Arti e mestieri

I SIGILLI NELL’ANTICO EGITTO

A cura di Luisa Bovitutti

Indagando sui sigilli della tomba di Tutankhamon mi sono incuriosita, e ho raccolto un po’ di materiale sulla loro storia, scoprendo che nell’antico Egitto essi avevano non solo un ampio utilizzo amministrativo ma esprimevano anche una gamma più ampia di aspetti religiosi e culturali della società.

Tecnicamente i “sigilli” sono le impronte prodotte premendo su di un materiale morbido come l’argilla la cosiddetta “matrice”, ossia una superficie dura recante incisioni e realizzata in legno, osso, pietra o faience; nel linguaggio comune, tuttavia, il termine viene usato indifferentemente per designare sia la matrice che l’impronta.

Essi nacquero in Mesopotamia attorno al 4.000 a. C. con funzioni certificative e permettevano di stampare rapidamente e per molteplici volte scritte o immagini senza doverle tracciare a mano; in origine le matrici avevano forma cilindrica e venivano ruotate sull’argilla ancora umida della tavoletta scrittoria per lasciare l’impronta.

Sigillo cilindrico in oro massiccio di Isesi, faraone della V dinastia che regnò tra il 2381 ed il 2353 a. C., custodito al Museum of Fine Arts di Boston.

Sulla superficie sono visibili il serekht con il suo nome di Horus “Djed-ja-u”, ossia “E’ stabile nelle apparizioni” e il cartiglio con il suo nome di intronizzazione, ossia Djedkara, cioè “Lo spirito stabile di Ra”.

In Egitto comparvero in epoca predinastica (3600 a. C. – Naqada 2); essi erano realizzati in ceramica e venivano usati soprattutto come amuleti da portare al collo con inciso il nome del titolare, che doveva essere protetto in quanto assicurava la rinascita nell’Aldilà: un’iscrizione della tomba di Petosiris, il sommo sacerdote di Thoth a Hermopolis, recita: “Un uomo è sopravvissuto quando viene pronunciato il suo nome”.

Nel corso delle prime dinastie vennero progressivamente sostituiti dal tipo a base piatta (simile ai nostri timbri) più adatto per stampare anche sul papiro; nell’Antico Regno e nel Primo periodo intermedio essi assumono forma ovale, tonda o rettangolare e recano scolpiti segni geroglifici, nomi di re e divinità, motivi geometrici o floreali, simboli sacri come il pilastro Djed, l’Ureaeus, l’Udjat, sfingi, figure umane o animali.

Sigillo in legno della necropoli reale (con soli quattro prigionieri invece di nove).
Altezza: 5,7 cm; Lunghezza: 11,5 cm; Larghezza: 4,4 cm, al Louvre

Il fatto che siano stati rinvenuti soprattutto nelle sepolture femminili e infantili, infilati in collane insieme a perline e ad altri amuleti, ha indotto gli studiosi ad ipotizzare che fossero destinati a propiziare la fertilità, a proteggere le madri durante il parto ed i neonati.

Essi assunsero funzione certificativa non prima dell’inizio del Medio Regno, quando cominciarono ad essere utilizzati anche dagli uomini, che li portavano al collo come segno del loro status; uno dei ruoli di rilievo nell’amministrazione statale era rivestito dal ”Portatore del sigillo reale”, e un sacerdote di alto grado con il titolo di ”Portatore del sigillo del dio”, presiedeva ai riti della mummificazione ed era secondo solo al sacerdote che impersonava Anubi.

Si sigillavano lettere, giare, cesti, sacchi, gli ingressi dei magazzini o delle tombe per attestarne la titolarità e difenderne il contenuto, in quanto l’effrazione del sigillo avrebbe rivelato qualsiasi manomissione non autorizzata; anche i rotoli di papiro venivano assicurati con un filo bloccato da un sigillo d’argilla o semplicemente con un sigillo all’estremità.

Amuleto sigillo della necropoli reale in faience turchese – Nuovo Regno – Altezza: 6,2 cm; Larghezza: 3,4 cm; Spessore: 1,4 cm. – Louvre. Questi amuleti sigillo hanno nella parte posteriore un anello che permette di appenderli al collo con una collana

Questi sigilli ed in particolare le “etichette” apposte sulle giare, che recano indicazioni sul Faraone regnante e sull’anno di regno, forniscono elementi importantissimi per datazione del contesto archeologico nel quale furono rinvenute.

L’apposizione di sigilli ad un luogo gli conferiva una particolare sacralità perché lo rendeva inaccessibile per chiunque, compreso il sovrano, ed infrangerli era considerato un crimine gravissimo, punito da Ra con la distruzione del Ba, senza il quale la persona non poteva aspirare alla rinascita nell’aldilà.

Il patrono dei sigilli era Thot, “l’abile scriba”, dio della saggezza, della magia ed inventore dei geroglifici, al quale l’incantesimo n. 8 del Libro dei morti attribuiva il compito di “sigillare la testa del defunto”, ossia, probabilmente, di dotarlo della conoscenza, degli incantesimi e dei segreti che lo avrebbero aiutato ad entrare nell’Oltretomba e a compiere il suo pericoloso viaggio verso la rinascita.

La relazione tra i sigilli e il dio Thot è confermata non solo dai testi, ma anche dal rinvenimento di molti sigilli ed impronte con i simboli o il nome del dio.

Sigillo proveniente da Amarna, per stampare l’etichetta sulle giare di vino – Louvre

Oltre alle fonti già citate, per la redazione del post sono stati consultati anche questi link:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...