Di Luisa Bovitutti

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Durante la campagna svoltasi nel 2013 nella città di Khentkaus l’archeobotanica dell’AERA Claire Malleson ha cercato di stabilire se gli antichi abitanti disponessero di un metodo per proteggere le loro scorte di grano dai parassiti (Sitophilus granarius o punteruolo del grano, Oryzaephilus surinamensis o silvano dentellato, Rhyzopertha dominica o cappuccino dei cereali e Tribolium castaneum o tribolio delle farine) i cui resti sono stati ritrovati insieme a cereali depositati come offerta in siti archeologici egizi, come ad esempio la Casa di Ranefer ad Amarna e la piramide a gradoni di Saqqara.

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Nel 2009, scavando sotto i silos della casa E venne ritrovato una spessa coltre di cenere; poiché in situ non c’erano segni di combustione, gli studiosi dedussero che essa era stata depositata per evitare l’infestazione dei parassiti, in quanto abrade l’epicuticola cerosa del loro esoscheletro, ne assorbe l’umidità interna e ne causa la disidratazione e la morte; in effetti insieme ad essa furono rinvenute parti di insetti non carbonizzati, morti cercando di raggiungere il grano.

Questo rimedio veniva utilizzato anche nel villaggio degli operai ad Amarna; il trattato medico del Papiro Ebers suggeriva l’uso di sterco di gazzella bruciato contro il punteruolo del grano; il biblico Giuseppe scongiurò sette anni di carestia immagazzinando grandi quantità di grano al quale aveva mescolato polvere e cenere per evitare l’infestazione di insetti (rimedio il cui utilizzo nei silos di Khentkaus non può essere provato, perché eventuali tracce di quell’operazione sarebbero scomparse da tempo, essendo stati i silos esposti agli agenti atmosferici fin dalla loro scoperta.

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Nel campione proveniente da un panificio sito nella casa E la studiosa ha scoperto sottoprodotti della lavorazione dei cereali e carbone di legna con aggiunta di paglia carbonizzata e residui di rizomi di cipero articolato, semi di ayowan e foglie di romice dentato, che sotto forma di estratto sono efficaci repellenti per insetti.

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Si è pertanto chiesta se gli Egizi selezionassero specifici vegetali per realizzare l’insetticida, giungendo ad escludere la fondatezza di questa ipotesi, in quanto gli altri campioni esaminati contenevano il romice dentato, che era un’erbaccia molto comune, ma semi e rizomi di carice articolato e semi di amaranto, il che porta a ritenere che la cenere avesse una composizione variabile e casuale.
Questo rimedio, inoltre, proteggeva i cereali solo dagli insetti che provenivano dal terreno, ma se i chicchi raccolti non fossero stati mescolati alla cenere prima dello stoccaggio sarebbero stati esposti comunque all’infestazione.

Per offrirvi una migliore comprensione di come dovevano presentarsi i silos dell’epoca, ho inserito due immagini di silos per il grano risalenti al primo periodo intermedio e rinvenuti nei pressi di Kom Ombo.
FONTE:
MALLESON C., An Ancient Egyptian Insect Repellent, a questo link: https://www.academia.edu/12231032/AERAgram_Volume_14_No_2