione nella sua tomba:

proprio no! Gli egizi facevano uso di magia, certamente, ma in nessuna parte della tomba o dei sarcofagi si trova la formula “la morte sopraggiungerà su rapide ali per colui che disturba il sonno del re”. Ora, a parte il fatto che gli egizi non vedevano la morte come un essere alato, e quindi non avrebbero usato questa immagine, si è trattato di una commistione di casualità e idea pubblicitaria.

Lord Carnarvon, mecenate di Carter, per non intralciare i lavori con infinite interviste, aveva concesso l’esclusiva mondiale al Times. Questo indispettì non poco gli altri giornalisti, che non avevano notizie di prima mano per le loro testate. Fu allora che avvenne la prima casualità: un cobra, il serpente simbolo della regalità dei faraoni, divorò il canarino di Carter. Allora, una scrittrice amante del paranormale, Marie Corelli, avvertì Carnarvon di una possibile maledizione se si fosse profanata la tomba. Intervenne Arthur Conan Doyle (sì, proprio l’autore di Sherlock!): giornalista e pure lui appassionato fino al fanatismo dell’occulto, uomo che “voleva credere”, che con una battuta contribuì non poco (e piuttosto involontariamente) alla diffusione delle voci sulla maledizione (Conan Doyle contribuì a diffondere anche altri “eventi” paranormali di epoca vittoriana). Lord Carnarvon, a distanza di un anno dall’apertura della tomba, morì improvvisamente a causa della puntura infetta di un insetto. Vittima della maledizione, senza dubbio! Poco contava il fatto che lord Carnarvon fosse un uomo fragile, di salute assai malferma, e che le infezioni, ieri come oggi, siano all’ordine del giorno, a maggior ragione in un uomo malato. Aggiungiamo il fatto che i giornali non avevano notizie di prima mano sulla tomba, data l’esclusiva concessa al Times! I giornalisti si gettarono sul caso e lo gonfiarono a dismisura.

Ci vollero otto anni per lo sgombero totale della tomba, e per otto anni si continuò a ventilare sulla maledizione. Non ci si chiese perché lo stesso Carter, o il dottor Derry che effettuò l’autopsia, o lady Evelyn, continuassero a vivere senza problemi. Né in seguito si fece cenno al fatto che persone come sir Alan Gardiner (che tradusse i geroglifici della tomba) o il tenente inglese di guardia alla tomba che per tutti quegli anni vi aveva dormito, fossero morti in età molto avanzata (il tenente morì quasi centenario). Bastava che morisse un parente, un amico, una qualunque persona legata in qualsiasi maniera alla tomba, che non si avevano dubbi, Tutankhamon aveva colpito! Ci fu persino chi si suggestionò al punto da suicidarsi “per non dover più attendere”. Si parlò di maledizione anche quando morì Carter, ben diciassette anni dopo. La stragrande maggioranza degli “implicati” nella spedizione morì a circa 20/30 anni di distanza dall’apertura della tomba.

Per la cronaca, lady Evelyn morì a 79 anni, nel 1980. Forse, la maledizione aveva perso il suo effetto. La verità è che se prendessimo un celebre monumento, come il Colosseo, e tenessimo il conto di coloro che entro i 30 anni successivi sono morti, magari in incidenti, la maledizione sarebbe una “realtà” per ogni luogo, ogni persona.

Da sinistra: Lord Carnarvon, sua figlia lady Evelyn e Howard Carter. Da Wikipedia

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LA VITA

 Nacque presumibilmente nella capitale Akhet-Aton, intorno agli anni 10/12 del regno di Akhenaton, forse anche dopo, e alla nascita gli fu imposto il nome di Tutankhaton, “Immagine vivente di Aton”. I suoi genitori erano fratelli, entrambi figli di Amenhotep III e della regina Tiye. Il padre di Tutankhaton fu re: escludendo l’effimero faraone Smenkhkare (di cui non è certa neppure la reale identità) per quanto detto sopra il più probabile, e quasi certo candidato alla paternità, è Akhenaton. La madre morì quando Tutankhaton doveva essere neonato o poco più; sorvoliamo sulle teorie sul fatto che fosse assassinata, basate sulla mummia che reca un colpo devastante al viso: attribuita prima a danni post mortem dovuti ai tombaroli, un’analisi indiretta con la TAC “sembra” far pensare ad una ferita pre mortem, senza approfonditi studi in tal senso; il caso resta ancora da studiare nello specifico. Il bambino ebbe una nutrice, Maia, che egli dovette amare molto e a cui concesse una tomba regale nella necropoli di Sakkara. Alain Zivie, lo scopritore della tomba, ritiene ci siano indizi per identificare questa Maia con Meritaton (pronuncia antica simile a Maiati), la figlia maggiore di Akhenaton, principessa reale.

A circa otto anni Tutankhamon salì al trono, assistito da un consiglio di reggenza di cui facevano parte il suo parente Ay e Horemheb, entrambi futuri faraoni. A quell’epoca il giovane re era probabilmente già sposato con Ankhesenpaaton, sorella minore di Meritaton e più grande di lui di almeno cinque anni.

Dopo il fallimento totale di Akhenaton, la figlia primogenita e suo successore, Merytaton, regnò almeno 3 anni e riportò ufficialmente l’Egitto alla religione tradizionale (che del resto non era mai sparita, nonostante la chiusura forzata dei templi); i due giovanissimi regnanti cercarono di cancellare le tracce del breve regno di Merytaton e di far apparire Tutankhamon come il diretto successore del padre e colui che realizzò la Restaurazione, in realtà iniziata dalla sorellastra; la corte fu spostata a Menfi, antica capitale d’Egitto; i regnanti avevano probabilmente cambiato i loro nomi in Tutankhamon e Ankhesenamon ben prima dell’incoronazione, sottolineando così il ritorno all’ortodossia. Durante il regno di Tutankhamon prima, e di Ay poi, non vi fu alcuna persecuzione contro i seguaci di Aton, e l’ex capitale, Akhet-Aton, non fu abbandonata all’improvviso, ma si spopolò lentamente, in pochi anni, con la partenza della corte.

Successivamente, una delle capitali d’Egitto tornò ad essere Tebe, com’era stato prima della parentesi di Akhenaton. Tutankhamon, presumibilmente guidato da Ay, pur mostrando di voler tornare alle antiche tradizioni, non volle concedere troppo potere al clero di Amon; ma ricordiamo che sono proiezioni mentali e culturali odierne quelle che attribuiscono a un “clero di Amon strapoteri tali da opporsi al faraone. In Egitto infatti quella del clero era una struttura religiosa, legata al tempio ma il clero in sé era composto da civili nominati dal faraone, che poteva rimuoverli o trasferirli in qualsiasi momento, facendoli tornare ai precedenti incarichi (spesso anche generali dell’esercito).

Nel corso del suo regno, Tutankhamon si fece rappresentare come condottiero, ma in realtà non vi sono prove di una sua partecipazione a battaglie e anzi è quasi certo il contrario.

Non ebbe eredi, né dalla sua regina principale Ankhesenamon, né da eventuali mogli di minore importanza (tutti i faraoni avevano diverse mogli secondarie e concubine). Nella sua tomba si sono rinvenuti i corpicini mummificati di due feti di sesso femminile, di circa sette e cinque mesi. Il DNA ha provato la paternità di Tutankhamon.

Di salute cagionevole fin dalla nascita, morì per cause non del tutto chiare nel decimo anno del suo regno, tra gennaio e febbraio, lasciando il trono ad Ay, suo parente ed ex tutore. Probabilmente la regina vedova sposò proprio Ay, ma comunque si ritirò dalla scena pubblica. Regina principale di Ay fu infatti Tey, omonima della regina madre di Akhenaton.

Ankhesenamon dona fiori di mandragora, simbolo di fertilità, a Tutankhamon. Il bastone cui si appoggia il giovane re non è affatto prova di un forte handicap; il piede equino di cui soffriva non richiede la necessità di bastoni. Coperchio di una scatola in legno dipinto. Da Wikipedia

LA MORTE

Prodotto di ripetuti incesti e matrimoni tra consanguinei, Tutankhamon fin dalla nascita ebbe problemi di salute, benché, singolarmente, nessuno grave. Tra questi, una lieve palatoschisi, che non dovette comunque costituire un vero problema, e un’eruzione irregolare dei denti del giudizio (uno è spuntato di lato invece che verticale). Il piede destro mostra una lieve deformità del genere equinismo (tutte o quasi le mummie della famiglia di Tutankhamon presentano uno o entrambi i piedi torti, molti in forme ben più gravi di quello del giovane re). Il piede sinistro mostra il secondo dito mancante di una falange dalla nascita. Si riscontra inoltre una necrosi asettica dei tessuti del metatarso (malattia di Köhler). Tutto ciò costringeva il giovane a un’andatura lievemente irregolare in cui l’uso del bastone, pur non indispensabile, aiutava a compensare. Circa 130 bastoni da passeggio, usati, sono stati rinvenuti nella tomba.

Tutankhamon soffrì anche di malaria, del tipo generato dal Plasmodium falciparum, comune in Egitto ieri come oggi, che causa anche forme severe della malattia. L’autopsia rivela che Tutankhamon risulta essere stato infettato più volte, anche se non si sa in quale periodo della sua vita, come non è noto se fosse malato al momento del decesso.

Sono state inoltre rilevate lesioni alla parte sinistra del corpo: al braccio, al torace, al fianco e soprattutto al femore, che risulta fratturato, e non risaldato, poco sopra la rotula. Al contrario, si è trovato un frammento di tessuto rosso all’interno della ferita. Si può ipotizzare una frattura esposta con una successiva infezione, risultata fatale per un organismo già debilitato di suo. Può essere che all’infezione causata dalla ferita sia da aggiungersi un attacco di malaria.

Il motivo delle lesioni resta ignoto. Sembra si tratti di schiacciamento, più che di caduta. Si può ipotizzare che il giovane sia stato sbalzato dal carro, forse durante una caccia (improbabile l’ipotesi di una battaglia), e poi sia stato travolto da una ruota dello stesso.

La famosissima maschera mortuaria di Tutankhamon. Il viso è un ritratto del re. Le iscrizioni sul retro della maschera ne attribuiscono la proprietà al predecessore di Tutankhamon, la misteriosa Neferneferuaton, faraone donna che regnò circa tre anni: i cartigli sono stati infatti corretti, e sotto al nome di Tutankhamon si legge ancora quello di Neferneferuaton, oggi identificata con Merytaton. Quando si decise il cambio di destinazione il viso d’oro fu staccato e modellato su quello di Tutankhamon. Da Wikipedia.

Scrittura, Tutankhamon

IL PETTORALE “PARLANTE”

A cura del Docente Livio Secco

Oro, Corniola, Turchese, Feldspato Verde, Lapislazzuli, Calcite.
Dimensioni: Altezza 9 cm; Larghezza 10,5 cm – Museo Egizio del Cairo, JE 61886

L’oggetto di cui vogliamo parlare è un prodotto di oreficeria indubbiamente di altissima qualità artistica. Carter lo trovò, insieme ad altri, in un piccolo cofano decorato da numerosissimi intarsi e rivestito di avorio ed ebano.

Se diamo retta alle iscrizioni ieratiche esterne, una vera e propria etichetta, il cofanetto doveva essere pieno di altri monili utilizzati durante le cerimonie di preparazione e di inumazione. È interessante capire che questi manufatti non furono prodotti per l’evento funebre, ma erano di sicura dotazione del re durante la sua esistenza. Quindi certamente indossati molte volte.

Riflettendoci bene ci viene da pensare che se un simile gioiello fu “scartato” dai ladri durante la seconda intrusione, quelli portati via erano indubbiamente molto più pregiati e più preziosi di questo. Il che, ovviamente, ci lascia allibiti.

Questo monile è un pettorale pur non essendo di grandi dimensioni. La sua altezza è di soli 9 cm mentre la sua larghezza è di 10,5 cm. Esattamente dietro il particolare tondo rosso c’è un gancio a forma tubolare che serviva per sospenderlo ad una catena presumibilmente d’oro anch’essa.

Ciò che diversifica questo gioielli da tanti altri è che, ad una attenta analisi filologica, esso si può scomporre in quattro parti.
Lo scarabeo, i tre tratti verticali sotto di esso, il cestino senza manico posto sul fondo e il disco solare sulla testa del coleottero.
Questi quattro particolari hanno tutti una fonia nella grammatica egizia.
1) Lo scarabeo è il trilittero xpr [keper]
2) I tre tratti verticali sono il monolittero [u], suffisso del plurale che si riallaccia allo scarabeo facendolo pronunciare xprw [keperu]
3) Il cestino senza manico è il bilittero nb [neb]
4) Il disco solare è il bilittero ra [ra]
Agli egittofili più attenti non sarà sfuggito che il monile è parlante nella misura in cui, per quanto specificato sopra, lo si può leggere:
nb-xprw-ra [neb-keperu-ra].

Si tratta del IV Protocollo Reale, il nome di intronizzazione di Tutankahmon, il nome con il quale la diplomazia internazionale lo identificava e con il quale era conosciuto all’estero.
Il suo significato, ma lo abbiamo già esposto in un post precedente, era RA È IL SIGNORE DELLE MANIFESTAZIONI.

Tutankhamon

IL PROTOCOLLO REALE DI TUTANKHAMON

A cura del Docente Livio Secco

Quando il principe nasce riceve dai genitori un nome. Quando il principe sale al trono questo nome di famiglia viene integrato da altri quattro nomi canonici.

Questi cinque nomi totali sono: (1) il nome HORUS, (2) il nome LE DUE SIGNORE, (3) il nome HORUS D’ORO, (4) il nome RE DELL’ALTO E BASSO EGITTO e il nome (5) FIGLIO DI RA.

Interessante notare che solo il quarto e il quinto sono racchiusi nel cartiglio.

Il quarto è il nome con il quale lavorava la diplomazia. Cioè è il nome con il quale il re egizio è conosciuto all’estero. Se voi foste andati in Mesopotamia o dagli Ittiti dicendo “Mi manda Tutankhamon” probabilmente vi avrebbero tagliato la gola perché non sapevano chi fosse. Avreste dovuto dire “Mi manda Neb-Kheperu-Ra”. Il quarto nome viene infatti chiamato NOME DI INTRONIZZAZIONE. Per gli inglesi è il prenomen (orribile!).

Il quinto è, invece, il nome di famiglia originale.

Lo studio del PROTOCOLLO REALE è importantissimo, anche se in Italia non se lo fila nessuno.

Ovviamente è difficilissimo perché, nel breve spazio della titolatura, saltano quasi tutte le regole grammaticali ed è spessissimo usata la SCRITTURA DIFETTIVA (cioè mancano buona parte dei complementi fonetici).

Lo studio è importante perché la corretta lettura sequenziale del protocollo reale dimostra IL PROGRAMMA POLITICO DEL RE.

Diventa perciò utilissimo agli egittologi (leggendo tra le righe) per capire la situazione politica della salita al trono.

Esempio: con quali classi sacerdotali il re si era alleato prima di prendere il trono.

Infatti, leggendo correttamente il protocollo reale di Tutankhamon, è evidente che proprio con lui (e il suo Consiglio di Reggenza) si avviò la RICOMPOSIZIONE DELL’ERESIA AMARNIANA tenendo comunque sotto controllo il clero di Amon.

PRONUNCIA DEL PROTOCOLLO REALE DI TUTANKHAMON

(IPA – International Phonetic Alphabet)


Nome Horus:
[heru ka neket tut mesut]


Nome Le Due Signore:
[nebti nefer hepu seger-ha taui sehetep netʃeru nebu]


Nome Horus d’Oro:
[heru nebu utʃes kau sehetep netʃeru]

Nome Re dell’Alto e Basso Egitto:
[ni-sut-biti neb-keperu-ra]


Nome Figlio di Ra (come principe):
[sa ra tut-ank-aton]


Nome Figlio di Ra (come sovrano):
[sa ra tut-ank-amon heka iunu ʃemau]


Se fate attenzione al quinto nome di famiglia potrete notare esattamente a cosa mi riferivo come RICOMPOSIZIONE DELL’ERESIA AMARNIANA.

Il nome teoforo del principe omaggiava ATON. Salendo al trono il principe diventa re, ma il clero pretende che la divinità citata sia AMON.

Ad essere sinceri fu la concessione minima sulla quale la monarchia dovette cedere per cessare le ostilità contro lo strapotente clero di Karnak.

Il lavoro fa parte della mia conferenza IL PROTOCOLLO REALE – COMPOSIZIONE DELL’ONOMASTICA FARAONICA.

La conferenza è stata pubblicata nella mia collana Quaderni di Egittologia (codice QdE22).

Tutankhamon

I REMI MAGICI DI TUTANKHAMON

Di Patrizia Burlini

Quando Howard Carter arrivò nella camera sepolcrale della KV62, trovò, deposti sul pavimento tra il muro Nord e il primo sacrario, i remi magici e altri oggetti rituali.

I remi magici sul pavimento della Kv62 tra il muro nord e il primo sacrario. Foto Harry Burton. Griffith institute.

Nella foto di Harry Burton, contrassegnati con i numeri dal 182 (non visibile) al 192, sono visibili i remi di legno, che Howard Carter riprodusse accuratamente anche nella pianta della stanza.

La pianta della camera sepolcrale di Tutankhamon disegnata da Howard Carter: i remi magici sono visibili a destra. Griffith Institute

I remi avevano la funzione di facilitare il viaggio del re nell’Aldilà, a bordo della barca solare.

I remi 190-192 dopo il processo di conservazione a cui furono sottoposti

Un uso insolito dei remi fu riservato alla mummia del grande faraone Thutmose III: la mummia fu trovata ancora avvolta nelle bende ma i ladri avevano tagliato e parzialmente distrutto le bende per poter rubare lo scarabeo del cuore. La mummia fu riavvolta nell’antichità ma per irrigidire il corpo furono usati dei remi, ancora visibili nella foto.

La mummia di Thutmose III prima di essere sbendata. Visibile il remo utilizzato per rinforzare la mummia. davanti, una scopa rudimentale utilizzata probabilmente dai sacerdoti per cancellare le impronte in uscita dalla tomba. Archivio museo del Cairo

Fonti:

  • Reeves, Nicholas “ The Complete Tutankhamun. The King, The Tomb, The Royal Treasure.”, Thames & Hudson, ed.2007, pag.85
  • AAVV, Egypt: Land of the Pharahos,Time Life Books, 1992 pag. 23
Tutankhamon

LA TUNICA “DALMATICA” DI TUTANKHAMON

Di Patrizia Burlini

Ricostruzione della tunica Dalmatica di Tutankhamon, presso la scuola di tessitura di Borås in Svezia

Nel 1922, all’interno della KV62, Howard Carter scoprì migliaia di oggetti.

Carter non fu il primo ad entrare nella tomba: prima di lui, in almeno due occasioni, i ladri erano riusciti ad accedere asportando, secondo una stima di Carter, almeno il 60% del tesoro. Tra gli oggetti più ricercati dai ladri c’era sicuramente, oltre all’oro, la biancheria.

Lenzuola e coperte risultarono asportate dalla tomba ma i ladri lasciarono alcuni degli indumenti del faraone.

Tuniche, camicie, fusciacche, gonnellini, biancheria intima, copricapi, guanti…tutto era realizzato principalmente in finissimo lino e molti di questi indumenti erano sicuramente stati utilizzati dal re da bambino (soprattutto quelli della cassa Nr. 21)

Tutti questi indumenti erano stati originariamente piegati e arrotolati con estrema cura, ma la stessa attenzione non fu usata purtroppo dagli ufficiali (tra cui il famoso tesoriere Maya la cui statua si trova a Leiden) che sistemarono la tomba dopo il caos lasciato dalle incursioni dei ladri, e che rimisero gli indumenti alla bell’e meglio dentro le casse e gli scrigni, con gravi conseguenze per la loro conservazione.

Nella tomba furono trovate 8 casse contenenti biancheria. L’abbigliamento comprendeva diverse pelli di leopardo (usate dai sacerdoti Sem) e una corazza di cuoio.

Tra gli indumenti, il più bello era sicuramente una tunica, nota come “dalmatica”, poiché rammentava la tunica indossata dai diaconi, utilizzata dal faraone intorno ai 10 anni d’età, identificata da Carter con il numero 367J e conservata al Museo Egizio con il Nr di inventario JE62626.

La tunica dalmatica di Tutankhamon come fu trovata da Carter – foto di Harry Burton (367j)

Si tratta di un superbo esempio di tunica realizzata in un unico pezzo di lino piegato in due all’altezza delle spalle e cucito lungo le cimose, impreziosito da due fasce decorate e ricamate lungo i lati, originariamente di colore blu/verde e marrone, a motivo geometrico e con rappresentazioni di piante ed animali e a me di caccia.

Altra immagini della tunica dalmatica di Tutankhamon. Le maniche sono bene visibili in alto (ormai purtroppo distaccate)

Secondo la maggioranza degli studiosi la decorazione è sicuramente di tipo siriano, forse un dono del regno di Mitanni, anche se alcuni studiosi hanno ipotizzato influenze beduine, a testimonianza dei fiorenti scambi culturali ed economici del periodo, e presenta un collo applicato e ricamato a forma di Ankh, dov’è ben visibile il cartiglio di Nebkheperure (vedere disegno nelle foto), oltre all’albero della vita e formule di benedizione.

Ricostruzione dei ricami del collo della tunica. Il collo risulta applicato e ricamato a forma di Ankh, dov’è ben visibile il cartiglio di Nebkheperure (vedere disegno nelle foto), oltre all’albero della vita e formule di benedizione.

Le maniche, ormai distaccate, erano realizzate in un lino ancora più fine e presentavamo delle frange, ancora visibili. Lunga circa 113,5 cm secondo le note di Howard Carter, probabilmente indossata con una cintura o fusciacca, arrivava al ginocchio.

Disegno e appunti originali di Carter. 
http://www.griffith.ox.ac.uk/gri/carter/367j-c367j-2.html

A differenza delle tuniche utilizzate nell’antico Egitto, bianche o chiare, questa era molto colorata e mantiene ancora molto del colore originale. Purtroppo non ho trovato alcuna foto a colori, se non forse una foto di dettaglio della decorazione delle fasce laterali, pertanto mi baso su quanto dichiarato da Nancy Arthur Hoskins che ha potuto vedere la tunica in varie occasioni, l’ultima nel 2010.

Negli anni ‘90, l’archeologo tessile Dr. Vogelsang-Eastwood, preoccupato per il deterioramento degli indumenti, trovati nei depositi del museo del Cairo nella stessa cassetta in cui li aveva lasciati Carter, organizzò due teams di esperti internazionali per riprodurre 36 degli antichi indumenti, utilizzando metodi di tessitura antichi.

La scuola di tessitura di Borås in Svezia realizzò il tessuto mentre il Stitching Textile Research Centre a Leiden, in Olanda realizzò i ricami e le decorazioni. La splendida tunica del faraone da fanciullo è stata ricostruita come potrete vedere nell’immagine in alto, ricostruzione che aiuta a capire quale di splendore fossero gli abiti dell’epoca.

Probabile foto di parte della decorazione della tunica. Foto: Nino Monastra

Le varie ricostruzioni degli abiti illustrate sono per noi uno splendido tuffo nella moda del tempo.

Fonti:

  • Carter, Howard. “Tutankhamen. Il Mistero di un faraone e l’avventurosa scoperta del suo tesoro.”. Prefazione di Christian Greco, Direttore del Museo Egizio, Torino. Garzanti. Prima edizione 1973, ristampa 2022. Pp. 347-351.
  • Reeves, Nicholas. “The Complete Tutankhamun: the King, the Tomb, the Royal Treasure”. Thames & Hudson, London, 1990, pp. 156-157.
  • Hoskins, Nancy Arthur. “Woven Patterns on Tutankhamun Textiles.” Journal of the American Research Center in Egypt, vol. 47, 2011, pp. 199-215.

Link e approfondimenti:

Tutankhamon

I LETTI FUNERARI DI TUTANKHAMON

Di Andrea Petta

Le tre teste nelle foto originali di Burton

Legno stuccato ricoperto in oro, lunghezza 181-236 cm, altezza massima 134-188 cm, Grand Egyptian Museum di Giza, Carter 35, 73 e 137

All’interno dell’Anticamera sono stati trovati tre letti funerari rituali, realizzati in legno stuccato e dorato a forma di animali sacri. Sono letteralmente i primi oggetti visti da Carter e Carnarvon all’apertura della tomba, quelli che hanno fatto mormorare a Carter “Sì, cose meravigliose”.

Le prime immagini viste da Carter e Carnarvon all’apertura della tomba, con i letti funerari in fila rivolti in direzione nord verso la Camera del Sarcofago

I telai dei letti sono a forma affusolata degli animali che rappresentano; le zampe sono unite da un secondo telaio inferiore per irrobustire la struttura. Le pediere sono fissate direttamente alle sponde zoomorfe. Le code si incurvano sui corpi ai lati della pediera, che è decorata su ogni faccia con tre pannelli: i due esterni rappresentano coppie di colonne djed – associate a Osiride e interessate alla rinascita – mentre il pannello centrale richiama la protezione di Iside raffigurando il suo nodo tyet. I letti erano stati progettati in parti distinte, da essere assemblate nella tomba; Carter utilizzò il processo inverso, smontandoli come da progetto originale per estrarli e portarli in laboratorio per la conservazione.

Il primo letto, a testa di leone, nell’Anticamera

I tre letti sarebbero dedicati ad Iside-Mehtet (testa di leone), Mehet-Weret (testa a forma di vacca, con corna liriformi che racchiudono un disco solare), ed a Ammut, la divinità chimerica che divora il cuore del defunto in caso di giudizio infausto alla “pesatura del cuore”. Ammut è normalmente raffigurata con testa di coccodrillo, zampe anteriori di leone e zampe posteriori di ippopotamo, mentre qui è rappresentata con testa di ippopotamo, corpo di coccodrillo e zampe feline.

E il terzo letto raffigurante Ammut. Al di sotto si vede il foro praticato dai tombaroli per accedere all’Annesso

Le teste di ippopotamo hanno bocche aperte, denti d’avorio e lingue rosse in evidenza (di avorio dipinte in rosso), e sono coperte da parrucche con lembi che terminano sulle gambe. Una svista dello scriba addetto alle iscrizioni ha inoltre invertito Iside-Mehtet e Mehet-Weret (o forse una svista nell’assemblaggio dei letti).

La bocca di Ammut ha i denti in vero avorio, come anche la lingua dipinta in rosso

Non sono ovviamente “letti” utilizzati in vita per dormire; fanno parte del corredo funerario con significati di protezione del defunto. Nelle iscrizioni i riferimenti sono al Faraone come Osiride.

Di particolare importanza il letto dedicato a Iside-Mehtet con teste di leone (quello ritrovato più vicino alla Camera del Sarcofago). Nell’iconografia egizia il defunto è spesso rappresentato su un letto funerario a testa leonina durante il processo di mummificazione (vedi tomba di Nefertari che abbiamo visto qui: https://www.facebook.com/photo/?fbid=10218242733330757…) sotto gli auspici di Anubi e con la protezione di Iside e Nefti.

Il corpo di Nefertari, rappresentato nel colore verde della rinascita, sul letto funerario a testa leonina, protetta da Iside e Nefti in forma di falchi

Le due teste di leone possono anche rappresentare i due “leoni dell’orizzonte” – “Sef” (Ieri) e “Duau” (Domani) – come simbolo di rinascita. Il naso e le “lacrime” sotto agli occhi sono in pasta vitrea azzurra. Gli occhi sono in quarzo trasparente dipinto nella parte posteriore.

Anche il letto con le teste di vacca ha un particolare rilievo. Rappresenta Mehet-Weret, spesso associata ad Iside, responsabile della resurrezione del defunto (la divinità celeste gioca un ruolo importante nella nascita del dio sole, di cui porta il disco). È da lei, il cielo notturno, che ogni giorno nasce il dio sole. Le “macchie” a trifoglio in pasta vitrea sul corpo di colore blu potrebbero essere legate alla volta celeste. Anche la dea del cielo, Nut, è a volte rappresentata in forma bovina, e il dio del sole è raffigurato mentre naviga sulla sua schiena.

I particolari delle teste al vecchio Museo Egizio del Cairo

La Mucca Celestiale si ritrova anche sul più esterno dei quattro sacrari della Camera del Sarcofago dove si trova inciso parte del “Libro della Mucca Celeste”. Secondo Reeves, il letto dedicato a Mehet-weret sarebbe quindi una sorta di barca solare che avrebbe accompagnato il Faraone nel suo viaggio ultraterreno.

Da notare che in senso lato, l’immagine del letto è spesso associata alla nascita divina del Faraone e fa parte della “Ma’at” – è un oggetto fondamentale dell’arredo di una casa che, se distrutto, indicherebbe la distruzione del focolare e della vita domestica. Nella tomba di Tutankhamon sono stati ritrovati ben 6 letti, oltre a quelli funerari, a sottolinearne l’importanza.

Tomba di Sennedjem (TT1): il defunto mummificato sul letto funerario con testa leonina

Tra il 2017 ed il 2018 sono stati tutti trasportati al Grand Egyptian Museum di Giza in attesa della sua apertura ufficiale al pubblico

Gli esami spettroscopici moderni effettuati per analizzare i reperti e verificare eventuali danni
L’imballaggio per il trasporto al nuovo Grand Egyptian Museum di Giza
E’ stata utilizzata un’azienda giapponese specializzata per prevenire danni durante lo spostamento

Fonti:

  • Museo Egizio del Cairo
  • Grand Egyptian Museum, Giza
  • Howard Carter, Tutankhamon, 1984
  • Henry James, Tutankhamon – Edizioni White Star
  • Nicholas Reeves, The Complete Tutankhamun, 1998
  • The Griffith Institute, Tutankhamun: Anatomy of an Excavation. The Howard Carter Archives

Foto: Museo Egizio del Cairo, kairoinfo4u on flickr, JICA (Japan International Cooperation Agency), The Griffith Institute

Cose meravigliose, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

LA MUMMIA DI TUTANKHAMON

Di Andrea Petta

Carter 256 – Museo Egizio del Cairo

La mummia del Faraone fu probabilmente la parte più deludente della scoperta della tomba. Visto che alcune delle mummie trovate nella DB320 erano in ottime condizioni (soprattutto quelle di Sethi I e Ramses II) nonostante fossero state parecchio “sballottate” in tempi antichi e moderni, ci si aspettava di trovarsi di fronte ad una sorte di capolavoro dell’arte imbalsamatoria egizia.

Come tutti sappiamo, purtroppo così non fu. L’eccesso di unguenti e resine versate sulle spoglie del re avevano creato una sorta di “combustione” della parte organica, ma si è ipotizzato che anche altre cause abbiano contribuito al non perfetto stato di conservazione.

L’ESAME ORIGINALE

Forse la più strana sala autoptica della storia: nel corridoio esterno della tomba di Seti II il Prof. Derry effettua la prima incisione sul corpo mummificato di Tutankhamon. A sinistra Carter, chinato verso la mummia, e, più indietro, Mace. A destra, accovacciato, Saleh Bey Hamdi in rappresentanza del governo egiziano.

L’esame della mummia è stato effettuato dal Prof. Derry del Cairo, assistito dal dottor Saleh Bey Hamdi l’11 novembre del 1925, in una sala autoptica inusuale: il corridoio esterno della tomba di Sethi II. Si vide subito che le bende erano estremamente fragili e non sarebbe stato possibile svolgerle; Lucas suggerì quindi di impregnarle di paraffina e tagliarle in modo da non compromettere la disposizione originaria sia di bende che degli oggetti rituali frapposti ad esse. Dei tamponi di lino erano stati inseriti per mascherare le protuberanze causate dagli oggetti e per ricomporre la figura di un giovane tonico.

Un altro momento dell’esame autoptico.

In tutto ben 143 oggetti furono ritrovati tra le bende della mummia.

Nel complesso l’altezza della mummia risultò di 1,63 m, ma dalla lunghezza delle ossa degli arti è stato calcolato che Tutankhamon fosse alto 1,68 metri – un’altezza compatibile con quella delle due statue-guardiano all’ingresso della camera sepolcrale che lo raffigurano. L’età calcolata dalla ossificazione delle epifisi delle ossa lunghe risulta tra i 18 ed i 20 anni al momento della morte.

Gli arti del Faraone erano stati fasciati singolarmente prima di essere richiusi nella fasciatura esterna. Le braccia flesse sull’addome, e non incrociate sul petto, in posizione nettamente anomala per un Faraone egizio; l’avambraccio sinistro più in alto del destro ed entrambi ricoperti di braccialetti. Dita di mani e piedi erano avvolte in guaine d’oro su cui erano riprodotte le unghie e le prime falangi; i piedi calzati con sandali d’oro lavorati a sbalzo per imitare una suola di giunchi intrecciati.

La testa mozzata, con ancora indosso la cuffietta di lino ma senza fascia d’oro, 1925. Un chiaro “indizio” di come la salma sia stata smembrata e poi ricomposta.

Quando fu scoperto il volto, le narici erano chiuse da una sostanza resinosa, di cui uno strato era stato passato sugli occhi e sulle labbra della salma. Gli occhi non erano però stati trattati in modo particolare e mantenevano ancora le lunghe ciglia del Faraone. Il naso leggermente schiacciato dalle bende; le orecchie piccole, con i lobi forati (non piccoli i fori, 7.5 mm di diametro).

Una cicatrice sulla guancia sinistra, in corrispondenza con uno strato più sottile del metallo della maschera nello stesso punto ed alla puntura di insetto di Lord Carnarvon, è stata ovviamente sottolineata dagli amanti della maledizione del Faraone, tra cui Lady Carnarvon…

La radiografia della maschera con evidenziato il punto più sottile sulla guancia sinistra, dove si era ferito anche Lord Carnarvon, corrispondente ad una cicatrice sulla guancia del Faraone

Derry annotò una netta prominenza della parte occipitale del cranio, attribuendo una stretta parentela con lo scheletro ritrovato nella tomba KV55, all’epoca identificato come Akhenaton. La cavità del cranio era vuota, a parte un residuo di sostanza resinosa secondo la pratica di mummificazione dell’epoca.

I denti del giudizio erano appena spuntati, confermando la giovane età del faraone al momento della morte.

L’incisione addominale per rimuovere i visceri era quasi orizzontale, sul lato sinistro del corpo, quindi un’altra anomalia rispetto ad altre mummie della XVIII Dinastia, in cui il taglio è molto più verticale. La piastra d’oro posta di solito a chiusura dell’incisione era assente (forse spostatasi?). Non era presente nel petto né il cuore originale né un amuleto del cuore sostitutivo, ennesima anomalia.

La differenza tra le incisioni praticate per estrarre gli organi interni tipiche della XVIII Dinastia (a sinistra ed al centro) e quella praticata sul corpo di Tutankhamon (a destra). Da “Tutankhamen il Faraone dimenticato” di Philipp Vanderberg.

Il regale membro era trattenuto in posizione eretta dalle fasciature della zona genitale, unico caso conosciuto finora.

Carter fu pesantemente criticato per la scelta di eseguire un esame completo della mummia da chi riteneva più giusto lasciare indisturbato il corpo del Faraone. Ma, come abbiamo visto, la pessima esperienza di quanto successo con Amenhotep II, la cui salma è stata dilaniata a caccia di oggetti preziosi poco tempo dopo essere stato nuovamente inumato nella sua tomba, aveva tolto ogni dubbio agli scopritori su cosa fare.

Alcuni dei disegni con cui Carter annotò la posizione di ogni singolo oggetto ritrovato tra le bende del Faraone

Ma l’estrazione della salma dall’ultima bara e dalla maschera funebre non fu senza danni: la testa fu spiccata dal corpo, come pure tutti gli arti lunghi. Altri danni furono inferti, misteriosamente anni dopo.

Un’altra foto “traditrice”: la mano sinistra mozzata, fotografata per mettere in evidenza le guaine d’oro poste sopra le dita e gli anelli con i cartigli di Tutankhamon

Tutankhamon al momento della re-inumazione, 1926

L’ESAME DEL 1968

Una seconda autopsia fu effettuata nel 1968 dal Prof. Harrison di Liverpool (ricordate? Quello che aveva determinato l’età dell’occupante della KV55 in 20-22 anni, togliendo credito all’identificazione come Akhenaton) e per la prima volta il corpo di Tutankhamon fu radiografato.

Qualcosa era però successo nei 40 anni intercorsi.

La mummia fu riesumata pesantemente danneggiata. La cassa toracica sfondata, mancavano lo sterno, diverse costole, le clavicole; le palpebre asportate, il pene disperso (ritrovato anni dopo). Le braccia erano in posizione distesa lungo i fianchi e non più incrociate sull’addome. Era stata rubata la calottina che copriva il cranio. Nessuno sa cosa sia successo, né è facile fare delle ipotesi. Il corpo era stato fotografato ricomposto al momento della nuova tumulazione nel sarcofago, ed era apparentemente integro.

Nel dettaglio le differenze tra la foto del 1925 e lo stato attuale. Manca la cuffia in lino, le palpebre risultano asportate/distrutte, sono sparite le clavicole, il collare che si pensa coprisse lo squarcio sul petto (ma le costole sono ben presenti nella prima foto), le braccia hanno cambiato posizione

Da notare che Harrison non menzionò affatto queste anomalie nella sua pubblicazione; il suo scopo era soprattutto l’analisi del cranio e della colonna vertebrale.

Comunque, l’esame radiografico non mostrò traccia di incidenti mortali. L’analisi delle vertebre le mostrò normali, nessuna traccia di tubercolosi. Un frammento d’osso fu visto all’interno della scatola cranica, inizialmente individuato come un frammento staccatosi dalla cavità nasale durante il processo di mummificazione, ma poi oggetto di illazioni su una presunta ferita da mazza o da freccia.

La radiografia del cranio del 1968. I due diversi strati di resina visibili sotto la calotta cranica, in alto, ed a destra nella zona occipitale sono indicati dalle frecce nere. Vicino a quest’ultima, il frammento d’osso che ha generato le ipotesi di assassinio del re (freccia dritta bianca). La freccia curva bianca indica il possibile secondo percorso di estrazione del cervello attraverso il forame magno

Ma – altra anomalia – la sostanza resinosa si era solidificata nel cranio in DUE posizioni differenti, una prima mentre il corpo era disteso ed una seconda con la testa rivolta verso il basso, in posizione capovolta. Probabilmente una seconda operazione di asportazione del cervello è stata effettuata dal forame magno posteriore, non si capisce perché in posizione capovolta.

Nel 1978 una seconda riesumazione fu effettuata dall’ortodontista James Harry per ottenere delle immagini migliori della dentizione del faraone, cosa che era stata impossibile nel 1968. A causa di tensioni politiche, era stato impossibile portare il corpo di Tutankhamon fuori dalla tomba, quindi le radiografie erano state fatte con un apparecchio portatile.

Nel 1978 venne effettuata una radiografia molto più definita e precisa rispetto a quella del 1968. Il frammento d’osso è molto più visibile, come anche la sedimentazione della resina usata

LA TAC DEL 2005

5 gennaio 2005: Zahi Hawass presiede l’apertura della prima bara per prelevare il corpo del Faraone e sottoporlo ad una TAC

Una TAC è stata effettuata nel 2005, voluta da Zahi Hawass per controllare l’ipotesi di un assassinio del Faraone.

Viene estratta nuovamente la cassa in legno riempita di sabbia in cui era stato inumato il Faraone nel 1926

L’esito riportato fu che:

L’intera squadra concorda sul fatto che NON ci sono prove di un omicidio presenti nel cranio di Tutankhamon. Non c’è NESSUNA zona sul retro del cranio che indichi un colpo parzialmente guarito. Ci sono due frammenti ossei all’interno del cranio. Questi non possono essere stati causati da una ferita prima della morte, poiché sarebbero rimasti intrappolati nel materiale per l’imbalsamazione. Il team scientifico ha abbinato questi pezzi alla vertebra cervicale fratturata e al forame magno, e ritiene che questi siano stati rotti durante il processo di imbalsamazione o dal team di Carter”.

L’esame rivelò però una frattura del femore sinistro, quasi all’altezza del ginocchio (la cui rotula era allentata e fu staccata durante la prima autopsia), una frattura presumibilmente perimortem (ma questo fatto è stato contestato) – di per sé non mortale, ma la cui infezione avrebbe potuto essere fatale. Altri studiosi credono però che la frattura sia stata causata dal team di Carter (nessuna evidenza di ematoma alla TAC); la questione è aperta.

Indicata dalla freccia a sinistra la frattura del femore che si ipotizza sia dovuta ad un incidente con il carro

LE DIVERSE IPOTESI

Il corpo del Faraone preparato per la TAC del 2005

Nel corso del tempo sono state azzardate diverse affermazioni su Tutankhamon (in parte derivate dall’iconografia di Akhenaton), senza un reale fondamento. Vediamone alcune:

Forbes (1998): era debole a causa degli incroci fra consanguinei. PERÒ: la madre putativa Kiya non era consanguinea di Akhenaton

Weller (1972): soffriva di ginecomastia ed infertilità. PERÒ: i due feti trovati nella tomba indicherebbero che Tutankhamon fosse fertile

Smith (1923): soffriva della sindrome di Froelich (come suggerito per Akhenaton al tempo). PERÒ: entrambi erano fertili.

Burridge (2000): soffriva della sindrome di Marfan (deficit di tessuto connettivo con danni diffusi a scheletro, occhi, cuore ed altri organi). PERÒ: nessuna prova trovata nell’analisi genetica di Hawass del 2010

Creizel (1980): era celiaco (?). PERÒ: nessuna prova tangibile

Walsche (1973): definisce una “sindrome di Tutankhamon” (sviluppo seno, prominenza addominale, piede piatto). PERÒ: ipotesi derivata dalla raffigurazione in alcune statue, nessuna evidenza sul corpo

Boyer (2003): soffriva della Sindrome di Klippel-Feil (fusione delle prime due vertebre cervicali e ridotta possibilità di movimento). PERÒ: nessuna evidenza nella TAC del 2005

Doherty (2002) e Hawass (2010): soffriva di sindromi malformative del piede destro e piede sinistro equino, testimoniato anche dai 120 bastoni trovati nella tomba. PERÒ: nessuna evidenza nell’esame del 1925, contestazioni di esperti sul piede equino, presenza di bastoni cerimoniali in diverse altre tombe.

Doherty (2002): la testa rasata del Faraone suggerisce che i medici cercassero una lesione cerebrale o l’origine di una patologia. PERO’: era pratica comune per i nobili radersi ed usare parrucche per ragioni igieniche.

Sempre Doherty (2002): Tutankhamon soffriva di *pectus carinatum* o “petto del piccione” (protrusione sterno e costole). PERO’: nessuna evidenza nei ritratti del re; sterno e costole sono andate perse e nessuna possibilità di verifica

Ashrafian (2012): era epilettico. PERÒ: nessuna prova tangibile

El-Mahdy (1999) e Doherty (2002): aveva un tumore cerebrale (meningioma). PERÒ: nessuna evidenza dall’esame del cranio e dalla TAC

Le prime immagini della TAC

Sempre Zahi Hawass ha pubblicato nel 2010 un contestatissimo lavoro (Ancestry and pathology in King Tutankhamun’s Family. Journal of the American Medical Association 303, 638–647 (2010) in cui ipotizzava la malaria come causa principale di morte di Tutankhamon sulla base del ritrovamento di frammenti del DNA del Plasmodium falciparum nel corpo del Faraone. In realtà la malaria era endemica nell’Antico Egitto, e la malaria nelle zone endemiche può avere esiti fatali nei bambini piccoli e nelle donne incinte, non negli adulti. È altamente improbabile che il giovane regnante sia morto per questo. Curiosità: il gruppo sanguigno del Faraone era A+, lo stesso dello scheletro della KV55 (Akhenaton/Smenkhare).

Le lesioni metatarsali al piede sinistro di Tutankhamon e l’accorciamento del secondo dito dello stesso piede sarebbero invece sintomi di anemia falciforme, una patologia dimostrata già nell’Egitto predinastico. Anche il prognatismo mascellare (overbite) mostrato nella scansione del 2005 sarebbe compatibile con una diagnosi di anemia falciforme (Timman e Meyer, 2010).

La testa, oggi

La frattura al femore ha alimentato l’ipotesi di una ferita per una caduta dal carro, presumibilmente durante una battuta di caccia. La ferita infetta avrebbe ucciso il Faraone. Da notare però che secondo alcuni studiosi la frattura risalirebbe alle “manovre” di carter per liberare il corpo del Faraone

Le costole sono un altro mistero: secondo Benson, il taglio sui monconi rimasti sono troppo netti per essere stati fatti su un osso di 3000 anni fa (si sarebbero sbriciolati); secondo lui sono stati effettuati dall’imbalsamatore che si era trovato davanti un corpo dilaniato, con uno squarcio sul petto con perdita del cuore e dello sterno. Uno scenario molto cruento, coperto sulla mummia da un collare di perline posto direttamente sulla pelle della salma e che avrebbe coperto lo squarcio.

In definitiva le principali ipotesi finora formulate comprendono:

1) Un assassinio da parte di una congiura di palazzo.

Elementi a favore: morte improvvisa di un giovane apparentemente ben nutrito anche se gracile; periodo storico molto critico; mancanza di un erede diretto. Candidati colpevoli: Ay o Horemheb

Elementi contro: non ci sono tracce di ferite intenzionali inferte; il frammento di osso nel cranio sembra conseguente alla procedura di mummificazione

2) La malaria

Elementi a favore: tracce di DNA del Plasmodio della malaria sono stati ritrovati nella salma di Tutankhamon

Elementi contro: in un’area dove la malaria era endemica è estremamente improbabile che un giovane adulto ben nutrito e ben curato possa soccombere alla malattia

3) Un incidente con il carro

Elementi a favore: le fratture del femore e (forse) delle costole sarebbero compatibili con un incidente con il carro da caccia o da guerra, oppure dal calcio di un cavallo. Le anomalie dell’imbalsamazione potrebbero essere dovute ad una procedura approssimativa “sul campo”. Nel Talmud si fa (forse) riferimento ad una caduta di un Faraone dal carro.

Elementi contro: secondo diversi esperti, le fratture sono post-mortem, probabilmente risalenti al 1925 nel caso del femore e al periodo tra il 1925 ed il 1968 per le costole. Improbabile che il re fosse così inesperto da subire il calcio di un cavallo.

4) Una malattia ereditaria (epilessia; anemia falciforme)

Elementi a favore: alto grado di consanguineità nella XVIII Dinastia, elementi scheletrici compatibili

Elementi contro: la presunta madre di Tutankhamon, Kiya, non era parente del presunto padre, Akhenaton; mancanza di prove dirette

5) Ucciso da un ippopotamo

Elementi a favore: lo squarcio nel torace; assenza del cuore; assenza dello scarabeo del cuore (Harer, 2006). Curiosamente, la stessa morte descritta da Manetone per Menes, il primo Faraone

Elementi contro: nessuna certezza che lo squarcio sia avvenuto ante mortem; mancata descrizione dello squarcio nell’autopsia di Derry. La guardia personale del Faraone lo avrebbe protetto (precedente caso di Tuthmosis III con un elefante)

6) Avvelenato

Elementi a favore: nessuno, o meglio, la mancanza di altri indizi evidenti della causa di morte di un giovane nobile

Elementi contro: nessuna prova

Fino all’emergere di nuove evidenze, la causa della morte di Tutankhamon rimarrà un mistero

Tutankhamon, ad oggi, riposa così. A causa dello spostamento della prima bara al GEM per il restauro non è più nella camera sepolcrale ma nell’Anticamera. Privato dei sacrari, del sarcofago, delle bare e della maschera, spogliato di ogni amuleto protettivo. Dilaniato, spezzato, tagliato letteralmente in due e pietosamente ricomposto. Forse non esisteva un altro modo, ma di tutto ciò che era presente nella sua tomba, forse quello che ha ricevuto meno cure e meno attenzioni è stato proprio lui.

FONTI:

  • Howard Carter, Tutankhamon. Mondadori 1984
  • Thomas Hoving, Tutankhamon. Mondadori 1995
  • Henry James, Tutankhamon – Edizioni White Star
  • Nicholas Reeves, The Complete Tutankhamun, 1998
  • The Griffith Institute, Tutankhamun: Anatomy of an Excavation. The Howard Carter Archives
  • Forbes D. et al. Tutankhamen’s Missing Ribs. KMT San Francisco, 2007
  • Boyer R et al. The Skull and Cervical Spine Radiographs of Tutankhamen: A Critical Appraisal. American Journal of Neuroradiology Jun 2003, 24 (6) 1142-1147
  • Harer, W. Benson. “New Evidence for King Tutankhamen’s Death: His Bizarre Embalming.” The Journal of Egyptian Archaeology 97 (2011): 228–33.
  • Rühli, F.J., Ikram, S., Purported medical diagnoses of Pharaoh Tutankhamun, J. Comp. Hum. Biol. (2013),
Tutankhamon

IL CORSETTO DI TUTANKHAMON

Di Grazia Musso

Questo straordinario pezzo è la versione cerimoniale del pettorale in pelle e metallo indossato dal re quando andava a caccia o in battaglia.

Un corsetto simile è spesso indossato dal dio Amon, si tratta perciò di un oggetto collegato al ruolo del re che enfatizza il legame fra Tutankamon e questo dio.

Il faraone è raffigurato su numerosi oggetti della sua tomba mentre indossa questo tipo di corsetto.

Il corsetto è uno degli oggetti più complessi fra quelli trovati nella tomba e si compone di numerose parti. Un’ampia fascia fatta da perline di vetro colorato, cucite su un sopporto di Stoffa, veniva avvolto intorno al busto del re, in modo da fasciarlo dalla vita fino sotto i pettorali.

Insieme al corsetto Carter ha rinvenuto dei lunghi pezzi dorati che servivano per allacciare a fascia ai due lati del corpo.

Alcuni sottili fili di perline con inserti in pasta vitrea e un ampio collare reggevano il corsetto sopra le spalle e intorno al collo.

Il collare era composto, su entrambi i lati, da registri alternati di pezzetti faience azzurra e blu e di cornalina, con un registro a tema floreale lungo il bordo esterno.

Sul lato frontale il collare era unito alla parte principale del corsetto da un pettorale fatto in cornalina, pasta vitrea blu e verde, il tutto inserito in una cornice d’oro.

La scena sul pettorale mostra Amon-Ra mentre offre a Tutankamon il ramo di palma che rappresenta i “milioni di anni” e dal quale pende l’immagine di un padiglione contenente due troni, simbolo di un lungo regno. Dietro al re si trovano Atum, dio creatore rappresentato come un uomo con la testa di falco, e la sua consorte Iusaas.

Nella parte posteriore del corsetto, in corrispondenza del collare, si trova una composizione fatta da uno scarabeo alato con le zampe posteriori di uccello , che spinge il disco solare, simbolo del sorgere del sole; ai suoi lati due cobra: uno con la corona Bianca e l’altro con la corona Rossa.

Alcuni ankh pendono dalle zampe dello scarabeo/uccelli e dal corpo dei cobra.

La manifattura di questo pezzo, il modo in cui le singole parti sono state accuratamente messe insieme, così come l’attenzione per il dettaglio, sono eccezionali.

La maggior parte del corsetto è stata trovata nella cassa 54, tuttavia a seguito del saccheggio da parte dei tombaroli, altri pezzi sono stati rinvenuti nelle vicinanza, sul pavimento mentre altri erano disseminati per l’anticamera. Gran parte dell’ampio collare del corsetto è stata trovata nel naos d’oro, un’altra parte era insieme a dei datteri in un piatto.

Fonte : Tutankhamon, i tesori della tomba – Zahi Hawass – fotografie di Sandro Vannini – Einaudi.

Tutankhamon

IL NAOS DORATO DI TUTANKHAMON

Di Andrea Petta

Legno stuccato e dorato, dimensioni 50,5 x 26,5 x 32 cm. Carter 108, Museo Egizio del Cairo JE 61481, ora al GEM 199-1

Questo meraviglioso scrigno dorato fu trovato da Carter nell’Anticamera dietro l’ultimo dei letti funerari (quello di Ammut) di fianco al varco per entrare nell’Annesso. Può darsi che sia stato spostato dallo stesso Carter insieme a Carnarvon e a Lady Evelyn durante la loro incursione notturna clandestina per esplorare preventivamente la tomba.

Quasi nell’angolo, col numero 108, sembrava insignificante di fianco all’entrata dell’Annesso, eppure…
Le foto ufficiali di Burton al momento del ritrovamento

Lo scrigno era vuoto (e non c’è ragione per sospettare che qualcosa sia stato trafugato in tempi moderni…) a parte dei frammenti di gioielli alla rinfusa, tra cui uno splendido corsetto, ma originariamente conteneva almeno una statua di qualche divinità (Carter ipotizza due) di cui è stata ritrovata la base di sostegno.

L’interno, dopo la razzia dei predoni nell’antichità. A destra la base della statua trafugata
Il supporto della statua: si notano le impronte dei piedi della statua che vi era appoggiata

Ha una forma rettangolare messa in verticale, con un “tetto” leggermente inclinato all’indietro posto su un toro ed una cornice a cavetto tipica del periodo. La parte frontale si apre con due ante chiuse da chiavistelli in legno che passano attraverso anelli in argento in alto ed in basso, mentre una terza coppia di anelli era con ogni probabilità chiusa da una corda e sigillata con l’argilla in modo simile ai sacrari intorno al sarcofago. L’interno dell’anta di sinistra è stato danneggiato quando i tombaroli hanno cercato di portare via la doratura.

Il naos al Museo del Cairo, con il piedistallo all’interno

Il piccolo naos poggia su una slitta i cui pattini sono placcati in argento

Il tetto è decorato frontalmente con dischi solari alati, mentre ai lati mostra due serpenti alati Wadjet con il simbolo shen (“potenza”), simboli ripetuti anche tra gli artigli di due file di avvoltoi Nekhbet sulla parte superiore.

Il “tetto” con i due dischi solari alati
Uno dei due serpenti alati Wadjet, che protegge tra le ali un simbolo “shen” (potere)

L’esterno del naos è invece decorato con splendide raffigurazioni di Tutankhamon e della moglie Ankhesenamon a rappresentare l’armonia della coppia ma, di riflesso, anche l’importanza che tale armonia aveva per l’equilibrio della Ma’at sul regno.

La vista dall’alto del naos, con le due file di avvoltoi Nekhbet
La lavorazione è assolutamente superba, facendone un capolavoro squisitamente armonioso. Ricordiamoci che è alto solo 50 cm.

Secondo gli studiosi, le scene rappresentate su questo naos tendono a mostrare che la regina non abbandonerà il marito nella morte o che la regina assuma l’identità della dea Hathor o Ma’at, in particolare in una scena dove la regina offre al faraone la sua collana “menat”. La coppia reale garantisce il matrimonio simbolico del dio sole e della sua controparte femminile. La loro unione deve garantire il ciclo della vita. L’azione della regina con il re vivente continua in quest’ottica anche dopo la morte.

Una delle scene di caccia raffigurate. La caccia è simbolica: il Faraone sconfigge il Male (rappresentato dalle prede) per conquistare la vita eterna. Indossa una corazza cerimoniale a borchie su cui le ali di Iside e Nephtys offrono protezione. Ankhesenamon è qui sia moglie amorosa che Dea a sostegno del percorso del defunto re.

La coppia è raffigurata in ben 17 scene di intimità e di caccia, a volte anche con sfumature di carattere sessuale. Oltre alla simbologia di procreazione, la sessualità si lega ai concetti di rigenerazione e resurrezione sottolineando l’importanza della coppia reale nel mantenimento della ciclicità del tempo.

In questa rappresentazione il gesto della regina evidenzia il ritorno ai riti tradizionali di Hathor dopo il regno di Akhenaton. Ankhesenamun scuote un sistro e offre la sua collana “menat” a Tutankhamon, un gesto solitamente associato ad Hathor (ricorda molto il bassorilievo della tomba di Seti I ora al Louvre). Le donne reali nel regno di Akhenaton non sono mai state mostrate in possesso di un menat, anche se questo nuovo “design” della collana mostra chiaramente l’influenza di Amarna. Ora, per la prima volta, il contrappeso termina in una testa femminile con la corona solare di Hathor e mani umane che porgono segni di vita “ankh”, un chiaro riferimento alle braccia raggianti di Aton che donano “vita” nelle scene di culto di Amarna

Alla base dei montanti delle porte si trovano anche quattro uccelli rekhyt, figure di uccelli con braccia umane sollevate che simboleggiano il popolo governato dal Faraone.

All’interno un pilastrino di sostegno per la statuetta che vi era contenuta (forse originariamente affiancata da un’altra), anch’esso in legno stuccato e dorato, con una base in ebano in cui erano visibili le impronte dei piedi nudi della statua ora scomparsa, forse quella della dea Weret-Hekau, Grande della Magia, più volte citata nelle iscrizioni del naos associata ad Ankhesenamon e che manca all’appello di quelle ritrovate da Carter.

Altre due scene di intimità sul lato destro del naos: a sinistra Tutankhamon versa del liquido alla moglie, che beve direttamente dalle mani, mentre nell’altra mano il Faraone stringe i prodotti della terra, un fiore di loto e due frutti (mandragore?); a destra Ankhesenamon appende al collo del marito una collana il cui pendente raffigura due cartigli intorno ad uno scarabeo che sorregge il disco solare

È estremante probabile che questo piccolo naos sia un dono funerario personale di Ankhesenamon, descritta come

La nobildonna, grande nei favori, Signora dell’Alto e del Basso Egitto, dolce d’amore, la grande sposa reale, la sua amata, amante dei Due Paesi, (Ankhesenamon), possa ella vivere per sempre”,

ed una delle iscrizioni è particolarmente rilevante:

Adora in pace, possa Weret-Hekau riceverti, amato da Amon

Secondo alcuni studi, potrebbe non essere la regina “amata da Weret-Hekau”, ma essere Tutankhamon “amato da Weret-Hekau” incarnata dalla regina.

In qualunque modo, uno splendido dono di una regina al suo sposo

Riferimenti:

  • Christiane Desroches Noblecourt, Toutânkhamon, vie et mort d’un pharaon, 1963
  • Christelle Gautron, Position et influence des mères, épouses et filles royales de l’avènement d’Amenhotep III au règne d’Horemheb. Lyon 2003
  • Zahi Hawass, Tutankhamon. I tesori della tomba. Einaudi 2018
  • Alison Roberts, Golden Shrine, Goddesses Queen: Egypt’s Anointing Mysteries, (Northgate Publishers 2008)

Foto: Joan Lansberry, Museo Egizio del Cairo, The Griffith Institute