Di Piero Cargnino

Torniamo ora alla storia, con Ahmose inizia il Nuovo Regno ma se proseguissimo nel racconto della storia che segue senza fare alcune riflessioni trascureremmo forse una parte importante della storia stessa.
Il faraone Ahmose dunque vinse gli Hyksos, li cacciò dall’Egitto e li inseguì fin nel deserto del Negev. L’onta subita dagli egiziani, invasi da un paese straniero, rozzo, sporco e privo di quella civiltà che aveva fatto grande l’Egitto, forse era stata lavata. Abbiamo già esaminato in precedenza il fenomeno Hyksos sotto l’aspetto di invasori, ma siamo sicuri di non aver trascurato un altro fatto importante per la storia tutta, non solo egizia? Il periodo della dominazione degli Hyksos rimane più che mai un periodo oscuro per molteplici ragioni, sono molti i fattori ancora sconosciuti che hanno condizionato quel periodo della storia e sui quali sono state avanzate numerose ipotesi.
Gli Hyksos erano gli ebrei dell’Antico Testamento? Sin dall’antichità il periodo degli Hyksos è stato considerato da molti studiosi, e non solo, come il periodo della permanenza in Egitto degli Ebrei. Poiché penso si possa affermare in tutta tranquillità che gli Hyksos erano popoli di guerrieri, ben armati e ben equipaggiati, non credo che, almeno in un primo momento, potessero avere tra le loro file gli Habiru (il significato del termine è spiegato più avanti) che in quel periodo storico si trovavano probabilmente ancora allo stato di pastori nomadi e predoni nelle terre di Canaan.

Alla luce di quanto detto nei precedenti articoli, che riflettono solo una delle tante ipotesi circa l’invasione degli Hyksos in Egitto, personalmente escluderei che tra gli invasori fossero presenti gli Habiru, perlomeno non in numero significativo.
L’unico supporto di cui si dispone è la versione di Manetone, elaborata dallo storico giudeo del primo secolo, Giuseppe Flavio nella sua opera, più volte citata, “Contro Apione” nella quale asserisce di aver riportato “parola per parola” il racconto di Manetone. Nella prima edizione del secondo libro, Manetone definisce gli Hyksos come “pastori prigionieri” che diventano poi i “Re pastori” nelle due successive edizioni. In questo racconto, secondo Giuseppe Flavio, gli Hyksos furono realmente gli israeliti.
In un secondo racconto, che Giuseppe Flavio definisce però fittizio, Manetone racconta che, mentre gli Hyksos assunsero il dominio dell’Egitto senza battaglia,
<<……un grande gruppo di 80 mila lebbrosi e malati giunse in seguito ad Avaris dalla Palestina e ad essi fu consentito di stabilirsi in città dopo la partenza dei Re pastori…….>>.
Premesso che non credo affatto che gli egiziani abbiano permesso a 80 mila lebbrosi di stabilirsi ad Avaris appena liberata dagli Hyksos, ammesso che li abbiano lasciati entrare, cosa di cui dubito ancora di più, gli avranno assegnato un territorio ben lontano da loro, Gosen?
<<……tutte le anime della casa di Giacobbe che vennero in Egitto furono settanta…….dopo ciò vennero nel paese di Gosen……>> (Gen. 46:26-29).
Gli studiosi moderni, già poco propensi a dare completa fiducia a Manetone, non concordano con le citazioni di Giuseppe Flavio quando associa gli Hyksos agli israeliti. Secondo il racconto biblico, un certo Yusuf, (Giuseppe, figlio di Giacobbe), venduto dai fratelli, giunge come schiavo in Egitto, imprigionato e poi liberato perché interpreta il sogno del faraone, (le sette vacche grasse e le sette vacche magre), il faraone lo nomina Gran Visir (Gen. 41:40, 41)
<<………Tu sarai personalmente sopra la mia casa e tutto il mio popolo ti ubbidirà……….vedi io ti pongo sopra tutto il paese d’Egitto……..>>.

Passato un po’ di tempo Giuseppe fa venire in Egitto la tribù di Giacobbe suo padre al quale il faraone fa assegnare:
<<………il meglio del paese, il paese di Gosen………>>, (Gen. 47:6).
Quanto sopra, ad eccezione della Bibbia, non è documentato in nessuno scritto. La figura del biblico Giuseppe solleva molti dubbi tra gli studiosi che obiettano tra l’altro che mai un faraone egizio avrebbe elevato al rango di visir uno straniero, non egiziano, per di più asiatico. Se però si parte dal presupposto che Giuseppe sia giunto in Egitto durante il dominio degli Hyksos e si fosse integrato con il tempo, il fatto che a nominarlo visir sia stato un faraone Hyksos la cosa può apparire più accettabile.
Prescindendo dalla Bibbia, storici e professori di teologia si sono sempre chiesti come fosse possibile che in un paese come l’Egitto non sia mai stata fatta menzione di un personaggio come Giuseppe che, in qualità di Gran Visir, era l’uomo più potente dopo il faraone. E’ interessante sapere che:
<<……….la verdeggiante oasi del Fayyum, dove crescono rigogliosi fiori e frutti stupendi ……..il Fayyum va debitore di questo al canale lungo 334 km che conduce l’acqua del Nilo………il nome di questo antichissimo acquedotto, conosciuto non solo dai fellahin ma da tutto l’Egitto è “Bar Yusuf”, (canale di Giuseppe)………>>, (Werner Keller).

Si potrebbe obiettare che questo non è significativo, il nome Yusuf e un nome arabo, derivazione dall’ebraico Yoseph (Giuseppe) e come tale potrebbe essere stato assegnato molto dopo.
Ritornando a Manetone ed a quel “gruppo di 80 mila lebbrosi e malati giunti ad Avaris dalla Palestina” viene da pensare che forse non si trattava ne di lebbrosi ne di malati, ne tanto meno di 80 mila ma semplicemente di quei settanta Habiru, di cui parla la Bibbia, che per sfuggire anch’essi ad una probabile carestia, giunsero in Egitto tollerati dagli Hyksos. Habiru (anche Kabiru, Hapirù, Apiru, Habiri) è un termine di origine accadico babilonese con il quale, nel II millenio a.C., veniva identificato un popolo – non popolo, disperso tra i due fiumi dall’Eufrate al Nilo, nomadi ribelli, fuorilegge, razziatori, talvolta mercenari, sono ricordati in monumenti Egizi ed in tavolette mesopotamiche. Il termine Habiru viene da alcuni associato per assonanza all’antico “ibri” (ebrei) anche se parlare di assonanza tra nomi oggetto di traduzioni, spesso soggettive, non mi pare appropriato.
Va aggiunto inoltre che l’arrivo degli Habiru in Egitto non può che essere successivo a quello degli Hyksos, la Bibbia ci racconta che quando Giuseppe entrò nelle grazie del faraone questi: <<……lo fece montare sul secondo carro d’onore……>> (Gen. 41:43), ma prima dell’arrivo degli Hyksos gli egiziani non conoscevano il carro ne i cavalli. Se gli Ebrei arrivarono veramente in Egitto fu sicuramente in un secondo tempo.
Restando ciascuno con le proprie convinzioni circa l’arrivo e la cacciata degli Habiru (ebrei) dall’Egitto vediamo di analizzare una delle tante ipotesi circa l’Esodo (le altre le vedremo quando parleremo di Akheneton e poi di Ramses II). La cacciata degli Hyksos coinciderebbe con l’esodo? Questa ed altre domande hanno fatto scorrere fiumi d’inchiostro e le risposte degli studiosi sono molto controverse, prove concrete non ne esistono o quasi e la letteratura trova ampio spazio per far correre la fantasia.
Ad un certo punto la Bibbia racconta che:
<<……. Giuseppe morì e anche tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione……>> (Esodo 1:6).
Con la morte di Giuseppe e dei suoi figli la vita di coloro che stavano in Egitto non cambiò di molto. Il libro dell’Esodo ci presenta un quadro più che confortante per quelli che continuarono a vivere in Egitto.
<<………e i figli di Israele divennero fecondi e sciamavano……..continuarono a moltiplicarsi e a divenire potenti………>> (Es. 1:7),
finché non sorse un nuovo faraone che non aveva conosciuto Giuseppe. Il nuovo faraone, preoccupato perché gli Habiru diventavano sempre più numerosi, li avrebbe ridotti in schiavitù per costruire Pitom e Pi-Ramses (Esodo 1:11), cosa che porrebbe quindi l’Esodo all’epoca di Ramses I o poco dopo.
Sono molte le indicazioni storico-archeologiche che contraddicono questa ipotesi, vediamole, Pitom, la “casa di Atum”, dal greco “Hοώων πόλις, era un’antica città egizia che si trovava nel Delta orientale del Nilo in quella zona detta dei Laghi Amari. Mentre Pi-Ramses venne costruita sotto Ramses I, Pitom non la costruirono gli ebrei, la città venne costruita durante il regno del faraone Horemheb, predecessore di Ramses I, non subì modifiche di alcun genere ne sotto Ramses I ne sotto il suo successore Seti I, venne solo ampliata, ma di poco, sotto Ramses II.
Torniamo ad Ahmose che scaccia gli Hyksos e con essi gli Habiru dall’Egitto, ma chi scaccia in realtà? Pensiamoci bene, come detto in precedenza, se gli ebrei giunsero in Egitto con gli Hyksos, o poco dopo, vi giunsero intorno al 1720-1750 a.C., e furono cacciati intorno al 1530 a.C., la loro permanenza fu quindi di 190 anni, non i 400 citati nella Bibbia (Gen. 15:13). Quasi due secoli di convivenza tra asiatici ed egiziani sicuramente influirono sulle reciproche relazioni, l’integrazione degli occupanti con gli autoctoni, matrimoni misti, relazioni di lavoro comune, amicizie, interessi, ecc. contribuirono certamente a creare un amalgama dal quale diventava difficile stabilire chi erano gli uni e chi gli altri. E’ una cosa che si è sempre verificata in ogni civiltà dove gli occupanti si sono fermati stabilmente. Quindi Ahmose scaccia tutti quelli che potevano essere identificati come nemici. I guerrieri, i comandanti, la corte ed i nobili più coinvolti, non credo però che abbia praticato una pulizia etnica anche perché, per le ragioni esposte sopra, sarebbe stato impossibile.
Dunque è lecito pensare che molti asiatici, ormai integrati, siano rimasti in Egitto. E’ ragionevole pensare che quelli del popolo che erano stati maggiormente “collaborazionisti” degli Hyksos anziché essere espulsi siano stati ridotti in schiavitù e costretti ai lavori forzati ma il resto del popolo non venne toccato. A questo punto si può pensare che un gruppo sparuto di coloro che furono espulsi, non certo quanti dice la Bibbia:
<<……..i figli d’Israele partivano da Rameses per Succot in numero di seicentomila uomini……..>> (Es. 12:37),
unito da qualche particolare interesse, magari anche religioso, sotto la guida di un capo, che si potrebbe configurare con il biblico Mosè, si sia diretto verso sud entrando nella penisola del Sinai, un territorio quasi del tutto desertico e tremendamente inospitale, quale ragione li spinse a dirigersi in quel deserto rimane un mistero. Quello che non si dice è, che se leggiamo bene la Bibbia, troviamo che gli eventuali seguaci di Giuseppe e Giacobbe non furono mai monoteisti puri, in Egitto onoravano una moltitudine di dei e questo ce lo conferma la Bibbia stessa:
<<……..e ora temete Yahweh e servitelo senza difetto…….e rimuovete gli dei che i vostri antenati servirono dall’altra parte del fiume e in Egitto…….>>. (Gios. 24:14).
Gli ebrei non adoravano il dio di Abramo, dalla lettura della Bibbia apprendiamo che si parla sempre del dio di Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe, non viene mai fatta menzione che il popolo fosse coinvolto in modo diretto. Sicuramente molti di loro avevano adottato gli dei egizi, tra questi uno in particolare Aton, il Sole che loro probabilmente chiamarono Adonai (forma plurale di Adon) o “Elohim”. Siamo soliti abbinare il dio Aton con il faraone Akhenaton anche se già in precedenza il culto di Aton era assurto a maggior livello. Ma di questo parleremo più avanti.

Le ipotesi circa l’esodo sono molte, passiamo ad un’altra.
Alcuni studiosi affermano che l’esodo in se potrebbe non essere avvenuto nel modo tradizionalmente inteso ma potrebbe riferirsi, secondo l’orientalista Mario Liverani, a quello che è stato chiamato “codice motorio”, infatti, l’espressione “esodo” (shè’t) e altre forme (vasha “uscire”), rientrano in tale definizione, ovvero all’uso di metafore legate al movimento usate per indicare il mutamento di appartenenza politica di una determinata regione o etnia da un dominio ad un altro o alla libertà. Al di là della cacciata degli Hyksos, per gli ebrei “uscire dall’Egitto” potrebbe aver semplicemente significato la “fine della dominazione egiziana sulla Palestina”, cosa effettivamente avvenuta nel passaggio dal Tardo Bronzo, quando la Palestina era sotto il dominio egiziano, e la prima età del ferro, quando, con l’invasione dei “Popoli del Mare”, i grandi imperi caddero in crisi e la Palestina raggiunse l’autonomia. Il termine “codice motorio” perse il suo significato verso la fine dell’VIII secolo a.C. quando la pratica assira di deportare i popoli vinti si diffuse presso altri popoli.
A questo punto però decido di fermarmi in quanto non vorrei farmi interprete di una o dell’altra ipotesi né confermare o smentire supposizioni di studiosi immensamente più competenti di me. Voglio solo citare il Prof. Francesco Lamendola che nel suo articolo del 2009 sul sito di “Arianna editrice” circa i fatti relativi all’esodo scrive:
<< Ci sono troppe cose che non quadrano nel racconto biblico dell’Esodo…….. noi non sappiamo quando sarebbe avvenuto. Non è che ignoriamo il momento preciso: ignoriamo tutto; ignoriamo i nomi dei faraoni che vi sarebbero stati coinvolti; ignoriamo il secolo in cui si sarebbero svolti; ignoriamo perfino se davvero vi era un popolo ebreo in Egitto, e, a maggior ragione, se esso vi fosse tenuto in condizioni di schiavitù. >>. Secondo Lamendola, quando si parla dell’antico Israele bisognerebbe tenere lo stesso atteggiamento spassionato e obiettivo di quando si parla di altri popoli evitando di mescolare il piano teologico con quello storico, <<……..ciò eviterebbe di fare della cattiva storia e, soprattutto, della pessima teologia………>>.
Fonti e bibliografia:
- Flavio Barbero, “La Bibbia senza segreti”, Grosseto : Magazzinidelcaos, 2008
- Francesco Lamendola, “Ci sono troppe cose che non quadrano nel racconto biblico dell’Esodo”, art. del 2009 sul sito di “Arianna editrice”
- Salima Ikram, “Antico Egitto”, Ananke 2013
- Gianpiero Lovelli, “L’Esodo degli Ebrei: mito o evento storico?” Su “Storie di Storia” 16 marzo 2017
- Pietro Rossano ed altri, “Nuovo Dizionario di Teologia Biblica”, Milano, edizioni Paoline, 1996
- Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, 2003
- Alessandro De Angelis e Andrea Di Leonardo, “Exodus. Dagli Hyksos a Mosè: analisi storica sull’Esodo biblico”, Altera Veritas, 2016
- Mario Liverani, “Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele”, Roma-Bari, Laterza, 2003
- Werner Keller, “La Bibbia aveva ragione”, Garzanti, 1956
- Carlos Alberto Bisceglia, “Alla ricerca del libro di Yahweh”, Cassandra 2, 2019
- Mario Tosi, “Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto”. Torino: Ananke, 2006
- Marco Crestani, “Hyksos, un mistero svelato”, In Storia, (rivista on line), 2009
- Israel Finkelstein, Neil A. Silberman. “Le tracce di Mosè. La Bibbia tra storia e mito”, Carocci, 2002)