C'era una volta l'Egitto

IL FARAONE NINETJER

Di Piero Cargnino

Ninetjer è il nome Horus del terzo re della II dinastia, successore al trono del re Raneb.

A seconda di dove viene citato il suo nome cambia, nel Canone di Torino è citato con il nome Netjer-ren, nel suo cartiglio, nella lista dei re di Abydos, compare come Banetjer ed in quella di Saqqara come Banetjeru. Nella Pietra di Palermo è citato con l’insolito nome d’oro di Ren-nebu che significa “progenie d’oro” o “vitello d’oro”.

Alcuni egittologi, tra cui Helck e Wilkinson, sono del parere che con questo nome “d’oro di Horus” Ninetjer abbia in un certo senso anticipato quella che sarà la titolazione reale che verrà successivamente adottata, all’inizio della III dinastia, dal faraone Djoser. Riportando Manetone, Sesto Africano lo chiama Binothris mentre Eusebio da Cesarea lo cita come Biophis.

Più di ogni altro re della II dinastia, Nynetjer è quello il cui nome compare su una moltitudine di iscrizioni, su vasi di pietra e su manufatti di argilla trovati nella sua tomba s Saqqara; numerosi altri provengono da reperti trovati nella tomba di Peribsen ad Abydos e nel dedalo di gallerie scavate sotto la piramide a gradoni di Djoser. Il suo nome è stato rinvenuto anche su un’iscrizione rupestre nei pressi di Abu Handal in Bassa Nubia che, pur non fornendo particolari informazioni, farebbe pensare ad una spedizione militare inviata da Nynetjer per qualche ragione in quella zona.

Sulla durata del suo regno le ipotesi sono contrastanti, il Canone di Torino riporta una cifra esagerata, 96 anni, Manetone ci dice che regnò per 47 anni. Gli egittologi propendono per una durata di 43 – 45 anni basandosi sulle informazioni provenienti dalla Pietra di Palermo che descrive gli anni dal 7 al 21 e dalla Pietra del Cairo che riporta gli anni dal 36 al 44.

La maggior parte delle informazioni ci provengono dai frammenti principali della Pietra di Palermo dove sono elencati molti dei più importanti avvenimenti degli anni citati: nel 7° anno ci fu la 3^ “conta del bestiame” e così per gli anni 9°, 11°, 13°. 15°, 17°, 19° e 21°;  nell’8° si celebrò la cerimonia del “tendere le corde” per “Hor-Ren”, nel 12° anno si celebrò la seconda “Festa del Sokar”; nel 14° anno venne celebrata la prima “Festa Hor-seba-pet” (Horus la stella in cielo); nel 16° anno viene citata l’apparizione del re del Basso Egitto per la “Razza del Toro Apis” (phrr Hp); nel 18° anno si  celebrò la terza “Festa del Sokar”; nel 20° anno l’offerta per la madre del re con la celebrazione della “Festa dell’eternità” (cerimonia di sepoltura).

Per quanto riguarda la Pietra del Cairo questa si presenta molto danneggiata e non è possibile leggere gli avvenimenti ad eccezione di una parte che cita la “nascita” (creazione) di un feticcio di Anubi oltre ad un’altra parte dove è citata una “Apparizione del re del Basso e dell’Alto Egitto……”. Negli Aegyptiaca Manetone riporta che durante il regno di Binothris (Nynetjer) “le donne ricevettero il diritto di ottenere la dignità regale” che significa che anche una donna poteva diventare faraone. Gli egittologi, tra cui Walter Bryan Emery, ritengono però che questo sia stato un atto dovuto e rispettoso riconoscimento postumo per le regine Meritneith e Neithhotep le quali avevano già rivestito quel ruolo agli inizi della I dinastia essendo i loro figli troppo giovani.

Durante il regno di Nynetjer l’evento annuale, chiamato “Scorta di Horus”, fu sostituito da un nuovo evento che era di massima importanza economica per il regno egiziano, la “Conta del bestiame” in quanto costituiva l’implementazione ufficiale per la riscossione annuale delle tasse. Da quel momento questo evento è stato mantenuto per sempre mentre la “Scorta di Horus” verrà abbandonata già dall’inizio della III dinastia.

Egittologi quali Helck, Grimal, Schlogl, Tiradritti ed altri sono del parere che, forse ritenendo che l’amministrazione di un regno così grande e complesso fosse eccessiva per un solo sovrano, Nynetjer abbia deciso di dividere l’Egitto in due regni ponendo a capo di ciascuno i propri figli (o due successori) nella convinzione che sarebbe stato più semplice amministrare uno stato più piccolo. Una teoria contraria è stata avanzata da altri egittologi, con in testa Barbara Bell, i quali sostengono che la causa della divisione dell’Egitto in due stati sia originata da una carestia, con tanto di grave siccità di lunga durata, che colpì il paese in questo periodo. Onde poter affrontare al meglio il problema dell’alimentazione della popolazione, Nynetjer deve aver pensato che sarebbe stato più opportuno dividere il paese almeno fino alla fine della carestia. Bell afferma che a sostegno di questa tesi interviene la Pietra di Palermo che indica per ciascun anno di regno di Nynetjer il livello raggiunto dalle acque del Nilo, i dati riportano un livello costantemente basso durante tutti gli anni del suo regno. La teoria di Bell ha incontrato la netta opposizione dell’egittologo tedesco Stephan Seiglmayer il quale ha fatto presente che le misurazioni del livello delle acque nella Pietra di Palermo tiene conto solo dei dintorni di Menfi, nelle altre parti del paese pare che la cosa non si sia verificata, sarebbe quindi da scartare l’ipotesi di una lunga siccità. Difficile stabilire chi fu realmente il successore di Nynetjer tanto meno stabilire se il (o i) suo successore fosse già stato affiancato al trono prima della morte del re.

La lista di Saqqara, come quella di Abydos ed il Canone di Torino indicano due nomi come successori: “Wadjenas” (Weneg) e “Senedj”. La confusione di questo periodo porta a pensare che se l’Egitto venne diviso con Senedj significa che egli governò il Basso Egitto seguito da Hudjefa mentre Sekhemieb- Perenmaat e Peribsen avrebbero governato l’Alto Egitto. La divisione dell’Egitto si concluderà poi con l’avvento del faraone Khasekhemwy che riunificherà le Due Terre.

Andiamo ora al luogo di sepoltura di Nynetjer, Per un certo tempo si credette che la grande mastaba S2302 fosse la sua tomba, per la grande quantità di sigilli di argilla con il nome serekh di Nynetjer che sono stati trovati all’interno, poi si scoprì che era invece la tomba di Ruaben, alto ufficiale che servì sotto il suo regno.

La tomba di Nynetjer si trova nei pressi della piramide di Unas a Saqqara e misura 94 x 106 metri. Attraverso una rampa si scende ad una profondità di 25 metri da cui dipartono tre gallerie in direzione est-ovest per estendersi in un intricato sistema di porte, vestiboli e corridoi. All’interno furono rinvenuti coltelli, rasoi, lame e orci di birra, la galleria meridionale era sorprendentemente integra e conteneva al suo interno più di 50 vasi di vino sigillati, reti da trasporto, scatole di immagazzinaggio in legno e bottiglie di alabastro decorate. Un’altra galleria conteneva un sarcofago appartenuto ad una donna di epoca Ramesside oltre a maschere per le mummie, indizio questo che la tomba fu riutilizzata in epoche successive. La camera sepolcrale principale si trova all’estremità sud-ovest del complesso in pessimo stato di stabilità a rischio di crollo.

Fonti e bibliografia:

  • Maurizio Damiano, “Antico Egitto, lo splendore dell’arte dei faraoni”, Electa, 2001
  • Cimmino, Franco, “Dizionario delle dinastie faraoniche” – Bompiani, Milano 2003
  • Mario Tosi, “Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto”, Ananke, 2012
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Einaudi, Torino 1997
  • Maurizio Damiano-Appia, “Dizionario enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà nubiane”, Mondadori, 1996
  • Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, Laterza, Bari, 1990
  • Riccardo Manzini, “Complessi piramidali egizi”, Edizioni Kemet 2017 Virgilio Ortega, “L’affascinante mondo dell’Antico Egitto” De Agostini, Novara, 1999

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