Papiri

IL PAPIRO WESTCAR

IL FARAONE CHEOPE E IL MAGO DJEDI

A cura di Piero Cargnino

Grazie al suo clima secco l’Egitto ci ha restituito nimerosi papiri, anche se spesso solo frammentati che, decifrati e tradotti ci parlano della vita di un popolo altamente civilizzato. Gli antichi egizi non furono solo quei costruttori di piramidi e monumenti che oggi fanno bella mostra a testimonianza della loro grandezza, erano anche degli esseri umani che provavano le nostre stesse sensazioni ed emozioni, rapportate ai loro tempi, e come noi, sentivano il bisogno di trasmetterle agli altri. L’ascesa intellettuale della classe degli scribi è da considerare come una “rivoluzione dei media” che permise una nuova sensibilità culturale dell’individuo ed un livello di alfabetizzazione senza precedenti. Richard B. Parkinson ci ricorda comunque che, quando parliamo di grado di alfabetizzazione ci riferiamo solo all’uno percento di tutta la popolazione allora presente nel territorio. La letteratura era dunque una pratica d’élite monopolizzata da una classe di scribi, legata alle cariche di governo e alla corte reale del faraone. (Nonostante tutto mi piace pensare che esistesse all’epoca una specie di cantastorie che, accompagnandosi magari con un sistro ed un tamburello, girasse per le strade a raccontare le storie scritte dagli scribi. Ovvio che nulla lo conferma). Una letteratura egizia narrativa fu comunque creata solo dagli inizi del Medio Regno, (2055 a.C.). Ciò non toglie che fin dall’Antico Regno si siano sviluppate forme di letteratura narrativa, il Papiro di Westcar, pur collocandosi nel periodo relativo alla XVI o XVII dinastia, il suo contenuto è molto più antico e narra fatti risalenti alla IV e V dinastia.

Nei miei articoli sulla letteratura antico egizia ho già citato il “Papiro Westcar”, giunto sino a noi molto frammentario, il papiro racconta cinque storie intrise di sortilegi praticati da sapienti sacerdoti e maghi, ognuna di queste storie viene raccontata al faraone Khufu dai suoi figli. Il papiro deve il suo nome al viaggiatore e collezionista inglese Henry Westcar che lo acquistò durante un suo viaggio in Egitto nel 1824, tornato in Inghilterra lo affidò all’egittologo Lepsius. All’epoca l’egittologo non era ancora in grado di decifrare il papiro, Champollion aveva appena annunciato di aver trovato il modo di interpretare la scrittura egizia in segni fonetici e ideografici. Nel 1886 il Papiro Westcar giunge al Museo di Berlino dove è tutt’ora conservato con il numero di catalogo P 3033. Si tratta di un papiro di 1,69 x 0,33 metri, venne redatto all’epoca della XVI o XVII dinastia ma il testo è molto più antico e risale alla V dinastia, ci è pervenuto in un unico esemplare, parecchio frammentario e riporta cinque storie relative a sortilegi realizzati da sacerdoti e maghi le quali vengono raccontate alla corte del faraone Khufu dai suoi figli. Nei racconti si precisa anche quali erano i prodotti regalati per omaggiare gli intrattenitori e gli interlocutori, in questo caso praticanti di magia ai quali venivano dati pani, brocche di birra, un bue ed alcune misure di incenso. Ogni racconto termina con una pia e formale approvazione di Kheope che ordina offerte funebri per i re suoi predecessori. Del primo racconto ci è pervenuta solo la parte terminale, costituita peraltro da pochissime parole che consistono nella manifestazione di soddisfacimento di Cheope, per il racconto appena narrato, a noi sconosciuto, che deve però essere molto antico, visto che risale ai tempi della III dinastia.

Mancante di almeno 70 righe iniziali, si è ipotizzato che il racconto iniziasse così: << C’era una volta il re delle Due Terre, Khufu, giusto di voce >>. La descrizione prende spunto della noiosa vita di Corte che doveva opprimere il sovrano e cerca di essere un colto espediente per alleggerire la pesante situazione. << …….Il re aveva girato ogni sala della Casa reale, vita prosperità e salute!, alla ricerca, per sé, di uno svago ma non lo trovò. Allora egli disse: “Andate e portatemi il sacerdote ritualista capo, redattore di scritti, Djadjaemankh!”……. >>. Si intuisce come Khufu passasse da una stanza all’altra del suo palazzo per trovare qualche diversivo alla noia e, non avendolo trovato, convocava i suoi principi affinché lo intrattenessero. Questa è la situazione che si immagina in base all’inizio della seconda storia narrata a Khufu. Seconda storia che purtroppo si presenta molto lacunosa, mentre la terza e la quarta sono invece complete. L’ultima, pur presentandosi ampia e ricca per le vicende descritte, termina bruscamente, venendo meno allo schema narrativo dell’epoca e soprattutto all’impostazione dei racconti precedenti. Come accennato in altri miei articoli quest’ultima storia riportata dal papiro si riferisce all’origine divina dei primi tre sovrani della V dinastia, Irmaat, Nebkhau e Userkhau che, secondo la leggenda sarebbero stati generati dallo stesso dio Sole Ra per mezzo di Redgdet, moglie di un sacerdote.

La storia è narrata dal principe Herdegef e si divide in due sottosezioni, la prima contiene la narrazione delle gesta magiche del mago Djedi, vecchio di oltre 110 anni, in grado di mangiare cinquecento pani e mezzo bue bevendo cento boccali di birra. Di lui si racconta che sappia ricomporre una testa mozzata di un animale e domare i leoni. Il mago Djedi sarebbe anche in grado di svelare quanti libri sono contenuti nella biblioteca del dio Thot all’interno del suo tempio. Udito ciò Khufu, che è molto interessato all’Egitto predinastico, vorrebbe conoscere l’ubicazione dei libri segreti custoditi nelle stanze del dio Thot, che erano andate perdute e nessuno sapeva più da millenni dove fossero, pur conoscendone l’esistenza tramandata da antiche tradizioni orali. Khufu chiese dunque al mago Djedi dove fossero i libri di Thot ma questi profetizzò al re la nascita della persona che gli avrebbe rivelato ciò che egli desiderava sapere predicendogli però che questi avrebbe spodestato i suoi discendenti. Djedi racconta della nascita di tre figli del dio Ra da una donna mortale. <<……. il maggiore dei tre bimbi che sono nel ventre di Reddjedet è colui che te la porterà”…….>>. Khufu insiste dunque per sapere chi fosse questa Reddjedet. E Djedi disse: << È la moglie di un sacerdote “uab” di Ra, Signore di Sakhebu, che è incinta di tre figli di Ra, e il maggiore di loro è destinato a diventare il Grande di una nuova dinastia >>. Ovviamente, in questo caso, essendo la paternità dello stesso dio Ra, ciò implica che la linea di Kheope non sarà la vera discendenza reale. <<…..Allora il cuore di sua Maestà si rattristò a causa di queste parole…… >>. Storici ed egittologi suppongono che la parte mancante avrebbe dovuto descrivere i viaggi di Cheope e soprattutto i suoi progetti atti a boicottare i tre figli di Reddjedet che avrebbero posto fine alla sua dinastia. Spero di non aver annoiato troppo chi ha avuto la pazienza di leggere tutto.


SNEFRU E LE REMATRICI REALI

Una delle cinque storie che il Papiro Westcar ci racconta è una deliziosa storia di vita quotidiana alla corte del faraone Snefru. Probabilmente anche Cheope si sarà beato ascoltando queste storie raccontategli dai suoi figli quasi 5000 anni fa.

Questa storia racconta di un episodio successo a suo padre, il faraone Snefru. Famoso soprattutto per le sue tre o quattro piramidi, di lui si può dire che è stato uno dei più grandi costruttori dell’Antico Egitto. Nonostante le informazioni in nostro possesso siano piuttosto scarne, sono numerose le opere architettoniche che ci parlano di lui. C’è da restare meravigliati dalla squisitezza dei gioielli e dall’arredo raffinatissimo, rinvenuti nella tomba della sua sposa, la regina Hetephereses I. Il regno di Snefru segna un periodo di pace e tranquillità per il popolo egizio, forse l’unica operazione militare da lui avviata fu una spedizione nel Sinai per domare una rivolta di nomadi che intralciavano il lavoro degli operai nelle miniere. Venne ricordato a lungo ed il suo nome fu venerato ancora nel Medio Regno ed oltre. Sotto di lui si moltiplicarono le botteghe artigiane, emersero grandi artisti, scultori e pittori che lavoravano al suo servizio. Numerosi furono i cantieri navali che costruivano navi per spedizioni commerciali. A buona ragione si può affermare che il suo regno rappresentò uno dei periodi più prosperi e felici della storia egizia. Quasi un’età dell’oro. Ma come ben possiamo immaginare in tempi di pace la vita di corte doveva essere assai monotona tanto che anche Snefru si trovò a girare annoiato per le varie stanze del suo palazzo. Dai racconti del papiro Westcar riusciamo però a vedere questo sovrano sotto una luce diversa da quella con cui siamo abituati ad immaginare i grandi e rudi faraoni egizi.

Come già detto le storie del papiro Westcar vengono narrate a Khufu dai suoi figli. <<…..Poi si alzò Baufra per parlare e disse: “Farò che la tua Maestà oda di un prodigio, accaduto al tempo di tuo padre Snefru, giusto di voce, uno tra quelli che ha compiuto il sacerdote ritualista capo Djadjaemankh………>>. Ci troviamo nel palazzo reale dove Snefru, che: << …..dopo aver girato per tutte le stanze della casa reale, vita prosperità e salute!, alla ricerca, per se, di uno svago che però non trovò, disse: “Andate e portatemi il sacerdote ritualista capo, redattore di scritti, Djadjaemankh!”…… >>. Snefru espose il suo problema al sacerdote che rispose: <<……. “Se solo la tua Maestà volesse andare al lago della Grande Casa, essendo approvvigionata per te una barca con tutte le bellezze dell’interno del tuo palazzo, il cuore della tua Maestà si rinfrescherà vedendole remare………il tuo cuore si divertirà con questo”…….>>.

A Snefru la cosa dovette garbargli per cui replicò subito: << “Farò, dunque, la mia navigazione! Fate che mi siano portati venti remi d’ebano lavorati con oro, con le loro impugnature di sekeb lavorate con oro fino. Fate che mi siano condotte venti donne nella bellezza dei loro corpi, con ampi seni e con capelli intrecciati, che non siano state ancora aperte a causa del parto, fate che si portino venti reti e fatele indossare a queste donne, quando siano state deposte le loro vesti” >>. E con tutto questo ben di dio, entusiasta, Snefru si apprestò ad iniziare il suo viaggio sul Nilo. Successe però che mentre la barca solcava le acque ed il faraone era soddisfatto, ad un’ancella cadde in acqua un pendente a forma di pesce, di turchese nuovo. La donna smise di remare ma, essendo capovoga, con lei smisero anche le sue compagne, al che Snefru chiese perché si erano fermate. Informato di cosa si trattava Snefru disse all’ancella che glielo avrebbe ripagato lui stesso. << ……ma ella aggiunse: “Desidero più il mio oggetto che una sua copia” >>. Allora Snefru mandò immediatamente a chiamare il sacerdote al quale spiegò l’accaduto. << “Djadjaemankh, fratello mio, ho fatto ciò che hai detto e il cuore di sua Maestà si è rallegrato nel vederle remare. Poi un pendente a forma di pesce, di turchese nuovo, di una delle capovoga è caduto in acqua………… Allora io le ho chiesto: “Perché non remi più?”. Ella mi ha risposto: “È il mio pendente a forma di pesce, di turchese nuovo, che è caduto in acqua!”. Ed io le ho detto: “Rema! Ecco, io lo ripagherò!”. Ma ella mi ha risposto continuando a piangere: “Amo più il mio oggetto che una sua copia!” >>. E qui entra in gioco l’abilità del Grande Mago di corte: << …….. Djadjaemankh pronunciò le parole magiche rituali che era solito pronunciare e pose una metà dell’acqua del lago sull’altra di esse e subito, nell’asciutto, venne trovato il pendente a forma di pesce……..posato su una scaglia di pietra. Quindi lo prese e fu reso alla sua proprietaria………Quanto all’acqua, essa era di dodici cubiti nel suo centro e finì per essere di ventiquattro cubiti, dopo il suo ripiegarsi……>>.

Pronunciate nuovamente le parole magiche l’acqua tornò come prima. Vorrei a questo punto aprire una parentesi, quanto sopra accadeva (o comunque veniva raccontato) più di mille anni prima che si verificasse l’episodio dell’apertura delle acque ad opera di Mosè. Quale peso può aver avuto (se lo ha avuto) la conoscenza di questo episodio su coloro che hanno scritto la Bibbia?). Chiusa la parentesi torniamo al nostro Snefru, sua Maestà riprese il suo viaggio e trascorse una giornata felice. Al suo ritorno <<…….con la casa del Re tutt’intera e per ricompensare il sacerdote gli fece dono di ogni sorta di buone cose. Ecco, un prodigio avvenuto al tempo di tuo padre, il nesut-bjty, Sneferu, giusto di voce, tra quelli che ha operato il sacerdote e ritualista capo, redattore di scritti, Djadjaemankh >>.

Spero con questo di avervi regalato un momento piacevole, come forse lo fu per il faraone Khufu, più di 2700 anni a.C.

Fonti e bibliografia:

  • Edda Bresciani, “I testi religiosi dell’antico Egitto”, Milano, Mondadori, 2001
  • Marco Chioffi, Giuliana Rigamonti, “I racconti di Re Kheope – Il Papiro Westcar”, Ed. Duat, 2005
  • Antonio Loprieno, “Defining Egyptian Literature: Ancient Texts and Modern Literary Theory”,, Eisenbrauns, 1996
  • H. D. Gardiner, “Late Egyptian Stories”, Bruxelles, 1932
  • Sergio Donadoni, “Storia della letteratura egiziana antica”, Milano, Nuova Accademia, 1957
  • Aldo Tosi, “Favole e racconti dell’Egitto faraonico”, Fabbri Editori, Milano, 2001
  • Web, Leonardo Lovari
  • Disegni da Web, Buen Vivir, Sumak Kawsay-Suma Qamaña.)

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