C'era una volta l'Egitto, Età Tarda

IL POTENTE FUNZIONARIO ARTABANO

Di Piero Cargnino

La storia egizia si incrocia anche con questi oscuri personaggi; forse Manetone aveva capito male o forse non ne tenne conto. Sesto Africano, nella sua epitome dello storico greco, inserisce questo “Artabano” tra i sovrani d’Egitto della XXVII dinastia, il quale pare abbia regnato per soli 7 mesi, anche se dire che ha regnato è del tutto fuori luogo.

Di lui ne parla a lungo anche lo storico greco Erodoto di Alicarnasso, il “Padre della Storia”. Artabano di Ircania, come abbiamo già detto in precedenza, era un potente funzionario, comandante della guardia del corpo reale e satrapo della Battriana. Era anche il fratello minore di Dario I quindi zio di Serse – va detto che finché il figlio di Serse non avesse raggiunto l’età per governare, lui sarebbe stato potenzialmente successore del fratello.

Nelle opere di Ctesia viene chiamato Artapano. Nelle Storie di Erodoto viene definito come un saggio consigliere; infatti sconsigliò Dario di scontrarsi contro gli Sciti ed il suo consiglio si rivelò esatto. La campagna fu un vero disastro, Dario avanzò  per alcune settimane nelle steppe dell’Ucraina ma fu poi costretto al ritiro senza aver raggiunto gli obiettivi che si era prefissato. Erodoto racconta che il fautore della infausta campagna fu Mardonio che istigò il giovane Serse a dichiarare la guerra. Mardonio aveva sottoposto la decisione di entrare in guerra a un consiglio di nobili che furono tutti d’accordo tranne Artabano che arrivò anche ad accusare Mardonio e Serse di calunniare gli Elleni. Serse si limitò ad un solenne rimprovero ma poi, meditando tutta la notte convenne che Artabano aveva ragione, nonostante la notte stessa una visione gli avesse sconsigliato di dar ragione ad Artabano. A questo punto anche Artabano ebbe una visione notturna dove gli veniva detto invece di combattere: dopo di ciò, mutò parere e divenne un sostenitore della campagna. E qui non saprei se siamo ancora nella storia o nel mito, ma noi proseguiamo comunque.

L’esercito attraversò l’Ellesponto e pare che Serse nutrisse dei ripensamenti, mutava costantemente di umore e spesso piangeva. Notato ciò, Artabano lo avvicinò e gli chiese perché  piangesse, dopo essere stato felice. Quello che ci è stato tramandato è che ne nacque una discussione durante la quale Artabano afferma che non è tanto la brevità della vita a renderla triste, quanto il fatto che sia piena di tormenti.  A questo punto emerge il fatto che entrambi erano dubbiosi sull’esito dell’impresa.

Serse chiese ad Artamano se era il caso di aumentare il numero dei soldati, cosa che Artabano sconsigliò adducendo che un numero troppo elevato di uomini avrebbe creato maggiori problemi sia negli spostamenti che dal punto di vista logistico. Discorso che si confà ad  una costante dei racconti di Erodoto: “ogni eccesso umano è punito dalla volontà divina”.

A questo punto Serse non ascoltò più i consigli di Artabano e lo rimandò a Susa. Come abbiamo detto sopra la campagna si rivelò un disastro e Serse se ne tornò a Susa. A questo punto avvenne la rivolta di Artabano contro Serse, che abbiamo già descritto parlando di Serse, e lo fece assassinare. Secondo Aristotele fece assassinare prima Dario poi Serse e “regnò” alcuni mesi fino a quando Artaserse, venuto a conoscenza del fatto, lo fece giustiziare insieme ai suoi figli.

Secondo lo storico romano Marcus Iunianus Iustinus, Artabano aveva mire sul trono achemenide e per questo fece uccidere prima Dario poi Serse. Il seguito è completamente avvolto nel mistero, potrebbe aver usurpato il trono oppure aver nominato Artaserse sovrano di Persia ed essersi autonominato reggente. Forse, in parte all’oscuro di come si erano svolti i fatti, Artaserse accettò la situazione ma appena a conoscenza della realtà si liberò subito dell’usurpatore. Come detto sopra non è chiaro perché Manetone lo abbia inserito nella XXVII dinastia achemenide come fosse un faraone.         

Fonti e bibliografia:

  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, Milano , 2003
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  • Toby Wilkinson, “L’antico Egitto. Storia di un impero millenario”, Einaudi, Torino, 2012
  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
  • Pierre Briant, “Storia dell’impero Persiano da Ciro ad Alessandro”, Fayard, Parigi, 1996
  • Franco Mazzini, “I mattoni e le pietre”, Urbino, Argalia, 2000
  • Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
  • Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, (Warminster: 1996
  • Luciano Canfora, “Erodoto, Tucidide, Senofonte – Letture critiche”, Mursia, Milano, 1975
  • Giulio Giannelli, “Trattato di storia greca”, Patro, Bologna, 1976

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