Necropoli tebane

TT127 – TOMBA DI SENEMIAH

Planimetria schematica della tomba TT127[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Senemiah, usurpata in epoca ramesside forse dal figlio PiayScriba reale, Supervisore di tutte le coltivazioniSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia (Thutmosi III ?)nella pianura; pochi metri a nord dalla TT125

Biografia

Senemiah in adorazione del sole. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi

Wazmosi (o Uadjmes) fu il nome del padre di Senemiah, Ahmosi quello della madre; Sensonb e Tetisonb i nomi delle mogli. Piay, Prete wab[5] di Amon, fu, forse, suo figlio e Iahmes suo fratello. Un lungo testo autobiografico è riportato su una stele (n. 9 in planimetria) che ricomprende le titolature e gli incarichi di Senemiah:

  • Scriba reale;
  • Colui che conta i pani dell’Alto e Basso Egitto;
  • Colui che conta gli indumenti e i cereali dell’Alto e Basso Egitto;
  • Supervisore di tutti i prodotti;
  • Supervisore del luogo del vino (letteralmente del luogo del vino: le cantine);
  • Supervisore al pollame e al pescato;
  • Direttore del tesoro delle due case;
  • Portatore del sigillo del Signore delle Due Terre;
  • Consigliere del re e delle sue responsabilità;
  • Grande di favori nel Palazzo reale;

egli inoltre definisce se stesso come: “fidato”, “unico” e “grandemente amato”. Il fatto che l’incarico originariamente assegnatogli da Djehuti (TT11), suo predecessore come Direttore del tesoro, comprendesse anche la supervisione delle spezie e la contabilità della mirra e dell’incenso, ha fatto supporre che tale incarico gli fosse stato assegnato dopo la missione diplomatico/commerciale voluta da Hatshepsut nella terra di Punt. Due ulteriori incarichi non sono ancora stati bene interpretati: “Dignitario nella casa dell’imbalsamazione” e “Colui che amplia il luogo nella Casa della Vita”[6] La tomba venne successivamente occupata, in epoca ramesside, da Piay, forse suo figlio, ma più probabilmente un discendente visto l’intervallo di tempo, e dal figlio di costui, Pairy.

La tomba

L’ingresso della TT127. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi

La tomba si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata, tipica delle sepolture di questo periodo, con camera rettangolare al fondo. Si trattava, certamente, di una delle tombe più belle e decorate dell’area, ma fino a non molto tempo addietro era sepolta sotto moderne costruzioni del villaggio di Gurna, oggi demolite, e veniva usata come stalla; una ripida scala in pietra, molto danneggiata, conduce alla porta di accesso. La tomba si presenta molto scura a causa di fuliggine e residui dovuti al lungo impiego come abitazione e ricovero per animali; i colori originali, nonostante le operazioni di pulizia, sono del tutto scomparsi e le decorazioni parietali sono costituite da rilievi di ottima fattura. La presenza di un testo che richiama una “fanciulla discendente dalla carne di Amon”, seguito da alcuni geroglifici interpretabili come “vita, salute e prosperità” (epiteti tipicamente destinati ai sovrani) ha fatto propendere per l’inizio della costruzione verso la fine del regno di Hatshepsut e l’ultimazione sotto quello del suo successore Thutmosi III.

La sepoltura venne riutilizzata in periodo ramesside, da Piay che era forse figlio, o più verosimilmente discendente, di Senemiah[7]. Benché il nome di Piay sia sempre accompagnato dall’epiteto “figlio di Senemiah”, infatti, ciò appare storicamente improbabile giacché quasi sei generazioni separerebbero i due personaggi; questo a meno di non voler ipotizzare che l’occupante del periodo ramesside recasse lo stesso nome del figlio effettivo del titolare della tomba, o che il Piay del periodo successivo in qualche modo non vantasse un rapporto di discendenza diretta con Senemiah. Resta il fatto che la successiva occupazione non mutò alcunché dell’apparato pittorico, anzi lo restaurò in alcuni punti, e le successive iscrizioni furono artisticamente adattate alle preesistenti sfruttando ogni spazio ancora libero[8]. Si è valutato che la TT127, dati gli incarichi particolarmente importanti assegnati a Senemiah, appaia molto modesta e che perciò tale sepoltura sia stata realizzata quando egli ricopriva incarichi di minor prestigio potendo successivamente contare su una tomba, non ancora scoperta, più adeguata al suo rango.

Un corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[9]) è rappresentato il defunto in adorazione, adduce ad una sala trasversale[10]; su due registri (2), il defunto riceve prodotti dell’Alto e Basso Egitto e assiste all’aratura e alla raccolta del lino. Le scene agricole proseguono nel dipinto successivo (3) in cui il “figlio” Piay, Prete wab di Amon, coadiuvato da altri preti presenta liste delle offerte al defunto e alla madre Tetisonb in presenza di suonatrici di tamburello e di arpisti.

Piay presenta le offerte; al di sotto un arpista e suonatrici di tamburello. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi

Una falsa porta (4) alla cui sommità sono rappresentati il defunto e Tetisonb, mentre sui ritti portatori di offerte; poco oltre (5) il defunto e Tetisonb seduti dinanzi a un’altra coppia mentre preti offrono libagioni e (6) il defunto riceve prodotti tipici del Fayyum.

La falsa porta; in alto Senemiah e Tetisonb. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi

Sul lato ovest dell’entrata (7) il defunto e la madre ispezionano prodotti provenienti dalla Nubia compresi alcuni tori, la scena prosegue con la preparazione di pollame che si sviluppa anche oltre (8) con la preparazione di pesce e con portatori di offerte su due registri sovrapposti.

Scena di caccia: il capocaccia emerge da un canneto per ordinare ai cacciatori di tirare la rete che intrappolerà gli uccelli. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi

Sul lato corto della sala (9) una stele con “ammonimenti ai viventi” e testi autobiografici; poco oltre (10) il defunto e il padre ispezionano portatori di bestiame e pollame e assistono alla cattura di oche, asini, gru. Ultimo rilievo della sala trasversale (11) rappresenta il defunto con una moglie a pesca e scene di vendemmia.

La vendemmia. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi

Un altro corridoio, sulle cui pareti (12) sono rappresentati un elenco di festività, il “figlio” Piay in adorazione, con un inno a Ra, e la moglie di questi che suona il sistro, dà accesso ad una sala perpendicolare alla precedente[11]. Su tre registri sovrapposti (13) scene del corteo funerario e del pellegrinaggio ad Abydos.

Il pellegrinaggio ad Abydos. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi
Il corteo funebre, con il sarcofago posizionato su un letto funerario. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi

Sulla parete opposta (14) scene di riti in presenza della mummia e di trasporto di statue; poco discosto (15) Piay, e alcune donne di famiglia, in offertorio dinanzi al defunto e a Tetisonb, moglie di Senemiah.

I rituali davanti alla mummia del defunto. Fonte: osirisnet.net, foto Gilberto Modonesi
Anche nella TT127 compare il misterioso “tekenu”

Un altro corridoio, sulle cui pareti (16) è rappresentato un fratello di Senemiah e testi di offertorio del “figlio” Piay, adduce ad una camera rettangolare interna[12] in cui erano iniziati lavori di ampliamento della tomba. In alto (17) i titoli del defunto e poco oltre (18), più in basso, su due registri sovrapposti, il defunto e la moglie Sensonb ricevono libagioni e fumigazioni d’incenso a cura di un prete lettore[13]; seguono i resti di una lista di offerte (19) e (20) il defunto purificato da sei preti. Sulla parete est della sala (21) il defunto con Tetisonb e (22) un uomo con lista delle offerte dinanzi al defunto seduto.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 28
  4. Porter e Moss 1927,  p. 241.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 241.
  6. Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
  7. Porter e Moss 1927,  p. 237.
  8. Sethe 1906,  pp. 494-516.
  9. Sethe 1906,  pp. 513-514.
  10. Kampp 1996,  pp. 417-418.
  11. Porter e Moss 1927,  pp. 237-241.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

[6]      La TT127 appare decisamente piccola per un funzionario di alto rango come il Direttore del tesoro; per tale motivo, gli studiosi suppongono che sia stata realizzata quando Senemiah era solo Scriba e Supervisore, e che con la nomina a direttore del tesoro gli sia stata realizzata una seconda sepoltura non ancora rinvenuta. Ciò giustificherebbe, peraltro, l’occupazione successiva della sepoltura da parte di Piay e di suo figlio Pairy.

[7]      Mentre gli epiteti di Piay recano il nome del dio Amon, quelli riferiti a Senemiah sono stati scalpellati proprio nelle parti in cui sarebbe dovuto esserci il nome di tale divinità, operazione che avvenne, molto probabilmente, durante il periodo dell’Eresia amarniana. Analogamente scalpellata è inoltre, l’immagine di un prete wab di Aton

[8]      In un caso alcune iscrizioni relative a Piay, e a suo figlio Pairy, sono state inserite nello spazio tra le zampe di una sedia su cui è assiso Senemiah.

[9]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 238.

[10]     10 x 2,6 m.

[11]     5.8 x 2 m.

[12]     5,6 x 2.5 m.

[13]     Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

Autentici falsi

LA “PRINCIPESSA DI AMARNA” DEL BOLTON MUSEUM

La bellissima « Principessa di Amarna » del Bolton Museum. Foto di Marc Berry, Bolton Evening News 29/09/2003

L’incredibile storia della “Principessa di Amarna” del Bolton Museum.

Nel 2003, il Bolton Museum acquistò, per la somma di £ 440.000, uno splendido torso in luminosa calcite (alabastro), proveniente da Amarna.

La principessa di Amarna del Bolton Museum

Il proprietario del bellissimo pezzo era un anziano signore, tal George Greenhalgh, il quale l’aveva trovato in una collezione dimenticata del nonno, un appassionato di reperti egizi, che l’aveva acquistato ad un’asta pubblica nel 1892.

Il sig. Greenhalgh non conosceva il valore della statua ma, sapendo che era in famiglia da oltre un centinaio d’anni, aveva pensato di venderla per ricavarne, pensava, circa £ 500, o in alternativa, di usarla come statua da giardino.

Colpiti dalla statua, che presentava tutte le caratteristiche dello stile di Amarna, gli esperti del museo condussero le proprie analisi interne e, secondo una metodologia scientificamente accettata, chiesero il parere sia a Christie’s, che ne confermò l’autenticità, valutando la statuetta £ 500.000, sia al British Museum, che confermò a sua volta l’autenticità del pezzo.

La statuetta fu quindi acquistata ed esposta al pubblico nel 2003, in una famosa mostra intitolata “Saved!”, inaugurata addirittura dalla Regina Elisabetta II.

I curatori posero l’accento sull’unicità ed eccezionalità della statua e sui tratti in comune con due famosi torsi amarniani conservati al Louvre e al Penn Museum.

Le statue simili ma autentiche del Louvre, Penn Museum e Ashmolean Museum che fornirono l’ispirazione al falsario
Con il senno di poi, si vide che le proporzioni antiche non erano rispettate e che la torsione del busto non corrispondeva ai canoni dell’arte egizia di Amarna

Sennonché, secondo il famoso detto, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, e Shaun Greenhalgh, figlio di George Greenhalgh, nel 2006 finì con il padre sotto inchiesta da parte della Scotland Yard’s Arts and Antiquities Unit per aver cercato di vendere un rilievo assiro sospetto, proveniente sempre dalla collezione del nonno.

Il falsario, il falso rilievo assiro e la falsa principessa. Fu il rilievo assiro che mise gli inquirenti sulle tracce del falsario, a causa di alcuni errori sospetti

Si scoprì quindi che il bellissimo torso di Amarna era opera dello stesso Shaun il quale, nel corso della sua brillante carriera, era riuscito a produrre e vendere falsi da lui stesso creati (sembrerebbe almeno 120 pezzi) per circa 1 milione di sterline.

Su ammissione di Shaun, la principessa di Amarna era stata realizzata in tre mesi, con attrezzature per il fai da te e antichizzata grazie ad una mescolanza di té e creta, dopo essere stata sepolta in giardino per circa sei mesi.

Altro indice che si tratti di un falso: un busto posto sul torso di Parigi si adatta perfettamente, mentre sul falso no
Altra incongruenza: La parrucca non raggiunge il seno

Shaun fu quindi arrestato e condannato a 4 anni e 8 mesi di carcere. Furono arrestati e condannati anche i genitori che l’avevano aiutato nella truffa.

L’allegra famiglia condannata. Nonostante la fortuna accumulata, la famiglia continuava a vivere in una casa popolare

La statua, ritirata dall’esposizione nel 2006, fu di nuovo esposta nel museo nel 2011 in occasione di una mostra sui falsi e, dal 2018, in una sezione dedicata ai falsi.

Shaun Greenhalgh uscì dal carcere nel 2010 e nel 2019 ritornò a visitare il museo, esprimendo profondo rammarico per quanto commesso.

Shaun ammira la sua opera al museo di Bolton nel 2019

Le foto, tratte principalmente da un post di Ruth Thomas, che ringrazio, sono tutte accompagnate da didascalie con informazioni del curatore del museo, Ian Trumble, che spiegano il perché questo sia un bellissimo falso.

Cliccate sulle foto per le didascalie.

Patrizia Burlini

Fonti:

https://en.m.wikipedia.org/wiki/Amarna_Princess

https://getpocket.com/…/the-artist-the-conman-and-the…

http://news.bbc.co.uk/…/england/manchester/7090795.stm

https://www.theboltonnews.co.uk/…/1840810.antiques…

Ruth Thomas, Northamptonshire Ancient Egypt Historical Society, Facebook

https://www.facebook.com/share/p/FauFikyoYGqk8xJr/?mibextid=K35Xf

Mai cosa simile fu fatta

L’EGITTO TOLEMAICO

Statua di di Cleopatra VII
Hermitage Museum San Pietroburgo
A 3936

L’avanzata del re macedone Alessandro Magno dalla Grecia fin nel cuore del regno persiano mise fine anche alla dominazione dei persiani in Egitto.

Nel 332 a. C. le truppe macedoni marciarono su Menfi, Alessandro fondò la nuova capitale, Alessandria, sul luogo di un porto egizio lungo un braccio occidentale del Nilo in posizione favorevole alle comunicazioni.

Passando per Mersa Mathrul raggiunse l’oasi di Siwa, dove fece legittimare la propria autorità dall’oracolo del tempio di Amon.

Una piccola minoranza greca diventa così classe dirigente: la lingua ufficiale dello stato adesso è il greco a cui si affianca il demotico per l’amministrazione.

Convivono così due popoli, due lingue e due culture, ma sono i dominatori ad assimilarsi alla coltura locale, identificando i propri dei con quelli egizi e mutando culti e tradizioni.

Dopo la morte di Alessandro è Tolomeo I ad amministrare ciascuna delle province d’Egitto.

La dinastia tolemaica regnerà salda per tre secoli mantenendo vive le tradizioni dell’Egitto faraonico , fino al momento del declino, all’arrivo della nuova potenza del Mediterraneo: Roma

Maschera funeraria di Hirnedjitef
British Museum, Londra – EA6679

I nuovi faraoni, sovrani di due popoli ed eredi di due tradizioni artistiche, quella egizia e quella greca, scelsero di conservarle entrambe, senza però permettere che si contaminassero a vicenda.

La Statuaria regale, destinata ad uso interno della corte, si mantiene più prossima alla tradizione ellenistica sia nei temi che nella resa.

Le immagini di Alessandro Magno e quelle dei Tolomei , fino all’ultima Cleopatra, si inquadrano perfettamente nello stile ellenistico, e incarnano un ideale eroico di sovrano conquistatore.

Sono figure piene del movimento e del realismo tipici dell’arte greca di quel periodo.

In netto contrasto con queste opere si pone invece la produzione pubblica, quella destinata al popolo, una produzione di propaganda che mira a far percepire la dominazione senza fratture rispetto al passato.

Le immagini scolpite sui templi e la statuaria votiva si inquadrono con continuità di stile temi della tradizione faraonica.

Già Alessandro aveva compreso che lo strumento migliore per mantenere il potere sul paese era mostrarsi legati alla tradizione.

I sovrani greci furono così faraoni in tutto e per tutto, ed eressero templi secondo le regole architettoniche del Nuovo Regno.

La produzione artistica del periodo dei Tolomei si rifà dunque alla stessa simbologia e ricorre alle stesse tecniche, riproponendo la staticità, la ieraticità e perfino i tratti somatici che caratterizzano le statue egizie.

Nelle decorazioni dei Templi i Tolomei si presentano nelle loro funzioni rituali e militari, come sovrani illuminati divinizzati in vita.

I due stili, quello greco e egizio, non si conpenetrano mai: né la produzione greca né tanto meno quella egizia risentono della reciproca influenza.

Tipico del periodo greco è il cambiamento delle figure femminili che diventano più sensuali: nella rappresentazione dei corpi, si accentua la rotondità dei fianchi e dei seni.

Le regine e le dee indossano una lunga veste aderente e solo una leggera linea sopra le caviglie lascia intendere che non sono nude.

Con il passare degli anni però gli schemi della produzione in stile egizio diventano sempre più stereotipati, anche le decorazioni in scene risultano appesantita, sia nel modellato che nella composizione diventando sempre più rigide e prive di spunti creativi.

Cleopatra VII
Mauritania ( provenienza incerta), successivo al 30 a. C
Altezza 28 cm – Berlino SMPK, Antikenmuseum, 1976.10.

Cleopatra VII, ultima reggente della Dinastia Tolemaica, è una delle personalità politiche di maggior rilievo della sua epoca. La spiccata intelligenza e il carisma personale giocarono un ruolo maggiore rispetto alla presunta bellezza della regina in senso classico, a giudicare dai suoi ritratti presenti sulle monete contemporanee.
Questo ritratto greco postumo della regina proviene con ogni probabilità dalla Mauritania, dato che la figlia Cleopatra Selene sposò Giuba II di Mauritania. Il figlio di Cleopatra venne isolato per ragioni politiche da Augusto, che autorizzò l’esecuzione di ritratti postumi di Cleopatra a scopo privato.

Fonte e fotografie:

  • L’arte egizia – Alice Cartoccio, Gloria Rosati – Giunti
  • Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann
  • British Museum, Londra
Necropoli tebane

TT126 – TOMBA DI HORMOSE

L’area di Sheikh Abd el-Qurna (area sud) con l’indicazione delle Tombe dei Nobili presenti[1] [2]

Epoca:                                   Periodo Tardo

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
HormoseGrande comandante di soldati del dominio di AmonSheikh Abd el-QurnaPeriodo Tardo (?)casa di Daud Abd el Malak[5]; nella pianura; nei pressi della TT125

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile.

La tomba

Se ne conosce l’esistenza, ma non l’ubicazione. E’ noto che nel corridoio d’ingresso esistesse un dipinto del defunto e della moglie in offertorio e inni sacri e che fossero riportati nome e titoli del defunto.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 241.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 28-29
  5. Porter e Moss 1927,  p. 241.
  6. Porter e Moss 1927,  p. 241.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo considerando che la pubblicazione del “Topographical Catalogue” risale al 1913.

Necropoli tebane

TT125 – TOMBA DI DUAUNEHEH

Planimetria schematica della tomba TT125[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
DuaunehehPrimo araldo reale, Supervisore dei possedimenti di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia (Hatshepsut)nella pianura; circa 30 m a nord dalla TT55; leggermente a nord-est della TT53

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti, il nome della madre: Tarunet.

La tomba

La tomba si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata, tipica delle sepolture di questo periodo, con camera rettangolare al fondo.

L’ingresso della TT125 (a sinistra) sul cortile condiviso con la TT263. Da: Buzov E. e Lekov T., Preliminary Report on the Archaeological survey of Theban Tomb No. 263 by the Bulgarian Institute of Egyptology (2013)

Nel cortile antistante, condiviso con la TT263, due stele; un corridoio, sulle cui pareti, in quattro registri sovrapposti, è rappresentato (1 in planimetria[5]) il defunto che offre mirra e compie riti, dà accesso alla sala trasversale sulle cui pareti (2) il defunto e la famiglia cacciano, pescano e arpionano ippopotami; segue (3) il defunto e la famiglia che esce verso il Paese rivolto verso una falsa porta (4). Segue (5) scena del fratello del defunto (di cui non è indicato il nome) con alcune donne che offrono libagioni al defunto e alla madre e il defunto (6) che ispeziona la sua tomba. Alcuni frammenti (7), oggi al Metropolitan Museum di New York (cat. 55.92.1), riportano scene di ispezione a lavori agricoli e probabilmente di pesca; segue (8) una stele con il cartiglio di Hatshepsut e i resti di un testo autobiografico mentre poco oltre (9) il defunto offre gioielli, vasi, archi e frecce alla regina Ahmose.

Frammento con lavori agricoli, Metropolitan Museum di New York (cat. 55.92.1)

Un breve corridoio adduce ad una sala perpendicolare alla precedente; sulla parete sud (10 – 11) in cinque registri sovrapposti scene della processione funeraria, del trasporto delle suppellettili funebri, del pellegrinaggio ad Abydos e del defunto in offertorio a Osiride. Sulla parete opposta (12), i resti di riti sulla mummia e (13) il banchetto funebre del defunto in presenza di musicisti (arpisti, cantanti e suonatrici di tamburello).

Carpentieri al lavoro su una colonna ed un portale. Rilievo di N. de Garis Davies

Un altro corridoio, sulle cui pareti (14) sono rappresentate le regine Ahmose e Hatshepsut, dà accesso ad una camera rettangolare sul fondo della quale si trovano (21) le statue del defunto e di due donne (di cui non è precisato nome o grado di parentela). Sulle pareti (15 – 16) uomini che eseguono riti con giare contenenti unguenti sacri; sulle pareti opposte (17 – 18) uomini con liste di offerte in presenza del defunto. Su tre registri (19) scene del banchetto funebre e (20) il defunto purificato ritualmente da preti.

Operai al lavoro su una falsa porta. Rilievo di N. de Garis Davies

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
  4. Porter e Moss 1927,  p. 237.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 237.
  6. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  7. Porter e Moss 1927,  p. 237.
  8. Porter e Moss 1927,  pp. 237-241.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 237.

Necropoli tebane

TT124 – TOMBA DI RAY

Planimetria schematica della tomba TT124[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
RaySupervisore dei magazzini del Signore delle Due Terre; Amministratore del buon Dio Thutmosi ISheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi I)nella pianura; a sud della TT55

Biografia

Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti, il nome della moglie: Taerdais.

La tomba

La TT124 si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture di questo periodo. Un breve corridoio dà accesso alla sala trasversale sulel cui pareti sono ancora leggibili solo due dipinti: in uno, su quattro registri sovrapposti, il corteo funebre e preti che officiano riti presentando liste di offerte; in un altro il defunto e la moglie seduti, con uno specchio sotto la sedia della donna.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
  4. Porter e Moss 1927,  p. 237.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 235.
  6. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  7. Porter e Moss 1927,  p. 237.
  8. Porter e Moss 1927,  p. 237.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT123 – TOMBA DI AMENEMHAT

Planimetria schematica della tomba TT123[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenemhatSupervisore dei granai; Contabile del paneSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III)nella pianura; a sud delle TT55 e TT124

Biografia

Amenemhat e Henutiri ritratti nella TT123. Da: Pellini, José, Bernarda Marconetto, and Lucas Gheco. “How to avoid the trick? Heritage discussions from Theban tomb TT123, Luxor (Egypt).” Current Anthropology 64.4 (2023)

Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti parietali, il nome della moglie: Henu(t)iri.

La tomba

La parete nord del corridoio. Da: Gheco, Lucas, et al. “Overlapping Histories: A Stratigraphical Approach to the Walls of Theban Tomb 123 (Luxor, Egypt).” Journal of Field Archaeology 48.4 (2023)

La TT123 si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture di questo periodo. Un breve corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria[5]) sono rappresentati il defunto seduto, liste delle offerte e inni a Ra, dà accesso ad una sala trasversale con resti di scene (2) di un uomo in presenza di Thutmosi III seguite, su una tamponatura oltre la quale si trova la TT368, dai resti di una stele (3) con i cartigli dello stesso faraone. Seguono (4) brani dal Libro dei morti con preti che presentano una lunga lista di offerte rituali; poco oltre (5) il defunto e la sua famiglia a pesca e a caccia, e mentre eseguono un censimento del bestiame tra cui tori con corna decorate; il defunto (7) a caccia di ippopotami mentre la moglie riceve offerte dalle terre paludose del Delta nilotico. Sulla parete più corta (6) i resti illeggibili di una stele testuale.

Lavoranti ritratti nella TT123. Rilievo di N. de Garis Davies

Un altro breve corridoio, sulle cui pareti (8) sono visibili i resti di testi sacri, immette in una sala perpendicolare alla precedente. Sulla parete sud (9), su tre registri sovrapposti, scene della processione funeraria e del pellegrinaggio ad Abydos. Sulla parete opposta il defunto a caccia nel deserto su un carro (10), su tre registri sovrapposti (11) il defunto che ispeziona il bestiame, condotto da mandriani, tra cui tori, maiali, oche, cavalli con puledri, asini e gru. Poco oltre (12) un uomo in offertorio al defunto e alla moglie. In una camera più interna (13) le statue del defunto e della moglie.

Amenemhat sul suo carro. Rilievo di N. de Garis Davies

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
  4. Porter e Moss 1927,  p. 235.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 236.
  6. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  7. Porter e Moss 1927,  p. 236-237.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 232.

Necropoli tebane

TT122 – TOMBA DI [AMEN]HOTEP

con cappella intestata ad Amenemhat

Planimetria schematica della tomba TT122[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
[Amen]hotep[5], con cappella intestata ad Amenemhat (vedi anche TT58)entrambi Supervisori dei magazzini di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia (Thutmosi III ?)quasi alla sommità del versante nord-est della collina; a nord e più in basso della TT120

Biografia

il visir ed una donna (la moglie?) ricevono offerte dal fratello del visir da: Shirley, JJ. “One Tomb, Two Owners: Theban Tomb 122 – Re-Use or Planned Family Tomb?” (2010)

Genitori di [Amen]hotep furono Aamtju Ahmose, Visir, titolare della tomba TT83 e Tahamethu. Figlio di [Amen]hotep fu Merymaat, Secondo Profeta di Amon, mentre suoi fratelli furono Ankheperkhara, Profeta di Montu, e User (?) (tomba TT61). Padre di Amenemhat fu invece Neferhotep, Profeta, mentre sua moglie fu Esnub. 

Rilievo di Amenemhat, da: Shirley, JJ. “One Tomb, Two Owners: Theban Tomb 122 – Re-Use or Planned Family Tomb?” (2010)

La tomba

Una lunga sala presenta, sulla parete sud, tre cappelle una della quali presenta un passaggio, impraticabile, verso la TT58. Sulle pareti della sala resti di testo e liste di offerte, nonché banchetto funebre e scene di offertorio di [Amen]hotep con i fratelli Ankheperkhara e User.

Parete tra la seconda e la terza cappella, da: Shirley, JJ. “One Tomb, Two Owners: Theban Tomb 122 – Re-Use or Planned Family Tomb?” (2010)

Nelle cappelle dedicate ad Amenemhat, due donne con abiti e incenso dinanzi al defunto e scene di rituali funebri con preti purificatori dinanzi alla mummia.

Il soffitto della terza cappella, da: Shirley, JJ. “One Tomb, Two Owners: Theban Tomb 122 – Re-Use or Planned Family Tomb?” (2010)

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
  4. Porter e Moss 1927,  p. 235.
  5. Porter e Moss 1927,  p. 235.
  6. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  7. Porter e Moss 1927,  p. 235.
  8. Porter e Moss 1927,  p. 235-236.
  9. Shirley, JJ. “One Tomb, Two Owners: Theban Tomb 122 – Re-Use or Planned Family Tomb?” Millions of Jubilees: Studies in Honor of David P. Silverman (2010)

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Data la imprecisione della parte iniziale del nome, la tomba TT122 venne assegnata da Gardiner e Weigall a Neferhotep.

Necropoli tebane

TT121 – TOMBA DI AHMOSE

Planimetria schematica della tomba TT121[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AhmosePrimo Lettore[5] di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III ?)quasi alla sommità del versante nord-est della collina; a nord e più in basso della TT120

Biografia

Nessuna notizia biografica ricavabile dai testi parietali.

La tomba

L’esterno della TT121. Foto © Heidi Kontkanen

La TT121 si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture di questo periodo. Un breve corridoio, sulle cui pareti è rappresentato il defunto in compagnia di due donne, dà accesso ad una sala trasversale sulle cui pareti, in quattro registri sovrapposti, è rappresentata la cattura di uccelli e animali selvatici, nonché il censimento del bestiame.

Il breve corridoio della TT121. Foto © Heidi Kontkanen

Pochi frammenti recano l’immagine di due uomini inginocchiati che sovrastano una lunga lista di offerte e dipinti di suppellettili; poco oltre, la nave di Thutmosi III con dee alate sulle fiancate. Segue un inno a Ptah-Seker-Osiride, nonché tracce di una processione funeraria con il trasporto di suppellettili tra cui archi, collane, statue del re, lo stendardo del dio Horus e rituali sulla mummia.

Reperti della TT121 conservati al Metropolitan Museum of Art, New York, tra cui una testa, forse proveniente da un ushabti o coperchio di un vaso canopo, e diversi coni funerari
La testa proveniente dalla TT121. Met Museum 35.3.316a

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
  4. Porter e Moss 1927,  p. 235.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  6. Porter e Moss 1927,  p. 235.
  7. Porter e Moss 1927,  p. 235.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.

Necropoli tebane

TT120 – TOMBA DI ANEN

Anen in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT120[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Anen  (riportato anche come Mahu in Gardiner e Weigall 1913)Secondo Profeta di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III-?-)versante nord-est della collina; tra la TT71 e la TT121

Biografia

Fratello della regina Tye, Grande sposa reale di Amenhotep III, fu figlio di Yuya e Thuya, la cui tomba si trova nella Valle dei Re (KV46)[5].

La tomba

Amenhotep III e Tiye sui rispettivi troni. Disegno di  Nina de Garis Davies (MET, 33.8.8)

La TT120 si sviluppa planimetricamente con forma a “T” rovesciata tipica delle sepolture di questo periodo. Un breve corridoio dà accesso ad una sala trasversale sulle cui pareti è rappresentato il raccolto del grano in presenza di Amenhotep III. Poco oltre, il re Amenhotep III e la regina Tye (sotto il cui trono si nascondono una scimmia, un gatto e un’oca), assisi in trono i cui braccioli sono costituiti da sfingi e sulla cui predella sono riportati i Nove Archi[6], ovvero la rappresentazione dei nove principali nemici dell’Egitto.

Un breve corridoio, sulle cui pareti sono visibili i resti di un dipinto del defunto seduto, adduce ad una sala perpendicolare alla precedente con rilievi dei Campi di Aaru, una lunga lista di offerte e tracce di una processione funeraria. Sono inoltre presenti brani tratti dal Libro delle Porte e tracce del defunto presentato da Anubi a Osiride.

Particolare degli animali sotto il trono di Tiye.  Nina de Garis Davies (MET, 30.4.93)

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 234.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26
  5. Porter e Moss 1927,  p. 234.
  6. Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
  7. Porter e Moss 1927,  p. 234.
  8. Porter e Moss 1927,  p. 234.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Benchè non esistano prove archeologiche o testuali, si ritiene che Anen e Tye fossero fratelli anche di Ay, l’immediato successore di Tutankhamon; tale supposizione troverebbe fondamento nel fatto che i tre fossero, come Yuya e Thuya, nativi di Akhmim e che Ay, peraltro, avrebbe ereditato i titoli di Thuya.

[6]      L’iconografia dei Nove Archi, intesi come nemici dell’Egitto, è molto antica; il primo esempio si rinviene, infatti, sul piedistallo del trono della statua di Djoser a Saqqara, posti sotto i piedi del sovrano. Non esiste caratterizzazione dei popoli fino al regno di Amenhotep III; successivamente i Nove Archi varieranno a seconda delle condizioni diplomatiche o di attrito esistenti. Sotto la XVIII dinastia si annoveravano, tra gli altri, gli Haw-Nebwt, i popoli delle isole; gli Shwtyw, gli alto-nubiani; i Pedjetiw-Shw, “quelli del deserto orientale”; i Tjekhenw, i libici; mentre sotto Ramses II faranno la loro comparsa gli Hittiti, i Sangar (babilonesi) e Naharina, ovvero i mitanni.