Età Tarda, Mai una cosa simile fu fatta

STATUETTA DI DIO FALCO

DENTRO UN CAPOLAVORO

Gli sconvolgimenti politici determinati dalla conquista persiana e la conseguente riduzione dell’Egitto in satrapia, spalancano le porte all’ingresso di molti stranieri, che alimentano risentimenti xenofobi; ” ci si aggrappa di conseguenza a un passato aureo che ora annovera anche l’epoca saita”.

Malgrado questi sconvolgimenti l’arte mantiene livelli qualitativi e tecnici molto alti.

Le raffinate componenti dell’arte egizia, unitamente alla mentalità, entrano a far parte di quella persiana, sia in architettura dove i Persiani riprendono, ad esempio, le piante delle costruzioni religiose egiziane ed altri elementi caratteristici; l’incontro tra le due culture porta inevitabilmente cambiamenti nel modo di sentire degli artisti indigeni. Tutto ciò si avverte soprattutto nel campo della “statuaria che pur utilizzando la tipologia della XXVI dinastia, si rivolge a un reale interesse per la resa ritrattistica del volto”.

Un simulacro di un Dio falco, in argento ed elettro, forse risalente a quest’epoca era probabilmente posizionato ” nel Segreto del Naos, nella parte più intima del tempio” ; questa stupenda opera era fatta con una lega naturale di oro e argento e di epoca persiana (per l’Egitto era un minerale raro).

L’uso dell’argento, raro in Egitto, e alcuni particolari stilistici indicano una produzione persiana per la statua. “Probabilmente ci troviamo in presenza di una delle rarissime statuette di culto che si trovavano nel segreto del naos, nella parte più intima del tempio“.

“La squisita e fine arte saita, diventa, conformemente alla mentalità egiziana, un modello per le dinastie successive ” .

Tutto ciò risulta molto evidente durante la XXX che ne recupera sia le fogge sia la resa anatomica dei corpi.

Questo aspetto è palpabile nella resa naturalistica di un torso di Nectanebo I, e nei due leoni in granito dei Musei Vaticani, notevoli per la loro potenza e agilità muscolare.

Nectanebo I avrebbe rappresentato il dio Horo e il dio Seth riconciliati, simbolo di una regalità unica e forte sull’alto e basso Egitto.

FONTE:

  • L’ ANTICO EGITTO-MAURIZIO DAMIANO-ELECTA
  • LA STORIA DELL’ARTE- LE PRIME CIVILTÀ-ELECTA
  • L’ANTICO EGITTO-LEONARDO ARTE
  • MUSEO EGIZIO-CAIRO
  • MUSEI VATICANI
  • ART
Pictures

Cartonnage fragment

Cartonnage fragment with two female divinities and Anubis.

New Kingdom 18th Dynasty (ca.1539-1292)

Tomb QH33

Qubbet el-Hawa

Tombs of the Nobles West Bank of Aswan.

QH 33, was found to be oriented to the winter solstice.

The Nubian Museum Aswan

Necropoli tebane

TT62 – TOMBA DI AMENEMWESKHET

Planimetria schematica della tomba TT62[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
AmenemweskhetSupervisore del gabinetto realeSheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Thutmosi III ?)versante nord-est della collina, sopra la TT65

La tomba

Frammenti di decorazione con fiori. Rilievi di N. Davies

Ad un breve corridoio di accesso segue una camera trasversale, come tipico delle tombe di questo periodo in cui, in poche risultanze di dipinti parietali, sono riportati testi e titoli del titolare. Segue una piccola camera ortogonale alla precedente sulle cui pareti è rappresentata la processione funebre verso la Dea dell’Occidente (Hathor) e riti sulla mummia. Sul soffitto, nomi e titoli del defunto.

Dettaglio della processione funebre. tempera su carta di N. Davies, Met Museum 30.4.43

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  4. Porter e Moss 1927,  p. 125.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT61 – TOMBA DI USER

VEDI ANCHE: TT131

Planimetria schematica della tomba TT61[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
UserGovernatore della Città e VisirSheikh Abd el-Qurna[3]XVIII dinastia (Thutmosi III)versante est della collina, poco più in alto e a nord della TT83, a nord della TT60

Biografia

Genitori di User furono Aamtju Ahmose, Visir a sua volta e titolare della tomba TT83, e Tahamethu; Thuyu fu sua moglie e Ahmosi una delle figlie (nei dipinti parietali sono rappresentati più figli, ma solo di costei si ha il nominativo)[4].

La tomba

Il titolare di TT61 risulta titolare anche di un’altra tomba, la TT131 ove, però, risulta con il nome di Useramon, detto User.

La posizione della TT61 rispetto alla TT131 dello stesso proprietario

Al contrario di altre tombe dello stesso periodo (XVIII dinastia), a forma di “T” rovesciata, la TT61 si sviluppa, subito dopo l’ingresso, in un lungo corridoio che termina in una camera rettangolare con nicchia sul fondo[5].

Sulle pareti del corridoio una lunga processione funeraria con il trasporto delle suppellettili e l’elenco delle offerte; sul soffitto, testi di offertorio e titolature del defunto. Nella camera di fondo, il defunto e la moglie seduti mentre la figlia Ahmosi offre cibo, altre quattro figlie recano oli e alcuni figli recano unguenti; in altra scena, il defunto e la moglie ricevono vesti da due fanciulle mentre alcune donne recano unguenti e giare. Il defunto e la moglie in offertorio al dio Anubi, rappresentato come sciacallo, e alla Dea dell’Occidente (Hathor)[6].

L’Amduat abbozzato sulle pareti della TT61. Da: Díaz-Iglesias Llanos, Lucía. “Scribes at work: documenting Theban Tombs 61, 82 and 87.” (2020).

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  4. Porter e Moss 1927,  p. 123.
  5. Porter e Moss 1927,  planimetria a p. 124.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 123-125.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT60 – TOMBA DI SENET e del figlio ANTEKOFER

Planimetria schematica della tomba TT60[1] [2]

Epoca:                                   XVIII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Senet e AntefokerProfetessa di Hathor / Governatore della Città e VisirSheikh Abd el-Qurna[3]XII dinastia  (Sesostri I)versante est della collina, poco più in alto della TT83

Biografia

TT60 è una delle pochissime tombe destinate ad una donna, relativa al Medio Regno di cui si abbia notizia nell’area della Necropoli tebana. Benché normalmente indicata come “tomba di Antefoker[5]“, di fatto si tratta di una sepoltura espressamente realizzata per una donna. Non è chiaro, tuttavia, il rapporto che legava i due personaggi, giacché se il nome Senet era quello della madre di Antefoker, Profetessa di Hathor, non viene escluso che, con riferimento alla TT60, possa trattarsi anche del nome, alquanto usuale nel periodo, di una delle mogli[6]. E’ altresì noto che una delle mogli di Antefoker si chiamava Sitsisobek.

L’incarico particolarmente prestigioso di Antefoker potrebbe essere, peraltro, alla base dell’onore concesso a una donna di poter disporre di una tomba propria nell’area. Antefoker[7], infatti, divenne visir durante il regno del re Amenemhat I (probabilmente nell’anno X di regno) e proseguì nel suo incarico durante il regno del suo successore Sesostri I (forse fino all’anno XXIII-XXIV) (XII dinastia). Nella tomba egli si qualifica come “figlioccio” del re e non si eslcude che abbia curato la sua istruzione presso le scuole di Palazzo, dato il periodo di nascita, unitamente al futuro Amenemhat I. La lunga permanenza nell’incarico di visir ne fece molto verosimilmente un personaggio di particolare importanza per la Corte, e concrete, anche se non molte, sono le tracce che a lui fanno riferimento in altre sedi[8]: è infatti noto che organizzò una spedizione verso il Paese di Punt, e che ebbe un concreto ruolo nelle campagne militari di riconquista della Nubia non senza dimostrare una buona dose di crudeltà.

Il visir Antefoker a caccia. Fonte: osirisnet

La tomba

La tomba era già nota, ma dimenticata, dagli inizi del XIX secolo; solo nel 1907, mentre Weigall e Gardiner preparavano la loro pubblicazione si provvide a chiuderne l’accesso con un cancello in ferro.

L’ingresso della TT60

Al contrario di altre tombe del periodo di massima espansione delle necropoli (XVIII e XIX dinastia), a forma di “T” rovesciata, la TT60 (che risale alla XII dinastia) si sviluppa in un lungo corridoio[9], che termina in una camera quadrata[10] con nicchia di fondo, in cui si trovava una statua di Senet; da qui, con il medesimo orientamento est-ovest, si accede, per il tramite di un pozzo profondo circa 2 m, ad un piccolo appartamento sotterraneo. In antico, forse durante la XVIII dinastia, nella camera quadrata si sviluppò un incendio che, forse a causa di oli e resine del corredo funerario, divampò così violentemente da far esplodere la statua di Senet che venne infatti rinvenuta in frammenti.

Nel breve corridoio che da accesso alla TT60, sulle cui pareti (1 in planimetria) è rappresentata Senet seduta e si leggono a stento i resti pittorici di un defunto (?), dà accesso alla lunga sala sulle cui pareti sono rappresentate (2) scene campestri gioiose con danzatrici, suonatrici e acrobati, con raccolta dell’uva, di irrigazione e riempimento dei granai. Poco discosto, molto danneggiata, scena del (3) defunto (?) in presenza del re Sesostri I; seguono (4) scene del pellegrinaggio in barca ad Abydos di Antefoker e Senet, con anatre che volano dinanzi alla prua. Poco oltre (5-6), su tre registri sovrapposti, scene della processione funeraria, per terra e su acqua, in presenza del defunto e della madre Senet, cui partecipano sacerdotesse di Hathor, danzatrici e un arpista (?); tra le altre suppellettili trasportate in processione, alcune statue di Sesostri I, e il sarcofago, con preti di Hathor che suonano nacchere, flautiste, e saltimbanchi. Sulla parete opposta, (7) su quattro registri, tre fanciulle dinanzi al defunto, scene di vagliatura, Trebbiatura con buoi, e trasporto del grano; seguono (8) scene del defunto che pratica l’uccellagione e la pesca, con ippopotami al di sotto della barca, e uomini che procedono alla pulizia del pescato e della cacciagione.

Scene di pesca dalla TT60. Fonte: osirisnet
Dettaglio delle anatre. Fonte: osirisnet

Scene di caccia anche successivamente (9) con il defunto appiedato, accompagnato da attendenti, che caccia tori selvatici, iene, linci e capre nel deserto; in una scena più in basso, uomini trasportano provvigioni e alberi abbattuti.

Animali dalle scene di caccia, fotocomposizione di Nina Davies. 

Segue (10), su quattro registri, il lavoro di conciatori di pelle, preparazione di cibi con macellai, panettieri, birrai e cuochi; poco oltre (11), il defunto e la moglie passano in rassegna doni per la festa del nuovo anno, vasi, gioielleria, oche, gru, vitelli e tori.

Tre lavoranti, identificate dal testo come Ipi, Satepi-Hu e sua figlia Satintef preparano un impasto, poi posizionato in alcuni stampi molto sottili per permettere una cottura veloce. Fonte: osirisnet
Il panificio. Fonte: osirisnet
Macellazione e preparazione delle carni. Fonte: osirisnet

Un corridoio dà accesso alla camera quadrata; sulle pareti: (12) portatori di offerte su tre registri sovrapposti; il defunto e Senet (?) (13) con lista delle offerte e rituali di offerta, nonché musicisti, maschi e femmine, che cantano un inno ad Hathor.

Offerte di gioielli a Senet. Fonte: osirisnet

Sulla parete aldilà dell’ingresso (14), ancora arpiste e cantanti, portatori di offerte, macellai e buoi rovesciati a terra; seguono scene molto malridotte (15) che sembrano però molto simili a quelle riportate sulla parete opposta (13).

Arpisti sulle pareti della TT60. Fonte: osirisnet

Una falsa porta (16) reca una fanciulla in offertorio a Senet e, sugli stipiti (17), rappresentazioni di Senet (?). Una sala più interna reca sulle pareti (18-19), su tre registri, vasi, collane e gioielleria, una fanciulla che riempie una coppa di vino da una giara e un’altra che offre unguenti e uno specchio a Senet; poco oltre (20) il defunto (?) con Senet e (21) i resti di una falsa porta, forse di Senet.

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 22-23
  4. Porter e Moss 1927,  p. 121.
  5. Allen 2003.
  6. Gardiner e Weigall 1913.
  7. Porter e Moss 1927,  planimetria a p. 106.
  8. Porter e Moss 1927,  pp. 121-123.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

[5]      Il nome si trova anche nelle versioni Antefoqer, Antefiker, Intefiqer, Intefiker.

[6]      Anche perché la parola “senet” può essere a sua volta tradotta come “sorella” o “moglie”.

[7]      Il nome Antefoker, ovvero “Antef è eccellente”, dimostrerebbe la sua nascita durante la XI dinastia, quando il nome Antef era usuale per alcuni regnanti.

[8]      Tra le principali:

  • Mastaba n. 400, nota come “Mastaba di Antefoker”, di El-Lisht l’antica Iti-Tawy, sita nell’angolo sud-orientale del complesso funerario di Amenemhat I; nonostante restino poche tracce della mastaba originale, è possibile leggere dai rilievi: “Antefoker, figlio di Senet” e i titoli “Governatore della città”, “visir” e “ispettore della grande Corte”;
    • la cosiddetta stele legale o “stele di Antefoker”, di Mersa Gawasis, (O’Connor 2016, pp. 74-75), , antico porto della XII dinastia con il nome di Saww sul Mar Rosso, in cui il visir Antefoker, “direttore della città […] visir […] direttore delle sei grandi corti”, e il cancelliere Ameny vengono incaricati dal re di realizzare una flotta per raggiungere le miniere di Punt;
    • stele n. 8 di Uni, da Wadi el-Hudi, in una cava di ametista, con cui un re (molto verosimilmente Sesostri I, ma la stele è molto danneggiata) dà incarico al “responsabile della città, il visir e principe, responsabile delle sei grandi corti, Antefoqer” di procedere al trasporto delle ametiste;
    • due iscrizioni a el-Girgaui di cui una (cat. RILN 73) fa riferimento ad una cruenta campagna di guerra per riprendere il controllo nella Nubia inferiore (Alexander Peden 2001), e della città di Wawat (probabilmente nell’anno XXIX di regno di Amenemhat I); Antefoker dichiara di aver “macellato la popolazione, bruciato le case e distrutto i raccolti”, e di aver ucciso, o sacrificato, personalmente, durante il viaggio di ritorno verso casa, il capo dei nubiani ribelli.

[9]      Circa 12 m x 1,20 di larghezza x 2,35 di altezza all’ingresso; l’altezza va mano a mano diminuendo fino alla cappella terminale alta circa 1 m.

[10]     Larga 3 m, profonda 2,75 e alta, all’ingresso, 1,75 m.

Necropoli tebane

TT59 – TOMBA DI QEN

Qen in geroglifici

Planimetria schematica della tomba TT59[1] [2]

Epoca:                                   XII Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
QenPrimo Profeta di Mut, Signora di AsheruSheikh Abd el-Qurna[3]XVIII dinastia (Thutmosi III?)versante est della collina, immediatamente sopra la TT83 e a sud della TT60

Biografia

Del nominativo del padre di Qen resta solo la lettera finale “n” e il titolo di Supervisore dei granai; Tuyu era, invece, il nome della madre, Concubina reale; Meryt il nome della moglie e Amenemhab quello del fratello.

La tomba

L’ingresso della TT59

Al contrario di altre tombe di analogo periodo a forma di “T” rovesciata, la TT59 si sviluppa, subito dopo un breve corridoio di ingresso, in una lunga camera che termina in un corridoio trasversale che presenta i lati corti arrotondati. Per questa particolare conformazione, che richiama la forma delle tombe degli inizi della XVIII dinastia e segnatamente quella di Thutmosi III, si è ritenuto che a tale periodo sia ascrivibile questa tomba.

Offerte abbozzate nella TT59. Rilievo di N. Davies

Sulle pareti rappresentazioni (appena abbozzate) del defunto e della moglie in adorazione di Ra-Horakhti, nonché i resti di dipinti relativi al trasporto funebre. In altre scene, alcuni preti offrono libagioni al defunto e alla moglie mentre una scimmia mangia datteri nascosta sotto una sedia; un prete in offertorio ad una coppia (forse il defunto offre ai propri genitori), alla presenza di Amenemhab fratello di Qen. Altri dipinti danneggiati rappresentano scene di adorazione e di vita campestre

Sacerdoti della TT59. Rilievo di N. Davies

Fonti

  1. Gardiner e Weigall 1913
  2. Donadoni 1999,  p. 115.
  3. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  4. Porter e Moss 1927,  p. 120.
  5. Porter e Moss 1927,  pp. 120-121.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

Necropoli tebane

TT58 – TOMBA DI AMENHOTEP e AMENEMONET (usurpata)

Amenhotep e Amenenonet in geroglifici
Planimetria schematica della tomba TT58[1] [2]

Epoca:                                   XVIII/XIX (?) Dinastia

Titolare

TitolareTitoloNecropoli[3]Dinastia/PeriodoNote[4]
Primo occupante ignoto, poi usurpata da Amenhotep e, successivamente, da suo figlio Amenemonet(Primo occupante) Titolo non noto. (Amenhotep) Supervisore dei Profeti di Amon. (Amenemonet) Scriba del tempio di Ramses IISheikh Abd el-QurnaXVIII dinastia  (Amenhotep III) / XX dinastiaversante est della collina, a nord delle TT83 e TT119, e più in basso la TT61

Biografia

La tomba venne realizzata, durante la XVIII dinastia e segnatamente durante il regno di Amenhotep III, per un titolare la cui identificazione, tuttavia, non è possibile. Successivamente, durante la XIX dinastia, ma più probabilmente durante la XX, TT58 venne usurpata da Amenhotep, Supervisore dei Profeti di Amon, e successivamente, ancora, occupata da Amenemonet, Scriba del tempio di Amon e figlio del precedente occupante. Unica notizia biografica ricavabile, il nome della moglie dell’ultimo occupante, Amenemonet: Henutanensu.

La tomba

Ad un breve corridoio, segue una camera trasversale sulle cui pareti sono riportati brani del Libro delle Porte, nonché il defunto (non viene precisato di chi si tratti) e la moglie presentati a Horus da una divinità (dipinto danneggiato). Uno dei dipinti parietali rappresenta il titolare originale (appena abbozzato) dinanzi ad Amenhotep III e alla dea Hathor. In un angolo di tale locale, si apre un accesso alla TT122. Altre scene rappresentano il defunto che gioca a dama con la moglie in presenza di cartigli di Ramses II, il defunto e la moglie, accompagnati da tre figlie, in adorazione di Osiride ed alcune dee, nonché il defunto in atto di presentare la sua Confessione Negativa. In altra scena, il titolare originario, accompagnato dalla moglie e da alcune divinità, dinanzi ad Amenhotep III e alla dea Maat che si trovano sotto un baldacchino ai piedi del quale si prostrano alcuni personaggi dalle vesti e dai caratteri somatici siriani.

La posizione della TT58 rispetto alla TT122, di cui gli antichi architetti sfondarono la parete di una nicchia laterale durante la costruzione.

Un corridoio ortogonale al primo immette in una camera oblunga che, sulla sinistra, si apre e ospita un altare e il sarcofago. Sulle pareti, il defunto in adorazione di Osiride, uno scarabeo alato adorato da Amenemonet accompagnato dalle dee Iside e Nephtys e altri personaggi adoranti Osiride, Mut e Taweret.

La nicchia della TT58. Da: Bács, Tamás A. “The last New Kingdom tomb at Thebes: the end of a great tradition?.” British Museum Studies in Ancient Egypt and Sudan 16 (2011): 1-46.

Altri dipinti, non terminati, rappresentano il defunto e la moglie inginocchiati dinanzi a Thot con Osiride e Horus quali testimoni, oppure il defunto e la moglie in offertorio ai Figli di Horus, oppure ad Anubis. Sul soffitto, Osiride adorato da babbuini con il defunto e la moglie inginocchiati ai due lati e testi sacri.

Questo rilievo, ora al Museo del Cairo (JE 43591), potrebbe provenire dalla TT58. Amenemonet in alto a sinistra saluta dietro al Visir Paser la barca di Amon durante la Bella Festa della Valle, mentre in basso a destra recita una preghiera ad Amon-Ra, rappresentato con la testa di ariete e la corona “atef”. Da: Galán, José M., and Gema Menéndez Gómez. Catalogue General of the Egyptian Museum in Cairo: Nos. 35001-35066: Deir El-Medina Stelae and Other Inscribed Objects. Supreme Council of Antiquities Press, 2018.

Fonti

  1. Porter e Moss 1927,  p. 119.
  2. Gardiner e Weigall 1913
  3. Donadoni 1999,  p. 115.
  4. Gardiner e Weigall 1913, pp. 20-21
  5. Porter e Moss 1927,  p. 119.
  6. Porter e Moss 1927,  pp. 119-120.
  7. Porter e Moss 1927,  p. 120.
  8. Porter e Moss 1927,  pp. 119-120.

[1]      La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.

[2]      Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.

[3]      le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.

[4]      Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.

C'era una volta l'Egitto, III Periodo Intermedio, XXV Dinastia

LA XXV DINASTIA

Di Piero Cargnino

I  FARAONI NERI – ALARA e KASHTA

Con la XXV dinastia si concluderà finalmente, dopo oltre 400 anni, quel triste periodo della storia egizia che va sotto il nome di “Terzo Periodo Intermedio”. Iniziato infatti con la XXI dinastia che vide al potere in Egitto i principi libici discendenti di quelle genti libiche che erano entrate in Egitto come prigionieri di Ramses III e che si facevano chiamare “Grandi Capi dei Ma”, nome derivato da Mashuash, una delle più importanti tribù libiche.

Per quanto riguarda la XXV dinastia Manetone parla semplicemente di

Come detto più volte Manetone, o i suoi epitomi, vanno presi con le molle. In realtà i sovrani furono parecchi di più, la lista alla quale mi rifaccio ne riporta ben sette. Altra osservazione è che i re non erano etiopi, e, contrariamente a quanto si crede non erano neppure nubiani (o kushiti) anche se la loro provenienza è quella. Essi erano i discendenti dei sacerdoti tebani di Amon che erano fuggiti da Tebe all’epoca dell’anarchia rifugiandosi in Nubia, a Napata all’epoca della XXII dinastia.

In quel periodo i successori di Herithor resero ereditaria la carica di “Primo Profeta di Amon” che veniva sempre assegnata ai successori della stessa famiglia; i sacerdoti vennero allontanati dal potere da Sheshonq I. Pur col passare degli anni ed i vari matrimoni misti con le famiglie nobili locali, gli esiliati avevano fondato un regno egizianizzato, furono conservatori e tradizionalisti e veneravano Amon di Tebe in un tempio che era una copia di quello di Karnak. Da come li vediamo rappresentati nei dipinti e nelle sculture è evidente che ormai avevano assunto le fattezze  delle genti dell’Africa Subsahariana, carnagione scura, labbra e nasi carnosi ed i capelli ricci.

Il primo sovrano nubiano ad entrare in Egitto fu il già citato Pianki (o Piye), che sarà poi il vero fondatore della XXV dinastia, Il quale, come abbiamo già detto in precedenza, dopo aver sconfitto una coalizione che vedeva uniti  sovrani delle XXII, XXIII e XXIV dinastie, improvvisamente si ritirò a Napata dove poco tempo dopo morì. Vediamo dunque chi sono questi “faraoni neri”.

Questo sovrano viene considerato da alcuni come il diretto precursore della XXV dinastia anche se in realtà non era un re egizio; durante il suo regno non controllò mai alcuna regione dell’Egitto.

Alara era sicuramente un sovrano del regno di Kush, termine con cui gli egizi indicavano la Nubia, che si era formato in seguito al progressivo ritiro delle guarnigioni egizie durante la XXI dinastia e come tale fu il fondatore della dinastia reale Napatan. Non è chiara la ragione per cui viene inserito come il primo sovrano della XXV dinastia egizia.

I documenti nubiani che ci sono pervenuti parlano di un re che regnò molto a lungo, tanto che i suoi successori pregavano di avere un regno lungo come il suo. Alara era una figura molto riverita nella cultura nubiana ed è stato il primo re della Nubia di cui si conosce il nome. Fu un grande re per Kush, unificò tutta la Nubia da Meroe alla terza cateratta e fece di Napata la capitale religiosa della Nubia. Secondo la tradizione nubiana  il successore del sovrano in carica avveniva tra fratello e fratello, poi eventualmente da padre in figlio. In effetti il successore di Alara sarà il fratello Kashta che sarà il vero fondatore della XXV dinastia egizia.

La sua sepoltura ebbe luogo nel cimitero reale di El-Kurru nei pressi di Napata.

  

Alla morte di Alara il fratello Kashta gli succede sul trono di Kush ed in breve estende l’influenza nubiana su Elefantina e, forse a Tebe nonostante non sia possibile affermarlo con sicurezza.

Subito si attribuì il titolo di “Signore dell’Alto e Basso Egitto” fondando, di fatto, secondo Manetone, la XXV dinastia egizia (anche se a tutti gli effetti il vero fondatore fu Pianki). Se non conquistò realmente Tebe esercitò comunque una grande influenza in quella regione tanto che riuscì a far adottare una delle proprie figlie, Amenardis, dalla Divina Sposa di Amon, Shepenupet I, in modo tale che, succedendo a questa nella carica, avrebbe acquisito il più alto titolo sacerdotale e politico della regione tebana.

  

Alla sua morte Kashta fu sepolto a el-Khurru in una piramide nubiana.

Fonti e bibliografia:

  • Federico Arborio Mella, “L’Egitto dei faraoni”, Milano, Mursia, 1976
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bologna, Bompiani, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia”, Torino, Einaudi, 1997
Pictures

Mummy of Hor-Wdja

Mummy of Hor-Wdja, the Young, with faience bead net.

Late Period 26th Dynasty (ca.722-525) Tomb QH33

Qubbet el-Hawa

Tombs of the Nobles Westbank Aswan.

QH 33, was found to be oriented to the winter solstice.