E' un male contro cui lotterò

LA STORIA DEI PAPIRI EBERS E EDWIN SMITH

Di Andrea Petta

In quel pomeriggio accaldato di ottobre 1862 a Luxor, con due papiri stesi di fronte a lui sul tavolo di un retrobottega, mentre si asciuga la fronte con un fazzoletto un collezionista americano non sa se credere all’imbroglione che ha davanti oppure no.

Edwin Smith è partito da lontano, da molto lontano, per arrivare davanti a quel tavolo. Nato a Bridgeport, a due passi dalla sempre più prepotente New York e dove Barnum sta costruendo le basi del suo circo-museo, da una decina d’anni ormai vive sulle sponde del Nilo per cercare di acquistare oggetti per la sua collezione. Finora non ha avuto grande fortuna: ha mezzi limitati in confronto ad altri, ben più ricchi avventurieri; non ha alle spalle prestigiose istituzioni e conosce poco e male i geroglifici – e per nulla lo ieratico. È stato più volte imbrogliato, acquistando dei falsi oppure oggetti che valevano pochi dollari. Qualche volta, pagando qualche predone locale, è diventato a sua volta tombarolo pur di raccattare qualche pezzo per la sua colelzione.

Mr. Edwin Smith poco prima di partire per l’Egitto, circa 1850

Non sa che davanti a lui c’è la Storia con la S maiuscola.

Mustafa Agha, si chiama quel bel tomo che lo ha avvicinato mentre curiosava la sua bottega. Gli ha raccontato una storia fantastica, al limite dell’assurdo: dei suoi “amici” hanno trovato la tomba inesplorata di un grandissimo medico e tra le gambe della mummia hanno scoperto due papiri di eccezionale fattura, sicuramente i suoi libri di testo. In realtà non sembrano essere contemporanei, ma chissà?

Edwin è combattuto. I papiri sono effettivamente molto belli – forse troppo, pensa – ma come fare a fidarsi? Oltretutto lui non conosce lo ieratico, deve fidarsi di Mustafa. Tentenna, contratta, poi alla fine li porta a casa entrambi.

Uno però è troppo lungo, difficile da maneggiare e sarebbe troppo impegnativo farlo tradurre. Lo vende in un momento di difficoltà economica. L’altro lo tiene, ma non lo farà mai tradurre fino alla sua morte, avvenuta nel 1906. Ci penserà James Henry Breasted a farlo nel 1930, commettendo diversi svarioni di interpretazione legati a vocaboli mai visti prima e dalla “contaminazione” delle conoscenze moderne. Breasted tenterà anche una sorta di “riabilitazione” di Edwin Smith, descrivendolo come un illuminato collezionista, molto bravo nel comprendere lo ieratico(!).

Ereditato dalla figlia, il papiro verrà donato prima alla New York Historical Society, poi al Brooklyn Museum ed infine alla New York Academy of Medicine, di cui rimane tuttora il fiore all’occhiello eternando il nome di Edwin Smith.

E il secondo papiro?

Quasi dieci anni dopo, durante l’inverno del 1872, un professore tedesco di lingue ed antichità egizie – allievo di Lepsius e fresco di nomina come professore associato a Lipsia, da poco in Egitto per la sua prima “missione” – si trova tra le mani il catalogo di un antiquario specializzato in reperti del periodo copto. Ad un prezzo stratosferico si trova quello che è indicato come “un grande papiro medico, precedentemente in possesso di Mr. Edwin Smith, un agricoltore (!) di Luxor”. Il papiro è sul catalogo ormai da tre anni, troppo costoso per la clientela abituale di quell’antiquario.

Georg Ebers

Ma Georg Ebers ne rimane affascinato. Lo vuole vedere. Lui conosce bene lo ieratico, si rende conto di cosa ha tra le mani. Contratta un po’, tanto da non svilire il prezzo, e finalmente viene in possesso del papiro che da lì in avanti avrà il suo nome.

Tre mesi dopo scrive entusiasta al Ministro di Sassonia Karl von Gerber:

Sua Eccellenza rimarrà stupita del contenuto della cassetta che ho inviato dall’Egitto, assicurata per 17,000 franchi…La scatoletta contiene il papiro più grande e più bello che la Germania possieda, il terzo più grande di tutti quelli esistenti. È così completamente conservato che non manca una pagina, che non vi si trova una lettera illeggibile. Centodieci pagine si susseguono…di sorprendente bellezza e coerenza. Il nostro documento contiene nientemeno che un compendio di medicina egizia ed inizia con le parole: ‘Inizio dl libro delle malattie di tutte le parti dell’uomo’ seguito da tutti i possibili dolori con le relative prescrizioni

La lettera di Georg Ebers al Ministro von Gruber (foto Università di Lipsia)

Con grande lucidità Ebers afferma che “La pubblicazione del documento può essere effettuata rapidamente; l’indagine sul significato di ogni singola parola richiederà anni”, ed effettivamente è tuttora in corso.

Una storia affascinante, due reperti eccezionali – due delle colonne su cui si basa anche questa modestissima rubrica.

Il busto di Ebers all’Università di Lipsia, a cui donò il papiro che porta il suo nome

Fonti:

  • Nunn, John F. Ancient Egyptian medicine. University of Oklahoma Press, 2002
  • Università degli Studi di Lipsia

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