Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

TESTA DI THUTMOSI III

Di Franca Loi

Pietra / granodiorite. Dimensioni: 192 x 64 x 133 cm
Datazione:1479–1425 a.C. Periodo: Nuovo Regno (XVIII Dinastia)
Regno: Tutmosi III
Provenienza: Tebe, Karnak / tempio di Amon

Questa splendida testa, priva di iscrizioni, di poco inferiore alle dimensioni naturali, è ornata dal copricapo di stoffa nemes, molto calato sulla fronte, al cui centro si erge il serpente urèo; il volto è ovale con occhi, bocca e mento piuttosto piccoli, soprattutto se confrontati alle arcate sopracciliari e alle linee di cosmetico.

Questi tratti somatici (il naso è di restauro ottocentesco) si ritrovano identici in alcune statue a nome del sovrano Thutmosis III (1479- 1426 a.C.), succeduto al padre Thutmosis II.

Provenienza: Egitto: località ignota.

Collezione Universitaria

Datazione: Nuovo Regno

XVIII dinastia, regno di Thutmosis III (?) (1479 – 1426 a.C.)

Materiale: dolerite

Dimensione: altezza cm 23

Numero di inventario: KS 1800

FONTE:

MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI BOLOGNA. Collezione egiziana.

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUETTA DI SOVRANO INGINOCCHIATO

Di Grazia Musso

Bronzo con tracce d’oro, altezza 20,5 cm.
Provenienza sconosciuta, acquistata nel 1924
Philadelphia, the University of Pennsylvania, Museum of Archaeology and Anthropology E 14295

La statuetta è in materiale detto bronzo nero.

Sono presenti tracce d’oro sul nemes, e sul gonnellino.

È possibile che in origine queste parti fossero rivestite del prezioso materiale.

Gli occhi e le sopracciglia, lavorati ad intarsi o con pietre, probabilmente erano profilati in metallo.

Le braccia sono andate perdute, ma dalla posizione si intuisce che erano proteste per offrire recipienti a una divinità.

Manufatti di questo tipo facevano parte degli arredi dei Templi, utilizzati dai sacerdoti per rituali e cerimonie.

Sulla statuetta non sono presenti iscrizioni che rendano possibile l’identificazione, ma la foggia degli indumenti, la forma del corpo e i lineamenti indicano che si tratta di un sovrano.

Fonte

I Faraoni a cura di Christiane Zeigler – Bompiani

Foto: Penn Museum

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI SENENMUT CON NEFERURA

Di Grazia Musso

Granito nero, altezza 60 cm
Karnak, Tempio di Amon-Ra, cortile della Cachette
Scavi di G. Legrain (1907)

Museo Egizio del Cairo, JE 36923 (CG 42116)

Senenmut, consigliere e architetto della regina Hatshepsut, è qui raffigurato mentre tiene in grembo la principessa Neferura, della quale era precettore.

È seduto su un alto seggio di forma quadrangolare e tiene una gamba piegata in modo da fornire un appoggio per il dorso della bambina, seduta sulle sue ginocchia.

Senenmut porta una lunga parrucca che lascia scoperte le orecchie e indossa un corto gonnellino.

Con la mano destra tiene le ginocchia di Neferura, mentre con la sinistra le cinge le spalle.

La piccola ha la tipica acconciatura dell’infanzia: una lunga treccia che le ricade sulla spalla, porta un ureo regale sulla fronte, ed è avvolta in un manto da cui fuoriesce la mano che porta il dito alla bocca.

Sul gonnellino di Senenmut è incisa una colonna di geroglifici che reca il nome e il titolo di “Maggiordomo della principessa Neferura” a lui attribuito.

Attorno al basamento sono iscritti altri titoli di Senenmut tra i quali “Soprintendente ai granai, alle terre e al bestiame del Dominio di Amon”.

Senenmut era il responsabile dei lavori architettonici intrapresi dalla regina Hatshepsut e in quanto tale seguì la costruzione del suo tempio a Deir el-Bahari, al cui interno si è fatto ritrarre più volte, dietro le porte delle cappelle, contravvenendo alla tradizione egizia precedente che attribuiva scarsa importanza al creatore dell’opera artistica.

Ci sono giunte ben venticinque statue che lo ritraggono in maniera originale e anticonvenzionale, come in questo caso.

Senenmut ebbe dalla sua regina l’onore di farsi costruire, oltre a una tomba a Qurna, come molti altri funzionari del Nuovo Regno, anche una tomba nella cerchia del tempio di Deir el-Bahari, dove si trova un esempio molto celebre di soffitto astronomico.

Fonte

I tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo del Cairo – foto Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

SFINGE DI HATSHEPSUT

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, altezza 59,5 cm, lunghezza 105 cm
Deir el-Bahari, Tempio funerario di Hatshepsut
Museo Egizio del Cairo – JE 53113

Il corpo leonino ha una postura regolare: le zampe anteriori sono proteste in avanti e le posteriori parzialmente coperte dalla coda che si avvolge intorno alla coscia destra.

La testa, coperta come di consueto dal nemes, presenta un’ampia criniera con riccioli incisi, che termina con un codino sul dorso; è inoltre completata da una barba posticcia e da una corona di crine che circonda il viso dai tratti femminili della regina.

Il volto di Hatshepsut, a causa del l’ampia criniera, appare piccolo e molto raffinato.

La femminilità dei lineamenti é in parte contrastata dalla scelta dei colori che richiamano la natura divina di ogni faraone: il giallo-oro e il blu lapislazzuli.

Sul petto, sotto la barba, si legge un’iscrizione verticale protetta dal simbolo del cielo, che scende fin sulla base, tra le zampe anteriori :

“Maatkara , il nome di incoronazione, amata da Amon, dotata di vita eternamente”.

Della regina si sono conservate numerose sfingi di pietra di varie dimensioni, molte delle quali provengono da tempio di Deir el-Bahari.

Un viale di sfingi di notevoli dimensioni fiancheggiava la rampa che dalla stazione intermedia conduceva all’entrata del tempio.

Questa sfinge doveva invece far parte di un gruppo di sfingi più piccole disposte lungo i viali processionali interni al tempio stesso e in alcune nicchie della terrazza superiore.

Fonte

Tesoro egizi del Museo del Cairo – Rosanna Pirelli – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI AMENOFI II IN GRANITO ROSA

Di Grazia Musso

Granito rosa, altezza 152 cm. (C. 1375)
Collezione Drovetti – Museo Egizio di Torino

Amenofi II, figlio e successore del grande Thutmosi III, è rappresentato come offerente in questa statua della collezione Drovetti provenienti dalla zona tebana.

Il faraone è Inginocchiato nell’atto di porgere alla divinità due vasi globulari contenenti vino, secondo una consuetudine documentata anche dai rilievi parietali dove i sovrani compaiono spesso come officianti di riti religiosi che comportano la presentazione di doni e offerte agli dei.

I due vasi, che il faraone tiene saldamente in pugno, riproducono a livello scultoreo un tipo di recipiente tradizionalmente usato, sin dall’epoca menfita, per le offerte agli dei, contenenti non solamente vino, ma anche latte e acqua.

Amenofi II è raffigurato con i simboli della regalità : il copricapo nemes, l’ureo e la barba posticcia.

Il nome di questo faraone è legato sopratutto a un nuovo modo di mostrarsi agli occhi dei sudditi, apparendo come un sovrano forte, sportivo e amante della caccia.

La sua tomba nella Valle dei Re, scoperta dal francese Victor Loret nel 1808, ha restituito, oltre al corpo del sovrano, anche le mummie di altri faraoni e regine del Nuovo Regno, lì nascoste dai sacerdoti tebani della XXI Dinastia, per essere al sicuro dai sempre frequenti furti che avevano luogo nella necropoli tebana a opera di antichi tombaroli.

Fonte

I grandi musei: Museo Egizio di Torino – Electa

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI THUTMOSI III

Di Franca Loi

Pietra / granodiorite. Dimensioni: 192 x 64 x 133 cm
Datazione:1479–1425 a.C. Periodo: Nuovo Regno (XVIII Dinastia)
Regno: Tutmosi III
Provenienza: Tebe, Karnak / tempio di Amon

THUTMOSI III fu uno dei maggiori sovrani dell’Egitto e tra i più grandi conquistatori e strateghi della antichità. Come altri sovrani del Nuovo Regno intraprese un’ intensa attività di costruttore come testimoniano edifici sacri, obelischi e statue.

Sistemazione nel Museo Egizio di Torino

La statuaria sotto THUTMOSI III “non poteva che ricalcare quella di Hatshepsut, sia perché gli artisti erano i medesimi, sia perché i regni, almeno nei primi ventuno anni, furono contemporanei. Tuttavia le statue del re si distinguono per il particolare profilo, dal naso leggermente aquilino, in un volto dolce, trattato dagli artisti con la morbidezza delle linee, con quel tanto di idealizzazione dovuto all’eterna giovinezza che appare negli splendidi ritratti”.

La scultura è composta da numerosi frammenti riuniti e raffigura il faraone seduto con le mani appoggiate sulle ginocchia.

La statua qui raffigurata è considerata una delle più belle sculture dell’intera arte egizia.

Tutmosi III è rappresentato con i simboli della regalità:

“indossa il gonnellino shendyt, il copricapo di stoffa detto nemes, e il cobra (l’ureo) sulla fronte.

Sui lati del trono è il sema-tauy, un segno composto dalle due piante dell’Alto e Basso Egitto, il loto e il papiro, intrecciate con il geroglifico sema, “unire”, raffigurante polmoni e trachea

Fra le gambe si vede la coda di toro fissata alla cintura dietro, simbolo della sua potenza virile. Sui lati del trono è il sema-tauy, un segno composto dalle due piante dell’Alto e Basso Egitto, il loto e il papiro, intrecciate con il geroglifico sema, “unire”, raffigurante polmoni e trachea8. Sotto i piedi del sovrano sono i Nove Archi, che rappresentano i nemici dell’Egitto. Questi simboli significano che il faraone garantisce l’unità delle Due Terre (l’Egitto) e le protegge contro i popoli stranieri.”

Sotto i piedi del sovrano sono i Nove Archi, che rappresentano i nemici dell’Egitto.

FONTE:

  • ANTICO EGITTO DI MAURIZIO DAMIANO-ELECTA
  • MUSEO EGIZIO DI TORINO: COLLEZIONE
  • Arte.it
  • Wikipedia
Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI ARIETE

Di Grazia Musso

Granito, Altezza 82 cm
Collezione Drovetti
Museo Egizio di Torino C. 836

Nell’antico Egitto ebbe grande importanza il culto degli animali sacri, associati a diverse divinità del pantheon locale.

Gatti, coccodrilli, falchi, ibis, tori, sciacalli, arieti erano non solo soggetto di venerazione, ma spesso destinatari di vaste necropoli dove i loro corpi, accuratamente imbalsamati, venivano sepolti.

Il legame tra la divinità e il proprio animale sacro era sottolineato da particolari rappresentazioni ibride in cui il dio appariva in genere raffigurato con il corpo umano e la testa dell’animale ritenuto essere la sua personificazione.

L’ariete era associato al culto di Amon-Ra, una delle principali divinità d’Egitto, adorato nel tempio tebano di Karnak.

Questa bella statua raffigura il dio in forma completamente animale, come era venerato sopratutto in Nubia, mentre protegge, tra le zampe anteriori, una piccola immagine di Amenofi III, il faraone che fece realizzare l’opera, insieme ad altre simili, per ornare il viale d’accesso al suo tempio nubiano di Soleb.

Alcuni secoli dopo, durante la XXV Dinastia, la statua fu trasportata per volontà del sovrano Taharqa nel complesso templare di Karnak, in segno di omaggio per il grande dio tebano

È qui che la scultura venne recuperata, entrando a far parte della collezione Drovetti e del Museo Egizio di Torino.

Fonte:

I grandi Musei: Il Museo Egizio di Torino – Electra

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI THUTMOSI IV CON LA MADRE TIA

Di Grazia Musso

Granito grigio, altezza cm 111,5
Larghezza dello schienale cm 69
Tempio di Karnak
Museo Egizio del Cairo, CG 42080

Le due figure regali, di cui la figura maschile è leggermente più alta, siedono su un seggio con un ampio schienale a sommità arcuata, privo di iscrizioni.

Il braccio sinistro di Thutmosi IV e il destro di Tia si incrociano posteriormente.

Le mani libere poggiano sulle cosce: quella del sovrano stringe il simbolo della vita, quella di Tia è è aperta a palmo verso il basso.

Thutmosi IV, per la prima volta nella statuaria regale, porta la parrucca invece della corona.

Si tratta di un’acconciatura riccia piuttosto ampia che copre quasi tutta la fronte e le orecchie.

Un ureo, sulla sommità, termina con la testa sulla fronte del sovrano.

Thutmosi indossa il gonnellino shendyt con la cintura decorata da disegni romboidali concentrici e chiusa da una fibbia su cui è inciso il suo nome.

Tra le gambe, lievemente distanziate, é visibile la coda di toro,

I piedi appoggiano sui Nove Archi che rappresentano i nemici dell’Egitto.

Tia Indossa una lunga parrucca tripartita con trecce incise, coperta sulla sommità dalla spoglia di avvoltoio, attributo spettante alla regina madre dell’erede al trono, e ornata da ureo.

La lunga tunica aderente è decorata con due rosette I corrispondenza dei seni ed è impreziosita dalla collana usekh e da ampi bracciali.

I volti delle due figure sono praticamente identici eccetto per il trucco regale, allungato verso le tempie, che ora gli occhi del sovrano.

L’ovale presenta guance piene, zigomi alti, naso diritto, occhi sottili con le sopracciglia in rilievo, bocca ben modellata.

Sulla parte anteriore del seggio, esteriormente accanto alle gambe, si trovano due colonne di geroglifici con i nomi e titoli della coppia.

L’ANALISI FILOLOGICA DELLE ISCRIZIONI A CURA DI LIVIO SECCO QUI

Accanto a Thutmosi IV si legge: ” Il dio perfetto Menkheperura, amato da Amon-Ra signore dei troni delle Due Terre, dotato di vita”.

Accanto alla regina si legge:” La Grande Regina, da lui amata, la madre del sovrano, Tia, giusta di voce”.

Quest’ultimo epiteto, che di solito aspetta ai defunti, lascerebbe presupporre che, quando la statua è stata realizzata Tia fosse già morta.

Fonte:

Tesori Egizi nella collezione del Museo del Cairo – Rosanna Pirelli – Edizioni White Star

Fotografie

Arnaldo De Luca

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

TESTA DI TEYE

Di Franca Loi

Steatite verde, altezza cm 7,2
XVIII dinastia, Regno di Amenhotep III 1387-1350 a.C.
Museo Egizio del Cairo

Il volto intenso della regina, dai tratti inconfondibili, ornato di grande parrucca con doppio ureo e corona dalle alte piume, oggi perduta, rende questa statuina un vero capolavoro.

Questo eccezionale reperto proviene dal tempio di Hathor a Serabit el-Khadem Beach Adem, nel Sinai, dove fu trovato da W.M.F Petrie (1905).

Fonte:

I TESORI DEL MUSEO EGIZIO DEL CAIRO – ALESSIA AMENTA


APPROFONDIMENTO A CURA DI PATRIZIA BURLINI

Nel 1905, W.M.Flinders Petrie condusse una spedizione archeologica nel Sinai. Si concentrò in particolare sul tempio di

Serabit-el-Khadim, dedicato alla dea Hathor, chiamata Signora del turchese, in onore delle miniere che qui si trovavano. Il tempio originariamente fu costruito da Snefru, ma nel corso dei millenni, molti faraoni lo modificarono ed arricchirono.

Nel suo rapporto « Ricerche nel Sinai » del 1906, Petrie riporta gli esiti degli scavi e dal suo resoconto emerge una piccola ma allo stesso grande scoperta: una magnifica testa in steatite della regina Tiye, alta soli 7 cm, oggi conservata al Museo del Cairo.

Emozionante la descrizione che ne fa Petrie:

« … Un’altra regina ha lasciato qui uno dei ritratti più suggestivi mai scolpiti da un egizio (fig. 133). La famosa regina Tiye, consorte del magnifico monarca Amenhotep III, è stata fino ad ora conosciuta solo da alcune sculture in rilievo e non da una figura con nome a tutto tondo. È strano che questo remoto insediamento d’Egitto abbia conservato per noi il suo ritratto, identificato inequivocabilmente dal cartiglio in mezzo alla corona. Il materiale è steatite scistosa verde scuro e l’intera statuetta doveva essere alta circa un piede. Sfortunatamente, nessun altro frammento della figura è rimasto nel tempio e solo la testa è stata conservata. La superba dignità del viso si fonde con un’affascinante immediatezza e fascino personale. La delicatezza delle superfici intorno all’occhio e sopra la guancia mostra la massima cura nella manipolazione. Le labbra curiosamente abbassate, con la loro pienezza e tuttavia delicatezza, il loro disprezzo senza malizia, sono evidentemente modellate dal vivo. Dopo aver visto questo ritratto, sembra probabile che il magnifico frammento di testa di regina in marmo proveniente dal tempio di Tell el Amarna sia il ritratto di Tiye, e non di Nefertiti (PETRIE, Tell el Amarna, tav. i, 15). Questa ipotesi è più probabile in quanto la testa di una regina trovata quest’anno a Gurob e acquistata da Berlino è indiscutibilmente coerente con i ritratti non a tutto tondo di Nefertiti e non assomiglia alla testa di marmo. Inoltre, N. Davies ha osservato che solo le statue di Akhenaton e Tiye sono raffigurate nel tempio dove è stata trovata la testa di marmo. Passando al nuovo ritratto, raccogliamo alcuni dettagli sulla regina. L’orecchio è rappresentato forato, come è anche il caso di suo figlio Akhenaton (Tell el Amarna, tav. i, 9). La corona che indossava era probabilmente traforata, in oro. I due uraei alati estendono la loro lunghezza in spire intorno alla testa, finché non si incontrano sul retro, mentre frontalmente sostengono il cartiglio con il nome. Dai due lati del cartiglio scendono i due urei sulla fronte, emblema della grande regina dell’Alto e del Basso Egitto. Questo pezzo da solo valeva tutto il resto dei nostri guadagni dell’anno; ora è al Museo del Cairo. …”

Le foto originali di Petrie

Bibliografia;

W. M. Flinders Petrie’s Researches in Sinai, Chapter IX, The Lesser and Foreign Monuments (extract, pages 125 – 126). Mia traduzione

https://www.serendipity.li/petrie/chap9.htm

Approfondimenti:

https://egyptophile.blogspot.com/…/tiyi-un-visage-dune…

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI AMENOFI II CON MERETSEGER

Di Grazia Musso

La scultura rappresenta il sovrano incedente che calpesta i Nove Archi, le braccia sono distese lungo il corpo, le mani appoggiano sulla banda rigida del gonnellino.

Il sovrano Indossa la corona bianca con ureo.

Il viso di forma ovale presenta occhi grandi e ben delineati, il naso è diritto, la bocca piccolo la è leggermente sporgente.

La banda del gonnellino è decorata da una fascia che parte dalla cintura e termina in basso con due urei.

La base è parallelepipeda ed è sormontata da un altro elemento rilevato alle spalle del sovrano su cui appoggia la dea Meretseger raffigurata come cobra con disco solare e corna sulla testa, che con il suo ampio cappuccio aperto protegge le spalle e il capo di Amenofi II.

Il corpi della dea forma posteriormente le usuali spire, ma è parzialmente coperto dai lunghi e ampi steli di papiro.

Ai lati delle gambe sono incise due colonne su cui si legge : ” Il Sovrano dell’Alto è Basso Egitto Aakheperura, amato da Amo – Ra, dotato di vita” e ” Il Figlio di Ra, Amenofi, amato da Amon-Ra , dotato di vita”.

I gruppi composti da una figura umana e da una divinità teriomorfa verranno ripresi anche in Epoca Tarda nella Statuaria.

Fonte

Tesori Egizi nella collaborazione del Museo Egizio del Cairo – Rosanna Pirelli – Edizioni White Star