C'era una volta l'Egitto, Nuovo Regno, XIX Dinastia

IL “FARAONE” AMENMESSE  E LA REGINA TAKHAT

Di Piero Cargnino

Amenmose (Nato da Amon), ellenizzato in Amenmesse, portava il nome regale di Menmira-Setepenra (Eterno come Ra, Scelto da Ra) accompagnato dellepiteto Hekauaset (Signore di Tebe). Tutti questi nomi per indicare un’effimero sovrano di cui non si conosce con certezza il padre, potrebbe essere un figlio di Merenptah e della regina Takhat, o uno degli innumerevoli figli di Ramses II o addirittura di Seti I.

Governò parte dell’Egitto per un breve periodo, 3 o 4 anni. Secondo alcuni egittologi, tra questi Kennet Kitchen e Jurgen von Beckerath, Amenmesse non fu mai designato a succedere al trono di Merenptah, molto probabilmente, approfittando di una momentanea debolezza di Seti-Merenptah (Seti II), vero principe ereditario, mentre questi si trovava in Asia, si creò un regno fittizio nell’Alto Egitto.

Il regno di Amenmesse e la sua posizione all’interno della XIX dinastia sono particolarmente oscuri. La maggior parte degli egittologi ritiene che Seti II sia salito al trono alla morte del padre Merenptah senza l’intermezzo di Amenmesse e che quindi costui non debba essere considerato un vero faraone ma forse semplicemente un governatore locale, o un membro della famiglia reale, che si arrogò il diritto alla successione, successione che non gli riuscì per cui fu solo un temporaneo appropriarsi dei poteri, in modo particolare in Nubia e nella tebaide.

A Tebe si trovano alcune attestazioni riferite ad Amenmesse mentre non se ne trovano di relative al terzo e quarto anno di Seti II. Questo ci porta a pensare che Seti II salì al trono ed iniziò la costruzione della sua tomba a Tebe ma nel suo terzo anno di regno perse il controllo dell’Alto Egitto a causa della rivolta di Amenmesse che, oltre ad autoproclamarsi re, tentò pure di usurpare la tomba di Seti II, non ancora terminata, e ne fece sfregiare le pareti. Seti II non si fece attendere, attaccò le truppe di Amenmesse e le sconfisse entrando trionfatore a Tebe. Subito ordinò il ripristino della propria tomba.

Dalle varie iscrizioni che si è potuto reperire diventa molto complesso capire fin dove si può prestare fede, queste sono state più volte modificate a turno da Amenmesse e Seti II. Quello che pare certo è che la madre di Amenmesse fosse effettivamente una “regina Takhat”, ma chi fosse in realtà  costei è oggetto di dibattito, sappiamo che uno dei suoi titoli è quello di “Figlia del Re”, ma quale Re? Merenptah o Ramses II? Su una lista di principesse, oggi al Louvre risalente al cinquantatreesimo anno di regno di Ramses II compare il nome di una Takhat, che potrebbe essere coetanea di Seti II.

Takhat compare in molte sculture con Amenmesse, in particolare su una di esse, presente nel complesso templare di Karnak, Takhat viene indicata come “Figlia del Re e Sposa del Re”, (si può facilmente intuire che la parola “Sposa” è stata successivamente impressa sulla originale “Madre”).

Gli egittologi Dodson e Hilton suggeriscono che il titolo di madre venne sostituito da quello di sposa quando Seti II riconquistò l’intero Egitto riappropriandosi del potere, se così fosse allora Takhat potrebbe aver sposato Seti II precedentemente. A questo punto Amenmesse sarebbe figlio di Seti II  che si sarebbe ribellato al proprio padre cercando di strappargli il trono.

Il dilemma si complica se si esamina un’altra statua, sempre proveniente da Karnak ma oggi al Museo del Cairo, dove Takhat viene sempre nominata come “Figlia del Re e Sposa del Re”, senza che siano state apportate modifiche, mentre il nome del re è stato più volte modificato, secondo Dodson e Hilton in origine era Seti, poi fu modificato in Amenmesse quando questi la usurpò, infine, con la conquista definitiva del potere, rimodificato in Seti.

Un’altra teoria suggerisce che Seti non sposò mai Takhat, sostituì solo il nome per cancellare ogni traccia di suo figlio Amenmesse. Altri ancora ritengono che Takhat fosse figlia di Merenptah cosa che porterebbe a pensare che Seti II e Amenmesse sarebbero stati fratellastri. Questo tira e molla di sostituzioni di nomi e titoli si protrae ancora, nella Grande Sala Ipostila del tempio di Amon a Karnak, sei statue in quarzite che raffiguravano Amenmesse, pare che Seti II che le abbia modificate apponendovi i suoi cartigli.

Alla sua morte Amenmesse fu sepolto nella Valle dei Re nella tomba conosciuta come KV10. La tomba fu profanata già fin dall’antichità anche se il principale profanatore fu proprio Seti II il quale ordinò che le iscrizioni e le immagini dipinte sulle pareti venissero raschiate ed in parte furono usurpate dagli incaricati di Seti II, cancellando ogni riferimento ad Amenmesse.

All’interno della tomba furono rinvenute tre mummie due femminili e una maschile, secondo alcuni si tratterebbe di Amenmesse, della madre Takhat e di una probabile sposa di nome Baketurel. E’ più facile però che si tratti di sepolture successive in quanto si può ritenere che Seti II abbia fatto distruggere il corpo di Amenmesse allo scopo di infliggergli la più terribile delle punizioni per la religione egizia, con la distruzione del corpo gli veniva impedito di raggiungere la vita eterna. Inoltre un tale atto dovette servire da esempio e sottolineare la gravità del tradimento.

Per quanto riguarda la regina Takhat fu sepolta nella stessa tomba di Amenmesse in un sarcofago che era appartenuto a una principessa e regina di nome Anuketemheb del tutto sconosciuta, forse una figlia di Ramses II. In seguito la tomba fu usurpata da componenti della famiglia di Ramses IX.

Fonti e bibliografia:

  • Frank Joseph Yurco, “Amenmesse era il viceré di Kush, Messuwy?”, Jarce34, 1997
  • Aidan Dodson, “La tomba del re Amenmesse: alcune osservazioni”., DE 2,  1985
  • Cyril Aldred, “I Faraoni: l’impero dei conquistatori”, Milano, Rizzoli, 2000
  • Sergio Donadoni, “Tebe”, Electa, 2002
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Christiane Desroche-Noblecourt e AA.VV . “Egitto” – Rizzoli Editore, 1981
  • Mario Tosi, “Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto”, Ananke, 2006
  • Nicolas Grimal, “Storia dell’antico Egitto”, Bari, Laterza, 1990
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Alfred Heuss e atri., “I Propilei”, Verona, Mondadori, 1980

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