Mai cosa simile fu fatta, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

LA XVIII DINASTIA

Di Grazia Musso

Il periodo della storia egiziana denominato “Nuovo Regno” può essere considerato come uno dei più floridi, sia dal punto di vista politico sia da quello storico-artistico.

È l’epoca degli Amenhotep ( I, II, III) e dei Tutmosis ( I, II, III,, IV), di Hatshepsut, dei Ramses ( I, II, III, IV-XI).

Di alcuni si possono tuttora vedere i volti osservando le mummie rinvenute nel 1881 nella cachette di Deir El – Bahari, nascondiglio al quale i sacerdoti tebani della XXI Dinastia ricorsero per preservare i corpi regali dalla profanazione.

Questo periodo, durato 465 anni dalla fondazione del Nuovo Regno alla scomparsa dell’ultimo ramesside, attraversò varie fasi, politiche e religiose: la prima parte della XVIII coincide con la cacciata degli Hyksos, mentre la svolta che portò all’inizio della seconda fase si ebbe con l’avvento di Amenhotep IV-Akhenaton.

L’arte toccò livelli di estrema ricercatezza….. nello scopo celebrativo di sovrani e nobili si affaccia anche il piacere estetico della creazione del bello che apre lo spirito alla contemplazione dell’opera.

A questo si aggiunge anche il fiorire delle mode, ciò si potrà notare sia nelle acconciature o nelle vesti, sia nelle scelte artistiche.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

I tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star

Antico Egitto – Maurizio Damiano – Electra

Foto dei libri su citati

Arte, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

I DIPINTI DELLA CAPPELLA FUNERARIA DI NEBAMUN

Di Ivo Prezioso

Nuovo Regno, XVIII Dinastia, molto probabilmente tardo regno di Amenhotep III, forse inizio regno di Amenhotep IV (ca. 1350 a. C.). Provenienza Tebe. Ubicazione attuale: Londra, British Museum. Dieci frammenti furono acquistati come parte della prima collezione Salt nel 1823; l’undicesimo (EA37981) fu acquistato da George Waddington e Richard Hanbury nel 1821 e donato al museo da sir Henry Ellis nel 1833.

Pittura su base di intonaco in calce e fango.

Introduzione

Gli undici frammenti della tomba di Nebamun, conservati al British Museum, rappresentano probabilmente uno degli esempi più belli (se non il più bello in assoluto) finora noti dell’arte pittorica dell’Antico Egitto. L’ubicazione della tomba è molto incerta, poiché non è ancora stato possibile associare i frammenti ad alcuna cappella di Tebe. Oltre ai frammenti del British Museum, pezzi più piccoli si trovano ad Avignone, Berlino e Lione, mentre altri tre sono stati fotografati al Cairo negli anni quaranta. Dieci dei frammenti del Museo erano tra gli oggetti portati in Gran Bretagna come parte della prima collezione di Henry Salt. Il dipinto fu scoperto nel 1820, ma i documenti forniscono poche informazioni sull’ubicazione della cappella. Uno dei frammenti berlinesi, raffigurante uomini che catturano quaglie, è stato visto durante gli scavi del marchese di Northampton nell’area di Dra Abul Naga (estremità settentrionale della necropoli) nel 1898/9. Ciò probabilmente causò un danno considerevole alla cappella della tomba, la cui ubicazione andò perduta e ora potrebbe essere stata occultata da una struttura recente.

Sebbene i frammenti siano definiti come appartenenti a Nebamun, il nome del proprietario non è conservato in modo chiaro da nessuna parte. L’esempio meno rovinato è alla fine del testo del frammento EA 37976, dove, dopo il titolo “scriba e contabile del grano”, segue una serie di segni la cui ricostruzione più probabile è “Nebamun”. Il nome fu infatti danneggiato durante il periodo amarniano, quando ogni riferimento al dio Amon, veniva sistematicamente distrutto. Il titolo del proprietario non è particolarmente elevato, ma nella necropoli tebana, sempre riconducibili alla media e tarda XVIII dinastia, si trovano numerose altre tombe, piccole ma splendidamente decorate, di altri detentori di questo e altri titoli simili.

Ed ora passiamo ad illustrare in dettaglio questi splendidi frammenti.

Scena di caccia nelle paludi. (Frammento EA 37977). Larghezza: 98 cm.

Il dipinto più noto mostra Nebamun che partecipa ad una battuta di “caccia agli uccelli nelle paludi”(Immagini n. 1,2,3,4,5,6). E’ rappresentato in posizione eretta e dominante in una piccola barca di papiro, in compagnia della moglie, dietro di lui, vestita con i suoi abiti migliori e con la figlia seduta tra le sue gambe. Sta per lanciare un bastone contro una serie di diverse specie di uccelli presenti all’interno e sopra un boschetto di papiro, mentre ne ghermisce tre con l’altra mano. Un gatto ha in bocca un’anatra e tra gli artigli altri due uccelli. Sono presenti numerosi pesci nello stagno. I colori e l’attenzione ai dettagli sono stupefacenti. Una caratteristica sorprendente, notata negli anni ’90, è l’uso della foglia d’oro per l’occhio del gatto. Una scena di questo tipo è di solito bilanciata da un’altra che mostra il proprietario della tomba mentre arpiona i pesci, e la fiocina, infatti, si intravvede nell’angolo in basso a sinistra. Due dei frammenti del Cairo mostrano la testa del proprietario della tomba e il bambino tra le sue gambe.

Immagine n. 1 Frammento EA 37977 La scena di caccia nelle paludi. In origine c’era un’altra metà della scena, che mostrava Nebamun che infilzava un pesce (l’arpione che infilza il pesce è ancora visibile in basso a sinistra). Questa parte è andata perduta, se si eccettuano due vecchie fotografie di piccoli frammenti di Nebamun e della sua giovane figlia. Gli artisti hanno catturato la qualità squamosa e lucente del pesce. Come si può osservare la composizione è caratterizzata da un dirompente contrasto dinamico che si genera tra l’imponente figura di Nebamun (se vogliamo ancora piuttosto convenzionale e tradizionale nella sua posa ben piantata e dominante, con la moglie Hatshepsut alle spalle e la giovane figlia tra le gambe) e la grande abbondanza di figure in movimento. Questa sensazione è ancor di più esaltata dalla sorprendente varietà e raffinatezza della colorazione, nonché dall’estrema cura dei dettagli. Inoltre, è evidente come sia stata volutamente tralasciata la precisa collocazione in registri simmetrici e ordinati a tutto vantaggio di una spontaneità inusitata. A mio avviso, in questo capolavoro sono già perfettamente ravvisabili quelli che saranno gli sviluppi dell’arte amarniana che approderà, nei suoi migliori esempi, ad una libertà espressiva e formale assolutamente straordinaria. (©The British Museum Masterpieces of Ancient Egypt)

La composizione non è, come verrebbe facile pensare, una semplice rappresentazione dei piaceri della caccia, ma è parte integrante del programma decorativo della tomba: l’interpretazione più plausibile è che la scena sia formata da una complessa serie di simboli che alludono alla riproduzione e alla rinascita, in questo caso nell’aldilà, che sarebbero assicurate da tali raffigurazioni nella cappella funeraria. Le fertili paludi erano viste, infatti, come un luogo di rinascita ed erotismo. La caccia agli animali potrebbe rappresentare il trionfo di Nebamun sulle forze della natura mentre rinasceva. Domina l’enorme figura ambulante di Nebamun, sempre felice e sempre giovane, circondato dalla vita ricca e varia della palude.

Immagine n. 2 Frammento EA 37977, particolare. Un gatto fulvo cattura gli uccelli tra gli steli di papiro. I gatti erano animali domestici, ma qui potrebbe anche rappresentare il dio Sole che caccia i nemici della luce e dell’ordine. Il suo insolito occhio realizzato con foglia d’oro allude ai significati religiosi di questa scena. Gli artisti hanno riempito ogni spazio con dettagli vivaci. La palude è piena di fiori di ninfea e di farfalle Tigre della pianura. Queste ultime sono dipinte in modo libero, suggerendo il disegno e la consistenza delle loro ali. (British Museum, Londra. Foto © Osama S. M. Amin, The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera)

Immagine n. 3 Frammento EA 37977, particolare di Nebamun il cui nome significa “Amon è il mio signore”. (British Museum, Londra Foto © Osama S. M. Amin, The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera).

Immagine n. 4 Frammento EA 37977, particolare. La moglie di Nebamun, Hatshepsut, è in piedi dietro di lui. Si notino l’elaborato copricapo e l’abito, che rimandano alla raffinatezza dell’epoca di Amenhotep III, nella quale sono ravvisabili chiari influssi orientali. (British Museum, Londra Foto © Osama S. M. Amin, The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera).

Immagine n. 5 Frammento EA 37977, particolare. La figlia di Nebamun siede sulla barca sotto la figura del padre. Con la mano destra stringe la gamba destra del padre, mentre la mano sinistra stringe un fiore di ninfea. È nuda. Da notare l’acconciatura, con la tipica treccia dell’infanzia. (British Museum, Londra Foto © Osama S. M. Amin, The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera).

Immagine n. 6 Frammento EA 37977 Ipotetica Ricostruzione dell’intera scena murale. Disegno di C. Thorne e R. B. Parkinson. Fotografie di altri frammenti per gentile concessione dell’Association d’Egyptologique Reine Elizabeth, Bruxelles. (British Museum, Londra Foto © Osama S. M. Amin, The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera).

Scena del Banchetto: Frammenti EA 37984 (larghezza 99,5 cm.), EA 37981 (Larghezza 50 cm.), EA 37986 (Larghezza 126 cm.)

Di questa scena, sono sopravvissuti 3 frammenti, i quali, disposti come mostrato (Immagine n. 7), rappresentano i quattro registri della rappresentazione di un banchetto. Tre dei registri mostrano ospiti intervenuti a questo evento, alcuni in coppia, altri in gruppi dello stesso sesso. Sia gli uomini che le donne sono vestiti con raffinati abiti bianchi con sottili soprabiti che aggiungono una tonalità di giallo all’ indumento principale. Tutte le donne hanno folte parrucche lunghe, mentre gli uomini indossano per lo più acconciature che arrivano alle spalle, anche se alcuni sono rasati (questa caratteristica sembra verificarsi solo nel gruppo degli uomini, dove gli stili si alternano).

Immagine n. 7: I Frammenti EA 37984, EA37981, EA 37986, così come attualmente esposti al British Museum. Un’intera parete della cappella mostra un banchetto in onore di Nebamun. Servitori e servitrici nude attendono amici e parenti del defunto. Gli ospiti sposati siedono a coppie su sedie raffinate, mentre le giovani donne si girano e parlano tra loro. Questa scena erotica di relax e ricchezza è qualcosa di cui Nebamun potrà godere per l’eternità. Gli ospiti riccamente vestiti sono intrattenuti da danzatori e musicisti, che siedono a terra suonando e battendo le mani. Le parole della loro canzone in onore di Nebamun sono scritte sopra di loro: “Il Dio della terra ha fatto crescere la sua bellezza in ogni corpo… i canali sono di nuovo pieni d’acqua e la terra è inondata dall’amore per lui”. (British Museum, Londra. Foto © Osama S. M. Amin The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera).

Il terzo registro mostra due gruppi di musiciste e cantanti, con una coppia di danzatrici nude nel gruppo di sinistra. I servitori, uomini e donne, servono tutte le coppie; ospiti e i musiciste recano sulla testa coni di grasso profumato. Queste ultime sono uno dei rari esempi nell’arte egizia in cui il soggetto è rappresentato di fronte anziché di profilo. Tali deroghe alle normali convenzioni si riscontrano solo nelle figure secondarie di rappresentazioni come questa.

Anche se si pensa che le scene del banchetto siano in qualche modo da porre in relazione col Festival della Valle di Tebe, quando la statua di Amon giungeva dal tempio di Karnak per visitare i santuari della sponda occidentale, non si tratta solo del semplice riflesso di una celebrazione. Vengono consumate bevande oltre che cibo e le figure portano alle loro narici fiori di loto (ninfea) o frutti di mandragola. L’intossicazione sembra un elemento importante e sia il loto, sia la mandragola con le loro proprietà narcotiche o allucinogene aiutavano i banchettanti ad avvicinarsi alla divinità.

Questi e altri simboli suggeriscono che queste scene esprimono ancora una volta il desiderio di rinascita dopo la morte, che era uno degli scopi della cappella tombale.

I frammenti superstiti, nella composizione originaria del dipinto, hanno la seguente sequenza: EA37984, EA37981, EA37986 (Immagini nn. 8, 9, 10 )

Nelle immagini seguenti e relative didascalie Immagini nn. 11, 12, 13 ) sono mostrati particolari del frammento EA37984.

Immagine n. 11 Frammento EA 37984, particolare. Giovani uomini siedono su file di sgabelli, accanto a un gruppo di giovani donne, sedute su sedie con cuscini. In un punto, gli artisti hanno modificato il disegno di questi sgabelli di legno e hanno corretto i loro primi schizzi con vernice bianca. (British Museum, Londra. Foto © Osama S. M. Amin The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera).

Immagine n. 12 Frammento EA 37984, particolare. Alcune delle musiciste sono ritratte mostrando i loro volti a figura intera. Questo è molto insolito nell’arte egizia e dà un senso di vivacità a questi personaggi che sono disegnati in modo meno formale rispetto agli ospiti più facoltosi. (British Museum, Londra. Foto © Osama S. M. Amin The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera).

Immagine n. 13 Frammento EA37984, particolare. Le giovani danzatrici sono rappresentate in modo fluido e armonioso. Sono nude, a parte i gioielli. (British Museum, Londra. Foto © Osama S. M. Amin The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera).

Nebamun ispeziona bovini e oche: Frammenti EA 37979 (larghezza 67,5 cm.), EA 37978 (Larghezza 115,5 cm.), EA 37976 (Larghezza 97 cm.)

Oltre alle rappresentazioni più esoteriche, le tombe della XVIII dinastia ne contengono altre, apparentemente, di vita quotidiana. Questi tre frammenti provengono dalla stessa parete, che mostrava due volte il proprietario della tomba, seduto su uno sgabello mentre ispezionava due scene, una di oche e una di bovini (Immagine n. 14).

Immagine n. 14 I frammenti EA37979, EA37978, EA37976 così come attualmente esposti al British Museum. Questi 3 dipinti fanno parte di una parete che mostra Nebamun mentre ispeziona le sue oche e i suoi bovini. Egli osserva gli allevatori che gli portano gli animali; i suoi scribi ne registrano la quantità. I geroglifici descrivono la scena e la conversazione dei dipendenti, che parlano e litigano tra loro, mentre fanno la fila. Nebamun è raffigurato come un uomo ricco e autorevole, che controlla un gran numero di servi e di animali. Tutto è studiato per mostrare il prestigio di Nebamun; è, infatti raffigurato in una scala più grande rispetto alle altre persone e in una posa formale. Anche la sua pelle è dipinta in modo diverso. (British Museum, Londra. Foto © Osama S. M. Amin The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera)

Si è conservata solo una di queste rappresentazioni di Nebamun (frammento EA 37979), che lo ritrae su un sedile pieghevole con schienale (Immagine n. 15). Nella mano sinistra tiene un bastone e nella destra lo scettro dell’autorità e un piccolo fascio di fiori. La sagoma in bianco e nero immediatamente sotto di lui è una rappresentazione della morbida pelle della seduta della sedia.

Immagine n. 15 Frammento EA37979. Nebamun siede su una sedia e ispeziona le sue oche e il suo bestiame. Sono visibili i resti di cinque registri verticali di geroglifici dipinti in policromia. (© Nigel strudwick, The British Museum Masterpieces of Ancient Egypt, pag. 174)

Nel frammento EA 37978, disposto a destra del precedente, (Immagine n. 16), gli allevatori sono raffigurati nelle loro mansioni in due sottoregistri; a sinistra uno scriba, che si distingue per l’abito più elaborato e la tavolozza sotto il braccio, presenta un pezzo di papiro a Nebamun, presumibilmente, con il conteggio delle oche.

Immagine n. 16 Frammento EA37978. Il registro superiore, frammentario, mostra lavoratori in piedi, davanti a uno stormo di oche, mentre presentano un cesto di uova a due scribi seduti, che registrano i prodotti. Nel registro inferiore gli allevatori arrivano con una grande quantità di oche e un uomo presenta altri uccelli in stie. Uno scriba sta leggendo l’elenco dei prodotti alla grande figura seduta di Nebamun (Visibile nel frammento EA37979), verso il quale erano orientati entrambi i registri superiori. I tre registri verticali e un registro orizzontale di testi geroglifici dipinti di nero sono rivolti nella stessa direzione delle persone che pronunciano ciò che è scritto. Lo scriba tiene sotto il braccio il suo astuccio scrittorio e presenta un rotolo di papiro a Nebamun. É ben vestito e presenta un leggero accumulo di grasso sullo stomaco, a indicare la sua posizione agiata. Accanto a lui, ci sono cassapanche per i suoi registri e una borsa contenente i suoi strumenti di scrittura. I contadini si inchinano e fanno gesti di rispetto verso Nebamun. L’uomo dietro di loro impugna un bastone e dice loro: “Sedetevi e non parlate!”. Le oche sono dipinte come un’enorme e vivace massa che becca il terreno e sbatte le ali. (© Nigel strudwick, The British Museum Masterpieces of Ancient Egypt, pag. 175)

Nella scena inferiore (Immagine n. 17), i mandriani guidano il loro bestiame, che viene contato e registrato da scribi rappresentati a sinistra.

Immagine n. 17 Frammento EA 37976. É diviso in due registri. Nel registro superiore una mandria di bovini viene portata a Nebamun; davanti ai bovini i mandriani si inchinano a uno scriba in piedi che effettua le registrazioni.. La didascalia geroglifica verticale è danneggiata e sono leggibili solo alcune frasi. Nel registro inferiore un uomo guida il bestiame verso alcuni scribi seduti. Sopra, sono ancora visibili due registri orizzontali di geroglifici. L’alternanza dei colori e dei tratti dei bovini crea un superbo senso di movimento. Gli artisti hanno volutamente omesso di rappresentare alcune zampe dei bovini per preservare la chiarezza del disegno. Il mandriano sta dicendo al contadino che lo precede in coda: “Forza! Allontanatevi! Non parlate in presenza del lodato! Egli detesta la gente che parla… Passate avanti con calma e ordine… Egli conosce tutti gli avvenimenti, lo scriba e responsabile del grano di [Amon], Neb[amun]”. (© Nigel strudwick, The British Museum Masterpieces of Ancient Egypt, pag. 175)

Le scene sono accompagnate da didascalie idealizzate di ciò che avrebbero potuto dire alcuni degli uomini presenti; il testo più lungo della scena del bestiame è pieno di elogi per Nebamun.

Come in tutti questi dipinti, il livello di dettaglio è notevole; ogni creatura è chiaramente differenziata, grazie all’uso accurato di pigmenti diversi, in modo che nessun animale di colore simile sia adiacente.

Immagine n. 18 Frammento EA 37976, particolare. Il nome del dio Amon è stato cancellato in questa didascalia, anche quando compare nel nome di Nebamun. Poco dopo la sepoltura di Nebamun, il faraone Akhenaton (1352-1336 a.C.) fece cancellare il nome di Amon da tutti i monumenti nell’ambito delle sue riforme religiose. (British Museum, Londra. Foto © Osama S. M. Amin The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera).

Scene come queste hanno anche un significato più profondo; proiettano la personalità e la ricchezza di Nebamun nell’aldilà e aiutano a creare un mondo in cui il suo spirito possa risiedere dopo la morte.

Immagine n. 19 Ipotetica Ricostruzione dell’intera scena comprendente i tre frammenti illustrati. (©Disegno di C. Thorne e R. B. Parkinson, https://www.britishmuseum.org/collection/object/Y_EA37979)

IN AGGIORNAMENTO

Fonti: Nigel Strudwick, The British Museum Masterpieces of Ancient Egypt (ed. The British Museum Press)

Osama S.M. Amin, The Egyptian Tomb-Chapel Scenes of Nebamun at the British Museum, pubblicato il 26 Luglio 2016 in Ancient History et Cetera

Nuovo Regno, Statue, XVIII Dinastia

LA STATUETTA DI KHA

Di Patrizia Burlini

Nr. inv.: S. 8335 (statuetta) – 8336 (ghirlanda)
Materiale: Legno (statuetta) – vegetali (ghirlanda)
Dimensioni: 48 x 12 x 27,5 cm
Datazione: 1425–1353 a.C.
Periodo: Nuovo Regno
Dinastia: XVIII dinastia
Regno: Amenhotep II / Tutmosi IV / Amenhotep III
Provenienza: Deir el-Medina / tomba di Kha (TT8)
Acquisizione: Ernesto Schiaparelli
Collocazione: Sala 07 Vetrina 05 – Museo Egizio Torino

Tra le scoperte più importanti di sempre a Deir El Medina va annoverata la tomba intatta di Kha e Merit, gioiello del Museo Egizio di Torino. Tra i tanti meravigliosi oggetti trovati, uno dei miei preferiti è la statuetta di Kha, con ghirlande di fiori freschi.

Per l’iscrizione, si veda: https://laciviltaegizia.org/2023/01/03/la-statuetta-di-kha-liscrizione/

Qui sotto la didascalia del Museo:

“Statuetta di Kha”

Osservando la disposizione del corredo nella tomba si nota una peculiare composizione di oggetti che ha probabilmente il fine di restituire l’immagine di Kha seduto sul suo seggio mentre riceve le offerte. Proprio davanti al suo sarcofago esterno, in una posizione di rilievo al centro della camera funeraria, era infatti collocata una splendida sedia con spalliera, decorata con immagini floreali e con iscrizioni volte ad assicurare all’anima del defunto “ogni cosa buona e pura”. Sopra un telo decorato, adagiato sulla sedia, erano posizionati vari oggetti: al centro si trova una statuetta in legno del defunto, ornata da due ghirlande miniaturistiche poste intorno alle sue spalle e ai suoi piedi; un ushebty era appoggiato alla spalliera, mentre un sarcofago in miniatura, del tutto simile ai sarcofagi esterni quadrangolari di Kha e Merit, conteneva un altro ushebty e i modelli di alcuni strumenti di lavoro per ushebty (una zappa e un bilanciere).

Mia foto 2022

Nuovo Regno

L’ANATRA PORTAPROFUMI

Di Ivo Prezioso

Mi ha molto colpito questo contenitore per profumi, apparso sul N. 19 del maggio 2019 della rivista NileMagazine. Lo trovo straordinariamente raffinato ed elegante. La didascalia recita: Contenitore per cosmetico a forma d’anatra © WALTERS ART MUSEUM, BALTIMORA. INV. NO. 71.519

Le ali di questo affascinante contenitore per cosmetici, realizzato in avorio di ippopotamo/elefante ed osso, si aprono verso l’esterno, rivelando il vano in cui inserire il prodotto.

La coda dell’ anatra è legata alla fertilità e alla rigenerazione, come a simboleggiare che il trucco contenuto in un oggetto avente queste sembianze avrebbe aiutato il suo utilizzatore a compiere una vera e propria magia di ringiovanimento e rigenerazione. Il reperto è datato al Nuovo Regno.

Trovo assolutamente straordinaria la realizzazione delle ali mobili e la loro decorazione.

Foto: The Walters Art Museum, Baltimora MD

Nuovo Regno, Oggetti rituali

IL GIARDINO FUNERARIO

Di Patrizia Burlini

Qui è rappresentato il particolare di un rilievo dalla Tomba di Renni a El Kab (Renni era nomarca di el Kab per Amenhotep I e Grande Sacerdote di Nekhbet), raffigurante due danzatori muu con copricapo (in basso a destra) in piedi all’interno di un edificio, accanto a un giardino con piscina rettangolare, palme, sicomori e due obelischi. Il dio funerario Anubi si trova in una sacrario a sinistra.

Secondo Emma Brunner-Traut in “Der Tanz im Alten Ägypten (La danza nell’antico Egitto, 1938)“ gli spazi che si trovano sopra i due muu sono probabilmente una rappresentazione delle stanze interne dell’edificio mentre questo giardino rappresenta il giardino ideale per gli Egizi della XVIII Dinastia, con alberi, obelischi ed una bella piscina.

Forse avrete notato anche un particolare nel giardino e cioè un reticolo verde. Si tratta del cosiddetto Giardino Funerario, un rettangolo di circa 3 x 2 metri, diviso in compartimenti interni destinati ad ospitare diverse varietà di fiori , piante e frutti dal valore simbolico, soprattutto durante i riti funerari. Tra di esse l’albero della Persea (rinascita), i fiori di loto (rinascita), la lattuga (fertilità), il tamarisco ecc

Ebbene, nel 2017 gli archeologi spagnoli del Progetto Djehuty diretto dal Prof. José Manuel Galán hanno ritrovato per la prima volta, sulla collina di Dra Abu el-Naga, vicino a Luxor, un antico giardino funerario, di fronte alla tomba di Sinuhé, un alto funzionario egiziano vissuto nel 1900 a.C., durante il regno del faraone Sesostri I, XII Dinastia.

Il giardino funerario scoperto dal Progetto Djehuty diretto dal Prof. José Manuel Galán, sulla collina di Dra Abu el-Naga, vicino a Luxor
Altra immagine del giardino funerario scoperto da Progetto Djehuty diretto dal Prof. José Manuel Galán sulla collina di Dra Abu el-Naga, vicino a Luxor

Nel giardino era ancora presente la radice e il tronco di un tamarisco e una ciotola con frutta e datteri, resti di un’offerta rituale.

Una ricostruzione del giardino funerario scoperto da Progetto Djehuty diretto dal Prof. José Manuel Galán sulla collina di Dra Abu el-Naga, vicino a Luxor

Tra i semi identificati nel giardino, sono stati trovati coriandolo, un tipo di cucurbitacee, simile a un melone non dolce, e parti di fiori della famiglia delle asteracee.

La ciotola con i datteri d la frutta trovata lungo il recinto del giardino funerario

Fonti:

Approfondimenti:

Cose meravigliose, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

LA MUMMIA DI TUTANKHAMON

Di Andrea Petta

Carter 256 – Museo Egizio del Cairo

La mummia del Faraone fu probabilmente la parte più deludente della scoperta della tomba. Visto che alcune delle mummie trovate nella DB320 erano in ottime condizioni (soprattutto quelle di Sethi I e Ramses II) nonostante fossero state parecchio “sballottate” in tempi antichi e moderni, ci si aspettava di trovarsi di fronte ad una sorte di capolavoro dell’arte imbalsamatoria egizia.

Come tutti sappiamo, purtroppo così non fu. L’eccesso di unguenti e resine versate sulle spoglie del re avevano creato una sorta di “combustione” della parte organica, ma si è ipotizzato che anche altre cause abbiano contribuito al non perfetto stato di conservazione.

L’ESAME ORIGINALE

Forse la più strana sala autoptica della storia: nel corridoio esterno della tomba di Seti II il Prof. Derry effettua la prima incisione sul corpo mummificato di Tutankhamon. A sinistra Carter, chinato verso la mummia, e, più indietro, Mace. A destra, accovacciato, Saleh Bey Hamdi in rappresentanza del governo egiziano.

L’esame della mummia è stato effettuato dal Prof. Derry del Cairo, assistito dal dottor Saleh Bey Hamdi l’11 novembre del 1925, in una sala autoptica inusuale: il corridoio esterno della tomba di Sethi II. Si vide subito che le bende erano estremamente fragili e non sarebbe stato possibile svolgerle; Lucas suggerì quindi di impregnarle di paraffina e tagliarle in modo da non compromettere la disposizione originaria sia di bende che degli oggetti rituali frapposti ad esse. Dei tamponi di lino erano stati inseriti per mascherare le protuberanze causate dagli oggetti e per ricomporre la figura di un giovane tonico.

Un altro momento dell’esame autoptico.

In tutto ben 143 oggetti furono ritrovati tra le bende della mummia.

Nel complesso l’altezza della mummia risultò di 1,63 m, ma dalla lunghezza delle ossa degli arti è stato calcolato che Tutankhamon fosse alto 1,68 metri – un’altezza compatibile con quella delle due statue-guardiano all’ingresso della camera sepolcrale che lo raffigurano. L’età calcolata dalla ossificazione delle epifisi delle ossa lunghe risulta tra i 18 ed i 20 anni al momento della morte.

Gli arti del Faraone erano stati fasciati singolarmente prima di essere richiusi nella fasciatura esterna. Le braccia flesse sull’addome, e non incrociate sul petto, in posizione nettamente anomala per un Faraone egizio; l’avambraccio sinistro più in alto del destro ed entrambi ricoperti di braccialetti. Dita di mani e piedi erano avvolte in guaine d’oro su cui erano riprodotte le unghie e le prime falangi; i piedi calzati con sandali d’oro lavorati a sbalzo per imitare una suola di giunchi intrecciati.

La testa mozzata, con ancora indosso la cuffietta di lino ma senza fascia d’oro, 1925. Un chiaro “indizio” di come la salma sia stata smembrata e poi ricomposta.

Quando fu scoperto il volto, le narici erano chiuse da una sostanza resinosa, di cui uno strato era stato passato sugli occhi e sulle labbra della salma. Gli occhi non erano però stati trattati in modo particolare e mantenevano ancora le lunghe ciglia del Faraone. Il naso leggermente schiacciato dalle bende; le orecchie piccole, con i lobi forati (non piccoli i fori, 7.5 mm di diametro).

Una cicatrice sulla guancia sinistra, in corrispondenza con uno strato più sottile del metallo della maschera nello stesso punto ed alla puntura di insetto di Lord Carnarvon, è stata ovviamente sottolineata dagli amanti della maledizione del Faraone, tra cui Lady Carnarvon…

La radiografia della maschera con evidenziato il punto più sottile sulla guancia sinistra, dove si era ferito anche Lord Carnarvon, corrispondente ad una cicatrice sulla guancia del Faraone

Derry annotò una netta prominenza della parte occipitale del cranio, attribuendo una stretta parentela con lo scheletro ritrovato nella tomba KV55, all’epoca identificato come Akhenaton. La cavità del cranio era vuota, a parte un residuo di sostanza resinosa secondo la pratica di mummificazione dell’epoca.

I denti del giudizio erano appena spuntati, confermando la giovane età del faraone al momento della morte.

L’incisione addominale per rimuovere i visceri era quasi orizzontale, sul lato sinistro del corpo, quindi un’altra anomalia rispetto ad altre mummie della XVIII Dinastia, in cui il taglio è molto più verticale. La piastra d’oro posta di solito a chiusura dell’incisione era assente (forse spostatasi?). Non era presente nel petto né il cuore originale né un amuleto del cuore sostitutivo, ennesima anomalia.

La differenza tra le incisioni praticate per estrarre gli organi interni tipiche della XVIII Dinastia (a sinistra ed al centro) e quella praticata sul corpo di Tutankhamon (a destra). Da “Tutankhamen il Faraone dimenticato” di Philipp Vanderberg.

Il regale membro era trattenuto in posizione eretta dalle fasciature della zona genitale, unico caso conosciuto finora.

Carter fu pesantemente criticato per la scelta di eseguire un esame completo della mummia da chi riteneva più giusto lasciare indisturbato il corpo del Faraone. Ma, come abbiamo visto, la pessima esperienza di quanto successo con Amenhotep II, la cui salma è stata dilaniata a caccia di oggetti preziosi poco tempo dopo essere stato nuovamente inumato nella sua tomba, aveva tolto ogni dubbio agli scopritori su cosa fare.

Alcuni dei disegni con cui Carter annotò la posizione di ogni singolo oggetto ritrovato tra le bende del Faraone

Ma l’estrazione della salma dall’ultima bara e dalla maschera funebre non fu senza danni: la testa fu spiccata dal corpo, come pure tutti gli arti lunghi. Altri danni furono inferti, misteriosamente anni dopo.

Un’altra foto “traditrice”: la mano sinistra mozzata, fotografata per mettere in evidenza le guaine d’oro poste sopra le dita e gli anelli con i cartigli di Tutankhamon

Tutankhamon al momento della re-inumazione, 1926

L’ESAME DEL 1968

Una seconda autopsia fu effettuata nel 1968 dal Prof. Harrison di Liverpool (ricordate? Quello che aveva determinato l’età dell’occupante della KV55 in 20-22 anni, togliendo credito all’identificazione come Akhenaton) e per la prima volta il corpo di Tutankhamon fu radiografato.

Qualcosa era però successo nei 40 anni intercorsi.

La mummia fu riesumata pesantemente danneggiata. La cassa toracica sfondata, mancavano lo sterno, diverse costole, le clavicole; le palpebre asportate, il pene disperso (ritrovato anni dopo). Le braccia erano in posizione distesa lungo i fianchi e non più incrociate sull’addome. Era stata rubata la calottina che copriva il cranio. Nessuno sa cosa sia successo, né è facile fare delle ipotesi. Il corpo era stato fotografato ricomposto al momento della nuova tumulazione nel sarcofago, ed era apparentemente integro.

Nel dettaglio le differenze tra la foto del 1925 e lo stato attuale. Manca la cuffia in lino, le palpebre risultano asportate/distrutte, sono sparite le clavicole, il collare che si pensa coprisse lo squarcio sul petto (ma le costole sono ben presenti nella prima foto), le braccia hanno cambiato posizione

Da notare che Harrison non menzionò affatto queste anomalie nella sua pubblicazione; il suo scopo era soprattutto l’analisi del cranio e della colonna vertebrale.

Comunque, l’esame radiografico non mostrò traccia di incidenti mortali. L’analisi delle vertebre le mostrò normali, nessuna traccia di tubercolosi. Un frammento d’osso fu visto all’interno della scatola cranica, inizialmente individuato come un frammento staccatosi dalla cavità nasale durante il processo di mummificazione, ma poi oggetto di illazioni su una presunta ferita da mazza o da freccia.

La radiografia del cranio del 1968. I due diversi strati di resina visibili sotto la calotta cranica, in alto, ed a destra nella zona occipitale sono indicati dalle frecce nere. Vicino a quest’ultima, il frammento d’osso che ha generato le ipotesi di assassinio del re (freccia dritta bianca). La freccia curva bianca indica il possibile secondo percorso di estrazione del cervello attraverso il forame magno

Ma – altra anomalia – la sostanza resinosa si era solidificata nel cranio in DUE posizioni differenti, una prima mentre il corpo era disteso ed una seconda con la testa rivolta verso il basso, in posizione capovolta. Probabilmente una seconda operazione di asportazione del cervello è stata effettuata dal forame magno posteriore, non si capisce perché in posizione capovolta.

Nel 1978 una seconda riesumazione fu effettuata dall’ortodontista James Harry per ottenere delle immagini migliori della dentizione del faraone, cosa che era stata impossibile nel 1968. A causa di tensioni politiche, era stato impossibile portare il corpo di Tutankhamon fuori dalla tomba, quindi le radiografie erano state fatte con un apparecchio portatile.

Nel 1978 venne effettuata una radiografia molto più definita e precisa rispetto a quella del 1968. Il frammento d’osso è molto più visibile, come anche la sedimentazione della resina usata

LA TAC DEL 2005

5 gennaio 2005: Zahi Hawass presiede l’apertura della prima bara per prelevare il corpo del Faraone e sottoporlo ad una TAC

Una TAC è stata effettuata nel 2005, voluta da Zahi Hawass per controllare l’ipotesi di un assassinio del Faraone.

Viene estratta nuovamente la cassa in legno riempita di sabbia in cui era stato inumato il Faraone nel 1926

L’esito riportato fu che:

L’intera squadra concorda sul fatto che NON ci sono prove di un omicidio presenti nel cranio di Tutankhamon. Non c’è NESSUNA zona sul retro del cranio che indichi un colpo parzialmente guarito. Ci sono due frammenti ossei all’interno del cranio. Questi non possono essere stati causati da una ferita prima della morte, poiché sarebbero rimasti intrappolati nel materiale per l’imbalsamazione. Il team scientifico ha abbinato questi pezzi alla vertebra cervicale fratturata e al forame magno, e ritiene che questi siano stati rotti durante il processo di imbalsamazione o dal team di Carter”.

L’esame rivelò però una frattura del femore sinistro, quasi all’altezza del ginocchio (la cui rotula era allentata e fu staccata durante la prima autopsia), una frattura presumibilmente perimortem (ma questo fatto è stato contestato) – di per sé non mortale, ma la cui infezione avrebbe potuto essere fatale. Altri studiosi credono però che la frattura sia stata causata dal team di Carter (nessuna evidenza di ematoma alla TAC); la questione è aperta.

Indicata dalla freccia a sinistra la frattura del femore che si ipotizza sia dovuta ad un incidente con il carro

LE DIVERSE IPOTESI

Il corpo del Faraone preparato per la TAC del 2005

Nel corso del tempo sono state azzardate diverse affermazioni su Tutankhamon (in parte derivate dall’iconografia di Akhenaton), senza un reale fondamento. Vediamone alcune:

Forbes (1998): era debole a causa degli incroci fra consanguinei. PERÒ: la madre putativa Kiya non era consanguinea di Akhenaton

Weller (1972): soffriva di ginecomastia ed infertilità. PERÒ: i due feti trovati nella tomba indicherebbero che Tutankhamon fosse fertile

Smith (1923): soffriva della sindrome di Froelich (come suggerito per Akhenaton al tempo). PERÒ: entrambi erano fertili.

Burridge (2000): soffriva della sindrome di Marfan (deficit di tessuto connettivo con danni diffusi a scheletro, occhi, cuore ed altri organi). PERÒ: nessuna prova trovata nell’analisi genetica di Hawass del 2010

Creizel (1980): era celiaco (?). PERÒ: nessuna prova tangibile

Walsche (1973): definisce una “sindrome di Tutankhamon” (sviluppo seno, prominenza addominale, piede piatto). PERÒ: ipotesi derivata dalla raffigurazione in alcune statue, nessuna evidenza sul corpo

Boyer (2003): soffriva della Sindrome di Klippel-Feil (fusione delle prime due vertebre cervicali e ridotta possibilità di movimento). PERÒ: nessuna evidenza nella TAC del 2005

Doherty (2002) e Hawass (2010): soffriva di sindromi malformative del piede destro e piede sinistro equino, testimoniato anche dai 120 bastoni trovati nella tomba. PERÒ: nessuna evidenza nell’esame del 1925, contestazioni di esperti sul piede equino, presenza di bastoni cerimoniali in diverse altre tombe.

Doherty (2002): la testa rasata del Faraone suggerisce che i medici cercassero una lesione cerebrale o l’origine di una patologia. PERO’: era pratica comune per i nobili radersi ed usare parrucche per ragioni igieniche.

Sempre Doherty (2002): Tutankhamon soffriva di *pectus carinatum* o “petto del piccione” (protrusione sterno e costole). PERO’: nessuna evidenza nei ritratti del re; sterno e costole sono andate perse e nessuna possibilità di verifica

Ashrafian (2012): era epilettico. PERÒ: nessuna prova tangibile

El-Mahdy (1999) e Doherty (2002): aveva un tumore cerebrale (meningioma). PERÒ: nessuna evidenza dall’esame del cranio e dalla TAC

Le prime immagini della TAC

Sempre Zahi Hawass ha pubblicato nel 2010 un contestatissimo lavoro (Ancestry and pathology in King Tutankhamun’s Family. Journal of the American Medical Association 303, 638–647 (2010) in cui ipotizzava la malaria come causa principale di morte di Tutankhamon sulla base del ritrovamento di frammenti del DNA del Plasmodium falciparum nel corpo del Faraone. In realtà la malaria era endemica nell’Antico Egitto, e la malaria nelle zone endemiche può avere esiti fatali nei bambini piccoli e nelle donne incinte, non negli adulti. È altamente improbabile che il giovane regnante sia morto per questo. Curiosità: il gruppo sanguigno del Faraone era A+, lo stesso dello scheletro della KV55 (Akhenaton/Smenkhare).

Le lesioni metatarsali al piede sinistro di Tutankhamon e l’accorciamento del secondo dito dello stesso piede sarebbero invece sintomi di anemia falciforme, una patologia dimostrata già nell’Egitto predinastico. Anche il prognatismo mascellare (overbite) mostrato nella scansione del 2005 sarebbe compatibile con una diagnosi di anemia falciforme (Timman e Meyer, 2010).

La testa, oggi

La frattura al femore ha alimentato l’ipotesi di una ferita per una caduta dal carro, presumibilmente durante una battuta di caccia. La ferita infetta avrebbe ucciso il Faraone. Da notare però che secondo alcuni studiosi la frattura risalirebbe alle “manovre” di carter per liberare il corpo del Faraone

Le costole sono un altro mistero: secondo Benson, il taglio sui monconi rimasti sono troppo netti per essere stati fatti su un osso di 3000 anni fa (si sarebbero sbriciolati); secondo lui sono stati effettuati dall’imbalsamatore che si era trovato davanti un corpo dilaniato, con uno squarcio sul petto con perdita del cuore e dello sterno. Uno scenario molto cruento, coperto sulla mummia da un collare di perline posto direttamente sulla pelle della salma e che avrebbe coperto lo squarcio.

In definitiva le principali ipotesi finora formulate comprendono:

1) Un assassinio da parte di una congiura di palazzo.

Elementi a favore: morte improvvisa di un giovane apparentemente ben nutrito anche se gracile; periodo storico molto critico; mancanza di un erede diretto. Candidati colpevoli: Ay o Horemheb

Elementi contro: non ci sono tracce di ferite intenzionali inferte; il frammento di osso nel cranio sembra conseguente alla procedura di mummificazione

2) La malaria

Elementi a favore: tracce di DNA del Plasmodio della malaria sono stati ritrovati nella salma di Tutankhamon

Elementi contro: in un’area dove la malaria era endemica è estremamente improbabile che un giovane adulto ben nutrito e ben curato possa soccombere alla malattia

3) Un incidente con il carro

Elementi a favore: le fratture del femore e (forse) delle costole sarebbero compatibili con un incidente con il carro da caccia o da guerra, oppure dal calcio di un cavallo. Le anomalie dell’imbalsamazione potrebbero essere dovute ad una procedura approssimativa “sul campo”. Nel Talmud si fa (forse) riferimento ad una caduta di un Faraone dal carro.

Elementi contro: secondo diversi esperti, le fratture sono post-mortem, probabilmente risalenti al 1925 nel caso del femore e al periodo tra il 1925 ed il 1968 per le costole. Improbabile che il re fosse così inesperto da subire il calcio di un cavallo.

4) Una malattia ereditaria (epilessia; anemia falciforme)

Elementi a favore: alto grado di consanguineità nella XVIII Dinastia, elementi scheletrici compatibili

Elementi contro: la presunta madre di Tutankhamon, Kiya, non era parente del presunto padre, Akhenaton; mancanza di prove dirette

5) Ucciso da un ippopotamo

Elementi a favore: lo squarcio nel torace; assenza del cuore; assenza dello scarabeo del cuore (Harer, 2006). Curiosamente, la stessa morte descritta da Manetone per Menes, il primo Faraone

Elementi contro: nessuna certezza che lo squarcio sia avvenuto ante mortem; mancata descrizione dello squarcio nell’autopsia di Derry. La guardia personale del Faraone lo avrebbe protetto (precedente caso di Tuthmosis III con un elefante)

6) Avvelenato

Elementi a favore: nessuno, o meglio, la mancanza di altri indizi evidenti della causa di morte di un giovane nobile

Elementi contro: nessuna prova

Fino all’emergere di nuove evidenze, la causa della morte di Tutankhamon rimarrà un mistero

Tutankhamon, ad oggi, riposa così. A causa dello spostamento della prima bara al GEM per il restauro non è più nella camera sepolcrale ma nell’Anticamera. Privato dei sacrari, del sarcofago, delle bare e della maschera, spogliato di ogni amuleto protettivo. Dilaniato, spezzato, tagliato letteralmente in due e pietosamente ricomposto. Forse non esisteva un altro modo, ma di tutto ciò che era presente nella sua tomba, forse quello che ha ricevuto meno cure e meno attenzioni è stato proprio lui.

FONTI:

  • Howard Carter, Tutankhamon. Mondadori 1984
  • Thomas Hoving, Tutankhamon. Mondadori 1995
  • Henry James, Tutankhamon – Edizioni White Star
  • Nicholas Reeves, The Complete Tutankhamun, 1998
  • The Griffith Institute, Tutankhamun: Anatomy of an Excavation. The Howard Carter Archives
  • Forbes D. et al. Tutankhamen’s Missing Ribs. KMT San Francisco, 2007
  • Boyer R et al. The Skull and Cervical Spine Radiographs of Tutankhamen: A Critical Appraisal. American Journal of Neuroradiology Jun 2003, 24 (6) 1142-1147
  • Harer, W. Benson. “New Evidence for King Tutankhamen’s Death: His Bizarre Embalming.” The Journal of Egyptian Archaeology 97 (2011): 228–33.
  • Rühli, F.J., Ikram, S., Purported medical diagnoses of Pharaoh Tutankhamun, J. Comp. Hum. Biol. (2013),
Nuovo Regno, XVIII Dinastia

LE PLACCHE DELLA FAMIGLIA DI AMENHOTEP III

LA PLACCA DI HENUT TANEB

Di Luisa Bovitutti

In questa placca finemente incisa la principessa Henut Taneb è raffigurata accanto ai suoi genitori Tiye e Amenhotep III ed a sua sorella Isis; l’oggetto è realizzato in corniola, una pietra semipreziosa che gli Egizi chiamavano “sole al tramonto” e ritenevano capace di allontanare il malocchio e di garantire la pace.

Questo splendido reperto, probabilmente parte di un bracciale, è custodito al MET di New York.

La placca misura cm. 2,3 in altezza, cm. 4,1 in larghezza e cm. 0,2 in spessore e raffigura al centro Amenhotep III in trono, con la doppia corona, il flagello e lo scettro uncinato (sopra di lui il cartiglio con il suo nome di incoronazione Neb-maat-ra); davanti a lui, in piedi, le due figlie Henut Taneb e Iside (o Iset) sormontate dai cartigli dei loro nomi, che tengono in una mano il segno ankh e nell’altra un sistro.

Alle spalle del re, su di un trono più piccolo di quello del consorte, la grande sposa reale Tiye (identificabile dal cartiglio inciso sopra di lei), che indossa un abito lungo e stretto, collana e bracciali ed un copricapo ornato da due alte piume; dietro la regina si trova il portatore di flabello.

La circostanza che i nomi delle figlie di Amenhotep III siano iscritti in un cartiglio, privilegio riservato ai sovrani ed alle regine, inducono a ritenere che egli le sposò; il titolo di “Grande sposa reale” è tuttavia attestato solo per Sitamon e per Iside, le due sorelle maggiori di Henut Taneb.

FONTI

LE PLACCHE DEL GIUBILEO

Di Luisa Bovitutti

Howard Carter fu incaricato da Lord Carnarvon di cercare reperti egizi per la sua collezione, e nel 1912 acquistò altre tre placche simili a quella di Henut Taneb, anch’esse in origine probabilmente incastonate nell’oro a formare un bracciale; nel 1926, dopo la morte del Lord, essi furono comprati da Edward S. Harkness che li donò al Met di New York, ove si trovano tuttora.

Le squisite incisioni, realizzate con estrema maestria su di una pietra difficile da lavorare per la sua durezza, inducono a ritenere che le placche siano state prodotte dagli artigiani reali; due di esse, in corniola, commemorano forse uno degli heb sed del sovrano, che appare con l’abito tradizionale del giubileo con la sua regina e in un caso anche con due principesse, che gli porgono la “palma degli anni” come augurio di un regno lungo e prospero.

Nella seconda di esse Amenhotep III è rappresentato nel momento della cerimonia in cui, dopo aver rinnovato le sue forze vitali, viene incoronato nel doppio padiglione e compare sia come re del Basso Egitto indossando la corona rossa che come re dell’Alto Egitto indossando la corona bianca.

Sul padiglione splende il disco solare alato e ad entrambi i lati la regina Tiye è in piedi di fronte a lui.

Sul lato sinistro, un piccolo cartiglio lo designa “Nebmaatra, dotato di vita” e Tiye porta il segno Ankh verso il viso del marito e con la mano destra tiene una “palma degli anni”; sul lato destro, la regina presenta con la mano destra il cartiglio del marito e con la mano sinistra tiene un’altra “palma degli anni”.

La scena è incorniciata da due colonne di geroglifici. A sinistra: “Il buon dio, Signore delle Due Terre, Neb-maat-ra, dotato di vita eterna”; a destra: “Figlio di Re, dal suo corpo, Amenhotep, sovrano di Tebe, dotato di vita eternamente”.

FONTI:

LA PLACCA DI TIYE COME SFINGE

Di Patrizia Burlini

La terza placca intagliata in corniola, parte di un braccialetto, probabilmente raffigura la regina Tiye sotto forma di sfinge alata, che tiene tra le mani il cartiglio con il prenome di Amenhotep III, Neb-Maat-Re.

Da notare il copricapo indossato dalla regina sfinge: molto simile al tipico copricapo indossato da Nefertiti.

Le piante sulla sommità della corona forniscono un legame con gli aspetti di ringiovanimento dei membri femminili della famiglia reale di Amarna.”

Ali, copricapo e gioielli indicano stretti legami con terre straniere (Nubia, Asia).

1390-1352 a.C, XVIII Dinastia, corniola, conservato al MET di NY

Fonti:

  • Didascalie MET
  • Dorothea Arnold, The Royal Women of Amarna, MET
Amarna, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

IL BUSTO DI AKHENATON GIOVANE

Di Patrizia Burlini

Una straordinaria collezione di immagini, da varie angolazioni, del busto comunemente identificato con Akhenaton da giovane, e conservato presso il Kestner Museum di Hannover.

Il busto fu acquistato nel 1971 grazie all’intervento dell’allora direttore, l’egittologo Peter Munro, ma soprattutto grazie alla generosità dei cittadini di Hannover, che finanziarono l’acquisto.

Il faraone indossa il khepresh, corona blu con cui è abitualmente rappresentato.

Il ritratto presenta le caratteristiche tipiche della ritrattistica del regno di Akhenaton: labbra carnose, sopracciglia ben delineate , naso ben disegnato.

Trovo che i caratteri di questo ritratto siano molto delicati e effeminati , tali da ricordare Nefertiti o il giovane Tutankhamon.

Peter Munro : Ein Königskopf der Amarna-Zeit im Kestner-Museum. – In: Städel Jahrbuch – Neue Folge – Bd. 4. – München : Prestel Verlag, 1973. – pp. 1-25

Nuovo Regno, Statue, XVIII Dinastia

TESTA IN STEATITE DELLA REGINA TIYE

Di Patrizia Burlini

Testa della Regina Tiye, Museo del Cairo JE 38257

Nel 1905, W.M.Flinders Petrie condusse una spedizione archeologica nel Sinai. Si concentrò in particolare sul tempio di Serabit-el-Khadim, dedicato alla dea Hathor, chiamata Signora del turchese, in onore delle miniere che qui si trovavano. Il tempio originariamente fu costruito da Snefru, ma nel corso dei millenni, molti faraoni lo modificarono ed arricchirono.

Nel suo rapporto « Ricerche nel Sinai » del 1906, Petrie riporta gli esiti degli scavi e dal suo resoconto emerge una piccola ma allo stesso grande scoperta: una magnifica testa in steatite della regina Tiye, alta soli 7 cm, oggi conservata al Museo del Cairo.

Le foto originali di Petrie

Emozionante la descrizione che ne fa Petrie:

« … Un’altra regina ha lasciato qui uno dei ritratti più suggestivi mai scolpiti da un egizio (fig. 133). La famosa regina Tiye, consorte del magnifico monarca Amenhotep III, è stata fino ad ora conosciuta solo da alcune sculture in rilievo e non da una figura con nome a tutto tondo. È strano che questo remoto insediamento d’Egitto abbia conservato per noi il suo ritratto, identificato inequivocabilmente dal cartiglio in mezzo alla corona. Il materiale è steatite scistosa verde scuro e l’intera statuetta doveva essere alta circa un piede. Sfortunatamente, nessun altro frammento della figura è rimasto nel tempio e solo la testa è stata conservata. La superba dignità del viso si fonde con un’affascinante immediatezza e fascino personale. La delicatezza delle superfici intorno all’occhio e sopra la guancia mostra la massima cura nella manipolazione. Le labbra curiosamente abbassate, con la loro pienezza e tuttavia delicatezza, il loro disprezzo senza malizia, sono evidentemente modellate dal vivo. Dopo aver visto questo ritratto, sembra probabile che il magnifico frammento di testa di regina in marmo proveniente dal tempio di Tell el Amarna sia il ritratto di Tiye, e non di Nefertiti (PETRIE, Tell el Amarna, tav. i, 15). Questa ipotesi è più probabile in quanto la testa di una regina trovata quest’anno a Gurob e acquistata da Berlino è indiscutibilmente coerente con i ritratti non a tutto tondo di Nefertiti e non assomiglia alla testa di marmo. Inoltre, N. Davies ha osservato che solo le statue di Akhenaton e Tiye sono raffigurate nel tempio dove è stata trovata la testa di marmo. Passando al nuovo ritratto, raccogliamo alcuni dettagli sulla regina. L’orecchio è rappresentato forato, come è anche il caso di suo figlio Akhenaton (Tell el Amarna, tav. i, 9). La corona che indossava era probabilmente traforata, in oro. I due uraei alati estendono la loro lunghezza in spire intorno alla testa, finché non si incontrano sul retro, mentre frontalmente sostengono il cartiglio con il nome. Dai due lati del cartiglio scendono i due urei sulla fronte, emblema della grande regina dell’Alto e del Basso Egitto. Questo pezzo da solo valeva tutto il resto dei nostri guadagni dell’anno; ora è al Museo del Cairo. …”

Testa della Regina Tiye,
Museo del Cairo JE 38257

Bibliografia;

Approfondimenti:

Nuovo Regno, Palazzi

IL PALAZZO DELLA GIOIA

Di Patrizia Burlini

Ricostruzione del palazzo

A Malqata, a Sud di Medinet Hebu e vicino a Deir El Medina, sono ancora visibili i resti di uno straordinario e lussuoso palazzo reale, dove ancora oggi sono in corso degli scavi: si tratta della “Casa dell’Aton splendente” o Per-Hay “Casa della Gioia”, fatto costruire dal grande faraone Amenhotep III. A differenza dei templi, costruiti in pietra, i palazzi reali venivano costruiti con mattoni di fango, motivo per cui sono arrivati a noi solo pochi resti.

Ricostruzione degli interni (Franck Monnier)
Ricostruzione de corridoio che portava al trono
Altra ricostruzione dello stresso ambiente: si notano i colori vivaci

Il palazzo occupava la stupefacente superficie di 30 ettari e fu fondato a partire dall’ottavo o undicesimo anno di regno del faraone, per essere terminato in prossimità del terzo hed-seb, giubileo di Amenhotep III. Era il più grande palazzo reale esistente in Egitto.

Si divideva in 5 aree principali: il palazzo del faraone, la dimora della regina Tiy, appartamenti dei funzionari, cappella di Amon, alloggi dei funzionari.

Ricostruzione del baldacchino con il trono (Franck Monnier)

Il palazzo del re, a Sud Est, presentava varie sale per le udienze, sale per le feste, giardini, uffici amministrativi, una biblioteca, cucine e magazzini.

La dimora della regina si trovava a Sud, mentre a Nord si trovavano gli appartamenti della principessa Sitamon.

Oltre agli alloggi dei funzionari, si trovava qui l’harem del faraone dove vivevano centinaia di donne (ricordiamo che quando Amenhotep sposò la principessa di Mitanni Gilukhipa, arrivarono con lei ben 317 donne) e i loro attendenti.

Decorazione parietale nell’harem

All’interno del palazzo il faraone fece costruire un grande lago a forma di T, oggi noto come Birket Habu, che collegava il palazzo al Nilo ( e quindi metaforicamente all’Egitto) e che si trovava all’ingresso del palazzo. Su questo lago si trovava la barca reale dorata del faraone, chiamata l’“Aton splendente” che veniva utilizzata nelle festività religiose e di stato.

Il lago a T

Una strada rialzata collegava il palazzo al tempio di Milioni di Anni di Amenhotep III (il tempio con i colossi di Memnone).

Come già scritto in precedenza, il palazzo era costruito in mattoni rivestiti di gesso e stucco, bianco all’esterno e ricchissimo di colori all’interno, come potrete vedere nelle varie immagini che accompagnano il post. I mattoni rinvenuti portano il cartiglio di Amenhotep III, mentre I mattoni usati per gli appartamenti della regina presentavano il cartiglio di Tiye. Sono state rinvenute molte piastrelle smaltate decorate con motivi geometrici e rappresentazioni di pesci, uccelli e soggetti naturali.

Decorazione parietale in stucco con motivi naturalistici

I muri dell’harem presentavano motivi floreali con uccelli e vitelli bianchi e rossi.

I pavimenti erano dipinti in modo da rappresentare il Nilo brulicante di pesci e uccelli. Alcune stanze erano decorate con piastrelle a colori vivaci con fiori, vigneti e grappoli, uccelli e pesci, geroglifici che offrivano protezione, salute e buona sorte.

Straordinaria decorazione di una parete in faience (ricomposto al MET , NY)

Il nome “Nebmaatre” (nome del trono di Amenhotep III) era scritto ovunque con l’epiteto “Horus, toro possente di Tebe, Dio perfetto, signore della gioia, signore delle corone”.

Il magnifico palazzo fu abitato da Amenhotep III fino al trasferimento a Akhetaten, nel ventinovesimo anno di regno, quando il palazzo divenne una dimora secondaria, per essere successivamente abitato probabilmente da Tutankhamon e Ay. Con Ramses II e la costruzione di Pi-Ramses, il palazzo fu progressivamente abbandonato.

Bellissimo motivo sul soffitto di una stanza adiacente alla camera da letto di Amenhotep III, MET, NY

Decorazione parietale della stanza da letto di Amenhotep III

Sempre dal sito di Malqata (luogo in cui le cose vengono trovate), ecco gli splendidi vasi conservati al MET di New York.

Purtroppo nessuno è in esposizione …

Fonti: