Di Luisa Bovitutti

I sovrani dell’Antico regno concedevano ai propri parenti ed ai funzionari più fedeli l’onore di essere sepolti accanto a sé ed in effetti a nord della piramide di Teti e vicinissime ad essa, una adiacente all’altra, si trovano le mastabe di Mereruka, Kagemni e Ankhmahor che furono suoi visir, ed i primi due anche suoi generi avendo sposato le sue figlie.

Conoscevamo queste sepolture, ma abbiamo deciso che valesse la pena di visitare nuovamente la mastaba di Mereruka, che incanta per i suoi rilievi parietali e che con i suoi trentatre ambienti rivestiti di lastre di calcare è la più grande fino ad ora scoperta in Egitto.

Essendo destinata ad ospitare anche sua moglie Watekhethor detta Sesheshet ed il suo figlio maggiore Meri – Teti (che ereditò i suoi titoli onorifici e ricoprì il ruolo di Ispettore dei lavori della piramide di Teti e di Ispettore dei sacerdoti della piramide), è suddivisa in tre zone: quella riservata a Mereruka è composta da 21 sale, mentre gli ambienti restanti sono divisi tra i congiunti; le camere funerarie, non visitabili, si trovano sul fondo di pozzi.

Gran parte delle sale sono prive di decorazione in quanto utilizzate come magazzini e serdab (esiste in loco in una nicchia la copia di una magnifica statua del defunto di dimensioni superiori al normale, il cui originale è al museo del Cairo), ma i molti rilievi parietali superstiti documentano in modo fedele e vividissimo la vita di un Egizio di alto rango nel corso della VI dinastia.

FOTO di Gerhard Huber, a questo link: https://global-geography.org/…/Saqqara_-_Mastaba_of…
Le scene, che in alcuni punti hanno ancora ampie tracce del colore originario, sviluppano le tematiche decorative tipiche dell’epoca: gli Egizi credevano infatti che raffigurare nella mastaba il defunto mentre svolgeva le sue attività terrene e godeva delle sue ricchezze gli avrebbe permesso di continuare anche nell’Aldilà a vivere secondo il medesimo stile.

FOTO di Heidi Kontkanen, da Flickr
E così troviamo Mereruka in dimensione eroica rappresentato mentre assiste alla fustigazione di chi non ha pagato i tributi, alla coltivazione dei campi, alla pesca ed alla caccia da parte dei suoi servi, al lavoro degli artigiani e mentre si diverte cacciando e pescando nelle paludi o partecipando ad una festa con musici e ballerine.

FOTO di Heidi Kontkanen da Flickr
Pur trattandosi di raffigurazioni convenzionali, l’ambiente nel quale sono collocati i personaggi è estremamente realistico, al punto che è possibile riconoscere la specie a cui appartengono i pesci e gli animali che in gran numero compaiono sulle pareti.

FOTO MIA
Nelle zone più strettamente destinate ai riti ed alle offerte, invece, sono raffigurate le consuete processioni di servi che portano ai defunti beni di ogni genere affinchè possano goderne in eterno.

FOTO di kairoinfo4u, da Flickr
LO SPETTACOLO DI DANZA ACROBATICA E LA PUNIZIONE DEGLI EVASORI FISCALI

FOTO di Jose Javier Martin Espartosa, da Flickr

Segue una scena di bastonatura: il condannato è piegato in avanti e tenuto fermo da un incaricato, mentre un altro con il bastone sta per sferrargli un colpo sulla schiena.
FOTO MIA

Il condannato è seduto, abbracciato ad un palo ed immobilizzato per le braccia, in modo da esporre la schiena alle bastonate del funzionario statale che sta per assestargli un forte colpo brandendo il bastone con due mani.
FOTO di kairoinfo4u da Flickr

FOTO di kairoinfo4u da Flickr
LA CACCIA NEL DESERTO E LA NUTRIZIONE FORZATA DELLE IENE

Essi erano simili ai moderni levrieri ma avevano una struttura scheletrica massiccia che attribuiva loro un fisico solido e scattante, caratterizzato da fianchi stretti, arti e collo lungo, muso allungato, orecchie erette ed appuntite, code arricciate, denti affilati e mascelle potenti.
Il cacciatore li aizzava contro la preda ed essi, da soli o in branco, l’assalivano senza alcuna esitazione e la facevano cadere a terra per poi azzannarla alla gola ed ucciderla.
FOTO di Fugzu da Flickr
Le immagini che troverete descritte con maggiori particolari nelle didascalie rappresentano la caccia nel deserto e la nutrizione forzata delle iene.
Gli Egizi cacciavano i grossi erbivori per procacciare cibo; il sovrano, invece, si dilettava nella caccia al leone, inoltrandosi nel deserto sul suo carro (e con un buon numero di aiutanti) ed abbattendolo con l’uso di arco e lancia.

Nel registro inferiore un uomo trattiene un cane per il collare e gesticolando ne aizza un altro che morde alla nuca un’antilope le cui zampe posteriori stanno cedendo; davanti a loro altre due antilopi ed un ibex, ignari del pericolo, continuano a brucare.
All’estrema destra un cane salta sulla schiena di un orice dalle lunghe corna.
In uno stretto sottoregistro posto sulla sinistra sopra le prime due scene sono rappresentati un ibex, un riccio e due cuccioli di gazzella; sopra l’ultima scena a destra un riccio si affaccia timidamente dalla sua tana. Foto di kairoinfo4u da Flickr
L’uccisione del leone da parte del re faceva parte dell’iconografia tradizionale dell’Egitto antico per il suo significato simbolico importante: si veda a questo proposito l’articolo sul nostro sito a questo link: https://laciviltaegizia.org/…/il-leone-nellantico-egitto/
L’attività venatoria raffigurata nelle immagini che vi propongo sembra essere finalizzata all’acquisizione di cibo, in quanto i nobili normalmente cacciavano sui carri e avevano battitori che trovavano i gruppi di animali e li dirottavano nella loro direzione per facilitarne la cattura o l’uccisione, che essi ponevano in essere personalmente.

Nella scena centrale un leone sta mordendo sul muso un bovide e glielo ghermisce con la zampa dalle unghie affilate.
A destra un ibex dalle corna ricurve è stato fatto cadere a terra e azzannato alla gola da un cane, mentre un’antilope, rimasta intrappolata sotto il corpo della preda, cerca disperatamente di alzarsi per fuggire.
Il registro superiore è diviso in due sottoregistri; inquello inferiore si vede un’antilope caduta a terra di schiena aggredita da una muta di nove cani, cinque dei quali si trovano in quello superiore; l’ultima scena sulla destra, che occupa entrambi i due sottoregistri, un uomo trattiene un ibex con un laccio mentre altri due sono sfuggiti alla cattura.
Agli estremi di uno stretto sottoregistro posto sopra la seconda e la terza scena sono rappresentati due ricci che escono dalle rispettive tane, un cucciolo di gazzella ed una lepre acquattati tra i radi cespugli. Foto di kairoinfo4u da Flickr
Le ultime due immagini mostrano l’alimentazione forzata delle iene, che venivano catturate, tenute in cattività e messe all’ingrasso per essere mangiate in seguito, oppure per essere usate per cacciare essendo abilissime nel seguire le tracce lasciate dalle prede.

Alcuni studiosi, tuttavia, sostengono che gli animali rappresentati nei rilievi siano in realtà dei proteli, ienidi poco più grandi di una volpe che si cibano di insetti, soprattutto termiti.

FOTO DA https://global-geography.org
https://www.cacciainfiera.it/…/a-caccia-nella-storia…/
CELEGON M., IL CANE ONORATO DAL RE, A QUESTO LINK https://www.archeofriuli.it/il-cane-onorato-dal-re/
LA FAUNA ITTICA
Come ho già detto la ricchezza di particolari delle scene della mastaba di Mereruka è incredibile: insetti, pesci, mammiferi e volatili sono raffigurati con notevole verosimiglianza, tant’è che è facile riconoscere le singole specie.

FOTO di Cairoinfo4u, da Flickr

FOTO di Cairoinfo4u, da Flickr

FOTO di Cairoinfo4u, da Flickr
Nelle scene già pubblicate abbiamo visto i cani, l’ibex (che è una capra del deserto simile ad uno stambecco), l’orice dalle lunghe corna a forma di falce, l’antilope dalle corna ondulate, il leone, il bovide, i cuccioli di gazzella, la lepre, il riccio e la iena.

FOTO MIA

E’ probabile che anche il persico africano (nome latino “lates”) condividesse una simbologia simile, tant’è che in epoca romana gli abitanti di Latopoli ponevano mummie di Lates nelle tombe dei propri cari.
FOTO MIA
Nelle acque del fiume sono state rappresentate anche molte specie di pesci, alcune oggi estinte; popolano tuttora il Nilo il barbo, la tilapia nilotica, il persico africano, l’ossirinco dalla caratteristica proboscide, l’anguilla, il muggine.

Si possono riconoscere – salvo mio errore – due tilapie nilotiche (il pesce a forma ovale con una lunga pinna dorsale), tre anguille, un persico africano (in basso, in orizzontale, con la forma allungata e la coda a ventaglio), un pesce palla d’acqua dolce (sulla destra, con il ventre gonfio), un citarino (sotto il pesce palla, a forma romboidale), due muggini (uno sopra il persico africano e gli altri due sopra di esso andando verso l’alto), due ossirinchi (uno sotto il persico africano e l’altro sopra, al centro). Quegli strani pesci sulla destra con i baffi e la coda a ventaglio credo che siano barbi; non riconosco quella specie di pesce gatto sopra la tilapia.
FOTO DA OSIRISNET.NET
- https://anticatebe.blogspot.com/…/il-mondo-animale…
- https://www.laviadegliantichi.com/…/08/pesci-egiziani.html
LA FAUNA DELLE PALUDI
Le rive paludose del Nilo, dove il sovrano ed i nobili si dilettavano a cacciare gli ippopotami oppure gli uccelli ed a pescare con gli arpioni, brulicavano di vita e gli artigiani decoratori dell’Antico Regno seppero riprodurre fedelmente sulle pareti delle mastabe la bellezza di questo ambiente naturale.

Negli ambienti palustri vivevano altresì manguste, coccodrilli (ora scomparsi dall’Egitto) e molteplici uccelli, alcuni dei quali, così come i pesci, vennero adottati come fonogrammi nella scrittura geroglifica: oche, anatre, l’ibis nero, l’ibis crestato, l’ibis sacro, l’airone imperiale (l’uccello Benu legato al culto solare: si veda sul nostro sito a questo link: https://laciviltaegizia.org/?s=benu), il falco, il pellicano, l’upupa, la cicogna, il fenicottero, la gru, il cormorano ed il martin pescatore.

Al centro, arrampicata sullo stelo di un papiro, una mangusta (trattenuta per la coda da un uomo) si dirige decisa verso il nido sulla destra con l’evidente intenzione di mangiare gli uccellini, mentre i genitori (credo siano due martin pescatori) tentano svolazzando minacciosi intorno a lei di proteggere il loro piccolo. In basso a destra un nido con un’oca o un’anatra. Foto: osirisnet.net
Un altro animale che compare nel repertorio decorativo delle mastabe dell’Antico Regno è l’ippopotamo, rappresentato mentre viene cacciato dal defunto o dai suoi servi sotto la sua supervisione.
Esso distruggeva i raccolti e costituiva un’insidia per la navigazione, che spesso avveniva su fragili barche di papiro; il papireto paludoso sulle rive del Nilo costituiva la falsa porta simbolica del passaggio verso l’Aldilà, la zona di confine tra il caos ed il mondo della Maat, che doveva essere difeso combattendo le forze del male, rappresentate dagli animali pericolosi per l’uomo.

Si notino, appoggiate alle foglie delle piante palustri, due ranocchie e più in alto due cavallette .
La rana del Nilo fu l’unico anfibio venerato in Egitto: essa era simbolo di fertilità, in quanto deponeva moltissime uova, e di rinascita, perchè evolveva da girino alla forma adulta proprio in concomitanza con la piena del Nilo.
FOTO DI HEIDI KONTKANEN DA FLICKR
La caccia al pachiderma poteva anche simboleggiare le prove che il defunto doveva superare per ottenere l’Aldilà: secondo gli Egizi dell’Antico e Medio Regno, infatti, nelle paludi delle acque primordiali, dove sorge il sole e nasce la nuova vita nell’Aldilà, si trovava un ippopotamo, che il defunto doveva affrontare per raggiungere il proprio destino ultraterreno.
Per un’analisi più approfondita in merito alla simbologia della caccia all’ippopotamo, si veda sul nostro sito a questo link:
FONTI:
- https://anticatebe.blogspot.com/…/il-mondo-animale…
- BUONGARZONE R., Caccia e pesca eroiche nelle scene nilotiche delle mastabe di Saqqara, in ARCHEOLOGIA E MEMORIA STORICA Atti delle Giornate di Studio (Viterbo 25-26 marzo 2009)
LA CAMERA SEPOLCRALE
Sebbene fosse chiusa al momento della nostra visita, desidero mostrarvi le immagini della camera sepolcrale che ho trovato in rete, a mio avviso particolari, soprattutto le scene rimaste in fase di abbozzo, tracciate in nero sopra lo schizzo di partenza, in colore rosso.
L’accesso alla camera avviene tramite una scala a chiocciola che scende lungo un pozzo profondo m. 15,5 in origine riempito di detriti fino a metà, che sul fondo si piega verso ovest allargandosi nella camera sepolcrale tutta rivestita di lastre di calcare bianco, salvo il soffitto, dipinto di rosso e nero per simulare il granito.
Essa è larga m. 4,3, lunga m. 10,25 ed alta m. 3,1 ed era difesa da una saracinesca di sicurezza spessa 20 cm., mantenuta in posizione da una scanalatura nelle due pareti laterali.
Il grande sarcofago in pietra calcarea occupa completamente l’estremità occidentale della camera ed il massiccio coperchio venne posizionato grazie ad una rampa pavimentata ancora in loco.
La decorazione parietale non presenta immagini di servitori, funzionari, familiari o animali vivi perchè la camera è riservata al solo Mereruka defunto, che dovrà “risvegliarsi” e prendere possesso delle offerte per rigenerare il suo Ka. Anche nei testi gli scribi hanno evitato i segni rappresentanti esseri umani, oppure li hanno troncati.
L’unica parete dipinta è quella ad est, che troverete meglio descritta nella didascalia della foto.

L’unica parete ad essere stata dipinta è quella ad est, suddivisa in quattro registri che mostrano offerte di ogni genere per il Ka di Mereruka (vasi, prodotti alimentari essiccati, cereali, contenitori di grano – in basso, di colore nero con una finestrella beige -, pane, pesce, bovini macellati), analiticamente enumerate nei testi, che elencano anche i numerosi titoli del defunto. Foto: kairoinfo4u su Flickr
Le pareti a lato del sarcofago e retrostanti ad esso sono dipinte con un motivo di stuoie o tende tese su telai sopra il quale è stato iscritto il solito elenco dei titoli portati dal defunto; sul retro compaiono anche tre registri, ciascuno disegnato con una fila di vasi contenenti i sette oli sacri, cassette per le offerte, natron, giare e tessuti.

Nell’immagine si notano le pareti della camera rivestite di calcare bianco ed il soffitto di roccia naturale dipinto in modo da imitare il pregiato granito. Il grande sarcofago in calcare riempie interamente lo spazio tra le pareti laterali. Il lato est del pesantissimo coperchio, rivolto verso l’entrata, elenca il nome ed i titoli di Mereruka. Davanti ad esso è ancora in loco la rampa costruita per posizionarlo. Le parti di parete che circondano il sarcofago sono decorate con un disegno di stuoie tese su telai che si estende anche sul lato anteriore dello stesso. Sopra di esso, aderente al soffitto, una linea orizzontale di testo si estende dalla parete nord a tutta la parete ovest ed elenca nuovamente i titoli del defunto. Sulla parete posteriore, verso il basso, compaiono anche tre registri, ciascuno disegnato con una fila di vasi contenenti i sette oli sacri, cassette per le offerte, natron, giare e tessuti (che non si vedono perchè davanti c’è il sarcofago) accompagnati da un testo che chiarisce che gli stessi sono “Per il Ka di Mereruka / Meri”. Foto da osirisnet.net
Il sarcofago reca sulla superficie e sul lato est del coperchio e su tutte e quattro le superfici all’interno del cofano testi con i titoli di Mereruka ed il suo nome.

Il sarcofago reca sul lato superiore ed est del coperchio e su tutte e quattro le superfici all’interno del cofano testi con i titoli di Mereruka ed il suo nome. Foto da osirisnet.net

Le offerte sono disegnate in nero sul bianco del calcare e apportano le correzioni allo schizzo iniziale tracciato in rosso. La decorazione è incompleta perchè non è stata colorata.
LA PARETE SUD, ad essa speculare, è praticamente identica ma molto meno conservata. Foto da osirisnet.net




Troverete notizie dettagliate su Mereruka e Kagemni ed immagini delle loro fantastiche mastabe sul nostro sito a questi link: