Di Grazia Musso e Luisa Bovitutti
CENNI GENERALI
Secondo le usanze funerarie dell’epoca la mummia di ogni regina era stata deposta in un feretro di legno “a cassone”, a sua volta inserito in un sarcofago del medesimo tipo in calcare, recante il suo nome ed i suoi titoli; sono sopravvissuti solo quello di Kawit, di Henhenet, di Ashait e centinaia di frammenti di quello di Kemsit.
Essi non sono costituiti da un unico blocco di pietra in quanto il pozzo funerario era troppo stretto ed insufficiente a consentirne il passaggio; in modo ingegnoso gli antichi ne realizzarono ogni lato separatamente e lo trasportarono nella camera sepolcrale, provvedendo poi ad assemblare in loco i vari pezzi fissandoli tra loro con fasce di bronzo sugli angoli.
Il più raffinato di essi era probabilmente quello di Kemsit, che aveva scene scolpite e colorate all’esterno e dipinte all’interno ed i cui resti si trovano al British Museum di Londra, catalogato al numero EA 43037; M. me Neville disegnò le scene su di esso riprodotte in base ai frammenti rinvenuti, verificando che anche su questo manufatto era stato realizzato lo stesso programma iconografico presente sui sarcofagi di Kawit e di Ashait.
Notevole è anche il sarcofago di Kawit, decorato solo all’esterno ad altorilievo molto fine e dettagliato e recante un’unica iscrizione in nero; esso misura H. 119 cm., L. 262 cm. e Largh. 119 cm. e si trova ora al Vecchio Museo del Cairo, catalogato al n. JE 47397.

Fotografia di Jacqueline Engel, a questo link sul nostro sito https://laciviltaegizia.org/…/sarcophagus-of-queen…/

Sontuosissimo era quello di Ashait, anch’esso esposto al museo di Piazza Tahrir al Cairo, catalogato con il n. JE 47267; esso misura m. 2,5 di lunghezza e m. 0,97 di altezza e di profondità ed era riccamente decorato sia all’esterno che all’interno; nel 1926 le scene all’interno furono copiate a tempera ed in scala 1:2 da C. Wilkinson e i relativi disegni sono conservati presso il MET di New York, che li ha digitalizzati e messi a disposizione degli studiosi.

Molto più modesto è invece quello di Henhenet, in calcare ma con la base in arenaria; misura L. 261 × P. 105 × H. 97 cm. e si trova oggi al Metropolitan Museum di New York, con il numero di catalogo 07.230.1a,b..
Esso, infatti, è privo di immagini e reca solo due grandi occhi udjat sul fianco ed una riga di iscrizioni attorno al bordo e longitudinalmente sul coperchio, dipinte di verde e poi delineate di nero su due lati; il terzo lato fu iniziato ma lasciato incompiuto.
Il coperchio recava in origine un’iscrizione a bassorilievo per una donna chiamata Kawit (omonima, a quanto pare, della regina) sopra il cui nome fu poi aggiunto quello di Henhenet, dipinto di verde.

Come il sarcofago, anche il coperchio è composto da lastre separate.
Immagine di dominio pubblico a questo link: https://www.metmuseum.org/art/collection/search/544207
I sarcofagi di Kawit, di Kemsit, di Ashait e di Henhenet recano nella parte alta una fascia di geroglifici con formule di invocazione ad Osiride, Anubi, Iside e Nefti perché permettessero alle defunte di godere loro tramite delle offerte funerarie consistenti in acqua pura ed in migliaia di focacce, vasi di birra, buoi, uccelli, alabastro, lino e di ogni cosa buona, oltre ad “una buona sepoltura nella terra dell’Ovest, nella tomba dell’Aldilà”.
Il sarcofago di Ashait reca queste formule anche all’interno.
Sotto di esse sono scolpite scene che si ripetono quasi identiche su tutti i sarcofagi (salvo quello di Henhenet) affinchè attraverso la magia dell’immagine, le regine potessero godere anche nell’Altro mondo ed in perpetuo del medesimo stile di vita; qualora per un qualsiasi motivo le offerte alla tomba fossero state interrotte, sarebbero state efficacemente sostituite da quelle dipinte sulle pareti.
Il protocollo iconografico di questi sarcofagi prevedeva immagini della regina assisa sul trono intenta a farsi pettinare da un ancella, ad inebriarsi del profumo di una ninfea o di balsami preziosi, a mangiare davanti a tavole di offerte riccamente imbandite mentre i servi attorno a lei soddisfano ogni suo desiderio e vari offerenti le portano vari e lussuosi beni; la mungitura, l’allevamento dei bovini e la macellazione rituale degli stessi; lo stoccaggio dei cereali; motivi a facciata di palazzo recanti simboli djed o due occhi udjat, che avrebbero permesso alla defunta di osservare il mondo dei vivi, di ricevere le offerte funerarie e di guardare il quotidiano sorgere del sole, simbolo di rinascita.
Esse sono state già descritte in quanto scene simili sono dipinte nella camera funeraria di Kemsit.
Iconografia dei sarcofagi – Le regine
Come abbiamo già sottolineato le scene rappresentate sui sarcofagi delle spose secondarie di Montuhotep II sono tipiche del protocollo decorativo funerario dell’epoca e si ripetono anche più volte sullo stesso reperto: quella più diffusa raffigura la regina che riceve le offerte o si fa servire dalle sue ancelle, spesso mentre annusa una ninfea, che simboleggia la rinascita e il profumo dell’eterna giovinezza .
Questa immagine sottolinea il rango elevato della defunta, che si distingue per l’abbigliamento ed i gioielli raffinati (un pettorale, collane, bracciali e lo scrigno destinato a contenerli) e che sta assisa su di un trono arcaico o su di una sedia cerimoniale.
Sul fianco sinistro del sarcofago di Kawit ella è rappresentata due volte: la prima con in mano uno specchio hathorico mentre un uomo le serve da bere probabilmente del latte ed un’ancella alle sue spalle le acconcia i capelli corti e ricci, e la seconda mentre sta mangiando del pane o una focaccia prelevata dal cumulo di offerte alimentari posto di fronte a lei.

Fotografia di Jacqueline Engel sul nostro sito a questo link
https://laciviltaegizia.org/…/sarcophagus-of-queen…/
Sul fianco destro invece appare mentre annusa una ninfea e con l’altra mano prende un vasetto per unguenti offertole da un’ancella che regge una lunga piuma da utilizzare come ventaglio per rinfrescarla.

Fotografia di Arthur Weigall (1880 – 1934), Public domain, via Wikimedia Commons
Sul lato sinistro del sarcofago di Ashait ella sta bevendo da un bicchiere e tiene in mano forse una ninfea; un domestico le offre una coppa nella quale versa del latte ed una donna le porge due boccali simili.

Fotografia di Jon Bodsworth, Utilizzo libero protetto da copyright, via Wikimedia Commons
Di seguito ed in direzione opposta la regina è assisa davanti a una tavola traboccante di offerte mentre annusa una ninfea; un cane è accucciato ai suoi piedi e dietro di lei un’ancella le offre un vaso e nella mano destra impugna la piuma – ventaglio.
Sul lato destro la troviamo seduta davanti ad una ricca tavola di offerte che annusa una ninfea, viene rinfrescata con il ventaglio da un’ancella posta dietro di lei e riceve un uccello da un servo; in una seconda immagine avvicina al viso un contenitore con un unguento profumato, mentre una donna gliene porge un altro.

Fotografia di Luisa Bovitutti, presso il Vecchio Museo Egizio del Cairo
I BOVINI, LA MUNGITURA E LA “MUCCA PIANGENTE”
Un’altra scena tipica del protocollo decorativo dei sarcofagi delle regine è quella dei bovini al pascolo e della mungitura, che richiama il legame tra le defunte e la dea Hathor, che viene spesso raffigurata in forma di vacca, talvolta mentre nutre il sovrano con il suo latte divino.
Sul lato sinistro del sarcofago di Kawit compaiono due mucche con i loro vitellini, una con le corna lunghe e arcuate ed un’altra priva di corna che viene munta da un servo.

Fotografia di Luisa Bovitutti, scattata al Vecchio Museo Egizio del Cairo
Anche sul lato destro si ritrovano due mucche con i loro piccoli, uno dei quali sta succhiando il latte della madre.

Fotografia di Luisa Bovitutti, scattata al Vecchio Museo Egizio del Cairo.
Analoghe scene compaiono su due registri sovrapposti realizzati sul lato sinistro del sarcofago di Ashait: in quello superiore un servo in ginocchio è raffigurato mentre munge una mucca, che ha il capo teneramente abbassato sul vitellino davanti a lei; in quello inferiore invece è un’altra tra le cui zampe si trova il suo piccolo.

Fotografia di Luisa Bovitutti, scattata al Vecchio Museo del Cairo

Fotografia di Luisa Bovitutti, scattata al Vecchio Museo Egizio del Cairo.
Anche sul lato destro sono raffigurati tre bovini ed un vitellino insieme all’uomo che forse ne è il guardiano (un altro è raffigurato all’estremità destra).

Fotografia di Luisa Bovitutti, scattata al Vecchio Museo del Cairo
Guardando con attenzione le immagini, si nota che una lacrima scende dall’occhio delle mucche.
Patrizia Burlini, in un interessante post che trovate sul nostro sito a questo link ha analizzato il significato di questo dettaglio, oggetto di molteplici studi.
Osserva Patrizia che:
“la scena è presente sui sarcofagi di almeno due regine, Kawit (JE47397) e Aashyt (JE47267), entrambe mogli di Montuhotep II (XI Dinastia).
Una delle spiegazioni avanzate (per la scena di Kawit) è che la mucca pianga per essere costretta a dare il suo latte all’uomo anziché al suo vitellino. Secondo Dietrich Wildung, invece, il vitellino nel sarcofago di Aashyt rappresenta Horus in fuga dal pericolo e in cerca di protezione presso la sua divina madre Hathor, che mostra la sua preoccupazione attraverso la lacrima.
La prima spiegazione non può essere considerata valida perché la mucca con la lacrima è rappresentata in questo modo anche quando non viene munta e anche quando è senza il vitellino.
La rappresentazione delle mucche nei vari contesti dei due sarcofagi ha certamente una funzione rituale: non è una semplice rappresentazione della vita quotidiana e dell’’approvvigionamento di cibo per il defunto. Nel sarcofago di Aashyt è presente un altare di fronte alla mucca, un’indicazione certa di un contesto rituale.
Un interessante parallelismo va fatto con le mucche e i vitellini in corteo nelle rappresentazioni del Nuovo Regno, dove i vitellini sono sovente rappresentati con una zampa amputata. Secondo un’interpretazione, si tratta di una rappresentazione di Horus a cui Iside amputa e poi sostituisce la mano che aveva toccato il seme di Seth, secondo il racconto della storia di Horus e Seth.
Il dolore della mucca è anche collegato al dolore per il proprietario della tomba. Il ruolo della mucca è quindi equiparato a quello di Iside che piange per suo marito Osiride e per il figlio Horus.
Anche se la scena dell’amputazione della zampa non è presente nei due sarcofagi, è ragionevole supporre che la mucca pianga per il destino che, all’interno di un noto rituale, sarà riservato al vitellino.
Tale rituale solo raramente viene esplicitato in immagini e lo sarà prevalentemente in età molto più tarda, (XVIII e XIX Dinastia).
Riassumendo:
– La lacrima potrebbe rimandare al rituale del taglio della zampa non rappresentato sui due sarcofagi citati
– La lacrima non ha collegamento con la mungitura
– Il vitellino rappresenterebbe Horus
Questo tipo di rappresentazione fu molto limitata nel tempo e nello spazio (presente qui, nella zona di Tebe, un’invenzione iconografica limitata e accessibile a dei privilegiati).
Il motivo della mucca con la lacrima fu un’invenzione limitata quindi solo alla XI Dinastia e in seguito si preferì utilizzare il motivo della mucca e vitellino che muggiscono quando separati, secondo una tradizione già in voga nell’Antico Regno”
(Fonte: Perspectives on lived religions, Edited by N. starling, H. Twiston Davies and L Weiss Palma 21, Papers on Archeology of the Leiden Museum, Sidestone Press, 2019).