Necropoli tebane

TT90 – TOMBA DI NABAMON

Planimetria schematica della tomba TT90[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
NebamunPortatore di stendardo della sacra barca denominata “Amata da Amon”; Capitano delle truppe di polizia di Tebe ovest (ovvero la Necropoli tebana)Sheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi IV – Amenhotep III)versante est della collina; in alto, sopra la TT89

Biografia

Uniche notizie biografiche ricavabili dalla tomba TT90, il nome delle mogli del titolare Nebamun, Sensenbut e Tiy, e quello delle figlie di Tiy: Iwy, Weret e Segerttawi, Concubina reale.

Supervisione dei possedimenti di Amon a cura di Nebamon, acquerello di Charles K. Wilkinson (Metropolitan Museum, cat. MET DT11772)

La tomba

La tomba, non ultimata, presenta planimetricamente la struttura a “T” rovesciata, tipica del periodo. Un corridoio, non rifinito, immette in una sala trasversale; sulle pareti (1 in planimetria) il defunto e le mogli seguiti dalla figlia Segerttawi, Concubina reale. Segue una scena del defunto e della moglie Sensenbut che ricevono offerte da due figlie alla presenza di un complesso musicale composto da suonatrici di nacchere e di flauto doppio; due danzatrici si accompagnano con liuti. Su uno dei lati corti della sala (3) il carro del re (?) sulla chiatta reale e un reparto di reclute dinanzi alla casa del defunto.

Un portatore di offerte della TT90

Altra scena (4) presenta lo Scriba reale Yuny che offre uno stendardo al defunto seguito da truppe, con testi dell’anno sesto[5]; poco oltre il defunto adora Thutmosi IV seduto sotto un chiosco adorno di stendardi navali. Accanto alla porta di accesso (5-6) il defunto, accompagnato dalla moglie Tiy e dalle figlie Iwy e Waret in offertorio alla figlia Segerttawi quale Concubina reale seduta dinanzi a a loro. Sono visibili, perché danneggiate, tracce di scene di banchetto con musicisti (suonatrici e suonatori di liuto). In altro registro un ufficiale della polizia a rapporto con il defunto. Una stele (7), sul lato corto della sala trasversale, presenta testi e scene di presti che svolgono i riti funerari dinanzi al defunto compresa la purificazione del corpo e l’offerta di torce.

Scene di marchiatura del bestiame da un acquerello di Charles K. Wilkinson (Metropolitan Museum, cat. MET DT11772 detail-7)

Le offerte al defunto proseguono in una scena successiva (8) con portatori di offerte, macellai, raccoglitori di uva, un lago con alberi che lo circondano e due servi il tutto dinanzi al tempio di Amenhotep III.

La raccolta dell’uva

Un’ultima scena (9) rappresenta il defunto e il re, preceduti da due portatori di flabello, che ricevono tributi da siriani, compresi prigionieri e cavalli; sono scarsamente visibili soldati e il carro reale. Sul soffitto sono riportati testi sacri[6].

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 183.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 179-181.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 183-185.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Non è precisato a quale sovrano faccia riferimento l’indicazione calendariale; è molto verosimile, tuttavia, che si tratti dell’anno VI di Amenhotep III.

Necropoli tebane

TT89 – TOMBA DI AMENMOSE

Planimetria schematica della tomba TT89[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenmoseAmministratore nella Città del SudSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Amenhotep III)versante est della collina; a sud della TT88

Biografia

Amenmose ritratto nella TT89. Da: Brock, Lyla Pinch, and Roberta Lawrie Shaw. “The Royal Ontario Museum Epigraphic Project: Theban Tomb 89 Preliminary Report.” 1997

Nesuna notizia biografica ricavabile dalla tomba TT89.

La tomba

La tomba, di piccole dimensioni, presenta planimetricamente una struttura che si differenzia da quelle a “T” rovesciata, tipiche del periodo. Un corridoio immette in una sala con due pilastri; sulle pareti (1 in planimetria) il defunto offre incensi in offertorio; segue (2) una scena con il defunto, accompagnato da una dea(?), che si dedica alla pesca e all’uccellagione mentre uomini gli offrono mazzi di fiori. Il defunto (3) inginocchiato dinanzi a Osiride, Anubi e alla dea dell’Occidente (Hathor). Segue (4) il defunto che ispeziona e registra (probabilmente) resine e incenso, nonché animali tra cui due orici e buoi gibbosi, e obelischi.

Tributi dalle popolazioni egee. Da: Brock, Lyla Pinch. “Art, Industry and the Aegeans in the Tomb of Amenmose.” Ägypten und Levante/Egypt and the Levant 10 (2000)

Su quattro registri (5-6) la processione funeraria, con buoi che trainano il sarcofago e uomini che trasportano ceste, e barche di pescatori nel pellegrinaggio ad Abydos; seguono (7-8) scene di riti sulla mummia e, sulla parete opposta, (9) di offerte al defunto. In una scena, non ultimata (10), il defunto è accompagnato da due donne cui vengono offerti mazzi di fiori da un uomo; un banchetto con uomini che offrono fiori, giare di vino e tori inghirlandati. I resti di una stele (11) mostrano il defunto in adorazione di Osiride e Maat mentre sulla parete adiacente (12) il defunto e la moglie in offertorio allo stesso Osiride.

Anche alcuni carri figurano tra i tributi raffigurati nella TT89. Da: Brock, Lyla Pinch. “Art, Industry and the Aegeans in the Tomb of Amenmose.” Ägypten und Levante/Egypt and the Levant 10 (2000)

Altre scene (14) di capi della Terra di Punt e uomini con prodotti caratteristici, comprese scimmie, asini carichi di prodotti da barattare, seguiti dal defunto a bordo di un carro con aiutanti. Dinanzi alla processione tributaria scortata da militari (15), di cui fanno parte anche siriani con vasi e carri, e nubiani con oro, incenso, cani da caccia, scimmie e donne con bambini, il faraone Amenhotep III e la dea Hathor, sotto un padiglione con il defunto.

Tra i tributi, anche un vaso con il coperchio a forma di testa taurina. Da: Brock, Lyla Pinch. “Art, Industry and the Aegeans in the Tomb of Amenmose.” Ägypten und Levante/Egypt and the Levant 10 (2000)

Sui pilastri (A-B) il defunto seduto e, non ultimata, una scena del defunto con flabello dinanzi a Thutmosi III deificato.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 181.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 179-181.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 181-183.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT88 – TOMBA DI PEHSUKHER detto TJENENU

Planimetria schematica della tomba TT88[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Pehsukher detto TjenenuAttendente del re; portatore di stendardo del Signore delle Due TerreSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III – Amenhotep II)versante est della collina; a nord della TT89 e a sud della TT79

Biografia

Neit, Capo balia reale e Istitutrice del dio, fu la moglie di Pehsukher, detto Tjenenu; Amenhotep e Amenmose i nomi dei figli.

La tomba

La posizione della TT88 rispetto alla TT85 di Amenemheb, da cui vengono ripresi molti temi tra i dipinti della tomba. Da: Den Doncker, A. “Identifying-Copies in the Private Theban Necropolis.” Tradition as Reception (2017).

La tomba, non ultimata, si presenta tuttavia planimetricamente strutturata con l’andamento tipico delle tombe del periodo, a “T” rovesciata. Una prima sala con sei pilastri si apre dopo un breve corridoio; sulle pareti scene del defunto che passa in rassegna un reparto militare e ispeziona provviste; scene di agricoltura, di raccolto e di immagazzinamento nei granai.

Ispezione delle truppe nella TT88. Da: Den Doncker, A. “Identifying-Copies in the Private Theban Necropolis.” Tradition as Reception (2017).

Una falsa porta con portatori di offerte; il defunto e la moglie offrono mazzi di fiori al faraone Amenhotep II seduto sotto un padiglione; in altra scena, il defunto e la moglie ricevono offerte floreali da Mahu, Secondo Profeta di Amon. Su una stele (in gran parte danneggiata), il defunto, inginocchiato dinanzi a Osiride, con inni a Ra, offre libagioni di liquidi (vini, oli?) agli dei.

Sui pilastri (in alcuni casi con decorazione incompleta) il defunto e la moglie accompagnati dai figli Amenhotep e Amenmosi in offertorio agli dei oppure in atto di ricevere doni di fiori dagli stessi figli. Un breve corridoio dà accesso ad una sala appena abbozzata e non interamente scavata. Una statua in granito nero del defunto inginocchiato, oggi al National Museum of Scotland di Edimburgo (cat. 1910.75), proviene, probabilmente, dalla TT88

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 179.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  5. Porter e Moss 1927,  p. 181.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 179-181.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Kemet Djedu

PILASTRO 3 – TT96

  

LATO OVEST (NONA PARTE)

MERYT OFFRE UNA COPPA A SENNEFER

  

LATO SUD (DECIMA PARTE)

MERYT OFFRE UNA COLLANA A SENNEFER

LATO OVEST (UNDICESIMA PARTE)

MERYT OFFRE DEI PETTORALI A SENNEFER

LATO NORD (DODICESIMA PARTE)

SENNEFER È PURIFICATO DA QUATTRO SACERDOTI

Necropoli tebane

TT87 – TOMBA DI MINNAKHT

Ineni in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT87[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
MinnakhtSupervisore dei Granai dell’Alto e Basso Egitto; Supervisore ai cavalli del Signore delle Due Terre; Scriba realeSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III)versante est della collina; sopra la TT85 e la TT86; più in basso della TT80

Biografia

Uniche notizie biografiche ricavabili dalla tomba TT87 sono il nome del padre di Minnakht, Sen-Dhout, e quello del figlio, Menkheperraseneb (tomba TT79).

Minnakht in ginocchio adora il sole, dalla piramide della sua cappella tombale. Museo del Louvre

La tomba

La tomba si presenta planimetricamente strutturata con l’andamento tipico delle tombe del periodo, a “T” rovesciata. Una stele in mattoni, illeggibile, si trova nella corte antistante un breve corridoio che dà accesso a una sala trasversale sulle cui pareti è possibile rilevare, benché pesantemente danneggiati, rappresentazioni del defunto che ispeziona il bestiame; poco oltre il defunto assiso con un uomo che gli offre la lista delle offerte.

Un secondo corridoio, sulle cui pareti il defunto è dinanzi a Osiride, Iside, Anubi e alla Dea dell’Occidente (Hathor), immette in una sala ortogonale alla prima i cui dipinti parietali sono pesantemente danneggiati; in una scena il figlio Menkheperreseneb (titolare della tomba TT79) e, forse, un altro figlio di cui non è leggibile il nome, recano offerte al defunto; in altra scene, il defunto e Menkheperreseneb offrono fiori di papiro a Ra-Horakhti e cerimonie funebri con uomini che trasportano ceste, preti con incenso e libagioni dinanzi al defunto seduto sotto un padiglione; una casa con giardino nei pressi di un lago su cui naviga una barca.

Rituale funerario in un giardino, dalla TT87 (Metropolitan Museumdi New York, cat. MET DT10880)

Sul fondo della sala una seconda più piccola sala trasversale costituisce la camera funeraria sulle cui pareti sono riportati brani del Libro dei Morti. Un sedile in granito nero, forse proveniente da questa tomba, si trova al Museo egizio de il Cairo.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 178.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  5. Porter e Moss 1927,  p. 178.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 178-179.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT86 – TOMBA DI MENKHEPERRESENEB

Planimetria schematica della tomba TT86[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
MenkheperresenebPrimo Profeta si AmonSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III)versante est della collina; a sud della TT83 sotto e a sud della TT82

Biografia

Padre di Menkheperreseneb, titolare della TT86, fu Amenhemet mentre Taonet, Nutrice reale, fu sua madre.

Coni funerari dalla TT86 di Menkheperraseneb

La tomba

La tomba si presenta planimetricamente strutturata con l’andamento tipico delle tombe del periodo, a “T” rovesciata. Ad un breve corridoio segua una sala trasversale sulle cui pareti è possibile rilevare, benché pesantemente danneggiati, dipinti di un concerto di cantanti, maschi e femmine. Seguono scene agricole comprese operazioni di misurazione e pesatura del raccolto; alcuni preti officiano dinanzi ad Amon e /Thermutis, Thutmosi III, sotto un padiglione. In altre scene il defunto esegue ispezioni del bestiame, dei laboratori e dei lavoratori del tempio, con pesatura di metalli preziosi e malachite. Poco discosto, il defunto riceve prodotti da Koptos e dalla Terra di Kush e pesa oro.

I tributi stranieri

Rython minoico in forma di testa di toro,
dall’Heraklion Archaeological Museum

Una delle scene parietali della camera trasversale è relativa alle cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri” o, ancora, “processioni Keftiw”. Nel caso della TT86 Menkheperreseneb commissionò per la sua tomba un’ampia rappresentazione parietale, che adorna il vestibolo trasversale, e che fa riferimento ad una lunga processione di stranieri ed egiziani. Il testo che sovrasta il dipinto è inoltre pieno di dettagliate informazioni che, però, non sono sincronizzate con le sottostanti immagini talché non è possibile abbinare con certezza l’identificazione etnica con il personaggio corrispondente.

Keftiw dalla TT86 (MET DP161251)

Quel che è nota è, tuttavia, l’occasione a cui la processione fa riferimento, la “festa per il Nuovo Anno” durante la quale il Primo Profeta offre doni al sovrano e gli presenta le delegazioni straniere e dei popoli sottomessi all’Egitto. Il registro superiore del dipinto parietale si sviluppa secondo una vera e propria scaletta geometrica: i quattro personaggi rappresentati, infatti, si trovano in posture mano a mano crescenti. Il primo emissario è, infatti, prostrato, ne segue uno in ginocchio, un altro in piedi ed un ultimo pure in piedi, con i capelli ripartiti in trecce ed un gonnellino particolarmente elaborato, leggermente più alto di quello che lo precede, altezza che è accentuata ancor più dall’oggetto che reca su un vassoio: una testa di toro che ricorda il più famoso rython di Knossos in forma di testa di toro.

Un altro dettaglio dei tributi stranieri della TT86, Fonte: narmer.pl

Di fatto i quattro personaggi sarebbero identificabili, dai geroglifici sopra riportati, come principi di Tunip, Ḫattuša e Keftiw. La processione si snoda su più registri ed in un registro più basso ricompaiono i personaggi sopra visti, in posizione analoga; il “keftiw”, in questo caso, reca un vassoio verosimilmente contenente pani e una coppa del tutto simile a quella riscontrabile in analoga “processione” della tomba TT71 di Senenmut.

Nel riquadro: il titolo di “Capo di Hatti” (wr n Ḫt3), ossia il re degli Ittiti. Da: De Pietri, Marco. “ḥr. wn k3. w and bibrû: Between Tribute and Gift.” 2022.

Anche altri oggetti recati dai portatori appaiono di chiaro influsso minoico, come un rython conico o un’anfora con coperchio in forma di testa di toro; particolare attenzione ricade, inoltre, sugli abiti dei portatori stessi che consentono una precisa valutazione della loro provenienza[5].

Le processioni dei tributari rappresentavano la consegna di “tributi” da regioni assoggettate all’Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese. Si ritiene, tuttavia che gli oggetti presentati dalle delegazioni Keftiw[6], ovvero secondo la maggior parte degli studiosi i minoici, rappresentate in almeno sei Tombe dei Nobili[7], non costituissero un “tributo” nel senso letterale del termine, bensì doni da popolazioni non assoggettate, ma in rapporti commerciali o diplomatici paritetici[8].

Tale scena, così come quelle analoghe presenti in altre tombe della Necropoli tebana sarebbero perciò sintomatiche di rapporti amichevoli, e non di sudditanza, tra l’Egitto e le popolazioni egee nel periodo del Bronzo tardo.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 170.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  5. Porter e Moss 1927,  p. 175.
  6. Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
  7. Barber 1991.
  8. Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
  9. Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
  10. Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.


[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Panagiotopoulos 2006, cita per tale identificazione Aldred, 1961 (pp. 115-116).

[6]      Il termine egizio per indicare i popoli egei, e segnatamente quelli minoici, era Keftiw. Benché non esista unanimità in tale identificazione, tuttavia la grande maggioranza degli studiosi indica il termine Keftiw come individuazione certa del popolo cretese nei contatti con l’Antico Egitto del Bronzo Tardo.

[7]      Le cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri”, o “processioni Keftiw”, si ripetono in altre cinque tombe dei nobili oltre la TT86, tutte concentrate nella XVIII dinastia e in un arco temporale di circa 100 anni: TT39, di Puyemra, Secondo Profeta di Amon durante il regno di Thutmosi III; TT71, di Senenmut Amministratore e architetto sotto Hatshepsut; TT100, di Rekhmira visir sotto Thutmosi III e Amenhotep II; TT131, di Useramon Visir di Thutmosi III; TT155, di Intef Grande araldo del re sotto Thutmosi III.

[8]      Nella TT39 di Puyemra quattro personaggi vengono designati come “Capi stranieri dell’Asia più lontana” (Panagiotopulos 2006|pp. 370-412).

Arte

SHABTI DI SUNUR

Steatite. Altezza: 22 cm
Diciannovesima Dinastia, Regno di Ramses II (1250 a.C.)
Provenienza: probabilmente Menfi o Pi-Ramses
Collezione privata

Questo shabti raffigura il suo proprietario come doveva apparire in vita. Sunur (o Sunero) indossa una parrucca tripartita e una corta barbetta; in aggiunta a ciò, ecco un’ampia collana wesekh allargarsi attorno al suo collo.

È rivestito di un elegante abito caratteristico del suo tempo, con larghe maniche pieghettate e un ampio grembiule; calza dei sandali ai piedi. Non sono qui raffigurati né un tacco e neanche un canestro, tipici attributi di uno shabti. In compenso Sunur regge sul petto con tutt’e due le mani un uccello “ba” dalla testa umana e con le ali distese.

L’uccello “ba”, spesso tradotto come “anima”, può essere interpretato come una personificazione del potere dell’individuo, in altri termini l’alter ego del defunto che incorpora, dopo la morte, la totalità della sua identità fisica e psichica. La raffigurazione del ba sotto l’apparenza di uccello ne rappresenta la mobilità e il concetto che egli possa tornare al defunto in qualsiasi momento.

  

Un’iscrizione geroglifica menziona, al centro del grembiule, il proprietario della piccola scultura:

L’iscrizione continua con un totale di cinque colonne su entrambi i lati e sul retro dello shabti. Questo testo, più probabilmente realizzato da uno scriba diverso da quello del testo sul grembiule, cita il Capitolo 6 del Libro dei Morti:

Un altro shabti di Sunur quasi identico, è custodito al British Museum di Londra (EA65206). Anche in questo caso il nostro indossa un lungo vestito pieghettato e tiene fra le mani un uccello ba dalla testa umana. Il suo nome e titolo di imj-rA ssm.t, “Sovrintendente della Cavalleria”, è menzionato anche in questo caso sul grembiule. Il successivo Capitolo Sesto del Libro dei Morti è scritto, su questo shabti, solo su quattro righe che ricoprono entrambi i lati e la parte posteriore della piccola figura. Il testo termina col nome e il titolo di Sunur.

Lo shabti del British Museum

I testi provenienti dal Libro dei Morti su entrambi gli shabti di Sunur sono stati con tutta probabilità scritti dalla stessa mano, ma certamente non l’inizio della formula sul grembiule del manufatto qui in esame.

Le caratteristiche del volto differiscono leggermente, tuttavia si potrebbe suggerire che entrambe le figurine siano state eseguite dalla stessa mano. Talvolta gli shabti, anche quelli della migliore qualità, venivano prodotti con l’iscrizione sul grembiule lasciata parzialmente (o talvolta del tutto) incompleta.

Dal momento che lo shabti di Londra porta il nome e il titolo del proprietario nel testo principale, sembra improbabile che Sunur non abbia ordinato che questa piccola raffigurazione fosse realizzata o quanto meno iscritta su sua richiesta.

Carol Andrews (vedi riferimenti bibliografici) è sicura che lo stesso Sunur vi sia rappresentato. Ma in questo caso, sembra più probabile che Sunur abbia richiesto al laboratorio artigianale un’altra statuetta dopo aver ricevuto quella attualmente custodita al British Museum.

Anche se realizzata molto probabilmente dallo stesso artista, sembra piuttosto improbabile che lo stesso Sunur vi sia realmente raffigurato. Tuttavia, il laboratorio realizzava questa categoria di prodotti per funzionari di alto rango, forse anche per membri della famiglia reale, come si può ipotizzare dall’osservazione di uno shabti realizzato per uno dei figli di Ramses II, il già principe ereditario Khaemuaset.

Sembra dubbio che questi shabti di Sunur appartenessero realmente alla schiera dei servitori funerari; si sarebbe più propensi a credere ad un loro utilizzo extrasepolcrale (si pensi agli shabti di Bintanat ritrovati nella tomba di Horemheb, a quelli di Kenamon in Abido o quelli di Khaemuaset dal Serapeo, solo per menzionarne alcuni).

Entrambe le statuette portano il titolo imj-rA ssm.t, “Comandante della Cavalleria”. Attualmente si conoscono circa 65 personaggi del Nuovo Regno che furono insigniti di questo titolo. Circa la metà di essi è riferibile con relativa certezza alla Diciannovesima Dinastia e tutti appartenevano alla élite militare.

Riferimenti

K. Konrad, P. Pamminger – Shabti of Sunur. In Ancient Egypt – Masterpieces from Collectors and Collections – 10th Edition of the Brussels Ancient Art Fair – BAAF. 2021

Photographic credits :

  • Nathalie and Alain Speltdoorn, Jörg E. Sehr
  • Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig: photographer of the museum
  • Museum August Kestner: photographer of the museum
  • Shabti of Sunero – British Museum “https://www.britishmuseum.org/collection/object/Y_EA65206
  • Andrews, Carol A R Egyptian Treasures from the British Museum.The Bowers Museum of Cultural Art, Santa Ana, 2000
Pictures

Terracotta masks

Terracotta masks with fragment of nemes from a cartonnage.

New Kingdom 18th Dynasty (or 1539-1292)

Tomb QH33

Qubbet el-Hawa

Tombs of the Nobles West Bank of Aswan.

QH 33, was found to be oriented to the winter solstice.

Nubian Museum Aswan

Mai cosa simile fu fatta

LA PITTURA EGIZIA

Una delle maggiori testimonianze che ci ha lasciato la civiltà egizia è quella delle espressioni figurative attraverso documenti della pittura e del rilievo dipinto.

Il disegno viene costruito per mezzo di un reticolo, la quadrettatura, con una cordicella bagnata di rosso, all’interno viene lavorato un disegno preparatorio (sinopia) con i contorni, successivamente vengono apportate le correzioni, in caso di un rilievo dipinto prima si pratica l”incisione, a lavoro ultimato viene applicata la pittura.

Esempio di quadrettatura – Tomba di Sarenput II ( XII Dinastia)

La scelta tra pittura o rilievo dipinto era legata alle caratteristiche del supporto parietale, il rilievo poteva essere di due tipi: quello emergente, dove la parte superficiale tra le figure veniva asportato, o entro incavo, dove la superficie tra le figure veniva conservata e le figure stesse venivano modellate all’interno della superficie dell’incavo.

I colori utilizzano pigmenti naturali, come ocra ( gialla, rossa, bruna), gesso, ossidi di rame, fritte ( vetri polverizzati), fuliggine, usata per il nero.

I pigmenti vengono stesi a campitura piena, senza chiaroscuro.

Si potevano ottenere tonalità intermedie mescolando i colori.

Spesso veniva suggerita la trasparenza dei corpi sotto le vesti, o la trasparenza dell’acqua.

Suonatrice di liuto – Tomba di Kenamon, TT93 a Tebe ( XVIII Dinastia)

Alla base delle scelte vi sono delle convenzioni sia in rapporto dei colori che al disegno, per esempio l’uomo è raffigurato con la carnagione più scura di quella della donna.

Le persone venivano scomposte nelle vedute più evidenti: spalle di fronte, corpo di profilo, occhio di fronte.

Gli animali sono visti di fianco o dall’alto come gli insetti e il basto delle bestie da soma del lato non visibile viene rappresentato ribaltato in alto.

Si utilizza la disposizione in registri dove le figure umane possono avere proporzioni gerarchie, la lettura delle scene può avvenire da sinistra a destra o viceversa, a seconda della direzione in cui è rivolta la rappresentazione di uomini e animali, cioè se guardano verso destra, la lettura inizia da destra verso sinistra e viceversa.

La pittura poteva essere stesa direttamente sulla pietra, in presenza di calcare ben levigato, come nelle tombe tebane della XVIII Dinastia, ma la maggior parte di esse era fatta su stucco : prima veniva posto uno strato di fango e paglia ( pisé), poi un strato di gesso e pietra polverizzata.

Il fondo poteva essere grigio – azzurro, XVIII Dinastia, o bianco, XVIII-XIX Dinastia, o giallo nelle tombe degli artigiani di Deir el-Medina.

L’applicazione dei colori veniva applicata a tempera , con acqua, non si tratta quindi di affreschi, dove la pittura è eseguita sull’intonaco fresco con colori diluito in acqua.

A metà della XVIII Dinastia alcuni pittori hanno usato vernici trasparenti e protettive che però col tempo si sono opacizzante.

In una delle prime testimonianze pittoriche, nella mastaba di Iteti e Nefer-maat a Meidum ( IV Dinastia), è stata fatta una sperimentazione di una tecnica di incrostazioni per mezzo di paste colorate poi subito abbandonata nella stessa tomba a favore di quella a stucco, si erano accorti tempestivamente che il riempimento delle cavità non era duraturo, da qui proviene il famoso frammento delle oche ora al Museo del Cairo.

Pittura a incrostazioni – Mastaba di Iteti e Nefermaat a Meidum ( IV Dinastia)

Elenco dei pigmenti

I BIANCHI : carbonato di calcio, Calcite di magnesio, huntite.

NERO: carbonio amorfo elementare ( nero fumo o carbone di legno), pirolusite.

ROSSO : ocra rossa ( ossido di ferro a idro), calcinazione dell’ora gialla.

ROSSO ARANCIONE : realgar (bisolfuro di arsenico).

GIALLO : ocra a base di ferro, dalla limonite alla voethite, orpimento ( trisolfuro di arsenico), jarosite.

BLU; blu egizio o fritta (pigmento artificiale ottenuto per fusione di sabbia silicea ), carbonato di rame, ossido di calcio, potassio o carbonato di sodio (natron)

VERDE: deriva dal rame, fritta verde egizia ( come fritta blu).

I primi colori utilizzati sono il rosso, il nero, il bianco e il giallo.

Il verde arriva verso il 3000 a. C., segue il blu che appare verso la fine dell’Antico Regno, l’arancione e il marrone compaiono nel Medio Regno.

Nel Nuovo Regno vengono usate varie tonalità di blu, di rosso e appaiono il grigio e il rosa, ottenuti con una miscela con il bianco.

Tomba tebana di Nebamon – Tebe Ovest, TT 146
Londra, British Mu3, EA 37977
Fonte: Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa

I coloro scelti per il mondo animale e vegetale copiamo la realtà, quelli usati per le persone e gli dei seguono convenzioni religiose e sociali.

Fonte e fotografie

Indagine sulla pittura egizia – Valérie Humbert, Cristiano D’aglio – Edizioni Kemet

Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa

Necropoli tebane

TT85 – TOMBA DI AMENEMHEB detto MAHU

Planimetria schematica della tomba TT85[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Amenemheb, detto MahuTenente comandante dei soldatiSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III – Amenhotep II)versante est della collina; a sud della TT86 e sotto la TT87

Biografia

Madre di Amenemheb, titolare della TT85, fu Tetires. Beki, Responsabile della stanza dei bambini, fu sua moglie.

La tomba

Ad un breve corridoio (1 in planimetria), sulle cui pareti è possibile rilevare i resti di inni sacri, segue un vestibolo con quattro pilastri (A-B-C-D in planimetria).

Sulle pareti di tale vestibolo, il defunto (2-3) dinanzi ai magazzini di Amenhotep II in atto di controllare le razioni per le truppe, compresi porta-stendardi mentre, in basso, assiste alla preparazione del cibo.

Su una delle pareti più brevi (4-5-6) il defunto assiso o stante e donne che recano mazzi di fiori; poco discosto (7) una falsa porta e rappresentazione del defunto e della moglie che offrono libagioni al dio Anubi. Sulla parete che fronteggia l’ingresso, ufficiali e militari (8), la moglie del defunto offre mazzi di fiori al faraone Amenhotep II seduto sotto un chiosco (9); il defunto accanto a Thutmosi III (17), seduto sotto un chiosco, riceve tributari siriani con donne e bambini.

Sull’altro lato corto del vestibolo (16) Amenhotep II, seguito dal defunto e dalla moglie, offre fiori a Osiride; poco discosto (15-14-13), due portatori di offerte, un uomo adora Anubi assiso e un altro che offre fiori al defunto. Segue (12) il defunto in adorazione di Osiride, alcuni giovani (figli?) offrono fiori al defunto e sua moglie in presenza di un complesso musicale maschile (11-10) composto da tre arpisti e un liutista, nonché suonatrici e danzatrici, e scena di offertorio del defunto e della moglie.

Musicisti nella TT85 (tre arpisti e un liutista). Rilievo di N. Davies

Sui pilastri:

A:   il defunto seduto; alla sommità un inno ad Amenhotep II; due fanciulle e la moglie dinanzi al defunto;

B:   la moglie, con un giovane principe in grembo, dinanzi al defunto; scene di purificazione della mummia da parte di preti e il defunto che loda Amenhotep II;

Baki allatta un giovane principe (Amenhotep II?) davanti al marito Amenemheb. Da: Laboury, Dimitri, and Maruschka Gathy. “Gli uomini (e le donne) del re.” (2017).

C:   il defunto offre fiori in occasione della Festa per il Nuovo Anno alla moglie che allatta un giovane principe; il defunto loda Thutmosi III;

D:   un uomo offre bende di lino al defunto e alla moglie, sotto la cui sedia si nasconde una scimmia; fanciulle suonano sistri; il defunto loda Thutmosi III.

Un secondo, breve corridoio (19) dà accesso ad un corridoio più largo che termina in una sala trasversale. Sulle pareti (20-21) il defunto e la moglie con un figlio, e la relativa moglie, seduti, ispezionano le suppellettili funerarie. Nella sala trasversale rilievi (in parte distrutti nella parte bassa) della processione verso la dea dell’Occidente (Hathor)(22), un lungo testo di lode per Osiride recitato dal defunto e dalla moglie (23); scene di caccia all’ippopotamo (24-25-26), di uccellagione con l’ausilio di reti e di pulitura e preparazione di pescato.

Sulla parete corta (27) il defunto e la famiglia a caccia e pesca, mentre poco oltre (28) il defunto e la moglie dinanzi ai quali un uomo presenta una lista di offerte alla presenza di un concerto costituito da suonatori maschi e femmine (arpisti, liutisti e suonatrici di flauto e di lira).

Scene di caccia della TT85. Fonte: Egypt – Land of Eternity
Particolare del cacciatore di fronte ad una iena. Tempera su carta di Nina Davies (MetMuseum 30.4.54)

Un corridoio finale, strutturato come “scrigno”, presenta sulle pareti preti dinanzi alla mummia sotto un padiglione, con servi e tavole di cibi e vino e il trasporto del sarcofago trainato da uomini e buoi (29). Sulla parete opposta (30), il defunto e la moglie in piedi guardano verso un lago circondato da alberi; in altro registro il defunto e la moglie seduti ricevono prodotti del giardino e animali (gazzella, toro e uno stambecco).

Sul fondo dello “scrigno” (31), su quattro registri sovrapposti, Osiride, Anubi e offerenti.

La tomba TT85 comprende inoltre tre pozzi; uno scavato nel cortile antistante la tomba in cui è stata ritrovata la mummia di una donna chiamata Nehesit (XXI-XXII Dinastia), ed altri due scavati nella camera trasversale, di cui il più lungo si addentra per 40 metri nella collina. In questi due pozzi sono stati ritrovati i resti di 147 salme; alcune di esse, mostranti i segni di un incendio, si ritiene appartengano alla XVIII Dinastia e siano i resti di Amenemhab e della sua famiglia7.

La testa di una delle mummie ritrovate nel pozzo 2 della TT857

La tomba fu successivamente riutilizzata in epoca copta8, come testimoniato da diversi ostrakon ritrovati,

Ostrakon del vescovo(?) Ananias, testimonianza del riutilizzo in epoca copta8

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Porter e Moss 1927,  p. 170.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
  5. Porter e Moss 1927,  p. 170.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 170-175.
  7. Nerlich, Andreas, et al. “Anthropological and palaeopathological analysis of the human remains from three” Tombs of the Nobles” of the necropolis of Thebes-West, Upper Egypt.” Anthropologischer Anzeiger (2000): 321-343.
  8. Behlmer, Heike. “Christian Use of Pharaonic Sacred Space in Western Thebes: The Case of TT 85 and 87.” Sacred Space and Sacred Function in Ancient Thebes, Chicago (2007): 163-175.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell’epoca.