Kemet Djedu

IL SEMA-TAUI DI SESOSTRI I

In data odierna Giorgio De Nunzio ha pubblicato un post con il quale ci parla della simbologia del SEMA-TAUI. Il post lo potete trovare qui: https://www.facebook.com/…/permalink/1758335088303188/

Vediamo insieme la sua analisi filologica.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno studiati.

Per chi volesse approfondire il tema dei nomi dei sovrani egizi non posso che consigliare la lettura del Quaderno di Egittologia numero 22 IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica che potete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

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SARCOFAGO DI BAKENMUT

Sarcofago di Bakenmut, padre (sacerdote) di Amon

Legno dipinto

Altezza cm 208

Tebe Ovest (località esatta sconosciuta)

Cleveland Museum of Art

I sarcofagi egizi erano decorati sia all’esterno che all’interno, essi erano la rappresentazione delle tombe e la decorazione è compatibile ai dipinti dei sepolcri.

I più bei sarcofagi risalgono ai primi anni del I millennio a. C., quando la tradizione delle tombe decorate scomparve quasi del tutto

Bakenmut era un sacerdote di rango nel tempio di Amon – Ra a Karnak.

La decorazione sul fondo del sarcofago è divisa in quattro registri.

La figura più grande nel secondo registro raffigura Thutmosi III,. faraone della XVIII Dinastia, che in cominciò a essere venerato nella zona di Tebe a partire dalla fine del Nuovo Regno.

La figura che rappresenta le offerte davanti al sovrano probabilmente è Bakenmut stesso.

Le tre divinità nel registro sottostante rappresentano diverse forme del dio sole.

Nel terzo registro è visibile un altro sovrano della XVIII Dinastia Amenofi I, rappresentato seduto, con di fronte due figure mummiformi, Bakenmut e la sua sposa.

I due uccelli dalla testa antropomorfa, nel registro inferiore, sono le raffigurazione del Ba del defunto.

Fonte: Egitto 4000 anni di arte – Jaromir Malek – Edizioni Phaidon

Fotografie: The Cleveland Museum of Art

Piccola Guida Turistica

LA MONTAGNA DI CRISTALLO

Abbandonato il Deserto nero ci dirigiamo verso sud e ci fermiamo nei pressi di una collina chiamata Montagna di Cristallo, costituita da agglomerati di grandi cristalli di barite e di calcite (non di quarzo come si legge quasi ovunque) sui quali si riflettono i raggi del sole. Essi sono il risultato di un processo di cristallizzazione unico, che ha avuto luogo milioni di anni fa, a quanto pare quando un grande meteorite colpì la Terra causando temperature molto elevate.

Queste straordinarie formazioni rocciose vennero scoperte per caso alcuni decenni orsono, quando la collina venne scavata ed il materiale ottenuto fu utilizzato per la realizzazione della strada da Bahariya a Farafra; per salvaguardare il luogo lo Stato l’ha incluso nel White Desert National Park ed ha introdotto il divieto assoluto di asportare frammenti di cristalli, anche se essi si trovano nella sabbia, staccati dall’agglomerato principale.

Per ulteriori interessanti informazioni di carattere geologico, vi suggerisco di leggere l’articolo a questo sito:
https://www.b14643.de/Sahara/Crystal-Mountain/index.htm


Per visualizzare meglio la straordinaria composizione di queste rocce, vi suggerisco di aprire le fotografie.

FOTO MIE E DI SILVIA VITRO’

Piccola Guida Turistica

IL DESERTO NERO

Le alture più importanti del Deserto nero evidenziano sulla sommità la struttura colonnare delle rocce basaltiche che le compongono.

L’ultima tappa del nostro viaggio è dedicata alla porzione del Deserto Occidentale compresa tra l’oasi di Bahariya e quella di Farafra, che presenta una straordinaria varietà di paesaggi.

Il bravissimo amico Ahmed Galal ci ha organizzato un mini tour di due giorni con una jeep super accessoriata e sicura per escursioni di questo genere; pur potendo trascorrere la notte in uno degli alberghi siti lungo il tragitto, non abbiamo avuto alcuna esitazione ed abbiamo scelto di dormire sotto le stelle, rinunciando anche alla tenda per immergerci completamente nella magia del luogo.

Avvicinandosi al Deserto nero

Il percorso dal Cairo verso l’Oasi di Bahariya è piuttosto lungo (circa cinque ore in auto) e senza particolari attrattive, ma lo affrontiamo con entusiasmo nell’attesa dei magnifici scenari che si apriranno ai nostri occhi.

Giunti all’Oasi ci viene offerto un pranzo tipico in una caratteristica abitazione locale, quindi si riparte verso l’infinito con una guida del posto molto efficiente, che pur parlando pochissimo inglese ci ha reso un servizio ineccepibile.

L’interno dell’abitazione beduina.
Nel deserto non può mancare un buon bicchierino di thè nero e dolcissimo.

Dopo circa un’ora di strada il paesaggio, fino a quel momento pianeggiante, comincia a mostrare le prime modeste alture, fino a quando si giunge nel Deserto Nero, una zona caratterizzata da numerose colline coniche, alcune delle quali sono piccoli vulcani dormienti

Un’altra panoramica del Deserto nero, lontano dalla pista.

Questi rilievi che si susseguono uno dopo l’altro si sono formati in seguito ad eruzioni risalenti ad epoche remotissime (si parla di milioni di anni orsono) e sono costituite da rocce basaltiche che sgretolandosi nel corso del tempo hanno ricoperto il terreno sabbioso di polvere, di minuscoli sassolini e di grandi pietre nere, conferendo al luogo il suo colore particolare e creando un’atmosfera da film di fantascienza.

Le caratteristiche del terreno viste da vicino

In effetti sembra di essere atterrati su di un altro pianeta, brullo, arido, silenzioso, dove l’attività vulcanica ha cancellato ogni forma di vita.

Parcheggiata l’auto, ci avventuriamo a piedi ad esplorare la zona, ognuno per conto proprio; in uno spiazzo pianeggiante ai piedi della collina più maestosa notiamo una particolare struttura di pietre collocate in cerchi concentrici che si trova anche nel deserto algerino e che è nota con il nome di “tomba preislamica”.

La tomba preislamica
Un’altra veduta della tomba preislamica.

A quanto ne so, non si hanno notizie se non che furono realizzate prima della dominazione araba.

FONTI DI QUESTO E DI TUTTI I POST SEGUENTI SUL DESERTO

  1. https://www.lonelyplanetitalia.it/articoli/itinerari-di-viaggio/egitto-deserto-bianco-deserto-nero
  1. https://www.evaneos.it/egitto/viaggio/destinazioni/1138-deserto-nero/
  1. https://www.cairotoptours.com/it/Guida-turistica-Egitto/Oasi-d-Egitto/La-montagna-di-cristallo#

https://www.quotidiano.net/itinerari/viaggi/tutti-i-colori-del-deserto-egiziano-n8ey8jy6

FOTO DI Silvia Vitrò

Piccola Guida Turistica

IL MUSEO ALL’APERTO

Il museo di Menfi, anch’esso con sede a Mit Rahina, è un’esposizione all’aperto di reperti monumentali del Nuovo Regno ritrovati in zona e riferibili all’antica città; il parco che lo ospita è limitrofo all’edificio coperto costruito attorno alla grande statua distesa di Ramses II, nel quale sono esposti frammenti delle antiche costruzioni ed alcune statue.
Vi sottopongo i più significativi manufatti che si possono ivi ammirare: troverete informazioni dettagliate ed i crediti nella didascalia delle immagini

Necropoli tebane

TT258 – TOMBA DI MENKHEPER

Planimetria schematica della tomba TT258[1] [2] (numerazione in nero[3])

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[4]Dinastia/PeriodoNote[5]
MenkheperScriba reale della casa dei figli del reEl-KhokhaXVIII dinastia  (Thutmosi IV ?)

 

 Biografia

Unica notizia biografica ricavabile è il nome della madre: Nay.

La tomba

Alla tomba si accede da un cortile in cui si aprono anche le tombe TT246, TT247 e TT248[6]. Si tratta di un’unica sala rettangolare sulle cui pareti (1 nero in planimetria), su due registri sovrapposti, il defunto e la madre appaiono seduti, seguono (2) quattro persone che recano fiori e frutti e (3) un uomo con fiori. Sulla parete di fondo (4) una nicchia con il defunto e la madre e inno a Osiride[7] mentre un uomo e una donna recano offerte.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 341.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 342.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      La numerazione dei locali e delle pareti (in nero) segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.

[4]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[5]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[6]      Le quattro tombe costituivano l’unica casa di Hasan Ahmed el-Gurni (TT245, TT246, TT247, TT248). Fino a tempi molto recenti, infatti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, com’è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

[7]      Inno a Osiride (trad. da J. Assmann, “Egypt Solar Religion in the New Kingdom…” New York 1995, p. 112):

Necropoli tebane

TT257 – TOMBA DI NEFERHOTEP

USURPATA DA MAHU

Planimetria schematica della tomba TT257 (numerazione in nero)[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Neferhotep (usurpata da Mahu)Neferhotep: Scriba contabile del grano di Amon; Mahu: Delegato nella dimora di Usermaat-Ra-Setpenra (ovvero il Ramesseum) nei possedimenti di Amon.El-Khokha

Neferhotep: XVIII dinastia  (da Thutmosi IV ad Amenhotep III); Mahu: XIX dinastia  (Ramses II)

 

Biografia

Uniche notizie biografiche ricavabili sono relative a Mahu il cui padre, forse, si chiamava Piay, mentre la moglie era Tawert[5].

La tomba

TT257 presenta forma irregolare con una sala rettangolare, non ultimata, in cui si innalzavano due colonne che, senza soluzione di continuità, si prolunga in analoga struttura appartenente alla TT256 talché la sala stessa appare molto più larga di quanto in realtà sia[6]. Data la forma irregolare non si esclude che intenzione fosse quella di ampliare la struttura a discapito della adiacente tomba TT256 da cui, attualmente, peraltro si accede.

Sulle pareti (1 nero in planimetria[7]) su tre registri sovrapposti, Mahu in offertorio ad alcune divinità; Horus-Inmutef e Thot in colloquio con Osiride accompagnato da da Horus, Shu, Tefnut, Geb e Nut, Ptah-Sokaris e Hathor; scene della processione funeraria verso la piramide con la mummia nel sarcofago trainato da buoi (?). Sulla parete laterale (2) una stele incompiuta con il defunto e la moglie in adorazione della Dea dell’Occidente (Mertseger), resti di testi sacri; ai lati Mahu in offertorio e la moglie in adorazione di Hathor; poco oltre (3) il defunto Mahu.

Sulla parete a destra dell’ingresso, su tre registri, (4) Mahu adora i quattro Figli di Horus; Mahu adora Osiride e Iside; Mahu e la moglie adorano Osiride, Anubi e Thot, rappresentato come babbuino, e la barca di Ra-Horakhti. Poco oltre (5) stele con il testo originale intitolato a Neferhotep; ai lati Mahu e la moglie.

Poco oltre (6), su un pilastro, Mahu in adorazione con testi dedicati a Osiride; seguono (7) Mahu e la moglie in adorazione di Osiride e Iside (?); in tre registri (9) Mahu e la moglie dinanzi ad una divinità non identificabile; Mahu e altri (?) dinanzi a Osiride Iside e Nephtys. Su altra parete (8) in cinque scene, preti dinanzi alla statua del defunto e, su tre registri, Mahu e la moglie adorano Thot e Hathor, e un prete dinanzi a Piay (forse padre di Mahu) e alla di lui moglie. Un corridoio, sulla cui architrave sono visibili ancora testi forse della XVIII dinastia (10) immette in una sala perpendicolare alla precedente, il cui soffitto reca frammenti testuali della XVIII dinastia[8].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 341.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 341.

[6]      Considerato lo stretto legame architettonico tra le tombe, le numerazioni in planimetria sono state riporta in differente colore: rosso per la TT256; nero per la TT257.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti (in nero) segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

[8]      Porter e Moss 1927,  pp. 341-342.

Piccola Guida Turistica

LA STATUA COLOSSALE DI RAMSES II

Il colosso ancora semisepolto nella sabbia, in una fotografia del 1897.
FOTO A QUESTO LINK: egyptmuseum.com/colossus-of-ramesses-ii-at-Menphis-1897

Questa statua, originariamente alta circa 14 metri, è scolpita in un unico blocco di pietra calcarea e mantiene tracce dei colori originari; fu scoperta nel 1820 dall’esploratore Giovanni Battista Caviglia ed è molto ben conservata anche se nel corso dei millenni le gambe e la mano sinistra sono andate perse, rendendo impossibile ricollocarla in posizione eretta.

Il colosso appena liberato dalla sabbia, in una fotografia del 1897.
FOTO A QUESTO LINK: egyptmuseum.com/colossus-of-ramesses-ii-at-Menphis-1897

In origine, insieme ad un’altra identica, mai ritrovata, decorava l’ingresso meridionale del tempio di Ptah; essa venne proposta sia al granduca Leopoldo II di Toscana che al British Museum, ma alla fine rimase in Egitto perchè il trasporto sarebbe stato molto dispendioso e sarebbe stato necessario tagliarla in vari pezzi.
La particolare struttura dell’edificio che la ospita permette di guardarla dall’alto e di apprezzarne I particolari.

Il colosso oggi.
Foto mia

Queste statue colossali finemente dipinte avevano il fine di stupire i sudditi e gli stranieri di passaggio nonchè di magnificare il ruolo ed il potere divino del sovrano.

Egli era spesso rappresentato con indosso i simboli del proprio potere sul paese e sui suoi abitanti: la corona doppia dell’Alto e del Basso Egitto nonchè lo scettro uncinato ed il flagello, simboli di Osiride, primo re d’Egitto.

Il viso della statua, che ho posizionato in verticale per poterne meglio apprezzare la delicatezza.
FOTO A QUESTO LINK: https://www.egypttoursplus.com/memphis-egypt/

In questo caso Ramesse stringe in pugno un rotolo di papiro: per scoprire di cosa si tratta, andate a leggere l’articolo di Patrizia Burlini sul nostro sito, a questo link: https://laciviltaegizia.org/…/02/08/dimmi-coshai-in-pugno/

Il sovrano veniva altresì rappresentato in modo idealizzato, perennemente giovane, bello e prestante perchè i sudditi dovevano avere la certezza che sarebbe stato in grado di assolvere ai suoi doveri nei confronti del popolo e di salvare l’Egitto dal caos.

Particolare della parte centrale della statua: il gonnellino finemente pieghettato, trattenuto in vita da una cintura recante i cartigli del re, nella quale è infilato un pugnale con la classica impugnatura che termina con due teste di falco contrapposte.
FOTO MIA

Compito del Faraone infatti era quello di mantenere la Maat, difendendo le Due Terre dai nemici, garantendo ordine e giustizia, facendo in modo che il sole sorgesse ogni giorno dopo aver compiuto il suo pericoloso viaggio notturno e propiziando ogni anno la piena del Nilo che rendeva fertile la terra.

Accanto alla gamba destra di Ramesse, in dimensione ridotta, è scolpita l’immagine di uno dei suoi figli, probabilmente Khaemwaese figlio di Isisnofret, che fu Sommo sacerdote del Tempio di Ptah a Menfi e dai 50 anni fino alla sua morte fu principe ereditario, essendo deceduti prima di lui i suoi fratelli maggiori.
FOTO MIA

Per ottenere il favore degli dei il re costruiva templi in loro onore, sulle cui pareti faceva scolpire scene che li rappresentavano mentre ricevevano offerte dal re e gli mostravano la loro approvazione.

http://teachinghistory100.org/objects/about_the_object/

Necropoli tebane

TT256 – TOMBA DI NEBENKEMET

Planimetria schematica della tomba TT256 (numerazione in rosso)[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
NebenkemetSupervisore del gabinetto del re; Portatore di flabello; Figlio dell’harem realeEl-Khokha

XVIII dinastia  (Amenhotep II)

 

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile dalla TT256 è il nome della moglie: Ryu[5].

La tomba

TT256 presenta la forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo; al corridoio di accesso segue una sala trasversale che, senza soluzione di continuità, si prolunga in analoga struttura appartenente alla TT257 talché la sala stessa appare molto più larga di quanto in realtà sia[6].

A un breve corridoio, sulle cui pareti (1 rosso in planimetria[7]) sono rilevabili solo i resti di testi sacri, segue la sala trasversale: sulle pareti (2) su due registri, il defunto e la moglie ricevono un offertorio da un uomo e da altri presenti; poco oltre il defunto e la famiglia praticano la pesca e l’uccellagione mentre altri personaggi provvedono alla pulizia degli animali catturati con offertorio alla dea Thermutis; alcuni uomini riempiono giare, in presenza del defunto e della moglie. sulla parete opposta (3) il defunto e resti di scene in cui compaiono asiatici che recano metalli preziosi, lingotti e vasi in presenza di Amenhotep II(?).

Un altro breve corridoio immette in una sala più interna, perpendicolare alla precedente, sulle cui pareti (6), su due registri sovrapposti, sono riportate scene della processione funeraria con uomini che purificano e trainano una statua in presenza del defunto; poco oltre (7) scene di offertorio e, sulla parete opposta (8), resti di scene di caccia. Nella sala trasversale (5) il defunto in offertorio a Thutmosi III (?) con due portatori di offerte tra cui un toro aggiogato. Sulla parete opposta (4 rosso), in due scene, il defunto con la moglie e due figli, di cui non sono riportati i nomi, in offertorio di incensi su un braciere; una coppia seduta, verosimilmente parenti del defunto, e portatori di offerte[8].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 340.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 340.

[6]      Considerato lo stretto legame architettonico tra le tombe, le numerazioni in planimetria sono state riporta in differente colore: rosso per la TT256; nero per la TT257.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti (in rosso) segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

[8]      Porter e Moss 1927,  pp. 340-341.

Necropoli tebane

TT255 – TOMBA DI ROY

Roy in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT255[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
RoyScriba reale; Amministratore dei possedimenti di Horemheb e Amon
Dra Abu el-Naga
XVIII dinastia  (Horemheb ?)

 

Biografia

Roy fu Scriba reale e amministratore dei possedimenti di Horemheb, ma proseguì la sua carriera verosimilmente anche durante la XIX dinastia; Nebtawy (o Nebettauy), spesso abbreviato con Tawy, era il nome di sua moglie, Cantatrice di Amon[5].

Altri personaggi femminili sono rappresentati sulle pareti, ma di queste non sono stati riportati i nomi, né i legami con il titolare; analogamente, alcuni personaggi maschili sono identificabili nominativamente come Djehutymes (Thutmosi), Imenemipet e Amenemky, ma anche di costoro non è specificato il rapporto con Roy[6].

La tomba

La tomba è nota dal 1822, quando venne esplorata da Robert Hay per conto del British Museum; pur essendo di piccole dimensioni (circa 4 m di profondità x 1,85 di larghezza) è tuttavia una delle meglio conservate come qualità dell’opera artistica e dei colori delle scene parietali.

Parete meridionale, registro inferiore: la processione funebre

Di forma irregolare e completamente asimmetrica, priva di angoli, ricorda la forma di cartiglio tipica di alcune delle tombe della Valle dei Re (ad esempio KV38 di Thutmosi I). Scavata direttamente nella roccia presenta, alla destra dell’entrata, un pozzo funerario; le pareti, pur non essendo regolari, furono pareggiate con uno strato di malta su cui vennero applicate le pitture.

Parete meridionale, registro inferiore: il sacrario dei vasi canopici accompagnato da dei nobili, forse colleghi di Roy.

Si rileva che alcune delle scene, benché complete sotto il profilo artistico, non sembrano ultimate giacché, pur presentando gli spazi destinati ad accoglierli, mancano testi esplicativi dei personaggi rappresentati e del loro rapporto con il titolare della sepoltura. Il soffitto è decorato con riquadri geometrici policromi intervallati a fiori, a imitazione di un telo da tenda del tipo di quelli che, in altre scene, ricoprono le cabine delle navi. I geroglifici, quando presenti, sono realizzati in nero su sfondo bianco o giallo oro con le colonne intervallate da larghe bande di colore rosso.

Parete meridionale, registro inferiore: la testa della processione funebre con le prefiche piangenti. Una ha una parrucca grigia, probabilmente ad indicarne l’età avanzata

Sulle pareti (1 in planimetria[7]), su quattro registri sovrapposti, uomini che recano un vitello al defunto e alla moglie e scene di aratura di campi di lino; poco oltre (2) su due registri, in cinque scene, brani del Libro delle Porte, un tale Amenemopet, Supervisore al granaio del Signore delle Due Terre, accompagnato dalla moglie, adora Nefertum e Maat mentre il defunto e la moglie adorano Ra-Horakhti e Hathor; poco oltre il defunto e la moglie adorano Atum e l’Enneade, Horus presenzia alla cerimonia della psicostasia mentre il defunto e la moglie sono presentati a Osiride, accompagnato da Iside e Nephtys, dal dio Harsiesi; scene della processione funeraria della mummia, diretta verso la piramide funeraria, con prefiche, dolenti e preti, accompagnata da Anubi. Sulle pareti opposte (3-4) un prete, accompagnato da due donne e dalla moglie, offre libagioni.

Parete meridionale, registro intermedio. Il direttore del Doppio granaio Imen-m-ipet (Amenemipet) e di “sua sorella, sua moglie, la sua amata, la Signora della Casa, la Cantatrice di Amon Mut (tu) y” fanno offerte agli dei. Non è specificato il rapporto tra Roy e Imenemipet.

Sul fondo una nicchia (5) accoglie una stele con la barca di Ra adorata da babbuini con inni dedicati al dio; sopra la nicchia, il faraone Horemheb e la regina Mutnodjemet, con sistri, dinanzi al dio Osiride, al re Amenhotep I (?) e alla regina Ahmose Nefertari e al dio Anubi. Ai lati il defunto in adorazione di divinità femminili.

Dopo la cerimonia della pesatura del cuore, che è molto particolare perché vede sui piatti della bilancia due cuori (non visibili qui) e due figure di Ma’at, Roy e Nebtawi vengono condotti da Horus verso Osiride. Horus indossa la doppia corona.

Probabilmente proviene da questa tomba una statua di Roy, in ginocchio, con una stele, oggi al Metropolitan Museum of Art di New York (cat. 17.190.1960)[8].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 339.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 339.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 339.

Foto da osirisnet.net


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 339.

[6]      Gaston Maspero ipotizzò che alcune tombe fossero preparate da vere e proprie agenzie e quindi vendute a chi ne facesse richiesta; ciò giustificherebbe la presenza di figure prive di nome pur in presenza di aree parietali già organizzate per ospitarli.

[7]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 334.

[8]      Porter e Moss 1927,  pp. 339-340.