C'era una volta l'Egitto

IL FARAONE RANEB (O NEBRA) KAKAU

Di Piero Cargnino

Forse figlio di Hotepsekhemwy, Raneb gli succede al trono, siamo intorno al 2800-2900 a.C. e troviamo un Egitto se non proprio unito ma almeno in pace sotto un unico sovrano.

Il nome di questo faraone crea non pochi problemi di interpretazione, il suo nome Horus contiene due segni: un sole (Ra) e una ciotola (Nb o Neb) se lo si legge come Raneb significa “Ra è il signore”, se invece lo si legge Nebra significa “Signore del sole di Horus”.

La cosa che sorprende è che per la prima volta nel nome di Horus di un re compare il geroglifico che indica il sole (Ra) divinità solare di Eliopolis, questo alla luce del fatto che al tempo di Raneb il disco solare non era ancora adorato. I culti religiosi del suo tempo erano ancora saldamente imperniati sul dualismo Horus e Seth, il sole era semplicemente un’entità astrale controllata da questi stessi dei, non era quindi ancora un dio indipendente.

Appare perciò evidente che l’interpretazione del nome di questo re diventa alquanto problematica.

Gli egittologi sono maggiormente propensi a tradurre il nome Raneb come “Signore del sole (di Horus)” che indicherebbe il dominio del faraone sul sole e non il contrario come avverrà in futuro.

In un altro cartiglio Raneb viene chiamato “Kakau” col significato di “il toro di Apis” e con questo nome lo troviamo nel Canone di Torino, nella lista di Abydos ed in quella di Saqqara.

Manetone, interpretato da Sesto Africano, lo chiama “Kaiechos” mentre in Eusebio da Cesarea lo troviamo come “Kaichus”. Sesto Africano ci dice inoltre che:

<<….. durante il suo regno il toro Api di Menfi, il toro Mnevis di Eliopoli e Banebdjedet, l’ariete di Mendes venivano adorati come divinità……>>.

Gli egittologi obiettano a questa affermazione ricordando che il culto del toro Api esisteva già fin da prima della I dinastia. Inoltre permangono molti dubbi sul nome Kakau poiché non esiste alcuna fonte dell’epoca di Raneb che permetta di formare questa parola.

Circa gli eventi del suo regno abbiamo poche notizie, non ci aiuta la Pietra di Palermo, gravemente danneggiata proprio in corrispondenza di questo sovrano, Sesto Africano gli attribuisce 39 anni di regno. Nonostante anche la Pietra di Palermo assegni 39 anni di regno sia a Hotepsekhemwy che a Raneb gli studiosi pensano che il suo regno sia durato assai meno di quello del suo predecessore.

Alcune informazioni che riguarderebbero la successione le ricaviamo dalla statua di Radjit e dalla ciotola di pietra che porta i serech di entrambi i sovrani. Sono state rinvenute impronte di sigilli risalenti al suo periodo dove compaiono eventi di culto religioso come “Il montaggio delle colonne di Horus” mentre per la prima volta troviamo raffigurata la dea Bastet.

Sulla consorte di Raneb non si conosce nulla e per quanto riguarda figli, come abbiamo detto nel precedente articolo, rimane il dubbio se Perneb, il cui nome è riportato su dei sigilli di argilla come “figlio del re” e “sacerdote di Sopdu”, fosse figlio suo o di Hotepsekhemwy.

Non si conosce la posizione esatta della sua tomba anche se il recente ritrovamento di sigilli cilindrici porta Helkh e Munro ad ipotizzare che Raneb, al contrario di Hotepsekhemwy, sia stato sepolto nella “Grande Galleria B” infatti, la maggior parte dei manufatti che portano il nome di Raneb sono stati trovati là.

Un’ultima notizia su questo sovrano ci proviene dagli egittologi Pierre Tallet e Damien Leisney che nel 2012, lavorando nel Sinai del sud, hanno trovato tre iscrizioni rupestri dove compare il nome Horus di Raneb. Le tre iscrizioni si trovano in tre località diverse, una nello Wadi Abu Madawi, la seconda nello Wadu Abu Koua e la terza nello Wadi Ameyra, tre siti che si trovano presso località dove un tempo sorgevano miniere di rame e turchese. Nei vari Wadi presenti nella zona si possono trovare nomi di altri sovrani fino alla IV dinastia.

Fonti e bibliografia:

  • Maurizio Damiano, “Antico Egitto, lo splendore dell’arte dei faraoni”, Electa, 2001
  • Cimmino, Franco, “Dizionario delle dinastie faraoniche” – Bompiani, Milano 2003
  • Mario Tosi, “Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto”, Ananke, 2012
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Einaudi, Torino 1997
  • Maurizio Damiano-Appia, “Dizionario enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà nubiane”, Mondadori, 1996
  • Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, Laterza, Bari, 1990 Virgilio Ortega, “L’affascinante mondo dell’Antico Egitto” De Agostini, Novara, 1999

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