A cura di Grazia Musso
Il vocabolo greco Theogamia vuol dire letteralmente “divino matrimonio” e indica l’unione fra un dio e una mortale. Frutto di tale unione era l’erede al trono, di pura essenza divina. Questo espediente fu utilizzato inizialmente per giustificare la legittimità del sovrano, e l’esempio più antico noto è quello della “profezia” riportata dal “Papiro Westcar, il cui scopo era quello di giustificare il cambiamento di dinastia: la moglie di un sacerdote di Heliopolis fu visitata dal dio Ra da cui ebbe tre figli, che divennero i primi tre sovrani della V dinastia. La Theogamia divenne poi una formula politico-religiosa che alcuni sovrani della XVIII e XIX dinastia adottarono per affermare, tramite la filiazione divina, la propria legittimità o per confermare il potere; questi casi celebri di Theogamia sono quelli di Hatshepsut, di Amenhotep III e di Rameses II, riportati su monumenti. Quanto ai faraoni, mariti terreni delle madri in questione, essi erano già defunti quando le scene vennero create.A Deir El Bahari, il tempio di Hatshepsut. A Luxor, tempio di Amon, è rappresentata la “Sala della nascita divina di Amenhotep III. Il Ramesseum, dove Rameses II adottò la theogamia per affermare la sua legittimità.
Fonte : Dizionario Enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà Nubia e di Maurizio Damiano – Appia.


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