Necropoli tebane

TT84 – TOMBA DI IAMUNEDJEH (o AMUNEZEH)

PARZIALMENTE USURPATA DA MERY

Planimetria schematica della tomba TT84[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Iamunedjeh (detto anche Amunezeh); parzialmente usurpata da Mery (TT95)Primo araldo del Re, Sovrintendente dell’Aula del Giudizio (?)Sheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (inizi del regno di Thutmosi III)versante est della collina; a sud della TT85 e poco più sopra delle TT97 e TT99

Biografia

Padre di Iamunedjeh, titolare della TT84, fu il Giudice Sidhout, mentre la madre fu Resi.

Henutnefert fu sua moglie; Khaemwaset, Quarto Profeta di Amon, fu suo fratello.

La tomba

La tomba si presenta con la forma a “T” capovolta tipica delle strutture di questo periodo storico. Un breve corridoio (1 in planimetria) sulle cui pareti si possono intravedere i resti di alcuni inni sacri, nonché immagini del defunto e della moglie, dà accesso ad una camera trasversale alle cui estremità si trovano due cappelle denominate del sud e del nord.

La sala trasversale vista da est. © Università di Basilea

Nella cappella sud (10 in planimetria) un uomo (figlio?) offre libagioni al defunto e a sua madre sulla parete sinistra, ed al defunto e suo padre sulla parete destra; nella cappella nord (11) il defunto con il padre (dipinto non finito) e scena di offertorio ai due personaggi. Sulla parete di ingresso (2-3) la raccolta del bestiame e scene del defunto e di un figlio; sulla parete adiacente (6-7) uomini che recano cibi, nonché scene di offertorio di fiori al defunto da parte del fratello Khaemwaset alla presenza di una fanciulla che suona il flauto doppio. Sui lati corti della sala si trovano due stele: su una (4), oltre a testi autobiografici, il defunto offre libagioni al cartiglio di Thutmosi III; sulla parete opposta (8) analoga stele è stata usurpata da tale Mery, la cui tomba conosciuta è la TT95. Qui il defunto (Mery in questo caso) in offertorio a Osiride, inno a Ra e testi autobiografici. Sull’altro lato lungo della sala (5-9), il defunto, in presenza di Thutmosi III, riceve nubiani che recano tributi tra cui giraffe, ghepardi, scimmie, babbuini, e siriani che recano, a loro volta cavalli, carri, orsi e vasi decorativi.

L’iscrizione sullo stipite sinistro della porta. Da: KAMPP, F. (1996): Die Thebanische Nekropole

Uno stretto corridoio (12) adduce ad una camera perpendicolare alla precedente sulle cui pareti (13) la rappresentazione del corteo funebre e dei riti sulla mummia sono stati usurpati da Mery.

La parete sud del corridoio. © Università di Basilea

Segue la rappresentazione (14) di Khaemwaset, fratello del titolare Iamunedjeh, che offre mazzi di fiori al defunto e sua moglie. Sulla parete opposta (15) Iamunedjeh e sua moglie Henutnefert a caccia nel deserto a bordo di un carro (sono labili le tracce rimaste degli animali cacciati); segue una scena, usurpata da Mery e sua madre, di ispezione di prodotti del Delta nilotico. Il defunto (17) a caccia e a pesca, precede (18) un uomo che presenta una lista di offerte al defunto e a sua moglie.

Un ulteriore corridoio (19) dà accesso ad una cappella finale sulle cui pareti sono rappresentati (20, dipinto non ultimato) il defunto e la moglie in offertorio e (21) il defunto e un altro uomo anch’essi in atto di offrire libagioni verso la nicchia di fondo (22) in cui è rappresentato Anubi.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 167.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  5. Porter e Moss 1927,  p. 167.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 167-170.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT83 – TOMBA DI AAMTJU AHMOSE

Planimetria schematica della tomba TT83[1] [2] e, in rosso, ipotesi di espansione

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Aamtju AhmoseGovernatore della Città (Tebe) e VisirSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (inizi del regno di Thutmosi III)a metà altezza del versante est della collina

Biografia

Il nome del titolare era Aamtju, detto anche Ahmes o Ahmose, Governatore di Tebe e Visir durante la prima parte del regno di Thutmosi III. Oltre lui, solo altri due sommarono le due cariche: suo figlio User (titolare delle tombe TT61 e TT131), che assunse la carica nell’anno V di regno di Thutmosi III, e suo nipote Rekhmira (TT100)[5], alla fine del regno di Thutmosi e all’inizio di quello del suo successore Amenhotep II. Unica ulteriore nota biografica, ricavabile peraltro non dalla TT83 bensì dalla tomba TT131 del figlio User, è il nome della moglie: Ta-aametju.

La tomba

La facciata della TT83
Come appare oggi la facciata della TT83. Fonte:osirisnet.net

TT83 appartiene alla categoria delle cosiddette tombe a “saff[6], ovvero strutture architettoniche che, nella facciata presentano una fila di pilastri scavati nella roccia o nel terreno. Benché tale soluzione sia riscontrabile specie nelle tombe del Medio Regno, si ritiene tuttavia che nel caso specifico la TT83 non sia una tomba del Medio Regno riusata, ma sia stata effettivamente realizzata durante la XVIII dinastia e segnatamente durante il regno di Thutmosi III[7].

Come solito per le tombe dell’area, un cortile, oggi molto danneggiato e quasi indefinito per le strutture che vi sono state costruite di recente, precede la facciata ampia quasi 25 m; questa, scavata direttamente nella collina, è costituita da otto pilastri quadrati[8]. Gli stessi pilastri e il soffitto dell’atrio (molto danneggiato), erano dipinti e oggi restano solo tracce, sul soffitto, dei titoli del defunto.

L’atrio della TT83. Fonte:osirisnet.net

Un’unica porta si apre su un lungo corridoio perpendicolare alla facciata sulle cui pareti erano rappresentati riti sulla mummia e i titoli del figlio User, visir a sua volta e titolare delle tombe TT61 e TT131. Tali decorazioni, citate da Porter e Moss 1927, sono oggi scomparse.

Il corridoio della TT83 è attualmente murato. Foto: Thierry Benderitter. Fonte:osirisnet.net

E’ bene precisare che le già precarie condizioni e la particolare posizione panoramica sull’intera vallata[9], nonché le particolari condizioni climatiche che rendono la temperatura costante, ha fatto sì che TT83 venisse prescelta da molti egittologi[10] per installarvi la propria abitazione provvisoria durante campagne di scavo.

Il panorama dalla TT83. Thierry Benderitter

Primo ad occupare la tomba come propria abitazione, per circa un decennio agli inizi dell’800, fu John Gardner Wilkinson tanto che TT83 è ancora oggi nota anche come “casa di Wilkinson”. Per adattarla alle sue necessità Wilkinson eresse mura in mattoni crudi e realizzò stanze tanto che al termine dei lavori la “casa” era costituita da un’anticamera, stanze da letto, salone, sala da pranzo, cucina, stanze per la servitù e colombaia (vedi planimetria)[11].

“Casa Wilkinson” in una planimetria di Karl Richard Lepsius

Fonti

  1. Kampp 1996.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 167.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  6. Porter e Moss 1927,  p. 167.
  7. Kampp 1996.
  8. Porter e Moss 1927,  p. 167.
  9. Manniche 1988.

“casa Wilkinson” in una planiemtria di Karl Richard Lepsius

La facciata di TT83


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Il fatto che le potentissime cariche siano state appannaggio della stessa famiglia per tre generazioni, così concentrando un potere enorme, potrebbe essere alla base della caduta in disgrazia del visir Rekhmira (TT100).

[6]      Il termine arabo saff può essere infatti tradotto con fila o riga.

[7]      Ipotesi ormai consolidata vuole che il corridoio, lungo 16 m e largo 1,70 che, di fatto, costituisce la tomba vera e propria fosse, in fase embrionale, quella che si sarebbe poi trasformata, se fosse stata conclusa, in una tomba a “T” capovolta tipica delle tombe del periodo, con l’aggiunta di una camera funeraria (“a” o “b” di colore rosso in planimetria) e di una sala trasversale (“c” in planimetria).

[8]      Circa 1,30 m x 1,40.

[9]      La vista spazia dal Ramesseum, ai Colossi di Memnone, a Medinet Habu, al Complesso templare di Karnak in lontananza.

[10]     Dopo Wilkinson abitarono la casa Robert Hay; Edward Hogg e Fulgence Fresnel (1795-1855), orientalista francese; Karl Richard Lepsius; Alexander Henry Rhind (1833-1863), archeologo scozzese e il pittore americano Joseph Lindon Smith (1863-1950) con la sua famiglia.

[11]     Dagli appunti dello stesso Wilkinson si desume che il frammenti di un sarcofago vennero impiegati come camino e fuochi per cucinare il cibo. Quando, infine, la TT83 venne definitivamente abbandonata come abitazione, le strutture aggiunte vennero gradualmente smantellate dagli abitanti del luogo per trarne mattoni o legno.

Necropoli tebane

TT82 – TOMBA DI AMENEMHAT

Amenemhat in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT82[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenemhatScriba e Contabile del grano di Amon, Assistente del visirSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III)in alto, sul percorso che va dalla TT83 alla TT81

Biografia

La titolatura di Amenemhat lo indica come “Assistente del visir” e “contabile del grano”, ma egli assommava in se anche le cariche di “Supervisore delle terre arate” e, verosimilmente con valenza templare, di “più anziano del cortile esterno (titolatura non meglio identificabile)”; aveva inoltre molte e importanti cariche nel tempio di Amon.

L’incarico di “contabile” è più compiutamente traducibile con “scriba contabile del grano del granaio delle divine offerte di Amon” con ciò intendendo che a lui competeva la responsabilità delle entrate, e della movimentazione di cereali in un determinato granaio destinato alla produzione di pani e focacce per le tavole delle offerte di Amon.

Anche l’incarico di “assistente del visir[5]“, che era pur sempre la seconda carica del Paese, era di primaria importanza giacché a lui competeva, come peraltro indicato in testi autobiografici della tomba, la gestione del patrimonio consistente non solo nei pagamenti, ma anche nella gestione e movimentazione di personale, terre, cereali e metalli preziosi sia per conto direttamente del visir, sia per le incombenze della parte del paese sotto la sua giurisdizione[6].

TT82 è tra le tombe più complete dell’area tebana, sia sotto il profilo testuale che iconografico.

La genealogia di Amenemhat è abbastanza ben differenziata nelle decorazioni parietali: nonni paterni furono Kemy, anch’egli Supervisore delle terre arate, e Antef[7]; nonni materni furono Antef (stavolta indicante un maschio) e senza indicazione di cariche, e Iahhotep.

La genealogia di Amenmhat

Genitori furono Djehutymes (ovvero Thutmosi), a sua volta Supervisore delle terre arate, e Antef (stavolta con valenza femminile).

La difficoltà insita nel distinguere termini come “senet“, letteralmente sorella, ma spesso utilizzato per indicare una moglie, ma anche una sorellastra o addirittura la moglie di un cugino, non consente esattamente di individuare quali dei personaggi riportati siano effettivamente consanguinei se non in tre casi in cui è certo il legame di parentela: Iahmes era una sorella (peraltro madre della moglie di Amenemhat), Amenmes, Scriba contabile dei granai, un fratello, mentre di un altro fratello è ancora leggibile solo la parte teofora del nome […]Amen.

Amenemhat e Baket-Amon. Fonte: osirisnet.net

Moglie di Amenemhat fu Baket-Amon, figlia di Iahmes e, perciò, sua nipote; per quanto riguarda i figli della coppia, benché siano rappresentati più personaggi che potrebbero esserlo, solo per cinque è possibile indicare che tali siano effettivamente, cinque maschi e due femmine. Per i cinque maschi sono noti solo i nomi di Amenhotep e Amenemhat, come il padre; per quanto attiene alle femmine, Amenemheb e Satamon.

La tomba

Anticamente, TT82 aveva già subito danneggiamenti durante il periodo dell’Eresia amarniana[8] il che denota, inoltre, che a oltre 100 anni dalla sua realizzazione, la cappella era ancora accessibile. Durante il periodo ancora faraonico la tomba venne utilizzata per sepolture anonime che vennero pesantemente saccheggiate lasciando solo pezzi di corpi e di sarcofagi, nonché frammenti di suppellettili funerarie, coni funerari, vasi canopi e circa 150 ushabti di scarsa fattura. Più tardi ulteriori danni furono causati da parte degli eremiti e monaci copti che si installarono nell’area della Necropoli tebana.

In tempi moderni, TT82 venne visitata da Robert Hay agli inizi dell’800[9]; successivamente rilevata, e i dipinti parietali copiati, da James Burton e John Gardner Wilkinson; fu quindi la volta di Karl Richard Lepsius. La pressante richiesta specie in occidente di reperti egizi, derivante dalla passione per l’Egitto del periodo, vide la tomba oggetto di consistenti azioni distruttive, con taglio e asportazione di parti dei dipinti e rilievi parietali fino al 1907, quando venne apposta una porta di ferro a protezione di quanto rimaneva[10]. Nel 1914 Norman de Garis Davies e Ernest Mackay[11] svuotarono la tomba e procedettero ai restauri del caso.

Un lungo corridoio di circa 6,5 m, sulle cui pareti sono riportati testi sacri (1 in planimetria), dà accesso ad una sala trasversale, larga 11 m, secondo la planimetria tipica delle tombe del periodo; un breve passaggio, sulle cui pareti (2) sono riportati testi oggi illeggibili, adduce alla camera trasversale con resti di testo molto danneggiati. In alto (3) una scena di banchetto in cui alcuni congiunti partecipano ad un banchetto del visir User, titolare delle tombe TT61 e TT131, e sua moglie Thuyu.

Il banchetto del visir User. Fonte: osirisnet.net

In altra scena (4) il defunto offre cibo ai suoi antenati nonché all’architetto e agli artisti che hanno decorato la sua tomba; in altra scena ancora (5) il defunto, la moglie e il figlio Amenemhat a banchetto per la festa del Nuovo Anno, mentre alcuni musicisti si esibiscono (una flautista, una suonatrice di nacchere, fanciulle che battono le mani, una danzatrice e un arpista).

L’esibizione dei musicisti. Fonte: osirisnet.net

Su altra parete (6), il defunto in offertorio al visir Aamtju Ahmose e sua moglie; seguono (7) scene di caccia del defunto e della moglie alla gazzella nel deserto e all’ippopotamo (8), nonché scene di pesca e di uccellagione e testi magici.

La caccia alle anatre. Fonte: osirisnet.net

Un corridoio perpendicolare alla sala precedente, lungo 5,5 m, reca sulle pareti (9) scene del defunto che esce dalla tomba per “ammirare il disco solare”; in altre scene la processione funeraria (10) e la Dea dell’Occidente (Hathor), con il trasporto di statue del defunto in un pellegrinaggio ad Abydos.

Il pellegrinaggio ad Abydos. Fonte: osirisnet.net

Poco discosto (11) il figlio Amenemhat (?), in qualità di prete “sem[12] offre al defunto e alla madre una lista di offerte; segue (12) una scena di banchetto alla presenza di un concerto costituito da un uomo che suona il liuto, donne con flauto doppio, e arpa e cantanti.

La figura accuratamente scalpellata del prete “sem” al banchetto di Amenemhat.Fonte: osirisnet.net

Un breve passaggio, sulle cui pareti (13) sono riportati testi e il defunto che adora Anubi, adduce ad una camera quasi quadrata di 3,25 m; sulle pareti (14-15) un banchetto alla presenza di musici e, poco oltre, donne in lutto, acrobati (?) e preti che officiano sulla mummia sdraiata su un letto funebre. Due dipinti parietali sono stati sovrascritti: un testo autobiografico è stato sovrapposto a dipinti di suppellettili funerarie; un altro testo, analogamente autobiografico, recante l’indicazione dell’ “anno ventottesimo di regno di Thutmosi III”, venne sovrapposto ad una scena del defunto e di un altro uomo, appena abbozzati, intenti alla preparazione di vino. In altra scena (16) il figlio Useramon, a sua volta nelle vesti di prete “sem“, officia sulla mummia del padre; poco discosto il defunto e la moglie offrono sistri a tre cantatrici di Hathor. Su altra parete (17) scene di festa per i giorni epagomeni mentre un figlio offre al defunto e alla madre una lista di offerte rituali. Due scene (18-19), che affiancano l’accesso all’appartamento funerario, rappresentano il defunto inginocchiato dinanzi alla dea dell’Oriente (a sinistra) e dell’Occidente (a destra). Una nicchia (20) contiene le statue del defunto e della moglie.

Il trasporto della salma di Amenemhat nel suo sarcofago. Fonte: osirisnet.net

Un pozzo verticale, di 8,5 m di profondità, dà accesso all’appartamento sotterraneo non decorato, salvo una la camera funeraria (2,60 m x 3,60). Le pareti sono completamente ricoperte di testi sacri: (21) “Libro dei Morti” e “Testi delle piramidi”[13] in geroglifico corsivo. Una nicchia accoglie ancora testi sacri tratti dal Libro dei Morti, nonché la rappresentazione del figlio Amenemhat (?), in qualità di prete “sem” (22), accompagnato da alcuni bambini, che offre libagioni al padre defunto e, in altra scena analoga, alla madre Beket-Amon.

Il trasporto del sacrario dei vasi canopi (a destra) e del misterioso “tekenu” (a sinistra). Fonte: osirisnet.net

Presso il Brooklyn Museum di New York si trovano una scatola per Ushabti (cat. 50.130) e un modello di falce in legno (cat. 48.27) verosimilmente proveniente dalla TT82[12]. Presso il Museo egizio di Berlino (cat. 2316) si trova una statua in calcare, alta circa 35 cm, che reca l’indicazione “Lo scriba contabile del grano del granaio delle divine offerte di Amon, Amenemhat”. Si tratta di uno steloforo, ovvero una statua di uomo reggente una stele; in questo caso l’uomo è inginocchiato e sorregge, sulle ginocchia, la stele.

Statua stelofora di Amenemhat. Egyptian Museum Berlin, Inv. 2316.

Riferimenti ad Amenemhat sono stati rinvenuti nella cappella della tomba TT61 del visir User. Una particolare menzione merita un graffito, esistente nella TT60 di Senet e Antefoker, quest’ultimo visir a sua volta risalente alla XII dinastia (sotto Sesostri I), sicuramente scritto, o fatto scrivere da Amenemhat in onore dell’antico visir[14].

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 163.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 163.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  6. Porter e Moss 1927,  p. 163.
  7. Yoyotte 1960.
  8. Hickmann 1956.
  9. Hickmann 1951.
  10. Porter e Moss 1927,  pp. 163-167.
  11. Porter e Moss 1927,  p. 167.
  12. Priese 1987.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Amenemhat era assistente per il visir User (TT61), ma non è escluso che abbia ricoperto il medesimo incarico, almeno per un periodo, anche con il predecessore di costui, suo padre Aamtju Ahmose (TT83).      

[6]      In questo periodo storico due erano i visir, uno per l’Alto e uno per il Basso Egitto.

[7]      E’ interessante notare, nella genealogia di Amenemhat, che il nome Antef ricorre più volte sia come nome maschile che femminile.

[8]      Con abrasione del nome di Amon e del plurale della parola dio.

[9]      Hay classificò la tomba con il n.ro 16 e la descrisse nei suoi appunti, oggi al British Museum cat. MSS 29824, pp. 60-65

[10]     E’ tuttavia interessante il fatto che le condizioni in cui la tomba venne rilevata da Alan Gardiner nel 1914 non erano poi molto dissimili da quelle descritte da Robert Hay quasi cento anni prima.

[11]     Ernest John Henry Mackay (1880-1943), archeologo britannico famoso specialmente per i lavori di scavo e restauro del sito di Mohenjo-daro nella valle dell’Indo.

[12]     Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.

[13]     Si tratta di un estratto dei Testi delle Piramidi normalmente destinati alle sepolture reali. Sono riportati i capitoli 220, 221, 222, 593, 356, 357, 374 e 677, con i titoli riportati in rosso. Anche l’augurio di rinascita per Amenemhat è riportato in termini reali giacché gli si augura di risorgere come Ra e di riunirsi alle stelle imperiture proprie della deificazione faraonica.

[14]     Lo scritto inizia, infatti, con le seguenti parole: “Qui venne lo scriba Amenemhat che Djehutymès, proclamato giusto, fece superiore del portale, nato dalla signora della casa Antef, proclamata giusta, per vedere [questa] tomba …[il governatore di Tebe] e visir Antefoker”.

Necropoli tebane

TT81 – TOMBA DI INENI

Ineni in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT81[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
IneniSupervisore dei granai di AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Amenhotep I – Thutmosi III)in alto sul versante est della collina, sotto la TT78 e sopra la TT82

Biografia

Genitori di Ineni furono l’omonimo padre, Giudice, e la madre Sit-Dhout; Ahhotep, chiamata anche Thuiu, fu sua moglie. Pahery il nome del fratello.

La tomba

I tesi sulle pareti della TT81. Foto: Museo Egizio di Torino

Alla tomba, che presenta una planimetria asimmetrica, differente da quella a “T” rovesciata tipica del periodo, si accede da un portico con sei pilastri. Già in questo portico notevole, nonostante le molte lacune e i danneggiamenti del tempo e dell’uomo, è l’apparato pittorico: due stele riportano testi autobiografici; in una scena il defunto controlla il tesoro di Amon e la relativa distribuzione ai templi. In altra scena (non ultimata) il defunto, coadiuvato da assistenti ispeziona i prodotti e il bestiame destinato al tempio di Amon. In altro registro il controllo dei tributi nubiani, con donne e bambini, siriani, con donne e bambini e, tra l’altro, un orso, ed egiziani che recano, comunque, prodotti di origine siriana.

Scena di tributari dalla TT81

In altra scena il defunto, sotto la cui sedia dorme un cane, riceve offerte: animali, cacciagione, oche, gru, asini, montoni, capre e maiali; poco discosto, il defunto e la moglie a pesca e caccia con ippopotami, uccelli e pesci, mentre uomini pigiano l’uva, ricavano vino e ne riempiono giare.

Trasporto dell’uva per la vendemmia
Riempimento di giare

Sui pilastri:

a. il defunto in piedi a caccia nel deserto con cani, anche di iene, e con alcuni aiutanti a caccia di gazzelle;

Scene di caccia

b. una casa con giardini, una lista di alberi e di palme; la moglie nella dispensa di casa;

c. il defunto assiso con la lista delle offerte;

d. (distrutta) verosimilmente immagine simile al pilastro c.;

e. scene di semina e aratura;

f.   scene di raccolto, mietitura, accumulo del grano, trebbiatura con i buoi e trasporto

Scene di mietitura e raccolta del grano

Un breve passaggio, sulle cui pareti il defunto dinanzi alla Dea dell’Occidente (Hathor) e ad Anubi, adduce ad un corridoio leggermente in diagonale. Sulle pareti scene della processione funebre, con la moglie, il fratello Pahery e il sarcofago trainato da buoi e del pellegrinaggio ad Abydos. Il corridoio termina in una piccola camera di forma irregolare in cui scene di uomini che trasportano gazzelle e vitelli, il defunto, la moglie e parenti a banchetto allietato da musicisti (un arpista maschio e suonatrici di nacchere). Sul fondo in quattro statue, il defunto e la moglie, nonché i genitori di lui.

Le quattro statue sedute dell’ultima camera sono alte 240-244 cm e mostrano (da sinistra a destra) la moglie di Ineni (Thuiu), Ineni, il padre di Ineni (Ineni), e la sorella di Ineni (Aahhotep). Foto: Egypt – Land of Eternity

Un frammento di dipinto parietale, rappresentante il defunto e parte di un testo si trova oggi presso il Museo Egizio di Firenze (cat. 6391).

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/79/Ineni001.JPG/150px-Ineni001.JPGhttps://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/60/Ineni002.JPG/150px-Ineni002.JPG
Trasporto dell’uva per la vendemmia
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/6d/Ineni003.JPG/150px-Ineni003.JPGhttps://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/39/Ineni004.JPG/150px-Ineni004.JPG
Riempimento di giareScene di mietitura e raccolta del grano

Scene di caccia

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 159.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Porter e Moss 1927,  p. 159.
  5. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  6. Porter e Moss 1927,  p. 159.
  7. Porter e Moss 1927,  pp. 159-163.
  8. Porter e Moss 1927,  pp. 163.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT80 – TOMBA DI THUTNEFER

(O DJEHUTNEFER, O DHUTNUFER)

Planimetria schematica della tomba TT80[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
ThutneferScriba reale e Supervisore al TesoroSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Amenhotep II)in alto sul versante est della collina, a nord della TT79 e a sud della TT81

Biografia

Unico dato biografico rilevabile, il nome della moglie, Takhat. Thutnefer risulta inoltre titolare anche della TT104.

Cono funerario di Thutnefer, collezione privata

La tomba

La tomba presenta la planimetria a “T” capovolta tipica del periodo; un breve corridoio dà accesso ad una sala trasversale sulle cui pareti sono presenti tracce di un testo recante i titoli del defunto e della moglie (illeggibile); scene di pesca e uccellagione del defunto accompagnato da una giovane fanciulla. In altra scena preti e giovani donne suonano sistri e presentano liste di offerte al defunto e alla moglie. In altra scena di offertorio del defunto, uomini recano cibo, unguenti, fiori e uccelli. Altri dipinti, molto danneggiati, rappresentano il defunto in ginocchio in atto di offertorio.

Frammento di uno stipite di porta (Metropolitan Museum, cat. MET 15.2.4)

Un breve corridoio, sulle cui pareti sono rappresentati il defunto e la moglie e riportate formule di offerta, adduce ad una camera longitudinale sulle cui pareti è effigiato il defunto in atto di ricevere e pesare i tributi nubiani in oro e avorio; in altra scena, alcuni preti in offertorio al defunto e alla moglie, poco discosto la processione funeraria, una nave da carico, un carro in attesa e una casa con giardino. Una figlia offre fiori alla coppia mentre il deceduto offre libagioni a Osiride.

Facciata di abitazione in un acquerello di Charles K. Wilkinson (Metropolitan Museum, cat. MET 30.4.225 EGDP022610)

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 157.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  5. Porter e Moss 1927,  p. 156.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 157-159.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT79 – TOMBA DI MENKHEPERRASENEB

Planimetria schematica della tomba TT79[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
MenkheperrasenebSupervisore ai granai del Signore delle Due Terre; Prete “wab[5] presso il tempio di Thutmosi III[3]Sheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III – Amenhotep II -?-)in alto sul versante est della collina, a sud delle TT80 e TT81; a nord della TT88

Biografia

Unici dati biografici rilevabili, il nome del padre, Minnakht, titolare della tomba TT87, Supervisore ai granai dell’Alto e Basso Egitto, e quello di un figlio, Nebenmaat, Scriba del tempio funerario del faraone Thutmosi III.

La tomba

La tomba non è ultimata; un breve corridoio dà accesso ad una sala trasversale secondo la planimetria tipica delle tombe del periodo; da questa si diparte una seconda sala perpendicolare alla prima non ultimata. Sulle pareti alcuni dipinti, molto rovinati, rappresentano scene di ispezione e di offerte alla festa di Amon, con un uomo che guida un toro e un altro che indirizza alcune oche.

Renenutet rappresentata come un cobra nella TT79. Da: Guksch, Heike. Die Gräber des Nacht-Min und des Men-cheper-Ra-seneb: Theben Nr. 87 und 79. Vol. 3400. von Zabern, 1995.

Scene del defunto e della famiglia a pesca e a caccia di uccelli; in scena poco discosta le operazioni di pulizia del pescato e offerte alla dea Thermutis. Una stele reca testi autobiografici del defunto e, poco discosto, il defunto, con la moglie e il figlio Nebenmaat in offertorio e, poco discosto, scena di banchetto cui partecipano anche musiciste (flauto doppio, arpa e lira) e un arpista che accompagnano la danza di una fanciulla. Un’ultima scena rappresenta un negozio di macelleria e uomini che preparano cibi, cucinano e colmano giare di vino.

Cono funerario di Menkheperraseneb. Met Museum (MET, 30.6.55)

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 156.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  5. Porter e Moss 1927,  p. 156.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 156-157.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.

Mai cosa simile fu fatta

STATUA SEDUTA DI PETAMENOFI

Alabastro, altezza cm 98, larghezza cm 30
Fine della XX Dinastia – inizio XXVI Dinastia
Museo Egizio del Cairo – JE 36578

L’arte dell’ Epoca Tarda mostra una particolare tendenza al recupero di temi e modelli delle epoche più antiche : pose arcaiche, modelli di parrucche e abiti risalenti all’antico come al Medio e al Nuovo Regno.

Questa maestosa scultura in Alabastro raffigura un Petamenofi, un funzionario, raffigurato seduto su un seggio cubico con base anteriore, le mani sono appoggiate sulle ginocchia, la sinistra con il palmo rivolto verso il basso, la destra chiusa a pugno.

  

Indossa una parrucca che gli lascia libere le orecchie, il volto è tondo con tratti regolari, lo sguardo è rivolto verso l’alto, una caratteristica che accomuna sculture di periodi diversi, ma che è più frequente Nell’antico Regno.

Anche il modellato del corpo riconduce alla statuaria di quel periodo : spalle larghe, braccia e gambe muscolose e pettorali ben scolpiti.

Fonte

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Rosanna Pirelli – fotografie di Araldo De Luca – Edizioni White Star

Pictures

New Year’s faience flask

New Year’s faience flask

Late Period 26th Dynasty (722-525)

Tomb QH33

Qubbet el-Hawa

Tombs of the Nobles West Bank of Aswan.

QH 33, was found to be oriented to the winter solstice.

Nubian Museum Aswan

Pictures

Stela of King Harsiotef

A stela of King Harsiotef with hieroglyphic writings on its four sides, up on its top there are inscriptions of the sun disk, gods and kings.

King Harsiotef is what the description says.
I never heard of him , neither does Google.
Any one?

We find King Harsiotef in the monarch’s list of the kings of Kush.
(Thanks to Chris Quimby, Chris Marriott John Marciano )

Granite Gabal Barkal
25th Dynasty

The Nubian Museum Aswan

Necropoli tebane

TT78 – TOMBA DI HAREMHAB

Planimetria schematica della tomba TT78[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Haremhab[5]Scriba reale e Scriba delle reclute, Capitano degli arcieri e Sovrintendente del bestiame reale [3]Sheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III – Amenhotep III)in alto sul versante est della collina, sopra la TT81

Biografia

Uniche notizie biografiche ricavabili dalle rappresentazioni parietali della TT78 sono il nome della madre, Esi, della moglie, Ithuy e di due dei tre fratelli raffigurati, Amenhotep ed Amenemhat.

Amenhotep (a sinistra), Amenemhat (al centro) ed un terzo fratello, la cui figura è stata interamente scalpellata (a destra). Fonte: osirisnet.net

La tomba

Un breve corridoio dà accesso ad una sala trasversale secondo la planimetria a “T” rovesciata tipica delle tombe del periodo. Sulle pareti: (1 in planimetria) scene danneggiate del defunto e della moglie (?) in atto di offertorio con incenso su un braciere; seguono (2) il defunto e la moglie seduti con due fanciulle, seguite da musiciste (liutiste e arpiste), che offrono vasi floreali e i resti di scene di banchetto.

I portatori di offerte. Fonte: osirisnet.net
Due musicisti ed una ballerina. Fonte: osirisnet.net

In una scena nella parte bassa, la donazione di alcuni tori, di cui uno con le corna inghirlandate. Sul lato corto della sala (3) una stele su due registri sovrapposti, il defunto in adorazione di Anubi e Osiride e il defunto e la moglie in atto di offertorio. Poco oltre (4), il defunto, preceduto da portatori di flabello, offre doni al faraone Thutmosi IV seduto, unitamente a una dea, sotto un’edicola; ancora il defunto che presenzia alla contabilità di provviste per i magazzini di Thutmosi IV mentre tre uomini (fratelli del defunto?) recano fiori, un toro con corna decorate, uno stambecco e una lepre.

Un cantante cieco accompagna il tempo battendo le mani. Fonte: osirisnet.net

Oltre il corridoio che dà accesso ad una sala perpendicolare, (8) Thutmosi IV seduto sotto un padiglione che riceve dal defunto, distribuiti su cinque registri sovrapposti, tributi da paesi stranieri, dallo stesso Egitto (compresi alcuni cavalli), vasi e un montone da Siriani, prodotti tipici nonché donne e bambini, e bestiame, dalla Nubia. Questi ultimi, tra cui alcuni danzatori, suonatori di trombe e tamburi, sono scortati da soldati egizi.

Una principessa di Kush saluta Haremhab. Fonte: osirisnet.net

Sul lato corto orientale (7) una stele con lo sciacallo Upuaut e uomini in atto di offrire libagioni; poco oltre (6) una fanciulla offre un vaso al defunto e alla madre (?), i resti di scene con personaggi e il defunto con la piccola principessa Amenemopet (?) sulle ginocchia mentre due fanciulle offrono fiori e una flautista accompagna il ballo di due danzatrici; sono presenti anche tre musicisti ciechi, un arpista, un liutista e un cantante. Segue (5) scena del defunto (?) e di portatori di offerte.

Parata di cavalli. Fonte: osirisnet.net

Un corridoio dà accesso ad una sala perpendicolare alla precedente sulle cui pareti sono rappresentate (9) scene della processione funeraria, con buoi dalle corna decorate che trainano il sarcofago e statuette del “ba” del defunto.

Il corteo funebre; al centro il misterioso “tekenu” trasportato su una slitta. Fonte: osirisnet.net

In altra scena (10) un uomo con la lista delle offerte e mazzi di papiro dinanzi al defunto e alla moglie; poco oltre (11) scena di pesatura del cuore (Psicostasia) in presenza di Thot e Maat, cui partecipano anche i cartigli dei re Thutmosi III, Thutmosi IV, Amenhotep II e Amenhotep III sovrastati da Osiride.

La pesatura del cuore di Haremhab. Fonte: osirisnet.net

Sulla parete opposta (12) i riti di purificazione sulla mummia e il trasporto di due sarcofagi e liste di offerte rituali; poco oltre (13) il defunto e la famiglia a pesca e mentre si dedica alla caccia di uccelli.

Gli oggetti rituali comprendono l’Oro dell’Onore (a destra) e i simboli regali, comprese le corone ed una maschera funeraria oltre al flagello ed al pastorale (a sinistra). Fonte: osirisnet.net

Tale sala termina, senza corridoio, in un’altra quasi quadrata, priva di pitture parietali leggibili, il cui soffitto è sorretto da quattro pilastri.

Reperti musealizzati

Sono provenienti da questa tomba:

  • frammenti di testo parietale e di una scena di pesca al Museo Egizio di Firenze (cat. da 2470 a 2474);
  • frammenti di una stele rappresentante lo sciacallo Upuaut che sovrasta il defunto inginocchiato in adorazione Museo del Louvre (cat. 68-70).

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 152.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  5. Porter e Moss 1927,  p. 152.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 152-155.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Omonimo del faraone Horemheb, successore di Ay e Tutankhamon. Di questo re si sa che fu “scriba delle reclute” nell’area siro-palestinese, ma si esclude possa trattarsi del titolare della TT78 che servì sotto i faraoni Thutmosi III e Amenhotep III.