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L’HAREM FARAONICO – INTRODUZIONE

Di Luisa Bovitutti

Gli egizi erano generalmente monogami, ma gli esponenti delle classi agiate si permettevano anche più mogli perché avevano i mezzi per mantenere famiglie numerose.

Rilievo dalla tomba di Pay e Raia a Sakkara; oggi conservato al Museo Egizio di Berlino.

Per il Faraone la poligamia era quasi un dovere, perché in un’epoca nella quale la mortalità infantile era elevatissima, era essenziale garantire la continuità della dinastia e quindi avere molti figli: Ramses II, che ebbe un regno molto lungo, sopravvisse a molti dei suoi principi ereditari e dopo di lui salì al trono Merenptah, addirittura il tredicesimo nella linea di successione.

Pare che l’usanza di avere più mogli risalga all’epoca predinastica, ed è documentato che Pepi I, della VI dinastia, ne ebbe sette; la poligamia del sovrano è rimasta pratica comune anche nei secoli successivi, tant’è che nel corso della XIII dinastia compare il titolo di Grande Sposa Reale (Hmt nswt wrt) attribuito alla moglie principale del faraone, che sottintende la presenza di altre spose meno importanti (Hmt nswt).

Pai, qui rappresentato con la moglie, fu sovrintendente dell’harem all’epoca di Tutankhamon, e pare sia vissuto fino al regno di Seti I; anche suo figlio Raia ricoprì dopo di lui lo stesso incarico.

Nel Nuovo Regno divenne consuetudine che nel momento dell’ascesa al trono al nuovo re venisse costituito un harem: così fece Seti I per Ramses II quando fu incoronato durante la coreggenza: 

“Quando mio padre si alzò davanti al popolo, io essendo (ancora) un bambino nelle sue braccia, [egli] disse di me: Alzalo come un re, perché [possa] vedere la sua bellezza mentre sono in vita. [Ha fatto convocare] i ciambellani per apporre i diademi sulla mia fronte. ‘Metti il ​​grande [che è la corona] sul suo capo.’ Così ha detto di me quando era sulla terra ……. Mi ha dotato di un harem e di alloggi reali di donne, che erano come le bellezze del Palazzo Reale. Ha scelto per me donne in tutta [questa terra]”.

Ad oggi non vi sono prove dell’esistenza di una gerarchia tra le mogli secondarie del sovrano, se non quella naturale legata all’anzianità; neppure il fatto di aver dato alla luce l’erede al trono faceva loro acquisire uno status più elevato, tant’è che quando Thutmose III e Siptah, figli di spose secondarie, divennero Faraoni in giovanissima età, le loro madri mantennero il ruolo subordinato e la reggenza venne assegnata alle grandi spose reali Hatshepsut e Tausert.

Sebbene i contatti delle donne della famiglia reale fossero limitati e controllati da funzionari e guardie, le fonti documentano che la Grande sposa reale, i suoi figli e la regina madre accompagnavano regolarmente il Faraone nelle apparizioni pubbliche, alle udienze, alle feste ed in alcuni dei suoi viaggi, per cui alloggiavano vicino a lui ed avevano a disposizione una serie di stanze attigue ai quartieri privati reali che venivano amministrate da un sorvegliante e le cui spese erano a carico dello Stato.

La magnificenza della sua tomba e dei rilievi, in buona parte asportati e custoditi in vari musei, indica il favore accordatogli dal sovrano, il quale doveva nutrire grande fiducia in lui avendogli affidato il delicato compito di sovrintendere all’harem.

La maggior parte delle mogli secondarie ed in particolare le principesse straniere che avevano contratto un matrimonio diplomatico con il Faraone ed il loro entourage invece vivevano in edifici separati, situati nei pressi del palazzo reale o negli harem che avevano sede nelle città nelle quali il sovrano era solito risiedere.

Entrare a far parte dell’harem reale per una ragazza era un onore ed una notevole opportunità, in quanto il Faraone avrebbe potuto sposarla e farla diventare madre di un principe, oppure più facilmente, passato il suo momento di gloria, darla in sposa ad un nobile o ad un alto funzionario cui voleva manifestare il suo favore e quindi garantirle un’esistenza agiata.

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