Antico Regno, Donne di potere, Tombe

LA TOMBA DI MERESANKH III

CENNI GENERALI

Sulla sinistra, dotato di una porta metallica, l’ingresso della tomba, sito sul fianco della mastaba G7530; sullo sfondo, l’esterno della mastaba G7510. Immagine di Prof. Mortel, rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 Generica, a questo link:
https://commons.wikimedia.org/…/File:Tomb_of_Queen…

La tomba di Meresankh sorge molto vicino alla Grande Piramide, nella settima fila della necropoli orientale di Giza, dove i membri della famiglia reale e gli alti dignitari venivano sepolti accanto al loro sovrano.

Essa fu scoperta nell’aprile 1927 dal team dell’Università di Harvard e del MFA di Boston guidato dall’egittologo G. A. Reisner, che riportò alla luce l’ingresso scavato nella roccia sottostante la doppia mastaba G7530/G7540, che già esisteva e che venne sfruttata come sua sovrastruttura.

E’ una delle più belle della necropoli per la qualità e la policromia dei bassorilievi che raffigurano scene di vita quotidiana e di offerte e molti congiunti della defunta, tra i quali i suoi genitori Hetepheres II e Kawab ed i suoi figli Nebemakhet, Khenterka, Niuserreankh e Duaenre; stranamente il suo reale sposo Chefren non è mai né raffigurato né menzionato.

Gli Egizi ritenevano che rappresentando nelle tombe queste scene avrebbero garantito magicamente al defunto un flusso perpetuo di cibo e di beni che gli avrebbe permesso di mantenere nell’Aldilà la stessa agiatezza della quale aveva goduto in vita.

E così, tra gli oggetti preparati per il suo corredo funerario si notano, ad esempio, oltre a derrate alimentari in gran quantità, anche un baldacchino, un letto, una sedia ed una portantina molto simili a quelli scoperti nella sepoltura di Hetepheres I della quale abbiamo già parlato.

La tomba, incompiuta, consiste nella citata doppia mastaba di superficie con una pianta di 36 x 17 m. (G7530 – G7540) risalente ai primi anni del regno di Chefren ed ora quasi scomparsa, in una sottostruttura vagamente cruciforme (G7530 sub) scavata nella roccia, accessibile tramite due scale contrapposte ricavate nel vicolo che separa la mastaba di Meresankh dalla G7650 ed in una camera sepolcrale alla quale si accede tramite un pozzo verticale ampio circa due metri quadrati e profondo cinque metri.

Pianta di ciò che rimane della sovrastruttura, dal testo The mastaba of queen Mersyankh III, di D. Dunham e W. K. Simpson, Boston, 1974

Oggi quest’ultimo è stato dotato di una scalinata moderna, ma sulle sue pareti sono ancora visibili le tacche semicircolari che gli antichi avevano scolpito ed usato come rudimentali gradini.

La sottostruttura (o cappella), il cui ingresso è impreziosito da larghi stipiti in pietra che riportano il nome di Meresankh, i suoi titoli, la data in cui il suo corpo fu portato al luogo dell’imbalsamazione e quella in cui avvenne la sepoltura (ben 272 giorni dopo la sua morte) è composta da tre ambienti scavati due metri sotto il livello del suolo ed orientati in direzione nord- sud.

Pianta della cappella sotterranea, a questo link: www.touregypt.net/featurestories/meresankht.htm
Foto risalente al 1927 raffigurante la facciata dell’ingresso recante il nome, i titoli e la data di inizio della mummificazione e della sepoltura della regina, a questo link: http://Isida-project.org/egypt…/giza_meresankh_en.htm
Oggi le iscrizioni sono state coperte da un rivestimento in pietra ed è stato aggiunto anche un moderno portale di sicurezza.

Essa ha il soffitto dipinto di rosso per imitare il pregiato granito di Assuan e conserva ancora in parte un fregio di fiori stilizzati lungo la parte superiore delle pareti; è decorata con scene di navigazione, agricoltura, uccellagione, pesca che vedono protagoniste anche Meresankh e la madre.

Stipite sinistro dell’ingresso decorato con un’immagine di Meresankh mentre annusa una ninfea; sopra di lei si trovano Anubi ed il testo di una preghiera di accompagnamento per garantirle la rinascita. Davanti a lei il sacerdote funerario Khemetenu si inchina e legge dal papiro che tiene in mano delle disposizioni riguardanti la salvaguardia del culto funerario.
L’immagine è tratta dal testo The mastaba of queen Mersyankh III, di D. Dunham e W. K. Simpson, Boston, 1974
Stipite destro dell’ingresso che mostra la defunta in piedi, che guarda verso l’esterno, come se stesse accogliendo dei visitatori.
Immagini tratta dal testo The mastaba of queen Mersyankh III, di D. Dunham e W. K. Simpson, Boston, 1974

Nella camera sotterranea sono stati trovati il sarcofago che conteneva ancora le ossa della regina, i suoi vasi canopi, posti in una nicchia sul pavimento e centinaia di amuleti, ushabtis, wadjet, intatti o in frammenti.

I vasi canopi, i più antichi ad oggi ritrovati, si trovano al MFA di Boston; hanno tutti diametri diversi, coperchi leggermente arrotondati e sono privi di iscrizioni.

LA CAPPELLA DI MERESANKH III

La parete est della sala principale.

Le scale dell’ingresso conducono direttamente nella sala principale della cappella, splendidamente decorata; ammireremo insieme le scene dipinte sulle pareti, che offrono una vivace immagine della vita di una persona di altissimo lignaggio dell’Antico Regno.

Appena entrati nella tomba, si ammira questo spettacolo; la parete analizzata in questo post è quella sulla destra, sulla quale si apre l’ingresso; il personaggio al centro è il principe Kawab; alla sua destra quattro registri con scene campestri, di caccia e di offerta.
https://www.experienceegypt.eg/…/giza-e-le-antiche…

Cominciamo ponendoci di fronte alla parete est ed osservando il lato sinistro.

La prima immagine, alta fin quasi al soffitto e completamente avulsa dal programma decorativo circostante raffigura il principe Kawab, padre di Meresankh, che è già stato oggetto di trattazione da parte di Grazia.

Dietro di lui, nella metà superiore della parete, sono raffigurate Meresankh e sua madre su di una barca che navigano tra i canneti della palude svolgendo l’antico rituale del “far tintinnare i papiri” che serviva ad ottenere la presenza sacra della dea Hathor in forma bovina.

Meresankh III e la madre scuotono i papiri per Hathor.
La palude rappresentava l’ambiente associato alle acque primordiali ed al liquido amniotico ed era legata alla rinascita (perchè Osiride fu riportato in vita in un papireto) ed al culto della dea.
Il rito consisteva nello scuotere gli steli dei papiri facendo frusciare gli ombrelli e producendo un rumore simile a quello che le mucche selvatiche fanno muovendosi nel canneto, che avrebbe richiamato la dea; anche il sistro, che veniva utilizzato dalle sacerdotesse di Hathor, produceva un suono simile.
E’ una scena suggestiva, anche se il boschetto di papiri è scomparso a causa delle infiltrazioni penetrate da un’apertura superiore praticata dagli antichi per far entrare un po’ di luce naturale nella stanza.
Hetepheres è in piedi nella parte anteriore dell’imbarcazione, governata da un marinaio in piedi a poppa; ella è abbigliata secondo la moda delle nobildonne della sua epoca con una parrucca nera che le ricade sulle spalle ed un abito bianco lungo ed aderente sostenuto da larghe spalline, un collare e una collana, braccialetti e cavigliere e sta cogliendo il papiro con entrambe le mani; ai suoi piedi un bambino non identificato tiene con una mano una ninfea e con l’altra si regge alla sua gamba.
Meresankh è dietro la madre; ha una parrucca corta e nera ed un diadema a nastro molto in voga all’epoca; il suo abito è identico a quello di Hetepheres, ma è impreziosito sul petto da una decorazione di perline colorate; con la mano destra sta strappando uno stelo di papiro mentre con la sinistra abbraccia la madre intorno alla vita.
https://egypt-museum.com/queen-hetepheres-with-daughter…/

La parte rimanente della parete è divisa in quattro registri.

Il primo dall’alto mostra una processione di offerenti; ognuno di loro, tranne l’ultimo, è identificato da un’iscrizione verticale che indica il terreno funerario dal quale proviene il bene che sta portando; di seguito tre uomini stanno realizzando una stuoia di papiro.

Una processione di offerenti, che portano prodotti dei vari terreni destinati alla produzione di derrate per la tomba; il cartiglio che si nota accanto a ciascun servo è quello di Cheope.
https://it.thebrainchamber.com/the-tomb-of-queen…/

Il secondo mostra la cattura degli uccelli acquatici nella palude, rappresentata come uno specchio d’acqua circondato da ninfee; questa scena è tipica della decorazione delle cappelle funerarie dell’Antico e Medio Regno e ne parleremo in un successivo approfondimento;

La scena dell’uccellagione raffigura come contestuali vari momenti succedutisi nel tempo, così come usuale all’epoca. E così vediamo cinque uomini che ad un segnale del loro capo tirano energicamente una fune per chiudere la rete esagonale ed intrappolare i volatili che si erano posati su di essa; alcuni uccelli che riescono a fuggire e volano via; un servo che ne cattura alcuni rimasti impigliati.
https://egymonuments.gov.eg/…/tomb-of-queen-meresankh-iii – foto di Sandro Vannini

Nel terzo registro si vede una processione di gru, oche, buoi ed un vitello guidati dai propri custodi e destinati ad essere offerti alla defunta.

Il quarto registro è composto da due scene nautiche ed una agreste.

La prima di esse potrebbe ricordare un pellegrinaggio verso un luogo di culto e mostra due barche cariche di cesti, di ninfee, di uccelli in gabbia e addirittura un vitello, forse destinati ad essere offerti al tempio; la seconda raffigura una giostra acquatica che si svolge tra gli equipaggi di due imbarcazioni che si fronteggiano armati di remi e pali.

Immediatamente a destra tre pastori accudiscono un gregge ed un quarto si trova tra le pecore con la frusta alzata; due contadini portano sulle spalle un sacco di grano destinato alla semina ed un alto funzionario appoggiato al suo bastone sorveglia il lavoro dei subordinati.

Il lato destro della parete è stato scolpito nella roccia e rivestito con uno strato di intonaco ma è molto deteriorato; i due registri superiori rappresentano un viaggio in barca, mentre i tre inferiori raffigurano degli artigiani che stanno preparando il corredo funerario della regina, il sarcofago e due false porte.

In questo settore vi è una scena di grande interesse, che raffigura tale “Rehay” intento a dipingere una statua della regina e di fianco a lui il suo collega “Inkaf”, nell’atto di modellarne una seconda: non sappiamo se questi due personaggi siano realmente i principali decoratori della tomba, ma è certo che si tratta della prima volta in cui gli artigiani sono rappresentati con i loro nomi.

Accanto a loro degli uomini, con l’aiuto di funi, trascinano una slitta sulla quale si trova un tabernacolo di legno che ospita una statua di fronte al quale un sacerdote effettua un’incensazione ed una statua della regina assisa in trono.

Nel registro più in basso a sinistra è raffigurata una scena di metallurgia: quattro uomini inginocchiati a terra sotto una tettoia, con dei mantici soffiano in una piccola fornace per alimentare il fuoco e fondere l’oro; sulla loro sinistra un altro operaio sembra intento a frantumare il minerale aurifero.

Disegno delle scene della lavorazione del legno e del metallo, tratto dal testo The mastaba of queen Mersyankh III, di D. Dunham e W. K. Simpson, Boston, 1974

La sezione destra del registro, divisa in due sottoregistri sovrapposti e molto danneggiata è dedicata infine ai falegnami, rappresentati mentre costruiscono un tavolo da offerta, delle casse ed una portantina.

La parete sud della camera principale

La parete sud della camera principale presenta tre nicchie; quella a destra e quella centrale contengono la statua di uno scriba; quella a sinistra invece quattro statue di scribi; sopra di esse vi è una decorazione composta da cinque registri, tutti dedicati alla preparazione del corredo funebre ed al suo trasporto nella tomba di Meresankh.

La parete a sinistra dell’ingresso.
autore Hannah Pethen, a questo link: https://hannahpethen.com/…/visiting-the-tomb-of…/

La regina è raffigurata di grandi dimensioni sul lato destro della parete, assisa su di un trono cubico, e riceve le offerte portate dai servi in processione raffigurati nei tre registri dinanzi a lei; accovacciato ai suoi piedi c’è un personaggio di sesso indeterminato.

Statua di scriba scolpita direttamente nella parete
Autore Hannah Pethen, da Flickr

L’iconografia di Meresankh è quella tipica delle nobildonne dell’Antico Regno: ella indossa un lungo abito ed una parrucca, annusa una ninfea che tiene nella mano destra e ne tiene un’altra avvolta intorno alla sinistra, appoggiata sulla coscia.

Di fronte a lei, distribuiti su quattro sotto-registri, vi sono tavoli e supporti colmi di offerte: volatili, verdure, dolci, ciotole, giare, nonché una brocca e un catino per lavarsi prima e dopo i pasti; nel sotto registro più basso, accanto al tavolo più grande, si trova un cane con orecchie dritte e coda arricciata.

Le statue dei quattro scribi cementate nella nicchia.
Autore Hannah Pethen, da Flickr

Dietro le offerte si snodano altri registri: nel primo dall’alto compaiono quattordici figure con le braccia incrociate in atteggiamento di saluto o sottomissione, undici delle quali in ginocchio e tre in piedi.

Disegno di un particolare del registro raffigurante la preparazione del corredo funerario: la sedia ornata da un leone, un poggiatesta, un letto, un baldacchino ed una statua, tratto dal testo The mastaba of queen Mersyankh III, di D. Dunham e W. K. Simpson, Boston, 1974

Nel secondo vi è una processione di dieci offerenti, guidati dal “Direttore della sala da pranzo, il sacerdote funebre, Rery” e nel terzo, molto danneggiato, alcune donne trasportano vari oggetti e fabbricano un letto mentre un uomo sta dipingendo una statua.

Disegno dei registri raffiguranti le offerte e la preparazione del corredo funerario, tratto dal testo The mastaba of queen Mersyankh III, di D. Dunham e W. K. Simpson, Boston, 1974

Il quarto ed il quinto registro mostrano altre fasi della preparazione e del trasporto del corredo: una donna spolvera una sedia con i braccioli ornati da un leone e le gambe a forma di zampa leonina; un’altra sorveglia i servi che trasportano una poltrona dotata di parasole; altre portano una grande borsa, delle casse, una scimmia al guinzaglio, uno sgabello con zampe taurine, un tabernacolo, vasi, un baule; varie casse e contenitori, un poggiatesta, un alto sacco di lino, una testa di vitello, un tavolo basso sono pronti per essere trasportati.

Meresankh di fronte alle offerte. Disegno tratto dal testo The mastaba of queen Mersyankh III, di D. Dunham e W. K. Simpson, Boston, 1974

Su una bassa piattaforma, due donne, sotto un baldacchino di legno, stanno costruendo un letto; all’estrema destra il già citato pittore Rahay sta dipingendo una grande statua della regina (foto n. 4).

La camera occidentale o delle offerte

L’accesso a questa camera avviene attraverso i due ingressi già citati, posti nella camera principale; al suo interno si trova il pozzo che scende alla camera sepolcrale.

La parete sud era quasi interamente intonacata di rosa scuro, con le immagini evidenziate in rosso ed i testi geroglifici in bianco. Il lato destro ha subito gravi danni, ma dai disegni realizzati in passato si evince che era diviso in due registri che raffiguravano Meresankh seduta davanti ad una tavola per le offerte e ad un inventario delle stesse (si veda in tema l’interessante post di @Nico Pollone, a questo link: https://laciviltaegizia.org/2022/04/30/le-tavole-dofferta/).

Ricostruzione delle scene raffigurate sulla parete: a sinistra l’inventario delle offerte, a destra Meresankh davanti al tavolo delle offerte ed in basso gli scribi che annotano le entrate ed il funzionario davanti a loro.
Immagine tratta dal testo The mastaba of queen Mersyankh III, di D. Dunham e W. K. Simpson, Boston, 1974

Nel sottoregistro superiore comparivano un sacerdote inginocchiato ed il suo assistente intenti a recitare un inno funebre e ad offrire pagnotte; in quello inferiore il “controllore del padiglione del pranzo, Rery” e altri due personaggi portano a Meresankh un uccello, un’oca e una grossa coscia di manzo.

L’intero registro inferiore è ora quasi del tutto scomparso e rappresentava la redazione dell’inventario delle entrate delle proprietà reali ed il processo a carico di coloro che avevano omesso di versare i tributi.

Cinque scribi accovacciati accanto ad un funzionario, identificato come il già citato Khemetnu, annotavano quanto riscosso, mentre un uomo armato di bastone costringeva un evasore fiscale ad avanzare piegato in due mentre altri quattro, a terra e sorvegliati da due guardie in piedi, aspettavano di essere processati.

Ricostruzione delle scene raffigurate sulla parete: a sinistra degli offerenti, a destra l’inventario delle offerte, in basso gli evasori fiscali in attesa di giudizio.
Immagine tratta dal testo The mastaba of queen Mersyankh III, di D. Dunham e W. K. Simpson, Boston, 1974

La parete nord è divisa in quattro registri: sul lato sinistro Meresankh, raffigurata di grandi dimensioni e con un fiore di ninfea in ognuna delle mani assiste al banchetto funebre assisa su di una sedia.

I due registri successivi raffigurano offerenti; un gruppo musicale composto da due arpisti, due flautisti ed un cantore accovacciati a terra; due gruppi di ballerine (sette in tutto) con corti gonnellini che danzano con il braccio destro sollevato sopra la testa e la mano sinistra sul fianco, e tre spettatrici in piedi con abiti lunghi ed attillati che battono le mani, probabilmente tenendo il tempo.

Una parte della scena molto rovinata rappresenta il padiglione di Meresankh e dei suoi ospiti, verso il quale quattro servi portano uccelli e pani, che vengono messi in cesti per essere serviti insieme al vino, conservato in giare.

L’estremità sinistra di questo registro era dedicata alla produzione della birra e del pane ed è andata in buona parte perduta.

La parete est della camera delle offerte reca sulla sinistra una falsa porta incompiuta, e fu decorata solo in parte con scene oggi praticamente scomparse dedicate alla mietitura, alla vagliatura ed allo stoccaggio del grano; in questo muro si apre il doppio portale che mette questa stanza in comunicazione con la camera principale.

Sul pilastro centrale compare Meresankh, in piedi, raffigurata in modo canonico; di fronte a lei, di dimensioni inferiori, lo scriba Khemetnu, già comparso in un’identica scena accanto all’ingresso, le porge un papiro o una tavoletta.

La parete ovest presenta una falsa porta al centro, scolpita sopra il pozzo funerario, fiancheggiata ad ognuno dei suoi lati da una nicchia contenente una coppia di statue grezzamente scolpite nella roccia e prive di dettagli; nella nicchia di sinistra si abbracciano, in quella di destra si tengono per mano.

La falsa porta centrale, fiancheggiata dalle due coppie di statue e posta davanti al pozzo che dà accesso alla camera sepolcrale, accessibile tramite la scalinata metallica che si nota nella foto.
Immagine di Hannah Pethen, a questo link: https://hannahpethen.com/…/visiting-the-tomb-of…/

Una delle due coppie di statue gemelle, a questo link: https://egypt-museum.com/interior-of-the-tomb-of…/

Di fianco alle statue si trova una decorazione a facciata del palazzo che si estende su tutta l’altezza della parete e sopra di essa, sull’architrave, è iscritta un’invocazione ad Anubi.

Ricostruzione della decorazione a “facciata di palazzo che è posta di fianco alle due coppie di statue.
Immagine tratta dal testo The mastaba of queen Mersyankh III, di D. Dunham e W. K. Simpson, Boston, 1974

Le coppie di statue nella camera delle offerte della tomba di Meresankh

Una delle due coppie di statue gemelle nella camera delle offerte, particolare di una foto scattata da PETHEN Hannah, a questo link:
https://hannahpethen.com/…/visiting-the-tomb-of…/

La maggior parte degli studiosi, muovendo dalla iniziale convinzione che anche Hetepheres fosse stata sepolta nella tomba insieme alla figlia, interpreta le due coppie di statue gemelle poste nella camera delle offerte come immagini delle due donne, già raffigurate insieme nella camera principale.

Più recentemente Laurel Flentye, pur riconoscendo che il gesto affettuoso che le unisce induce a ritenere che siano madre e figlia, ipotizza che potrebbero in realtà essere più rappresentazioni della stessa Meresankh oppure di Meresankh e del suo ka.

Patrick Nehls, autore del recente articolo consultato per la redazione di questo post, sostiene con ampie argomentazioni quest’ultima ipotesi, individuando gli elementi che contraddistinguono le raffigurazioni delle due donne quando sono certamente identificate ed osservando che essi difettano nelle coppie di statue della camera delle offerte.

Come già si è visto, Hetepheres e Meresankh compaiono insieme con certezza nelle due scene poste sulla parete est e su quella ovest della camera principale della tomba, nella statua doppia a tutto tondo conservata al MFA di Boston (MFA B 30.1456) e con buona probabilità nel gruppo di dieci statue identiche sulla parete nord, che reca tuttora l’iscrizione del nome di Meresankh, mentre quello di Hetepheres, a quanto pare in passato esistente, sarebbe ora scomparso.

La scena di Hetepheres II e della figlia che celebrano il rito in onore di Hathor, nella camera principale della tomba. Immagine a questo link: https://egypt-museum.com/queen-hetepheres-with-daughter…/
La statua che rappresenta Hetepheres II che abbraccia ka figlia Meresankh III, i cui nomi figurano sul basamento; le due donne, inoltre, sono ben differenziate. Immagine a questo link: https://commons.wikimedia.org/…/File:Group_of…

Sulla parete est madre e figlia sono in piedi su una barca e celebrano un rito hathorico; esse sono raffigurate alla stessa altezza perchè di pari rilievo sociale ma Hetepheres è davanti a Meresankh, che tende il braccio verso la madre, senza che il suo gesto sia ricambiato.

Le due donne, inoltre, si caratterizzano per il loro aspetto differente: Hetepheres indossa una parrucca tripartita e un tubino di lino bianco, mentre Meresankh ha una corta parrucca nera ornata da una fascia ed un abito di perline.

Sulla parete ovest madre e figlia seguite da Nebemakhet, figlio di Meresankh, sono in scala gerarchica e ben differenziate tra loro, e senza contatti fisici; Hetepheres è davanti agli altri in quanto è la prima nella linea di successione che la scena vuole rappresentare.

Hetepheres II, seguita da Meresankh III e dal nipote sulla parete ovest della camera principale. Foto a questo link: www.touregypt.net/featurestories/meresankht.htm

Anche la statua della coppia rinvenuta nella tomba, infine, distingue chiaramente le due protagoniste per l’acconciatura, l’altezza e il gesto protettivo della madre nei confronti della figlia; gli abiti non sono confrontabili perchè danneggiati.

In sintesi, quando le due regine sono raffigurate insieme hanno il nome scritto accanto alla loro immagine, oppure si differenziano per l’aspetto fisico o per l’abbigliamento, e non sempre sono legate da segni di affetto.

Ciò posto, non vi sono prove testuali od iconografiche idonee a supportare l’ipotesi che una qualsiasi delle quattro statue gemelle raffiguri Hetepheres, anche perché sarebbe strano che nella camera delle offerte compaia un personaggio diverso dal defunto.

In realtà in alcune tombe dell’Antico Regno ci sono delle eccezioni, ma in questi rari casi il titolare della tomba e la persona effigiata insieme a lui sono ben differenziati o le immagini non si trovano nella camera delle offerte.

Ad esempio nella tomba di Idu, scriba reale sotto Pepi I e sovrintendente ai sacerdoti-wab delle piramidi di Cheope e Chefren (G7102 – VI dinastia) figura anche suo figlio Qar, ma la rappresentazione a mezzo busto di Idu che esce dalla metà inferiore della falsa porta e allunga le braccia verso la tavola delle offerte di fronte a lui evidenzia senza ombra di dubbio il suo ruolo di destinatario.

Le statue gemelle raffiguranti Idu; Qar è raffigurato di dimensioni più piccole, ben distinto dal padre anche come aspetto.
Giza, necropoli orientale, mastaba di Idu (G 7102) Foto a questo link: https://funtrip-travel.net/portfolio/giza/
La falsa porta nella camera delle offerte della tomba di Idu, a Giza: il defunto si presenta personalmente nell’atteggiamento di chi deve ricevere le offerte. Foto a questo link: https://www.blackgate.com/…/exploring-the-tomb-of-idu…/

Anche lungo la parete meridionale dell’anticamera della tomba di Kaherptah (G7221) compare un gruppo di sei statue della stessa grandezza, tre delle quali si tengono per mano e che l’egittologo Timothy Kendall attribuisce al ​​defunto ed a due dei suoi figli, che si distinguono da lui per l’acconciatura, mentre le altre tre statue rappresenterebbero sempre Kaherptah.

In questo caso, però, le raffigurazioni non si trovano nella sala delle offerte e padre e figli si distinguono gli uni dagli altri.

GIZA – CIMITERO ORIENTALE: Tomba di Kaherptah (G7721), la teoria di statue identiche scavate nella roccia della parete meridionale della stanza esterna. Si notino le tre di sinistra che si tengono per mano.
Foto d’epoca a questo link: http://giza.fas.harvard.edu/photos/32040/ful

Infine in un rilievo nella camera A13 della tomba di Mereruka a Sakkara (anche qui, quindi, non nella sala delle offerte) il defunto è in piedi tra i suoi due figli e li tiene per mano, ma si differenzia chiaramente da loro grazie alle dimensioni decisamente più grandi.

E’ chiaro quindi che, contrariamente a quanto ritenuto da Laurel Flentye, il vicendevole gesto affettuoso che lega le statue non è un elemento decisivo per stabilirne l’identità, individuabile solo dall’esplicita apposizione del nome o dalle diverse caratteristiche iconografiche.

Le quattro statue poste nella sala occidentale della tomba sono identiche e non sono accompagnate da un testo: è quindi verosimile che rappresentino tutte la regina defunta, oppure Meresankh ed il suo ka, il suo “doppio” identico a lei, che in lei si fonde.

In effetti si trovano direttamente sopra la camera funeraria e proprio di fianco alla falsa porta che permetteva al defunto di tornare dall’Aldilà per prendere parte ai riti di offerta; nella camera delle offerte figura solo il nome di Meresankh; le statue sono simili alle altre sue rappresentazioni presenti nella tomba (ci si riferisce al gruppo posto sulla parete nord della camera principale)..

Ci si chiede a questo punto che significato potesse avere il replicare più volte statue identiche

La presenza di due coppie di statue che raffigurano il medesimo personaggio potrebbe essere spiegata con la predilezione per la simmetria da sempre mostrata dagli Egizi nell’arte, soprattutto con riferimento agli elementi architettonici o pseudo-architettonici come le false porte.

La produzione di molteplici raffigurazioni della defunta, inoltre, potrebbe essere stata finalizzata a garantire la sopravvivenza di almeno una di esse in caso di distruzione della mummia; essa, infatti, murata all’interno della tomba, in tale deprecabile caso sarebbe servita da sostituta del defunto e da ricettacolo per il suo ka, che avrebbe così potuto beneficiare del culto funerario.

 La camera sepolcrale ed il sarcofago

Il pozzo che dalla sala delle offerte conduce alla camera funeraria, oggi dotato di scale per consentire una più agevole discesa.
Foto del Prof. Mortel, da Flickr

Il pozzo funerario è stato scavato sotto la falsa porta principale affinchè le offerte poste sull’apposita tavola fossero il più vicino possibile al corpo di Meresankh, deposto nella camera sottostante, situata ad ovest rispetto ad esso ed accessibile attraverso un breve corridoio privo di iscrizioni; contro la parete sud è stata predisposta una fossa per deporvi i vasi canopi.

La camera sepolcrale come si trovava nel 1927, al momento della scoperta. Si noti sulla destra il sarcofago, il cui coperchio è tenuto sollevato da grandi pietre, a sinistra il vano per la cassa canopica e al centro un canopo gettato a terra.
Immagine a questo link: http://mused.com/…/black-granite-sarcophagus-and-lid.of…

L’imponente sarcofago in granito era posizionato vicino alla parete occidentale ed aveva ancora il coperchio parzialmente sollevato grazie a due grandi pietre apposte dai saccheggiatori.

Esso (GEM45475), oggi esposto sulla scalinata d’onore del GEM, misura 2,16 x 0,87 x 0,80 m., ha un coperchio spesso 0,18 m. ed è decorato “a facciata di palazzo”, con sei pannelli su ciascuno dei lati lunghi e tre su ciascuno di quelli corti, realizzati solo in parte all’estremità sud; come già rilevato, su di esso figurano titoli di Hetepheres II, ma anche la seguente iscrizione: “Io ho dato il sarcofago a mia figlia, Meresankh, che era amata”.

Il sarcofago della regina.
Immagine di HANNAH PETHEN dal suo articolo Visiting the tomb of Meresankh III, eastern cemetery Giza g7530-g7540/ a questo link: https://hannahpethen.com/…/visiting-the-tomb-of…/
Disegno del sarcofago di Meresankh, dal testo di DUNHAM D. e SIMPSON W. K., The Mastaba of Queen Mersyankh III, Giza Mastabas 1, Boston, Museum of Fine Arts, 1974

Si conclude qui la nostra ricerca sulla regina Meresankh; speriamo che vi sia piaciuta. Se desiderate approfondire l’argomento, di seguito troverete i testi ed i siti che abbiamo consultato.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

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