EVOLUZIONE DELL'ARCHITETTURA FUNERARIA, Luce tra le ombre

LA PIRAMIDE DI CHEOPE – INTRODUZIONE

Giza fu scelta da Cheope (Khufu), Chefren (Khafra) e Micerino (Menkaura) per erigervi i loro complessi funerari il cui fulcro è rappresentato dalla presenza di tre grandi piramidi (Immagine n. 1). Come è noto, la “Grande Piramide” di Cheope è l’unica delle sette meraviglie del mondo antico ad essere giunta fino a noi e domina la piana con i suoi 138,70 metri (in origine, prima che la cuspide fosse demolita, ne doveva misurare 146,50). Il monumento, così come le altre due piramidi, fu costruito utilizzando grandi blocchi di calcare nummulitico estratti da cave locali, mentre il rivestimento esterno fu realizzato in bianco calcare cristallino a grana fine, proveniente dalle cave di Tura, sulla riva opposta del Nilo. L’edificio è a pianta quadrata di circa 230 metri per lato ed un volume calcolato di oltre 2.500.000 mc.

Immagine n. 1 Vista da nord-ovest la piana di Giza è dominata dalla Grande Piramide di Cheope, a sinistra. Procedendo verso destra sono visibili il grande Cimitero Occidentale, la piramide di Chefren e quella di Micerino con le sue due piramidi satelliti (© Rainer Stadelmann ne “I Tesori delle Piramidi” a cura di Zahi Hawass, pagg. 122-123)

La piramide di Chefren, invece, ha una base di circa 215 metri per lato ed un’altezza di 136,4 metri (in origine circa 143,80 metri). Anch’essa fu rivestita con il fine calcare di Tura e si presentava completamente bianca ad eccezione della prima assise per la quale fu utilizzato il granito rosso di Aswan.

La piramide di Menkhaura, la più piccola delle tre, misura 62 metri di altezza (in origine, circa 66 metri) ed un lato di base di circa 103 metri. La sua caratteristica principale è che era rivestita superiormente, per 3/4 della sua altezza in calcare bianco e per 16 corsi inferiori con il meraviglioso granito rosso di Aswan.

CHEOPE (KHUFU)

Figlio e successore di Snefru poté beneficiare delle esperienze costruttive precedenti per pianificare la sua piramide secondo un progetto ancora più ambizioso. Al fine di evitare i grandi problemi statici dovuti alla natura del suolo, verificatisi durante il regno del padre, scelse una fondazione di solida roccia che individuò, in posizione dominante, nella piana di Giza.

Immagine n. 2 Statuetta in avorio alta 7,5 cm. raffigurante Cheope. Museo del Cairo JE 36143 (© Alain Guilleux in Franck Monnier “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag.70)

Fin dai tempi delle piramidi a gradoni, l’allineamento ai quattro punti cardinali dei monumenti funerari fu una preoccupazione sostanziale degli architetti egizi. La piramide di Cheope è orientata, infatti, quasi esattamente verso il nord geografico (con una deviazione di soli 5°); quelle di Chefren e Micerino sono apparentemente disposte sulla diagonale che tocca gli angoli di tutti e tre i monumenti. La gran parte di altri pretesi allineamenti tra i tre monumenti e i templi sono per lo più frutto della fantasia di alcuni studiosi delle piramidi, magari entusiasti, ma sicuramente ben lontani dal rigore scientifico e archeologico. È il caso, ad esempio, delle teorie riguardanti l’origine celeste dell’assetto delle piramidi, assetto che si vorrebbe riproduca la disposizione delle stelle della Cintura di Orione, identificate con Osiride nei Testi delle piramidi.

La perfezione tecnica (nella quale si entrerà nel dettaglio più avanti) riscontrabile nelle proporzioni e nella costruzione della sovrastruttura della piramide è accuratamente ripetuta nel sistema di corridoi e camere interne. Alcuni studiosi moderni, con spirito spiccatamente pratico, hanno proposto di attribuire le tre camere ad altrettante variazioni di progetto. Contro tale ipotesi vi è l’evidenza del fatto che la costruzione esterna e la disposizione delle stanze sono in perfetto accordo e nulla, dentro o fuori, lascia pensare ad un qualsivoglia cambiamento progettuale. Del resto, indagini abbastanza recenti hanno dimostrato che fin dall’epoca tinita le tombe reali possedevano non una, ma una serie di tre camere o spazi, la cui funzione, al momento, non è stata del tutto compresa. Ciò, tra l’altro, costituisce una valida testimonianza contro un ritorno di fiamma verso fantasticherie che narrano di segreti nascosti o di presunte “stanze della conoscenza” celati nel sistema di camere della Grande Piramide.

Cheope, secondo sovrano della quarta dinastia, era figlio di Snefru e della regina Hetepheres. Il nome con il quale è generalmente noto, Cheope, è quello utilizzato da Erodoto (Cheops). Nome Horo, di incerta lettura: “Medjedu”( “Colui che colpisce”); nome nsw bjty:” Khnum-Khufu” (“Khnum mi protegge”). Di lui si conosce ben poco. Si sa che regnò almeno 27 anni e che fece erigere la più monumentale sepoltura della storia. Esiste solo qualche rara iscrizione che lo menziona. La Pietra di Palermo, danneggiata in corrispondenza delle caselle informative, registra gli avvenimenti di solo quattro dei suoi anni di regno: c’è un’indicazione del livello di piena del Nilo, la notizia della realizzazione di una statua colossale del sovrano, alta sette metri (se è giusta la lettura di “quattordici cubiti”), la consacrazione e “l’apertura della bocca” di un’altra statua. È citato, inoltre, nelle liste di Abydos e Saqqara e nel Papiro Regio di Torino con una durata di regno di 23 anni.

Come sua immagine, è giunta a noi solo un’unica statuetta in avorio, paradossalmente alta solo pochi centimetri (Immagine n. 2). Il suo monumento funerario ha però reso immortale il suo nome.

Secondo Erodoto, il celebre storico greco, gli Egizi suoi contemporanei si erano fatti di lui l’idea di un tiranno che aveva asservito il suo popolo, ma è probabile che la tradizione orale si fosse nel tempo trasformata da un sentimento poco lusinghiero in un odio tenace. In realtà, disponiamo solo di pochissimi documenti storici per poter tracciare anche solo un breve e onesto quadro del suo regno. È evidente che questo fu enormemente contrassegnato dalla costruzione del suo monumento e si può ragionevolmente supporre che le azioni di Khufu fossero incentrate sull’obiettivo di acquisire le risorse necessarie per portarlo a compimento.

Non siamo assolutamente in grado di determinare quanta verità si possa trarre dalla leggenda che lo circonda, né di valutare se la sua pessima reputazione sia giustificata; di sicuro, questo sovrano si dotò della tomba più alta e massiccia mai costruita. La Grande Piramide è certamente uno dei monumenti più ammirati, studiati e commentati, al punto da ispirare continuamente ogni tipo di speculazione e leggende.

Immagine n. 3 Il papiro Westcar, Berlin Ägyptisches Museum und Papyrussammlung,, P3033/KolVI-IX. ( ©BPK, Berlin, Dist.RMN-Grand Palais/Margarete Büsing in Franck Monnier “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pag.71)

L’unico testo egizio, ad oggi noto, che ci racconta di Cheope è il Papiro Westcar (Immagine n. 3) un manoscritto redatto nella XVI o XVII dinastia, ma la cui origine risale probabilmente al Medio Regno. Esso comincia con una serie di storie straordinarie raccontate a Cheope che, annoiandosi terribilmente nel suo palazzo, cercava in ogni modo di distrarsi. Di volta in volta tre dei suoi figli gli riferiscono di eventi meravigliosi avvenuti durante il regno dei suoi predecessori, ma che tuttavia non riescono a distogliere il padre. Poi viene il turno di Hordjedef che adotta una strategia diversa invitando a corte un mago, di nome Djedi, particolarmente versato nell’arte della divinazione. Finalmente, grazie alla narrazione di prodigi e predizioni, l’interesse del sovrano viene risvegliato.

Cheope vi è descritto come un re poco scrupoloso e piuttosto sconsiderato, alla ricerca del divertimento e ossessionato dalla smania di penetrare un segreto gelosamente preservato dai sacerdoti allo scopo di beneficiarne per il suo complesso funerario. Voleva che Djedi cercasse per lui le camere segrete del santuario di Thot al fine di realizzare la stessa cosa per il suo complesso funerario “Orizzonte di Cheope”. (Immagine n. 4)

Immagine n. 4 Pianta del complesso funerario “Orizzonte di Cheope” (© Rainer Stadelmann ne “I Tesori delle Piramidi” a cura di Zahi Hawass, pag.123)

Ne riporto di seguito un breve passo nella traduzione di Edda Bresciani:

Si è spesso voluto vedere in questa evocazione delle “camere segrete” di Thot, l’ossessione del re di dotare il suo complesso di camere multiple e di spazi particolari; ma essendo il testo di natura mitologica, sarebbe vano cercare qualsivoglia corrispondenza architettonica con quanto contiene la Grande Piramide.

Fonti:

  • Maurizio Damiano, Antico Egitto pag. 50
  • Rainer Stadelmann ne “I Tesori delle Piramidi” a cura di Zahi Hawass, pagg.122÷137
  • Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, pagg.75-76
  • Franck Monnier “L’Univers Fascinant des Pyramides d’ Égypte”, pagg. 70÷122
  • Edda Bresciani, Letteratura e poesia dell’antico Egitto (I racconti del papiro Westcar), pagg.188-189)

In copertina: un’insolita prospettiva di Yasseralghol (licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International)

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