a est dalla TT173; quattro tombe accessibili dall’unica casa di Hasan Ahmed el-Gurni (TT245, TT246, TT247, TT248) [8]
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie: Tamert[9].
La tomba
Della tomba, che si apre nel lato nord di un cortile da cui si accede anche alle tombe TT245, TT246, TT247 e TT258, è nota la planimetria in forma di sala rettangolare decentrata rispetto all’ingresso; unico dipinto parietale leggibile (1 verde in planimetria[10]) il defunto con la moglie e un bambino (di cui non viene indicato il nome) ricevono offerte di fiori da Khaemnuter, Prete lettore[11] di Amenhotep II[12].
La tomba non è stata ancora presa in considerazione da moderni lavori di rilevazione dopo l’abbandono del villaggio che la sovrastava[13].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[8] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.
[10] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.
[11] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
[12] Porter e Moss 1927, pp. 332-333 e Kampp 1996.
[13] I lavori saranno agevolati dalla demolizione, eseguita nel 2006, del villaggio di Gurna che da centinaia d’anni ricopriva l’area delle Tombe dei Nobili con il trasferimento degli abitanti in Gurna Gedida, ovvero “Nuova Gurna”. Questo ha consentito, inoltre, il rinvenimento di ulteriori tombe fino ad allora sconosciute perché coperte, oppure occupate, dalle case del villaggio.
a est dalla TT173; quattro tombe accessibili dall’unica casa di Hasan Ahmed el-Gurni (TT245, TT246, TT247, TT248) [8]
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie: Sitamon[9].
La tomba
Della tomba, che si apre nell’angolo sud-est di un cortile da cui si accede anche alle tombe TT245, TT246, TT248 e TT258, è nota la planimetria in forma di sala rettangolare; sulle pareti resti di pitture parietali: (1 azzurro in planimetria[10]) resti di scene di banchetto funebre con una coppia seduta; su altra parete (2), in alto, resti di portatori di offerte. Poco oltre (3), su quattro registri, il defunto e la moglie adorano Osiride e Hathor, come dea dell’Occidente; scene di processione funeraria con falco e uomini che recano statuette reali e suppellettili funerarie; portatori di offerte e prefiche con uomini che, coadiuvati da un toro, trainano una scatola canopica; portatori di offerte con frutta e fiori dinanzi al defunto e alla moglie. Nella nicchia (4), sul lato di fondo, alcuni preti dinanzi al defunto purificato da altri preti; sul soffitto testi dedicatori.
La tomba non è stata ancora presa in considerazione da moderni lavori di rilevazione dopo l’abbandono del villaggio che la sovrastava[11][12].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[8] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.
[10] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.
[11] Porter e Moss 1927, pp. 332-333 e Kampp 1996.
[12] I lavori saranno agevolati dalla demolizione, eseguita nel 2006, del villaggio di Gurna che da centinaia d’anni ricopriva l’area delle Tombe dei Nobili con il trasferimento degli abitanti in Gurna Gedida, ovvero “Nuova Gurna”. Questo ha consentito, inoltre, il rinvenimento di ulteriori tombe fino ad allora sconosciute perché coperte, oppure occupate, dalle case del villaggio.
The inscription on Horudja’s sarcophagus describes it as a mother embracing her son:
Your mother Nut has spread herself over you in her name of “tomb”, your mother Nut may not be far from you in her name of “sky”.
Since the first appearance of this spell in the 5th Dynasty pyramid of Unas (2350 BC), the idea of the mother goddess giving birth to the deceased remained popular.
The twin manifestation of Nut (as mother and sky) transforms the sarcophagus simultaneously into a womb-like space and the entire universe.
As the sun sets at night and rises again in the morning, so will Nut give birth to Horudja, every day for eternity.
According to the The Manchester Museum, Horudja was a priest of the goddess Neith during the 30th Dynasty (380-343 BC)
Detail of the Gilded Wooden Throne of Tutankhamun.
Dynasty 18, reign of Tutankhamun,
ca. 1336-3327 BC
wood, Gold Glass, Carnelian
Tomb of Tutankhamun, Antechamber JE 62028-SR 1/881-Carter 91
The rich decoration and the unparalleled craftsmanship of this piece make the throne of Tutankhamun one of the most iconic artifacts known from ancient Egypt.
The piece was extensively re-worked after its original manufacture, and it has been speculated it may originally have been made for Akhenaten.
In any case, its current form dates to the earliest years of Tutankhamun, the back panel still bearing traces of both the king’s birth name, Tutankhaten (The Living Image of the Aten) and his queen’s birth name, Ankhesenpaaten (Her Life is Aten).
Icons of the Amarna period are still to be seen on the throne, in particular the sun-disk that dominates the main scene: less obviously, flying ducks among the marshes on the rear of the backrest are typical of the period. Underneath the Aten, Tutankhamun is shown lounging on his throne while Ankhsenamun applies perfume from a cup she holds to his left shoulder. The winged cobras that make up the armrests, the two lion heads on either side of the front, and the cobra frieze on the rear served as insignias of protection for the reigning pharaoh. Between the legs of the chair the sema-tawy motif was formerly present. The intertwined lotus and papyrus stalks symbolized the unified Upper and Lower Egypt resting beneath the sovereign pharaoh. The accompanying footstool in the display was found on the seat between the armrests and is presumed to have originally been used with this throne.
La stele del disegnatore Maia di Deir el Medina è custodita presso il Museo Egizio di Torino con il numero di catalogo 1579 (vecchio numero 50009).
Io mi permetto di farne l’analisi filologica dividendo il lavoro in tre parti: la centina, cioè la parte stondata superiore, il registro centrale e quello inferiore.
“Cominci il tuo rinnovamento, cominci a fiorire di nuovo come il bambino figlio della luna, sei giovane un’altra volta anno dopo anno; come Noun all’inizio dei secoli, sei rinato nel ripetere la Festa di Sed”.
Questa è l’invocazione che chiudeva la festa Heb-Sed, chiamata comunemente “giubileo del sovrano”, una celebrazione di straordinaria importanza per il Faraone e per tutto l’Egitto.
Per meglio comprendere il complesso monumentale di Djoser occorre conoscere questa ricorrenza, che veniva celebrata nell’ampia spianata di fronte alla piramide ed in un cortile laterale.
Pianta del sito piramidale di Djoser a Sakkara. Immagine da internet
La festa compare nelle fonti fin dalla prima dinastia (famosa è una targhetta d’avorio che raffigura il re Den che compie la corsa cerimoniale) e fu celebrata fino all’epoca tolemaica.
Due delle cappelle sul lato sinistro del cortile della festa Hed-Seb. Foto David Broad
La prima cappella posta sul lato sinistro del cortile dell’Heb-Sed guardando verso la piramide. L’ingresso è murato.
Si celebrava di regola dopo trent’anni di regno, poi di regola ogni tre anni, ed era uninsieme di riti molto elaborati e solenni con una valenza magico religiosa, in quanto grazie ad essi il sovrano non più giovane si sarebbe rigenerato ed avrebbe riacquisito personaggi del regno che scortavano solennemente lo scettro; i diciannove portatori degli stendardi degli dei e dei simboli delle province (nomoi); il reliquiario di Upuaut (la festa deriva la sua denominazione “Sed”, proprio dal nome arcaico di questa divinità guerriera e protettrice dell’erede al trono, che significa “colui che indica il cammino”), preceduto da un sacerdote che offriva incenso al dio e veniva chiusa da un funzionario con lo stendardo detto “di Khonsu”.
Due delle cappelle poste sul lato destro del cortile guardando verso la piramide. Foto da Ancient-egypt.org
La pedana rialzata sulla quale veniva eretto il baldacchino per l’incoronazione del re nel corso della festa. Foto da Ancient-egypt.org
Nel corso dell’Heb-Sed, che si protraeva per cinque giorni, il vecchio re doveva “morire”ed essere seppellito.
Petrie riteneva che i sacerdoti gli somministrassero una pozione tratta dai fiori di ninfea inducendogli uno stato di catalessi e che lo deponessero in carne ed ossa in un sarcofago, lasciandovelo per alcuni giorni; altri ipotizzano che si ritirasse nella camera sepolcrale della sua tomba dove veniva celebrato un rito nel corso del quale si simulava la sua morte ed il suo viso veniva dipinto di verde, a simboleggiare la sua assimilazione ad Osiride.
Stele raffigurante Snefru nel corso della festa Heb-Sed, in origine eretta davanti alla piramide a doppia pendenza ed oggi al museo del Cairo. Foto: Juan R. Lazaro
L’ipotesi più accreditata, tuttavia, è quella secondo la quale in luogo del sovrano venisse sepolto un simulacro che lo rappresentava, in quanto a Deir-el Bahari Howard Carter, scoprì una statua di Montuhotep II in arenaria dipinta che lo raffigurava assiso, con la corona rossa e l’abito cerimoniale dell’Heb-sed, avvolta in lino e deposta vicino a un sarcofago vuoto, sdraiata sul fianco sinistro, posizione nella quale venivano collocati i defunti nel Medio Regno.
Al termine del rito il sovrano si spogliava dal lungo mantello bianco cerimoniale che lo avvolgeva completamente, lasciando scoperte solo la testa e le mani ed usciva da questo bozzolo rinvigorito, “nuovo”, per essere incoronato re dell’Alto e del Basso Egitto, sedendo alternativamente sul trono di ognuna delle Due Terre, posti sotto un baldacchino collocato su di una pedana in pietra.
Djoser sta effettuando la corsa rituale. Rilievo nei sotterranei della sua piramide. Foto: Mark Lehner
Successivamente si univano alle celebrazioni la grande sposa reale ed i suoi figli, simboli della dinastia e del suo futuro, e si svolgeva un’altra cerimonia nella quale il re si identificava con Osiride e con l’aiuto dei sacerdoti sollevava con delle corde un pilastro djed in legno, simbolo del dio e di stabilità, davanti al quale venivano presentate offerte e degli attori mettevano in scena il mito di Osiride e Iside.
La statua di Montuhotep II ritrovata da Carter a Deir el Bahari, nella camera sepolcrale posta nei pressi del suo tempio funerario. La pelle nera, la barba ricurva all’estremità e la posizione delle braccia incrociate sul petto, lo pongono in relazione ad Osiride con il quale il re veniva identificato dopo la morte. Oggi la statua si trova al Museo del Cairo.
In seguito il Faraone indossava il rituale gonnellino arcaico dal quale pendeva una coda di toro fissata ad una cintura e tenendo in mano l’astuccio con il Testamento di Geb che testimoniava la sua legittimità a regnare, preceduto da un portatore dello stendardo di Upuaut effettuava una corsa rituale (ampiamente rappresentata nei rilievi templari e tombali, ad esempio sulle pareti della cappella rossa di Hatshepsut ed anche all’interno dei cunicoli sotterranei della piramide dello stesso Djoser) in un’area che rappresentava l’Egitto, sia per dimostrare il proprio rinnovato vigore, sia per prendere formalmente possesso delle sue terre.
Sethi I che effettua il rito dell’erezione del pilastro djed nel corso della sua Festa Heb-Sed. Tempio di Sethi I ad Abidos. Fotografia da internet
Infine, veniva accompagnato su di una portantina a visitare le cappelle degli dei che circondavano il perimetro del cortile dell’Heb-Sed; nella cappella dedicata ad Horus sedeva su di un trono e mentre due dignitari intonavano inni di lode riceveva lo scettro was simbolo di prosperità ed il flagello simbolo di regalità, ed un grande arco doppio e quattro frecce, che scagliava in direzione di ognuno dei punti cardinali, anche qui per rendere evidente l’avvenuta rigenerazione e per rivendicare in modo simbolico il dominio su tutto il regno.
In questa occasione pronunciava il seguente testo rituale (traduzione di Henri Frankfort):“Ho percorso la terra e ho toccato i suoi quattro lati; la attraverso come io voglio. Il buon dio (il re) che gira rapidamente sostenendo il Testamento corre attraverso l’oceano e i quattro lati del cielo andando veloce così come i raggi del dio Sole passano sopra la terra”.
Sesostri I effettua la corsa rituale davanti al dio Min. Foto da Mediterraneo Antico
Nel complesso di Sakkara sono ancora oggi visibili le strutture erette per la festa: nell’ampio cortile di fronte alla piramide si trovano delle strane costruzioni a forma di B che segnavano gli estremi del tragitto della corsa e rappresentavano i confini del regno; di fianco all’ingresso sopravvive il cortile dove si svolgeva l’incoronazione, con la pedana in pietra sulla quale veniva allestito il baldacchino; addossate ai lati lunghi del muro perimetrale vi sono le cappelle dedicate agli dei, caratterizzate da forme disomogenee e da cortiletti antistanti.
Ora godetevi le immagini. Ho cercato di postarne di nuove rispetto alle molteplici che troverete sul sito; vi segnalo anche questo articolo sul nostro sito: https://laciviltaegizia.org/tag/heb-sed/ su due placche di corniola intagliate con le immagini della Festa Heb-Sed di Amenhotep III, che facevano parte di un bracciale e che Carter acquistò per il MET di New York ove si trovano tuttora.
a est dalla TT173; quattro tombe accessibili dall’unica casa di Hasan Ahmed el-Gurni (TT245, TT246, TT247, TT248)[8]
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie: Sitmenhit[9].
La tomba
Della tomba, che si apre nell’angolo sud-ovest di un cortile da cui si accede anche alle tombe TT245, TT247, TT248 e TT258, non è nota la planimetria; sono note poche scene parietali: (1 in planimetria[10]) un architrave con i titoli del defunto; (2) un uomo e un fregio con quattro alberi; (3) un uomo con pescato.
La tomba non è stata ancora presa in considerazione da moderni lavori di rilevazione dopo l’abbandono del villaggio che la sovrastava[11][12].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[8] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.
[10] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326.
[11] Porter e Moss 1927, pp. 332-333 e Kampp 1996.
[12] I lavori saranno agevolati dalla demolizione, eseguita nel 2006, del villaggio di Gurna che da centinaia d’anni ricopriva l’area delle Tombe dei Nobili con il trasferimento degli abitanti in Gurna Gedida, ovvero “Nuova Gurna”. Questo ha consentito, inoltre, il rinvenimento di ulteriori tombe fino ad allora sconosciute perché coperte, oppure occupate, dalle case del villaggio.
Della tomba, che si apre nell’angolo sud di un cortile, da cui si accede anche alle tombe TT246, TT247, TT248 e TT258[10], non è nota né la planimetria, né la decorazione.
La stessa non è stata ancora presa in considerazione da moderni lavori di rilevazione dopo l’abbandono del villaggio[11]. che la sovrastava[12][13].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 38-39
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[8] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.
[10] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 326
[11] I lavori saranno agevolati dalla demolizione, eseguita nel 2006, del villaggio di Gurna che da centinaia d’anni ricopriva l’area delle Tombe dei Nobili con il trasferimento degli abitanti in Gurna Gedida, ovvero “Nuova Gurna”. Questo ha consentito, inoltre, il rinvenimento di ulteriori tombe fino ad allora sconosciute perché coperte, oppure occupate, dalle case del villaggio.
[12] Porter e Moss 1927, pp. 332-333.e Kampp 1996.
[13] Benché non sia nota la planimetria, né la decorazione, si ritiene che nei suoi appunti N. de Garis Davies abbia confuso questa sepoltura con la TT259.
In questo rilievo in granito rosso conservato al Museo di Luxor il Faraone Amenhotep II è raffigurato su un carro da caccia, intento a scagliare frecce verso un bersaglio.
Io mi permetto di farne l’analisi filologica dividendo il lavoro in tre parti: didascalia superiore, didascalia laterale e didascalia inferiore.
Il disegno che ho preparato incorpora anche i registri verticali di testo. Mentre esso cerca di essere simile alle immagini fotografiche, le colonne di testo le avevo a suo tempo aggiunte con il software WinGlyph. Di conseguenza non possono essere come si presentano sul manufatto pur essendo precisissime come posizione e qualità dei segni.
Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo la codifica IPA.
From an unknown temple located in Nubia, depicting Hor Ibn Ba Shiri, who may have been a soldier stationed on the country’s southern border.
The jacket worn by Hor Ibn Ba Shiri forms a protective chest armor, and the shoulder protectors that he wears represent traditional Roman armor. The most notable feature of his garment is the thin, delicate plates decorated with lions’ heads and attached to the front of his legs with ropes.
Hor carries the sign of the Ankh (the symbol of life), a bouquet of flowers, and a scepter according to his Egyptian origin.
However, he appears in a Roman form with a beard and a wreath of roses over his curly hair, and a uraeus (cobra snake) is attached to his forehead.