Di Piero Cargnino

L’uomo più importante del regno di Hatshepsut, Senenmut, il suo braccio destro, colui che fu l’artefice della scalata al potere di Hatshepsut, l’architetto che gli costruì il suo maestoso tempio funerario (il suo amante, forse), chi era costui?
Senenmut, un uomo della strada, (come si suol dire), figlio di un certo Ramose e di Hatnefer (detta anche simpaticamente Titutiu), non proveniva dall’entourage della nobiltà egizia. Originario dell’Alto Egitto, nei pressi della prima cateratta del Nilo, giunse ad Ermonthis a seguito della sua famiglia dove si stabilì.

Ancora giovane partecipò alle prime campagne militari dove si dimostrò molto valoroso, in segno di riconoscimento venne insignito del bracciale “menefert”, (colui che rende belli).
Ormai inseritosi a pieno titolo nella corte faraonica, Senenmut e Hapuseneb, alla morte di Thutmosi II, appoggiarono incondizionatamente l’ascesa al trono di Hatshepsut, prima come reggente poi come sovrano a pieno titolo.

Hatshepsut espresse la sua riconoscenza verso i due e non lesinò nel concedere loro incarichi prestigiosi. Entrato quindi nelle grazie della regina, nonché della madre di lei, la Grande Sposa reale Ahmose, la quale gli fece dono di una zona nel Gebel Silsila ricca di cave di arenaria, Senenmut si trasferì a Tebe dove iniziò una favolosa carriera a corte.
Ricoprì numerosi ruoli, fra questi fu architetto reale, capo di stato e consigliere personale della regina Hatshepsut, (secondo voci di corridoio fu anche qualcosa di più per lei ma sul gossip dell’antico Egitto non mi soffermerei), nonché tutore della figlia primogenita Neferura.

Il suo nome, Senenmut, secondo alcuni assunto forse in un secondo tempo, significa “fratello della madre”, praticamente zio della piccola Neferura. La cosa però non trova alcuna conferma. Non si contano i titoli che poteva vantare, tra questi: “Responsabile della duplice Casa dell’Oro, del Giardino, dei campi e delle greggi di Amon”, “Sacerdote della Barca Sacra di Amon (l’Userhat)”, “Intendente della figlia reale Neferura”.
E, come se questo non bastasse, fece pure scrivere su alcuni ostraka trovati nel suo sepolcro a Sheikh Abdel Qurna:
<< Sono un nobile, amato dal mio Signore e sono entrato nelle grazie del Signore dei due Paesi, (Thutmosi II), egli mi ha fatto diventare grande amministratore della sua casa e giudice del paese tutto intero. Sono stato al di sopra dei più grandi, direttore dei direttori dei lavori. Ho agito, in questo paese, sotto il suo comando, fino al momento in cui la morte non è giunta davanti a lui. Ora io vivo sotto l’autorità della Signora dei due paesi, Hatshepsut Maatkare, che viva eternamente. >>.

Come abbiamo già avuto modo di dire, oltre a farlo gli storici, spesso ci si incensava da se stessi. Numerose sono le statue che lo ritraggono, (oltre venti), ritrovate in eccellenti condizioni, alcune delle quali scolpite con la tecnica della statua cubo, una di queste, che si trova all’Aegyptistiches Museum di Berlino, lo presenta mentre abbraccia la piccola Neferura sua pupilla.
Sul retro di una statua piccolina, dove Senenmut porta in braccio Neferura, viene citato un passo del Libro dei Morti:
<< Sono io colui che uscito dai flutti del fiume ebbe in dono l’Api (l’inondazione) per cui anche il Nilo è in mio potere >>.
(Certamente non peccava di modestia).

Ma non doveva neppure peccare di nepotismo, le sue due sorelle ed i suoi tre fratelli pare non abbiano tratto alcun beneficio dal potere accumulato da Senenmut.
Come architetto reale progettò e costruì l’imponente tempio della regina a Deir el-Bahari. A tal fine si ispirò al vicino tempio di Mentuhotep II senza però edificare la piramide sovrastante ma distruggendo la cappella di Amenhotep I per far posto alla prima terrazza.
Senenmut costruì la sua tomba poco distante dal tempio di Hatshepsut. Conosciuta oggi con la sigla TT353 si tratta di un piccolo sepolcro in cui sono rappresentate le sue straordinarie conoscenze nel campo dell’astronomia che ancora oggi stupiscono chiunque dovesse entrarvi.

Ho detto dovesse, perché la tomba è chiusa al pubblico ed è sotto chiave. Alcuni affermano che gli studiosi non sono favorevoli a commentare questa tomba perché ciò che vi è rappresentato sembrerebbe contraddire le loro interpretazioni della genesi d’Egitto.
Quando venne scoperta per la prima volta il soffitto della tomba presentava uno strato di intonaco che ricopriva i disegni ivi presenti. Questi non sono dipinti ma scolpiti, forse dallo stesso Senenmut, che, secondo quanto affermano alcuni studiosi, ricoprendoli con intonaco voleva preservarli per i posteri ai quali intendeva trasmettere le sue innegabili conoscenze nel campo dell’astronomia e non solo.

Sulla parte inferiore della volta è rappresentato il calendario egizio, dodici cerchi, (12 mesi di 30 giorni ciascuno), suddivisi in tre gruppi, (le tre stagioni egizie). Ciascun cerchio è ulteriormente suddiviso in ventiquattro spicchi, (secondo alcuni ciascuno spicchio rappresenterebbe le 24 ore di un giorno). Nella parte superiore è raffigurata una porzione di cielo che molti interpretano come segue:
<< Vi sono quattro barche: quelle più piccole, a sinistra, raffigurano i pianeti Giove e Saturno; le più grandi sono la dea Iside, che astronomicamente simboleggia la stella Sirio, e il dio Osiride, al quale era attribuita l’omonima costellazione, quella che per noi si chiama oggi “Costellazione di Orione”. In particolare, l’architetto ha voluto evidenziare un elemento preciso di tale costellazione: la Cintura, appunto >>. (Articolo Web del 2013 Scritto da Staff Videomisteri).

La Cintura di Orione, un piccolo insieme di stelle riprodotto fedelmente, due stelle allineate ed una disassata, come le tre piramidi di Giza (!). La stella centrale è racchiusa da tre linee che si chiudono a forma di goccia, simbolo che nella cultura mesopotamica rappresenta l’acqua. Alcuni studiosi vorrebbero vedere in ciò un’indicazione che ci direbbe che in quel punto dell’universo esiste acqua.

A questo punto ci si chiede: come poteva Senenmut possedere tali conoscenze? E possedendole perché avrebbe dovuto ritenerle così importanti? In una iscrizione l’architetto afferma:
<< Avendo percorso tutti gli scritti dei saggi, non ignoro nulla di quel che è successo a partire dal primo giorno >>.
Che cosa voleva dire? Sappiamo che Senenmut venne iniziato alla “Casa di Vita” di Karnak, dove erano pochi coloro ai quali era permesso accedere per apprendere le culture ancestrali e religiose gelosamente custodite e tenute segrete dai sacerdoti di Amon. Oggi nessuno è in grado di avanzare supposizioni su ciò che si custodiva nella “Casa della Vita” ne di quali misteri erano a conoscenza gli iniziati. A questo punto preferisco non addentrarmi oltre in questo discorso in quanto le mie competenze e conoscenze non mi permettono di approvare o contraddire nessuna delle teorie che sono state avanzate e non credo che questa sia la sede più adatta per esporre commenti personali.

Come abbiamo detto, pare che Senenmut non fosse un grande nepotista e non si distinse molto nell’elargire onori o ricchezze ai famigliari ma non lesinò certo nei suoi riguardi. Se prendiamo per buono ciò che lui stesso afferma ci troviamo di fronte all’uomo più potente d’Egitto dopo il faraone. Certamente doveva avere mano libera in molti campi, nonostante Hatshepsut fosse una regina autoritaria. Non c’è dubbio che il suo rapporto con la sovrana doveva essere molto stretto tanto da permettergli di disporre anche di risorse reali per soddisfare la sua ambizione.

La sua tomba, la TT353, che abbiamo già trattato, si presenta come uno scrigno misterioso dove egli volle racchiudere le sue conoscenze che, forse, non rivelò neppure alla sua regina. Fu forse un modo per esaltare il suo nome ai posteri, visto che solo ai faraoni era riservata la possibilità di una memoria imperitura. Ma neppure questo per lui era sufficiente, non potendo aspirare ad un suo tempio vero e proprio, vuoi che si facesse mancare qualcosa di altamente simbolico, magari un piccolo cenotafio? No, non se lo fece mancare.

Scelse allo scopo una zona situata nella necropoli tebana, sulla sponda ovest del Nilo presso l’antica Uaset, (Tebe), li si trovavano, secondo le antiche credenze egizie, i “Campi della Duat”, l’aldilà egizio. Nota fin dal Primo Periodo Intermedio come “Quella di fronte al suo Signore”, (o “Occidente di Tebe”), proprio di fronte alla riva orientale del grande fiume dove erano situati i palazzi reali ed i templi degli dei. In seguito all’utilizzo della Valle dei Re e della Valle delle Regine per le sepolture reali, la zona di Sheikh Abd el-Qurna venne prescelta per la sepoltura di nobili, funzionari e artigiani che operavano a Corte.

Qui, dove si trovano numerose “Tombe dei Nobili”, Senenmut fece erigere il suo secondo sepolcro, poco più che una cappella che risulta non essere mai stata usata come sepoltura. Un cenotafio, a se stesso consacrato, identificato con la sigla TT71, dove in un’iscrizione si autodefinisce “Governatore di tutti gli uffici della dea”.

La tomba si presenta oggi con le pareti molto danneggiate dove si scorgono dipinti ormai quasi illeggibili. John Gardiner e Robert Hay ne ricopiarono alcuni dei più danneggiati, ma fu solo nel 1906 che l’egittologo Kurt Sethe provvide ad una rilevazione completa. Su una delle pareti è rappresentato uno dei fratelli di Senenmut, Minhotep con le vesti da sacerdote “wab”.


All’interno venne rinvenuta una magnifica statua cubo di Senenmut con la sua pupilla Neferure che, secondo Lepsius, proverrebbe dalla nicchia che si trova sul fondo del corridoio, la statua è oggi conservata al Neues Museum di Berlino, mentre frammenti di un sarcofago in quarzite recante il nome di Senenmut, sono stati rinvenuti da Herbert Winlock intorno al 1930 ed oggi si trovano al Metropolitan Museum di New York. Sono inoltre presenti alcune pitture, purtroppo anch’esse danneggiate, che rappresentano scene di offerte dove sei portatori sembrano essere Egei in quanto ricordano quelli di Knossos.
Sulla facciata della TT71 è presente una nicchia in cui, scavata e scolpita nella stessa roccia della collina, si trova un’altra statua cubo solo abbozzata di Senenmut e della principessa Nefrure.

Della fine di Senenmut non si sa nulla, secondo alcuni studiosi ad un certo punto sarebbe caduto in disgrazia in quanto di lui non si hanno più tracce, secondo altri sarebbe invece sopravvissuto alla morte di Hatshepsut ma anche qui siamo nel vago per cui si possono solo avanzare ipotesi prive di fondamento.

L’uomo più potente del regno di Hatshepsut, il suo consigliere e, forse, amante, improvvisamente scompare nel nulla (forse morì, o forse no), intorno al ventesimo anno di regno della regina. L’enigma della repentina scomparsa di Senenmut ha costituito per decenni un grattacapo per gli studiosi i quali hanno formulato decine di ipotesi fino ad immaginare trame ed intrighi a corte con tanto di omicidi.
Quello che possiamo dire è che molto probabilmente cadde anche lui nella strana “damnatio memoriae” in cui incorse Hatshepsut, forse ad opera di Thutmosi III o, più verosimilmente, di suo figlio Amenhotep II, e questo a causa della sua indiscutibile fedeltà alla regina. Ma forse, almeno per quanto riguarda Senenmut, non fu opera loro.
La troppa vicinanza dell’architetto con la regina Hatshepsut non era sicuramente ben vista dai sacerdoti di Amon i quali forse temevano che Senenmut si confidasse con la sovrana e ad essa rivelasse ciò che aveva appreso durante la sua iniziazione nella “Casa di Vita” di Karnak che doveva rimanere un segreto inviolabile. Questo porterebbe a ritenere che il clero tebano abbia rivestito un ruolo di prim’ordine nel condannare alla “damnatio memoriae” il faraone donna Hatshepsut e, come ovvia conseguenza si accanirono anche contro Senenmut.
Molte rappresentazioni della regina e dell’architetto vennero scalpellate dalle pareti del tempio di Deir el-Bahari. Ma, forse perché non era del tutto voluto neppure dal clero di Amon, in quanto Hatshepsut era la “Grande sposa reale di Ahnose”, nonché (Henemetamon-Hatshepsut, “Amata da Amon-Prima tra le Nobili Dame”, o forse perché il lavoro degli scalpellini fu condizionato da una sorta di riverenza nei confronti della regina che non odiavano per cui si limitarono alle parti più in evidenza, in ogni caso il faraone donna ed il suo architetto non scomparvero mai del tutto dalla storia egizia e sono giunti fino a noi. Dove effettivamente sia stato sepolto Senenmut nessuno lo sa con certezza.
Poiché nella famosa cachette di Deir el-Behari, DB320, sono presenti numerose mummie maschili alle quali non è stato possibile assegnare un nome, si potrebbe ragionevolmente ipotizzare che una di esse sia quella di Senenmut
Fonti e bibliografia:
- Franco Cimmino,”Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano 2003
- Alessandro Roccati, “L’area tebana”, Quaderni di Egittologia, Roma, Aracne, 2005
- Alberto Sillotti, “La Valle dei Re”, Vercelli, White Star, 2004
- Sergio Donadoni, “Le grandi scoperte dell’archeologia”, Istituto Geografico De Agostin, 1993
- Mario Tosi, “Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto”, vol. II, Ananke, 2012
- Alan Gardiner, “Egypt of Pharaohs”, Oxford University Press, 1961
- Margaret Bunson, “Enciclopedia dell’Antico Egitto”, F.lli Melita editori, La Spezia, 1995 Kent R. Weeks, “I tesori di Luxor e della Valle dei Re”, Edizioni White Star, 2005