EVOLUZIONE DELL'ARCHITETTURA FUNERARIA, Luce tra le ombre

LE CAMERE SUPERIORI DELLE PIRAMIDI DI DASHUR

Questo articolo presenta una nuova indagine sulle camere a sbalzo all’interno delle piramidi Romboidale e Rossa di Snefru a Dahshur, basata sul lavoro di fotogrammetria svolto dalla società francese Iconem nel 2018. In qualità di consulente del progetto, l’autore, Franck Monnier è stato coinvolto nella progettazione della ricerca e ha fornito alla società indicazioni su dove concentrare i propri sforzi per ottimizzare l’acquisizione dei dati e l’efficacia dell’indagine. Una volta elaborati i dati, è stata effettuata un’analisi dell’architettura, qui riportata per la prima volta. Viene innanzitutto esaminata la storia delle indagini sul sito, comprese le relazioni preesistenti relative agli spazi di interesse. Vengono quindi analizzati i modelli digitali tridimensionali degli spazi interni e presentate immagini fotogrammetriche di alta qualità del progetto, insieme a nuovi diagrammi e una nuova descrizione della storia della formazione delle camere funerarie.

Immagine n.42 Sezioni e piantine della struttura interna della Piramide Romboidale disegnate da John Shae Perring, 1842 tav. XV.
(© Franck Monnier, ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020)

Nell’autunno del 2018, è stata effettuata una nuova indagine fotogrammetrica al fine di valutare il potenziale di questa tecnica di imaging per migliorare lo studio delle piramidi. Questo lavoro è stato realizzato con il permesso delle autorità egiziane competenti in materia di antichità e in coordinamento con una serie di documentari prodotti da Label News. Nel corso dell’indagine, la start-up francese Iconem ha scattato migliaia di foto digitali con un drone al fine di digitalizzare le superfici esterne della piramide di Djoser a Saqqara, delle piramidi di Snefru a Meidum e Dahshur, delle piramidi di Khufu, Khafra e Menkaure a Giza e, infine, della piramide di Redjedef ad Abu Rawash. Anche la disposizione interna delle camere funerarie di alcuni di questi monumenti è stata scansionata e parzialmente ricostruita sotto forma di modelli digitali 3D. Il metodo è consistito nello stabilire le posizioni nello spazio tridimensionale di ogni punto visibile sulla superficie di ciascun monumento, calcolate elaborando digitalmente un gran numero di fotografie sovrapposte scattate da diverse angolazioni. Il risultato è una fitta nuvola di punti che crea un modello digitale 3D del monumento e incorpora l’aspetto strutturato delle sue superfici, che può essere dedotto anche dalle fotografie. Questo primo articolo inaugura la serie con una rivalutazione delle camere superiori della Piramide Romboidale a Dahshur-Sud e della Piramide Rossa a Dahshur-Nord, sulla base delle informazioni raccolte nella nuova indagine e con riferimento agli studi consolidati su questi monumenti.

La camera superiore della Piramide Romboidale: prime descrizioni.

L’esplorazione moderna della Piramide Romboidale fu avviata da John Shae Perring nel 1839. Egli portò a termine il difficile compito di ripulire il passaggio discendente settentrionale dai detriti di pietra che ne bloccavano l’accesso alle camere interne. Nel corso di tale operazione, riuscì a esplorare l’intero sistema di spazi e raggiunse infine la camera superiore. Fu il primo a produrre disegni in sezione (Immagine n. 42) e una descrizione testuale dello spazio: «L’estremità orientale del passaggio orizzontale comunicava con un appartamento lungo 21 piedi e 6 pollici, largo 13 piedi e 6 pollici e alto 52 piedi e 6 pollici. Era stato costruito come l’altro e si ergeva a grande altezza con piccole pietre. Era stato effettuato uno scavo, lungo circa 12 piedi, in questa muratura vicino al pavimento, e l’appartamento era stato completamente distrutto». L’esplorazione continuò anche in seguito, ma fu solo nel 1946, quasi un secolo dopo, che venne organizzata la prima vera e propria campagna di ricerca scientifica. Il lavoro fu guidato dall’egittologo egiziano Abd el-Salam Hussein, che purtroppo venne a mancare improvvisamente nel 1949 senza aver avuto il tempo di pubblicare i risultati. Tuttavia, un articolo apparso sulla rivista britannica “The Illustrated London News” fornì una breve descrizione di ciò che Hussein era riuscito a realizzare. L’articolo conteneva alcune preziose fotografie della camera superiore quando era ancora nel suo stato originale (Immagini n. 43-44), oltre a una breve descrizione del sito. Nell’articolo, l’autore, il Capitano P. A. J. Garnons Williams, esponeva il piano di el-Salam Hussein per trovare una camera funeraria ancora intatta. Egli riteneva che la massa di muratura che riempiva la parte inferiore della camera superiore fosse una sorta di scatola in cui era incastonato il sarcofago di Snefru. La muratura fu quindi smantellata per verificare l’ipotesi.

Immagine n. 43 Foto della camera superiore della Piramide Romboidale verso nord-ovest scattata da Abd el-Salam Hussein negli anni ’40 (© Garnons Williams, 1947 in Franck Monnier, ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020)

Negli anni ’50, Ahmed Fakhry continuò il lavoro di esplorazione iniziato da el-Salam. Egli descrisse brevemente la camera e ciò che vi trovò in questi termini:

«Anche la camera superiore era piena di blocchi di muratura relativamente piccoli, più o meno simili a quelli che riempivano la camera inferiore fino a un’altezza di almeno cinque metri dal pavimento della camera. Le dimensioni di questa camera sono 6,70 m in direzione nord-sud, 5,20 m in direzione est-ovest e 16,50 m in altezza. I blocchi del soffitto sono gravemente danneggiati; gran parte di esso è crollato e c’è sempre il timore che altre parti possano cadere. Tuttavia, negli ultimi dodici anni non sono caduti frammenti.

Una parte dei piccoli blocchi di pietra è stata rimossa dalla camera dai ladri nell’antichità nella parte nord-orientale e anche nell’angolo sud-orientale che sembra un pozzo. Gli antichi cacciatori di tesori hanno anche cercato di scavare un tunnel attraverso questa muratura; il cartiglio di Snefru, che è l’unica occorrenza del nome di questo re all’interno della piramide, è scritto su uno dei blocchi che è stato esposto dagli antichi cacciatori di tesori. È scritto in ocra rossa ed è capovolto. La rimozione dei blocchi di pietra era senza dubbio finalizzata alla ricerca del luogo di sepoltura di Sneferu. Nel 1946, Abdulsalam iniziò a rimuovere questi piccoli blocchi nella speranza di trovare sotto di essi il luogo di sepoltura di Sneferu. Durante lo smantellamento delle pietre al centro della camera, furono notate alcune travi di cedro tra le murature. Quando le pietre furono rimosse dalla maggior parte della camera è stato scoperto che alcune travi (metà di tronchi d’albero) di cedro erano state appoggiate alle pareti, quattro contro ciascuna delle pareti orientale e occidentale e tre contro la parete settentrionale, mentre altre travi erano state posizionate sopra di esse. Una volta rimossi tutti i blocchi di pietra e liberate le travi di cedro, la loro forma ricordava quella di un baldacchino non dissimile da quello di Hetepheres nelle linee generali. Al centro del pavimento è stata trovata una chiave di volta che è stata anch’essa rimossa, ma non è stato effettuato alcun ulteriore smantellamento, poiché sembrava piuttosto inutile proseguire. Durante le quattro stagioni che ho trascorso scavando a Dahshur, il mio lavoro all’interno della piramide si è limitato all’apertura dell’ingresso occidentale; non ho cercato di smantellare altre pietre da nessuna camera, anche se c’erano motivi allettanti per continuare».

Immagine n. 44 Foto della camera superiore della Piramide Romboidale verso sud-ovest scattata da Abd el-Salam Hussein negli anni ’40 (© Garnons Williams, 1947 in Franck Monnier, ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020)

Ahmed Fakhry fu assistito dal geometra Hassan Mustapha, che effettuò misurazioni precise dell’intera piramide. Sebbene il suo rapporto pubblicato contenga una sezione con il disegno dell’interno del monumento, sembra che l’ingegnere egiziano abbia riprodotto alcuni valori già ottenuti da Fakhry. Dopo aver sottolineato l’eccezionale accuratezza delle misurazioni effettuate da Perring, Mustapha ha concluso dicendo: «L’interno di questa piramide è stato esaminato, ma non posso certo affermare che sia stato studiato in modo approfondito o che non necessiti di ulteriori ricerche in futuro».

All’inizio degli anni ’60, gli architetti italiani Vito Maragioglio e Celeste Rinaldi redassero una relazione architettonica con un livello di attenzione ai dettagli senza precedenti. Ancora oggi essa rimane una risorsa essenziale per i ricercatori. Tuttavia, non disponevano delle risorse materiali necessarie per effettuare misurazioni complete degli spazi interni. Compilarono quindi il loro dati combinando le nuove misurazioni con quelle delle relazioni precedenti:

Immagine n. 45 Sezioni della camera superiore della Piramide romboidale (a sinistra: verso nord; a destra: verso ovest) secondo Maragioglio e Rinaldi (Maragioglio e Rinaldi,1963, tav. 12 © Franck Monnier, ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020)

«Questa camera è alta 16,50 m (Hassan Mustafa) e presenta 16 sporgenze sulle quattro pareti che formano il suo tetto a mensola. Le sporgenze sono molto irregolari e difficilmente visibili.

(…)

Ad una certa altezza, la parete sud del massiccio presenta uno scarto di 27 cm. Il passaggio tra il massiccio in muratura e la parete sud della camera non era vuoto, ma riempito, in una certa misura, con blocchi di pietra. I blocchi interni erano squadrati e posati con malta, quelli esterni erano informi e posati a secco. Questo riempimento formava una sorta di rampa molto ripida che collegava l’ingresso della camera con il livello superiore del massiccio in muratura (…).

(…)

Per quanto riguarda il massiccio in muratura, rimane solo uno spessore di circa 2,50 m a sud, mentre da alcune fotografie risulta che in origine fosse praticamente intatto. Durante lo smantellamento di questo massiccio, gli operai hanno rimosso il suo strato superficiale superiore (P3) e una sorta di pavimento (P2) posato in corrispondenza del suddetto dislivello. Proseguendo nello scavo, hanno raggiunto il pavimento P1 della camera. Da altre fotografie sembra che il pavimento P2 sia stato costruito con grandi lastre di pietra calcarea, alcune delle quali sono state tagliate per adattarsi l’una all’altra. Le lastre centrali del P2 erano più piccole di quelle periferiche e alcune di esse erano davvero piccolissime. Nel P1, nella parte centrale, c’era un blocco a forma di L che Fakhry chiama “chiave di volta”. È stato rimosso, ma sotto non è stato trovato nulla. Entrambi i pavimenti (P1 e P2) erano rifiniti ma non levigati. Tre fori, alcuni dei quali contenenti monconi di travi, sono stati rinvenuti in ciascuna delle pareti est e ovest della camera, tra P3 e P2. Inoltre, tra P2 e P1 è stata rinvenuta una struttura composta da travi verticali e orizzontali: le travi sono tronchi di cedro appena scortecciati o solo grossolanamente tagliati. Ci sono tre travi verticali lungo la parete nord, quattro lungo quella est e tre lungo quella ovest, ma una quarta è sicuramente coperta dalla muratura rimanente. Tra le travi verticali poste lungo le pareti est e ovest, sono state inserite travi orizzontali a due diverse altezze. Le travi inferiori sono state posizionate a circa 2,90 m. Le pareti della parte inferiore della camera, laddove sono state messe in luce dall’ablazione della massiccia muratura, sono molto ruvide, ma non siamo stati in grado di accertare se tale aspetto fosse dovuto a un lavoro approssimativo o causato dalla corrosione e dallo sfaldamento della pietra. Lo stesso vale anche per le sporgenze del tetto a mensola della camera. Anche se non presentano crepe o cedimenti dovuti al peso sovrapposto, i bordi orizzontali, molto affilati e quasi intatti nella camera inferiore, qui sono notevolmente danneggiati. In alcune parti potrebbe persino sembrare che non fossero state previste sporgenze con angoli affilati e precisi» (Immagine n. 45).

Immagine n. 46 Ricostruzione delle tre fasi di costruzione della camera superiore (sezione, vista verso nord) nella Piramide Romboidale secondo Franck Monnier e Alexander Puchkov, disegno: Franck Monnier (© Franck Monnier, ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020).

Nel 2016 Franck Monnier e Alexander Puckov hanno utilizzato foto recenti della sala per rivelare che quest’ultima ha subito importanti cambiamenti durante e dopo la sua costruzione e che il suo stato attuale ne è la conseguenza. Essi sono riusciti a ricostruire una sequenza cronologica di eventi che chiarisce lo stato attuale della camera. I due hanno realizzato nuovi disegni delle viste in sezione basate su progetti e relazioni esistenti, in particolare quelli di Malgioglio e Rinaldi, ma aggiornati alla luce delle loro nuove osservazioni (Immagini n. 46-47). Tuttavia, non è stato possibile produrre un lavoro più accurato in quanto si è riscontrato che le indagini esistenti non erano chiare su alcune aree e dettagli, per i quali erano necessarie ulteriori indagini.

Immagine n. 47 Vista in sezione della camera superiore della Piramide Romboidale di Daschur-sud © Franck Monnier, ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020)

Sempre nel 2016, Gilles Dormion e Jean-Yves Verd’hurt pubblicarono un libro sulla Piramide Romboidale in cui cercavano di dimostrare l’esistenza di una camera segreta. Anche se l’analisi e le conclusioni a cui erano giunti potevano essere discutibili, il loro studio conteneva informazioni interessanti, tra cui, in particolare, una rivalutazione dell’altezza della camera superiore che, secondo loro, dovrebbe essere di 13,90 m e non di 16,50 m, come solitamente descritto nei rapporti.

Queste misurazioni molto divergenti sono state uno dei motivi per cui Franck Monnier e Alexander Puckov hanno richiesto una nuova indagine fotogrammetrica della camera, in modo da poter produrre un rilevamento reale e accurato dello spazio. La missione ScanPyramids, avviata nel 2015, aveva promesso di realizzare tali scansioni fotogrammetriche per le quattro piramidi più grandi e di pubblicare i risultati online, ma tale obiettivo non è stato raggiunto e la situazione è rimasta poco chiara.

Il nuovo rilievo architettonico mediante fotogrammetria.

Nel 2018, Franck Monnier è stato contattato dal regista e produttore francese François Pomès, autore di una serie di documentari televisivi aventi per tema le grandi piramidi, per discutere dell’architettura di questi monumenti e anche dell’interesse a studiarli e documentarli utilizzando la fotogrammetria.

Il progetto di imaging digitale doveva essere realizzato dalla società francese Iconem, con l’accordo delle autorità egiziane. L’obiettivo era quello di far volare delle telecamere sospese a un drone sopra le strutture, a distanza ravvicinata. Poiché un rilevamento completo avrebbe richiesto troppo tempo, i membri del team hanno seguito i suggerimenti di Monnier per concentrare la loro attenzione sui luoghi in cui era possibile raccogliere informazioni architettoniche di particolare valore e, laddove non sarebbe stato possibile utilizzare il drone, di puntare sulla camera superiore della Piramide Romboidale, che poteva essere fotografata dall’interno da tutte le angolazioni, fornendo per la prima volta un accurato rilevamento architettonico dello spazio.

La digitalizzazione 3D dei siti archeologici è in uso da circa 20 anni, ma la sua applicazione ha sempre comportato costi elevati. Negli ultimi anni, grazie alla fotogrammetria, la tecnica è diventata più semplice, meno costosa e, di conseguenza, più diffusa. Attualmente è il metodo più efficace ed economico per effettuare rilievi tridimensionali di strutture di grandi dimensioni. L’implementazione consiste nel localizzare con precisione ogni punto di un oggetto tridimensionale nello spazio, utilizzando un gran numero di fotografie dettagliate scattate da diverse angolazioni. Il risultato è una fitta nuvola di punti che ricrea un modello 3D dell’oggetto e include informazioni sulla struttura derivanti dall’aspetto esterno. Questo metodo è particolarmente utile per descrivere strutture complesse e irregolari come grotte o edifici in rovina. Si è quindi rivelato particolarmente adatto per la documentazione della camera superiore della Piramide Romboidale, la cui accessibilità e condizioni hanno sempre reso molto difficile la sua descrizione (Immagine n. 48).

Immagine n. 48 Digitalizzazione 3D della camera superiore della Piramide Romboidale mediante fotogrammetria. Vista prospettica generale in direzione nord-est (© Label News in Franck Monnier, ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020).

L’indagine iniziale mostra che ha subito molti cambiamenti durante la sua costruzione, ma anche alcuni danni nel corso del tempo e uno smantellamento parziale da parte di una serie di archeologi a metà del XX secolo.

Sulla base delle indagini condotte da Maragioglio e Rinaldi, la pianta rettangolare della camera misura 5,26 metri di larghezza (E-O) per 7,97 metri di lunghezza (N-O). A causa della difficoltà ad acquisire immagini 3D all’interno della struttura in legno e vicino al livello del pavimento, non è stato possibile ottenere risultati sufficientemente precisi per verificare, correggere o migliorare questi valori.

Immagine n. 49 Digitalizzazione 3D della camera superiore della Piramide Romboidale mediante fotogrammetria. Vista prospettica rivolta verso la sommità della volta, con il nord a sinistra (© Label News in Franck Monnier, ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020).

La camera è protetta da un’alta volta a mensola che la protegge dalla massa sovrastante della piramide. Secondo Fakhry, c’erano sedici sporgenze e la stanza era alta 16,50 metri. Dormion affermò che c’erano quattordici prominenze e che l’altezza era di soli 13,90 metri.

È estremamente difficile distinguere i livelli di tali sporgenze e valutarne il numero complessivo sulla base della sola fotografia tradizionale o dell’osservazione in situ, ma la nuova scansione 3D ha consentito di determinare con certezza che esse sono quindici, lo stesso numero che si trova nella camera inferiore. Inoltre, la volta si eleva di circa 11 metri, un altro elemento che questo spazio ha in comune con la camera inferiore. La fotogrammetria ha, inoltre, permesso di correggere l’altezza totale della stanza a circa 14 metri (+/- 0,1 m) e non a 16,50 metri, confermando così la misurazione pubblicata da Dormion nel 2016 (Immagini n. 49-50).

Immagine n. 50 Digitalizzazione 3D della camera superiore della Piramide Romboidale mediante fotogrammetria. Vista prospettica rivolta verso la parete nord (© Label News in Franck Monnier, ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020).

Inizialmente Monnier e il suo team pensavano che gli incavi a gradini della volta fossero stati ritagliati due volte dai costruttori fino al nono cornicione. Lo studio ha confermato queste osservazioni, ma ha dimostrato che il taglio è proseguito anche più in alto, fino al decimo cornicione. Dopo aver rimosso circa tre quarti del riempimento in muratura, Abd el-Salam Hussein ha rivelato l’esistenza di una consistente struttura di puntellamento in legno che era completamente nascosta nella massa muraria. Si potevano distinguere due tipi di travi: quelle verticali, poste contro le pareti occidentale, settentrionale e orientale, e quelle orizzontali che sostenevano i montanti laterali, tutte allineate lungo un asse est-ovest. Le estremità delle travi di sostegno orizzontali non sono né fissate né incassate, ma sono semplicemente tenute in compressione tra le due pareti. Le prime quattro sporgenze presentano anche alcuni frammenti terminali di travi trasversali incassati nelle pareti, nonché incavi e altre tracce che indicano che in quei punti erano state utilizzate delle travi. Una di esse è ancora presente in un cornicione più alto.

Cronologia dei lavori di costruzione e analisi dei difetti

Probabilmente la struttura in legno non aveva altro scopo se non quello di contrastare le spinte laterali causate dai movimenti delle pareti. Il tipo di spinta, che nelle intenzioni degli architetti del tempo avrebbe dovuto sostenere, non era causato da cedimenti strutturali e probabilmente non fu realizzata per prevenire un disastro di questo tipo. Sarebbe stata, infatti, del tutto inutile per resistere a tali sollecitazioni, pertanto questa ipotesi, spesso citata, non sembra plausibile. Secondo gli studi di Franck Monnier, l’esistenza della struttura in legno può essere spiegata dal fatto che le pareti della stanza (compresi i corsi a mensola), necessitavano di essere sostenute per i pochi mesi o anni necessari per erigerle.

I costruttori sembrano aver eretto le quattro pareti utilizzando pietre da taglio accuratamente disposte attorno alla struttura di sostegno in legno. Hanno poi posato i blocchi di pietra (sagomati in modo più approssimativo) del nucleo della piramide contro i suoi lati esterni. Il rinforzo interno sarebbe stato utilizzato per impedire piccoli movimenti di scivolamento delle pietre delle pareti quando erano ancora insufficientemente caricate per bloccarle in posizione. Ciò è evidente nei cornicioni, dove si possono vedere tracce di tagli circolari uno di fronte all’altro, tra i quali sono state fissate travi di sostegno in legno durante l’installazione dei blocchi di pietra. Altri tronchi squadrati erano profondamente incastrati ad alcuni livelli. Poiché questi elementi sono presenti solo all’interno della sezione della volta, è molto probabile che furono progettati per sostenere piattaforme sulle quali gli operai potessero eseguire più facilmente la rifinitura finale delle sporgenze. È quindi fondamentale distinguere tra i diversi elementi strutturali osservati in questa sala e identificarne le diverse funzioni. Il puntellamento della parte inferiore della camera garantiva la resistenza delle pareti durante la loro costruzione e le travi di puntellamento associate alle file di pietre della volta, di cui rimangono solo tracce sulle pietre, giocavano lo stesso ruolo. Puntelli aggiuntivi sostenevano le piattaforme di lavoro per eseguire i lavori di finitura sotto la volta.

Ma perché hanno seppellito la struttura temporanea in legno nella massa in muratura installata nella parte inferiore della camera?

In risposta a questa domanda, gli studiosi hanno spesso avanzato l’ipotesi che la muratura circostante si comportasse in modo imprevedibile e che le pareti subissero un rigonfiamento che gli egizi avrebbero contrastato riempiendo la stanza con mattoni. Di conseguenza, la struttura in legno sarebbe stata un preludio a misure più drastiche che alla fine sarebbero culminate nell’abbandono definitivo dello spazio.

Esistono diverse argomentazioni in opposizione a questo punto di vista. Innanzitutto, quasi tutta la struttura di sostegno era stata smantellata; quindi, al momento dell’interruzione dei lavori non si erano verificati cedimenti significativi nella camera superiore. In secondo luogo, eventuali spinte laterali non sarebbero state limitate alla metà inferiore della camera, ma all’intero volume. Se l’intenzione dei costruttori era quella di rafforzare la camera riempiendola di muratura, avrebbero dovuto colmare l’intero volume, perché significava che l’intera struttura rischiava di crollare: ma evidentemente non era così.

Durante il loro studio Monnier e la sua squadra hanno notato nuovi dettagli di fondamentale importanza che hanno contribuito a comprendere le reali intenzioni dei costruttori.

Gli architetti italiani Maragioglio e Rinaldi avevano già precedentemente identificato due fasi di costruzione che portarono alla creazione della massa muraria. In primo luogo, il pavimento fu rialzato ad un’altezza di 3,46 metri e pavimentato con lastre di pietra ben lavorate (vedi Immagine n. 45). Si è potuto stabilire che durante questi lavori fu posta grande attenzione a nascondere la prima sporgenza. Una fila di sottili blocchi di pietra fu inserita sotto il bordo formato dalla rientranza e le tre sporgenze successive sopra di essa vennero rifilate. Queste modifiche sono molto evidenti, poiché in diversi punti delle pareti sono ancora visibili numerosi segni di scalpello. Ne risultò l’appiattimento dei primi corsi di pietra della volta e, di conseguenza, l’aumento dell’altezza verticale delle pareti laterali. Le pietre sul lato sud furono accuratamente posate e lavorate in modo da consentire il prolungamento di un passaggio nel corridoio di accesso orizzontale. Se si considerano tutte le prove nel loro insieme, è chiaro che lo scopo dell’operazione non era quello di evitare un disastro, ma di alzare il livello del pavimento di oltre 3 metri. La camera avrebbe quindi potuto continuare a essere utilizzata come luogo di sepoltura. Questa fase dei lavori fu eseguita prima della rimozione dei restanti dispositivi di puntellamento e quindi durante una fase iniziale della costruzione. In una seconda fase dei lavori, i costruttori decisero di elevare nuovamente il pavimento raddoppiando l’altezza della massa esistente. Anche in questo caso, il pavimento fu ricoperto con lastre di pietra calcarea e furono rifilate cinque sporgenze in modo da conferire un aspetto omogeneo e liscio alle pareti laterali. Una delle nicchie fu parzialmente tagliata per essere integrata nel nuovo pavimento definitivo (l’attuale “cornicione”). Per raggiungere la sommità della piattaforma, fu realizzata una scala provvisoria con pietre molto grezze, che occupava la parte meridionale della sala ed era ancora lì prima dell’inizio degli scavi nel 1947. La sua presenza richiedeva apparentemente che il tetto del passaggio d’ingresso fosse inclinato verso l’alto, probabilmente per facilitare il passaggio del corteo funebre e dei suoi ingombranti arredi funerari.

Immagine n. 51 Evidenziazione delle fessure aperte (in rosso) nel dodicesimo cornicione: vista verso sud (© Label News, in Franck Monnier: ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020)

Abd el-Salam Hussein ha fotografato lo spazio prima di cercare l’ipotetico sarcofago sepolto. Una delle sue foto mostra un cumulo di detriti e frammenti di pietra caduti dalla parte superiore della volta sul pavimento indicando che la natura argillosa del calcare lo rendeva particolarmente sensibile alla frammentazione.

Non è stato ancora effettuato uno studio completo dei materiali ingegneristici, ma lo stato dei materiali e della struttura consente di formulare alcune riflessioni iniziali sul suo design e sulla sua costruzione.

Gli angoli interni sporgenti di una volta a mensola di questo tipo sono soggetti a sollecitazioni di taglio la cui entità dipende dalla profondità delle sporgenze. Il degrado visibile, che potrebbe aver avuto inizio già durante il regno di Snefru, sarebbe gradualmente aumentato di gravità e potrebbe essere stato accelerato dalla rimodellazione delle nicchie. Inoltre, le riparazioni visibili effettuate con malta di gesso dimostrano che le pietre hanno reagito male al taglio. Le fotografie mostrano chiaramente due aree distinte sulla superficie di rivestimento: sporgenze appiattite e altre più gravemente danneggiate. Le superfici lisce che non sono state sottoposte a sollecitazioni localizzate rimangono in condizioni molto migliori e ciò potrebbe essere dovuto alla particolare natura della pietra.

Sembra che i blocchi di calcare presentino fratture perpendicolari alle loro superfici superiore/inferiore e che questo sia quasi certamente il risultato di qualcosa di già intrinseco nella roccia prima che fosse estratta. Queste fratture furono subito chiuse o sigillate e quindi non rappresentavano un problema per i costruttori. Una roccia sottoposta a carico, tuttavia, si espanderà nel tempo (a causa del rilascio di tensione) nella direzione di una superficie non confinata, e questo sarebbe successo ai blocchi di calcare che rivestono la volta. Mano a mano che questi blocchi si espandevano, le fratture precedentemente chiuse si riaprirono provocando il distacco di frammenti molto fini, scaglie o altri pezzi dei blocchi. Lo stesso fenomeno si osserva comunemente nelle pareti rocciose delle miniere sotterranee e nei tagli stradali profondi.

La parte inferiore dell’undicesimo sbalzo fu ampliata dal rifacimento della nicchia inferiore. È probabile che questa significativa sezione a sbalzo alla fine abbia ceduto, provocando una diffusione eterogenea delle sollecitazioni che dipendeva dalla forma delle modifiche apportate alla struttura. Nel corso del tempo si è verificato un effetto volta naturale. Per questo motivo, la sommità della copertura in pietra ora sembra una grotta o una caverna naturale.

Dal punto di vista della patologia architettonica, la fotogrammetria ha permesso di identificare la presenza di fessure aperte e altre fratture nella pietra sotto i cornicioni superiori, ben modellati (Immagini n. 51-52). La sporgenza del dodicesimo, particolarmente ampia, espone questi blocchi sporgenti a ulteriori crepe e alla caduta di grandi frammenti. È impossibile stimare quando ciò potrebbe verificarsi, ma il rischio è reale.

Immagine n. 52 Evidenziazione delle fessure aperte (in rosso) nel dodicesimo cornicione: vista verso ovest (© Label News, in Franck Monnier: ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020.

Questo rilevamento fotogrammetrico ha quindi permesso di aggiornare in modo significativo le conoscenze attualmente disponibili sulla camera superiore della Piramide Romboidale. Sebbene sia l’elemento centrale dell’edificio monumentale, in precedenza era stata studiata in modo piuttosto superficiale. Si spera che questi risultati incoraggino le autorità a concedere l’autorizzazione per l’avvio di un progetto di fotogrammetria più complesso e la costituzione di un team in grado di effettuare un rilevamento completo del monumento. Ciò culminerebbe nella pubblicazione di una relazione architettonica completamente accurata, in conformità con i moderni requisiti archeologici.

La camera superiore della Piramide Rossa

Descrizioni iniziali

Dopo l’esplorazione iniziale, condotta all’inizio del XIX secolo da John Shae Perring, il sistema delle camere funerarie all’interno della Piramide Rossa non ricevette particolare attenzione. Egli ne fornì questa breve descrizione:

«La terza sala misura 27 piedi e 3 ½ pollici (8,30 m) di lunghezza da est a ovest e 13 piedi e 7 ½ pollici (4,14 m) di larghezza da nord a sud. I lati sono perpendicolari per 12 piedi e 1 pollice (3,68 m), dopodiché quattordici file di pietre sporgono verso l’interno, come nell’altro locale; l’altezza totale dal pavimento originario al soffitto è di 48 piedi e 1 pollice (14,62 m).»

Immagine n. 53 Digitalizzazione 3D della camera superiore della Piramide Rossa mediante fotogrammetria.Vista prospettica generale in direzione sud-est (© Label News, in Franck Monnier: ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020

A metà del XX secolo, Abd el-Salam Hussein e Ahmed Fakhry pianificarono uno studio scientifico sulla Piramide Rossa, ma nessuno dei due pubblicò una relazione sul proprio lavoro. Negli anni ’60, Vito Maragioglio e Celeste Rinaldi redassero il resoconto architettonico più dettagliato del monumento mai realizzato fino ad oggi. Attualmente esso rappresenta la principale fonte di riferimento per chi desidera studiare l’architettura e la disposizione delle camere della Piramide Rossa. Il loro set di dati aveva un formato piuttosto standard e da allora non sono state condotte ulteriori indagini che potessero fornire ulteriori informazioni sulla disposizione delle camere interne e dei passaggi. La camera funeraria fu descritta con queste parole:

«Le nostre misurazioni, salvo qualche centimetro di differenza, confermano quelle di Perring. L’asse principale della cripta è orientato in direzione est-ovest e quindi perpendicolare a quelli delle camere precedenti. Le pareti nord e sud sono verticali per circa 3,70 m, dopodiché si susseguono 14 file di pietre che formano una volta a sbalzo.»

In base alle sue osservazioni, Franck Monnier nutre il sospetto che gli architetti italiani abbiano riprodotto in parte i rilievi di Perring, soprattutto per quanto riguarda la sala superiore, senza aver dedicato il tempo necessario a verificarli.

Immagine n. 54 Digitalizzazione 3D della camera superiore della Piramide Rossa mediante fotogrammetria. Vista superiore dello scavo, con il nord in alto (© Label News, in Franck Monnier: ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020).

Verso una descrizione aggiornata

Un’analisi delle fotografie scattate nel 2012 ha evidenziato alcune inesattezze nelle relazioni esistenti. Alcune immagini mostravano che il numero di mensole non era 14, bensì 13. Impossibilitato ad effettuare nuove misurazioni in loco per verificare questo dettaglio, Monnier non ha potuto ancora sostenere adeguatamente una proposta di aggiornamento dei resoconti. Il rilievo fotogrammetrico effettuato nell’autunno del 2018, tuttavia, gli ha permesso sia di confermare le sue osservazioni preliminari, ma anche di tracciare nuove sezioni trasversali della camera. Non solo il numero dei mensoloni determinato fino ad allora era errato, ma anche l’altezza della stanza era imprecisa essendo non di 14,67 metri, ma di circa 13,68 metri. Si tratta di un errore superiore a un metro, analogo al livello di errore che Monnier aveva già riscontrato nel rilievo eseguito nella Piramide Romboidale.

Per la prima volta viene pubblicato, con grande precisione, anche lo scavo effettuato dai saccheggiatori nell’antichità nel pavimento della sala.

Immagine n. 54 Digitalizzazione 3D della camera superiore della Piramide Rossa mediante fotogrammetria. Vista superiore dello scavo, con il nord in alto (© Label News, in Franck Monnier: ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020).

Gli esploratori dell’antichità, inoltre, cominciarono a scavare un tunnel nella parete settentrionale. Non è chiaro il motivo per cui sospettassero l’esistenza di una sala o di un passaggio in quella direzione, ma in ogni caso abbandonarono rapidamente il tentativo.

Il recente rilievo fotogrammetrico della Piramide Rossa, con le sue sezioni dettagliate e le viste in pianta, dimostra chiaramente l’efficacia di questo metodo di acquisizione delle immagini (Immagini 53-54-55-56-57).

Immagine n. 56 Disegni in sezione della camera superiore della Piramide Rossa a Dahshur. Scala 1:100. (©Franck Monnier, A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020)

Conclusioni

Entrambi questi progetti a Dahshur hanno dimostrato l’efficacia del metodo di acquisizione delle immagini tramite fotogrammetria.

Si tratta di un metodo economico, accurato e rapido. Le ragioni a favore di un rilievo più completo dell’intero sistema delle camere interne sono ormai evidenti. Ciò consentirebbe di documentare

lo stato dei monumenti al fine di monitorarne le condizioni strutturali man mano che si evolvono nel tempo. Permetterebbe, inoltre, di redigere una serie completa di planimetrie accurate e di fornire, per la prima volta, una descrizione esaustiva delle piramidi. La tecnologia necessaria per produrre rapporti di rilievo in grado di rendere giustizia a questi straordinari monumenti è ormai disponibile.

Fonti:

Franck Monnier, ‘A new survey of the upper chambers of Snefru’s pyramids at Dahshur’, JAEA 4, 2020, pp. 1-17. JAEA ISSN 2472-999X Published under Creative Commons CC-BY-NC 2.0

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