C'era una volta l'Egitto, Nuovo Regno, XIX Dinastia

IL FARAONE RAMSES I

Di Piero Cargnino

Verso la fine del suo regno, in assenza di eredi, Horemheb decise di associarsi al trono il vecchio generale Pramesse, futuro Ramses I che designò quale suo successore. Fu una scelta fortunata poiché da quella scelta sorsero poi i grandi faraoni quali Seti I e Ramses II, niente male come inizio della XIX dinastia.

Certo, Pramesse non era di sangue reale, d’altronde non lo era neppure Horemheb, proveniva comunque da una famiglia aristocratica di stirpe guerriera originaria del Delta, probabilmente da Avaris (la città degli Hyksos) dove veniva adorato il dio Seth.

Secondo l’egittologo scozzese Kenneth Kitchen sarebbe nato pochi anni prima di Tuthankhamon, il padre era un comandante dell’esercito, capo degli ardieri, di nome Seti, fratello dell’ufficiale Khaemuaset la cui moglie, Tamuadjesi, parente del viceré di Kush, era a capo dell’harem di Amon. Questo per capire che Horemheb non aveva scelto a caso, ma si era rivolto ad un personaggio di alto lignaggio elevandolo al rango di visir.

L’elenco delle prestigiose cariche che ricoprì Pramesse, prima di diventare Ramses, non è cosa da poco:

Salendo sul trono delle Due Terre, Pramesse, mutò il suo nome in Ramses, si dotò del nome regale di Menpehtira (Ra è durevole di forza), consapevole, forse, che sarebbe stato il capostipite di una dinastia che avrebbe dovuto riportare l’Egitto alla sua grandezza, nella scelta del suo nome regale cercò di imitare il titolo del grande Ahmose, fondatore della XVIII dinastia, il cui nome, Nebpehtira significa “Ra è Signore della forza”, mantenendo anche il nome di Ramses (Ra lo ha generato).

Trovandosi in età già avanzata designò come principe ereditario e successore il proprio figlio Seti avuto dalla Grande Sposa Reale Sitra.

Ramses I non godette a lungo del potere regale, Manetone, secondo Giuseppe Flavio, gli assegna un anno e quattro mesi, durata che non si scosta di molto da quella indicata sull’unica stele datata, proveniente da Wadi Halfa, che riporta la data dell'”anno 2, II peret, giorno 20″, dove Ramses I ordina di inviare provviste ai sacerdoti di Ptah a Buhen e di edificare una cappella ad Abydos. Ma pare che la stele non sia stata eretta da Ramses I bensì dal figlio Seti I che ne collocò un’altra vicina con la data del primo anno del proprio regno.

Durante il suo regno si resero necessarie numerose spedizioni militari in Siria a causa dei ripetuti tentativi da parte delle popolazioni locali di riconquistare i loro possedimenti. Non si hanno altre notizie della sua politica estera come sono scarse quelle di politica interna, da alcuni rilievi riportanti il suo nome, presenti sul secondo pilone del tempio di Karnak, si potrebbe pensare che abbia in qualche modo contribuito al completamento della trasformazione del cortile aperto di Horemheb nella grande Sala Ipostila del tempio.

Il suo regno fu così breve che ne risentì anche la sua tomba che si presenta assai piccola e rifinita frettolosamente. Identificata come KV16 nella Valle dei Re, la tomba fu scoperta da Belzoni nel 1817, si presenta incompleta, consiste in due scalinate molto ripide che terminano in un corridoio attraverso il quale si raggiunge l’anticamera incompleta.

Alcuni vani laterali sono stati scavati frettolosamente per consentire di deporvi il corredo funebre, i muri non contengono rilievi ma sono semplicemente lisciati e decorati con scene che rappresentano il sovrano che viene accolto dalle divinità oltre ad alcuni brani di testi funerari.

Il sarcofago in granito rosso è molto grande ma incompleto, è ricoperto con testi sacri dipinti in giallo ma non incisi.

La sua mummia venne traslata nella cachette di Deir el-Bahari (DB320) durante il regno del faraone Siamon nel 970 a.C., come quelle di altri faraoni per preservarle dalle razzie ormai endemiche nella Valle dei Re. Nel 1871 la mummia fu illegalmente rubata dalla famiglia Abd el-Rassul e venduta al mercato di Luxor per 7 sterline a James Douglas, dopo vari passaggi finì in Canada per essere poi esposta al Museo di Niagara Falls senza che alcuno sapesse il suo valore e a chi apparteneva. Nel 1999 si riuscì a stabilire che la mummia era del Faraone Ramses I e venne ceduta per due milioni di dollari al Museo “Michael C. Carlos” di Atlanta. Nel 2003, la mummia venne restituita all’Egitto con un atto di donazione firmato dall’allora segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, il dott. Zahi Hawass. Dopo un temporaneo soggiorno al Museo del Cairo, venne trasferita al Museo di Luxor dove, dopo 130 anni può riposare nella sua terra natia.

Parlando della XIX dinastia in generale abbiamo citato che alcuni collocano il periodo narrato nella Bibbia come la schiavitù e l’esodo degli ebrei dall’Egitto in questo periodo e, più precisamente identificano in Ramses I il “Faraone dell’oppressione” citato nell’Esodo come colui che rende schiavo il popolo d’Israele. Oggi la maggioranza degli studiosi ritiene che l’episodio della schiavitù e dell’esodo faccia parte di una letteratura immaginaria enfatizzata dai sacerdoti ebrei nel periodo della deportazione a Babilonia per creare un passato storico-religioso al popolo giudeo che ritornava a Gerusalemme.

Fonti e bibliografia: 

  • Alessandro Roccati, “L’area tebana, Quaderni di Egittologia”, n. 1, Roma, Aracne, 2005
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Mario Tosi, “Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto”, vol. I, Torino, Ananke, 2004
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997 
  • Christian Jacq, “La Valle dei Re”, trad. di Elena Dal Pra, Milano, Mondadori, 1998
  • Margaret Bunson, “Enciclopedia dell’Antico Egitto”, Melita edizioni, 1995
  • Alfred Heuss et al., “I Propilei. I, Verona, Mondadori, 1980
  • Erik Hornung, “La Valle dei Re”, traduzione di Umberto Gandini, Torino, Einaudi, 2004

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