Di Piero Cargnino

Poteva astenersi il Grande Ramses II dal fabbricare un tempio a Luxor? Magari costruirlo da zero no, gli bastava ampliare quello esistente, ampliarlo si, ma che mettesse in luce la sua grandezza.
Il Tempio di Luxor, in egiziano “Ipet-Resut” (Harem meridionale), dedicato ad Amon nella forma del dio itifallico Min, per tutto il Nuovo Regno fu il centro della “Grande Festa di Opet”, rito della fertilità durante il quale si trasferiva in processione la statua di Amon lungo il Nilo dal vicino Grande Tempio di Amon “Ipet-Sut”.

Il tempio di Luxor, subì un massiccio rifacimento durante il regno di Amenhotep III “il Magnifico”, che fece erigere due piloni, gran parte del colonnato che si trova dietro alla nuova entrata, dopo aver fatto smantellare il quarto pilone del Tempio di Amon a Karnak fece costruire un nuovo pilone, il terzo. Al centro del nuovo cortile, anche detto “Cortile dell’obelisco” o “Cortile di Amanhotep III”, che si venne a creare fece erigere due file di colonne con i capitelli a forma di papiro. Le decorazioni che spiccavano all’interno del cortile rappresentavano le barche sacre degli dei Amon, Mut e Khonsu.
Al Tempio di Luxor sia Horemhab, che nel Tempio volle essere incoronato, che Tutankhamon che Ay fecero erigere statue e colonne ma fu con Ramses II che si verificò l’espansione maggiore. Con il carattere che si ritrovava questo faraone non si accontentò di ordinare la costruzione ma supervisionò a tutte le fasi dei lavori coi quali costruì a nuovo un grande pilone, peraltro già previsto da suo padre Seti I, preceduto da un cortile nel quale fece collocare alcuni obelischi e sei enormi statue alte sei metri e mezzo, quattro delle quali (oggi ne sono rimaste solo due), erano in granito nero dove compare assiso con sul capo la doppia corona dell’Alto e del Basso Egitto, le altre due sono in granito rosso e lo rappresentano stante.

Il cortile interno comprende 74 colonne papiriformi alle quali si inframmezzano alcune statue di Ramses II (ed anche qui prendiamo atto del suo vizio, anche se non solo suo), alcune di queste statue sono state usurpate ad Amenhotep III (bastò cambiargli il nome), inoltre due enormi statue del sovrano fanno bella mostra di se all’inizio del colonnato di Amenhotep III. Ed anche qui non possiamo fare a meno di apprezzare quanto Ramses amasse le sue “Grandi Spose Reali”, ne compaiono in effige alcune di esse, la bella Nefertari per prima, ma anche Bintanath e Meritamon mentre la sfuggente Isinofret non compare.

Ricordiamo per chi non lo sapesse che uno degli obelischi di Ramses II oggi si staglia in Place de la Concorde nel centro di Parigi donato alla Francia da Mehmet Ali Pasha, Wali e Chedivè dell’Egitto nel 1829; in realtà il Chedivè li donò tutti e due ma l’altro non fu mai rimosso e si trova tuttora nella sua posizione originaria a Luxor.


Le pareti del Tempio sono interamente ricoperte dalla rappresentazione, ripetuta per ben tre volte, della guerra contro gli ittiti esaltando come una sua vittoria la battaglia di Qadesh. Ma, devoto ad Amon-Ra, il sovrano non dimentica di farsi raffigurare nell’atto di adorare il dio in compagnia della sua sposa Nefertari. La Regina è intenta a suonare il sistro mentre pronuncia queste parole:
<< Suonando i sistri davanti al tuo bel viso, io canto d’amore (…….) Suono i sistri davanti al tuo bel viso; vengo al tuo cospetto per la tua bontà; possa tu proteggere il figlio tuo che ami e del quale sei soddisfatto, il Signore delle Due Terre, Usermaatra-Setepenra (Ramses II), che viva eternamente come Ra >>.

Che Ramses II possedesse una personale cognizione teologica appresa consultando gli archivi del Tempio e basando su di essa i propri interventi architettonici ce lo conferma un’iscrizione che ci è pervenuta in modo frammentario:
<<………questo buon dio (Ramses II) egli è scriba, esperto nel sapere e nella conoscenza come Thot……..ha fatto ricerche nella biblioteca e aperto e letto gli scritti della Casa della Vita. Così ha imparato i segreti celesti e i misteri terrestri……..ha scoperto che Tebe, l’Occhio di Ra, è la Collina Primigenia che sorse in principio……. Il re ha parlato, fornendo istruzioni per procedere con i lavori………>>.
Sappiamo che vennero fatti eseguire lavori di restauro da Alessandro Magno e dall’imperatore romano Tiberio. Durante l’occupazione romana parte dell’antico Tempio di Luxor divenne un luogo religioso; nel 395 d.C. i cristiani lo convertirono in chiesa, tale rimase fino al 640 d.C. quando il tempio venne poi abbandonato finché, nel 1286 d.C. gli arabi, che allora occupavano l’Egitto, decisero la costruzione dell’attuale Moschea di Abu el-Hajjaj all’interno del Grande Cortile di Ramses II. Si tratta di una costruzione in stile ayyubide che fungeva da mausoleo di Abu al-Hajjaj Yusuf, uno Shaykh Sufi nato a Bagdad ma vissuto per la maggior parte della sua vita a Luxor in Egitto.

Questa sorse sicuramente sulle rovine di una precedente costruzione sempre di carattere religioso in quanto sembra che il minareto della moschea sia precedente, forse risalente all’XI secolo. La moschea fu ricostruita diverse volte, l’ultima nel XIX secolo. Oggi, nei pressi della moschea si aggiunge un villaggio arabo.
Non vorrei tediarvi ma di Ramses II c’è da dire molto ed anche di più. Mi piace descrivere il suo regno perché per me rappresenta, anche se in parte piuttosto simbolicamente, più d’ogni altro, quello che era il Nuovo Regno del grande Egitto. Lui ha fatto di tutto per farsi ricordare, e chi siamo noi per tradire questa sua aspettativa? Era bello, forte ma presuntuoso, prepotente ma non cattivo, esibizionista, ma sono certo che in parte lo faceva anche per la gloria delle Due Terre. Il sentimento che ha saputo trasmetterci per la sua Grande Sposa Reale è sincero, amava la sua sposa e ce lo ha trasmesso nel modo migliore per quei tempi.

Ora basta con le lodi e torniamo alle sue attività di costruttore nelle quali eccelleva. Restiamo ancora nell’immenso complesso templare di Karnak. Di Ramses II dobbiamo dire che non trascurò i suoi antenati, fece ultimare la grande sala ipostila, iniziata da Amenhotep II ed alla quale ci lavorarono pure Horemheb e suo padre Seti I.


Fece eseguire grandi decorazioni con rilievi celebrativi ed ordinò la creazione di un lago sacro che resiste ancora ai giorni nostri. Scopo del lago era quello di rappresentare simbolicamente l’origine di tutte le forme di vita. Nel lago si purificavano i sacerdoti che celebravano i culti del Sole e di Osiride.

Certo, tale ostentazione di grandezza indusse i posteri ad interpretazioni arbitrarie e spesso non coerenti con la realtà. Nel I secolo d.C. Publio Cornelio Tacito, storico oratore e senatore romano raccontando nei suoi “Annali” (II, 60), la visita che fece a Tebe Germanico Giulio Cesare, più noto semplicemente come Germanico, politico e militare della famiglia Giulio-Claudia, parlando del tempio di Karnak, descrisse con particolare precisione le varie imprese militari che avrebbe compiuto Ramses II. Imprese del tutto leggendarie ed inverosimili perché al faraone venivano attribuite la conquista della Persia, della Scizia oltre a varie altre terre asiatiche. Scrisse Cornelio Tacito:
<< Germanico……..visitò in seguito le imponenti rovine dell’antica Tebe. Su quei monumenti colossali si conservavano ancora iscrizioni in caratteri egizi…….. uno dei più anziani sacerdoti, invitato a tradurre la lingua dei suoi padri, riferiva……….>>.
Il sacerdote raccontò che a Karnak alloggiavano “settecentomila uomini atti alle armi” coi quali Ramses II avrebbe conquistato la Libia, l’Etiopia, la Media, la Persia, la Battriana, la Scizia, avrebbe pure conquistato la Siria, l’Armenia e la Cappadocia arrivando, da un lato fino al mare di Bitinia e dall’altro fino al mare di Licia. Il racconto continua affermando:
<<………..Vi si leggevano anche i tributi imposti ai vari popoli, la misura, in peso, d’oro e d’argento, il numero di armi e cavalli, le offerte votive ai templi, l’avorio e i profumi e le quantità di frumento e di ogni altro bene necessario alla vita che ogni popolo doveva pagare: tributi non meno grandiosi di quanto oggi impongono la forza dei Parti o la potenza di Roma……….>>.
Attribuzioni del tutto arbitrarie ed inverosimili, ma si sa che il culto di un grande porta ad ingigantirne le gesta.
Anche ad Abydos Ramses il Grande volle comparire pur se si accontentò di farlo in forma minore di suo padre, Seti I che costruì un nuovo tempio a sud della città di Abydos per onorare i sovrani delle precedenti dinastie, ancora oggi leggiamo i nesut byti (prenomen) di 76 sovrani dell’Egitto nella famosa Lista di Abydos.

Il tempio che si fece costruire Ramses II, dedicato a se stesso e ad Osiride, è più piccolo di quello del padre e si trova ad alcune centinaia di metri, le sue mura in pietra sono alte all’incirca due metri, ma nonostante il suo stato di conservazione oggi non sia dei migliori, in origine dovette rappresentare una delle architetture più raffinate e preziose dell’epoca ramesside.

I rilievi, probabilmente opera degli stessi artisti che lavoravano per Seti I, dimostrano tutta la qualità straordinaria dell’opera, era impreziosito da decorazioni, di cui rimangono soltanto più le parti inferiori, che riportano fatti storici ed il Poema di Pentaur di cui abbiamo già parlato. Anch’egli fece compilare una lista di sovrani simile a quella di Seti I, i pochi frammenti rimasti furono asportati e venduti al British Museum. Si riscontrano inoltre tracce di portali in granito rosa e nero, pilastri di arenaria oltre ad una piccola, ma ricca, cappella in alabastro.

Il Tempio era accessibile attraverso due piloni che davano su altrettanti cortili dotati di peristili. Un portale in granito rosa, attraverso il primo pilone ed al relativo cortile, conduceva ad un secondo cortile le cui decorazioni rappresentavano scene di nemici vinti ed i tributi versati, questo era contornato da una serie di pilastri dove il sovrano compariva in forma osiriaca, tutti mancano della parte superiore.

Sul lato verso meridione a sinistra si trovavano due cappelle, una dedicata a Seti I l’altra agli antenati divinizzati; anche a destra due cappelle erano dedicate una alle divinità dell’Enneade, l’altra a Ramses-Osiride. La prima sala ipostila, la “Sala delle Apparizioni”, denota chiaramente che ad erigerla fu Seti I quando Ramses era ancora reggente, è decorata con rappresentazioni di divinità nilotiche fra le quali compare Ramses che adora Osiride e poi mentre viene incoronato.

Nella seconda sala ipostila si trovano due cappelle dedicate una alle divinità di Tebe e l’altra a quelle di Abydos, sono visibili due rare immagini; quella della dea Heket, “Signora di Abydos” e la sola immagine conosciuta di Anubi, “Signore della Sacra Terra” in forma completamente umana. Al centro, una cappella in alabastro, dedicata ad Osiride, conteneva un gruppo statuario in granito grigio dove erano rappresentati Osiride, Iside, Horus, Seti I e Ramses. Forse pensavate che almeno qui non comparissero rilievi che celebravano la “vittoria” di Ramses II a Qadesh? Sbagliavate, Ci sono!
Fonti e bibliografia:
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