Mai cosa simile fu fatta, Ramses II, XIX Dinastia

RAMESSE II: IL GRANDE COSTRUTTORE

Di Franca Loi

Un bellissimo rilievo in calcare dipinto raffigurante Ramses II, forse proveniente dal tempio del faraone ad Abydos e realizzato nei primi due anni di regno. Lo stile suggerisce che sia stato realizzato dagli stessi artisti che hanno decorato il tempio adiacente di suo padre, Sety I. Ramses è rappresentato con il nemes, ureo e barba cerimoniale.
I colori vividi si sono preservati grazie al clima in Egitto. Il braccio è alzato probabilmente in gesto di offerta. (Testo di Patrizia Burlini)
MATERIALE: calcare, pigmento
DATA: ca. 1279-1213 B.C.E.
Dinastia XIX, nuovo Regno
DIMENSIONI 15 × 3 × 17 in., 48.5 lb. (38.1 × 7.6 × 43.2 cm, 22kg)
ACCESSION NUMBER 11.670
CREDIT LINE Museum Collection Fund
Brooklyn museum, New York
https://www.brooklynmuseum.org/opencollection/objects/3066

Ramses II, noto anche come Ramesse II, Ramsete II, e dagli antichi come Usermaatra Setepenra, ossia “colui che mantiene l’equilibrio e l’armonia, potente è la giustizia di Ra, eletto di Ra”.

Protocollo completo di Ramesse II

Ramses II salì al trono verso il 1304 o verso il 1279 1278, secondo il modo in cui viene interpretata la data sathiaca del Papiro Ebers. Molto giovane successe al padre Seti I e il suo regno fu uno dei più lunghi e sfarzosi. Senza dubbio è il faraone più famoso della storia egizia di cui ne è divenuto il simbolo al pari delle piramidi; la sua epoca rappresenta l’apice dello splendore e della ricchezza dell’Egitto.

Ramses II lasciò un’incancellabile traccia nella storia del vicino oriente; seppe Infatti imporsi in un’epoca molto importante per i continui confronti tra i grandi imperi orientali.

Grande costruttore coprì La Valle del Nilo di monumenti lasciando tracce di sé ovunque ( i più notevoli): ad Abido, a Luxor, a Karnak e a Tanis, che divenne la sua capitale.

Tempio di Karnak e i suoi Piloni.

Tempio di Karnak: sala ipostila. Osservando trasversalmente la sala i postila, sugli architravi sono ben visibili i nomi e i titoli di Ramesse II. I cartigli del sovrano si riconoscono chiaramente anche sulla colonna più vicina, insieme a una scena raffigurante Amon Ra e Amunet che ricevono manifestazioni di devozione da parte del re.

Il grande Pilone costruito da Ramesse secondo per il tempio di Luxor.

A Luxor ingrandì Il meraviglioso tempio di Ammone, costruito da Amenofi III, dotandolo di un cortile di 3000 mq. circondato da Portici. La sua ” politica assolutista si riflette nell’architettura per l’accumularsi di colossi i regali.

Il re diventa una vera e propria ossessione: negli intercolumni si erge dritto, tre volte più alto di un uomo; dinanzi ai Piloni, enormi statue del re seduto, inquadrano la porta. Nel grande cortile di Luxor undici figli di Ramesse sfilano incisi sulle mura.

Note: Ramses II fece costruire il pilone e lo fece precedere da due obelischi. Uno solo è in sito, l’altro è quello di place de la Concorde a Parigi (fu donato nel 1836). Fece costruire anche due sue statue colossali ai lati della porta, una delle quali, quella mutila è qui ritratta, nelle quali è raffigurato seduto in trono con accanto la regina Nefertari, e altre quattro statue in piedi di cui solo una, mutila, rimane. Nei rilievi è narrata la sua campagna contro gli Ittiti e i loro alleati e della battaglia cruciale di Qadesh, accompagnato dal testo geroglifico del cosiddetto “poema di Pentaur” che di quello scontro narra le vicende, esaltando il valore personale del re. Collocazione: Milano (MI), Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco. Civico Archivio Fotografico, fondo Vedute Estere, VE ALBO E 326-2/20. Titolo: Egitto – Luxor – Tempio di Luxor – Obelisco

A sinistra dell’ingresso principale di Luxor, un colosso purtroppo danneggiato raffigura Ramesse II assiso. Sulla base dell’obelisco sono raffigurati babbuini con le braccia levate nell’atto di adorare il sole all’alba.
L’obelisco di Luxor in place de la Concorde a Parigi.

In origine, erano due obelischi, costruiti dal faraone Ramses II circa 3200 anni fa, i quali erano posti all’ingresso del tempio di Luxor, in Egitto.

Nel 1829 Mehmet Ali Pascià, Wali e Chedivè dell’Egitto, offrì in dono alla Francia i due obelischi. Il primo obelisco arrivò a Parigi il 21 dicembre 1833. Tre anni dopo, il 25 ottobre 1836, il re Luigi Filippo lo inaugurò al centro di place de la Concorde.

L’altro obelisco rimase a Luxor in Egitto. Negli anni ’90 il presidente François Mitterrand rinunciò ufficialmente al secondo obelisco in favore degli egiziani.
Luxor: i figli di Ramesse II. Bassorilievo.
Rilievo di Ramses II orante. Staatliches Museum Ägyptischer Kunst, Monaco di Baviera.

Sulle mura del grande pilone di Luxor Ramesse II fece scolpire, sul modello dei quadri di Seti I, le fasi della campagna dell’anno V del suo regno contro gli ittiti. Il piano di battaglia è raffigurato dettagliatamente: descrive al popolo la vittoria del re e in geroglifici colorati è scritto il poema di Pentaur.

Delle sei statue colossali di Ramesse II, quattro sedute e due in piedi, che fiancheggiavano l’entrata del complesso templare di Luxor, ne restano solo due. Dei due obelischi in granito (davanti al portale), uno è nel sito, l’altro si trova a Parigi in Place de la Concorde.
Ramses II arricchì ed ampliò lo stupendo tempio di Ammone, dotandolo di un cortile di 3000 mq. circondato da portici e di un pilone a suo nome proprio davanti al colonnato come memoriale della battaglia di Qadesh.

Pur molto interessante l’opera non presenta più le qualità dei rilievi di Seti I: la nuova generazione di scultori, pur molto abili, ha perduto quel soffio di vita e quel desiderio di realismo, a volte eccessivo, propri della grande scuola amarniana.

Il Ramesseum visto nel suo insieme
Ramesseum: sala ipostila

Il suo tempio funerario noto come Ramesseum, sulla sponda occidentale del Nilo a Tebe, conserva ancora oggi molto della sua grandiosità primitiva, ma dal punto di vista architettonico non può essere paragonato alla sala ipostila di Karnak. E come al Luxor, e a Karnak sulle mura è spiegata la battaglia di Qadesh.

Come a Luxor e a Karnak sulle mura del Ramesseum è spiegata la battaglia di Kadesh: qui la città di Dapur nella Siria settentrionale, alleata degli Ittiti, è attaccata dall’esercito di Ramses. I soldati egiziani, tra i quali quattro principi designati con i rispettivi nomi, con scudi scatenano un assalto dal basso protetti da coperture e iniziano a scalare le mura con le scale a pioli. I difensori rispondono con archi e frecce, o con pietre, mentre alcuni abitanti, catturati fuori della città, supplicano i soldati con offerte di non fare loro del male. Da una scena del Ramesseum, tempio funerario di Ramesse II. Disegno di B. Garfi. 
Ramesseum: foto d’epoca.
Ramesse II in uno dei rilievi sulla battaglia di Qadesh: domina la scena prima della Battaglia, è seduto nel campo e informa gli ufficiali e i generali della posizione in cui si trova l’esercito egiziano.

Ovunque si trova il segno di Ramesse II: a Karnak completa la decorazione della Grande Sala Ipostila; ad Abido viene eretto un tempio, o cenotafio in pietra calcarea che costeggia il santuario di Seti I.

Karnak: Grande Sala Ipostila; in primo piano colonne Ramesse II.
In secondo piano si vede uno spicchio di una colonna di Amenhotep III con il capitello a fiore aperto.
In fondo si vede il montante delle finestre a “claustra” tra la diversa quota delle colonne di Ramesse II e quelle di Amenhotep III.

ABIDO: Cenotafio di Ramesse II
ABIDO: Tempio cenotafio di Ramesse II. Si trova a nord-ovest del Tempio Cenotafio di Seti I e molto vicino al Tempio di Osiride. Costruita in pietra calcarea da Ramses II, segue lo schema dei templi funerari di Tebe dell’epoca di questo re. Per quanto riguarda la decorazione, sono ancora numerosi i rilievi con la relativa policromia, molti dei quali ottimamente conservati pur essendo all’aperto. Il Tempio è formato nella sua struttura da un Portale e da un Pilone in granito che danno accesso a un peristilio o patio circondato da pilastri di Osiride. Tutti i pilastri sono in pietra calcarea. Il patio lascia il posto ad un portico, al quale si accede per mezzo di una rampa a gradoni al centro
ABIDO: Cenotafio di Ramesse II
I testi scolpiti sulla porta della prima sala del tempio dichiarano che L’opera è stata realizzata “come monumento per onorare suo padre Osiride… la costruzione di una soglia in pietra nera.”
ABYDOS: Nel 2019 è stata scoperta una sala reale e una pietra di fondazione del tempio di Ramesse II. Queste pietre venivano collocate nei quattro angoli dell’edificio, all’inizio dei lavori di costruzione. La titolatura di Ramesse nel nuovo ambiente a ridosso del suo tempio di Abido

È in Nubia soprattutto che gli architetti reali svolsero una attività eccezionale edificando sei templi rupestri. Qui è ampiamente documentata la “sua smania di autoglorificazione”; non possiamo però non esprimere la nostra ammirazione per gli stupefacenti templi di Abu Simbel, interamente scavati nella roccia: uno, con le quattro colossali statue di Ramesse II seduto che guardano il fiume, e’ consacrato ad Ammone e allo stesso re; l’altro ad Hathor ed alla regina Nefertari.

A Giovanni Battista Belzoni si deve il disseppellimento delle strutture templari di Abu Simbel, nella Nubia: voluti da Ramses II, i due templi, scavati nella roccia, nel corso dei secoli erano stati completamente ricoperti dalla sabbia. Dopo un lavoro estenuante, condotto a temperature al limite della sostenibilità fisica e con la riluttanza della manodopera, Belzoni riuscì ad entrare nel tempio principale il 1° agosto del 1817. Qui, sul muro settentrionale del santuario, appose la sua firma: un segnale indispensabile, vista la corsa alle antichità che si stava mettendo in moto, senza esclusione di colpi da parte dei partecipanti. Quando Belzoni giunse in vista dei templi di Abu Simbel eseguì questo bel disegno in cui si vedono il tempio di Ramesse II la cui facciata era ricoperta dalla sabbia e il piccolo tempio di Hathor e Nefertari. (Padova, Biblioteca Civica)
Giovanni Battista Belzoni nel ritratto del pittore Vincenzo Gazzotto conservato nei musei civici di Padova (foto Graziano Tavan)

Ad Abu Simbel l’architettura si fa scultura, tutto l’insieme acquista “opulenza e vivacità” e, come ampliamente dimostrato già al Luxor, la razionalità geometrica si trasforma ” in puro atto pittorico, il pilastro si fa statua “. Non c’è più davanti a noi l’architettura limpida e severa del più antico Egitto ma quella ” travagliata e barocca che in Egitto ha avuto la sua esperienza romantica “.

I due templi di Abu Simbel: sono interamente scavati nella roccia.
Abu Simbel: le 4 colossali statue di Ramesse II seduto che guardano il fiume Nilo.
Ai suoi piedi statue più piccole rappresentano i familiari.
La sala ipostila del tempio Maggiore imita il cortile di un tempio in muratura. Ai pilastri che dividono l’ambiente in tre navate si appoggiano figure colossali del sovrano ritratto con tutte le insegne del potere e come se fosse avvolto in una veste che copre anche i piedi. I pilastri su ciascun lato del vasto ambiente presentano il re con la corona Bianca, a sinistra, e con la corona rossa a destra. La grande sala fu visitata per la prima volta da Belzoni nel 1817.

Per le colossali opere da lui avviate aveva bisogno di grandi risorse, non trascurò nulla per procurarsene e si dedicò personalmente alla loro organizzazione. Sotto Ramesse II tutte le cave d’Egitto lavorarono per più di 50 anni per fornire di materiali le decine di enormi edifici, di centinaia di obelischi e statue, addirittura di intere città.

Rilievo di Abu Simbel: battaglia di Qadesh. Allora scoccando frecce Ramesse secondo irrompe tra le fila dei nemici con il suo carro
Il tempio grande di Abu Simbel fu spostato, insieme al tempio piccolo, su un’altura situata a circa 210 metri di distanza dalla riva occidentale del Nilo, 65 metri più in alto rispetto all’area del tempio originario. Nella foto: la posizione originaria del tempio e nella parte superiore la posizione odierna.

Come il Ramesseum anche i templi di Abu Simbel sembra siano stati commissionati dopo poco tempo la salita al trono del faraone e finiti nell’arco di venti anni. Sette anni più tardi un violento terremoto danneggio’ la struttura, uno dei colossi crollo’ e l’attività di restauro,allora avviata, non riuscì a recuperarlo.

Come ogni anno, come accade ormai da millenni, si ripete ad Abu Simbel il “Miracolo del Sole”, fenomeno che si verifica regolarmente, con una precisione da lasciar ancor oggi stupiti, due volte l’anno: il 22 febbraio e 22 ottobre. In questi due giorni, all’alba, i raggi del sole, oltrepassando la piccola porta incastonata tra i quattro colossi di Ramesse II, penetrano l’oscurità attraversando le due buie sale ipostile del tempio maggiore di Abu Simbel (la prima delle quali è sorvegliata da otto imponenti statue del sovrano nelle sembianze di un Osiride) fino a raggiungere il Santa Sanctorum ed illuminare il volto del grande faraone. Il Santuario contiene quattro statue assise, tutte hanno lo sguardo rivolto verso l’entrata e rappresentano il sovrano affiancato da tre delle principali divinità del pantheon egizio dell’epoca.

In questi fiabeschi templi l’architettura del Nuovo Regno raggiunse la sua più alta espressione!

Rilievo dalla tomba della regina Nefertari.
La tomba della regina Nefertari, sposa prediletta di Ramesse II, resta uno dei più bei monumenti funerari realizzati in età ramesside.la decorazione è eseguita in rilievo. Le figure nonostante la loro bellezza manifestano la staticità di tutta l’arte del periodo. All’immagine degli Dei, ormai consolidata da una lunga tradizione, si contrappone quella della regina abbigliata con l’elaborati vesti, trasparenti e plissettate, in voga alla sua epoca.

Una curiosità: Ramesse II è l’unico faraone della storia egiziana al quale sia stata intitolata una via del Cairo

FONTE:

  • STORIA DELLA CIVILTA DELL’ANTICO EGITTO – JACQUES PIRENNE- SANSONI EDITORE FIRENZE
  • ANTICO EGITTO- ANALISI DI UNA CIVILTÀ-BARRY J. KEMP- ELECTA
  • WIKIPEDIA
  • ALAN GARDINER-LA CIVILTÀ EGIZIA-EINAUDI
  • RAMESSE II-T.G.HENRY JAMES
  • ARCHEOLOGIAVOCIDALPASSATO
  • ALTAIRMULTIMEDIA
  • L’EGITTO DEI FARAONI-FEDERICO A.ARBORIO MELLA-MURSIA
  • TIZIANA GIULIANI
  • KHEKERU

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