Età Predinastica, Kemet

L’EGITTO: NASCITA DI UNO STATO UNITARIO PARTE III, LO SVILUPPO DI CITTA’, ELITES E COMMERCIO

A cura di Ivo Prezioso

Pian piano, l’aggregazione di villaggi in una sorta di distretti cooperativi guidati da capi, fu soppiantata da alleanze di più vasta estensione territoriale, governate da re che garantivano la coesione fra le comunità – fisicamente anche piuttosto distanti – attraverso la celebrazione di riti e l’offerta di doni ai rispettivi notabili e amministratori. In Alto Egitto appare evidente che i rituali dovevano essere di particolare importanza e si manifestavano attraverso l’osservanza di precise indicazioni religiose legate all’idea di una vita oltremondana.

L’espressione più specifica di tali credenze era senza dubbio legata alle pratiche funerarie come, ad esempio, la sepoltura delle salme in determinate posizioni e la collocazione di beni nelle tombe. Di solito i defunti venivano adagiati in posizione raccolta, in tombe di forma ovale, col capo rivolto a sud ed il viso ad est. Le differenze nelle dimensioni delle tombe, la diffusione di quelle di forma rettangolare (talvolta dotate di sovrastrutture) e variazioni nella posizione dei cadaveri che ricorrono nei periodi Naqada I e II, riflettono evidentemente sia diversità di tipo locale che lo sviluppo di una stratificazione sociale. Le offerte funerarie che rispecchiavano uno status importante erano per lo più costituite da prodotti provenienti da luoghi al di fuori della Valle del Nilo come, ad esempio tavolozze in ardesia, grani di steatite, utensili in rame e gioielli in oro, turchese e svariate pietre dure e minerali giunti dalla Nubia, Palestina, Siria, Anatolia e dai deserti circostanti. Intorno al 3600 si affermano centri di notevole importanza per il commercio. A nord il sito di Maadi era particolarmente attivo per gli scambi con il Medio Oriente, mentre a sud Ieraconpoli, ricopriva lo stesso ruolo nei traffici con la Nubia. 

Naqada era legata al commercio dell’oro, come indica il nome del suo tempio Nwbt (derivante dalla parola egizia nbw, che significa appunto “oro”). La vicinanza di templi o nodi commerciali (le due istituzioni erano probabilmente collegate), favorì lo sviluppo delle prime città come Naqada, Ieraconpoli, Maad e Buto. Questi centri attiravano artisti altamente specializzati che producevano beni di lusso e oggetti di culto. Capi, sovrani e persone preposte al culto (solo più tardi, in epoca dinastica, avrebbero costituito una vera e propria casta sacerdotale), abitavano nelle città, favorendo lo sviluppo di centri di potere e di controllo sull’orizzonte essenzialmente agricolo dell’Egitto predinastico.

Ieraconpoli (Nekhen)

Questi sono i resti della città e, in particolare, del tumulo del tempio del sito dinastico di Nekhen, in seguito chiamato Hierakonpolis dai greci.
Da questa località provengono moltissimi reperti, tra cui: la statua in rame a grandezza naturale del 2200 a.C. del faraone Pepi della VI dinastia, ora nel Museo Egizio del Cairo, la testa di Horus in oro del 2300 a.C., due statue di pietra del faraone Khasekhemwy della seconda dinastia, circa 2700 a.C., (che fu probabilmente il padre del primo costruttore di piramidi Djoser) e i resti del recinto cerimoniale alto 9 metri con elementi architettonici in granito.
Il sito dinastico è completato dall’insieme di quelli pre-dinastici interconnessi che si estendono per oltre 4 km attraverso il basso deserto. Qui sono stati rinvenuti, tra gli altri reperti: la tavolozza di Narmer, (circa 3100 a.C.), una statua a grandezza naturale (3000 a.C.) di un sacerdote del tempio di Horus, una delle prime tombe pre-dinastiche dipinte, la Tomba 100, risalente al 3600 a.C., il primo tempio in legno dell’Egitto risalente al 3400 a.C., i primi birrifici industriali dell’Egitto risalenti al 3600 a.C., le prime mummie pre-dinastiche risalenti al 3600 a.C.

 Ieraconpoli (Nekhen)

Il cosiddetto “Forte di Ieraconpoli” a Kom el-Ahmar, edificio in mattoni crudi del quale non è chiara la destinazione, databile al regno di Khasekhemuy (II Dinastia).

Fonte: “L’Egitto come stato unitario”, Fekri A. Hassan.

Ieraconpoli (Nekhen)

Tomba I (Elite Cemetery, località 6) con rivestimento in mattoni crudi. Sono visibili i buchi dei pali che sostenevano il tetto. 

Fonte: “Ieraconpoli”, Barbara Adams.

Naqada

Recinto in mattoni crudi di una tomba predinastica. Il sito archeologico di Naqada si trova a circa tre chilometri a nord-ovest dell’attuale villaggio. Risalente al periodo pre-dinastico era un enorme insediamento che mantenne la sua importanza durante le epoche successive a causa della sua vicinanza alle miniere d’oro nelle montagne del Mar Rosso. Famosa per i suoi siti archeologici, che datano a partire dal 4400 a.C. circa, i suoi reperti hanno praticamente permesso la datazione dell’intera sua cultura in tutto l’Egitto. 

Fonte: “L’Egitto come stato unitario”, Fekri A. Hassan.

Naqada, 

Tomba reale (ricostruzione). Appartenente alla I Dinastia e tradizionalmente nota come “Tomba di Menes”. Fu ispezionata dal De Morgan nel 1896. Al suo interno furono rinvenuti vasi in terracotta con sigilli di Aha e della regina Neithotep. La sovrastruttura presenta pareti a “facciata di palazzo” che caratterizzano anche le tombe monumentali di Saqqara. Come le altre tombe del sito non presentava accessi , ma il suo interno era diviso in magazzini: quattro centrali disposti ai due lati della camera sepolcrale, circondati da altri sedici più piccoli ed isolati tra loro. Qui il De Morgan trovò un ricchissimo corredo funebre costituito in parte da manufatti del tipo Naqada III: giare cilindriche , palette rettangolari in ardesia, basi di vasi con fori triangolari; altri, invece, dello stesso tipo di quelli delle tombe di Saqqara e cioè vasi in pietra, piedi di mobili in avorio a forma di zampe di bovini, targhette sempre in avorio a nome di Neithotep e, infine frammenti di oggetti in ebano. 

Fonti: per l’immagine, Wikhipedia. Per la descrizione: “Naqada”di Rosanna Pirelli.


Casa seminterrata con forno adiacente

Planimetria e ricostruzione di Michael Hoffmann. Ricerche interdisciplinari iniziate nel 1967 dallo studioso americano, oggi scomparso, Walter Fairservis e proseguite nel 1961,1981 e 1987, hanno permesso di ricostruire una pianta generale delle strutture protodinastiche, seguendo lo sviluppo di un complesso di edifici che parte da un largo ingresso in mattoni crudi decorato ad aggetti e rientranze. Alle indagini ha partecipato nel 1978 un’equipe specializzata negli studi sul predinastico diretta da Michael Hoffman, anch’egli scomparso. La ricognizione è oggi portata avanti dai nuovi direttori James Mills, Barbara Adams, e Renée Friedman. Nel 1978, lavorando al grande insediamento predinastico, Hoffman rinvenne i resti bruciati di una casa rettangolare seminterrata di 4×3,5m., facente parte di un complesso di edifici che mostravano evidenze di fasi cronologiche diverse. Le basse pareti in mattoni crudi, che dovevano probabilmente essere ricoperte da una cannicciata dipinta, affondano in trincee in cui sono state rinvenute tracce di un focolare domestico e buchi per pali, che dovevano essere il supporto per un portico aperto su un lato. Nelle vicinanze, i resti di un forno costituito da otto cavità con alari in ceramica a far da sostegno a grossi vasi e che fu senza dubbio la causa dell’incendio che distrusse l’edificio. La datazione della casa, ottenuta in base al C14, ha dato come risultato 3.435+/- 125 a.C., corrispondente all’epoca di transizione dall’amratiano al gerzeano (Naqada I-II), che vide una notevole espansione demografica ed un considerevole impulso alle attività umane.

Fonte: Barbara Adams, Ieraconpoli.

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