It was found in the Temple of King Ramses II at Abu Simble. It was dedicated to the god «Ra-Hor-Akhti», sun god. The elements of this shrine are associated with the religion of the Sun.
The group consists of:
A naoes with a scarab and a sun disk inside it, four monkeys and two obelisks.
XVIII dinastia (Amenhotep III, dopo l’anno 30° di regno)
nella piana, a poca distanza a sud dalla TT55
Biografia
Khaemhat
Khaemhat, Scriba reale e Supervisore ai granai delle Due Terre, ebbe per moglie Tiyi.
La tomba
Rilievo di Amenhotep III dalla TT57
TT57 si sviluppa a partire da un cortile, cui si accede per il tramite di una scala, in cui si aprono gli accessi alle tombe TT102 e TT126.
Nel cortile, una stele (1 in planimetria) risale alla XIX dinastia e rappresenta Suemmerenhor, Custode, che offre libagioni a Osiride. Un’altra stele (2) vede il defunto Khaemhat che offre libagioni; sulla parete oltre l’ingresso alla tomba (5-6) inni sacri e il defunto assiso, il defunto (3) che purifica uno scrigno contenente quattro divinità femminili e i quattro figli di Horus protettori dei vasi canopici che sono rappresentati in basso unitamente agli strumenti per la cerimonia di apertura della bocca.
Khaemhat e Tiyi sul Nilo
Un breve corridoio, sulle cui pareti (6) cui il defunto offre libagioni a Ra, dà accesso ad una sala trasversale, struttura tipica di analoghe sepolture a “T” capovolta della XVIII dinastia, con dipinti parietali del defunto in offertorio a Ra-Horakhti (7-8) e alla dea Thermutis. Scene di trasporto fluviale (9), di scarico dei prodotti e di vendita degli stessi ad un mercato; in una nicchia (10) le statue del defunto, Khaemhat, e di Imhotep, Scriba reale; tra i due la moglie del defunto, Tiyi.
Le scene di trasporto fluviale. Foto: kairoinfo4u
Scene agricole della TT57
Sulle pareti della nicchia, litanie liturgiche ed elenchi delle offerte, elenchi che si ripetono altre volte sulle stesse pareti. In altre scene il defunto assiste al censimento del bestiame (11), alla presenza del re Amenhotep III assiso sotto un padiglione, con una sfinge che uccide alcuni nemici del Paese rappresentati sui braccioli e sui fianchi del trono. In altre scene (12-13), il defunto supervisiona personale che contabilizza il raccolto ed attende alcuni carri, tirati da cavalli o da muli, per il trasporto del materiale; poco discosto, scene di agricoltura, abbattimento di alberi e vagliatura del grano.
Il carro di Khaemhat, ritratto in un momento di riposo
Un altro corridoio (16), sulle cui pareti è rappresentato il defunto in offertorio di Osiride, Iside e Nephthys, consente l’accesso ad una camera con processioni funebri (17-18-19) dinanzi alla dea dell’Occidente (Hathor); alcune scene (20), molto danneggiate, sembrano far riferimento a rituali di purificazione svolti da preti. In altre scene (21-22), il defunto partecipa a lavori nei campi di Aaru; sono presenti inoltre brani del Libro dei morti mentre la statua di Khaemhat viene purificata da sacerdoti.
Khaemhat fa rapporto ad Amenhotep III sulla raccolta del grano
Un altro breve corridoio (23) ancora, in cui il defunto, inginocchiato, è rappresentato accanto a testi del Libro dei morti, dà accesso ad un secondo corridoio trasversale con statue di Khaemhat (indicato stavolta come Mahu) e della moglie, nonché testi liturgici e liste di offerte. Una nicchia (24) contiene le statue del defunto e di una donna; altra nicchia, sulla parete opposta un’altra nicchia (26) ospita il defunto (indicato come Mahu) e la moglie; una terza nicchia (28) contiene, nuovamente, le statue di Khaemhat e Imhotep, Scriba reale, con Tiyi, moglie del defunto, tra i due; sulle pareti laterali (25-27) ancora elenchi delle offerte e testi liturgici.
Nella tomba vennero rinvenuti i frammenti di una testa, in diorite, e un rilievo, in calcare, del defunto (oggi al Berliner Museen).
Rilievo dalla tomba TT57
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 113-119.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, pp. 113-119.
Porter e Moss 1927, pp. 114-115.
Porter e Moss 1927, p. 114.
Porter e Moss 1927, p. 116.
Porter e Moss 1927, pp. 117-118.
Porter e Moss 1927, pp. 118-119.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Vediamo ora nel dettaglio gli unici due sovrani della XXIV dinastia, gli ultimi di stirpe libica, anche se per quanto riguarda Tefnakht esistono dubbi sulla sua reale attribuzione alla stirpe libica.
TEFNAKHT
Shepsesra Tefnakht, come abbiamo già accennato in precedenza, era un principe che si era instaurato a Sais succedendo ad un oscuro Osorkon, del quale non si sa nulla. Manetone non cita questo sovrano, secondo alcuni perché era considerato un usurpatore; personalmente non lo credo, Manetone ha citato ben altri usurpatori che citare Tefnakht avrebbe fatto poca differenza.
Di lui abbiamo già parlato nel capitolo che trattava la XXIV dinastia quando, a capo di una coalizione alla quale parteciparono diversi principi si oppose all’avanzata di Pianki. Sconfitto, ma non perseguitato dal suo avversario, Tefnakht riorganizzato il suo esercito e riconquistò quasi tutti i territori perduti nella guerra. Fu forse in questo periodo che decise di assumere un titolo regale cambiando il suo praenomen in quello di Shepsesra.
Recentemente è stata scoperta una statua che Tefnakht fece costruire dedicandola ad Amon-Ra, sulla statua sono riportati numerosi dettagli sulle sue origini. Apprendiamo che Tefnakht era figlio di un certo Gemnefsutkapu e nipote di Basa, sacerdote di Amon nei pressi di Sais. Poiché Basa fu un sacerdote egizio pare ovvio supporre che le origini di Tefnakht fossero più probabilmente egizie piuttosto che libiche nonostante lui si considerava il “Capo dei Ma” e dei Libu”.
Quando ancora era principe a Sais, durante il regno di Sheshonq V, fece erigere due stele di donazione. Nella sua stele, dell’anno 38 di regno di Sheshonq V, Tefnakht non pecca certo di umiltà, per indicare se stesso usa l’epiteto piuttosto eccessivo di “Gran Capo dell’intera Terra”, ma non guarda troppo nel sottile anche per i titoli religiosi dove si identifica come “Profeta di Neith, Edjo e la Signora di Imay”.
Le ulteriori vicende di questo sovrano si intrecciano con sovrani di dinastie precedenti e con altri successivi confondendosi in un guazzabuglio di ipotesi più o meno valide nelle quali preferisco non immergermi. Se poi aggiungiamo i dubbi sull’autenticità delle notizie che ci vengono riportate dagli epitomi di Manetone, direi che per quanto riguarda Tefnakht l’essenziale lo abbiamo detto.
BOCCORIS
Wahkara Bakenrenef Boccoris era un figlio di Tefnakht; successe al padre ma il suo regno fu breve – cinque o sei anni al massimo, la data più alta dove è citato si trova su una stele nel Serapeo di Saqqara e riporta l’anno sesto di regno. Ovvio che gli anni che gli assegna Eusebio di Cesarea, 44, sono da ritenere del tutto assurdi.
Diodoro Siculo e Plutarco lo definiscono un sovrano accorto ed innovatore, particolarmente per quanto riguarda i contratti relativi alla piccola proprietà fondiaria. In quanto alla situazione che si trovava a gestire non era certo delle più invidiabili, da sud i sovrani nubiani della XXV dinastia premevano nel tentativo di riunificare nuovamente l’Egitto, da est facevano capolino gli Assiri di Sargon II.
Approfittando del fatto che dopo la sconfitta della coalizione guidata da suo padre Pianki si era ritirato a Napata e non costituiva più un problema almeno nell’immediato. Boccoris si rivolse dunque a est cercando di esortare alcuni principi palestinesi a ribellarsi al giogo assiro ed a formare una coalizione per combattere il nemico. Nacque così una sorta di coalizione rinforzata forse da un contingente egiziano ma il tentativo fallì e le truppe ribelli furono sconfitte a Qarqar. A questo punto, si mossero i nubiani, guidati dal figlio di Pianki, Shabaka, lasciata Tebe salirono a nord e, senza grande fatica, sconfissero definitivamente l’esercito egiziano. L’esito della battaglia ci viene riportato da Sesto Africano in poche parole:
<<……..Sabachon [Shabaka[ dopo aver catturato Boccoris, lo bruciò vivo………>>.
Fonti e bibliografia:
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, Warminster: 1996
Aidan Dodson w Dyan Hilton, “The Complete Royal Families of Ancient Egypt”, Thames & Hudson, London 2004
Jurgen von Beckerath, “Das Verhältnis der 22. Dynastie gegenüber der 23. Dynastie”, 2003
Dan’el Kahn, “La transizione dal governo libico a quello nubiano in Egitto: rivisitare il regno di Tefnakht”. Egyptologische Uitgaven Leiden 2009
nella piana, a sud della TT55 e ad ovest della TT57
Biografia
Userhat e Mutnofret. Foto: kairoinfo4u
Userhat, Scriba reale sotto Amenhotep II, assommava in se anche i titoli di “gran confidente del Signore delle Due Terre”, “Supervisore delle mandrie di Amon”, “Vice del Primo Araldo Iamunedjeh” (TT84), “Scriba che conta i pani per il Signore delle Due Terre[5]. Non esistono altre testimonianze, se non quelle della sua tomba, sulla figura di Userhat; purtuttavia, il fatto che potesse vantare di essere “figlio del kep[6]” denoterebbe una sua appartenenza a famiglia di un certo rango sociale[7].
Ebbe per moglie Mutnofret, “reale ornamento”, o concubina reale; due figlie sono menzionate nella sepoltura: Henut-neferet, Signora di Corte[8], amata dal suo Signore, Lodata dal Buon Dio (ovvero il re)[9], e Nebet-tawy. Nelle decorazioni parietali, affiancato in un’occasione dalle sorelle, viene anche menzionato “tuo figlio, che tu ami, il prete wab[10] di Ptah”, ma il nome o è andato perduto, o non venne mai scritto.
Le figlie Henut-Neferet e Nebet-Tawi ricevono un’offerta. In basso a destra il figlio sacerdote di Ptah. Foto: kairoinfo4u
La tomba
Agli inizi del XIX secolo la tomba di Userhat non viene mai menzionata dagli esploratori dell’area tebana; doveva essere, tuttavia, già nota e visitabile nel 1827, quando John Gardner Wilkinson ne ricopiò alcune iscrizioni trovandola sbarrata all’altezza della scena dei musicisti. Nel 1843 Karl Richard Lepsius visitò la TT56 entrando da una breccia aperta nella vicina TT57, ma perché la tomba sia aperta quasi completamente si dovrà attendere il 1904 e Robert Mond[11]. Nel 1932 furono eseguiti lavori di consolidamento e restauro (ma non esistono pubblicazioni dei lavori eseguiti) e nel 1956 si resero necessari ulteriori lavori di restauro eseguiti da Labib Habachi; la pubblicazione completa delle decorazioni parietali di TT56 si data al 1987,a cura di Seeber e Ghaffar.
Offerte al defunto ed alla moglie, Mutnofret, dalla TT56
Come per la TT52, anche in questo caso si hanno problemi di datazione poiché non esistono altri riferimenti al suo titolare fuorché nella tomba stessa; la planimetria e lo stile delle decorazioni parietali sembrano tuttavia indicare il regno di Amenhotep II. Robert Mond indicò l’esistenza di un cartiglio di Thutmosi IV e la comparazione stilistica con altre tombe (TT172 di Mentiywi, Maggiordomo reale, TT84 di Iamunedjeh, Araldo reale, e TT74 di Tjanumi) consentono di restringere il periodo tra i regni di Amenhotep II e di Thutmosi IV.
A differenza di altre tombe della XVIII dinastia, la tomba di Userhat è completamente decorata, anche se alcuni dipinti non vennero ultimati e alcuni testi non conclusi; a parte il colore nero, che con il tempo si è sbiadito, gli altri colori sono ancora oggi vividi. I danni subiti dalle pitture e specialmente dalla statuaria vennero causati da terremoti intervenuti nel corso dei millenni, ma anche dagli interventi iconoclasti del periodo amarniano, con la cancellazione del nome del dio Amon, anche nei nomi che tale divinità contenevano, e di altre divinità non in linea con il dettato dottrinale e religioso del faraone Amenhotep IV/Akhenaton. Una seconda ondata di vandalismo delle pitture parietali si ebbe con i monaci copti che occuparono la tomba e che alterarono alcuni dipinti aggiungendo croci.
Benché non ultimata, la TT56 rientra, planimetricamente, tra quelle a “T” rovesciata tipiche del Nuovo Regno, con cortile anteriore che funge da disimpegno per il raggiungimento di altre sepolture (TT123, TT294, TT293, TT292, TT291); è una delle tombe i cui dipinti parietali sono meglio conservati tra quelle della necropoli di Sheikh Abd el-Qurna.
Ad un breve corridoio di accesso, (1 in planimetria) in cui il defunto e la moglie sono rappresentati in adorazione di Osiride, segue una sala trasversale; sulle pareti: (2) il defunto seguito dalla moglie e dalla madre con mazzi di fiori; (3) su cinque registri sovrapposti, l’ispezione del bestiame, l’abbattimento di alcuni tori, la mietitura e il trasporto di grano mentre alcune donne procedono alla raccolta del lino in presenza del defunto. Poco oltre, sul lato corto (4), in una doppia scena, il defunto offre mazzi di fiori a Iamunedjeh (TT84), Primo araldo del re e di cui egli era il vice, e a sua moglie, a sinistra, e a un’altra coppia (di cui non vengono precisati i nominativi), a destra. In basso, sulla stessa parete, una stele con preti che purificano la statua del defunto e un prete lettore[12] che opera la Cerimonia di apertura della bocca sul defunto[13].
Scena di vendemmia dalla TT56
Poco oltre (5) due figlie offrono collane e coppe e un figlio offre mazzi di fiori al defunto e alla moglie; su quattro registri sovrapposti, scene di banchetto con musici (liutiste, suonatrici di nacchere e un arpista maschio) e scimmie nascoste sotto le sedie dei partecipanti.
Scene di festa dalla TT56
Oltre il corridoio che dà accesso ad una sala più interna, su quattro registri (11) l’ispezione delle reclute e uomini, compreso un barbiere, seduti sotto gli alberi; poco oltre (10), su quattro registri, file di uomini seduti e altri che recano provviste ai magazzini. Il defunto (9) offre mazzi di fiori e frutta a Amenhotep II sotto un chiosco mentre alcuni soldati si inchinano ai due personaggi.
L’inchino dei soldati dalla TT56 (MET chr30.4.38) in un acquerello di Charles K. Wilkinson
Offerta di un carro e di cavalli
Sul lato corto (8) una stele con il defunto dinanzi a Osiride e testi dedicatori; successivamente (7), su tre registri, scene di offertorio con tre uomini che recano mazzi di fiori e un uomo in offertorio a una donna che accudisce un bambino; portatori di offerte la cui processione prosegue nella scena successiva (6) in cui il defunto e la moglie offrono incenso su un braciere.
Ritratto femminile
Un breve corridoio, in cui (12) il defunto è alla presenza di Osiride e Anubi, consente l’accesso ad una camera in cui (13-14-15) sono rappresentati soldati di scorta mentre il defunto pratica la caccia, nel deserto, a bordo di un carro ad animali vari tra cui alcune iene.
Scena di caccia (Metropolitan Museum of Art di New York (MET DP226606) in un acquerello di Charles K. Wilkinson
Lepre in corsa dalla TT56
Animale ucciso in una scena di caccia (MET chr30.4.41) in un acquerello di Charles K. Wilkinson
Scene di uccellagione e pesca praticate dal defunto e dalla moglie Mutnofret nonché di offerta al defunto di animali e prodotti delle terre paludose del Delta nilotico. Una processione funeraria si sviluppa lungo una parete (16-17-18), con prete che opera la cerimonia dell’apertura della bocca; la camera presenta al fondo (19) una nicchia che ospita le statue del defunto e della moglie.
Scena di lamentazione funebre
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 111-113.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Wilknson 1848.
Seeber 1987.
Gardiner 1948.
Porter e Moss 1927, pp. 111-113.
Porter e Moss 1927, p. 111.
Porter e Moss 1927, pp. 111-113.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Si trattava, verosimilmente, di una funzione contabile e di supervisione legata alle movimentazioni del grano in funzione del pane prodotto; in sostanza verificare che il grano fornisse il giusto quantitativo di farina e che non avvenissero ruberie nella varie fasi di lavorazione. Tale attività è inoltre ben documentata nelle decorazioni parietali di TT56.
[6] Il Kep venne istituito presso la Corte da Thutmosi III ed era una sorta di accademia che riuniva i figli regali, con quelli dei funzionari di palazzo più stretti, con i figli dei re vassalli che venivano trattenuti alla Corte egizia, vuoi come ostaggi, per garantirsi la lealtà dei regali genitori, vuoi per educarli facendo aumentare, in quelli che sarebbero divenuti i re del domani, il sentimento di lealtà nei confronti della corte faraonica.
[7] Secondo altra interpretazioni, vedi Seeber 1987, Userhat avrebbe ricoperto una carica non prestigiosa e l’autorizzazione a costruirsi una tomba nella Necropoli di Tebe gli sarebbe derivata, invece, dalla preminente posizione di “reale ornamento”, ovvero concubina reale, della moglie Mutnofret.
[9] Poichè nella tomba non viene mai indicata come “signora della casa”, si desume non fosse sposata.
[10] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[11] Sir Robert Ludwig Mond (1867-1938), chimico e archeologo britannico.
[12] Era compito dei preti “lettori” l’organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i “lettori” venivano considerati detentori di poteri magici.
[13] Appare strana questa partecipazione diretta di un prete lettore alla cerimonia di apertura della bocca che, normalmente, viene officiata da un prete sem. Era infatti, normalmente, al “sem”, o all’erede diretto, che competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.
XVIII dinastia (Amenhotep III – Amenhotep IV/Akhenaton)
nella piana, tra la collina e il Ramesseum;a nord della TT57 e a sud della TT53
Biografia
Ramose. Foto: kairoinfo4u
Ramose, Visir sotto Amenhotep III e del suo successore Amenhotep IV/Akhenaton, fu anche Governatore della Città (Tebe), Sovrintendente ai Grandi Lavori e ai preti dell’Alto e Basso Egitto, Sacerdote di Maat. Figlio di Neby, Supervisore del bestiame di Amon nel distretto settentrionale, e di Ipuya, Favorita di Hathor, Merytptah fu sua moglie, Cantatrice di Amon, figlia di Amenhotep, Intendente Capo del Re e Sovrintendente dell’oro e dell’argento, e di May, Cantatrice di Amon. Da quanto desumibile dai rilievi parietali, la coppia non ebbe figli.
Ipuya, madre di Ramose
Sono noti, inoltre, due rilievi ai confini meridionali dell’Egitto che lo ritraggono in adorazione di Amenhotep III
La tomba
Tra il 1836 e il 1844 la tomba venne visitata dall’egittologo francese Émile Prisse d’Avennes che eseguì rilievi di alcuni testi e dipinti parietali; venne poi ufficialmente riscoperta nel 1879 da Henry Windsor Stuart Villiers[6].
Una lunga scala di 25 gradini (con al centro uno scivolo per un più agevole trasporto del sarcofago) dà accesso ad una corte poligonale[7] in cui si apre anche l’accesso alla TT331. Due stele, incompiute e oggi illeggibili, fiancheggiano l’ingresso (1 in planimetria). Un corridoio, in cui (2) il defunto e la moglie adorano Ra e frammenti di testo e dei titoli del titolare, si apre su una grande sala trasversale colonnata (32 colonne su 4 file da 8), unico locale della tomba decorato.
La grande sala colonnata. . Foto: kairoinfo4u
I dipinti sono di ottima fattura e di palese stile amarniano, ai suoi albori, e rappresentano Ramose a colloquio con alcuni funzionari (3), la moglie Merytptah, nonché altri personaggi, tra cui il fratello del defunto Amenhotep e sua moglie May in scene di adorazione di divinità, nonché di tipo familiare (4) in cui gatti e oche si nascondono sotto le sedie dei convenuti.
Gli ospiti del banchetto funebre. . Foto: kairoinfo4u
Su due registri sovrapposti (5), la processione funeraria, che comprende sacerdotesse e quattro profeti, nonché preti che officiano riti sulla mummia.
Processione funeraria dalla Grande sala colonnata di TT55
In altre scene, della stessa sala, libagioni offerte dal defunto e dalla moglie (6) un banchetto con musici e cantori mentre in una scena (7) compare Amenhotep IV[8][9]assiso accanto alla dea Maat.
Particolare della processione funeraria dalla TT55
Lamentazione di donne dalla TT55
In un’altra scena (13) Ramose è inginocchiato dinanzi alla coppia reale costituita da Amenhotep IV e Nefertiti, che si affacciano alla “finestra delle apparizioni”[10] del palazzo reale di Akhetaton, per consegnargli una delle più alte onorificenze egizie, l’Oro al valore, mentre il tutto è sovrastato dal disco solare di Aton i cui raggi porgono alle narici dei convenuti il simbolo ankh[11].
Il disco solare di Aton. . Foto: kairoinfo4u
Entrambe le scene in cui compare Amenhotep IV/Akhenaton non vennero ultimate[12]. La presenza contestuale, su una parete, del III e del IV degli Amenhotep, viene indicata, in base a ragionamenti che implicano il contestuale studio di altre Tombe dei Nobili di periodo amarniano, come prova di una coreggenza lunga dei due sovrani
Dalla grande sala colonnata, un breve corridoio, in cui compare (14) il cartiglio di Amenhotep III, nonché un offertorio del defunto a Horus, dà accesso ad una seconda sala colonnata (8 colonne su 4 file da 2), non decorata, al cui fondo si apre la camera funeraria cui si accede tramite un ripido corridoio, con tre nicchie parietali. La sala sembra non essere mai stata occupata e al suo interno vennero rinvenuti un’urna ed un teschio imbalsamato.
La camera funeraria incompiuta con l’urna ivi rinvenuta
Il teschio imbalsamato rinvenuto nella camera funeraria
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 105.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Prisse 1878, vol. II, tav. IV.
Villiers 1879.
Porter e Moss 1927, pp. 105-111.
Villiers 1883.
Bouriant 1885.
Porter e Moss 1927, p. 110.
Aldred 1959.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Il termine viene impropriamente utilizzato, nell’Antico Egitto, per indicare il funzionario più alto in grado della corte, alle dirette dipendenze del re
[6] Henry Windsor Villiers-Stuart (1827-1895), militare e politico britannico, imparentato con la casa regnante essendo figlio di Sir Henry Villiers-Stuart, I e ultimo Barone di Decies; alla morte del padre non poté assumere il titolo essendosi altri parenti opposti al matrimonio dei genitori.
[7] Forma verosimilmente derivante da preesistenti accessi ad altre tombe.
[8] Amenhotep IV indicato come tale e non come Akhenaton, il che lascia intendere che la tomba possa risalire agli inizi del suo regno e prima che mutasse il nome, cosa che avvenne intorno all’anno sesto di regno
[9] Stuart Villiers, che riscoprì la tomba nel 1879, notando due rappresentazioni di Amenhotep IV indicato con differenti nomi, nonostante fosse ormai acclarato che lo stesso re aveva modificato il proprio nome da Amenhotep IV ad Akhenaton, avanzò l’ipotesi che si trattasse di due re differenti. Nefertiti sarebbe perciò stata figlia di Amenhotep IV e avrebbe sposato uno straniero di nome Akhenaton. Tale ipotesi venne avanzata in Villiers 1878 e venne confutata da Urbain Bouriant che, nel suo testo del 1885 (nota addizionale al testo del 1882), ebbe a scrivere: ““si tratta di una strana mescolanza di osservazioni intelligenti e folli e le ripetizioni spesso contengono falsificazioni deliberate”.
[10] Il palazzo reale di Akhetaton era ripartito su due distinte aree separate dalla strada principale della città; questa era sovrastata da un sopra-passaggio in cui si apriva una finestra, detta “delle apparizioni”, da cui i regnanti si affacciavano anche in occasione di cerimonie per la concessione di ricompense a funzionari di Palazzo.
[11] Tale scena diverrà ricorrente in tutte le tombe della necropoli di Akhetaton.
[12] Sono visibili i disegni preparatori che non vennero però proseguiti e incisi.
Prima di aprire la XXIV dinastia, per correttezza, voglio citare alcuni nomi che ho trovato scorrendo tutte le liste reali della XIII dinastia, anche le meno affidabili, tolto Iuput II, del quale abbiamo accennato in precedenza, di quelli che seguono oltre a non trovarli citati in nessuna lista più o meno ufficiale, nella lista dove li ho trovati non viene descritto nulla tranne i nomi.
IUPUT II
Secondo alcuni sarebbe da identificare con un sovrano riportato da Sesto Africano come Zet che avrebbe regnato per 34 anni. Potrebbe aver aderito alla coalizione promossa da Tefnakht contro il nubiano Piankhi. In questo caso sorvolerei non ritenendo degna di nota alcuna teoria avanzata.
Sono state formulate ipotesi circa altri sovrani da inserire nella XXIII dinastia ma come detto sopra di costoro ho solo i nomi, probabilmente si tratta di nomi che compaiono su qualche reperto ma di cui non si sa nulla.
Altri successori o solo governanti locali.
PEFZEUAUIBAST, ZEUTIEMHAT, NEMALOT, PADINEMTI
Così si chiude definitivamente la XXIII dinastia
LA XXIV DINASTIA
Siamo giunti alla penultima dinastia del Terzo Periodo Intermedio e l’ultima dei sovrani libici. Comprende solo due faraoni dei quali solo uno, Boccoris, viene citato da Manetone.
Bisogna dire che ad accrescere la confusione in cui ci stiamo muovendo c’è il fatto che, è quasi assodato che la XXIII dinastia sia stata fondata prima dell’estinzione della XXII così che per un breve periodo le due dinastie regnarono parallele. Ma ad intricare ancor più questo groviglio sembra che le dinastie locali si siano moltiplicate, al nord, fino all’avvento della XXIV dinastia.
Siamo intorno al 730 a.C. e la situazione si fa ancora più confusa: nel Delta governano da una parte i faraoni della XXII e quelli della XXIII dinastia, dall’altra si trovano gli usurpatori sempre libici che fondano la XXIV dinastia.
A fondare la XXIV dinastia ci pensa il già citato Tefnakht che pone la sua capitale a Sais nel Delta. Durante il regno di Sheshonq V si formò nei pressi della città di Sais una signoria indipendente retta da uno sconosciuto Osorkon. Ad un certo punto, ma non sappiamo quando, il governo di Sais passò nelle mani di Tefnakht. Questi dette subito inizio ad una politica espansionistica allargando il suo territorio a scapito di altre piccole signorie nel Delta arrivando a conquistare anche Menfi.
Pochi anni dopo Tefnakht reggeva lo stato più potente fra tutti quelli in cui era diviso l’Egitto. In un primo periodo Tefnakht pur essendo di fatto un sovrano indipendente non assunse i pomposi titoli regali ma continuò ad essere solo il “Capo dei Libu” e di “Gran Signore dell’Ovest” derivanti dalla sua discendenza dalle stirpi libiche anche se, pur considerandosi libico in effetti pare non fosse di origine libica. Tefnakht operò per tentare la riunificazione del Basso Egitto, da sud si mosse Pianki che, lasciata Napata si mosse verso nord ed in breve conquistò Tebe e la regione circostante. Tefnakht organizzò subito una coalizione che vide partecipi Iuput II di Leontopolis, Osorkon IV di Bubastis, Nimlot di Ermopolis e Neferkara Payeftjauembastet di Eracleopoli fronteggiando l’esercito di Pianki.
La guerra si concluse con la vittoria di Pianki che giunse fino a Menfi, Osorkon IV ed i governatori si sottomisero a Pianki mentre Tefnakht fuggì nelle paludi del Delta. Non si conoscono le ragioni per cui Pianki non continuò nella sua conquista, quel che si sa è che tonò nella sua Napata dove qualche anno dopo morì. Tutti gli sconfitti tornarono nei loro territori mentre Tefnakht, dopo aver riorganizzato il suo esercito, marciò sui territori occupati riuscendo a recuperarne una gran parte. Fu a questo punto che probabilmente si attribuì i titoli regali assumendo il praenomen di Shepsesra.
Fonti e bibliografia:
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, Warminster: 1996
Aidan Dodson w Dyan Hilton, “The Complete Royal Families of Ancient Egypt”, Thames & Hudson, London 2004
Jurgen von Beckerath, “Das Verhältnis der 22. Dynastie gegenüber der 23. Dynastie”, 2003
Direi che per meglio comprendere gli avvenimenti che seguiranno, in modo particolare quello che succederà nella XXV dinastia, sarebbe il caso di farci un giro attorno, non a noi stessi ma a quello che fu un tempo l’impero egizio.
Mentre nelle Due Terre regna il caos, il paese è ormai diviso in un grande numero di principati, in preda ad altrettanti governanti che si attribuirono titoli regali inesistenti, il loro potere si estende talvolta solo sulla città che governano, si stuzzicano ogni tanto con qualche scaramuccia senza senso. Intanto il popolo langue, la Maat non esiste più, a fatica cerca di sopravvivere come se nulla fosse ma nell’aria aleggia una cupa atmosfera, diffuso ovunque è quel senso di paura di cosa succederà e nel contempo la nostalgia di quando l’Egitto era una potenza che incuteva timore solo a nominarla.
I grandi Montuhotep, Tutmosi, Ramses che avevano donato a questo popolo benessere e rispetto che andava ben oltre i confini dell’impero, dove sono? I nuovi padroni libici ormai pensavano solo a se stessi e non si preoccupavano minimamente delle sorti del paese. Ma altre potenze invece, ben consce di quello che accadeva in Egitto attendevano solo il tempo giusto per farsi sotto.
In oriente era ormai una realtà la potenza assira dove Asarhaddon, succeduto al padre Sennacherib, continuava la sua espansione, sconfitti i Cimmeri ed i Medi si rivolse poi alla zona occidentale della Fenicia, conquistò e saccheggiò Sidone, invase il regno di Giuda e catturò il re, Manasse, deportandolo a Babilonia come cita la Bibbia:
<<…….fece venire contro di loro i capi dell’esercito che apparteneva al re d’Assiria, catturarono dunque Manasse……..in ceppi di rame lo condussero a Babilonia…….>> (II Cronache 33:10;11).
Nei confronti dell’Egitto per il momento i contrasti sono limitati ad alcuni scontri di frontiera ma ce li troveremo in Egitto tra poco più di un ventennio all’epoca del faraone Taharqa, XXV dinastia.
Visto l’inesorabile e lento declino dell’Egitto anche la Nubia iniziò ad alzare la testa. Il regno di Kush da tempo ambiva all’indipendenza, già fin dal 1320 a.C. aveva iniziato una lenta espansione verso settentrione, nell’attuale regione di Abu Simbel, intorno al 1000 a.C. occupò la zona di File e di Elefantina.
Ma fu solo nel 784 a.C., durante i regni di Sheshonq IV o di Osorkon III che raggiunse la piena indipendenza dall’Egitto. Il regno di Kush visse un periodo fiorente e sviluppò commerci con altri stati, secondo alcuni studiosi Kush sarebbe il biblico territorio di Ofir dove avevano sede le famose “Miniere di re Salomone” dalle quali la regina di Saba traeva l’oro che inviava a Salomone:
<<……..e il peso dell’oro che venne a Salomone in un anno ammontò a seicentosessantasei talenti d’oro……..>> (I Re 10;14).
(trovo perlomeno curioso il fatto che il numero 666, o “Numero della Bestia”, ricorra tre volte nella Bibbia, due nel Vecchio Testamento ed una nel Nuovo).
Ma ora torniamo alla Nubia (o Kush), passati i restanti “presunti sovrani” della XXIII dinastia, con la XXIV si chiude il periodo libico e, quella che segue, la XXV, che vedrà sul trono delle Due Terre i sovrani provenienti da Kush, è chiamata appunto la “Dinastia dei Faraoni Neri”.
Fonti e bibliografia:
Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Jurgen von Beckerath, “Chronologie des Pharaonischen Agypten”, Ed. Zabern, 1997
Kenneth Kitchen, “Il terzo periodo intermedio in Egitto (1100–650 a.C.)” 3a ed, Warminster: 1996
Aidan Dodson w Dyan Hilton, “The Complete Royal Families of Ancient Egypt”, Thames & Hudson, London 2004
Jurgen von Beckerath, “Das Verhältnis der 22. Dynastie gegenüber der 23. Dynastie”, 2003
Scultore del tempio di Amon / Capo dei magazzini di Khonsu
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia (Thutmosi IV) – (Amenhotep III)(?) /XIX dinastia
ai piedi della collina, a ovest della TT55; a est, e più in basso, delle TT83 e TT46
Biografia
Taenheruensi fu la moglie di Huy, scultore del tempio di Amon durante la XVIII dinastia e titolare originario della TT54, Khonsuy fu suo figlio; Tarenenu, responsabile dell’harem di Amon, fu invece la moglie di Kenro, Capo dei magazzini di Khonsu, che usurpò la tomba durante la XIX dinastia.
La tomba
Un breve corridoio dà accesso ad una sala di forma quadrata da cui un secondo breve corridoio, sulle cui pareti sono rappresentati da un lato Huy e dall’altro Kenro in atto di adorazione di Ra, consente l’accesso ad una sala trasversale di piccole dimensioni.
Parte del decoro murale della TT54
In una scena alcuni uomini trainano il sarcofago su una slitta alla presenza di Anubi e di donne e uomini in lutto. Tra i dipinti, molto danneggiati, una barca per il pellegrinaggio ad Abydos. Su una stele, scene di offertorio di Huy in compagnia della moglie Taenheruensi e del figlio Khonsuy con sua moglie.
Particolare del decoro con l’omaggio ai defunti. Fonte: Daniel Polz: Das Grab des Hui und des Kel Theben Nr. 54, Archäologische Veröffentlichungen 1997
In un’altra scena, Kenro, usurpatore della tomba, nelle vesti di prete “sem”[5] offre libagioni a Huy e a sua moglie. Si ritiene che tale scena sia in qualche modo una forma di ossequio e rispetto dell’usurpatore nei confronti del titolare. In un’altra scena, Kenro e sua moglie in offertorio alla dea Hathor in forma di vacca; poco più oltre, Kenro e la sua famiglia offrono incenso e libagioni ad Amenhotep I e alla di lui madre Ahmose Nefertari e Kenro in offertorio a Osiride. Sul fondo una nicchia ospita la rappresentazione di una dea, mentre Kenro e la moglie Tarenenu bevono, a sinistra, e si prostrano alla dea, a destra[6].
Ushabti proveniente dalla TT54
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, p. 104.
Porter e Moss 1927, pp. 104-105.
Porter e Moss 1927, p. 105.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat
Amenemhat fu amministratore e rappresentante di Amon, Yotefniifer, a sua volta Rappresentante del Dio, fu suo padre e Tetiemniiter sua madre. Sebknakht fu sua moglie
La tomba
Planimetricamente TT53 è strutturata secono lo schema a “T” capovolta tipica delle sepolture del periodo. Un corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria) è riportato un inno a Ra ed è rappresentato il defunto seduto, immette in una sala trasversale, sulle pareti: su quattro registri (2), scene di banchetto con una fanciulla in offertorio al defunto, la moglie (sotto la cui sedia si nasconde una scimmia) e una figlia; musicisti, tra cui una flautista e un’arpista, allietano il convivio mentre un’acrobata si esibisce ed un uomo vomita.
L’uomo che vomita, con la testa sorretta da un altro commensale. Rilievo di Nina Davies
In una stele sul lato corto della sala (3) i resti di un lungo testo e di lato, su cinque registri sovrapposti, due preti che offrono libagioni. Poco oltre (4) due uomini in offertorio al defunto e scene agricole tra cui la vagliatura del grano, il trasporto del lino e l’abbattimento di alberi. In altra scena (7), su quattro registri, il defunto con la famiglia partecipa a una battuta di pesca e di caccia e, seduto, riceve prodotti dalle terre del Delta nilotico. Sul lato corto una stele (6) con un lungo testo e, alla sommità, il defunto con un figlio trasportano una statuetta femminile e offrono fiori a una statua di Ahmose-Henutemipet e di sua madre, la regina Ahmose-Inhapi (DB320); poco oltre (5) il defunto, in piedi, coadiuvato da un assistente partecipa, con i cani, ad una battuta di caccia al bue selvatico e agli struzzi nel deserto mentre, poco oltre, fiocina un ippopotamo. Nella scena successiva il defunto e sua moglie ricevono in dono giochi e animali tra cui struzzi e iene.
Musici e danzatrice acrobata. Rilievo di Nina Davies
Tramite un breve corridoio, sulle cui pareti il defunto è rappresentato in atto di offrire libagioni al dio Anubi, si accede ad una sala più interna. Sulle pareti: (9) donne che pesano e macinano il grano, (10) uomini che versano il vino in giare e preparano la birra. Poco oltre (11-12) su quattro registri scene della processione funeraria, con il traino del sarcofago e il trasporto delle suppellettili funebri, e del pellegrinaggio ad Abydos con la moglie. E’ inoltre rappresentata la Cerimonia di apertura della boccae riti sulla mummia in presenza di due macellai, per i sacrifici, e due preti che trasportano una statuetta. I resti di scene rappresentano due donne in adorazione e un fratello, militare carrista, del defunto. Una fila di ospiti, che prosegue in altre scene (14) vede il defunto, la moglie e i genitori oggetto di offertorio da parte di un uomo. Una falsa porta (15), sul fondo della sala, contiene una nicchia in cui sono rappresentati quattro uomini e quattro donne, seduti a terra, che si scambiano offerte e doni.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Porter e Moss 1927, p. 102.
Porter e Moss 1927, pp. 102-104.
Porter e Moss 1927, pp. 103-104.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
ai piedi della collina, ad est; a sud-est della TT69, a ovest delle TT50 e TT51
Biografia
Nakht e Tawi
Nakht, il cui nome significa “forte”, ricopriva gli incarichi di “scriba” e “prete servente”, ma di lui non si ha altra menzione oltre la sua sepoltura. Altro termine a lui riferito, molto raramente rinvenuto in altri contesti e riportato nei testi della tomba, è quello di “wanuti” seguito dal nome del dio Amon[5], che indica una categoria sacerdotale non perfettamente individuata e verosimilmente associata a funzioni che si svolgevano in particolari ore del giorno o della notte[6]. Le piccole dimensioni della TT52, inoltre, lasciano intuire che doveva trattarsi di una carica non particolarmente prestigiosa nella gerarchia sacerdotale.
Tawi, Cantatrice di Amon, era sua moglie, il suo nome appare solo poche volte nei dipinti parietali[7]. Si ritiene che un tale Amenemopet possa essere un figlio, forse, di Tawi da un precedente matrimonio, ma non è menzionato come figlio di Nakht. Non vengono menzionati altri figli, né nomi di genitori o di altri parenti.
Nakht e sua moglie, Tawi, in offertorio
La tomba
Difficile appare la datazione della tomba poiché non esistono altri riferimenti al suo titolare fuorché nella tomba stessa, né esistono raffigurazioni del/dei re sotto cui Nakht ha prestato la sua opera. Lo stile delle pitture parietali, in gran parte ben conservate e con colori ancora vividi, è assimilabile ai dipinti della TT38 di Djeserkarasoneb, della TT75 di Amenhotep-si-se e della TT108 di Nebseny , tutte tombe ascrivibili al periodo di Thutmosi IV. Il confronto con le pitture parietali della TT69 di Menna, che risale all’interregno tra Thutmosi IV e Amenhotep III, consente perciò di ipotizzare che il titolare possa essere vissuto durante il regno di Thutmosi IV e morto durante quello di Amenhotep III.
TT52 venne scoperta da popolazioni locali nel 1889 e, successivamente, riscoperta, nello stesso anno da archeologi europei. Nel periodo 1907-1910 la tomba venne rilevata da Norman de Garis Davies per il Metropolitan Museum of Art di New York[6].
Copia di Norman de Garis Davies (1907) di una scena di caccia dalla TT52
Alla tomba, che presenta planimetria a “T” rovesciata tipica delle tombe private del Nuovo Regno, si accede da un cortile le cui dimensioni, per crolli intervenuti dal momento della scoperta e per asportazioni di materiali da parte delle popolazioni locali e del gran numero di turisti, è oggi molto ridotto. Attraverso un passaggio, si accede ad una sala trasversale[7] che, in questo caso, non è perfettamente ortogonale all’asse della tomba.
Una foto del 1902 (autore A. Beato) del corridoio trasversale della TT52. Foto: Museo Egizio di Torino
Le scene di questa parte della TT52 sono, in special modo, di vita campestre alla presenza del defunto e della moglie: (1 in planimetria) due scene, nella prima il defunto e la moglie versano unguenti in offertorio e il defunto seduto assiste a lavori di agricoltura, compresa la mietitura e la vagliatura del grano, l’innalzamento di covoni su cui volano quaglie e piccioni, trasporto del lino nonché scene di vendemmia e pigiatura dell’uva; scene, inoltre, di semina, aratura, abbattimento e lavorazione di alberi.
Dipinto della “Bella festa della valle” da TT52
Uno dei contadini impegnati nei lavori agricoli si disseta ad un otre
Una falsa porta, ad un’estremità del corridoio trasversale (2), è circondata da testi e da immagini di offertorio del defunto agli dei.
La “falsa porta” all’estremità ovest del corridoio trasversale
In altre scene (3), la coppia a banchetto mentre un figlio offre fiori, un arpista cieca e altri musicisti, suonatrici di liuto, di arpa e flauto doppio allietano il convivio ed un gatto, nascosto sotto una sedia, mangia un pesce.
La famosissima scena delle musiciste, parete occidentale lato sud
Un gatto, nascosto sotto una sedia, mangia un pesce
Su altre pareti, scena, non ultimata (4), del defunto e della moglie che offrono unguenti in offertorio e di portatori di offerte e preti che offrono libagioni al defunto (5); poco oltre (6) il defunto e familiari praticano la pesca e l’uccellagione mentre portatori di offerte recano doni e uomini preparano il pescato.
Scene di lavori agricoli e particolare della vendemmia
Come altre tombe dell’area, anche la TT52 non venne ultimata e questo, oltre che nella sala trasversale, si rileva specialmente in quella che sarebbe dovuta essere la camera funeraria le cui pareti non vennero rifinite né decorate; qui si apre un pozzo verticale profondo circa 4 m che doveva portare all’appartamento funerario sotterraneo.
La decorazione del soffitto di TT52
Fonti
Porter e Moss 1927, pp. 91-95.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
Dibley 2009.
Laboury 1997.
Hartwig 2004.
Porter e Moss 1927, p. 99.
Porter e Moss 1927, p. 101.
Porter e Moss 1927, pp. 99-102.
Davies 1917.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Che nel caso specifico, così come per la moglie, Cantatrice Amon, risulta scalpellato.
[6] Tale incarico viene riportato, all’interno della TT52, con cinque differenti trascrizioni geroglifiche in una delle quali è indicato uno specifico geroglifico determinativo normalmente associato alla parola “astronomo”.
[7] In tre di queste compare come “…sua sorella, la sua amata, la cantatrice di [Amon], Tawi” e in due come “signora della casa”; in un caso come “sua sorella, la sua amata, che ha un posto nel suo cuore…”