Kemet Djedu

PRESCRIZIONI PER FAR CADERE I CAPELLI ALLA RIVALE

Troviamo QUI la pagina dedicata alla cura dei capelli nella medicina egizia.

Aggiungo qui, a margine, una ricetta originale tratta dal PAPIRO HEARST. Seguendo le istruzioni si dovrebbe riuscire a realizzare un preparato che, una volta applicato, dovrebbe far cadere i capelli alla rivale (in amore?).

Però il papiro non ci fornisce la motivazione ingannatrice con la quale convincere la nemica a procedere con l’applicazione.

UN’ALTRA PRESCRIZIONE PER FAR CADERE I CAPELLI ALLA RIVALE

La ricetta del Papiro Hearst immediatamente seguente a quella che vi ho mostrato, tratta da un Laboratorio di Filologia Egizia che avevo preparato per i miei allievi, riguarda nuovamente un secondo modo per far cadere i capelli alla rivale.

Spero che anche questa prescrizione vi incuriosisca.

La considerazione con la quale gli antichi Egizi trattavano le proprie capigliature è il soggetto del mio Quaderno di Egittologia 49 – CON LA SABBIA TRA I CAPELLI – Le acconciature nell’antico Egitto. Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento può trovarre il testo qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/con-la-sabbia-tra-i…/

Kemet Djedu

LA STELE DI BAY

La stele di Bay è stata descritta QUI.
Mi permetto di fare il commento filologico per poterla meglio ancora documentare.

Come al solito ho aggiunto anche la codifica IPA per far leggere i geroglifici pure a chi non li ha studiati.

Kemet Djedu

LA STELE DI KETI E SENET

Questa stele (già descritta QUI) è conservata al Kunsthistorisches Museum (Museo di Storia dell’Arte) di Vienna con il numero d’inventario 95. E’ stata datata al Medio Regno, tra la fine dell’XI dinastia e l’inizio della XII.

Poiché l’immagine è molto chiara mi permetto di farne il commento filologico. Le due donne raffigurate sono dichiarate sorelle, forse a causa del nome della seconda donna, Senet, il cui antroponimo potrebbe appunto essere l’abbreviazione di tȜ-snty [ta-seneti] “Le Due Sorelle” con riferimento a due dee, usualmente Iside e Nefti.

Entrambe le donne indossano il classico lungo abito attillato egizio con le bretelline che lasciano il seno scoperto. Senet ha l’abito decorato a rombi, abbastanza inusuale.

Le due donne hanno in una mano un tessuto (spesso indicato come un fazzoletto (?) che indica il loro elevato stato sociale, mentre con l’altra mano odorano un fiore.
Nella didascalia è indicato come LOTO, ma è un errore di traduzione dall’inglese della prima Egittologia. Per gli Inglesi tutti i fiori che galleggiano sono LOTO perchè lo derivano dalla loro esperienza coloniale. Il fiore di loto è appunto orientale, non è autoctono africano. Il loto in Egitto lo porteranno i Persiani giusto un millennio e mezzo dopo.
Le due donne stanno odorando delle NINFEE.

Ho ribaltato le immagini per poter meglio seguire il lavoro filologico che, come di consueto, ho corredato con la codifica IPA per far leggere i geroglifici a chi non li ha (ancora) studiati.


Chi volesse provare a cimentarsi in questa stupenda esperienza intellettuale può trovare qui uno strumentario completo:

Kemet Djedu

LA STELE DI TORINO 50034

VERSO

La stele 50034 custodita al Museo Egizio di Torino ed illustrata nella pagina dedicata alla regina Ahmose Nefertari QUI è, manco a dirlo, molto bella anche perché presenta ancora molti colori. L’originalità della stele è di avere pure il lato nascosto lavorato. Si tratta soltanto di uno schizzo che, però, rappresenta addirittura l’effige del visir con tanto di didascalia.

Visto che la stele è molto conosciuta per il suo recto, allora commentiamo filologicacamente il suo verso.

RECTO

Come da convenzione internazionale (occidentale) i testi originali vanno tutti riportati per righe orizzontali da sinistra a destra. Ciò significa che i geroglifici possono subire uno spostamento relativo diverso pur essendo tutti precisamente riportati.

La stele ha una breve scheda sul sito del Museo Egizio, il suo numero di inventario precedente era C1452. La trovate QUI.

Come di consueto ho proposto anche la codifica IPA per permettere la lettura a chi non conosce i geroglifici. Nel caso invece foste interessati a studiarli potrete trovare a questi link uno strumentario completo:

Kemet Djedu

IL TRONO DI SAT-AMON

Il trono della principessa, e poi regina, Sat-Amon figlia primogenita di Amenhotep III e di Tiiy (illustrato QUI da Patrizia Burlini) mostra, oltre all’abilità artigianale nel produrlo, un’iscrizione sulla tabella che decora il lato interno dello schienale.

Su essa sono riportate due immagini che subito comprendiamo come speculari. La principessa è seduta mentre un’ancella le sta recando un collare d’oro posto su di un vassoio.

Anche le colonne di testo sono speculari e recitano l’identico messaggio. Poiché la raffigurazione di sinistra è meno danneggiata, analizziamo quella.

Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno (ancora) studiati.

La descrizione originale di Davis e Maspero
Kemet Djedu

RAMESSE III

Questo particolare appartiene al tempio di Medinet Abu, fatto erigere da Ramesse III.

Poiché l’immagine è favolosamente chiara e perfetta, non resta che farne una brevissima e facilissima esercitazione filologica.

Armatevi di pazienza ed interesse (ma so che di questo ne avete in abbondanza) e provata e leggere.

Kemet Djedu

FRUSTRAZIONE FILOLOGICA…GINECOLOGICA!

Sto finendo di preparare il XVIII Laboratorio di Filologia Egizia che dovremmo iniziare a novembre.

Tra gli argomenti che proporrò quest’anno, c’è anche il Papiro Ginecologico di Kahun.

Qui vi presento la prima prescrizione del terzo foglio.

Il papiro ginecologico di Kahun fu repertato dal celeberrimo egittologo inglese Flinders Petrie durante i suoi scavi del 1889 nella località di el-Lahun, una località situata nella regione del Fayyum conosciuta anche come Kahun.

Fu datato al regno di Amenemahat III (1818-1773 a.C.), sovrano che si colloca all’interno della XII dinastia (1939+16-1760) e quindi appartiene al Medio Regno (1980+16 – 1760 a.C.).

Dal punto di vista dimensionale è uno dei maggiori papiri di quell’epoca essendo lungo 100 cm per 32 cm di altezza.

Come ne anticipa la definizione il papiro è il più antico trattato medico conosciuto e si occupa di problematiche ginecologiche e di ostetricia. Infatti i suoi temi sono la fertilità, la gravidanza, la contraccezione e alcune malattie tipicamente femminili.

Il documento si compone di sole tre pagine suddivise in trentaquattro colonne orizzontali scritte come d’abitudine da destra a sinistra.

Parlo di frustrazione perché al momento della traduzione le parti corrotte dei papiri non permettono di ricostruire i concetti originariamente scritti e ciò comporta una delusione di non poco conto. Ma l’importanza dei lavori di traduzione è soprattutto la documentazione e, questo genere di disperazione, fa parte del gioco.

Ho aggiunto, come di consueto, la parte fonetica secondo il codice IPA per far leggere i geroglifici anche a chi non li ha studiati.

A chi, invece, volesse approcciare questa stupenda ginnastica intellettuale non posso che consigliare questo strumentario pressoché completo:

Grammatica primo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica secondo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Grammatica terzo livellohttps://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Dizionario egizio-italianohttps://www.amazon.it/Dizionario-egizio…/dp/8899334129…

Kemet Djedu

I CONQUISTATORI… CONQUISTATI

Di Livio Secco

L’antico Egitto conobbe periodi di massima magnificenza come, inevitabilmente, la propria decadenza e la conquista del proprio territorio da parte di potenze straniere.

Normalmente la Geopolitica ci insegna che l’impero conquistatore si impone sul conquistato imponendogli molti delle proprii valori. Come esempio possiamo citare l’Impero Romano e il suo corpo di leggi che hanno, praticamente, civilizzato l’intera Europa conosciuta di allora.

In ogni caso una particolarità della Civiltà Egizia fu quella di impressionare così tanto i conquistatori da riceverne il loro rispetto. Non solo. Ma i sovrani stranieri fecero di tutto per apparire, agli occhi degli Egizi di allora, come continuatori della loro storia millenaria facendosi raffigurare come antichi faraoni. Sovrani persiani, come sovrani lagidi e pure gli imperatori romani.

Tra i primissimi possiamo considerare ALESSANDRO MAGNO.
Lo vediamo nella prima illustrazione raffigurato su un muro templare di Luxor. Ovviamente è il personaggio di sinistra che riceve la vita (=ankh) da parte delle divinità.

I Macedoni furono infatti così ammaliati dalla Civiltà Egizia non solo da farsi raffigurare come faraoni, ma al punto tale da adottarne il Protocollo Reale con tutti i cinque Grandi Nomi al completo.

Come al solito ho aggiunto la pronuncia secondo il codice IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno studiati.

Per chi volesse approfondire il tema del Protocollo Reale non posso che consigliare il Quaderno di Egittologia nr 20 IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica che potrete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

Kemet Djedu

AMON, PROTETTORE SPEZZATO DI TUTANKHAMON

Di Livio Secco

Il gruppo statuario che mostra il dio Amon che protegge il giovane Tutankhamon è davvero particolare.

La statua è particolare perché ha subìto una damnatio memoriae già nell’antichità. Infatti le braccia del dio, poggiate sul sovrano a scopo protettivo, furono spezzate così come fu mutilata l’immagine del re. Ovviamente lo scopo fu quello di impedire che si realizzasse la tutela divina.

Poiché la statua reca un’iscrizione posteriore, ne facciamo qui il commento filologico.

Come sempre ho aggiunto la pronuncia secondo la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno studiati.

Ricordo, come sempre, che il Protocollo Reale del re è uno studio importante per l’Egittologia e la Filologia Egizia in particolare. Infatti la corretta traduzione permette di comprendere il programma politico e la situazione che si era creata nel regno al momento della salita al trono del nuovo sovrano.
Per chi fosse intenzionato ad approfondire l’argomento consiglio la lettura del Quaderno di Egittologia nr 22, IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica che potrete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

Kemet Djedu

OPLOLOGIA E FILOLOGIA DI AHMOSE

Di Livio Secco

La celeberrima arma di Ahmose rappresentata è uno dei reperti più famosi dell’inizio della XVIII Dinastia.

Mi permetto di dettagliare alcuni aspetti del reperto sia dal punto di vista oplologico che filologico.

Il manufatto è un’arma cerimoniale. Sia la legatura che i materiali con il quale è prodotto non reggerebbero un’uso bellico. La sua destinazione è quindi di sola rappresentanza per celebrare un evento importante. Verosimilmente la vittoria sugli Hyksos.

Sulla lama ci sono diverse raffigurazioni che commento in dettaglio con le illustrazioni. Sul secondo registro del lato riconoscibile con il Protocollo Reale c’è la classica raffigurazione del re che giustizia un nemico. E’ molto probabile che si tratti, appunto, di un Hyksos.

Mi sembra inutile precisare che si tratti di una raffigurazione mitologica, cerimoniale e politica. Il re non ammazzava nessuno in prima persona in quel modo.

Il manufatto si trova al Museo di Luxor. In passato fu anche esposto al Museo Egizio del Cairo nella sala P53. Il suo numero di catalogo è JE 4673.

Aggiungo anche un dettaglio oplologico poiché il reperto è spesso accompagnato con definizioni errate: si tratta di un’ACCETTA, non di una scure né, peggio, di un’ascia.