Tombe

LA TOMBA DI HERKHUF

Principe di Elefantina

Di Francesco Alba

Qubbet el-Hawa, Aswan (QH34n)

Situata nei pressi di Qubbet el-Hawa, di fronte ad Aswan, la tomba del principe Herkhuf, nomarca di Elefantina, risale agli ultimi tempi dell’Antico Regno (Sesta Dinastia).

Le formule funerarie incluse nei testi contenuti in essa esprimono il desiderio che il defunto possa avviarsi in pace lungo i sentieri sacri del Regno d’Occidente, quelli attraverso i quali passano gli spiriti riveriti, per potere infine ascendere al Regno Celeste, come un essere venerato. In tal senso Herkhuf afferma che nella sua vita terrena ha conformato le sue azioni alla Regola della Ma’at:

«Io sono un uomo capace, amato da suo padre, elogiato da sua madre e amato da ogni suo fratello. Ho dato il pane all’affamato, rivestito gli ignudi, ho traghettato colui che non possedeva una barca. . .

Io sono uno che dice il bene e ripete ciò che ama. Non ho mai riferito qualcosa di malvagio ad un superiore in modo tale che questi agisse contro qualcuno, poiché io desidero che il mio nome sia perfetto di fronte al grande Dio. Non ho mai giudicato due (parti) in modo tale che un figlio fosse privato dell’eredità di suo padre»

Ma le iscrizioni più interessanti riportate sulle pareti della tomba sono quelle che trasmettono informazioni suggestive sulle spedizioni che questo importante personaggio compì nelle terre di Yam, a sud dell’Egitto, da dove tornò con prodotti esotici e con un pigmeo catturato in quei luoghi, che avrebbe destato l’interesse entusiastico del giovanissimo Pepi II (2246-2152 a.C.), successore di Merenra:

«Hai detto […] che hai portato un pigmeo (deneg nel testo originale) dalla terra degli Abitanti dell’Orizzonte a est […]. Hai detto alla mia Persona che mai ne è stato riportato uno simile da nessun altro che abbia prima percorso Iam […]. Vieni dunque in barca alla Residenza (la reggia del faraone a Menfi), immediatamente. Lascia gli altri e porta con te questo pigmeo, che tu riporti dalla terra degli Abitanti dell’Orizzonte, vivo, sano e salvo, per le danze del dio e per rallegrare il cuore del Re dell’Alto e del Basso Egitto…».

È un passo della missiva che Pepi II fece pervenire ad Harkhuf, in risposta a un messaggio in cui questi annunciava il suo imminente ritorno con merci di grande valore e, appunto, con un pigmeo.

La tomba di Herkhuf presso Qubbet el-Hawa

Veniamo così a sapere che il principe di Elefantina, dopo aver raggiunto, per ordine del suo faraone, la mitica terra di Iam e attraversato uno dei più ostili deserti d’Egitto, stava navigando il Nilo per raggiungere Pepi II nella capitale Menfi. Le merci che Harkhuf portava in Egitto erano certamente tra le più richieste a corte:

«Io discesi con trecento asini carichi d’incenso, ebano, balsamo, cassia, pelli di leopardo, zanne di elefante, bastoni da getto, tutte cose belle e di valore»

Ma a Pepi II interessava la sicurezza del pigmeo. Infatti così prosegue la lettera del faraone:

«Se egli (il pigmeo) è con te sulla nave, disponi degli uomini capaci, che stiano attorno a lui ai due fianchi della nave per evitare che cada in acqua. Se dorme la notte, metti degli uomini a dormire intorno a lui nella sua cabina. Fa’ un controllo dieci volte per notte. La mia Persona desidera vedere questo pigmeo più di tutti i prodotti della terra di Punt…».

Si ritiene che Pepi II abbia governato l’Egitto per novantaquattro anni, ma quando egli dettò questa missiva forse ne aveva soltanto nove o dieci. Dalle sue parole traspare infatti l’entusiasmo di un bambino per un dono così raro e straordinario.

Herkhuf. . . in caratteri geroglifici (riferimento: Gardiner’s Sign List)

il viso d’uomo (D2) = hr (rafforzato da: la matassa di lino (V28) = h, la bocca (D21) = r ;

La placenta (Aa1) = kh ;

Il pulcino di quaglia (G43) = w ;

La vipera cornuta (I9) = f.

Hr kh w f = Herkhuf

Riferimenti

Robledo Casanova – El Juicio de los Muertos en el antiguo Egipto Egiptología 2.0. N°15 – Abril 2019

https://www.archeologiaviva.it/3695/harkhuf-e-il-pigmeo-del-faraone/

https://123dok.org/article/l-autobiografia-di-harkhuf-iscrizioni-da-qubbet-hawa.7q0386vq

Antico Regno, Luce tra le ombre, Tombe

LA TOMBA DI NEFER, KAHAY E MERITITES

A cura di Ivo Prezioso

La tomba di Kahai, sua moglie Meretites, il figlio Nefer e altri membri della famiglia, particolarmente bella e ben conservata, risale alla V dinastia, fu scoperta nel 1966 ed è databile ai primi anni di regno di Niuserra (2445-2421 a.C. circa).

E’ ubicata nei pressi del muro di cinta sud del complesso piramidale di Djoser a Saqqara.

Fonte di testi e immagini: Karol Myśliwiec, Tombe della V e VI Dinastia a Saqqara, pp.312-313-314-315. Dal Volume “I Tesori delle Piramidi” a cura di Zahi Hawass.

Amarna, Tombe, XVIII Dinastia

LA TOMBA KV55

A cura di Andrea Petta

LA STORIA DELLA TOMBA

La KV55 è una tomba nella Valle dei Re in Egitto, scoperta da Edward Ayrton nel 1907 mentre lavorava nella Valle per Theodore Davis. Presumibilmente era in antichità un deposito per i materiali usati nella preparazione delle tombe oppure una tomba incompiuta risalente alla fine della XVIII Dinastia. Probabilmente conteneva diverse mummie reali, ed altrettanto probabilmente fu riaperta durante la XX Dinastia e diversi sarcofagi trasportati altrove (forse nella KV35).

L’interno della KV55 al momento della scoperta: a sinistra i resti del sacrario di Tiye, verso la parete il sarcofago aperto e nella nicchia i vasi canopi

È una tomba relativamente piccola, incompleta, intonacata ma non decorata, a camera singola, la cui lunghezza totale misura solo 27,61 metri. La pianta, immaginando uno sviluppo che non è mai stato completato, sarebbe probabilmente stata molto simile alla KV62 di Tutankhamon che si trova praticamente di fronte.

La pianta della KV55; sono evidenti le somiglianze con la pianta della KV62 di Tutankhamon, anche se questa è rimasta incompleta

IL CONTENUTO

Nella tomba sono stati ritrovati:

  • Parti di un sacrario smantellato e dorato con un testo “realizzato da (Akhenaton) per sua madre Tiye”.
  • Una bara, contenente una mummia in avanzato stato di decomposizione, appoggiata sui resti decomposti di un catafalco a testa di leone. Il cranio (leggermente idrocefalo) danneggiato era stato separato dal corpo ed è stato trovato avvolto in un pettorale a forma di avvoltoio (Davis lo scambiò per una corona). Il braccio sinistro del corpo era incrociato sul petto, il braccio destro esteso, in posizione tipica delle mummie di sesso femminile dell’epoca. Nella nicchia sopra la bara è stata trovata una serie di quattro vasi canopi e sul pavimento quattro “mattoni magici”. La bara era stata danneggiata già nell’antichità; la maschera d’ora strappata quasi completamente, i cartigli scalpellati.
  • Una serie di oggetti, alcuni dei quali forse collegati al rito dell’apertura della bocca, diversi oggetti con il nome della Regina Tiye e di Amenofi III, e diverse impronte di sigilli con il prenomen di Tutankhamon.

Il sarcofago così come si presentò agli scopritori e la damnatio memoriae del nome

Il pettorale che avvolgeva il teschio

Davis e tutto il gruppo fecero un lavoro molto approssimativo; descrizione e catalogazione dei pezzi furono molto carenti, se non inesistenti. Alcune fasce d’oro della mummia furono trafugate nel laboratorio di Elliot Smith e mai più ritrovate.

Il pettorale trovato sulla salma

Sulla base delle iscrizioni sul sacrario e su un esame delle ossa pelviche alquanto improvvisato, Davis pensò di aver trovato la mummia di Tiye (e pubblicò un quanto mai intempestivo volume, “The tomb of Queen Tiyi” nel 1907), ma fu quasi subito smentito dall’analisi anatomica dei resti da parte di Elliot Smith che identificò un corpo maschile. Georges Daressy dedusse inoltre nel 1916 che la bara dorata trovata nella tomba fosse comunque originariamente fatta per una donna e solo successivamente adattata per ospitare un re. Sono state proposte negli anni Tiye, Nefertiti, Meketaten e Meritaten ma l’opinione corrente più accettata è che la bara fosse originariamente destinata alla moglie secondaria di Akhenaton, Kiya. Si pensa anche che i quattro vasi canopi appartenessero a Kiya, e che le teste femminili sui coperchi dei vasi la ritraggano. Come la bara, i canopi furono modificati per la sepoltura di un re attraverso la cancellazione del titolo di Kiya e l’aggiunta di un ureo reale a ciascuna testa del ritratto.

Il sarcofago si trova attualmente al Museo Egizio; prima del trasferimento al nuovo Museo era stato collocato dal 2010 nella sala dedicata ad Akhenaton da Zahi Hawass

Due dei mattoni magici riportano il nome di Neferkheperure Waenre, il prenomen di Akhenaton, mentre gli altri due avevano iscrizioni in ieratico e sono molto più danneggiati (sostituiti nell’antichità?). Tre dei quattro mattoni erano correttamente allineati con la bara, suggerendo che la mummia fosse di Akhenaton.

Disegno originale di Davis di uno dei pannelli del sacrario, in stile tipicamente amarniano

L’esame anatomico effettuato da Eliot Smith nel 1908 indicò l’età alla morte compresa tra 20 e 25 anni, ma visti gli indizi che correlavano il corpo ad Akhenaton corresse il tiro sottolineando che il cranio idrocefalo fosse un indizio di malformazioni che avrebbero sottostimato l’età (ed aprendo la via a tutte le speculazioni che vedremo nella seconda parte). Ricordiamoci che Elliot Smith fu coinvolto nella colossale truffa dell’Uomo di Piltdown, il più famoso falso nella storia dell’antropologia…

Una curiosità: data la sua vicinanza. la KV55 fu usata da Burton come camera oscura per sviluppare le sue foto della tomba di Tutankhamon

CACCIA AL NOME

Come abbiamo visto, dopo i dubbi iniziali sul sesso causati da Davis stesso, l’esame del corpo da parte di Smith nel 1908 chiarì che si trattava di un corpo maschile, ma le evidenze sull’età al momento della morte vennero stiracchiate per comprendere la fascia di età di quella presunta alla morte di Akhenaton.

Pur con qualche dubbio, l’attribuzione ad Akhenaton resistette fino agli anni ’60. Nel 1963 furono ripetuti gli esami anatomici dal Prof. Harrison di Liverpool e questi stabilì l’età alla morte intorno ai 20 anni, escludendo quindi Akhenaton (morto intorno ai 35 anni) dalla lista dei “pretendenti” e rendendo molto più probabile l’identità di Smenkhare, effimero Faraone o Reggente alla fine del regno di Akhenaton. Dopo questa pubblicazione, nel 1966, Cyril Aldred sposa questa tesi dopo essere stato uno dei più convinti sostenitori di Akhenaton.

Nel frattempo era stata scoperta la tomba di Tutankhamon e cominciarono i raffronti tra le due mummie. Si vide che entrambi condividevano lo stesso gruppo sanguigno e un antigene sierico, suggerendo una stretta parentela tra di loro. Il confronto tra i due crani non ha invece dato risultati definitivi.

Zahi Hawass faccia a faccia con l’occupante della KV55

Dopo vari decenni di “lotta” tra l’attribuzione ad Akhenaton e quella a Smenkhare, nel 2010 Zahi Hawass decide di tirare una “bomba” archeologica e pubblica un’analisi genetica di diverse mummie della XVIII Dinastia utilizzando le moderne tecnologie di genetica molecolare per ricostruire l’albero genealogico della Dinastia.

Secondo Hawass, KV55 (CG61075) sarebbe il padre di Tutankhamon, mentre le due mummie della tomba KV35 (di cui magari si può fare un approfondimento) sarebbero la mamma (KV35YL, “Young Lady”) e la nonna (KV35EL “Elder Lady”) dello stesso Tutankhamon. KV35EL sarebbe inoltre Tiye. Data la discrepanza delle età (KV55 avrebbe avuto Tutankhamon quando aveva 2 o 3 anni secondo la stima di Harrison), Hawass determina l’età di KV55 “tra i 35 ed i 45 anni” sulla base della tomografia computerizzata ed attribuisce KV55 come Akhenaton. Ne è talmente convinto che sposta il sarcofago al Museo Egizio nella sala dedicata ad Akhenaton.

Scansione CT del cranio trovato nella KV55 (sopra) e quello di Tutankhamon (sotto)

Il lavoro fu immediatamente contestato; in particolare fu contestata l’attendibilità di campioni di DNA di 3300 anni e la mancanza di controlli adeguati (Lorenzen, 2010) e l’incongruenza con l’analisi di Harrison (Baker, 2010).

Inoltre, nella sua caccia al nome famoso (aveva già trovato Nefertiti nella KV35YL…), in un certo senso Hawass si crea un problema da solo, perché nello stesso lavoro attribuisce i due feti trovati nella tomba di Tutankhamon (ed universalmente attribuiti ad Ankhesenamon, figlia accertata di Akhenaton e Nefertiti) come figli della mummia KV21a. Quindi KV21a sarebbe Ankhesenamon ma…dalla stessa analisi KV21a NON è figlia di KV55, rendendo l’identificazione di Akhenaton improponibile. Da notare che nello stesso lavoro KV21a (Ankhesenamon) avrebbe una correlazione solo parziale con gli altri membri della famiglia.

La genealogia proposta da Hawass nel suo lavoro. Come si vede manca (volutamente) il legame KV21a/Akhenaton

D’altra parte, da questo lavoro KV55 risulterebbe diretto discendente delle mummie KV35EL (con ogni probabilità Tiye) e della mummia CG61074 (comunemente identificata come Amenofi III) e non ci sono evidenze conclusive che Smenkhare sia figlio di Amenofi III e Tiye.Il quadro è perciò molto confuso; basti ricordare che per la KV35YL, proposta come madre di Tutankhamon, solo nell’ultimo decennio sono state proposte: Nefertiti (iscrizioni e somiglianza fisica), Kiya (analisi genetica), Merytaton (analisi genetica), Satamun (figlia maggiore di Amenofi III e Tiye), Baketaton e Nebetiah (sorelle putative di Akhenaton).

RIASSUMENDO…

L’evidenza anatomica colloca KV55 come un giovane uomo, presumibilmente morto intorno ai 20 anni (range:18-23) ad Amarna e trasportato successivamente a Tebe, dove sarebbe stato sepolto nella KV 55 insieme a Tiye e ad altri membri della Casa Reale. L’identikit farebbe pensare a Smenkhare, ma molti punti sono ancora oscuri:

  • Perché ci sono i mattoni magici relativi ad Akhenaton nella tomba?
  • Perché sarebbe stato messo nella KV55 insieme a Tiye, forse alla KV35YL e forse a Kiya?
  • Perché Tiye sarebbe stata rimossa dalla KV55 durante la XX Dinastia, lasciando le parti del sacrario all’interno? Sarebbe stato logico trasportare anche quello o quanto meno riutilizzare l’oro della copertura
  • Di chi sono gli organi dentro i vasi canopi di Kiya? Non è mai stata fatta un’analisi genetica di quei resti
  • Come conciliare i dati dell’analisi genetica con quelli anatomici?

UN’IMMAGINE POSSIBILE

Alla fine del periodo di Akhetaton, sono morti ad Amarna Akhenaton, almeno tre figlie di Akhenaton e Nefertiti, Tiye, probabilmente Smenkhare, probabilmente Nefertiti, probabilmente Kiya.

L’abbandono di Amarna avrebbe comportato spostare un certo numero di mummie reali a Tebe, senza la possibilità di reperire abbastanza tombe nella Valle dei Re.

È possibile immaginare che nella KV55, non finita, ci fosse posto per Tiye, Akhenaton e Smenkhare nei rispettivi sacrari, e che siano stati posizionati solo i mattoni magici di Akhenaton in quanto personaggio più illustre ivi sepolto? Che questa tumulazione sia avvenuta sotto il regno di Tutankhamon, che appone i suoi sigilli alla tomba? Che in qualche momento della XX Dinastia la tomba sia stata aperta, saccheggiata e la salma “maledetta” di Akhenaton distrutta? Che quindi i sacerdoti abbiano pensato di spostare Tiye da un luogo “impuro” lasciando Smenkhare con quanto rimaneva dell’arredo funerario originale ed il sacrario di Tiye che era troppo difficile da far passare all’esterno con la necessità di fare presto per ri-sigillare la tomba?

Oppure, al contrario, si è deciso di abbandonare Akhenaton alla solitudine eterna?

E Kiya dov’è? Chissà…

Riferimenti:

  • Fairman HW, Once Again the So-Called Coffin of Akhenaten The Journal of Egyptian Archaeology 47:25-40 (1961)
  • Aldred C, Akhenaten, Thames & Hudson Ltd Ed., 1968
  • Reeves CN, A Reappraisal of Tomb 55 in the Valley of the Kings. The Journal of Egyptian Archaeology 67:48-55 (1981)
  • Strouhal E, Biological Age Of Skeletonized Mummy From Tomb Kv 55 At Thebes Anthropologie 48:97-112 (2010)
  • Hawass Z et al. Ancestry and Pathology in King Tutankhamun’s Family. JAMA. 2010;303(7):638-647
  • Lorenzen E et al. King Tutankhamun’s Family and Demise. JAMA. 2010;303(24):2471
  • Habicht ME et al, Identifications of Ancient Egyptian Royal Mummies from the 18th Dynasty Reconsidered. Yearbook Of Physical Anthropology 159:S216–S231 (2016)