casa di Daud Abd el Malak[5]; nella pianura; nei pressi della TT125
Biografia
Nessuna notizia biografica ricavabile.
La tomba
Se ne conosce l’esistenza, ma non l’ubicazione. E’ noto che nel corridoio d’ingresso esistesse un dipinto del defunto e della moglie in offertorio e inni sacri e che fossero riportati nome e titoli del defunto.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 241.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
Porter e Moss 1927, p. 241.
Porter e Moss 1927, p. 241.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.
Primo araldo reale, Supervisore dei possedimenti di Amon
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia(Hatshepsut)
nella pianura; circa 30 m a nord dalla TT55; leggermente a nord-est della TT53
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti, il nome della madre: Tarunet.
La tomba
La tomba si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata, tipica delle sepolture di questo periodo, con camera rettangolare al fondo.
L’ingresso della TT125 (a sinistra) sul cortile condiviso con la TT263. Da: Buzov E. e Lekov T., Preliminary Report on the Archaeological survey of Theban Tomb No. 263 by the Bulgarian Institute of Egyptology (2013)
Nel cortile antistante, condiviso con la TT263, due stele; un corridoio, sulle cui pareti, in quattro registri sovrapposti, è rappresentato (1 in planimetria[5]) il defunto che offre mirra e compie riti, dà accesso alla sala trasversale sulle cui pareti (2) il defunto e la famiglia cacciano, pescano e arpionano ippopotami; segue (3) il defunto e la famiglia che esce verso il Paese rivolto verso una falsa porta (4). Segue (5) scena del fratello del defunto (di cui non è indicato il nome) con alcune donne che offrono libagioni al defunto e alla madre e il defunto (6) che ispeziona la sua tomba. Alcuni frammenti (7), oggi al Metropolitan Museum di New York (cat. 55.92.1), riportano scene di ispezione a lavori agricoli e probabilmente di pesca; segue (8) una stele con il cartiglio di Hatshepsut e i resti di un testo autobiografico mentre poco oltre (9) il defunto offre gioielli, vasi, archi e frecce alla regina Ahmose.
Frammento con lavori agricoli, Metropolitan Museum di New York (cat. 55.92.1)
Un breve corridoio adduce ad una sala perpendicolare alla precedente; sulla parete sud (10 – 11) in cinque registri sovrapposti scene della processione funeraria, del trasporto delle suppellettili funebri, del pellegrinaggio ad Abydos e del defunto in offertorio a Osiride. Sulla parete opposta (12), i resti di riti sulla mummia e (13) il banchetto funebre del defunto in presenza di musicisti (arpisti, cantanti e suonatrici di tamburello).
Carpentieri al lavoro su una colonna ed un portale. Rilievo di N. de Garis Davies
Un altro corridoio, sulle cui pareti (14) sono rappresentate le regine Ahmose e Hatshepsut, dà accesso ad una camera rettangolare sul fondo della quale si trovano (21) le statue del defunto e di due donne (di cui non è precisato nome o grado di parentela). Sulle pareti (15 – 16) uomini che eseguono riti con giare contenenti unguenti sacri; sulle pareti opposte (17 – 18) uomini con liste di offerte in presenza del defunto. Su tre registri (19) scene del banchetto funebre e (20) il defunto purificato ritualmente da preti.
Operai al lavoro su una falsa porta. Rilievo di N. de Garis Davies
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
Porter e Moss 1927, p. 237.
Porter e Moss 1927, p. 237.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 237.
Porter e Moss 1927, pp. 237-241.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 237.
Supervisore dei magazzini del Signore delle Due Terre; Amministratore del buon Dio Thutmosi I
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Thutmosi I)
nella pianura; a sud della TT55
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti, il nome della moglie: Taerdais.
La tomba
La TT124 si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture di questo periodo. Un breve corridoio dà accesso alla sala trasversale sulel cui pareti sono ancora leggibili solo due dipinti: in uno, su quattro registri sovrapposti, il corteo funebre e preti che officiano riti presentando liste di offerte; in un altro il defunto e la moglie seduti, con uno specchio sotto la sedia della donna.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
Porter e Moss 1927, p. 237.
Porter e Moss 1927, p. 235.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 237.
Porter e Moss 1927, p. 237.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Amenemhat e Henutiri ritratti nella TT123. Da: Pellini, José, Bernarda Marconetto, and Lucas Gheco. “How to avoid the trick? Heritage discussions from Theban tomb TT123, Luxor (Egypt).” Current Anthropology 64.4 (2023)
Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti parietali, il nome della moglie: Henu(t)iri.
La tomba
La parete nord del corridoio. Da: Gheco, Lucas, et al. “Overlapping Histories: A Stratigraphical Approach to the Walls of Theban Tomb 123 (Luxor, Egypt).” Journal of Field Archaeology 48.4 (2023)
La TT123 si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture di questo periodo. Un breve corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[5]) sono rappresentati il defunto seduto, liste delle offerte e inni a Ra, dà accesso ad una sala trasversale con resti di scene (2) di un uomo in presenza di Thutmosi III seguite, su una tamponatura oltre la quale si trova la TT368, dai resti di una stele (3) con i cartigli dello stesso faraone. Seguono (4) brani dal Libro dei morti con preti che presentano una lunga lista di offerte rituali; poco oltre (5) il defunto e la sua famiglia a pesca e a caccia, e mentre eseguono un censimento del bestiame tra cui tori con corna decorate; il defunto (7) a caccia di ippopotami mentre la moglie riceve offerte dalle terre paludose del Delta nilotico. Sulla parete più corta (6) i resti illeggibili di una stele testuale.
Lavoranti ritratti nella TT123. Rilievo di N. de Garis Davies
Un altro breve corridoio, sulle cui pareti (8) sono visibili i resti di testi sacri, immette in una sala perpendicolare alla precedente. Sulla parete sud (9), su tre registri sovrapposti, scene della processione funeraria e del pellegrinaggio ad Abydos. Sulla parete opposta il defunto a caccia nel deserto su un carro (10), su tre registri sovrapposti (11) il defunto che ispeziona il bestiame, condotto da mandriani, tra cui tori, maiali, oche, cavalli con puledri, asini e gru. Poco oltre (12) un uomo in offertorio al defunto e alla moglie. In una camera più interna (13) le statue del defunto e della moglie.
Amenemhat sul suo carro. Rilievo di N. de Garis Davies
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
Porter e Moss 1927, p. 235.
Porter e Moss 1927, p. 236.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 236-237.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 232.
[Amen]hotep[5], con cappella intestata ad Amenemhat (vedi anche TT58)
entrambi Supervisori dei magazzini di Amon
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Thutmosi III ?)
quasi alla sommità del versante nord-est della collina; a nord e più in basso della TT120
Biografia
il visir ed una donna (la moglie?) ricevono offerte dal fratello del visir da: Shirley, JJ. “One Tomb, Two Owners: Theban Tomb 122 – Re-Use or Planned Family Tomb?” (2010)
Genitori di [Amen]hotep furono Aamtju Ahmose, Visir, titolare della tomba TT83 e Tahamethu. Figlio di [Amen]hotep fu Merymaat, Secondo Profeta di Amon, mentre suoi fratelli furono Ankheperkhara, Profeta di Montu, e User (?) (tomba TT61). Padre di Amenemhat fu invece Neferhotep, Profeta, mentre sua moglie fu Esnub.
Rilievo di Amenemhat, da: Shirley, JJ. “One Tomb, Two Owners: Theban Tomb 122 – Re-Use or Planned Family Tomb?” (2010)
La tomba
Una lunga sala presenta, sulla parete sud, tre cappelle una della quali presenta un passaggio, impraticabile, verso la TT58. Sulle pareti della sala resti di testo e liste di offerte, nonché banchetto funebre e scene di offertorio di [Amen]hotep con i fratelli Ankheperkhara e User.
Parete tra la seconda e la terza cappella, da: Shirley, JJ. “One Tomb, Two Owners: Theban Tomb 122 – Re-Use or Planned Family Tomb?” (2010)
Nelle cappelle dedicate ad Amenemhat, due donne con abiti e incenso dinanzi al defunto e scene di rituali funebri con preti purificatori dinanzi alla mummia.
Il soffitto della terza cappella, da: Shirley, JJ. “One Tomb, Two Owners: Theban Tomb 122 – Re-Use or Planned Family Tomb?” (2010)
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
Porter e Moss 1927, p. 235.
Porter e Moss 1927, p. 235.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 235.
Porter e Moss 1927, p. 235-236.
Shirley, JJ. “One Tomb, Two Owners: Theban Tomb 122 – Re-Use or Planned Family Tomb?” Millions of Jubilees: Studies in Honor of David P. Silverman (2010)
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Data la imprecisione della parte iniziale del nome, la tomba TT122 venne assegnata da Gardiner e Weigall a Neferhotep.
La TT121 si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture di questo periodo. Un breve corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il defunto in compagnia di due donne, dà accesso ad una sala trasversale sulle cui pareti, in quattro registri sovrapposti, è rappresentata la cattura di uccelli e animali selvatici, nonché il censimento del bestiame.
Pochi frammenti recano l’immagine di due uomini inginocchiati che sovrastano una lunga lista di offerte e dipinti di suppellettili; poco oltre, la nave di Thutmosi III con dee alate sulle fiancate. Segue un inno a Ptah-Seker-Osiride, nonché tracce di una processione funeraria con il trasporto di suppellettili tra cui archi, collane, statue del re, lo stendardo del dio Horus e rituali sulla mummia.
Reperti della TT121 conservati al Metropolitan Museum of Art, New York, tra cui una testa, forse proveniente da un ushabti o coperchio di un vaso canopo, e diversi coni funerari
La testa proveniente dalla TT121. Met Museum 35.3.316a
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
Porter e Moss 1927, p. 235.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 235.
Porter e Moss 1927, p. 235.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
Anen (riportato anche come Mahu in Gardiner e Weigall 1913)
Secondo Profeta di Amon
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Thutmosi III-?-)
versante nord-est della collina; tra la TT71 e la TT121
Biografia
Fratello della regina Tye, Grande sposa reale di Amenhotep III, fu figlio di Yuya e Thuya, la cui tomba si trova nella Valle dei Re (KV46)[5].
La tomba
Amenhotep III e Tiye sui rispettivi troni. Disegno di Nina de Garis Davies (MET, 33.8.8)
La TT120 si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture di questo periodo. Un breve corridoio dà accesso ad una sala trasversale sulle cui pareti è rappresentato il raccolto del grano in presenza di Amenhotep III. Poco oltre, il re Amenhotep III e la regina Tye (sotto il cui trono si nascondono una scimmia, un gatto e un’oca), assisi in trono i cui braccioli sono costituiti da sfingi e sulla cui predella sono riportati i Nove Archi[6], ovvero la rappresentazione dei nove principali nemici dell’Egitto.
I popoli prigionieri ai piedi del sovrano, corrispondenti ai tradizionali “nove archi”
Un breve corridoio, sulle cui pareti sono visibili i resti di un dipinto del defunto seduto, adduce ad una sala perpendicolare alla precedente con rilievi dei Campi di Aaru, una lunga lista di offerte e tracce di una processione funeraria. Sono inoltre presenti brani tratti dal Libro delle Porte e tracce del defunto presentato da Anubi a Osiride.
Particolare degli animali sotto il trono di Tiye. Nina de Garis Davies (MET, 30.4.93)
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 234.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
Porter e Moss 1927, p. 234.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 234.
Porter e Moss 1927, p. 234.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Benchè non esistano prove archeologiche o testuali, si ritiene che Anen e Tye fossero fratelli anche di Ay, l’immediato successore di Tutankhamon; tale supposizione troverebbe fondamento nel fatto che i tre fossero, come Yuya e Thuya, nativi di Akhmim e che Ay, peraltro, avrebbe ereditato i titoli di Thuya.
[6]L’iconografia dei Nove Archi, intesi come nemici dell’Egitto, è molto antica; il primo esempio si rinviene, infatti, sul piedistallo del trono della statua di Djoser a Saqqara, posti sotto i piedi del sovrano. Non esiste caratterizzazione dei popoli fino al regno di Amenhotep III; successivamente i Nove Archi varieranno a seconda delle condizioni diplomatiche o di attrito esistenti. Sotto la XVIII dinastia si annoveravano, tra gli altri, gli Haw-Nebwt, i popoli delle isole; gli Shwtyw, gli alto-nubiani; i Pedjetiw-Shw, “quelli del deserto orientale”; i Tjekhenw, i libici; mentre sotto Ramses II faranno la loro comparsa gli Hittiti, i Sangar (babilonesi) e Naharina, ovvero i mitanni.
XVIII dinastia (periodo compreso tra Hatshepsut e Thutmosi III)
versante est della collina; a nord della TT83
Biografia
Nessun dato ricavabile.
La tomba
Risalente verosimilmente al Medio Regno e realizzata per un occupante sconosciuto, venne poi riutilizzata nel Nuovo Regno, ma l’occupante è ugualmente non noto. La TT119 si sviluppa planimetricamente con un lungo corridoio che adduce ad una sala pressoché quadrata, con soffitto retto da quattro pilastri. Sono leggibili soltanto un dipinto parietale che rappresenta tributari siriani e Keftiu che recano prodotti, compreso un orice, un toro gobbo, e lingotti di metallo, nonché vasi e travi di ebano provenienti dalla Siria.
I primi quattro tributari stranieri come apparivano nel 1920. Da: Gordon, Andrew Hunt. “A Preliminary Look at Theban Tomb 119 and its Scene of” Foreign Tribute”.” Journal of Ancient Egyptian Interconnections (2014)
Il seguito dei dignitari stranieri mentre conducono animali come tributi. Da: Gordon, Andrew Hunt. “A Preliminary Look at Theban Tomb 119 and its Scene of” Foreign Tribute”.” Journal of Ancient Egyptian Interconnections (2014)
Dall’analisi dello stile pittorico e delle scene di tributi presentati, è stato ipotizzato che il proprietario fosse un sacerdote/funzionario di medio livello del tempio di Amon; il valore degli oggetti offerti non è infatti rilevante come sarebbe apparso nella tomba di un sovrintendente. Il colore bluastro di alcuni sfondi ed oggetti, nonché la vicinanza delle rispettive tombe ha fatto inoltre ipotizzare una parentela con il visir Aamtju Ahmose (TT83) e con Ineni (TT81).
Particolare degli animali offerti. Da: Gordon, Andrew Hunt. “A Preliminary Look at Theban Tomb 119 and its Scene of” Foreign Tribute”.” Journal of Ancient Egyptian Interconnections (2014)
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 234.
Porter e Moss 1927, p. 234.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Mi raccomando a cosa leggete. Su questa scena sono state scritte tante di quelle sciocchezze da parte di esoterici e spiritosoni vari da far impallidire un pupazzo di neve. Sono due rotoli di tessuto. Punto. Basta. Due rotoli di tessuto. L’ignoranza si combatte con lo studio, non con la fantasia (che è una bellissima dote, ma non in Egittologia).
Bertha Porter (Londra, 9 aprile 1852 – Oxford, 17 gennaio 1941) biografa e bibliografa inglese, è nota in special modo per il suo ruolo nella realizzazione, unitamente a Rosalind Moss (1890-1990), della “Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyphic Texts, Reliefs, and Paintings” (Bibliografia topografica di testi geroglifici, rilievi e dipinti dell’Antico Egitto) la cui prima edizione risale al 1927.
Biografia
Bertha Porter nacque a Londra nel 1852 da Frederick William Porter, architetto irlandese, Ispettore della Worshipful Company of Clothworkers (Venerabile Compagnia dei lavoratori tessili[1]) dal 1860. Si sa molto poco della vita di Bertha Porter se non che si impose ben presto nei circoli letterari[2].
La Porter fu ingaggiata da Sidney Lee[3] per completare 156 biografie per il Dictionary of National Biography[4].
Francis Llewellyn Griffith (1862-1934)[5], mentre lavorava per il British Museum (incarico che lasciò nel 1896), reperì fondi e diede disposizioni per la realizzazione di una “Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyphic Texts, Reliefs and Paintings” (Bibliografia topografica di testi geroglifici, rilievi e dipinti dell’Antico Egitto), con l’intento di individuare la localizzazione e il contenuto testuale di scritti esistenti su monumenti dell’antico Egitto e del Sudan.
Bertha Porter, che aveva studiato la decifrazione dei geroglifici con Griffith e con Kurt Sethe presso l’Università di Gottinga, lavorò al progetto ininterrottamente, per circa 30 anni, fino al 1929. Il suo lavoro si svolse esclusivamente a Londra e mai si recò in Egitto facendo affidamento, per il lavoro sul campo, su Rosalind Moss. La “Topographical Bibliography” viene comunemente indicata come prodotta da “Porter & Moss”.[2]
Rosalind Moss
Rosalind Louise Beaufort Moss (Shrewsbury, 21 settembre 1890 – 22 aprile 1990), antropologa, bibliografa ed egittologa inglese[6], è nota in special modo per il suo ruolo nella realizzazione, unitamente a Bertha Porter (1852-1941), della Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyphic Texts, Reliefs, and Paintings (“Bibliografia topografica di testi geroglifici, rilievi e dipinti dell’Antico Egitto”) la cui prima edizione risale al 1927[7].
Rosalind Moss nacque a Shrewsbury, nello Shropshire (Galles), nel 1890. Conseguito nel 1917 il diploma in antropologia, ottenne nel 1922 il BSc (Bachelor of Science)[8].
Nel 1914 aveva già partecipato a scavi archeologici nel sito paleolitico di La Cotte de St Brelade, sull’isola di Jersey.
Nel 1917 iniziò a studiare egittologia con Francis Llewellyn Griffith che, in quel periodo, stava supervisionando la realizzazione della Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyphic Texts, Reliefs, and Paintings.
Dal 1924 la Moss iniziò a collaborare per la stesura del progetto coadiuvando sul campo, a partire dal 1929, Bertha Porter, visitando tombe della Necropoli tebana, sia reali che private. Il lavoro, da cui scaturirono i volumi dal III al VI, proseguì coprendo l’area da Aswan al Delta nilotico, con frequenti viaggi per raggiungere importanti monumenti come i templi di Kôm Ombo e di Edfu. Il VII volume, sulla Nubia, vide la luce nel 1951.
Nel 1934, con la morte di Griffith e poi, successivamente nel 1937, con la morte della moglie di questi, l’intera biblioteca egittologica passò all’Ashmolean Museum di Oxford, ove venne fondato il Griffith Institute.
Rosalind Moss proseguì il suo lavoro alle dipendenze del neo istituito completando la Topographical Bibliography e mantenendola costantemente aggiornata fino al suo pensionamento nel 1970. In occasione del suo centesimo compleanno, nel 1990, venne realizzata una raccolta dei suoi lavori principali[9].
Lavori
1925. The Life after Death in Oceania and the Malay Archipelago. Oxford
1933. An Unpublished Rock-Tomb at Asyûṭ. The Journal of Egyptian Archaeology, 19(1/2), 33-33.
1941. Some Rubbings of Egyptian Monuments Made a Hundred Years Ago. The Journal of Egyptian Archaeology 27, 7-11.
1949. An Egyptian Statuette in Malta. The Journal of Egyptian Archaeology, 35, 132-134.
1950. The Ancient Name of Serra (Sudan). The Journal of Egyptian Archaeology, 36, 41-42.
[1] La Worshipful Company of Clothworkers nacque nel 1528 dalla fusione delle più antiche confraternite dei follatori (1480) e dei cimatori (1508) come gilda con intenti protezionistici e di assistenza per gli appartenenti al settore. Come gran parte di tali Compagnie, la Worshipful è oggi un ente benefico.
[2]Barbara Lesko, Bertha Porter (1852-1941) and Rosalind Moss (1890-1990) (PDF), Londra, Brown University.
[3] Sidney Lee (1859 – 1926), scrittore, biografo e critico inglese.
[4] Il Dictionary of National Biography è un’opera costantemente aggiornata (al 2004 comprendeva oltre 60 volumi per quasi 55.000 biografie) che contiene le biografie dei principali e più importanti personaggi britannici.
[5] Egittologo fondatore del Griffith Institute presso l’Università di Oxford.
[7]Barbara Lesko, Bertha Porter (1852-1941) and Rosalind Moss (1890-1990) (PDF), Londra, Brown University
[8] Con una tesi dal titolo “The Life after Death in Oceania and the Malay Archipelago” (Vita oltre la morte in Oceania e nell’arcipelago Malai).
[9] Jaromir Malek, A dedicated life : tributes offered in memory of Rosalind Moss, Oxford, Griffith Institute, Ashmolean Museum, 1990, ISBN 0-900416-56-4.