Kemet Djedu, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

LE PRINCIPESSE DI KHERUEF

Principesse nella tomba di Kheruef a Luxor (TT192).

In questa foto di dettaglio, ecco un magnifico rilievo proveniente dalla tomba incompiuta di Kheruef, un potente maggiordomo della regina Tiye.

Lo stile inconfondibile della XVIII Dinastia appare in tutta la sua raffinatezza nella rappresentazione di otto principesse (in questo dettaglio se ne vedono quattro) che offrono libagioni durante la festa del Primo Giubileo (heb Sed) di Amenhotep III.
Le ragazze sono probabilmente figlie di sovrani stranieri cresciute alla corte del faraone.

Il testo che si trova davanti e sopra le principesse dice:

E, davanti a ciascuna ragazza, si legge:

Il verbo “irt” [iret] è espresso all’infinito come spesso accade nelle titolazioni didasaliche.
Il sostantivo “Ꜥbw” [abu] possiede un plurale inventariale oppure un finto plurale per far pronunciare la “w”. Non è un plurale grammaticale.
“fdw (ny) sp” è la costruzione per la numerazione di una quantità che va ripetuta.

Sopra l’intera scena si annuncia:

La gigantesca tomba di Kheruef fu per qualche motivo lasciata incompiuta. Scavata nella roccia del deserto, si trova sul lato ovest di Tebe, ai piedi della collina nota come Al-Assasif.

  

L’immagine panoramica sulla quale lavoriamo non è perfettissima. Si tratta di un assemblato panoramico con una certa serie di errori che compromettono parzialmente la perfetta lettura dei geroglifici. Qui, tra l’altro, precisiamo che la traduzione dei testi epigrafici fatta usando delle immagini fotografiche è difficoltosa perché le immagini aiutano piuttosto gli archeologi e gli egittologi non certo i filologi.

Come al solito è stata aggiunta anche la codifica IPA per far pronunciare i geroglifici a chi non li ha studiati.

Per chi si deciderà elenco uno strumentario completo:
Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

  

Photo Mick Palarczyk and Paul Smit.

Fonti e approfondimenti:

Kemet Djedu

COME PIANGONO LE PREFICHE?

Di Livio Secco

  

Nella tomba TT255 la raffigurazione del funerale di Roy è ampiamente didascalizzata; ci approssimiamo al gruppo di prefiche che è intervenuto al funerale del funzionario.

Se stiamo un momento in silenzio potremo ascoltare cosa stanno dicendo…

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici a chi non li avesse ancora studiati!
Cosa aspettate? È una stupenda ginnastica intellettuale!


Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

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UN POGGIAPIEDI PER TUTANKHAMON

Di Livio Secco

  

Al Museo Egizio del Cairo, nel vecchio allestimento di Piazza Tahrir, era esibito uno dei moltissimi componenti del corredo funerario di Tutankhamon oggetto del nostro post.

Insieme al trono cerimoniale è stato ritrovato questo poggiapiedi che, più probabilmente, era abbinato ad un più semplice scanno.

Realizzato in legno comune, è riccamente decorato con alcune scene di grande significato: vi sono rappresentati nove prigionieri, i tradizionali nemici dell’Egitto, quattro dei quali mostrano la pelle nera e cinque sono asiatici e libici.

  

Otto di essi indossano lunghe vesti, differenziate da alcuni dettagli nelle pieghettature.
Uno invece (l’ultimo della fila dei cinque) porta una sorta di mantello che lascia intravedere alcune parti del corpo.
Hanno tutti le mani legate e sono vincolati uno all’altro da una corda al collo.

I prigionieri sono dorati e le parti nude dei loro corpi sono in ebano o cedro. Lo sfondo della scena è costituito da piastrine di faience blu.

Ma perché ci sono i Nove Nemici dell’Egitto raffigurati su un simile manufatto? L’effetto reso è quello del faraone che calpesta i nemici e magicamente li rende inoffensivi e sottomessi.

A dividere in due la raffigurazione c’è una fascia didascalica che, ovviamente, analizziamo.
Come di consueto ho aggiunto la pronuncia secondo la codifica IPA per far leggere i geroglifici a coloro che non li hanno (ancora) studiati.

Per chi volesse cimentarsi in questa stupenda ginnastica intellettuale posso consigliare i seguenti manuali:

Grammatica primo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

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GIUSTO DUE COSE SU ROY…

Di Livio Secco

Tra le tombe tebane della XIX e XX Dinastia, una delle immagini a corredo ha attirato la mia attenzione. Si tratta della tomba di Roy, identificata dal codice TT255.

Me n’ero occupato per scrivere una lezione sui riti funerari. Allego qui due diapositive che riguardano la scena del funerale di Roy.


PRIMA DIAPOSITIVA: Precedono i nobili, quattro portatori rasati che reggono un naos che potrebbe contenere i quattro vasi canopi che custodiscono gli organi interni del defunto. Sopra il naos c’è un’effige di Anubi accosciato.
La didascalia che accompagna l’immagine dice, stranamente, che stanno trasportando dell’olio per rinfrescare colui che è nel sarcofago. I geroglifici didascalici sono sottodimensionati, segno che il pittore o lo scriba hanno calcolato male lo spazio necessario al testo. Lo scritto è stato riportato in un secondo tempo riducendo le dimensioni dei segni.
Sotto il naos, inginocchiata, c’è una figura femminile in chiaro atteggiamento funerario e piangente con la mano destra tra i capelli. È identificata dalla didascalia geroglifica come ḥm(t).f sḫmt-ḥtp [hemet.ef sekemet-hetep] “la serva sua Sekhmet-hotep (l’antroponimo significa “la dea Sekhmet è in pace“)”. Il fatto che sia identificata in modo così preciso può solo significare che fosse una persona di servizio particolarmente prediletta dal padrone.


SECONDA DIAPOSITIVA: Davanti ai due uomini piangenti c’è una donna anch’ella in atteggiamento funerario perché ha la mano destra sulla testa. In altre zone l’abbiamo già identificata come la moglie di Roy. I geroglifici incorniciati sono la sua didascalia relativa che riporta il suo grido disperato al marito:
ḏd.n ḥmt.f [ʤed.en hemet.ef] Ha detto la sposa sua,
mr(yt).f [merit.ef] la beneamata sua,
nb(t)-tȜwy [nebet-taui] Nebet-tauy (La Signora delle Due Terre)
mȜꜤ(t)-ḫrw [maat-keru] giusta di voce:
(i)m(i) ir kꜤw [imi ir kau] non fare l’abbandonare,
(i)m(i) ir kꜤw pȜ ꜤȜ [imi ir kau pa aa] non fare l’abbandonare, o grande,
(i)m(i) ir kꜤw.i [imi ir kau.i] non fare l’abbandonare di me!
Il problema è che il verbo ḫȜꜤ [kaa] abbandonare è scritto per tre volte e tutte le tre volte in modo errato.
Cioè per ben tre volte c’è scritto: (i)m(i) ir kꜤw [imi ir kau].
Invece la corretta grafia doveva essere: (i)m(i) ir ḫȜꜤ [imi ir kaa].

Kemet Djedu

UNA STELE INCOMPLETA

Di Livio Secco

Nella collezione cairota c’è una stele che ha attirato la mia attenzione perché… è incompleta. Studiare i reperti è un’attività interessantissima e quelli più curiosi sono proprio quelli non finiti. Da un lato sono da studiare perché, non essendo stati completati, possono tradire, con il loro stato, le metodologie di produzione.
L’archeologo non è poi così tanto dispiaciuto davanti ad un reperto non terminato. Può dispiacersi indubbiamente dell’opera non finita, ma sicuramente si consola avendo l’opportunità di studiare le metodologie produttive che ha proprio sotto gli occhi in quel momento.

La stele in oggetto ha i seguenti codici identificativi: SR4/14198 e Temp. N.3/10/25/11, ma è più conosciuta come GEM 8063. Infatti nel 2014 fu trasferita dal vecchio Museo Egizio di Piazza Tahrir al nuovo GEM. Purtroppo della stele non si sa molto e questo preclude di comprendere con certezza la sua origine e soprattutto capire come mai sia incompleta.

La stele funeraria è in arenaria e misura 49,9 cm di altezza, 29,9 cm di larghezza e 7 cm di spessore.

Le iscrizioni sono facilissime e brevissime. Soprattutto assolutamente canoniche e quindi, per i nostri aspiranti filologi, si tratta di una manufatto semplice da tradurre.
Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo la codifica IPA.

Per coloro che volessero cimentarsi con la Filologia Egizia (stupenda ginnastica intellettuale) posso consigliare:

Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

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Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume)

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Kemet Djedu

LA CIVILTÀ DEL PAPIRO

Il libro egizio

Di Livio Secco

Il papiro, un vegetale strumentale


Papiro è il nome della pianta di Cyperus papyrus Linneo con fusto a sezione triangolare, alto anche cinque metri, caratteristica della Valle del Nilo in Egitto.
Recenti studi hanno dimostrato che questa pianta è originaria dell’Etiopia e solo in seguito fu importata nella Valle del Nilo.
Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nella sua Naturalis Historia, nel libro XIII, al paragrafo 71 descrive la pianta in questo modo: «Dunque il papiro nasce negli acquitrini d’Egitto o nei pantani lasciati dal Nilo dopo le inondazioni, dove le acque stagnano in pozze profonde non più di due cubiti. Ha una radice obliqua della grossezza di un braccio, un fusto a sezione triangolare non più lungo di dieci cubiti, che si assottiglia verso l’alto e termina, simile a un tirso, con un’infiorescenza priva di semi e senza altro uso se non quello di farne corone per le statue degli dèi.».

Il papiro dai mille usi


Il papiro fu usato fino al Medioevo e fu adoperato per gli usi più svariati:
– Come alimento: la masticazione del suo gambo, e forse delle radici, era molto nutriente e diffusa in Egitto dove faceva parte della dieta del popolo.
– Costruzione di sandali: era intrecciato per fare sandali molto resistenti.
– Produzione di cordami: molto apprezzati nell’antichità.
– Fabbricazione di ceste e stuoie: uso ancora diffuso in epoca napoleonica.
– Produzione di stoppini per lampade ad olio.
– Fabbricazione di vele per ogni tipo di imbarcazione.
– Fabbricazione di piccole imbarcazioni dal basso pescaggio molto usate dagli Egizi per muoversi sia sul Nilo che nei canali artificiali.
– Produzione di capi di vestiario: di questi manufatti purtroppo non ci sono pervenuti dei reperti a causa della deperibilità, ma il loro uso era certo.

La radice si poteva mangiare cruda, bollita o al forno. Comunque si succhiava il succo e si sputava la polpa.
Una volta invecchiato, il papiro poteva essere usato come combustibile da bruciare oppure per fare utensili domestici o da lavoro. L’Egitto non aveva grandi risorse di legno che veniva tutto importato ad elevato costo.
In medicina il papiro Ebers lo prescrive per la cura degli occhi.
Infine la cima del papiro era usata come ornamento.

I lati del (foglio di) papiro

Nella facciata di un rotolo papiraceo, indicata oggi con il simbolo →, detta faccia prefiberale, le fibre corrono in senso orizzontale e quindi parallele alla lunghezza del rotolo stesso e perpendicolari alla giuntura dei vari fogli (in greco kòllema singolare, kollemata plurale). Questa facciata è chiamata convenzionalmente recto.
Nella facciata opposta, detta faccia transfiberale, indicata oggi con il simbolo ↓, le fibre corrono in senso verticale, perpendicolari alla lunghezza del rotolo e parallele alle linee di giuntura. Questa facciata è chiamata verso.
L’unico elemento che ci fa distinguere, senza alcuna incertezza, il recto dal verso di un papiro è la kollesis cioè il punto di sovrapposizione che chiarisce inequivocabilmente l’andamento delle fibre nelle due facciate del rotolo originario e, di conseguenza, l’esatta posizione della scrittura sia in relazione alle due facciate del papiro, sia in relazione all’andamento di essa rispetto a quello delle fibre sull’una o sull’altra facciata.

Gli strumenti scrittori


Gli strumenti dello scriba, riprodotti anche nella parola 

  •  [seʃ] scriba oppure 
  •  [seʃ] scrivere oppure 
  •  [seʃ] libro, lettera, scritto, iscrizione, scrittura,

come hanno dimostrato gli scavi archeologici, erano un pennello costituito da un giunco per poter tracciare i segni della scrittura geroglifica (la penna metallica comparirà nel periodo tolemaico), due piccoli recipienti per contenere i pigmenti rosso e nero e una piccolissima brocca in cui era conservata l’acqua necessaria a sciogliere gli inchiostri.
Gli scribi erano soliti masticare l’estremità del giunco di papiro utilizzato per scrivere per ammorbidirlo e ottenere la punta sfrangiata e filamentosa, molto simile a un pennello, atta a tracciare i fluidi segni delle scritture corsive ieratica prima e demotica poi.
Quando non era usato, il giunco / stilo / pennello era riposto in una paletta di legno scavata all’interno. Con il tempo tutti gli strumenti per scrivere furono unificati nella paletta porta calami, dotata di un coperchio scorrevole, la quale era portata insieme ai vassoietti in pietra per frantumare i pigmenti e a un coltellino per tagliare il papiro.

Il percorso didattico


L’insegnamento si articolava su tre scuole distinte che prendevano nomi diversi e che si trovavano forse anche in luoghi diversi anche se probabilmente contigui.
La scuola di primo grado si chiamava Ꜥt-sbȜ [at-seba] La sala dell’insegnamento.
Da qui si passava ad una scuola di secondo grado, al pr-Ꜥnḫ [per-ank] La casa della Vita dove probabilmente si insegnava la magia, la medicina e la scrittura. Quest’ultima era considerata una scienza sacra dono del dio Thot.
L’ultimo passaggio si concludeva al pr-mḏȜt [per-meʤat] La casa dei rotoli di papiro (La casa del libro, biblioteca) riservata agli insegnamenti specialistici.
Gli atti burocratici erano invece conservati in archivi locali nel così detto Ufficio delle scritture del Visir.
Come archivio prevalentemente diplomatico si presenta invece la biblioteca di Amarna di Akhenaton: tȜ st šꜤt pr-aȜ Ꜥnḫ(.w) wDȜ(.w) snb(.w) [ta set ʃat per-aa ank.u uʤa.u seneb.u] La sede delle lettere del Faraone, vita, prosperità, salute; cioè la Cancelleria del re. Essa era costituita da un’ampia raccolta di tavolette d’argilla con la corrispondenza diplomatica tenuta tra gli Egizi della XVIII dinastia e i popoli mesopotamici.

La lezione è diventata il Quaderno di Egittologia 28 – LA CIVILTÀ DEL PAPIRO – Il libro egizio. Chi volesse approfondire l’argomento lo può trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/la-civilta-del-papiro/

Kemet Djedu

LA FALSA PORTA DI KHENU

Di Livio Secco

Condivido con voi la falsa porta di Khenu perché l’immagine è molto suggestiva. Soprattutto per me che m’interesso di Filologia Egizia. Non nego che mi piacerebbe utilizzare il reperto come un Laboratorio Breve.

Intanto ne vediamo insieme, velocemente, tre parti.
Si tratta dell’architrave maggiore, della tabella e dell’architrave medio. L’architrave minore non lo considero perché riporta una parte del testo delle altre superfici analizzate e quindi non è originale da tradurre.

Come al solito ho aggiunto la codifica fonetica IPA per far leggere i geroglifici a chi non li avesse ancora studiati (cosa aspettate?)


Per coloro che volessero cimentarsi in questa stupenda ginnastica intellettuale che è la Filologia Egizia, non posso che consigliare i seguenti testi:

Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (secondo volume)

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-22-egizio…/

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IL FENOMENO GRAFICO DELL’APLOGRAFIA

Di Livio Secco

Secondo la Treccani l’aplografia è, in filologia, un errore commesso dall’amanuense nella trascrizione di un testo, consistente nell’omissione di una o più parole, o gruppi di lettere, quando questi seguano immediatamente a una parola o ad altro gruppo uguale.

In Filologia Egizia questa omissione è, invece, intenzionale, perciò non è da considerare un errore, ma un semplice espediente per risparmiare spazio cioè superficie scrittoria.

Si possono fare due esempi, tra i più diffusi, ma le ricorrenze, sebbene non numerose, sono anche dettate dal caso che fa avvicinare, graficamente, due segni uguali di due lemmi diversi.

Per chi volesse approfondire le tematiche grammaticali della lingua egizia e, perché no?, cimentarsi ad apprenderla posso consigliare il seguente strumentario pressoché completo:

Grammatica primo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Dizionario egizio – italiano 12000 lemmi in geroglifico (primo volume) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario-12-egizio…/

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Kemet Djedu

L’AFFERMAZIONE ICONICA DEL POTERE

Di Livio Secco

DIAPOSITIVA 1: Titolo della lezione

L’origine del geroglifico

Oggi ho svolto la conferenza “L’affermazione iconica del potere – L’origine del geroglifico” nell’ambito delle attività dell’UniTre di Torino, Corso di Egittologia, Anno VI.
Non potendo sintetizzare in questa sede due ore di conferenza, mi limiterò a qualche spunto breve per solleticare l’interesse dei nostri lettori.
La lezione si divide in due parti.
La prima parte, più tecnica dal punto di vista glottologico, spiega la nascita del linguaggio e poi della scrittura. Quest’ultima va intesa come la possibilità e poi la modalità di storicizzare e conservare il linguaggio stesso.
Nella seconda parte la lezione dimostra la nascita della scrittura durante il periodo Predinastico dell’antico Egitto.

PRIMA SI CREA IL LINGUAGGIO
Per comprendere cosa significhi l’affermazione iconica del potere dobbiamo innanzi tutto chiarire cos’è un linguaggio.
Il linguaggio è il modo di comunicazione più utilizzato tra gli individui che appartengono a qualunque gruppo o società umana. Infatti è il metodo più potente, ma anche il più economico, per dare e ricevere informazioni con un altro soggetto.
Se due individui riescono a comunicare tra di loro potranno interagire, ad esempio, aiutandosi a svolgere un compito che interessa entrambi ottenendo un esito maggiore.
L’esistenza di un linguaggio diventa, quindi, la condizione essenziale affinché un insieme di individui si trasformi da gruppo a società perché ora sono in grado di condividere un insieme di esperienze comuni di ogni tipo.
In assenza di un linguaggio per quanto primitivo, un consesso di individui non può fare in modo che essi partecipino attivamente agli eventi che il gruppo vive nella sua globalità. Molto probabilmente essi condivideranno solo alcuni avvenimenti legati alla sopravvivenza comune come ad esempio la caccia. In ogni caso non più di altri, ma solo quelli fisiologici, come il riposo oppure i pasti e la riproduzione.
Un simile consesso sarebbe meglio definirlo, molto sinteticamente, un branco di ominidi piuttosto che una società di umani.
Branco, appunto, è un sostantivo con il quale noi intendiamo immediatamente un gruppo di animali minimamente collaborativi tra di loro in alcuni eventi, come i lupi durante l’attività di predazione. Infatti riposo, vigilanza e caccia esigono scambi di informazioni non particolarmente sofisticati.

POI SI CREA LA SCRITTURA
Stabilito che il linguaggio sia fondamentale per lo sviluppo di una civiltà bisogna però riconoscere che esso è di difficile trasmissione e conservazione.
Conservare una messaggio orale veicola già di per sé un’evidente concetto di difficoltà, ma anche la trasmissione non è così banale. Esiste un gioco, che si fare spesso nelle comunità di bambini, che si chiama passaparola.
Il divertimento consiste nel capire come il messaggio sia stato trasmesso sempre con qualche lieve errore di comprensione e i vari tentativi che sono stati fatti per restaurarlo. In realtà ogni giocatore ha deformato involontariamente il messaggio che così è giunto diverso a destinazione.
Le civiltà moderne, con l’invenzione della stampa, hanno risolto la necessità di diffusione dei messaggi che per le antiche civiltà non era una priorità. Per esse, infatti, la loro iniziale esigenza era la conservazione delle tradizioni culturali. Il messaggio, più che diffuso, andava soprattutto conservato come memoria collettiva.

IL SEREKH E LA SUA SIMBOLOGIA
La comparsa della scrittura geroglifica, come già anticipato, avvenne all’epoca dei proto stati associandosi, ben presto, all’iconografia della sovranità.
Questa apparizione si manifesta mediante la grafia del SEREKH. Il termine, tra gli altri significati, veicola letteralmente il concetto di “far conoscere”.
In origine è però un emblema che rappresenta, in modo stilizzato, una porta in un parete dotata di tutta una serie di modanature. Molto probabilmente l’architettura a gradoni fu ispirata dal Vicino Oriente. Infatti la facciata del palazzo è un tema conosciuto nelle incisioni mesopotamiche ed è ormai accertata un’influenza culturale della Mesopotamia sull’Egitto predinastico.
Questo elemento architettonico era molto usato nelle tombe e negli edifici precedenti e durante le dinastie thinite (I e II).
Nel corso della I dinastia il serekh, utilizzato dai sovrani per i propri monumenti funerari, diventa un elemento sempre più monopolizzato dalla regalità contrassegnando, in questo modo, lo status del sovrano che ne conferma l’affermazione iconica.
Alcuni studiosi fanno osservare che questo genere di architettura richiedeva del legname da costruzione e che, in Egitto, il legname fu sempre un materiale decisamente raro e costosissimo. Da qui l’eccezionalità del suo uso e, soprattutto, di chi poteva impiegarlo.

L’AFFERMAZIONE DEL GEROGLIFICO
Concludendo la nostra esposizione possiamo affermare che la scrittura è chiaramente associata ai regni che si sono sviluppati estendendo il movimento dei grandi centri urbani formatisi sia nella Valle che sul Delta.
Grazie alla scrittura i sovrani riescono non solo a marcare le loro proprietà sui territori e sui beni che controllano, ma anche ad identificarsi individualmente, l’affermazione iconica del potere.
Inoltre, la scrittura arricchisce l’apparato ideologico che i re dispiegano per giustificare e, soprattutto, legittimare il loro potere facendo riferimento ad una visione totalizzante del mondo e alle divinità che ne assicurano il funzionamento.
La magia del geroglifico, il suo forte potere di attualizzare quanto descritto inverando la realtà, serve alla perpetuazione del potere politico e dell’élite che lo pratica.
Il geroglifico, fondendosi con i riti e le cerimonie, afferma che la visione che la monarchia ha di sé stessa è quella corretta. Mediando il potere divino, della quale fa parte, garantisce l’ordine cosmico non solo sull’Egitto ma sul mondo intero.

DIAPOSITIVA 2: Il concetto di pittografia. Il soggetto è espresso con la sua raffigurazione pittografica. Il problema è che più è dettagliato e più diventa incomprensibile. Finisce per essere utile se il destinatario del messaggio conosce già il contenuto del messaggio stesso. Tipico funzionamento della nostra arte sacra: il fedele riconosce nelle pitture gli eventi di cui è già a conoscenza per la sua cultura religiosa. Una capanna non ci dice nulla, ma se aggiungiamo una stella cometa il messaggio è decisamente più comprensibile.

DIAPOSITIVA 3: il serekh, simbolo del potere monarchico.

DIAPOSITIVA 4: dimostrazione della lettura del serekh di Narmer (dalla paletta omonima). L’antroponimo veicola un messaggio. L’iconografia diventa scrittura.

DIAPOSITIVA 5: uso iniziale della scrittura. Contrariamente a quanto si creda la scrittura non ha origini amministrative, né tantomeno burocratiche. Diventerà indubbiamente lo strumento principale dell’aministrazione e della burocrazia egizia, ma molto più tardi, in epoca storica. La scrittura nasce per la celebrazione della sovranità. Le etichette, costosissime, non possono essere solo un mezzo di identificazione di beni, ma sono uno strumento cultuale che trasforma la scrittura (il geroglifico) in uno strumento magico che invera la realtà.

DIAPOSITIVA 6: il dio perfetto, il signore delle Due Terre, User-Maat-Ra Setep-en-Ra (=Ramesse III). Il signore delle corone, Ra-mes-su, governatore di Eliopoli. Gratificato di vita. Il behedita (=Horus).

La conferenza ha dato origine al Quaderno di Egittologia 48 L’AFFERMAZIONE ICONICA DEL POTERE – L’origine del geroglifico. Chi fosse interessato ad approfondire il tema lo può trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/laffermazione-iconica…/

Kemet Djedu

GLI ANTROPONIMI EGIZI

Di Livio Secco

Quando si parla di civiltà egizia molto spesso la nostra immaginazione si sofferma sui templi, sulle tombe, sulle piramidi e sugli obelischi.
Ci si dimentica, però, che la civiltà egizia è stata fondata, realizzata e sviluppata da uomini e donne in tutto e per tutto uguali a noi. Diversi certo per conoscenze tecniche, ma a noi molto simili per sogni, aspirazioni, ideali, aspettative.
Dell’Egitto conosciamo molto dei suoi re, delle loro costruzioni templari e funerarie, delle imprese militari sorvolando spesso sulle migliaia di uomini che realizzarono materialmente queste ricchezze.
Chi erano questi uomini?
Come si chiamavano?

DIFFICOLTÀ DI TRADUZIONE DI UN ANTROPONIMO
Tradurre un testo egizio comporta un certo grado di difficoltà: lo si deve prima collocare nel tempo e nello spazio poiché esso è influenzato dalla lingua parlata durante la sua epoca e dall’uso locale e geografico che se ne faceva.
Una lingua si arricchisce costantemente di neologismi dovuti allo sviluppo tecnologico, alle mode, alle usanze per non considerare i prestiti in arrivo dalle lingue straniere.
Basti pensare all’italiano contemporaneo, da un lato sempre più addensato dallo slang giovanile, e dall’altro invaso da anglicismi di dubbio gusto.
Tutti abbiamo ricevuto dal proprio fornitore telefonico un messaggio del tipo “Il report con le tue performance del mese scorso è online …”
In egizio l’antroponimo aveva un vero e proprio significato e quindi si trattava di una vera e propria esposizione lessicale di diverse lunghezze. Va da sé che, forzando fortemente un concetto di sintesi, la grammatica non sempre era rispettata e spesso anche la grafia era perlopiù incompleta. Si è in presenza di quella che si chiama “scrittura difettiva”.
Perciò tradurre un testo, per quanto breve, ma apparentemente irrispettoso della grammatica, della morfologia e della costruzione sintattica, diventa un’ardua impresa la cui difficoltà è dimostrata dalle diverse traduzioni che gli autori fanno dello stesso nome.

ABBREVIAZIONI DEGLI ANTROPONIMI
Come in tutte le civiltà antiche e moderne, i nomi propri di persona subivano delle alterazioni nella vita comune. Al bimbo egizio appena nato i genitori potevano assegnare un nome con un significato così esteso e complesso da generare un antroponimo poco pratico da utilizzare quotidianamente.
Non ci sorprende quindi l’uso di abbreviazioni che comprendono diminutivi, vezzeggiativi, lessici familiari oppure veri e propri giochi onomatopeici.
Nel caso di diminutivi o vezzeggiativi il nome può ancora essere ricostruito. Invece nel caso di lessici oppure onomatopee non è possibile fare una traduzione dell’abbreviazione.
La dimostrazione dell’uso di un lessico o di una onomatopea è anche evidenziata dal fatto che a volte l’abbreviazione è relativa ad un nome già corto e magari genera un’abbreviazione che in realtà è più lunga contravvenendo così all’idea stessa di utilità.

CONSIDERAZIONE FINALE
Il nostro piccolo lavoro non pretende assolutamente di essere esaustivo. Nonostante ciò una collezione di settecento trenta antroponimi e cinquanta soprannomi egizi è da ritenere una buona raccolta se facciamo il confronto con quelli italiani contemporanei.
Nel 2018 gli statistici dell’ISTAT hanno affermato che, nonostante gli Italiani abbiano a disposizione migliaia di antroponimi, i primi trenta nomi della classifica maschile coprono il 45% della popolazione maschile, mentre i primi trenta nomi della classifica femminile rappresentano il 38% della popolazione femminile.
Non c’è che dire: la fantasia parentale egizia era indubbiamente superiore alla nostra.

Per coloro che volessero approfondire l’argomento non posso che consigliare la lettura del quarto volume della Collana “Laboratorio di Filologia Egizia”: LdFe4 – DIZIONARIO ANTROPONIMICO POPOLARE reperibile qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/dizionario…/