Piccola Guida Turistica

IL TESORO DI DUSH

Il pezzo più bello del tesoro è la corona in oro dallo stile grecizzante che ha un diametro di 22 cm. e pesa gr. 363; essa è chiusa con un uncino a forma di testa di cobra; è decorata con foglie e viticci a cui sono appese capsule di papavero, al centro ha una piccola edicola all’interno della quale il dio Serapide siede in trono, con il piede destro in avanti; la sua mano sinistra regge una lancia e la destra accarezza la testa del piccolo Harpocrate che è accoccolato ai suoi piedi e si succhia l’indice destro mentre tiene nella mano sinistra una cornucopia. Le due colonne ai lati dell’edicola sono sormontate da busti di Iside; alle estremità della corona vi è una corolla che contiene un altro minuscolo busto della dea, con il disco solare sul capo dal quale partono spighe di grano.
FOTOGRAFIA DI MARIE GRILLOT a questo link: https://egyptophile.blogspot.com/…/dans-le-tresor-de

Questi oggetti preziosi di notevole fattura risalgono al II secolo d.C. e furono rinvenuti nel 1989 dalla missione organizzata dall’Istituto Francese d’Archeologia Orientale nell’oasi di Kharga, più precisamente a Dush, corrispondente all’antica città di Kysis, che sorgeva nel deserto occidentale e che raggiunse grande importanza in epoca tolemaica e romana.

Particolare del collare di piastrine; AP Photo/Mohamad al Sehety a questo link: https://www.nbcnews.com/id/wbna7195255
Foglie e viticci identici a quelli della corona adornano questo braccialetto nel quale è incastonata una decorazione di pasta di vetro verde.
FOTOGRAFIA A QUESTO LINK: https://egyptophile.blogspot.com/…/un-bracelet-cabochon…
Foglie e viticci identici a quelli della corona adornano questo braccialetto nel quale è incastonata una grande agata arancione.
FOTOGRAFIA DI: Alfred Molon e Antoine Kuipershttps a questo link:
https://slideplayer.es/…/Brazalete+del+tesoro+de+Douch.jpg

Nei pressi della località sorge una fortezza tolemaica in mattoni di fango, ampliata dai romani nel I secolo d. C. e nota come el-Qasr (letteralmente “la Fortezza”), all’epoca presidiata da una guarnigione che doveva garantire la sicurezza del confine meridionale dell’impero e delle vie commerciali che attraversavano il deserto e che transitavano in quella zona.

Parte delle rovine della fortezza di Dush a questo link: https://viatorimperi.es/dush/ 
Le rovine della fortezza di Dush e del tempio (il cui ingresso si nota a sinistra), a questo link: https://archiqoo.com/locations/qasr_dush.php 
L’interno del tempio. FOTOGRAFIA A QUESTO LINK: https://egyptsites.wordpress.com/…/the-roman-fortress…/ 

Gli archeologi stavano portando alla luce il tempio dedicato ad Iside, Harpocrate e Serapide (una divinità che unisce le caratteristiche di Osiride ed Apis agli elementi ellenistici di Zeus, Esculapio e Dioniso, introdotta da Tolomeo I per integrare greci ed egizi), che sorgeva nei pressi della parete orientale del forte quando in uno dei magazzini rinvennero un vaso di terracotta alto 28 cm. e risalente al IV – V secolo d. C. circondato da piccoli oggetti di culto, tra i quali una statuetta di piombo dorato dedicata ad Iside e due in bronzo raffiguranti Horus bambino e suo padre Osiride.

Le piastrine ex voto sono lavorate a sbalzo con l’immagine del dio che forse aveva concesso una grazia all’offerente: Apis, Iside, Osiride oppure Serapide; questo pettorale è costituito da un filo d’oro dal quale pendono sessantasette di queste placchette e nove ciondoli. FOTOGRAFIA A QUESTO LINK: https://www.facebook.com/profile/100063713245274/search/?q=collar%20del%20tesoro%20de%20Douch&locale=it_IT 
Attuale esposizione del pettorale, trasferito nel 2021 dal Museo del Cairo al NMEC
FOTOGRAFIA DI: Silvia Vitrò 
Particolare delle placchette e di uno dei ciondoli. Da Tripadvisor. 

Questo vaso conteneva “il tesoro di Dush”, ossia un diadema, due braccialetti, un pettorale, 187 piastrine in oro dal peso complessivo di ben gr. 1.220,61 e due placchette d’argento.

Il vaso all’interno del quale si trovava il tesoro. Oggi al museo del Cairo. Fotografia a questo link: https://egyptophile.blogspot.com/…/douch-un-collier-dex…

I gioielli venivano indossati dai sacerdoti in occasione dei riti oppure adornavano le statue delle divinità e le placchette erano gli ex voto dei fedeli, che venivano realizzati nella stessa Dush e venduti all’ingresso del tempio; gli studiosi ipotizzano che questi preziosi siano stati sottratti nell’antichità, piegati e collocati nel vaso di terracotta che era stato poi nascosto in una nicchia in attesa del momento opportuno per recuperarli; per motivi che non è dato sapere i ladri non sarebbero più riusciti a tornare ed il loro ricco bottino sarebbe rimasto nel suo nascondiglio fino ad oggi.

Il pregio artistico della corona e dei bracciali ed in particolare le foglie, le capsule di papavero ed il busto della corolla inducono a ritenere che provenissero da una bottega artigiana specializzata di Alessandria; le statuette di Serapide e di Harpocrate, i capitelli delle colonne dell’edicola e i punti di assemblaggio delle varie parti, invece, sono piuttosto rozzi e sono probabilmente opera di artigiani meno dotati (si veda l’immagine).
Fotografia IFAO pubblicata in “25 ans de découvertes archéologiques sur les chantiers de l’IFAO,1981-2006″, catalogue de l’exposition au Musée égyptien du Caire, 2007” 

FONTI:

Necropoli tebane

TT226 – TOMBA DI SCONOSCIUTO

forse Hekareshu

Planimetria schematica della tomba TT226[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
sconosciuto (forse Hekareshu)Scriba reale, Supervisore delle balieSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Amenhotep III) (?)versante est della collina; sopra la TT60

Biografia

Nessuna notizia ricavabile dalle poche rimanenze parietali[5].

La tomba

TT226 si presenta molto danneggiata oltre che incompiuta; planimetricamente segue la struttura a “T” rovesciata tipica delle sepolture del periodo.

Un corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[6]) è rappresentato il defunto (?) con due donne, immette in una sala trasversale con sei pilastri di cui uno rimosso.

Sulle pareti (2), il defunto in offertorio accanto a un braciere e, poco oltre (3), su due registri sovrapposti, portatori di offerte con tori inghirlandati, covoni di grano e quaglie.

Su altra parete (4), rimossa, il defunto, preceduto da portatori di flabello, offre pettorali e bracciali al re Amenhotep III e alla regina Mutemwia seduti sotto un padiglione.

Amenhotep III ritratto nella TT226. Rilievo di N. De Garis Davies.

Sul pilastro rimosso (5) il defunto con quattro figli di Amenhotep III (o forse di Thutmosi III) sulle ginocchia. Un corridoio immette in una non ultimata, e non decorata, sala perpendicolare alla precedente[7].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 327.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 36-37
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 37

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]              Porter e Moss 1927,  p. 197.

[6]              La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 318.

[7]              Porter e Moss 1927,  p. 327.

Necropoli tebane

TT225 – TOMBA DI SCONOSCIUTO

forse Amenemhat

Planimetria schematica della tomba TT225[1] [2]

Epoca:                                  XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
sconosciuto (forse Amenemhat)Primo Profeta di HathorSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III) (?)a metà del versante est della collina; immediatamente a sud della TT83

 

Biografia

Il nome del titolare è perso; unica notizia biografica ricavabile, oltre il titolo di Primo Profeta di Hathor, è il nome della moglie Webekht[5].

La tomba

Costituita da una semplice cappella rettangolare, con due pilastri centrali, è estremamente danneggiata; sono leggibili solo due scene sulla parete sud, a sinistra dell’entrata: il defunto e la moglie in offertorio dinanzi a un braciere e, poco oltre, il defunto e la moglie con una tavole di offerte (?)[6].

Fonti

  1. ^ Gardiner e Weigall 1913
  2. ^ Donadoni 1999,  p. 115.
  3. ^ Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  4. ^ Gardiner e Weigall 1913, pp. 36-37
  5. ^ Gardiner e Weigall 1913, p. 37

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]              Porter e Moss 1927,  p. 197.

[6]              Porter e Moss 1927,  p. 325.

Necropoli tebane

TT224 – TOMBA DI AHMOSE

DETTO ANCHE HUMAY

Planimetria schematica della tomba TT224[1] [2]

Epoca:                                   XVIII DInastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Ahmose, detto anche HumaySupervisore dei domini (?) della Divina Sposa; Supervisore dei granai della Divina Sposa Ahmose NefertariSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia (Thutmosi I), Secondo Porter e Moss:  Hatshepsut o Thutmosi IIIin una valle, quasi all’opposto e leggermente a sud-est della TT55 e della TT124. Casa di Hagir Hamdan (una donna)[5]

Biografia

Genitori di Ahmose furono Senusert e Taidy; la moglie fu Nub, Concubina Reale, citata anche nelle tombe TT29[6] [7] TT96[8] [9]. Come in altre tombe, tuttavia[10], esiste difficoltà di interpretazione dei rapporti di parentela giacché una stessa parola viene usata per indicare, invece, differenti legami[11] e solo esami comparati con altre tombe, o altre risultanze archeologiche hanno consentito di appurare, in molti, casi l’effettivo rapporto esistente tra personaggi i cui nominativi si trovano in più sepolture.

Sulla parete posteriore della camera principale della TT96 di Sennefer, costui rende omaggio a “suo padre, l’amministratore dei possedimenti della Divina Sposa [Ahmose] Humay (tomba TT224)” e a sua moglie Nub; non è però chiaro se si tratti di un’effettiva parentela o se, invece, come più probabile, si tratti di una qual forma di omaggio all’importante personaggio[12]. In quattro altre citazioni sempre dalla TT96, tuttavia, si legge, con riferimento a Sennefer, “suo padre, il Secondo Profeta di Horus, signore di Qus[13], Nu” e “sua madre, che egli ama la signora della casa Henutiry (talvolta abbreviata in Ta-iry)”.

Sennefer e Mutty (dalla TT96)

La soluzione sarebbe ricavabile proprio dalla tomba TT224 di Ahmose, detto Humay, in cui a un’immagine di Sennefer ivi esistente è associato il testo “il figlio di sua (di Ahmose) sorella” da cui si deduce che Sennefer era nipote di Humay[14].

La tomba

TT224, dato anche l’impiego come abitazione privata, è notevolmente danneggiata; vi si accede da un cortile raggiungibile per il tramite di una scala nell’angolo nord-ovest.

Qui si trova (1 in planimetria[15]) una stele di Huy, ovvero Amenhotep (titolare delle TT368), Supervisore degli scultori di Amon a Tebe, che, con la moglie, offrono libagioni a Osiride e a Iside; una seconda stele (2) appartiene a Ahmose, detto Humay, ma menziona Htepdy, Supervisore ai granai della sposa del dio; una terza stele (3) reca solo frammenti di immagine del defunto con i suoi titoli.

Un breve corridoio (4), sulle cui pareti resti di testo e il defunto coadiuvato da alcuni assistenti e scribi, immette in una sala longitudinale sulle cui pareti (5), su quattro registri sovrapposti, scene della processione funebre verso Osiride, il traino di scrigni e delle suppellettili funerarie, il traino del sacofago a cura di uomini coadiuvati da buoi; scene della Cerimonia di apertura della bocca e riti dinanzi alla mummia con due preti che portano una statua del defunto e altri che offrono libagioni al defunto e alla moglie. Sulla parete opposta (6), molto danneggiata, scene di banchetto con ospiti, compresi i genitori, e un suonatore di arpa.

Un secondo breve corridoio (7), sulle cui pareti resti di testi di offertorio e il defunto che consacra offerte e che partecipa alla Festa della Valle, dà accesso a una sala trasversale. Sulle pareti: (8) scene di paludi dinanzi al defunto; una falsa porta (9) con rappresentazione di Thutmosi III e, ai lati su quattro registri, uomini inginocchiati in offertorio. Su altra parete (10) Scene di banchetto e di offertorio; portatori di offerte (12) dinanzi al defunto e (11) un’altra falsa porta illeggibile circondata da uomini inginocchiati. Uno stretto corridoio consente l’accesso ad una camera più interna, quasi quadrata, priva di decorazioni leggibili[16].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 36-37
  5. Gardiner e Weigall 1913, p. 37
  6. Porter e Moss 1927,  p. 325.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

[6]      Porter e Moss 1927,  p. 325 e Porter e Moss 1927,  p. 43.

[7]      TT29 è la tomba di Amenemipet Pairy, Governatore e visir, figlio di Ahmose, detto Humay, e di Nub, Concubina Reale; fratello di Sennefer (TT96).

[8]      TT96 è la tomba di Sennefer, Governatore di Tebe, figlio di Ahmose, detto Humay, e di Nub, Concubina Reale; fratello di Amenemipet Pairy (TT29).

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 197.

[10]     Vedi la TT82 di Amenemhat.

[11]     A titolo di esempio la parola “senet”, traducibile con “sorella”, viene spesso utilizzata per indicare la moglie, mentre la parola per “fratello” talvolta indica un cugino.

[12]     E’ accertato infatti, anche da altri testi in altre localizzazioni, che Ahmose, detto Humay, e Nub furono certamente i genitori di Amenemipet, identificabile con il titolare della TT29 cui è assegnata anche la KV48 nella Valle dei Re.

[13]     La greca Apollinopolis, ovvero Edfu.

[14]     Ne deriva che Sennefer (TT96) e Amenemipet (TT29) erano cugini.

[15]     La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 318.

[16]     Porter e Moss 1927,  p. 325.

Necropoli tebane

TT223 – TOMBA DI KERAKHAMON

Planimetria schematica della tomba TT223[1] [2]

Epoca:                                  Periodo Ramesside (?)

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
KerakhamonPrete Ka (?). Gardiner e Weigall lo indicano come Principe ereditario[5]El-Assasifnon notain una valletta, nei pressi della casa di Sheikh Hasan Abd er-Rasul, usata come fienile[6]

Biografia

Nessuna notizie ricavabile[7].

La tomba

TT223, dato anche l’impiego come pertinenza di un’abitazione privata, è notevolmente danneggiata, non ultimata e con consistenti crolli. Nel cortile blocchi da un pilastro (?) crollato con il defunto in adorazione di Ra-Horakhti, una divinità della notte, un’altra con testa di leonessa.

In quel che resta, o che doveva divenire, una camera con pilastri (1 in planimetria[8]) testi sacri; poco oltre (2) scene con giare per oli sacri e testi  della Cerimonia di apertura della bocca; seguono (3-4) scene con due uomini che offrono liste di offerte al defunto.

Su altra parete (6) frammenti di testo riguardante un cancelliere (?) e (7) un uomo. Al centro della valle due pilastri molto danneggiati (A-B) con resti di testi. In posizione sconosciuta, ma rilevata dai primi esploratori della tomba, si trovavano testi con il fratello del defunto Esamenopet[9].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  4. Porter e Moss 1927,  p. 324
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 36-37
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 37

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Il titolo di principe ereditario non necessariamente indicava il successore al trono, ma era spesso usato come titolo semplicemente onorifico.

[6]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

[7]      Porter e Moss 1927,  p. 323.

[8]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 318.

[9]      Porter e Moss 1927,  p. 325.ali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 318.

Kemet Djedu

I SIGILLI MURALI DI TUTANKHAMON

Contrariamente a quanto si pensi la tomba KV62 di Tutankhamon fu profanata dai saccheggiatori almeno due volte. La prima relativamente subito dopo la sua chiusura, la seconda volta più tardi probabilmente di qualche anno.

La prima effrazione oltrepassò il muro di chiusura tra l’esterno e l’inizio del corridoio e il secondo muro tra la fine del corridoio e l’anticamera.

Il secondo furto oltrepassò nuovamente i due precedenti muri più il terzo per raggiungere la camera sepolcrale.

Conseguentemente questi tre muri furono risistemati durante il duplice riassetto della tomba e su di essi furono riportati i sigilli dei responsabili della necropoli tebana.

Carter trovò nella KV62 trovò tutta un serie di contrassegni che provvide a suddividere in:

  • otto sigilli murali (identificati da A ad H)
  • undici sigilli del corredo funerario (identificati da I a S)
  • sedici sigilli delle anfore vinarie (identificati da AA a PP)

IL SIGILLO DI TIPO “A”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo A. Carter stesso ci dice che lo ritrovò tredici volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, cinquantacinque volte nella camera funeraria e nessuna volta nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “B”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo B. Carter stesso ci dice che lo ritrovò diciassette volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, sette volte nella camera funeraria e nessuna volta nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “C”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo C. Poiché il suo testo è più lungo degli altri sigilli, l’ho diviso su due immagini. Carter stesso ci dice che ritrovò il sigillo tipo C otto volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, solo una volta (dubbia) nella camera funeraria e otto volte nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “D”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo D.
Carter stesso ci dice che ritrovò il sigillo tipo D nove volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, nessuna volta nella camera funeraria e otto volte nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “E”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo E.
Carter stesso ci dice che ritrovò il sigillo tipo E dieci volte nel corridoio, non specifica nell’anticamera, sessantatré volte nella camera funeraria e cinque volte nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “F”

Qui analizziamo filologicamente il sigillo murale tipo F.
Carter stesso ci dice che NON trovò nel corridoio, NON lo trovò nell’anticamera, lo ritrovò per ventuno volte nella camera funeraria, senza ritrovarlo nell’annesso.

IL SIGILLO DI TIPO “G” E TIPO “H”

Qui concludiamo la nostra analisi filologica considerando il sigillo murale tipo G. Carter stesso ci dice che non lo ritrovò nel corridoio, non lo trovò nell’anticamera, lo trovò per quattro volte nella camera funeraria e per quattordici volte nell’annesso.

Purtroppo Carter ci dice che il sigillo murale tipo H lo vide esclusivamente per trentacinque volte nel corridoio, ma poi non lo documenta e non conferma di averlo rivisto in altre locazioni.

Per chi volesse approfondire l’argomento sui sigilli della KV62 consiglio il mio Quaderno di Egittologia (QdE 36) IL SIMBOLO DEL RE – I sigilli della tomba di Tutankhamon che potete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/629547/il-simbolo-del-re/

Necropoli tebane

TT222 – TOMBA DI HEKAMMATRANAKHTE

DETTO ANCHE TURO

Planimetria schematica della tomba TT222[1] [2]

Epoca:                                   Periodo Ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Hekammatranakhte, detto anche TuroPrimo Profeta di Montu, Signore di TebeQurnet MuraiXIX-XX dinastia (Ramses III-Ramses IV)a nord della TT40;

Biografia

Uniche notizie biografiche ricavabili dalla TT222 sono il nome della moglie, Wiay, Capo dell’harem di Monthu, e dei figli, Userhat e Panebmonthu, a loro volta Capi dei Profeti di Monthu[5].

La tomba

TT222 presenta planimetricamente forma a “T” rovesciata, tipica del periodo costituita. Un corridoio dà accesso ad una sala trasversale, sulle cui pareti sono riportati (1 in planimetria[6]) brani del Libro delle Porte e il defunto che offre libagioni alle divinità tra cui un pilastro djed umanizzato. Il figlio Userhat ofre libagioni al defunto e alla moglie; sul lato corto della sala (2), su due registri sovrapposti, due barche divine, il defunto in offertorio a Ramses IVe persone che offrono libagioni al defunto e alla moglie. Poco discosto (3) il defunto adora Ramses III e scene, solo abbozzate, di offertorio a un re.

Un corridoio, sulle cui pareti (4) sono riportati pilastri djed, immette in una lunga sala perpendicolare alla precedente. Sulle pareti: (5) brani del Libro delle Porte e scene della processione funeraria; su due registri (6) il defunto con quattro vitelli dinanzi a Ra-Horakhti.

Su altra parete (7), su tre registri resti di scene di processione funeraria con i Campi di Aaru; dolenti, macellai, barche sul fiume; su un’isola tre scene: un prete e un macellaio dinanzi a una dea, un prete che purifica la mummia e il figlio Panebmonthu, Primo Profeta di Monthu, assistito da una dea purifica la mummia. Un uomo offre libagioni alla mummia sdraiata su un catafalco (l’immagine si trova oggi al Museo di Liverpool); poco oltre (8) il defunto dinanzi a Osiride e a una dea e il defunto seduto, con la moglie, in una scena non ultimata. Su altra parete della sala più interna (9), il defunto dinanzi a Osiride e, di fronte (10), il defunto dinanzi a Ptah. Sul fondo una nicchia: sulle pareti il defunto dinanzi a due divinità; sul fondo persone dinanzi ad una tavola per offerte.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  4. Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 36-37
  6. Gardiner e Weigall 1913, p. 37

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Porter e Moss 1927,  p. 323.

[6]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 318.

Autentici falsi

IL PASSAPORTO DI RAMSES II

Qui il falso non è l’immagine inserita nello “pseudo passaporto” ma lo è il passaporto stesso.

Il documento che sostiene di essere il passaporto è stata originariamente pubblicato sul sito archeologico Heritage Daily.

La parte iniziale dell’ articolo: Il passaporto di Ramesse II

“ Ramesse II, noto anche come Ramesse il Grande, fu il terzo faraone della diciannovesima dinastia egizia.

Nel 1976, ai suoi resti fu rilasciato un passaporto egiziano (quasi 3mila anni dopo la sua morte) affinché potesse essere trasportato a Parigi per un trattamento irradiato per prevenire la crescita di funghi “….

Alla fine dell’articolo una citazione precisa:

Immagine di intestazione – Creazione del passaporto da parte di un artista – L’immagine è a scopo rappresentativo – Il passaporto vero e proprio non è disponibile al pubblico.

Il particolare del “passaporto” che ne svela l’origine

Tutta la forza mediatica su questo fatto, è di fatto dovuta su come si è svolto l’arrivo in Francia di questa mummia. L’aereo militare francese che portò i resti di Ramesse dal museo del Cairo fu accolto dalla “Garde Republicaine”, l’equivalente francese di una guardia d’onore dei marine statunitensi, secondo un articolo del 1976 del New York Times.

L’arrivo di Ramesse II all’aeroporto militare di Le Bourget a Parigi nel 1976

https://mediterraneoantico.it/…/nome-ramesse-ii-segni…/

Necropoli tebane

TT221 – TOMBA DI HORIMIN

Planimetria schematica della tomba TT221[1] [2]

Epoca:                                   Periodo Ramesside

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
HoriminScriba dei soldati nel Palazzo del re a occidente di TebeQurnet MuraiXIX-XX dinastiaa sud della TT40;

  

Biografia

Recenti studi sulla decorazione del soffitto della TT221 hanno permesso di ipotizzare che Horimin fosse di origini libiche o del ramo occidentale del Delta del Nilo. I suoi titoli comprendono le cariche di scriba e generale dei soldati sia del tempio funerario del re che del Ramesseum[5].

La tomba

TT221 presenta planimetricamente forma a “T” rovesciata, tipica del periodo costituita da un corridoio di accesso ad una sala trasversale, sulle cui pareti sono riportati brani del Libro delle Porte, il defunto in adorazione di Ra-Horakhti e il defunto e la moglie presentati a Osiride da due divinità.

Poco oltre scena non ultimata del defunto dinanzi a Ra-Horakhti. Seguoino, in un fregio in alto, il defunto e la moglie in adorazione di Anubi/sciacallo e Hathor. Sul soffitto la barca di Ra e il defunto, con il suo nome e i suoi titoli, inginocchiato che recita una formula d’offertorio.

Horimin ritratto sul soffitto della TT221. Da: Alonso, José F. “THE OWNER OF THEBAN TOMB 221.” Journal of Ancient Egyptian Interconnections 31 (2021).

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, p. 36
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 36-37
  5. Gardiner e Weigall 1913, p. 37

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Alonso, José F. “THE OWNER OF THEBAN TOMB 221.” Journal of Ancient Egyptian Interconnections 31 (2021)..

Autentici falsi

LA MUMMIA DI RAMSES II

Anche per la mummia di Ramses II, così come per quella di Sety I, di cui abbiamo parlato nella precedente uscita della rubrica, circolano in rete foto di repliche spacciate come la mummia originale.

La mummia originale di Ramses II, famosissima, è visibile in queste prime due foto.

La vera mummia di Ramses II, conservata al NMEC, Cairo

La replica si differenzia dalla vera mummia e ha dato il via ad accesi dibattiti in rete perché è stata usata per ricreare il vero volto di Ramses (con risultati alle volte esilaranti).

La replica della mummia di Ramses II, realizzata dalla Lubatti Designs unlimited

In realtà, l’autore della replica è Lubatti Designs unlimited

https://web.archive.org/…//lubattidesigns.com/props.html

che realizza, ancor oggi, maschere di scena e figurine. Al link potrete vedere la maschera incriminata.

L’oggetto di scena di Ramses è stato realizzato alla fine degli anni ’90, sulla base della mummia reale. Una buona realizzazione, senza dubbio, perché ha ingannato così tante persone.

Una delle fantasiose ricostruzioni del volto di Ramses II partendo dalla replica della Lubatti Designs

Anche in questo caso, vale il solito suggerimento: mai fermarsi alla prima impressione e cercare le fonti!

Un’altra fantasiosa ricostruzione del volto di Ramses II partendo dalla replica. Praticamente Ramses II si è trasformato in Marco Travaglio o lo stilista Balestra

Fonte: https://fakehistoryhunter.net/…/not-the-real-head-of…/