Kemet Djedu

RAMESSE III

Questo particolare appartiene al tempio di Medinet Abu, fatto erigere da Ramesse III.

Poiché l’immagine è favolosamente chiara e perfetta, non resta che farne una brevissima e facilissima esercitazione filologica.

Armatevi di pazienza ed interesse (ma so che di questo ne avete in abbondanza) e provata e leggere.

Kemet Djedu

FRUSTRAZIONE FILOLOGICA…GINECOLOGICA!

Sto finendo di preparare il XVIII Laboratorio di Filologia Egizia che dovremmo iniziare a novembre.

Tra gli argomenti che proporrò quest’anno, c’è anche il Papiro Ginecologico di Kahun.

Qui vi presento la prima prescrizione del terzo foglio.

Il papiro ginecologico di Kahun fu repertato dal celeberrimo egittologo inglese Flinders Petrie durante i suoi scavi del 1889 nella località di el-Lahun, una località situata nella regione del Fayyum conosciuta anche come Kahun.

Fu datato al regno di Amenemahat III (1818-1773 a.C.), sovrano che si colloca all’interno della XII dinastia (1939+16-1760) e quindi appartiene al Medio Regno (1980+16 – 1760 a.C.).

Dal punto di vista dimensionale è uno dei maggiori papiri di quell’epoca essendo lungo 100 cm per 32 cm di altezza.

Come ne anticipa la definizione il papiro è il più antico trattato medico conosciuto e si occupa di problematiche ginecologiche e di ostetricia. Infatti i suoi temi sono la fertilità, la gravidanza, la contraccezione e alcune malattie tipicamente femminili.

Il documento si compone di sole tre pagine suddivise in trentaquattro colonne orizzontali scritte come d’abitudine da destra a sinistra.

Parlo di frustrazione perché al momento della traduzione le parti corrotte dei papiri non permettono di ricostruire i concetti originariamente scritti e ciò comporta una delusione di non poco conto. Ma l’importanza dei lavori di traduzione è soprattutto la documentazione e, questo genere di disperazione, fa parte del gioco.

Ho aggiunto, come di consueto, la parte fonetica secondo il codice IPA per far leggere i geroglifici anche a chi non li ha studiati.

A chi, invece, volesse approcciare questa stupenda ginnastica intellettuale non posso che consigliare questo strumentario pressoché completo:

Grammatica primo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Dizionario egizio-italianohttps://www.amazon.it/Dizionario-egizio…/dp/8899334129…

Kemet Djedu

I CONQUISTATORI… CONQUISTATI

Di Livio Secco

L’antico Egitto conobbe periodi di massima magnificenza come, inevitabilmente, la propria decadenza e la conquista del proprio territorio da parte di potenze straniere.

Normalmente la Geopolitica ci insegna che l’impero conquistatore si impone sul conquistato imponendogli molti delle proprii valori. Come esempio possiamo citare l’Impero Romano e il suo corpo di leggi che hanno, praticamente, civilizzato l’intera Europa conosciuta di allora.

In ogni caso una particolarità della Civiltà Egizia fu quella di impressionare così tanto i conquistatori da riceverne il loro rispetto. Non solo. Ma i sovrani stranieri fecero di tutto per apparire, agli occhi degli Egizi di allora, come continuatori della loro storia millenaria facendosi raffigurare come antichi faraoni. Sovrani persiani, come sovrani lagidi e pure gli imperatori romani.

Tra i primissimi possiamo considerare ALESSANDRO MAGNO.
Lo vediamo nella prima illustrazione raffigurato su un muro templare di Luxor. Ovviamente è il personaggio di sinistra che riceve la vita (=ankh) da parte delle divinità.

I Macedoni furono infatti così ammaliati dalla Civiltà Egizia non solo da farsi raffigurare come faraoni, ma al punto tale da adottarne il Protocollo Reale con tutti i cinque Grandi Nomi al completo.

Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo il codice IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno studiati.

Per chi volesse approfondire il tema del Protocollo Reale non posso che consigliare il Quaderno di Egittologia nr 20 IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica che potrete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

Kemet Djedu

AMON, PROTETTORE SPEZZATO DI TUTANKHAMON

Di Livio Secco

Il gruppo statuario che mostra il dio Amon che protegge il giovane Tutankhamon è davvero particolare.

La statua è particolare perché ha subìto una damnatio memoriae già nell’antichità. Infatti le braccia del dio, poggiate sul sovrano a scopo protettivo, furono spezzate così come fu mutilata l’immagine del re. Ovviamente lo scopo fu quello di impedire che si realizzasse la tutela divina.

Poiché la statua reca un’iscrizione posteriore, ne facciamo qui il commento filologico.

Come sempre ho aggiunto la pronuncia secondo la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno studiati.

Ricordo, come sempre, che il Protocollo Reale del re è uno studio importante per l’Egittologia e la Filologia Egizia in particolare. Infatti la corretta traduzione permette di comprendere il programma politico e la situazione che si era creata nel regno al momento della salita al trono del nuovo sovrano.
Per chi fosse intenzionato ad approfondire l’argomento consiglio la lettura del Quaderno di Egittologia nr 22, IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica che potrete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

Kemet Djedu

OPLOLOGIA E FILOLOGIA DI AHMOSE

Di Livio Secco

La celeberrima arma di Ahmose rappresentata è uno dei reperti più famosi dell’inizio della XVIII Dinastia.

Mi permetto di dettagliare alcuni aspetti del reperto sia dal punto di vista oplologico che filologico.

Il manufatto è un’arma cerimoniale. Sia la legatura che i materiali con il quale è prodotto non reggerebbero un’uso bellico. La sua destinazione è quindi di sola rappresentanza per celebrare un evento importante. Verosimilmente la vittoria sugli Hyksos.

Sulla lama ci sono diverse raffigurazioni che commento in dettaglio con le illustrazioni. Sul secondo registro del lato riconoscibile con il Protocollo Reale c’è la classica raffigurazione del re che giustizia un nemico. E’ molto probabile che si tratti, appunto, di un Hyksos.

Mi sembra inutile precisare che si tratti di una raffigurazione mitologica, cerimoniale e politica. Il re non ammazzava nessuno in prima persona in quel modo.

Il manufatto si trova al Museo di Luxor. In passato fu anche esposto al Museo Egizio del Cairo nella sala P53. Il suo numero di catalogo è JE 4673.

Aggiungo anche un dettaglio oplologico poiché il reperto è spesso accompagnato con definizioni errate: si tratta di un’ACCETTA, non di una scure né, peggio, di un’ascia.

Kemet Djedu

UN TAVOLO OFFERTORIO… MODELLINO

Di Livio Secco

Idy fu un antico Egizio che visse durante il periodo della VI dinastia (ca 2305-2118 (+25) a.C.) ricoprendo l’incarico di nomarca. Potremmo associare questa funzionalità alla carica di governatore di un nomo o provincia. Nella sua tomba e con il suo corredo funerario si auto celebra anche con i titoli di “Tesoriere Reale” e “Sacerdote ritualista”.

Tra i reperti della sua sepoltura c’è un oggetto particolarmente curioso. Si tratta di un tavolo offertorio fatto in rame, quindi decisamente costoso.
Il tavolo ha una forma particolare e su ben due lati assume il profilo del geroglifico ḥtp [hetep] che, appunto, significa “offerta”. Il tavolo è completamente accessoriato di tutto il vasellame necessario alla sua funzionalità e quindi è dotato di ben tredici diversi tipi di vasi per ogni tipologia di impiego, utili ad una corretta esecuzione dei riti offertori.

Sul profilo del mobile c’è un’iscrizione che ci parla del defunto.

Qual è la particolarità del tavolo? La fotografia ci tradisce. In realtà è molto piccolo. Non è un vero tavolo ma soltanto un … modellino.
Si trova al British Museum di Londra e porta il numero di catalogo EA5315.

Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per far pronunciare il geroglifico anche a chi, purtroppo per lui, non si è ancora messo a studiarlo!

Kemet Djedu

LA TEOGAMIA DI HATSHEPSUT

Di Livio Secco

Un evento particolare della vita di questa regina – faraone è la rappresentazione della sua teogamia.

Hatshepsut, figlia del defunto Thutmose I, è sposa di Thutmose II e, quindi, è regina d’Egitto. Alla morte prematura del coniuge, padre di Thutmose III generato con una regina secondaria, diventa tutrice del nuovo re poiché è un fanciullo di circa sei anni. L’Egitto è, perciò, governato dalla coreggenza della matrigna Hatshepsut con il figliastro Thutmose III.

Volendo proseguire la sua permanenza sul trono, ma non essendo più la sposa del re in carica, decide di affermarne la miracolosa predestinazione.
Dai Racconti di re Cheope deriva la mitologia del dio Ra che ingravida la sposa di un sacerdote di Ra facendole partorire i primi tre re della V dinastia. Da quel momento i re titoleranno il Quinto Protocollo Reale come Figlio di Ra.
Hatshepsut, supportata dal clero amoniano di Karnak, replica l’unione carnale di un dio, questa volta Amon, con la Grande Sposa Reale Ahmose di Thutmose I per generare Hatshepsut stessa che, in questo modo, resterebbe sul trono d’Egitto per eredità divina. La nascita è raffigurata sulle pareti del tempio di Deir el Bahari.

COME FA L’AMORE UN DIO

Il dio Amon decide di procreare una figlia. Per far ciò ha bisogno di una regina. Perciò invia il dio Thot a prendere informazioni su di Ahmose, grande sposa del re Thutmose I.
Questi ritorna dicendo che è una donna bellissima.

Nel rilievo epigrafico tratto dalla tavola 47 del volume 2 di Naville, si può vedere Thot che, per mano, accompagna di notte Amon nelle stanze private della regina. Poi lo lascia solo con lei che dorme.

Per non spaventarla Amon prende le sembianze del re e si avvicina ad Ahmose. Ma il profumo del dio è particolare ed è molto intenso. L’aroma si diffonde immediatamente nella stanza buia e la regina si sveglia.

Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo la codifica IPA in modo che anche coloro che non hanno studiato filologia egizia possano pronunciare la scrittura geroglifica.

UN’ANNUNCIAZIONE… EGIZIA

Il dio Amon, dopo aver ingravidato la regina, fa comunicare ad Ahmose il suo stato. L’incarico è dato a Thot, dio del linguaggio e della scrittura.

Quello a cui assistiamo è una vera e propria ANNUNCIAZIONE.
Qui si tratta di quello che, tecnicamente, chiamiamo annunciazione muta, cioè non viene comunicato nulla di preciso a parole. E’ sufficiente, infatti, analizzare le figure. Thot è davanti alla regina con il braccio alzato per eloquenza, mentre Ahmose sembra irrigidita e sorpresa di quando Thot le sta rivelando.

Il testo di Thot, in realtà, potrebbe essere semplicemente andato perso. Infatti la colonna 1 è stata abrasa in precedenza ed è stata poi riscolpita con una didascalia amoniana che non è pertinente alla situazione. Anche le colonne 5 e 7 sono corrotte a metà e avrebbero potuto recare qualche testo dettagliato in merito all’annunciazione.

Qui vi riporto le colonne didascaliche di Ahmose (1, 2 e 3).

Il tema dell’Annunciazione non è una caratteristica della religione cristiana – cattolica. Come si è visto è molto più antico.
C’è da specificare però che gli artisti europei ne hanno diversificato la rappresentazione. Gli storici dell’arte hanno assegnato a loro delle terminologie latine che provo ad illustrarvi con degli esempi.

Per tornare a Thot e ad Ahmose: quale secondo voi è la tipologia cristiana per la nostra annunciazione… egizia?


Per coloro che volessero affrontare questa stupenda GINNASTICA INTELLETTUALE non posso che consigliare il seguente strumentario pressoché completo:

Grammatica primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Dizionario egizio-italiano: https://www.amazon.it/Dizionario-egizio…/dp/8899334129…

Kemet Djedu

UNA RAGAZZA DI NOME TAURET

Di Livio Secco

Questa statuetta di 17 cm di altezza, collezionata dal Metropolitan Museum of Art di New York, raffigura una donna. Poiché ella stringe in mano un fiore di NINFEA ancora chiuso in bocciolo, ci deriviamo l’informazione che in realtà si tratti di una ragazza, non sposata e che viveva ancora in famiglia. La commissione della statuetta non può che essere stata fatta dai suoi genitori per un solo motivo specifico: la ragazza è venuta a mancare all’affetto del padre e della madre che in questo modo continuano, emotivamente, a tenerla insieme a loro.

Sul retro dell’immagine c’è una brevissima colonna di geroglifici. Proviamo ad analizzarla insieme.

Come al solito ho aggiunto anche la pronuncia secondo la codifica IPA per permettere a coloro che non conoscono la scrittura geroglifica di poter pronunciare la litania.

 Il manufatto possiede però anche un’iscrizione sulla base sul lato sinistro.

Ovviamente ci eravamo già fatti l’idea che i commissionari della statua fossero stati i parenti, ma l’iscrizione che abbiamo precedentemente trascurato potrebbe rivelarci qualcosa di più.
Proviamo ad analizzarla insieme.

Per coloro che volessero accettare la sfida di questa stupenda ginnastica intellettuale che è la filologia egizia, non posso che consigliare uno strumentario pressoché completo:

Grammatica primo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Dizionario egizio-italianohttps://www.amazon.it/Dizionario-egizio…/dp/8899334129…

Kemet Djedu

AMENHOTEP II E MERETSEGER

Di Livio Secco

La statua di Amenhotep II custodita presso il Museo Egizio del Cairo con il numero di catalogo JE39394 rappresenta il Faraone protetto dalla dea Meretseger. È in piedi con la gamba sinistra protesa in avanti, indossa la corona bianca Hedjet dell’Alto Egitto e con un ureo che emerge dalla fronte. Entrambi i piedi poggiano sull’immagine dei nove archi, che rappresentano i nemici dell’Egitto. Il cartiglio con il nome Amenhotep II è inciso sulla fibbia della sua gonna. Dietro di lui, la dea tebana Meretseger sotto forma di cobra si avvolge attorno a lui e lo protegge.

Io mi permetto di aggiungere solo un commento filologico relativo al Protocollo Reale del sovrano. Lo studio del Protocollo Reale è purtroppo non semplice perché, per gli spazi brevi, non sempre è evidente la grammatica e siamo in presenza di metatesi grafiche ed onorifiche. Nonostante ciò lo studio del Protocollo Reale è importantissimo perché indica il programma politico del sovrano.

Per chi volesse approfondire l’argomento non posso che consigliare la lettura del Quaderno di Egittologia nr 22 – IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica che potete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

Kemet Djedu

RAMESSE… L’AMERICANO

Di Livio Secco

Questo reperto egizio è attualmente al Walters Art Museum di Baltimora, in America (ecco la motivazione del titolo!).

Nella parte posteriore della statua si notano delle iscrizioni geroglifiche. Ed è su queste che faremo un commento filologico.

Vista la presenza di ben due cartigli possiamo affermare che si tratta di una titolazione reale. Grazie ad essa, infatti, è stato possibile identificare il sovrano rappresentato.

Come spesso mi accade in questa sede, vi ricordo che lo studio del Protocollo Reale è importantissimo perché indica quale programma politico il sovrano voleva perseguire al momento della sua intronizzazione. Per chi fosse interessato all’argomento posso consigliare la lettura del Quaderno di Egittologia nr 22 IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica che è possibile trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

Purtroppo lo studio dell’onomastica regale non è semplice. Il breve spazio dei cartigli e le metatesi onorifiche e grafiche impongono spesso che la scrittura sia difettiva e non segua sempre la corretta sequenza degli elementi grammaticali.

Ne fa esempio il Quinto Protocollo proprio di Ramesse II. Vi ricordo che per convenzione internazionale i testi geroglifici vanno riportati per studio in linee orizzontali da sinistra a destra. In questo caso il reperto li mostra verticali con lettura da destra a sinistra. Questo è il motivo per il quale ho ribaltato le immagini sul piano orizzontale, esattamente per facilitare il lettore a confrontare il reperto con la grafia informatica.

Ci tengo a far notare come nel Quinto Protocollo, esista una metatesi grafica del canale posto a metà del cartiglio in modo da dividerlo in due zone: in quella superiore sono posate le due divinità (per giunta affrontate), mentre nella parte inferiore c’è il resto dell’antroponimo regale. Nell’analisi ho preferito lasciare i segni al loro posto. Per recuperare la fase grammaticale ho aggiunto la corretta disposizione degli elementi sull’ultima riga.

Tutto ciò è anche una dimostrazione della valenza decorativa della scrittura geroglifica. Cosa che gli Egizi dimostrarono di saper sfruttare perfettamente rendendo la scrittura un’immagine