Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti parietali è il nome della moglie: Sensonb.
Vaso con iscrizione per Nebseny, MET 41.2.4
La tomba
La tomba consta di un breve corridoio, sulle cui pareti sono rappresentati il defunto e la moglie in atto di adorazione di Osiride, che dà accesso ad una sala trasversale tipica delle planimetrie del periodo, a “T” rovesciata. Pochi e danneggiati i dipinti parietali che sono leggibili solo sul lato sinistro, entrando, della sala: il defunto e la moglie agitano sistri e svolgono libagioni su bracieri mentre macellai e portatori recano offerte.
Un’ospite femminile al banchetto, rilievo di Nina de Garis Davies
Scena di banchetto con un figlio, e un nipote, che offrono un mazzo di fiori al defunto; appena abbozzati e non ultimati, poco distanti, riti propiziatori su statue. Altro dipinto parietale ugualmente di banchetto del defunto e della moglie in presenza di musicisti (arpisti maschi e suonatrici di tamburello) e ospiti.
Un arpista della TT108, rilievo di Nina de Garis Davies
Reperti provenienti da questa tomba si trovano al Museo Egizio di Berlino, blocco con la testa del defunto e un mazzo di fiori (cat. 13616), e al Metropolitan Museum di New York, due modelli di vaso in legno, dipinti ad imitazione della pietra[5].
Cono funerario proveniente dalla TT108 MET 28.3.27
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 26
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 225.
Porter e Moss 1927, p. 225-226.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Amministratore reale della casa di Amenhotep III detta “Ra è splendente” [5]
Sheikh Abd el-Qurna
XVIII dinastia(Amenhotep III)
sul lato nord della corte in cui s aprono la TT105 e la TT106
Biografia
Nebi, Giudice, fu suo padre, Hepu sua madre.
Nefersekheru ritrato nella sua tomba. Fonte: Institute for the Study of Ancient Cultures – The University of Chicago
La tomba
Il cortile su cui si affacciano le tombe TT105, TT106 e TT107. Foto: Bernard M. Adams
La tomba, non accessibile, presenta un portico non ultimato con tre colonne ancora superstiti su una delle quali (1 in planimetria[6]) sono riportati i titoli del defunto. Sulle pareti del portico (2) lunga lista di offerte e rituali per la festa del Nuovo Anno; dipinti non terminati di statue del defunto purificate da preti, tra cui Meryuyu, Supervisore ai lavori, e i nomi dei genitori. Sulle pareti del passaggio di accesso (3) il defunto inginocchiato e inni a Osiride, con emblemi di Anubi.
L’ingresso bloccato della TT107. Foto: Bernard M. Adams
Dal 2010 la tomba TT107 è oggetto di un programma di documentazione e restauro da parte dell’Università di Chicago.
Margaret De Jong con un’ispettrice egiziana impegnate nei rilievi della TT107. Fonte: Institute for the Study of Ancient Cultures – The University of Chicago
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 26
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 224.
Porter e Moss 1927, p. 224-225.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]Si tratta del complesso abitativo e templare di Malqata.
[6]La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, pp. 224-225.
Paser e suo padre Nebneteru. Fonte: Griffith Institute
Nebneteru (detto Theri), Capo dei Profeti di Amon, fu il padre di Paser; Merytra, Capo dell’harem di Amon, fu sua madre, e Tiy, a sua volta capo dell’harem del dio Amon, fu sua moglie. Taty, Capo delle stalle reali, fu suo figlio.
La tomba
Il cortile su cui si affacciano le tombe TT105, TT106 e TT107. Foto: Bernard M. Adams
La sepoltura si presenta particolarmente complessa, sia sotto il profilo architettonico che decorativo; planimetricamente si rifà, sebbene in dimensioni maggiori, alla struttura tipica del periodo, a “T” rovesciata, con ingresso che si apre in un cortile che ospita anche l’ingresso alla TT105. Nel cortile (da lettera “a” a lettera “i” in planimetria) si aprono nove nicchie che ospitano sei statue del defunto e tre di Osiride (lettere “d”, “e”, “f”). In una stele (1 e 2 in planimetria[5]), il defunto inginocchiato adora, unitamente ai propri genitori, Ra-Horakhti e Maat; in altro registro della stessa stele, il defunto e la madre adorano Iside e Osiride mentre alcuni preti officiano dinanzi alle mummie dei genitori e purificano le mummie della madre e del titolare della tomba. Su un’altra stele (3), un lungo inno di adorazione a Ra con il defunto inginocchiato e doppia scena di purificazione di una nicchia contenente statue e vasi canopi.
Architrave sulla porta di ingresso della TT106. Foto: Bernard M. Adams
Un corridoio, sulle cui pareti (4) il defunto è rappresentato nell’atto di adorare Ra-Horakhti, la dea dell’Occidente (Hathor), Anubi e Osiride, e sono presenti i cartigli del faraone Sethy I, dà accesso ad una vasta sala trasversale con soffitto sorretto da otto pilastri:
L’interno della TT106. Foto: Bernard M. Adams
A: in due registri sovrapposti, il defunto presentato a Osiride da Horus; il defunto in adorazione di Hathor e preti che celebrano riti sulla mummia;
B: in due registri sovrapposti, il defunto dinanzi a Sethy I e inni dedicati al faraone; il defunto adora Iside e Osiride; il defunto offre libagioni al faraone Amenhotep I e alla di lui madre, la regina Ahmose Nefertari;
C: in due registri sovrapposti, il defunto in offertorio ad Anubi; il defunto adora il pilastro Djed in presenza di Iside e Upuaut; preti offrono libagioni al defunto e alla madre; il defunto offre a sua volta libagioni a Ra-Horakhti e Maat e il figlio Taty, Capo delle stalle, offre libagioni al defunto;
D: in due registri sovrapposti, il defunto adora Osiride e Maat; i genitori con un inno a Osiride e i resti di dipinti del defunto con la madre; un fratello (?) del defunto gli offre libagioni; su due registri il defunto in offertorio a Ra e mentre lascia la tomba per la Festa della Valle;
E: in due registri sovrapposti, il defunto adora Ra-Horakhti e il defunto e la madre adorano Osiride, Maat e Monthu; inno a Sethy I;
F: testi dal Libro dei Morti, nonché rappresentazione di piramide con Anubi che si prende cura del Ba del defunto; su due registri, un uomo in offertorio al defunto seduto, un arpista e un cantante;
G: inno a Ramses II; il defunto e la madre adorano Osiride e Iside; il defunto e la madre (?) in offertorio; il defunto purifica la mummia del padre; il defunto e suoi aiutanti verificano i lavori della sua tomba;
H: in due registri sovrapposti, il defunto nelle vesti di prete, offre incenso e libagioni alla dea Mertseger dalla testa leonina; testi purificatori in onore di Ramses II; il defunto abbraccia la madre.
Sethy I. Fonte: Griffith Institute
Sulle pareti (5) il defunto ricompensato da Sethy I e acclamato da cortigiani alla presenza di Maat; in due registri sovrapposti (6), il defunto approva una statua di Sethy I, mentre alcuni carpentieri svolgono la loro attività, e poi, coadiuvato dai suoi assistenti, ispeziona i pesi dinanzi al Custode della Casa dell’Oro in presenza di scultori, costruttori di vasi e di sfingi, e orafi. Su un pilastro (7) il defunto e suoi assistenti; poco oltre (8) resti di testo relativi all’attività di visir e scena di processo. Un prete “sem“[6] (9) in offertorio al defunto e su due registri sovrapposti (10) brani dal Libro delle Porte, babbuini che adorano la barca di Atum su cui viaggia Sethy I, il defunto e i suoi genitori che adorano Osiride in presenza di musicisti e cantanti. In una scena (11) il defunto e i suoi aiutanti “escono per vedere Osiride” e poco oltre (12), su due registri, i resti di scene di adorazione di divinità.
Investitura alla carica di portatore di ventaglio, Wilkinson, J. G.: Manners and Customs of the Ancient Egyptians vol. I. (Londra, 1837)
Sei nicchie (da “j” a “o”) ospitano statue del defunto e del figlio in offertorio ai parenti.
Un corridoio, sulle cui pareti (13) è rappresentato il defunto seduto, dà accesso ad una sala perpendicolare alla precedente, con soffitto sorretto da sei pilastri di cui solo due decorati:
L: resti di dipinto rappresentante un prete dinanzi al defunto; il defunto che adora Amon-Ra; una donna con sistro;
M: il defunto offre libagioni e incenso alla barca di Ra-Sokar (?);
Da questa tomba provengono, molto probabilmente, alcuni mattoni recanti i titoli del defunto, oggi al Museo Egizio di Firenze (cat. 2641).
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 26
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 219.
Porter e Moss 1927, pp. 219-224.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, pp. 219-224.
[6]Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.
lato sud della grande corte in cui si apre l’ingresso alla TT106
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile dalla TT105 è il nome della moglie del titolare: Amenemopet.
La tomba
Il cortile su cui si affacciano le tombe TT105, TT106 e TT107. Foto: Bernard M. Adams
La tomba, con planimetria a “T” rovesciata, si sviluppa secondo lo schema tipico delle sepolture del periodo; ad un corridoio segue una camera trasversale che presenta scene parietali (alcune molto danneggiate) tra cui (1 in planimetria[5]) il defunto (?) in offertorio con la moglie a sinistra e il defunto in adorazione del dio Ra a destra; (2) il defunto, la moglie e la figlia (?) in offertorio a Ra-Horakhti, Hathor e Maat. Un corridoio, sulle cui pareti (3) (non ultimate) il defunto e la moglie, dà accesso ad una sala perpendicolare alla precedente in cui, alla sommità di una gradinata, si trovano (4) le statue del defunto e della consorte.
L’interno della TT105. Foto: Bernard M. Adams
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 26
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 218.
Porter e Moss 1927, p. 218-219.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, pp. 218-219.
in basso sul versante nord-est della collina; a un tiro di sasso dalla casa di Mr. Mond
Biografia
Thutnefer risulta titolare anche della tomba TT80 e da quella, piuttosto che dalla TT104, è possibile conoscere il nome della moglie Takhat; da uno dei dipinti di TT104 è inoltre possibile conoscere il nome della figlia Nefertere.
La tomba
La casa di Thutnefer rappresentata nella sua tomba. Da: Davies N. de G. 1929. ‘The Town House in Ancient Egypt’, MMS I, (Part 2)
La tomba, con planimetria a “T” rovesciata, si sviluppa secondo lo schema tipico delle sepolture del periodo; ad un corridoio segue una camera trasversale che presenta scene parietali (alcune non ultimate) tra cui (1 in planimetria[5]) il defunto (?) in offertorio; (2) uomini che, ripartiti su due registri sovrapposti, offrono libagioni, fiori e animali al defunto, alla moglie e alla figlia (di cui non è riportato il nome); una stele (3), alla cui base sono inginocchiati offerenti, reca un “messaggio ai viventi”; (4) il defunto (?), seduto, riceve offerte da personaggi ripartiti su quattro registri sovrapposti (in buona parte distrutti), si intravedono suonatrici di tamburello; (5) scene di filatura, tessitura, e cottura al forno di cibi al piano inferiore di una casa, mentre alcuni uomini immagazzinano provviste in un magazzino sul tetto dell’abitazione; scene non ultimate (6 – 7) rappresentano il defunto in scene di pesca e di caccia, o a banchetto.
Tessitrici al lavoro raffigurate nella TT104. Da: Bryan, Betsy M., and Peter F. Dorman, eds. Mural Decoration in the Theban Necropolis. Vol. 2. ISD LLC, 2023.
Un breve corridoio dà accesso ad una camera perpendicolare alla precedente. Sulle pareti, in tre registri sovrapposti (8), la processione verso la dea dell’Occidente (Hathor), con il trasporto delle suppellettili funerarie e il traino del sarcofago a cura di preti coadiuvati da buoi, scene inoltre del pellegrinaggio ad Abydos e di offertorio al defunto, alla moglie e alla figlia il cui nome, Nefertere, compare in una delle scene (9). Su tre registri sovrapposti (10 – 11) scene del rituale sulla mummia con il trasporto di una statua e di macellazione di animali; sulla parete di fondo (12), il defunto la moglie e la figlia adorano Osiride.
Cono funerario di Thutnefer, National Museums Liverpool 42.18.13
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Gardiner e Weigall 1913, p. 26
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 218.
Porter e Moss 1927, p. 217-218.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, pp. 217-218.
versante nord-est della collina; non lontana da Deir el-Bahari
Biografia
Unica notizia biografica ricavabile dai dipinti parietali il nome della madre, o forse della moglie: Maetnemti.
La tomba
L’ingresso della TT103. Da: Karlshausen e Dupuis. “Architectes et tailleurs de pierre à l’épreuve du terrain. Réflexions géoarchéologiques sur la colline de Cheikh Abd el-Gourna.” Bulletin de l’Institut français d’archéologie orientale 114.1 (2014)
E’ una delle tombe più antiche della Necropoli tebana giacché risale alla fine dell’XI dinastia. L’accesso si apre in un portico con pilastri in cui i dipinti sono pesantemente danneggiati; è possibile tuttavia identificare (1 in planimetria[5]) scene di raccolta dell’uva e di innaffiamento delle colture; (2) il defunto che lascia la tomba; (3) preparazione di fibre per la tessitura; (4) uomini in canoa che accompagnano bestiame che attraversa un fiume nel quale si intravedono coccodrilli; (5) animali selvatici recati al defunto e (6) il defunto (?) che osserva scene di pesca e caccia; (7 – 8) scene di pellegrinaggio ad Abydos; (9) donne intente alla filatura del cotone; (10) immagazzinamento del grano; (11) preparazione della birra e di cibi; (12) scene di cottura di pagnotte al forno; (13) offerte recanti il nome del defunto; (14) in due scene, il defunto ispeziona alcuni portatori di offerte e il defunto con la madre (?) che registrano i beni probabilmente su una bilancia non più leggibile; (15) uomini con una portantina (?); (16) uomini che accendono fuochi; (17) preparazione di un letto (?).
Rilievo con due ufficiali, o figli, del Visir Dagi (Metropolitan Museum, cat. MET DP322062)
Reperti musealizzati
presso il Museo Egizio del Cairo:
sarcofago (cat. 28024);
resti di una barca (cat. 48848);
Il sarcofago ritrovato nella TT103, ora al Museo del Cairo
Dettaglio del sarcofago di Dagi. Foto: Chris irie
frammenti di dipinti parietali presso il Metropolitan Museum of Art di New York:
due frammenti contigui recanti numeri (cat. 12.180.241 e 12.180.249);
prete lettore e offerenti (cat. 12.180.242 e 12.180.244);
due uomini seduti a terra (cat. 12.180.243);
lista di offerte (cat. 12.180.245);
spalle del defunto (?) (cat. 12.180.246).
Rilievo della testa di uno Scriba (cat. MET DP234726)
Frammento di rilievo rappresentante alcune offerte e parte di una lista di offerte (cat. MET 12.180.245 3162)
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 216.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 26-27
Porter e Moss 1927, p. 216.
Porter e Moss 1927, p. 216-217.
Porter e Moss 1927, p. 217.
Porter e Moss 1927, p. 217.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, pp. 216-217.
nella piana; nello stesso cortile in cui si apre l’accesso alla TT57 e a sud, non lontano dalla TT55
Biografia
Nessuna notizia biografica ricavabile dai dipinti parietali.
La tomba
L’ingresso della TT102 dal cortile su cui si apre anche la tomba TT57. Da: Attia, Amani Hussein Ali. Tomb of Kha-em-hat of the Eighteenth Dynasty in Western Thebes (TT 57). Archaeopress Publishing Ltd, 2022.
L’accesso alla tomba si apre in una corte da cui si accede anche alla TT57. La facciata presenta (1 in planimetria[5]) la rappresentazione del defunto e un inno a Osiride e, (2) il defunto con un inno a Ra. Una breve gradinata dà accesso ad un corridoio (3) sulle cui pareti il defunto è rappresentato in offertorio ad una non identificabile divinità e sono riportati testi sacri non più intellegibili. Poco discosto, il defunto offre libagioni ad Osiride; segue (4) il corteo funebre alla presenza di Osiride e della dea dell’occidente. Un breve corridoio dà accesso ad una camera trasversale da cui si accede ad una cappella sulle cui pareti (5 – 6) scene di offertorio e del defunto con Osiride e altre divinità.
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 215.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
Porter e Moss 1927, p. 215.
Porter e Moss 1927, p. 215-216.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5]La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927.
versante est della collina; a poca distanza, a nord, dalla TT81 e più in alto della TT59
Biografia
Nessuna notizia biografica ricavabile dai dipinti parietali[5].
La tomba
L’accesso alla tomba si apre in una corte; dopo un breve corridoio si accede ad una sala trasversale tipica della forma a “T rovesciata delle tombe di questo periodo. Sulle pareti il defunto e la moglie (non meglio identificabile) in offertorio con altri personaggi, o anche in atto di ricevere a loro volta offerte da due file di personaggi.
Tjener e la moglie. Da: Bryan, Betsy M., and Peter F. Dorman, eds. Mural Decoration in the Theban Necropolis. Vol. 2. ISD LLC, 2023.
Uno dei dipinti parietali rappresenta un concerto di flautiste, suonatrici di tamburello e di arpisti, maschi, ciechi. Poco discosto, il defunto, seguito da preti, in offertorio alla statua di un toro sacro sotto un chiosco sovrastato da falchi con il cartiglio di Amenhotep II; allo stesso faraone e alla dea Hathor sono indirizzati altri offertori, tra cui un toro con corna decorate di nastri, del defunto.
Portatore di offerte. MET_30.4.91
Una lunga sala, perpendicolare alla precedente, non reca decorazioni degne di nota. [6].
Fonti
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 214.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
Porter e Moss 1927, p. 214.
Porter e Moss 1927, p. 204.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Nota: i casi di omonimia sono stati gestiti aggiungendo ai nominativi dei titolari un progressivo in numeri romani tra parentesi quadre (es.: Amenmose [I]; Amenmose [II]). Tali progressivi NON hanno alcuna valenza temporale o storica, ma servono solo per differenziare due titolari (nessuna indicazione è stata, ovviamente, riportata per i titolari “sconosciuti”).
in basso silla collina; all’opposto dell’ingresso nell’area
Biografia
Rekhmira (ovvero “saggio come Ra”) assunse la carica di Governatore della Città (Tebe) e Visir tra l’anno XXVIII e il XXIV del regno di Thutmosi III e proseguì all’inizio di quello del suo successore Amenhotep II. Prima di lui solo altri due sommarono le due cariche: suo nonno Aamtju Ahmose (titolare della TT83), che assunse la carica durante la XVIII dinastia agli inizi del regno di Thutmosi III, e suo zio User (TT61 e TT131), che assunse la carica nell’anno V dello stesso re[6]. Suo padre Neferweben, viene indicato nella TT100 come prete “wab“[7] di Amon. Non risulta, dai riferimenti parietali che abbia ricoperto la carica di Visir anche se risulta essere esistito, nel periodo di riferimento, un Visir del Nord di nome Neferweben[8]. Bet fu la madre di Rekhmira e Meryt fu sua moglie; entrambe si fregiavano del titolo di “hekeret Nesut”, ovvero “reale ornamento”[9].
Rekhmira e la madre ricevono offerte (acquerello di Charles K. Wilkinson, Metropolitan Museumdi New York, cat. MET 30.4.79 EGDP012989)
Rekhmira, che nella tomba assomma in se oltre un centinaio di titoli, svolse la sua attività alla fine del regno di Thutmosi III e la carica gli venne confermata dal suo successore, Amenhotep II, ma ben presto se ne perdono le tracce storico-archeologiche[10]. La figura del visir Rekhmira, così come quella della moglie Meryt, appaiono spesso abrase o scalpellate, così come pure quelle dei figli i cui nomi sono stati tuttavia ricostruiti in Takhaout, Mutneferet ed Henuttawy per le femmine, Amenhotep, Mery, e Senouseret Kenamon per i maschi. Nella tomba compare anche un tale Baki e sua moglie At, ma non si è a conoscenza di legami di parentela con il Visir.
La tomba
L’ubicazione della TT100 di Rekhmira nell’area di Sheikh Abd el-Qurna
La tomba, che presenta un corredo di pitture parietali tra i meglio conservati e i più vasti della Necropoli tebana, si sviluppa planimetricamente secondo lo schema a “T” rovesciata tipica del periodo. Una particolarità la rende altresì unica nel panorama dell’area: dalla sala trasversale (larga circa 21 m, profonda 2,30 e alta 3,30) si diparte un corridoio perpendicolare alla precedente largo poco più di 2 m, lungo quasi 27 m, il cui soffitto, partendo dai 3,30 m dell’ingresso, si innalza progressivamente fino a raggiungere, alla fine del corridoio, la considerevole altezza di oltre 8 m. Artisticamente, quasi ogni metro della tomba è ricoperto di pitture generalmente realizzate su più registri sovrapposti il che sembra moltiplicare il già consistente numero delle scene rappresentate[11].
L’ingresso della TT100
Nel corso della sua lunga storia TT100 fu soggetta a parecchie traversie: durante il regno di Amenhotep II le immagini di Rekhmira, della moglie Meryt e dei loro figli vennero abrase; dove raggiungibili facilmente vennero completamente rimosse ricoprendo le silhouette restanti con colore rosso, in altri casi si provvide alla sola abrasione del viso. Si ritiene tuttavia che Rekhmira non sia mai stato sepolto in questa che doveva perciò essere solo la cappella della sepoltura, sepoltura che, ad oggi, non risulta essere stata ancora scoperta[12]. Un nuovo intervento ai danni delle pitture parietali avvenne circa 100 anni dopo durante il regno di Amenhotep IV/Akhenaton, detto anche dell’eresia amarniana, con l’asportazione dei simboli relativi al dio Amon. Altri danni furono arrecati alla tomba dal passare dei secoli tra cui l’apertura di un nuovo accesso nella facciata a cura di abitanti del luogo che ne fecero la propria abitazione[13] e che danneggiò pesantemente il testo autobiografico conosciuto come “I doveri del Visir” che sulla parete si trovava. All’utilizzo come abitazione e stalla si devono poi aggiungere infiltrazioni d’acqua, fuliggine dei fuochi, esalazioni degli animali ivi ricoverati e sterco di pipistrello, fino a giungere all’intonacatura di intere parti delle pareti pesantemente denunciata da Norman de Garis Davies durante i rilievi eseguiti tra il 1906 e il 1940.
Vino e papiro per il tesoro di Amon (acquerello di Charles K. Wilkinson, Metropolitan Museumdi New York, cat. MET 30.4.151 EGDP013032
L’ubicazione di TT100 era già nota ai primi visitatori dell’area e venne usata come abitazione e stalla dagli abitanti del luogo. I primi rilievi dei dipinti parietali si debbono a Robert Hay nel 1832, seguirono altre operazioni di rilievo e copia dei dipinti a cura di molteplici altri egittologi (George Alexander Hoskins[14], Frédéric Cailliaud[15], John Gardner Wilkinson, Émile Prisse d’Avennes e altri), ma solo nel 1889 la tomba venne protetta con l’apposizione di una porta in ferro. Nel 1906 il Metropolitan Museum di New York provvide a far eseguire completi rilievi a cura di Norman e Nina de Garis Davies e del fotografo Harry Burton. Il lavoro si protrasse fino al 1940 e ne scaturì nel 1944 la pubblicazione “The tomb of rekh-mi-Re at Thebes” in due volumi.
Scena di lavori edili
Un corridoio, che si apre su un cortile e sulle cui pareti sono riportati testi di offertorio (1 in planimetria[16]), dà accesso ad una sala trasversale; su due registri sovrapposti (2) il defunto, sotto la cui sedia sono nascoste alcune oche, ispeziona cinque file di funzionari, due messaggeri e alcuni postulanti, con testi che esplicitano le funzioni del visir (cosiddetta stele dei “doveri del visir”), è quindi rappresentata la raccolta delle tasse e la registrazione dei prodotti dell’Alto Egitto, compreso il bestiame e l’oro (che viene pesato), nonché scimmie, piccioni, miele e capre. Seguono (3) testi autobiografici e (4), su cinque registri sovrapposti, le cosiddette processioni tributarie; poco discosto (5) il defunto, nella sua posizione di visir, dinanzi a Thutmosi III; il defunto (6) ispeziona il versamento delle tasse e dei prodotti del Basso Egitto tra cui miele, grano, oro e uomini che recano tori, vitelli e capre.
Processioni tributarie dalla TT100 di Rekhmira (acquerello di George Alexander Hoskins -1802/1863-)
Segue (7) il defunto che, su cinque registri sovrapposti, ispeziona le provviste del tempio e i lavoratori, le statue del re, e le suppellettili funerarie; sono presenti anche frammenti di scene di preparazione della birra e di cottura di cibi. Ancora su cinque registri sovrapposti (8) il censimento del bestiame, il calcolo del raccolto, il trasporto del grano, la cattura di animali, l’aratura, la semina e la mietitura.
Portatori di suppellettili funerarie (acquerello di Charles K. Wilkinson, Metropolitan Museumdi New York, cat. MET 30.4.80 EGDP013040)
Su uno dei lati corti (9), e su due registri, il figlio Menkheperreseneb e, seduti, il visir Amethu, nonno del defunto e titolare della TT83, e lo zio User, a sua volta visir e titolare della tomba TT61, entrambi accompagnati dalle rispettive mogli, dinanzi al defunto e alla moglie Meryt a loro volta seduti; segue una scena simile con i figli Amenhotep, Neferweben e Baki, con le rispettive mogli. Seguono (10) scene di ispezione di prodotti dalle terre del Delta nilotico con la cattura di animali tra cui orici, tori selvatici, stambecchi, iene e polli, di vendemmia di pesca e preparazione del pescato; frammenti (11) di due scene del defunto a caccia nel deserto di tori selvatici, iene, struzzi, e di uccelli che volano su papiri in una palude.
Un elefantino dalla TT100
Un breve corridoio (12), sulle cui pareti sono riportati testi sacri e di offertorio, dà accesso ad una lunga camera, ma non particolarmente larga, perpendicolare alla precedente[17]. Sulle pareti: su sei registri sovrapposti (13) la raccolta e la preparazione delle provviste per il tempio di Amon alla presenza del defunto e dei suoi assistenti; la consegna di razioni ai servi del tempio; la registrazione di grano e fagioli (?); la pesatura di fagioli, la preparazione di torte e la raccolta del miele; il trasporto di prodotti da Kharga, Punt e dal Delta compreso vino, papiro, miele, noci e scimmie; distribuzione di unguenti e stoffe, prigionieri hittiti, siriani e nubiani, con donne e bambini; balle di tessuto; bestiame. Poco discosto (14), su otto registri sovrapposti, lavori vari alla presenza del defunto e dei suoi assistenti: fabbricanti di vasi, gioiellieri, conciatori di pelli, carpentieri, cordai, fabbri, pesatori di oro, fabbricanti di mattoni nubiani e siriani, scultori che scolpiscono statue colossali, portatori di pietre, navi da carico, uomini che decorano edifici, squadra di uomini, capeggiati da sovrintendenti, registrati dagli scribi. Il rilievo che segue (15) si sviluppa su dieci registri sovrapposti con la processione funeraria (sono rappresentati 68 episodi distinti), scrigni e riti funerari nel giardino di Osiride, una processione verso Anubi con il trasporto di suppellettili funerarie tra cui statuette del re e scene del pellegrinaggio ad Abydos con danzatrici e due preti purificanti, riti dinanzi a un altare con la combustione di offerte.
La processione dei tributari (particolare con, secondo registro, i Keftiw) (acquerello di George Alexander Hoskins -1802/1863-)
Il successivo dipinto (16) rappresenta I figli Menkheperreseneb, Amenhotep e Mery in offertorio al defunto e alla madre Meryt, mentre il figlio Senusert presenta una lista di offerte. Sulla parete opposta (17), su due registri un figlio, coadiuvato da due familiari, offre fiori al defunto al suo rientro dopo una missione a Het-Sekhem di cui era stato incaricato da Amenhotep II; il defunto, coadiuvato da aiutanti, riceve funzionari e richiedenti. Su otto registri (18) un banchetto con figlie che offrono sistri e fiori al defunto e alla moglie, ospiti, musicisti comprese suonatrici e suonatori di liuto, di tamburelli, di arpa e nacchere; seguono (19) riti sulla statua del defunto (per complessivi 50 episodi rappresentati), compreso il trasporto della statua a cura di nove preti alla presenza di un prete “sem“[18]; segue la preparazione di provviste alla presenza del defunto, nonché barche su un lago. Su quattro registri (20) i figli Amenhotep, Senusert e Menkheperreseneb dinanzi al defunto e alla madre mentre un altro fratello reca la lista delle offerte. Sulla parete di fondo (21) una nicchia su tre registri, il defunto inginocchiato dinanzi a Osiride con testi di offertorio, il figlio Menkheperreseneb dinanzi al defunto e alla madre e una falsa porta con testi (oggi al museo del Louvre, cat. 042007 06).
Falsa porta dalla TT100 (Museo del Louvre, cat. 042007 06)
L’ala sud della sala trasversale presenta tre particolarità che meritano una disamina specifica: il testo dei cosiddetti “doveri del visir” (2 in planimetria), quello dell’ “autobiografia” (3 in planimetria) e la rappresentazione dei “tributi stranieri” (4 in planimetria).
I doveri del visir
I testi detti “doveri”, fanno parte della letteratura sapienziale tipica dell’Antico Egitto con cui venivano presentati gli incarichi ricoperti da funzionari, ma anche impartiti ammonimenti e lezioni a determinate categorie di lavoratori, o anche ai figli. Si è a conoscenza di altre descrizioni di “doveri” specifici in tombe di altri visir, ma quella della TT100 (n.ro 2 in planimetria), benché danneggiate dall’apertura di un nuovo accesso alla sala trasversale da parte di abitanti del luogo che fecero della sepoltura la propria abitazione privata, è la più completa; è suddivisa in più capitoli che vanno da disposizioni di carattere pratico[19]:
«Il visir giudica nel suo ufficio di visir, seduto su una sedia con schienale, con una stuoia sul pavimento, vestito dell’abito “shenep”, con una pelle sulle spalle e una pelle sotto i suoi piedi, lo scettro “aba” dinanzi a se, quaranta rotoli di pergamena aperti dinanzi a se…il direttore dei privati appartamenti alla sua destra e il convenuto alla sua sinistra e gli scribi del visir dinanzi a se»
(da “I doveri del Visir”)
dall’ordine delle precedenze:
«Quando un uomo parla a un’altra persona, ciò deve essere fatto in ragione del suo rango. Ognuno sarà ascoltato da un suo uguale senza permettere che una persona di rango inferiore possa essere ascoltato da persona di rango superiore. Se una persona di rango superiore dice “Nessuno può ascoltare che non sia del mio rango”, allora sarà ascoltato dal segretario del visir.»
(da “I doveri del Visir”)
al protocollo nei colloqui con il re:
«Egli entrerà a salutare il suo Signore, vita, prosperità e salute a lui, ogni giorno quando le cose delle Due Terre lo rendono necessario. Sarà accompagnato dal responsabile di ciò che è sigillato [dell’argomento] e attenderà nei pressi del colonnato settentrionale.»
(da “I doveri del Visir”)
al giudizio di un magistrato corrotto:
«Se una denuncia verrà portata verso un magistrato del suo ufficio, Egli (il visir) si assicurerà che venga portato in giudizio. E’ il visir che deve punirlo in accordo con il crimine commesso.»
(da “I doveri del Visir”)
all’impiego dell’esercito:
«E’ lui (il visir) che organizza il raduno delle truppe seguendo gli spostamenti del suo Signore a nord o a sud.»
(da “I doveri del Visir”)
alle regole per la consultazione di documenti, all’impiego e al ruolo dei singoli funzionari e ufficiali, ai criteri di registrazione degli atti, alla tenuta di un registro dei criminali, al controllo sui principali e più importanti lavori pubblici, alla riscossione delle tasse.
Testo autobiografico
Analogamente la TT100 ospita una stele (n.ro 3 in planimetria) che contiene un testo autobiografico ben preservato che reca anche ammonimenti del re al visir (dall'”Autobiografia di Rekhmira”):
«Tieni attentamente d’occhio la sala d’udienza del visir, sorveglia tutto ciò che vi si fa, perché è il sostegno di tutto il Paese.[…] Quanto all’essere visir, vedi non è affatto dolce, ma è amaro come il fiele»
…
«Ecco, quanto a un funzionario che giudica in pubblico, l’acqua e il vento riporteranno tutto ciò che fa. Non c’è chi ignori le sue azioni, se fa un errore riguardo al suo caso, e non è notato dal suo [proprio] ufficiale, sarà reso noto quando pronuncia la sua sentenza […] La sicurezza per un funzionario è agire secondo le regole»
…
«Guardati da quel che si diceva del visir Kheti “ha impoverito la gente della sua famiglia a beneficio degli altri per timore che si dicesse di lui che [era ingiusto]” […] questo è più che giustizia. […] metti davanti a te il rispetto, perché tu sia rispettato. E’ un vero funzionario quello per cui si ha rispetto. Ecco, il valore è che egli faccia giustizia, ma se un uomo è troppo temuto vi è qualcosa di male nell’opinione della gente.»
I tributi stranieri
Una delle scene parietali della camera trasversale (4) è relativa alle cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri” o, ancora, “processioni Keftiw”. Le processioni dei tributari rappresentavano la consegna di “tributi” da regioni assoggettate all’Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese. Si ritiene, tuttavia che gli oggetti presentati dalle delegazioni Keftiw[20], ovvero secondo la maggior parte degli studiosi i minoici, rappresentate in almeno sei Tombe dei Nobili[21], non costituissero un “tributo” nel senso letterale del termine, bensì doni da popolazioni non assoggettate, ma in rapporti commerciali o diplomatici paritetici[22].
Nel caso della TT100, le “processioni tributarie” si sviluppano (4 in planimetria) su cinque registri sovrapposti costituendo, di fatto, una sorta di vera e propria gerarchia: i primi due registri alti, popolazioni libere, con cui l’Egitto aveva rapporti diplomatici; nel terzo e quarto registro popolazioni sicuramente vassalle; nel quinto registro le popolazioni assoggettate:
1° registro: genti di Punt con alberi di incenso, zanne d’elefante, babbuini, scimmie ed altri animali, derrate alimentari;
2° registro: Keftiw che portano vasellame artistico e suppellettili;
3° registro: Nubiani con animali dell’Africa equatoriale (giraffe, leopardi, babbuini, scimmie,), buoi, cani, zanne d’elefante e pelli conciate;
4° registro: Siriani che portano animali (tra cui, ultimo a sinistra, un elefantino e, penultimo, un orso), carri, cavalli, derrate alimentari e contenitori per liquidi (olio o vino);
5° registro: gli schiavi, maschi, femmine, bambini, che offrono solo se stessi.
Nelle riproduzioni dei rilievi risalenti all’800 (specie quelle del 1835 di George Alexander Hoskins), da parte dei primi esploratori, i colori sono più vividi di quanto non lo siano oggi nella realtà e, nel caso dei Keftiw, colpisce il colore giallo dell’oro, unito ad una palese opulenza venale e ad una qual forma artistica dei doni che sono, a loro volta, ripartiti su tre registri sovrapposti: ceste tra cui ne spicca una contenente anelli che il geroglifico “neb” qualifica come oro (si veda, a tal proposito anche la rappresentazione di analoghi anelli nella TT39); nel secondo registro, vasellame vario sia in materiale fittile lavorato e decorato, sia in materiale prezioso (forse ancora oro visto il colore giallo). Spicca, tra gli altri un rython conico, con manico, tipico di pitture parietali minoiche (si vedano anche analoghi contenitori nella TT86). Nel terzo registro, ancora suppellettili fittili ed altre di metallo prezioso tra cui spiccano, di evidente provenienza minoica, un rhyton a forma di testa di toro che poggia su una serie di lingotti “a pelle di bue”, ed un vaso con coperchio in forma di testa di “kri-kri”, la caratteristica “capra cretese”, riconoscibile per la lunga barba.
Rython minoico in forma di testa di toro, dall’Heraklion Archaeological Museum
Rhyta conici minoici in steatite dall’Heraklion Archaeological Museum
Uno dei portatori reca sulla spalla sinistra un lingotto di forma particolare, cosiddetta “a pelle di bue”[23]
Fonti
Porter e Moss 1927, p. 206.
Gardiner e Weigall 1913
Donadoni 1999, p. 115.
Porter e Moss 1927, p. 206.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25
Porter e Moss 1927, p. 206.
Guell 2015.
Davies 1935.
Davies 1940.
Davies 1944.
Gardiner e Weigall 1913, pp. 24-25.
Porter e Moss 1927, pp. 206-214.
Dessoudeix 2012.
Bresciani 1999, pp. 299-301.
Panagiotopulos 2006, pp. 370-412.
Panagiotopulos 2001, pp. 163-283.
Panagiotopulos 2006.
Peyronel 2008, pp. 159-185.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
[5] Il termine visir viene anacronisticamente utilizzato per indicare, nell’antico Egitto, il più alto funzionario dell’entourage faraonico.
[6] Il fatto che le potentissime cariche siano state appannaggio della stessa famiglia per tre generazioni, così concentrando un potere enorme, potrebbe essere alla base della caduta in disgrazia del visir Rekhmira.
[7] I preti “wab”, ma anche “uab”, o “uebu”, appartenevano al basso clero ed erano incaricati della manutenzione degli strumenti del culto e degli oggetti comunque ad esso connessi. A loro competeva il lavacro e l’abbigliamento giornaliero della statua del dio presso cui operavano e a loro competeva il trasporto della statua del dio (generalmente su una barca sacra) durante le cerimonie. Erano gerarchicamente sottoposti ad un “grande prete wab” cui competevano le operazioni giornaliere di culto della divinità.
[8] Sotto Thutmosi III la carica di visir venne sdoppiata nelle cariche di Visir dell’Alto e del Basso Egitto, ma sembra strano che, qualora Neferweben fosse identificabile davvero nel padre di Rekhmira egli non ne abbia fatto menzione nella sua tomba.
[9] Esiste difformità di interpretazione, tra gli egittologi, su cosa in realtà celi tale titolo: secondo alcuni si tratta di un semplice titolo onorifico che le qualificherebbe come mogli di funzionari di palazzo, per altri celerebbe una funzione protezionistica nei confronti di uno specifico membro della famiglia reale, per altri ancora farebbe riferimento a personaggi femminili che prendevano parte alle feste dei sovrani con funzioni di cantante o danzatrice.
[10] Il potere acquisito dalla famiglia di Rekhmira, con tre generazioni di Visir e Sindaci e Governatori di Tebe potrebbe essere stato alla base di tale allontanamento che si ripercuoté anche sulla figura stessa del Visir e della moglie che venero abrase come per una damnatio memoriae.
[11] Notevole fu l’opera di riproduzione svolta dall’egittologa Nina de Garis Davies (1881-1965), negli anni ’20 del ‘900. Gran parte delle sue illustrazioni sono conservate in un’apposita fondazione (Rogers Fund) presso il Metropolitan Museum of Art di New York
[12] Data la damnatio memoriae cui il visir venne sottoposto, si è ipotizzato anche che possa essere morto in esilio o che la sua sepoltura possa essere stata realizzata senza alcuna indicazione del titolare per ordine dello stesso re Amenhotep II la cui autorizzazione dovette essere di certo necessaria per procedere ai danneggiamenti parietali.
[13] Fino a tempi molto recenti, alcune delle tombe vennero adibite ad abitazioni o a pertinenze di abitazioni, come stalle, cantine, depositi e magazzini. Tale impiego, protrattosi per millenni, come è intuibile, ha ulteriormente favorito il danneggiamento di già precarie rappresentazioni parietali o, in taluni casi, ha addirittura causato la perdita o la demolizione di pareti o colonne, o pilastri. I riferimenti di Gardiner e Weigall nel loro “Topographical Catalogue”, ed. 1913, ad abitazioni private debbono perciò essere intese in tal senso e fanno riferimento, come è ovvio, agli anni in cui le rilevazioni ebbero luogo.
[14] George Alexander Hoskins (1802-1863), visitò Egitto e Nubia tra il 1832 e il 1833, nonché tra il 1860 e il 1861. I suo aqcuerelli e disegni (vedi in Collegamenti esterni) sono oggi conservati al Griffith Institute
[15] Frédéric Cailliaud (1787-1869), mineralogista, naturalista e concologistafrancese, visitò l’Egitto nel 1824.
[16] La numerazione dei locali e delle pareti segue quella di Porter e Moss 1927, p. 206.
[17] Lunghezza oltre 24 m, larghezza 1,80 m, altezza nella parte finale, oltre 7 m
[18] Il “sem” era il prete, o l’erede, cui competeva la cerimonia di apertura della bocca per consentire al defunto di vivere pienamente della Duat.
[19] Traduzione da Dessoudeix, in inglese, a cura di Peter Sullivan; dall’inglese di Giuseppe Esposito.
[20] Il termine egizio per indicare i popoli egei, e segnatamente quelli minoici, era Keftiw. Benché non esista unanimità in tale identificazione, tuttavia la grande maggioranza degli studiosi indica il termine Keftiw come individuazione certa del popolo cretese nei contatti con l’Antico Egitto del Bronzo Tardo.
[21] Le cosiddette “processioni egee”, o “dei tributi stranieri”, o “processioni Keftiw”, si ripetono in altre cinque tombe dei nobili oltre la TT100, tutte concentrate nella XVIII dinastia e in un arco temporale di circa 100 anni: TT39, di Puyemra, Secondo Profeta di Amon durante il regno di Thutmosi III; TT71, di Senenmut, architetto durante il regno di Hatshepsut; TT86, di Menkheperreseneb Primo Profeta di Amon sotto Thutmosi III; TT131, di Useramon Visir di Thutmosi III; TT155, di Intef Grande araldo del re sotto Thutmosi III.
[22] Nella TT39 di Puyemra quattro personaggi vengono designati come “Capi stranieri dell’Asia più lontana” (Panagiotopulos 2006|pp. 370-412).
[23] La strana forma, ed il peso, di questi lingotti di rame variano nel tempo con particolare accentuazione proprio delle “corna” angolari. Proprio da tale allungamento si tende ad individuare, peraltro, il periodo storico di datazione. Si è a lungo discusso della particolare forma giungendo alla conclusione che essa deriva non tanto dal voler imitare una pelle di bue, quanto alla praticità del trasporto da parte di almeno due persone