Necropoli tebane

TT119 – TOMBA DI SCONOSCIUTO

Planimetria schematica della tomba TT119[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
sconosciutoSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (periodo compreso tra Hatshepsut e Thutmosi III)versante est della collina; a nord della TT83

Biografia

Nessun dato ricavabile.

La tomba

Risalente verosimilmente al Medio Regno e realizzata per un occupante sconosciuto, venne poi riutilizzata nel Nuovo Regno, ma l’occupante è ugualmente non noto. La TT119 si sviluppa planimetricamente con un lungo corridoio che adduce ad una sala pressoché quadrata, con soffitto retto da quattro pilastri. Sono leggibili soltanto un dipinto parietale che rappresenta tributari siriani e Keftiu che recano prodotti, compreso un orice, un toro gobbo, e lingotti di metallo, nonché vasi e travi di ebano provenienti dalla Siria.

I primi quattro tributari stranieri come apparivano nel 1920. Da: Gordon, Andrew Hunt. “A Preliminary Look at Theban Tomb 119 and its Scene of” Foreign Tribute”.” Journal of Ancient Egyptian Interconnections (2014)
Il seguito dei dignitari stranieri mentre conducono animali come tributi. Da: Gordon, Andrew Hunt. “A Preliminary Look at Theban Tomb 119 and its Scene of” Foreign Tribute”.” Journal of Ancient Egyptian Interconnections (2014)

Dall’analisi dello stile pittorico e delle scene di tributi presentati, è stato ipotizzato che il proprietario fosse un sacerdote/funzionario di medio livello del tempio di Amon; il valore degli oggetti offerti non è infatti rilevante come sarebbe apparso nella tomba di un sovrintendente. Il colore bluastro di alcuni sfondi ed oggetti, nonché la vicinanza delle rispettive tombe ha fatto inoltre ipotizzare una parentela con il visir Aamtju Ahmose (TT83) e con Ineni (TT81).

Particolare degli animali offerti. Da: Gordon, Andrew Hunt. “A Preliminary Look at Theban Tomb 119 and its Scene of” Foreign Tribute”.” Journal of Ancient Egyptian Interconnections (2014)

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  4. Porter e Moss 1927,  p. 234.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 234.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Kemet Djedu

PILASTRO 4 – TT96

  

LATO EST (TREDICESIMA PARTE)

MERYT PORGE UNA TAZZA A SENNEFER

LATO SUD (QUATTORDICESIMA PARTE)

MERYT ABBRACCIA SENNEFER

LATO OVEST (QUINDICESIMA PARTE)

MERYT DÀ DUE ROTOLI DI TESSUTO A SENNEFER

LATO NORD (SEDICESIMA PARTE)

LATO OVEST (QUINDICESIMA PARTE)

SENNEFER È LODATO DA QUATTRO SACERDOTI

Necropoli tebane

BERTHA PORTER & ROSALIND MOSS

Bertha Porter

Bertha Porter (Londra, 9 aprile 1852 – Oxford, 17 gennaio 1941) biografa e bibliografa inglese, è nota in special modo per il suo ruolo nella realizzazione, unitamente a Rosalind Moss (1890-1990), della “Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyphic Texts, Reliefs, and Paintings” (Bibliografia topografica di testi geroglifici, rilievi e dipinti dell’Antico Egitto) la cui prima edizione risale al 1927.

Biografia

Bertha Porter nacque a Londra nel 1852 da Frederick William Porter, architetto irlandese, Ispettore della Worshipful Company of Clothworkers (Venerabile Compagnia dei lavoratori tessili[1]) dal 1860. Si sa molto poco della vita di Bertha Porter se non che si impose ben presto nei circoli letterari[2].

La Porter fu ingaggiata da Sidney Lee[3] per completare 156 biografie per il Dictionary of National Biography[4].

Francis Llewellyn Griffith (1862-1934)[5], mentre lavorava per il British Museum (incarico che lasciò nel 1896), reperì fondi e diede disposizioni per la realizzazione di una “Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyphic Texts, Reliefs and Paintings” (Bibliografia topografica di testi geroglifici, rilievi e dipinti dell’Antico Egitto), con l’intento di individuare la localizzazione e il contenuto testuale di scritti esistenti su monumenti dell’antico Egitto e del Sudan.

Il frontespizio del volume dedicato alle necropoli tebane © The Griffith Institute

Bertha Porter, che aveva studiato la decifrazione dei geroglifici con Griffith e con Kurt Sethe presso l’Università di Gottinga, lavorò al progetto ininterrottamente, per circa 30 anni, fino al 1929. Il suo lavoro si svolse esclusivamente a Londra e mai si recò in Egitto facendo affidamento, per il lavoro sul campo, su Rosalind Moss. La “Topographical Bibliography” viene comunemente indicata come prodotta da “Porter & Moss”.[2]

Rosalind Moss

Rosalind Louise Beaufort Moss (Shrewsbury, 21 settembre 1890 – 22 aprile 1990), antropologa, bibliografa ed egittologa inglese[6], è nota in special modo per il suo ruolo nella realizzazione, unitamente a Bertha Porter (1852-1941), della Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyphic Texts, Reliefs, and Paintings (“Bibliografia topografica di testi geroglifici, rilievi e dipinti dell’Antico Egitto”) la cui prima edizione risale al 1927[7].

Rosalind Moss da bambina © The Griffith Institute

Biografia

Rosalind Moss nacque a Shrewsbury, nello Shropshire (Galles), nel 1890. Conseguito nel 1917 il diploma in antropologia, ottenne nel 1922 il BSc (Bachelor of Science)[8].

Nel 1914 aveva già partecipato a scavi archeologici nel sito paleolitico di La Cotte de St Brelade, sull’isola di Jersey.

Nel 1917 iniziò a studiare egittologia con Francis Llewellyn Griffith che, in quel periodo, stava supervisionando la realizzazione della Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hieroglyphic Texts, Reliefs, and Paintings. 

Dal 1924 la Moss iniziò a collaborare per la stesura del progetto coadiuvando sul campo, a partire dal 1929, Bertha Porter, visitando tombe della Necropoli tebana, sia reali che private. Il lavoro, da cui scaturirono i volumi dal III al VI, proseguì coprendo l’area da Aswan al Delta nilotico, con frequenti viaggi per raggiungere importanti monumenti come i templi di Kôm Ombo e di Edfu. Il VII volume, sulla Nubia, vide la luce nel 1951.

Nel 1934, con la morte di Griffith e poi, successivamente nel 1937, con la morte della moglie di questi, l’intera biblioteca egittologica passò all’Ashmolean Museum di Oxford, ove venne fondato il Griffith Institute.

Rosalind Moss proseguì il suo lavoro alle dipendenze del neo istituito completando la Topographical Bibliography e mantenendola costantemente aggiornata fino al suo pensionamento nel 1970. In occasione del suo centesimo compleanno, nel 1990, venne realizzata una raccolta dei suoi lavori principali[9].

Lavori

  • 1925. The Life after Death in Oceania and the Malay Archipelago. Oxford
  • 1933. An Unpublished Rock-Tomb at Asyûṭ. The Journal of Egyptian Archaeology, 19(1/2), 33-33.
  • 1941. Some Rubbings of Egyptian Monuments Made a Hundred Years Ago. The Journal of Egyptian Archaeology 27, 7-11.
  • 1949. An Egyptian Statuette in Malta. The Journal of Egyptian Archaeology, 35, 132-134.
  • 1950. The Ancient Name of Serra (Sudan). The Journal of Egyptian Archaeology, 36, 41-42.

[1]      La Worshipful Company of Clothworkers nacque nel 1528 dalla fusione delle più antiche confraternite dei follatori (1480) e dei cimatori (1508) come gilda con intenti protezionistici e di assistenza per gli appartenenti al settore. Come gran parte di tali Compagnie, la Worshipful è oggi un ente benefico.

[2]      Barbara Lesko, Bertha Porter (1852-1941) and Rosalind Moss (1890-1990) (PDF), Londra, Brown University.

[3]      Sidney Lee (1859 – 1926), scrittore, biografo e critico inglese.

[4]      Il Dictionary of National Biography è un’opera costantemente aggiornata (al 2004 comprendeva oltre 60 volumi per quasi 55.000 biografie) che contiene le biografie dei principali e più importanti personaggi britannici.

[5]      Egittologo fondatore del Griffith Institute presso l’Università di Oxford.

[6]      Laurea honoris causa assegnatale nel 1961.

[7]      Barbara Lesko, Bertha Porter (1852-1941) and Rosalind Moss (1890-1990) (PDF), Londra, Brown University

[8]      Con una tesi dal titolo “The Life after Death in Oceania and the Malay Archipelago” (Vita oltre la morte in Oceania e nell’arcipelago Malai).

[9]      Jaromir Malek, A dedicated life : tributes offered in memory of Rosalind Moss, Oxford, Griffith Institute, Ashmolean Museum, 1990, ISBN 0-900416-56-4.

Necropoli tebane

NINA E NORMAN DE GARIS DAVIES

Norman de Garis Davies (1865 – Londra, 5 novembre 1941) e Anna “Nina” Macpherson Cummings coniugata de Garis Davies (Salonicco, 6 gennaio 1881 – Londra, 21 aprile 1965) sono stati due egittologi, illustratori e copisti britannici che lavorarono nella prima metà del XX secolo disegnando e registrando graficamente reperti e siti dell’Antico Egitto.

I loro lavori, benché distinti, furono quasi sempre pubblicati con l’unica iniziale del nome, uguale per entrambi, “N. de Garis Davies” ed è perciò difficile, oggi, individuare chi sia stato l’autore effettivo di alcune illustrazioni.

Nina

Nina de Garis Davies (Griffith Institute Archive)

Anna Macpherson Cummings, detta Nina, nacque a Salonicco, in Grecia, nel 1881 da famiglia scozzese. Nel 1894, a seguito della morte del padre, Cecil, rientrò in Scozia.

Durante una vacanza ad Alessandria d’Egitto, nel 1906[1], conobbe Norman de Garis Davies che sposò l’8 ottobre 1907 a Londra per stabilirsi poi nei pressi della Necropoli tebana, sulla riva occidentale del Nilo a Luxor, ove i due iniziarono a documentare i dipinti delle tombe e, segnatamente, delle Tombe dei Nobili.

Nina, che maturò una considerevole preparazione che le consentiva di produrre rapidamente ottime repliche dei disegni parietali, produceva disegni per il Metropolitan Museum di New York e per Alan Gardiner[2].

Norman de Garis Davies (1902): Deir el-Gebrawi[3]: gruppo di tombe settentrionali, veduta della collina con le tombe da 28 a 104

Norman

Norman de Garis Davies (Griffith Institute Archive)

Norman de Garis Davies studiò teologia all’Università di Glasgow e conseguì un dottorato all’università tedesca di Marburgo.

Divenne pastore della Chiesa Congregazionale ad Ashton-under-Lyne, in Inghilterra e nel 1897 per la prima volta visitò l’Egitto. Qui lavorò, a Dendera, per Flinders Petrie e divenne capo della “Egypt Exploration Society”. Tra il 1898 e il 1907 Norman documentò le tombe egiziane, e di Amarna divenendo esperto anche nell’interpretazione dei geroglifici nei contesti parietali.

 

Impegno sul campo

Nel 1907 una spedizione egiziana fu incaricata di realizzare riproduzioni dei dipinti parietali delle tombe di Luxor, sulla sponda occidentale del Nilo (nell’area della Necropoli tebana, di Deir el-Medina, della Valle dei Re e delle Regine), per il Metropolitan Museum di New York.

Norman, Nina ed altri artisti eseguirono disegni delle tombe usando una tecnica che permetteva di riprodurre la replica esatta dei colori.

Nella maggior parte dei casi le riproduzioni riflettevano la situazione dei dipinti per come si trovavano all’atto del rilievo, compresi ogni danneggiamento causato dai millenni trascorsi o da intervento umano. In altri casi si preferì ricreare i dipinti per come dovevano essere quando nacquero[4].

Norman, durante tale missione, svolse il duplice ruolo di disegnatore/copista e traduttore di geroglifici; i due artisti si firmavano, rispettivamente, “Na.deGD“, per Nina, e “No.deGD“, per Norman, ma in molti casi la firma è indicata come “NdeGD” il che non consente di differenziare l’autore effettivo. Le riproduzioni, che rappresentano scene di vita quotidiana, flora, fauna, cerimoniali e costumi funerari, spaziano attraverso dinastie e regni consentendo anche di evidenziarne le differenti tecniche artistiche e gli stili.

Al 1941 erano state realizzate oltre 350 riproduzioni che sono oggi il cuore del dipartimento egiziano del Metropolitan Museum. Nina e Norman de Garis Davies lavorarono per la Egypt Exploration Society di Londra e per l’Oriental Institute di Chicago documentando, inoltre, altri siti egiziani come Abido e Amarna. I due rientrarono in Inghilterra nel 1939; qui Norman morì nel 1941, mentre Nina nel 1965.

Collezioni

  1. Il MetropolitanMuseum detiene 413 opere dei Garis Davies nella sua collezione di cui 157 a firma di Nina, 59 di Norman e 15 con entrambe le firme. Tra queste:
    1. Nina de Garis Davies, Netting Birds, Tomb of Khnumhotep, Egypt, Middle Kingdom, Dynasty 12, Reign of Amenemhat II, ca. 1897–1878 B.C., Tempera on Pape, MMA graphic expedition 1931[8]
    1. Nina de Garis Davies, Sculptors at Work, Tomb of Rekhmire (TT 100), Egypt, New Kingdom, Dynasty 18, Reign of Thutmose III–early Amenhotep II, ca. 1479–1425 B.C., Tempera on Paper[9]
    1. Norman de Garis Davies, Leaders of a Group of Asiatics, Egypt, Middle Kingdom, Dynasty 12, Reign of Senwosret II, ca. 1887–1878 B.C., MMA graphic expedition 1931, Tempera on paper[10]
  2. Il BritishMuseum di Londra detiene 22 dipinti di Nina realizzati nel 1936 per Alan Gardiner. Tra questi:
    1. Nina de Garis Davies, Fig gatherers with baboons in the trees from the tomb of Khnumhotep II, Ancient Egypt & Sudan[12]
  3. Nina de Garis Davies, Goldsmiths and Joiners, Ancient Egypt & Sudan[13]

Pubblicazioni

Alcune delle pubblicazioni relative al lavoro di Nina e Norman de Garis Davies:

  • 1901 Egypt Exploration Fund: Norman de Garis Davies. The Rock Tombs of Sheikh Saïd.
  • 1902 Egypt Exploration Fund: Norman de Garis Davies; Walter Ewing Crum; George Albert Boulenger. The Rock Tombs of Deir El Gebrâwi: Tomb of the Aba and smaller tombs of the souther group.
  • 1906 Egypt Exploration Fund: Norman de Garis Davies; Seymour de Ricci; Geoffrey Thorndike Martin. The Rock Tombs of El-A̕marna: The tomb of Meyra.
  • 1908: Norman de Garis Davies; Seymour de Ricci. The Rock Tombs of El Amarna: Smaller tombs and boundary stelae.
  • 1908 Egypt Exploration Fund: Norman de Garis Davies; Seymour de Ricci; Geoffrey Thorndike Martin.The Rock Tombs of El-A̕marna: The tomb of Meyra.
  • 1911 Metropolitan Museum of Art: Norman de Garis Davies. Graphic Work of the Egyptian Expedition.
  • 1911 Metropolitan Museum of Art: Norman de Garis Davies. The Rock-cut Tombs of ShiekhAbd El Qurneh, at Thebes.
  • 1913 K. Paul, Trench, Trübner: Norman de Garis Davies. Five Theban Tombs: (being Those of Mentuherkhepeshef, User, Daga, Nehemawäy and Tati).
  • 1915 Egypt Exploration Fund: Nina Macpherson Davies; Norman de Garis Davies, Alan Henderson Gardiner. The Theban Tombs Series. Edited by Norman de Garis Davies and Alan H. Gardiner.
  • 1917 The Museum: Norman de Garis Davies. The Tomb of Nakht at Thebes.
  • 1918 Metropolitan Museum of Art: Egyptian Expedition; Norman de Garis Davies. The Egyptian Expedition, 1916-17.
  • 1920 Metropolitan Museum of Art: Egyptian Expedition: Ambrose Lansing; Norman de Garis Davies, Hugh Gerard Evelyn-White (1920). The Egyptian Expedition, 1916-1919.
  • 1920 Egypt Exploration Society: Norman de Garis Davies. An Alabaster Sistrum Dedicated by King Teta.
  • 1920 Egypt Exploration Society: Norman de Garis Davies; Alan Henderson Gardiner. The Tomb of Antefoker, Visier of Sesostris I, and of His Wife, Senet.
  • 1923 Victoria and Albert Museum: Nina de Garis Davies; Sir Alan H. Gardiner. Facsimiles of Theban Wall-paintings by Nina de Garis Davies Lent by Alan H. Gardiner.
  • 1925 Metropolitan Museum of Art: Egyptian Expedition: Albert Frisch; Emery Walker, Nina De Garis Davies, Norman de Garis Davies. Egyptian Wall Paintings from Copies by Norman de Garis Davies, Nina de Garis Davies and H.R. Hopgood.
  • 1933 Egyptian Expedition, Metropolitan Museum of Art: Norman de Garis Davies. The tomb of Nefer-hotep at Thebes.

08/10/2017


[1]      Wilkinson 1983,  p. 14.

[2]      Wilkinson 1983,  p. 15.

[3]      Dayr al-Gabrawi è il nome moderno dell’antica Nehen, capitale del XII nomo dell’Alto Egitto.

[4]      Met Collections.

Kemet Djedu

 I QUATTRO REMI DEL CIELO

I quattro remi raffigurati nel terzo registro orizzontale della pittura parietale del lato SUD del primo annesso laterale orientale della QV66 di Nefertari rappresentano i Quattro Timoni del Cielo e sono in rapporto con il Capitolo 148 del Libro dei Morti.

Rappresentano l’organizzazione delle quattro direzioni del mondo e, quindi, sono relativi ai punti cardinali.

Come al solito ho messo anche la pronuncia in italiano secondo la codifica IPA per chi non ha ancora iniziato a studiare FILOLOGIA EGIZIA (cosa aspettate?)!!!!!

Necropoli tebane

TT118 – TOMBA DI AMENMOSE

Planimetria schematica della tomba TT118[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenmosePortatore di flabello alla destra del reSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Amenhotep III -?-)versante est, in alto, della collina; a nord della TT77

Biografia

Nessun dato ricavabile[5].

La tomba

Quello che rimane dei dipinti murali della TT118. Da: Gordon, Andrew Hunt. “Theban Tomb 118: its Foreign ‘Tribute’Scene and its Owner Amenmose.” CIPEG Journal: Ancient Egyptian & Sudanese Collections and Museums 5 (2021)

La TT118 si sviluppa planimetricamente con forma a “T” capovolta come altre del periodo. Sono leggibili soltanto un dipinto parietale che rappresenta tributari asiatici con avorio e un orso, e una scena del defunto (?) in adorazione di Osiride. Sul soffitto i resti di alcuni testi contenenti il nome del defunto.

Il dipinto incompiuto dei tributi stranieri, con il trasporto di una statua di Maat. Si vede bene il reticolo disegnato per assegnare le dovute proporzioni. Da: Gordon, Andrew Hunt. “Theban Tomb 118: its Foreign ‘Tribute’Scene and its Owner Amenmose.” CIPEG Journal: Ancient Egyptian & Sudanese Collections and Museums 5 (2021)

Particolare di un portatore della statua di Maat offerta in tributo. Da: Gordon, Andrew Hunt. “Theban Tomb 118: its Foreign ‘Tribute’Scene and its Owner Amenmose.” CIPEG Journal: Ancient Egyptian & Sudanese Collections and Museums 5 (2021)

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 233.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  5. Porter e Moss 1927,  p. 233.
  6. Porter e Moss 1927,  p. 233.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT117 – TOMBA DI DJEMUTEFANKH

Planimetria schematica della tomba TT117[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
sconosciuto, poi utilizzata da DjemutefankhDisegnatore nella Casa dell’Oro per la gloria degli dei, nel dominio di AmonSheikh Abd el-QurnaXXI – XXII dinastiaversante est, in alto, della collina; la più settentrionale delle due tombe adiacenti

Biografia

Nessun dato ricavabile.

La tomba

La TT117 si sviluppa partendo da un portico colonnato in cui una stele risalente alla XI dinastia rappresenta Amenemopet, Scriba di Amon, in veste di prete che offre unguenti ad una mummia. Un corridoio, sulle cui pareti sono rappresentati personaggi non identificabili, con riferimento al successivo titolare Djemutefankh, se non come “moglie del figlio” e “moglie del nipote”, adduce ad una piccola camera senza decorazioni.

L’unico istituto ad esplorare la TT117 è stato il Metropolitan Museum nel 1926-27; i loro studi non sono stati pubblicati probabilmente per la scarsità dei reperti portati alla luce – due amuleti a forma di Udjat e di sistro, di cui solo quest’ultimo attualmente esposto.

L’amuleto a forma di sistro in faience proveniente dalla TT117. MMA 27.3.605

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 233.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  5. Porter e Moss 1927,  p. 233.
  6. Porter e Moss 1927,  p. 233.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Autentici falsi

LA TESTA “AMARNIANA” DEL LOUVRE

Questa bellissima testa proveniente da Amarna, nonostante le sue piccole dimensioni, (h. 9 cm) è stata per almeno 80 anni una delle opere egizie più fotografate al museo del Louvre e le cartoline con la sua immagine sono state tra le più vendute nel bookshop. Ora purtroppo non è più in esposizione. Perché? Ecco la storia.

Nel 1923 il Louvre acquistò una bellissima testa proveniente probabilmente da Amarna. Non solo la squisita fattura, ma anche lo spendido colore blu del vetro, una delicata sfumatura color lavanda, attirarono subito l’attenzione di specialisti e visitatori .

La testa fu proposta al Louvre da un antiquario già conosciuto, Feuardent, che in precedenza aveva già venduto altre opere al museo, e entusiasmò a tal punto i responsabili del museo da convincerli a sborsare l’esorbitante cifra di 180.000 franchi.

Venne identificata come una principessa reale del regno di Amenhotep III o forse come Tutankhamon, la cui tomba era stata scoperta, per un’insolita coincidenza, solo alcuni mesi prima.

Le fu riservata una vetrina a sé stante davanti a cui si faceva la coda per ammirarla ma, nonostante l’enorme successo di quel bellissimo viso, qualcuno cominciò a dubitare che l’opera fosse autentica .

J.D. Cooney in “Journal of Glass Studies” II, 1960, pag. 25-26 fu tra i primi ad avanzare dei dubbi sulla sua autenticità.

Altri studiosi fecero notare alcune anomalie.

La prima era la parrucca: una parrucca del genere, con ciocche verticali così rigide, non si era mai vista prima.

Inoltre, la posizione della bocca, carnosa come molte statue della fine della XVIII Dinastia, ma atteggiata a becco di papera come in molti selfie moderni, era perlomeno inusuale .

Infine, il colore blu del viso, unico.

Solo nel 2001 il Louvre decise di far chiarezza, facendo esaminare la testa presso un prestigioso centro di ricerca e restauro francese.

L’analisi del vetro dimostrò in maniera inequivocabile che si trattava di un falso, in quanto la composizione era quella di un vetro moderno, essendo presenti alti livelli di piombo -quasi inesistenti nei vetri della xVIII Dinastia- e di arsenico -del tutto assenti nel vetro del periodo. Lo stesso color lavanda che tanto aveva affascinato il pubblico del museo era una testimonianza della sua non autenticità, non essendo ottenibile con l’ossido di rame e altre materie prime utilizzate dagli egizi.

La testa appare ancora nell’archivio digitale del Louvre, con il numero di inventario E11658, anche se viene definita moderna ed è stata ritirata dall’esposizione. (https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010007850)

Per assurdo, ancora oggi una fonte prestigiosa come la Treccani, mette in dubbio, scusate il gioco di parole, i dubbi sull’autenticità dell’opera, facendo di questa splendida testa il primo e vero “autentico falso” della nostra rubrica 😃

Ecco cosa dice la Treccani (che farebbe meglio, forse, ad aggiornare la sua pagina) : https://www.treccani.it/…/tutankhamon_(Enciclopedia…/

Fonti:

Foto credit: Louvre

Necropoli tebane

TT116 – TOMBA DI PRINCIPE EREDITARIO SCONOSCIUTO

Planimetria schematica della tomba TT116[1] [2]

Epoca:                                   XVIII – XIX (?) Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
sconosciutoPrincipe ereditarioSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi IV-Amenhotep III -?-)versante est, in alto, della collina; a sud della TT90 e a nord della TT115

Biografia

Nessun dato ricavabile se non il titolo di Principe ereditario, ma non essendo noto il periodo, non è dato di conoscere di quale sovrano.

Una figlia offre un calice al proprietario della tomba ed a sua moglie. Da: Hartwig, Melinda. “The Tomb Of A Hety-’, Theban Tomb 116.” 2010
Particolare della figlia offerente. Da: Hartwig, Melinda K. “Tomb painting and identity in ancient Thebes, 1419-1372 BCE.” (2004).

La tomba

La TT116, che ripete la struttura a “T” rovesciata tipica del periodo presenta pochi dipinti parietali leggibili: in uno il defunto e la moglie ricevono libagioni da una figlia; poco oltre, il defunto e la moglie offrono fiori a Thutmosi IV, ma il nome del re è stato poi sostituito con quello di Amenhotep III. Secondo Nadine Cherpion, tuttavia, si tratterebbe di una sovrapposizione del nome di Thutmosi IV su quello di Amenhotep II; la tomba sarebbe quindi da retrodatare a cavallo dei regni di questi due Faraoni.

Il cartiglio di Thutmosi IV sovrapposto a quello di Amenhotep II. Da: Cherpion, Nadine. “Chronologie d’un” surpeint”: le cartouche de la TT 116.” Bulletin de l’Institut français d’archéologie orientale 115 (2015): 77.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  4. Porter e Moss 1927,  p. 233.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 233.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT115 – TOMBA DI SCONOSCIUTO

Planimetria schematica della tomba TT115[1] [2]

Epoca:                                   XIX Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
sconosciutoSheikh Abd el-QurnaXIX dinastiaversante est della collina; nei pressi e a nord della TT114

Biografia

Nessun dato ricavabile per l’assenza di testi parietali.

La tomba

La TT115, che ripete la struttura a “T” rovesciata tipica del periodo, non contiene alcun testo; i pochi dipinti parietali leggibili vedono il defunto, di cui non è noto il nome, in atto di adorazione dinanzi ad Anubi e, poco lontano, il defunto dinanzi a Ra-Horakhti, fiancheggiato da Maat e Hathor; sul soffitto il defunto adora la barca di Ra.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  4. Porter e Moss 1927,  p. 233.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 233.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.