C'era una volta l'Egitto, VI Dinastia

I VISIR DEL FARAONE TETI – MERERUKA

Di Piero Cargnino

Parlando sempre e solo di faraoni e regine rischiamo di perdere la visione globale di questa stupenda e misteriosa civiltà. Visto che siamo entrati nel regno del faraone Teti, VI dinastia, seguiamo le vicissitudini che hanno accompagnato questo faraone, dispensatore di titoli e privilegi a suo discapito.

Come abbiamo visto in precedenza, non solo Teti non fece nulla per imporsi ed aumentare il suo potere frenando così l’ascesa strisciante (ma neanche troppo) dei suoi nomarchi, ma fece di tutto per garantirsi la tranquillità agevolando la classe dei nobili con politiche di alleanze, concedette privilegi e titoli agli uomini a lui più fedeli forse senza rendersi conto che in questo modo il suo potere si sminuiva sempre più a vantaggio della classe agiata. Sotto il suo regno furono molti che godettero dei suoi favori, mi sovvengono i nomi di quattro suoi visir: Mereruka, Kagemni, Ti e Merefnebef.

Le loro mastabe sono ancora oggi degli splendidi gioielli nella necropoli di Saqqara. Se andate sui siti dove se ne parla rimarrete stupiti dalla quantità e qualità degli affreschi in esse contenuti a tal punto da fare concorrenza con le tombe dei veri sovrani. Proviamo a visitarle e, per quanto possibile apprezzarne la bellezza.

Teti arrivò a concedere in sposa la propria figlia, Seshseshet Waatetkhethor, a uno dei suoi funzionari più in vista, Mereruka, la persona più potente in Egitto dopo il re stesso. Mereruka deteneva, oltre a quello di Visir, numerosi altri titoli quali: “Ispettore dei sacerdoti attaccato alla piramide di Teti”, “Governatore del palazzo”, “Capo lettore-sacerdote”, “Sovrintendente degli scribi reali” e “Direttore di tutte le opere del re”. Grazie alla sua posizione, ed ai favori che il sovrano continuava a dispensargli, il visir accumulò ricchezze tali da consentirgli di costruire una grande tomba per sé e la propria famiglia, degna di un personaggio così influente alla corte del faraone.

La sua tomba a Mastaba si trova nella parte settentrionale sella necropoli di Saqqara vicina alla piramide del faraone Teti. Fu l’archeologo Jacques de Morgan che la scoprì nel 1893, e ne rimase sorpreso, con quella di Ti, altro importante funzionario che operò sotto quattro faraoni: Neferirkara Kakai, Shepseskara, Neferefra e Niuserra della V dinastia, è una delle più belle e meglio conservate della necropoli.

La mastaba di Mereruka è enorme e molto elaborata, si compone di 33 stanze, di cui 16 decorate, tutte di grandi dimensioni. E’ lunga 41 metri, larga 23 e 4,5 metri di altezza, l’altezza del soffitto interno è di 4 metri. Comprende tre sezioni, la prima, dedicata a se stesso (camere A), consta di 21 stanze, quella della moglie Sesheshet Waatetkhethor (camere B) che ne conte 5 come quella del figlio Meriteti (camere C), altre 2 camere fungevano da deposito. Secondo gli archeologi, data la grandezza e la complessità dell’edificio, forse riproduceva la sua abitazione composta di tre sezioni, oltre alla sua anche quelle per la moglie e per il figlio.

L’ingresso avviene attraverso un vestibolo completamente dipinto che raffigura Mereruka in compagnia della moglie intento a pescare e cacciare uccelli con una lancia, intorno a loro alcuni uomini cacciano ippopotami con arpioni. Seguono diversi corridoi con dipinte scene di caccia, altre scene rappresentano artigiani intenti al loro lavoro, orefici, scalpellini, falegnami. In quella che si pensa sia la stanza da lavoro di Mereruka sono rappresentati altri uomini, forse contadini sottoposti a punizioni (forse per non aver pagato le tasse). Su altri dipinti sul muro d’ingresso della tomba, Mereruka è rappresentato mentre traccia col pennello le rappresentazioni delle tre stagioni dell’anno egiziano e, poco oltre mentre gioca a un gioco da tavolo.

Sulle pareti di altre tre sale compaiono scene di artigiani al lavoro che fabbricano mobili e oreficeria. Nella camera principale si trova una statua intatta del visir che si affaccia da una falsa porta. Nella sezione della moglie di Mereruka, a sinistra dell’ingresso della tomba, Sesheshet Waatetkhethor è raffigurata mentre riceve offerte “dovute alla figlia di un re, inclusa una selezione di mobili finemente intagliati”, in un’altra scena compare mentre si rilassa e osserva diverse ragazze che ballano, in un’altra ancora è ritratta con i suoi tre cani e una scimmietta. Nella stanza n. 7 sono rappresentati Mereruka, “seduto su un grande divano, mentre lei suona l’arpa per calmarlo”. Al centro della tomba una porta da su un cortile mentre poco oltre si trova la sala delle offerte con sei pilastri dipinti con colorazioni simili al granito e decorati con diverse immagini del defunto. Tra i pilastri si trova un anello in pietra dove venivano legati gli animali destinati a essere offerti al ka di Mereruka.

Sulle pareti della sala spicca la scena della processione funebre con davanti, su di una barca, il sarcofago mentre i presenti intonano dei versi che sono riportati sulla parete sopra di loro. Il sarcofago in granito misura esternamente circa 4 metri per 1,75 ed è alto 1 metro. La parte interna che accoglieva la bara del re si trova sfalsata verso il margine occidentale e  misura 2,25 metri per 0,8 ed è alta 0,8 metri. Il coperchio misura 3,5 metri per 1,75 per 30 centimetri di spessore. La parte superiore ed il lato est del coperchio e tutte e quattro le pareti interne del sarcofago sono iscritte per un totale di sei testi.

Le pareti di quasi tutte le stanze sono decorate con scene che si rifanno alla vita quotidiana in Egitto, le professioni, la caccia, la pesca, gli animali del Nilo, le stanze che non presentano decorazioni erano adibite a magazzini. Vicino ad una falsa porta, nella sala delle offerte, si accede attraverso un passaggio alla tomba del figlio Meriteti, anche qui le stanze presentano decorazioni ma di qualità decisamente inferiore rispetto a tutte le altre. L’accesso alla parte riservata alla moglie Sesheshet Waatetkhethor avviene da un lato del vestibolo, le stanze presentano scene agresti dove si nota una fattoria con del bestiame mentre alcuni contadini sono intenti a mungere.

Altre scene mostrano falegnami e scultori di vasi di pietra al lavoro, mentre Mereruka e sua moglie sono raffigurati mentre ispezionano un laboratorio di gioielliere dove alcuni degli operai sono nani. Descrivere tutto quello che presenta la mastaba è quasi impossibile, questo sta a dimostrare il potere che acquisirono i visir durante la VI dinastia.

Fonti e bibliografia:

  • Web, Osirisnet.net, “Le tombe dell’antico Egitto”
  • Christine Hobson, “Exploring the World of the Pharaohs”, Thames & Hudson Ltd., 1997
  • Alberto Carlo Carpiceci, “Arte e storia dell’Egitto”, Firenze, Bonechi Edizioni, 1994
  • Nagib Kanawati, “Mereruka and King Teti. The Power behind the Throne”, Il Cairo, S.C.A. 2007
  • Delia Pemberton, “Ancient Egypt, Gardenhouse”, (trad. di Antonia Lena), Milano, Garzanti, 1992

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