Età Predinastica

NABTA PLAYA

A cura di Luisa Bovitutti

Nabta Playa si trova nelle vicinanze del Wadi Kabbaniya, a circa 100 km a ovest di Abu Simbel, sulle rive di uno specchio d’acqua poco profondo ormai prosciugatosi.

Il sito venne scoperto nel 1973 dalla guida beduina di nome Eide Mariff, che portò sul luogo l’archeologo americano Fred Wendorf con il quale aveva lavorato sin dagli anni ’60.Le ricerche che in seguito il Prof. Wendorf condusse in team con l’archeologo polacco Romuald Schild si protrassero per anni e permisero di affermare che i primi stanziamenti nell’area risalgono al 9.000 a. C. e che essa venne popolata a fasi alterne, legate alle mutazioni climatiche ed al periodico ritorno delle piogge monsoniche che favorivano la creazione di laghi stagionali.

I primi Nabta Playani erano cacciatori – raccoglitori seminomadi che non praticavano l’agricoltura, non conoscevano la ceramica e vivevano in un villaggio costituito da capanne ovali o circolari dotate di focolare, fosse di stoccaggio e pozzi.

Verso la fine del neolitico, probabilmente in concomitanza con un periodo di aridità, si sviluppò una società più complessa; quelle popolazioni continuavano ad essere nomadi ed a cibarsi di ciò che la terra offriva spontaneamente, ma cominciarono ad addomesticare e ad allevare capre ed uri ed a seminare all’inizio di ogni stagione umida alcuni specie vegetali, trattenendosi lungo le rive del lago fino al raccolto. Accanto a manufatti in selce, punte in osso e piccole ciotole sono stati infatti rinvenuti moltissimi semi di sorgo e di miglio, tuberi, legumi e frutta. Con il passare del tempo i bovini divennero una parte centrale della cultura di Nabta Playa ed il culto loro riservato secondo alcuni è da ritenersi precursore di quello della dea egizia Hathor: la maggior parte delle camere sotterranee poste sotto ai dieci tumuli di arenaria che sorgono in loco, nella zona definita “Valle dei sacrifici”, infatti, conteneva mucchi di ossa appartenenti a bovini, capre e pecore; in un altro fu rinvenuta un’enorme pietra pesante tre tonnellate vagamente sbozzata a forma di mucca risalente al 7.000 a. C.; nell’ipogeo di quello più grande (otto metri di diametro ed un metro di altezza), circondato da una cornice di argilla e coperto da assi di tamerice è stato rinvenuto lo scheletro di una giovane mucca sacrificata circa 7.400 anni orsono.

A Nabta Playa sono stati rinvenuti anche piccoli complessi monumentali in pietra costruiti sulla cima di grandi rocce a forma di fungo naturalmente formatisi per l’erosione e varie costruzioni megalitiche risalenti al periodo 4.800 a. C. – 3.600 a. C., la più nota ed antica delle quali, detta “Circolo calendariale” è stata ora trasferita al museo nubiano di Assuan per difenderla dall’assalto dei turisti. Essa è costituita da un cerchio e da due file verticali di pietre poste all’interno di esso (una specie di Stonhengen più antica di 2.000 anni); una di queste file è rivolta a nord mentre l’altra -posta a sessanta gradi- indicava il punto dove annualmente il Sole si sarebbe trovato al solstizio d’estate e permetteva quindi di calcolare la stagione delle piogge che iniziava proprio in quel periodo.

Secondo Wendorf, questi ritrovamenti inducono a ritenere che i Nabta Playani adorassero una o più divinità e che la località fosse un centro cerimoniale d´importanza regionale, in cui gruppi nomadi e semi-nomadi si riunivano in occasione del solstizio d´estate per celebrare riti religiosi e matrimoni e fare piccoli commerci, per poi stabilirvisi. Molti studiosi, tra i quali l’archeologo J. Mc Kim Malville e gli stessi Schild e Wendorf, ritengono che questo popolo abbia avuto un ruolo nel processo di formazione della Civiltà Egizia: in seguito alla desertificazione della zona dovuta ad uno spostamento del monsone ed alla conseguente cessazione delle piogge, essi potrebbero essere emigrati verso est alla ricerca di aree più ospitali, stabilendosi sulle rive del Nilo a nord della Prima Cataratta dove vivevano già altre popolazioni, introducendo l’uso delle costruzioni in pietra orientate con i pianeti e le stelle e l’allevamento del bestiame, stimolando lo sviluppo dell’economia di sussistenza, della tecnologia e della complessità sociale.

Nelle immagini, il circolo calendariale, l’orientamento delle pietre, lo scheletro della mucca, una macina per i cereali e frammenti di terracotta provenienti dal sito e oggi custoditi al British Museum di Londra.

Fonti:

Barca N., Alle origini della civiltà egizia, in Antikitera.net, 2006

Wendorf. F, Schild R., “Nabta Playa and Its Role in Northeastern African Prehistory” from the Journal of Anthropological Archaeology 17, 97–123 (1998)

Eric Betz, in www.discovermagazine.com, June 21, 2020

Mystery of Nabta Playa, in https://civilizationslost.wordpress.com/2017/05/02

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