Antico Regno

PEPI II

LA SESTA DINASTIA – IL QUINTO SOVRANO: PEPI II

A cura di Luisa Bovitutti

Merenra regnò per circa dieci anni e gli successe il fratellastro Pepi II Neferkara (“Bello è il Ka di Ra”) di soli sei anni, al quale Manetone attribuisce un regno di oltre novant’anni (ad oggi ne sono documentati con certezza 62), all’inizio con la probabile reggenza della madre Ankhesenpepi II. Egli ebbe diverse mogli, tra cui Neith madre del suo successore Merenre Nemtyemsaf II, Iput II, Ankhesenpepi III, Ankhesenpepi IV madre del re Neferkare e Udjebten.

Pepi II mantenne ottimi rapporti con Byblos e con la Nubia, continuando ad importare incenso, ebano, pelli di animali e avorio ed organizzò carovane che percorrevano le rotte verso il sud ed altresì verso ovest, per commerciare con le oasi di Kharga, di Selima e di Dakhla; dalle miniere del Sinai estraeva rame e turchese da Hatnub nei pressi di Amarna l’alabastro.

Pepi fu un buon re, ma negli ultimi anni di vita non riuscì a mantenere il controllo sui nomarchi locali, che divennero sempre più ricchi e potenti anche perché erano tradizionalmente esenti da tasse e la loro carica era ereditaria; essi si costruirono grandi e costose tombe ed iniziarono a comportarsi come sovrani indipendenti, dando ingresso a quell’epoca di instabilità politica che va sotto il nome di primo periodo intermedio, protrattosi per circa 200 anni.

Nelle immagini, il piccolo Pepi II (già regnante, come si evince dal nemes e dall’abbigliamento formale che indossa) in braccio alla madre; placchetta che commemora il giubileo del sovrano, vaso recante il suo cartiglio e testa di statua che lo rappresenta.


IL COMPLESSO FUNERARIO DI PEPI II CHIAMATO “NEFERKARA È DUREVOLE E VIVENTE”

Il complesso piramidale di Pepi II è costituito dalla piramide, collassata già nell’antichità dopo l’asportazione del rivestimento in pietra pregiata, e dal tempio funerario adiacente.

La piramide misurava 78,5 metri per lato alla base e 52,5 metri in altezza, ed era costituita da un nucleo di piccole pietre locali e malta di argilla ricoperte da un rivestimento di calcare bianco; la camera funeraria ha un soffitto a capanna dipinto a stelle; due delle pareti sono costituite da grandi lastre di granito; il sarcofago è di granito nero e reca il nome e i titoli del re. Un cortile era circondato da 18 pilastri decorati con scene del re alla presenza degli dei; la strada rialzata era lunga circa 400 metri ed il tempio a valle sorgeva sulle rive di un lago, ormai scomparso da tempo.

All’interno del complesso piramidale del faraone furono costruite le piramidi delle sue consorti Neith, Iput ed Udjebten, ognuna di esse dotata di una cappella, di un tempio e di una piramide satellitare; Ankhesenpepi III fu sepolta in una piramide vicino a quella di Pepi I e Ankhesenpepi IV in una cappella nel complesso della regina Udjebten.

Il tempio funerario del re era decorato con scene che lo mostravano mentre trafiggeva un ippopotamo e trionfava così sul caos, mentre celebrava il giubileo e la festa del dio Min e mentre stava giustiziando un capo libico accompagnato da sua moglie e suo figlio.

Il complesso fu indagato inizialmente da John Shae Perring , ma fu Gaston Maspero il primo a entrare nella piramide nel 1881 e Gustave Jéquier lo indagò nel dettaglio tra il 1926 e il 1936, pubblicando un approfondito rapporto di scavo sul complesso.

Nelle immagini, l’aspetto attuale della piramide, la ricostruzione grafica e la pianta del sito, un blocco recante il cartiglio del sovrano e un frammento della decorazione interna della piramide che lo raffigura.

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