Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

LA SFINGE DI SESOSTRI III

Di Grazia Musso

Altezza 42,5 cm
Lunghezza 75,5 cm
Metropolitan Museum of Art, New York – 17.9.2.

Raffigurato sotto forma di sfinge, il sovrano è garante del creato, espressione del potere regale e divino.

La notevole espressività di questa sfinge deriva dall’apparente contrasto fra i segni di vecchiaia che segnano i volto di Sesostri III e il massiccio corpo del leone.

Enrambi le componenti esprimono grande determinazione e la testa, lievemente tesa verso ‘alto sottolinea la tensione vigile del corpo, creando un’ unità armonica.

Fonte: Egitto terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

Foto: Egitto, la storia è civiltà.

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

IL BUSTO DI AMENEMHAT III

Di Grazia Musso

Medio Regno XII Dinastia
Lega di rame e resti di intarsi in oro, argento, elettro e cristallo di rocca
Altezza cm 46, 9 – Medinet El – Fayyum, Tempio di Sobek
Collezione George Ortiz (in precedenza collezione Maurice Tempelsman, New York, 1971 – 1986)

Raffigurazioni del sovrano realizzate in metallo sono conosciute fin dall’antico Regno e facevano parte della statutaria del tempio.

Poche di queste statue sono sopravvissute, in quanto molte sono state rubate o fuse per un successivo reimpiego.

Questo busto è senza dubbio un capolavoro della lavorazione del metallo.

Non si sa se la figura rappresentasse il re in piedi o assiso al trono, poiché il resto del corpo era lavorato separatamente e non è finora rinvenuto.

L’importante copricapo è stato applicato separatamente, mentre è scomparsa la fascia frontale alla quale si reggeva sul capo.

Busto è testa a fusione cava unica, bronzo dalle pareti spesse un centimetro

Il volto è molto espressivo, la forma, la mandibola prognata, il mento pronunciato e le sopracciglia ben disegnate sono elementi riscontrabili anche in altri ritratti di Amenemhat III

Occhi incastonati di calcare cristallino levigato ( calcite, alabastro Egiziano}, cornea incrostata di cristallo di rocca.

Il contorno degli occhi è sottolineato da un’incrostazione d’argento o elettro.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Mattias Seidel – Konemann

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Piramidi

LA PIRAMIDE DI AMENEMHAT III

o “Piramide Nera”

Di Grazia Musso

Nome antico sconosciuto

Altezza originale 81,5 metri

Lunghezza del lato 105 metri

Inclinazione 57°15’50”

La piramide di Amenemhat III, figlio di Sesostri III, è detta comunemente ” Piramide nera” per il fatto che venne costruita utilizzando materiali scuri come mattoni crudi e basalto e la sua massa nera irregolare, risalta sulla linea dell’orizzonte.

Il Pyramidion, in basalto

La piramide, scavata da Jacques De Morgan tra il 1894 e il 95 che ne ritrovò anche il pyramidion in basalto, esposto oggi al Museo del Cairo, è dotata di un complesso funerario che conteneva un grande sarcofago in granito rosa, la cui entrata è situata al di fuori della cinta della piramide, in corrispondenza dell’angolo sud-orientale.

Sul lato nord vennero ritrovati anche dodici pozzi funerari destinati ai membri della famiglia reale, in uno dei quali venne sepolto il re Hor- Auibra della XIII Dinastia, celebre per la bellissima statua lignea raffigurante il suo ka, conservata al Museo del Cairo.

La piramide non venne mai usata come sepoltura reale, perché Amenemhat III si fece costruire una seconda piramide ad Hawara nel Fayyum, ove fu inumato.

Fonte

Pirami d’Egitto – Alberto Siliotti – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Stele

LA STELE DI ABKAU

Di Grazia Musso

Stele immagine nella sua interezza, completamente tradotta da Franco Brussino in: Mediterraneo Antico. XII Dinastia – Calcare, 136,5 x 77,5 cm
Museo Egizio di Torino – Collezione Drovetti C. 1534

Da Abido, città dell’Alto Egitto, proviene questa bellissima stele appartenuta a un uomo di nome Abkau.

Il testo inciso nella parte superiore della stele rappresenta la tradizionale “formula d’offerta” con cui si garantiva a ogni defunto l’approvvigionamento simbolico di cibo, bevande, abiti e olii profumati.

La tavola colma costituisce il fulcro dell’intera composizione essendo l’elemento che garantisce, con il suo ricco carico di cibo la sopravvivenza eterna del defunto. Gli elementi base della dieta egizia, pani, pezzi di carne, anatre e verdure, sono accatastati sul tavolo davanti ad Abkau che da essi trae simbolico sostentamento.

L’iscrizione costituisce però anche un inno a Osiride, definito ” dio grande, signore degli dei” e considerato divinità tutelare di tutti i defunti.

Il dio non è raffigurato sulla stele, dove si trovano le figure di Abkau e della moglie, seduti davanti alla tavola delle offerte, oltre alle immagini, in scala ridotta, dei familiari e dei servitori allineati su più registri, nell’atto di rendere omaggio alla coppia e di portare offerte funerarie.

Tra i membri della famiglia di Abkau è dato particolare rilievo a una delle figlie della coppia.
La fanciulla, in dimensioni ridotte rispetto alle figure dei genitori, è inginocchiata ai piedi del padre di cui cinge affettuosamente le gambe. In mano tiene una ninfea.

Sotto la sedia della donna è raffigurato il contenitore di uno specchio, elemento caratteristico della toeletta femminile.

Una piccola tabella in basso a sinistra riporta, con grande precisione, la natura e il quantitativo delle offerte.

Trascrizione-traduzione della elencazione delle offerte di F Brussino in “Mediterraneo Antico”.

Fonte:

  • I grandi Musei: Torino Museo Egizio – Silvia Einaudi – Electa.
  • Mediterraneo Antico

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Sarcofagi

IL SARCOFAGO DI IBU

Di Grazia Musso

XII Dinastia – Calcare, 106 x 98,5 x 264, 5 cm
S. 4264 – Scavi di E. Schiaparelli a Qaw el-Kebir

Nella necropoli di Qaw el-Kebir, situata nel X Nomo ( provincia) dell’Alto Egitto, gli Scavi di Schiaparelli hanno portato alla luce le tombe di tre nomarchi vissuti verso la fine della XII Dinastia, incaricati dal governo centrale della gestione della provincia.

Le loro tombe, già seriamente danneggiate al momento della scoperta, erano costituite da una parte sotterranea, scavata nella montagna, e da una parte costruita esternamente sulle pendici del declivio roccioso.

All’interno di una di queste tombe, appartenuta a Ibu, fu rinvenuto un sarcofago in calcare pressoché intatto.

Ai lati della “porta del palazzo” incisa sulla superficie del sarcofago, è raffigurato un fregio composto da alcuni segni geroglifici di valore simbolico: due scettri uas affrontati, il segno ankh è il pilastro djed, rispettivamente emblemi di potere vita e stabilità.

La cassa è elegantemente decorata con un motivo detto ” a facciata di palazzo” in quanto imita il prospetto degli antichi palazzi egizi, costituiti da pilastri, architravi e porte con stuoie policrome.

Alcune parti della superficie del sarcofago sono destinate a iscrizioni geroglifiche incise, che riportano tradizionali formule e preghiere di natura funeraria.

In corrispondenza della testa del defunto sono inoltre raffigurati i cosiddetti occhi udjat caratterizzati da una profonda valenza magico-religioso.

Tutta la decorazione esterna era originariamente dipinta a vivaci colori, come testimoniano i resti delle pitture ancora visibili a tratti sulla superficie.

Fonte:

  • I grandi musei: il Museo Egizio di Torino – Silvia Einaudi – Electa

Foto

  • Paola Ghilarducci
  • Giovanni Lombardi
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LA STELE FUNERARIA DI AMENEMHAT

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, Altezza cm 30, Larghezza cm50
Assasif, Scavi del Metropolitan Museum of Art (1915 – 1916)
XI Dinastia

La lastra di calcare, che ha conservato i brillanti colori originari, mostra una scena di banchetto funebre al quale partecipa un’intera famiglia.

Un padre, una madre e il loro figlio, Antef, siedono su una lunga panca, le cui gambe terminano a zampe di leone.

Sono raffigurati in un atteggiamento di intima affettuosità.

Una tavola d’offerta, colma di carni e verdure, separa il gruppo familiare da una figura in piedi, identificata dall’iscrizione geroglifica sovrastante, come Ipy, la nuora del defunto.

Le due donne, con pelle chiara tipica delle figure femminili, indossano un luogo abito bianco con bretelle e sono ornate con collane, bracciali e cavigliere.

I due uomini, con la carnagione più scura, indossano un gonnellino bianco e anche loro sono adorati da collane e bracciali.

Il padre è differenziato dal figlio per la barba, che gli assottiglia il volto.

L’iscrizione geroglifica che delimita orizzontalmente la scena costituisce un’invocazione a Osiri, affinché accordi offerte alimentari alla coppia raffigurata, di cui sono riportati i nomi: Amenemhat e sua moglie Iy, “venerabili”.

Fonte:

II tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Piramidi

LA PIRAMIDE DI SESOSTRI III

Di Grazia Musso

Altezza originale 78,5 metri

Lunghezza del lato 105 metri

Inclinazione 56°18’35”

Pianta del complesso di Sesostri III
A -.piramide di Sesostri III
B- ingresso
C- vestigia della cappella est
D- vestigia della cappella nord
E- pozzo
F – mastabe delle principesse
G- mastabe meridionali
H- cortile
I- rampa
J – sotterraneo delle barche

Questa cintura in oro e ametista e la cavigliera appartenevano al corredo funerario della principessa Mereret, figlia di Sesostri III.
Le perle di ametista in doppia fila sono intervallate da doppie teste di felino, in oro. Museo Egizio del Cairo

È la più settentrionale delle piramidi di Dahshur, costruita in mattoni crudi per Sesostri III, quinto re della XII Dinastia.

Come tutte le piramidi del Medio Regno era in origine rivestita di lastre di calcare di Tura, oggi completamente scomparse.

Questo pettorale appartiene alla principessa Sat-Hathor, figlia di Sesostri II e sorella di Sesostri III. Al centro del gioiello, a forma di cappella, si trova il cartiglio di Sesostri II, a fianco del quale si trovano due Falconi con la doppia corona che simboleggia o al tempo stesso il dio Hoto e il re. Museo Egizio del Cairo

La piramide attualmente è molto degradata che ha assunto l’aspetto di un vasto cratere alto circa 30 metri, inoltre il suo nucleo venne tagliato in due da una grande trincea, scavata dai primi esploratori Richard William H. Vyse e John Shea Perring nel 1839, per entrare all’interno della piramide.

Pettorale a forma di cappella in oro con ametiste, turchesi, lapislazzuli, cornaline e paste vitree appartenente al corredo funerario della principessa Mereret.
Nekhbet sovrasta i cartigli di Amenembat III, al fianco dei quali il re è raffigurato mentre massacra i nemici. Museo Egizio del Cairo

L’accesso agli appartamenti funerari è situato non più sul lato nord, ma su quello ovest, dove si trova un pozzo che conduce alla camera funeraria, nella quale venne ritrovato un grande sarcofago in granito.

Un secondo pozzo, situato presso l’angolo nord-est e scoperto da Jacques De Morgan nel 1894, è connesso con un complesso di quattro tombe di regine e principesse delle quali quelle di Sat Hathor e Mereret hanno fornito uno splendido corredo funerario, oggi esposto al Museo del Cairo.

Anello di Sesostri III

In corrispondenza del lato sud della piramide De Morgan scoprì anche tre mastabe , in due delle quali riuscì ad entrare e un sotterraneo a sud-ovest della piramide che conteneva sei barche in legno.

Barca in legno trovata , con altre cinque, all’interno del sotterraneo a sud-ovest della piramide

Nel 1990 la missione del Metropolitan Museum of Art di New York, sotto la direzione di Dieter Arnold, ha intrapreso una serie di scavi sistematici su quest’area, che hanno portato, nel 1994, al ritrovamento dell’entrata di una delle tre mastabe scoperte da De Morgan sul lato sud, appartenente alla regina Khnemet-nefer-heget-weret, madre di Sesostri III, che conteneva un ricco corredo di gioielli, comprendente tra i pezzi più interessanti, due braccialetti con i pilastri -ged e due scarabei in ametista con inciso il nome di Amenembat II.

Nell’anno successivo, la stessa missione, ha scoperto due nuove mastabe situate a nord della piramide appartenenti al visir Neb-iy e alla sua sposa Sit-weret.

Pettorale della principessa Mereret, a forma di cappella in oro, ametista, turchesi, lapislazzuli, cornaline e paste vitree. La dea Nekhbet, con le ali spiegate, sovrasta il cartiglio di Sesostri III, a fianco del quale due grifoni, che evocano la potenza del re, sottomettono i nemici. Museo Egizio del Cairo

Fonte:

Le piramidi d’Egitto – Alberto Siliotti -Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

L’ARTE TEBANA DELL’XI DINASTIA

Di Grazia Musso

La regina Kawyt è pettinata da una serva

Il governo di Memphis crollò alla fine dell’antico Regno, e con esso caddero le scuole artistiche che dipendevano dal potere centralizzato.

Il Primo Periodo Intermedio portò a un fiorire di scuole provinciali, fra queste vi era la scuola tebana al sorgere della XI Dinastia.

Sarcofago della regina Kawyt. Questo sarcofago esprime meglio di altre opere la fine dell’arte sperimentale del Primo Periodo Intermedio. Nella XI Dinastia gli artisti di corte hanno trovato una loro strada, qui espressa nella sicurezza e nel l’eleganza dei contorni di questi rilievi che mostrano la regina Kawyt a palazzo, nei suoi quartieri.
Da Deir El Bahari, Complesso di Mentuhotep II. Corte leristila, pozzo della regina Kawyt
XI Dinastia. Calcare. Museo Egizio del Cairo.

Mentuhotep II vinse la guerra conquistando l’intero Egitto è ristabili’ la Maat, dea e parola che simbolizza l’ordine, la giustizia, la verità.

L’Antico Regno era visto, dopo un periodo di disordini, rivoluzione sociale, carestie, come l’epoca aurea a cui guardare.

Questa scena di mumgitura, mostra la stessa finezza ed eleganza delle scene sul sarcofago di Kawyt.
Questa scena si trova sul sarcofago della regina Ashayt, rinvenuto nella sepoltura che si trovava sotto la corte Peristilio del monumento di Mentuhotep II, a Deir El Bahari. Questi pozzi rappresentano una prima fase progettuale del complesso sepolcrale, poi modificato sino a raggiungere l’aspetto finale.

Da Deir El Bahari, Complesso di Mentuhotep II
Corte peristilia, Pozzo della regina Ashayt, XI Dinastia
Calcare, Museo Egizio del Cairo

Il cuore artistico di quel periodo fu Memphis e gli artisti tebani seguirono la scuola menfita.

Tebe era un villaggio di pescatori, cresciuto e ampliato, principi ne avevano fatto una città forte, combattiva, rude e ne fecero la nuova capitale.

Questa rudezza appare in opere quali la statua di Mentuhotep rinvenuta nel cenotafio di Deir El Bahari.

Anche questa scena è tratta dal sarcofago della regina Ashayt. È raffigurato il riempimento dei silos: due operai, con i sacchi di grano sulle spalle salgono le scale per versare il grano nei silos. Lo scriba registra il numero dei sacchi versati e il Sovrintendente osserva l’andamento del lavoro.

Da Deir El Bahari, Complesso di Mentuhotep II
Corte peristilia, Pozzo della regina Ashayt, XI Dinastia
Calcare, Museo Egizio del Cairo

Il modello menfita traspare in una continua ricerca degli antichi canoni e alla fine del Primo Periodo Intermedio possiamo vedere opere in cui si ritrovano gli schemi formali e i canoni dell’antico Regno, ma rinnovati da una forza caratteristica dell’arte tebana.

Una diversa sensibilità si trova invece nelle delicate raffigurazioni sui sarcofago delle principesse, da Deir El Bahari ( foto allegate al post).

La regina Kawyt, è raffigurata seduta, che annusa un fiore di loto

Queste opere furono rinvenute sotto la terrazza a colonne del tempio di Mentuhotep che ricopre un precedente stadio costruttivo inglobando le tombe a pozzo con cappelle di sei regine-sacerdotessa di Hathor che sono, da nord verso sud, quelle di Mayt, Ashayt, Sadhe, Kawyt, Kemsit e Hrnhenit.

Sui sarcofagi i rilievi a incavo sono realizzati su calcare duro a grana fine, particolarmente adatto a far risaltare i più piccoli dettagli, questi rilievi mostrano le espressioni della rigorosa matematica dei laboratori menfiti, ma allo stesso tempo non è stata dimenticata l’esperienza del Primo Periodo Intermedio.

Fonte:

  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra
  • Foto del su citato libro e di Patrizia Burlini, Jacqueline Engel, Tiziana Giuliani

IL SARCOFAGO DI ASHAIT

A cura di Nico Pollone

Particolare del rilievo del post dal sarcofago di Ashayet/Ashait dal tempio di Mentuhotep II, Uno scriba che registra il grano portato nel granaio dai portatori sotto la supervisione di un amministratore seduto. Medio Regno, XI dinastia c 2010 1998 a.C. (Foto di Werner Forman/Universal Images Group/Getty Images). Un po’ di storia: Ashayet o Ashait era una regina consorte egiziana, moglie di Mentuhotep II nell’XI dinastia . La sua tomba (DBXI.17) e la piccola cappella decorata sono state trovate nel complesso del tempio Deir el-Bahari di Mentuhotep II . Il santuario e la sepoltura di Ashayet sono stati trovati insieme alle tombe di altre quattro donne sulla ventina e una giovane ragazza, Henhenet , Kawit , Kemsit , Sadeh e Mayet . Tuttavia, è probabile che ci fossero altri tre santuari che furono distrutti durante l’espansione del complesso funerario di Mentuhotep II. I nove santuari furono costruiti nel Primo Periodo Intermedio , prima della riunificazione dell’Egitto da parte di Mentuhotep II. Lei e altre tre donne dei sei portavano titoli di regina, e la maggior parte di loro erano sacerdotesse di Hathor . Il luogo della loro sepoltura è significativo per i loro titoli di Sacerdotesse di Hathor poiché le scogliere di Deir el-Bahri erano sacre ad Hathor dall’Antico Regno in poi. Il Il sarcofago in pietra di Ashayet (JE 47267) conteneva una bara di legno (JE 47355) e nella tomba si trovava anche una statua di legno; ora si trovano nel Museo Egizio del Cairo . Il suo sarcofago in pietra è particolarmente noto per i rilievi esterni e gli interni dipinti. L’interno dipinto è stato copiato come facsimili a tempera su carta da Charles K. Wilkinson a Gurna nel 1926. I facsimili si trovano ora al Metropolitan Museum of Art di New York, ma non furono mai pubblicati. Nella decorazione interna di due Medjayle donne, Federtyt e Mekhenet, sono raffigurate e nominate come parte della famiglia di Ashayet. È stato ipotizzato che la stessa Ashayet fosse una donna d’élite nubiana che viveva in Egitto.


UN DETTAGLIO DEL SARCOFAGO DI KAWIT

A cura del Docente Livio Secco

Mi permetto di dettagliare un’immagine del post di Grazia relativo alla regina Kawit [kauit] il cui antroponimo è ancora oggi incomprensibile.
Uso una diapositiva della mia conferenza CON LA SABBIA TRA I CAPELLI – LE ACCONCIATURE NELL’ANTICO EGITTO.

La diapositiva fa vedere il sarcofago della regina Kawit.
Una parrucchiera, con la parrucca tripartita normale, le sta acconciando la parrucca corta.
Un domestico sta servendo acqua da bere alla regina.
Kawit è la sposa di Mentuhotep II, Medio Regno, XI dinastia, Deir el Bahari, Museo Egizio del Cairo.

Il servo, nella didascalia alta, dice:
“n kA.T Hnwt” [en ka.eʧ henut]
“Per il tuo ka, oh dama!”

Nella didascalia bassa, dice:
“swri rdi.i n.T” [suri redi.i en.eʧ]
“Bevi (ciò che) do io a te!”

Per approfondire può essere utile il mio testo omonimo (QdE49) che trovate qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/con-la-sabbia-tra-i…/

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

L’IMPORTANZA DELL’ARTE NEL MEDIO REGNO

Di Franca Loi

Vista esterna delle tombe di Khety e Barquet

La XII dinastia, “retta dai faraoni di nome Amenemhat e Senusert (Sesostris, nella versione grecizzante), consolida il potere e sviluppa l’arte”.

Rappresentazione di Khety nella sua tomba (tomba 17)

La successione non fu priva di lotte: i principi del nord, che fino ad allora erano stati tenuti a freno, ripresero le loro velleità desiderosi di raggiungere la loro indipendenza dal potere centrale. Amenemhat I, fondatore della XII dinastia, essendo un grande organizzatore, salì nel Delta e usando anche la maniera forte si servì dei principi fedeli per fronteggiare quelli riluttanti. Bilanciò molto abilmente il potere e all’occorrenza seppe appoggiarsi alla borghesia ed anche al popolo. A lui e ai suoi successori spetto’ il difficile compito di consolidare lo stato appena unificato, di dare nuova credibilità alla funzione regale e di riorganizzare l’amministrazione centrale che per comodità venne spostata al nord dove venne fondata la nuova capitale, Ittaul, che significa ” conquistatore dei due paesi”.

Amenemhat I con divinità, dettaglio della figura del re. Metropolitan Museum of Art, New York.

Durante il Medio Regno gli egizi, per difendersi dagli invasori che già dal periodo precedente si erano spinti nel Delta, iniziarono a costruire imponenti fortificazioni lungo le frontiere del Sinai, moltiplicandone poi le spedizioni atte a proteggere e sorvegliare “le numerose miniere di rame e di Turchese sfruttate con grande profitto dallo Stato”. L’alta Nubia fu annessa all’Egitto e si incrementarono intensi i rapporti commerciali con la Fenicia e il Punt.

La cappella Bianca di Sesostri I era utilizzata come stazione per la barca del dio quando veniva portata in processione. Smontata e riutilizzata come materiale di riempimento è stata recuperata all’interno di uno dei Piloni del tempio di Amon Ra e rimontata per intero.
Si trova nel museo all’aperto del tempio di Karnak a Luxor.

Per quanto riguarda la politica interna, i sovrani si dedicarono a valorizzare il Fayyum che sotto i faraoni della XII dinastia svolse un ruolo importantissimo tanto che vi stabilirono persino le loro residenze. Tutta la cultura ufficiale del tempo manifesta il desiderio di riprendere un discorso che era stato interrotto durante il primo periodo intermedio. Nel campo artistico c’è un ritorno agli stili e proporzioni del passato, ispirati a una ricerca di armonia delle forme e delle figure; anche se la testimonianza architettonica del Medio regno è scarsa è però sufficiente a testimoniarne l’eleganza.

Statua di Senusret II, XII ° dinastia . Dettaglio
Ny Carlsberg Glyptotek

“Si torna anche a costruire complessi funerari il cui fulcro è rappresentato dalla piramide… e l’arte provinciale continua a sviluppare un proprio linguaggio figurativo, di cui restano splendidi esempi nelle pitture delle tombe di medio e Alto Egitto, in una trasposizione sempre più fedele della natura.

Rovine della piramide di Sesostri II a El-Lahun.
La piramide di Sesostri II fu costruita intorno a una struttura a bracci radiali in pietra calcarea, simile alle strutture iniziali già impiegate in architettura sotto Sesostri I. Invece di utilizzare un riempimento di sassi, fango e malta, Sesostri II optò per i mattoni di fango prima di rivestire la struttura con uno strato di calcare levigato. Le pietre del rivestimento esterno furono incastrate con inserti a coda di rondine, alcuni dei quali esistono tuttora. Intorno al nucleo centrale fu scavata un fossato riempito di sassi e detriti per fungere da trincea drenante. Il rivestimento calcareo si trovava in corrispondenza di questo canale di scolo, segno che Sesostri era preoccupato per i danni provocati dall’acqua. Tale rivestimento calcareo fu poi asportato da Ramses II per impiegarlo nelle proprie costruzioni, e lasciò iscrizioni a testimoniarlo

La maestosità dell’arte di questo periodo raggiunge “vette assolute nella storia della civiltà umana di tutti i tempi…….è l’epoca classica dell’Egitto e ad essa si riferiranno spesso i faraoni delle epoche successive”.

FONTE:

  • MAURIZIO DAMIANO- ANTICO EGITTO-ELECTA
  • ANTICO EGITTO- LEONARDO ARTE
  • FEDERICO A.ARBORIO MELLA-L’EGITTO DEI FARAONI-MURSIA
  • FOTO ANCHE DA WIKIPEDIA CON COMMENTO
Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

IL PILASTRO DI SESOSTRI I

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, Altezza cm 434, Lunghezza cm 95
Karnak, Tempio di Amon Ra, cortile della cachette
Scavi di G. Legrain ( 1903-1904) XII Dinastia
Museo Egizio del Cairo.

In un nascondiglio ricavato sotto il cortile antistante il settimo pilone del Tempio di Amon Ra a Karnak, sono state scoperte, all’inizio del XX secolo, parecchie statue di sovrani, privati, divinità oltre a numerosi elementi architettonici, risalenti a un lasso di tempo che va dalla XI Dinastia fino all’epoca Tolemaico.

Tra le opere è venuto alla luce anche un pilastro finemente decorato a rilievi sui quattro lati, fatto scolpire da Sesostri I.

Il pilastro raffigura su ogni lato il faraone abbracciato a una diversa divinità, in posizione di assoluta parità.

Nelle quattro scene, Sesostri I indossa abiti diversi, dalla tunica al semplice gonnellino, ed è ornato da vari copricapi: il nemes, la corona del Basso Egitto o la doppia corona dell’Egitto unificato.

Gli dei con i quali è rappresentato sono Horo di Edfu a testa di falco, Atum di Eliopoli con la doppia corona, Amon di Tebe con la sua tipica corona formata da due alte piume e da Ptah di Menfi con un’aderente calotta sul capo, rappresentato all’interno di un santuario.

I raffinati geroglifici elencano i nomi e i titoli dei personaggi raffigurati, oltre ad augurare vita, stabilità e potere al sovrano di cui compare il nome all’interno dei cartigli.

Come dimostra questo pilastro, durante la XII Dinastia, e in particolare sotto il regno di Sesostri I, l’arte raggiunse uno straordinario livello di purezza ed eleganza di stile.

Nota di Nico Pollone: La rappresentazione di Ptah è quella più rappresentativa. L’abbraccio fa più pensare a un rapporto di affetto personale che a un abbraccio di un dio, affermato peraltro per iscritto:

Fonte:

I Tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star