Età Predinastica, Kemet

L’EGITTO: NASCITA DI UNO STATO UNITARIO PARTE VI, I PRIMI SOVRANI, COMMERCI E RAPPORTI CON L’ESTERO

A cura di Ivo Prezioso

Come abbiamo già accennato, l’evoluzione della monarchia egizia fu conseguenza di unioni politiche e religiose intese a conciliare ed amalgamare tradizioni ed espressioni culturali provenienti da aree diverse. Era chiaro che l’unità politica del paese sarebbe stata agevolata dalla diffusione di un’ideologia comune e dalla parallela capacità del sovrano di garantire un flusso commerciale dei cui prodotti potessero beneficiare oltre alla corte anche gli alleati e i subordinati.

Si affermarono così alcuni nodi di interscambio come probabilmente Minshat Abu Omar, sul ramo pelusico del delta del Nilo, lungo la strada per la Palestina. Altra città sicuramente commerciale era Maadi, nel Delta orientale contraddistinta da un’area adibita a negozi e botteghe separata dal centro abitato, ove si trovava un fiorente centro manifatturiero, con artigiani specializzati nella metallurgia, nella fabbricazione di utensili litici e nella produzione di vasi in pietra e ceramica.

Con i regni di Narmer Den, le relazioni commerciali con il Vicino Oriente dovettero raggiungere il culmine. Colonie egizie, infatti, furono stabilite in Palestina ove sono stati rinvenuti oggetti con il nome di Narmer. Analogamente in Egitto presso i siti di Kufur Nigm e Tell Ibrahim Auad, sono stati ritrovati prodotti tipicamente palestinesi (di rame, ad esempio) in associazione ad oggetti su cui compare il serekh dello stesso sovrano. L’evoluzione dello stato egizio fu concomitante allo sviluppo dei rapporti con il Vicino Oriente e altri paesi, tuttavia l’intensità dei contatti subì modifiche nel corso del tempo. All’inizio del Naqada II, cominciò l’importazione dalla Palestina di giare ad “anse ondulate” che furono poi imitate dagli stessi artigiani egizi nel corso del periodo Naqada IIc. I commerci con la Mesopotamia, spiegano invece la presenza dei sigilli cilindrici ed altri oggetti tipici di quella regione, come il motivo decorativo detto “a facciata di Palazzo”. Fu però probabilmente alla fine del Naqada, quando cominciarono ad emergere entità statali provincialiche i rapporti commerciali con l’estero furono posti sotto il diretto controllo della casa reale. Comunque, nonostante nella produzione di oggetti di epoca predinastica sono facilmente riscontrabili elementi di cultura mediorientale, è evidente che le caratteristiche fondamentali della civiltà egiziana erano già profondamente e indissolubilmente radicate nelle tradizioni locali. A partire dal Badariano, appare evidente una continuità culturale; manufatti del Naqada I II, ad esempio sono del tutto simili. Numerosi geroglifici possono senza dubbio essere ricondotti ad un’evoluzione delle decorazioni del vasellame e perfino nell’analisi dell’arte rupestre e dall’iconografia del Gerzeano, è possibile rintracciare una continuità nella religione egizia.Le prime culture nubiane, a sud di Ieraconpoli sembrano essersi evolute di pari passo con quelle egizie, nonostante l’enorme potenziale agricolo della Valle in Egitto ed il prevalere dell’allevamento sulla coltivazione in Nubia avessero determinato una notevole disparità economica tra le due regioni. Sicuramente le siccità e gli abbassamenti del livello del Nilo, alla fine del Naqada I, dovettero avere gravi ripercussioni sulla Nubia, ma, probabilmente, dettero un deciso impulso al processo di unificazione in Egitto. Intorno al 3300 a.C. i sovrani egiziani avevano sicuramente un potere maggiore rispetto ai corrispettivi nubiani e quelli della I Dinastia erano perfettamente in grado di sconfiggere i predoni e rintuzzare gli attacchi degli invasori, mantenendo l’ordine ai confini di un vastissimo territorio. Le spedizioni punitive avevano lo scopo di difendere i commerci e di avvalorare l’immagine di un sovrano potente e guerriero in grado di garantire la pace e l’ordine sottomettendo i nemici del paese.Un altro aspetto che va considerato è quello della fragilità dei legami tra Alto e Basso Egitto, ancora in essere all’epoca di Narmer. Probabilmente per questa ragione fu deciso di spostare la capitale più a nord, all’apice del Delta. Se ciò favorì un miglior controllo del Basso Egitto, è probabile che abbia, di converso, incoraggiato i nubiani ad attaccare il sud dell’Egitto, interrompendo il flusso delle merci in oro dal loro territorio e da altre zone ancora più a Sud. La pace con la Nubia, fu raggiunta sotto il successore Aha, che riportò una decisiva vittoria

Frammento di statuina di personaggio virile. Protodinastico, Dinastia 0, Horus Narmer, circa 3060-3000 a.C. Roccia sedimentaria striata. Altezza cm. 11,2. Lunghezza cm. 7,5. Larghezza cm. 4,1. Provenienza ignota. Monaco, Staatliche Sammlung Agyptischer Kunst.

Questo frammento di statua appartiene ad una figura maschile di piccolo formato e presenta una caratterizzazione anatomica estremamente precisa ed accurata delle varie parti del corpo. La costruzione rigorosamente simmetrica, sviluppata lungo l’asse verticale, con le braccia aderenti al corpo, le conferisce una grande compostezza formale. Nello stesso tempo, le venature della pietra le assicurano tensione e movimento. Il bordo frastagliato nella zona del collo suggerisce che l’uomo portasse una corta barba. Il personaggio indossa soltanto un astuccio penico, decorato da due linee verticali incise e trattenuto, appena sotto l’ombelico da una sottile cintura provvista di fibbia. Le estremità della cintura cadono ai lati dell’astuccio. Nella parte sinistra del torace è incisa, con linee poco visibili una “facciata di palazzo” appartenente ad un “serekh” (la cornice rettangolare che racchiude la titolatura regale).Vi è contenuta la raffigurazione di un pesce siluro, che corrisponde al nome di Horus Narmer. Questa statuetta risalirebbe perciò al regno del sovrano Narmer. Nella rappresentazione del “seguace di Horus”, sulla Tavolozza di Narmer, conservata al Museo del Cairo, il secondo vessillifero con le insegne del falco presenta il medesimo abbigliamento di questa statuetta. E’ quindi, la caratterizzazione degli attributi canonici dei rappresentanti del Basso Egitto. Tipologia, stile e iconografia, confermano, dunque, che il nome inciso sulla sul frammento deve essere letto come “Narmer” 

Nell’ambito dell’evoluzione artistica dell’antico Egitto il reperto segna il passaggio da una rappresentazione arcaica e astratta della figura umana, classica della statuaria egizia. Sotto il regno di questo sovrano, infatti, venne sviluppato un metodo di rappresentazione nuovo e completo della figura umana, i cui principi sarebbero stati validi per oltre tre millenni.


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