Iconografia

IL LEONE NELL’ANTICO EGITTO

A cura di Luisa Bovitutti

PARTE PRIMA: L’EPOCA PREDINASTICA

In epoca predinastica il clima dell’Egitto era molto meno arido di oggi e il territorio era caratterizzato da ampie zone di savana non ancora desertificata, con una vegetazione erbosa, punteggiata da arbusti ed alberi isolati o a piccoli gruppi ed una fauna tipicamente africana.

Nel corso delle prime tre dinastie l’estensione dell’agricoltura, il prosciugamento delle paludi e l’aridità dei terreni costrinsero molti animali a spingersi a sud verso terre più ospitali; nonostante ciò pare che fino al Nuovo Regno i leoni si potessero ancora trovare nelle vicinanze della Valle del Nilo, ed in ogni caso mantennero un significato di rilievo nella cultura e nella simbologia egizia.

Questi nobili animali, visti come i più feroci combattenti della natura, incarnavano l’autorità ed il vigore reale e simboleggiavano sia il pericolo ed il caos che la protezione e la sconfitta del caos; i faraoni amavano tenerli come animali domestici e li cacciavano per dimostrare la propria supremazia: Amenhotep III sosteneva di averne uccisi ben 102 durante i suoi primi dieci anni di regno.

L’assimilazione del leone con il sovrano vittorioso viene raggiunta in epoca dinastica, ma esso appare già sui manici decorati dei coltelli di selce predinastici e su molte delle famose tavolozze.

Sul coltello di Gebel Tarik e sulla tavolozza di Hierakonpolis detta anche “dei due cani” è rappresentato mentre balza sulla preda (fotografie in basso; a sinistra l’impugnatura del coltello, a destra particolare della tavolozza); sulla tavolozza del campo di battaglia invece sta attaccando un nemico sconfitto in mezzo a cadaveri e prigionieri legati, e forse è la prima rappresentazione del sovrano in tale veste (fotografia in alto).

PARTE SECONDA

L’assimilazione tra il leone ed il sovrano vincitore è completa nel Nuovo Regno. Nella tomba di Tutankhamon è stato rinvenuto un unguentario in alabastro (già descritto sul gruppo) con un leone scolpito sul coperchio che rappresenta il re, il cui nome si trova inciso sulla sua spalla (“il buon Dio, Nebkheperure” – nome di intronizzazione di Tutankhamon-); sui lati dell’oggetto sono incisi leoni nel deserto che abbattono la preda e simboleggiano il trionfo del sovrano sul mondo naturale e sui suoi nemici, rappresentati da piccole sculture di teste di stranieri poste alla base.

Anche la Sfinge con le fattezze del faraone ha questo stesso significato fin dall’epoca di Chefren; anche Tutankhamon compare in forma di sfinge su di uno scudo cerimoniale e su di una scatola colorata.

Nella fotografia in alto decorazione in osso, oro e faience che raffigura un leone che divora un nubiano, custodita al MET di Ne York, epoca di Ramses II; in basso a sinistra l’unguentario di Tut, al centro il suo scudo cerimoniale ed a destra la cassa in legno istoriato con Tut in forma di sfinge vittoriosa sui nemici.

PARTE TERZA

Nella raffigurazione del re che caccia il leone, invece, la belva feroce e pericolosa viene vista come il nemico che deve essere ucciso per preservare l’ordine ed è di solito rappresentata già sconfitta, con il corpo trafitto dalle frecce o dalla lancia del sovrano.

Nell’immagine un ostrakon in calcare che misura cm. 14 x 12,5 cm, sul quale è stata schizzata ad inchiostro una vivace scena di caccia che raffigura un faraone ramesside non identificato che uccide simbolicamente i nemici dell’Egitto sotto forma di un leone; il testo ieratico recita: “Il massacro di ogni terra straniera, il Faraone, possa egli vivere, prosperare ed essere in salute”.

Questo manufatto, oggi al MET di Ne York, venne rinvenuto nel 1920 nella Valle dei Re da Carter, nei pressi dell’ingresso della Tomba di Tutankhamon; esso si discosta dai normali ostraca scoperti in quest’area, che sono schizzi di prova, in quanto è stato disegnato da un artista esperto con mano sicura e senza l’utilizzo delle quadrettature sottostanti che garantivano le corrette proporzioni dell’immagine.

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