Di Piero Cargnino

Alla morte di Amenhotep I sale al trono Thutmosi (Ḏḥwty ms) che significa “Nato dal dio Thot”. Si pensa che sia stato un generale dell’esercito tebano. Non si sa a quale titolo salì al trono, forse non era neppure di stirpe reale, la madre Seniseneb viene citata solo come “Madre del Re”, potrebbe essere stata una moglie minore o una concubina di Amenhotep I. Secondo alcuni era il figlio di Ahmose Sipair, a sua volta figlio di Seqenenra Ta’o e quindi fratello di Ahmose I o, secondo altri addirittura figlio dello stesso Ahmose I.
In ogni caso venne nominato coreggente dal suo predecessore Ahmose I, ma la sua legittimazione al trono venne ancor più confermata per aver sposato la principessa Ahmose, la “Grande Sposa Reale” che vantava anche il titolo di “Sorella del Re” quindi di stirpe regale, a questo proposito alcuni fanno osservare che la regina non fu mai chiamata “figlia del re”.

Il primo figlio di Thutmose e della regina Ahmose fu Amenmos nato molto prima della sua salita al trono. I sovrani ebbero un altro figlio Wadjmose, che premorì al padre, e due figlie, Hatshepsut e Nefrubity che però morì anch’essa ancora piccola.
Da una moglie minore nacque un altro figlio, Mutnofret che sposerà in seguito la sorella Hatshepsut e salirà al trono alla morte del padre come Thutmosi II.

Thutmosi I sarà il primo faraone “imperialista” del Nuovo Regno in quanto non si limiterà a governare entro i suoi confini ma darà inizio ad una espansione dell’influenza egizia sia a sud che nell’area palestinese. Non a caso il suo nome Horo era “Toro vittorioso” a sottolineare la volontà espansionistica che d’ora in poi segnerà la tendenza regale egizia.
Grazie alle già citate iscrizioni provenienti dalle tombe dei due soldati, Ahmes figlio di Abana e Ahmes Pennekebet, che già servirono sotto Ahmose I ed anche sotto Amenhotep I, conosciamo le prime imprese militari di Thutmosi. In seguito ad una rivolta in Nubia, il sovrano risalì il Nilo e, combattendo personalmente, uccise il re nubiano tornando poi a Tebe con il corpo del re nubiano appeso alla parte anteriore della sua nave.
Nel secondo anno del suo regno tornò al sud per sedare piccole rivolte che erano scoppiate in Nubia, su una delle cinque stele trovate di fronte all’isola di Tombos, a monte della terza cateratta, Thutmosi I fece registrare i confini meridionali del suo regno, anche se era ormai giunto alla quarta cateratta. Sulle stele il sovrano fece incidere l’elenco delle tribù vinte: “quelli con le trecce”, “quelli [con le guance] scarificate”, “i Nehesyu dal viso bruciato”, “quelli che vestono di pelli”, “quelli con i capelli crespi”.
Sulle stele fece inoltre incidere:
<< Egli ha ridotto i confini del mondo sotto il suo potere; la sua frontiera meridionale tocca i confini del Kush, quella settentrionale raggiunge l’acqua che scorre a ritroso, che si discende nel risalire >>,
questo perché le acque dell’Eufrate scorrono nel senso opposto a quello del Nilo. Quando i soldati tornarono in Egitto i loro racconti sull’Eufrate si diffusero subito presso il popolo:
<<…….. quell’acqua invertita che scorre a monte quando dovrebbe scorrere a valle……..>>,
da allora l’Eufrate diventò per l’Egitto il fiume con “l’acqua invertita”.
Thutmosi I fece inoltre costruire a Tombos una fortezza per ospitare un presidio militare. Conclusa vittoriosamente la guerra Thutmosi I divise la Nubia in cinque distretti a capo dei quali nominò dei governatori locali a lui fedeli. Al fine di agevolare altre eventuali risalite delle sue navi Thutmosi I ordinò che il canale, fatto costruire da Sesostris III della XII dinastia, presso la prima cataratta venisse ulteriormente scavato per renderlo più profondo. Testimonianza di ciò compare in due iscrizioni dove viene menzionato, nella prima:
<<………Anno 3, primo mese della terza stagione, giorno 22, sotto la maestà del re dell’Alto e Basso Egitto, Aakheperre che è dato in vita. Sua Maestà ordinò di scavare questo canale dopo averlo trovato intasato di pietre [in modo che] nessuna [nave ci navigasse]……..>>.
Nella seconda:
<<……..Anno 3, primo mese della terza stagione, giorno 22. Sua Maestà ha navigato in questo canale nella vittoria e nella potenza del suo ritorno dal rovesciamento del miserabile Kush…….>>.

A questo punto il sovrano si rivolse a Levante, invase la Palestina e proseguì fino a Karkemish, che conquistò, dirigendosi fino all’Eufrate, quì fece erigere una stele che venne rinvenuta cinquanta anni dopo da Thutmosi III. A questo punto i principi siriani si sottomisero a Thutmosi, la cosa però durò poco, quando Thutmosi tornò in Egitto smisero di pagare i tributi e costruirono difese contro futuri attacchi. Ormai in possesso delle tecnologie necessarie, pare che Thutmosi abbia costituito un corpo scelto di truppe montate su carri da guerra.
Durante il suo regno vennero eseguiti grandi progetti di costruzione, fece ampliare il villaggio di Deir el-Medina oltre a costruire molti templi e tombe, numerosi blocchi di pietra iscritti con i suoi titoli sono presenti in parecchi luoghi in Egitto.
Di notevole importanza fu l’intervento al Tempio di Karnak ad eseguire il quale nominò l’architetto Ineni. Degna di nota è la sala ipostila tra i piloni quattro e cinque. Le colonne erano ricavate da legno di cedro intese a rappresentare una palude di papiro, simbolo egizio della creazione. Sui lati della sala si stagliavano grandi statue che portavano alternativamente la corona dell’Alto Egitto e la corona del Basso Egitto.

All’interno della sala ipostila Hatshepsut fece erigere due dei suoi obelischi. Thutmose I fece costruire anche statue dell’Enneade ad Abydos, edifici ad Armant, Ombos, el-Hiba, Memphis ed Edfu, così come piccole espansioni di edifici in Nubia, a Semna, Buhen, Aniba e Quban.
L’architetto Ineni costruì la tomba di Thutmose I nella Valle dei Re, costruì anche il suo tempio funerario a Deir el-Bahari che venne probabilmente abbattuto in seguito per far posto a quello della regina Hatshepsut.

Secondo Manetone Thutmosi I regnò 12 anni e 9 mesi, in questo caso pare credibile in quanto venne rinvenuto a Karnak un blocco di pietra sul quale compaiono due iscrizioni, con il cartiglio di Thutmosi, che portano la data dell’VIII e IX anno del suo regno.
Alla sua morte Thutmosi I fu sepolto nella tomba KV38 della quale l’architetto Ineni riferisce di aver provveduto, da solo, alla realizzazione della tomba del suo re, secondo gli studiosi si tratterebbe della tomba più antica della Valle dei Re. In un secondo tempo, sua figlia Hatshepsut, avrebbe traslato il suo corpo nella propria tomba, la KV20, costruita per lei, facendola ingrandire per poter ospitare entrambi i sarcofagi, il suo e quello del padre. Sarà poi il nipote, Thutmosi III, a traslare nuovamente la mummia di Thutmosi nella tomba KV38.
La tomba KV20 era conosciuta fin dall’antichità e venne esaminata durante la spedizione napoleonica del 1799. Belzoni la visitò nel 1817 e più tardi James Burton iniziò a liberarla dai detriti ma dovette desistere perché le pareti non offrivano alcuna sicurezza oltre al fatto che la scarsità d’ossigeno ben presto spegneva le candele. Karl Richard Lepsius, nella sua campagna di scavi nel 1844-45, effettuò alcuni rilievi e stese una mappatura. Sarà solo nel 1903-04, dopo due anni di duro lavoro, che venne completamente liberata da Howard Carter, che lavorava per conto di Theodore Davis, il quale ebbe a dire
<< La Valle delle tombe dei re: basta il nome a evocare uno scenario romantico, e fra tutte le meraviglie d’Egitto non una, io credo, è capace di stimolare maggiormente la fantasia >> ( Howard Carter).
All’interno Carter trovò vasi di pietra e ceramiche in frantumi, due vasi appartenuti alla regina Ahmose Nefertari, su uno era scritto “[lo fece] come monumento a suo padre”. Su alcuni pezzi di vasi stranamente compariva il nome reale di Hatshepsut, “Maatkare”, prima che lei stessa diventasse re.
All’interno della camera sepolcrale, Carter rinvenne due sarcofagi, quello di Hatshepsut, splendidamente intagliato, “fu scoperto aperto senza alcun segno di un corpo, e con il coperchio che giaceva scartato sul pavimento” ed una cassa canopica di quarzite gialla abbinata, oggi custoditi al Museo Egizio del Cairo. L’altro sarcofago si trovava riverso su un lato ed il coperchio, intatto, era appoggiato al muro. Poiché Theodore M. Davis aveva sostenuto le spese per la campagna, il sarcofago gli venne dato in compenso e Davis lo donò al Museum of Fine Arts di Boston.

Sul sarcofago compare inciso il nome del “re dell’Alto e Basso Egitto, Maatkare Hatshepsut”. La regina però se ne fece fare uno nuovo per sé usando il primo per suo padre, Thutmose I. E’ evidente il lavoro degli scalpellini che, stuccata la scritta di Hatshepsut, reincisero nome e titoli di Thuthmose I.
In un testo inciso sul sarcofago compare la generosità di Hatshepsut verso suo padre:
<<…….lunga vita alla femmina di Horus…….Il re dell’Alto e Basso Egitto, Maatkare, il figlio di Re, Hatshepsut-Khnemet-Amun! Possa vivere per sempre! Lo fece come monumento a suo padre che amava, il Buon Dio, Signore delle Due Terre, Aakheperkare, il figlio di Re, Thutmosis il giustificato…….>>.
Da alcuni indizi emersi dopo una attenta analisi del sarcofago di Thutmose I pare che, al momento della traslazione del feretro del sovrano, gli addetti si siano accorti che era troppo lungo per cui si rese necessario assottigliare le pareti del sarcofago.
La tomba KV38 fu violata durante la XX dinastia, il coperchio del sarcofago venne rotto e tutti i gioielli e gli oggetti della tomba furono rubati. Il sarcofago di Thutmose I venne in seguito riutilizzato da un faraone della XXI dinastia. La mummia di Thutmose I non è mai stata ritrovata, nella cachette di Deir el-Bahri, tra le varie mummie etichettate ve ne sono di prive di nome, Gaston Maspero, credeva che la mummia non etichettata 5283 fosse quella di Thutmose I e dopo successive indagini emerse che questa era effettivamente una mummia della XVIII dinastia.

La mummia è conservata presso il Museo Egizio del Cairo dove è stata ulteriormente studiata, finché nel 2007, Zahi Hawass ha annunciato che la mummia appartiene ad un uomo di 30 anni morto per una freccia al petto, secondo gli esperti non poteva essere il re Thutmose I.
Fonti e bibliografia:
- Cimmino Franco, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani 2003
- Virgilio Ortega, “Egittomania – L’affascinante mondo dell’Antico Egitto II”, De Agostini, 1999
- Christian Jacq, “La Valle dei Re”, trad. di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
- Gardiner Alan, “La civiltà egizia”, Oxford University Press 1961 (Einaudi, Torino 1997
- Alberto Sillotti, “La Valle dei Re”, Vercelli, White Star, 2004
- Alessandro Roccati, “L’area tebana”, Quaderni di Egittologia, n. 1, Roma, Aracne, 2005
- Alessandro Bongioanni, “Luxor e la Valle dei Re”, Vercelli, White Star, 2004
- AlegsaOnline.com